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A chi di voi vive
sperando in una misericordia
a buon mercato;

a chi si affanna a pulire
l'esterno del bicchiere;

a chi parla male della Chiesa;

a chi si confessa male, in modo superficiale,
per poi ricadere negli stessi peccati:

“L'inferno esiste...e
dentro si brucia…”

 

 

 

Credi nell' inferno?

L'insegnamento biblico sull'inferno è oggi forse una
delle dottrine più trascurate. Quando si parla oggi di
inferno, infatti, si viene generalmente messi in ridico-
lo, come se tutta la faccenda dell'inferno fosse così an-
tiquata che solo gli ingenui e gli sprovveduti potreb-
bero ancora credere all'esistenza di un luogo simile.
Queste reazioni non ci sorprendono più di quel tanto:
l'uomo naturale, infatti, non sopporta l'idea di dover
essere responsabile di sé stesso davanti a Dio, perché
ama il peccato e non ha alcuna intenzione di abban-
donarlo. La mente carnale allora scaglierà obiezione
dopo obiezione contro l'idea dell'inferno, perché rifiu-
ta di affrontarne la realtà. Molti vivono pensando che
se solo continueranno ad ignorare una certa difficoltà
abbastanza a lungo, essa svanisca da sola. Persino al-
cuni leader religiosi conservatori si sono messi ad at-
taccare l'idea dell'inferno! Che propongano però pure
tutti gli argomenti che vogliono: le frivole obiezioni
degli sciocchi non riusciranno ad eliminare l'inferno!
Nel mezzo di tutto questo schiamazzo per negare l'esi-
stenza dell'inferno, coloro che credono che la Bibbia
abbia ragione sono chiamati ad alzarsi per parlare
chiaramente e con fermezza. Quando parlerete del
giusto terrore che deve incutere l'inferno, forse sarà la
cosa più importante che avrete potuto fare in questa
vita. « ... chiunque ode il suono della tromba e non fa
caso all'avvertimento, se la spada viene e lo porta vi-
a, il suo sangue sarà sul suo capo» (Ezechiele 33:4). 

Perché mai uno dovrebbe interessarsi così tanto
dell'inferno? Perché dovremmo usare del nostro tem-
po prezioso per leggere un trattato sull'inferno? Ci so-
no diverse ragioni per cui questo può essere vantag-
gioso:

1) Leggere dell'angosciosa realtà dell'inferno come
di una reale possibilità potrebbe essere un saluta-
re shock per la nostra coscienza e farei aprire gli
occhi sulle false sicurezze che troppo spesso si
coltivano.

2) Leggere dell'inferno può essere un salutare deter
rente dal commettere ciò che a Dio dispiace. Sia
le persone religiose che quelle non religiose pos-
sono essere dissuase molto efficacemente dal
peccare quando si rammenta loro regolarmente
della reale possibilità dell'inferno.

3) Diffondere la dottrina dell'inferno è utile sia per i
credenti che per i non credenti, come verrà pre-
sto dimostrato in questo testo.

 

Lucifero - Satana  Maria Valtorta

I riferimenti posti in calce ai singoli brani tratti da "L'Evangelo come mi è stato rivelato" si riferiscono ai numeri progressivi dei vari capitoli ed alla numerazione interna ad ogni singolo capitolo (ediz. 2005).
I riferimenti relativi ai brani tratti dai Quaderni si riferiscono alla data in cui il brano è stato scritto.
I riferimenti relativi ai brani tratti dal Libro di Azaria si riferiscono alla pagina (ediz. 1972).



Satana si presenta sempre con veste benevola, con aspetto comune. Se le anime sono attente e soprattutto in spirituale contatto con Dio, avvertono quell’avviso che le rende guardinghe e pronte a combattere le insidie demoniache. Se le anime sono disattente al divino, separate da una carnalità che soverchia e assorda, non aiutate dalla preghiera che congiunge a Dio e riversa la sua forza come da un canale nel cuore dell’uomo, allora difficilmente esse si avvedono del tranello nascosto, sotto l’apparenza innocua e vi cadono. Liberarsene poi, è molto difficile.
Le due vie più comuni prese da Satana per giungere alle anime sono il senso e la gola. Comincia sempre dalla materia. Smantellata e asservita questa, dà l’attacco alla parte superiore.
Prima il morale: il pensiero con le sue superbie e cupidigie; poi lo spirito, levandogli non solo l’amore – quello non esiste già più quando l’uomo ha sostituito l’amore divino con altri amori umani – ma anche il timore di Dio. E’ allora che l’uomo si abbandona in anima e corpo a Satana, pur di arrivare a godere ciò che vuole, godere sempre più.
Come Io mi sia comportato, lo hai visto. Silenzio e orazione. Silenzio. Perché se Satana fa la sua opera di seduttore e ci viene intorno, lo si deve subire senza stolte impazienze e vili paure, ma reagire con la sostenutezza alla sua presenza e con la preghiera alla sua seduzione.
E’ inutile discutere con Satana. Vincerebbe lui, perché è forte nella dialettica. Non c’è che Dio che lo vinca; e allora ricorrere a Dio che parli per noi, attraverso noi. Mostrare a Satana quel Nome e quel Segno, non tanto scritti su una carta o incisi su un legno, quanto scritti e incisi nel cuore. Il mio Nome, il mio Segno. Ribattere a Satana unicamente quando insinua che egli è come Dio, usando la parola di Dio. Egli non la sopporta. (…)
Occorre avere volontà di vincere Satana e fede in Dio e nel suo aiuto. Fede nella potenza della preghiera e nella bontà del Signore. Allora Satana non può fare del male. 46.12


(Lucifero) era il più bello degli arcangeli, godeva di Dio. Avrebbe dovuto essere contento di questo. Invidiò Dio e volle essere lui dio e divenne il demonio, il primo demonio. 131.2


Lucifero, nelle sue manifestazioni, ha sempre cercato di imitare Iddio. Così come Dio ha dato a ogni Nazione il suo angelo tutelare, Lucifero ha dato il suo demone, ma come i diversi angeli delle Nazioni ubbidiscono a un unico Dio, così i diversi demoni delle Nazioni ubbidiscono a un unico Lucifero. L’ordine dato da Lucifero nella presente vicenda ai diversi demoni non è diverso a seconda degli Stati. E’ un ordine unico per tutti. Donde si comprende che il regno di Satana non è diviso e perciò dura.
Quest’ordine può essere enunciato così: “Seminate orrore, disperazione, errori, perché i popoli si stacchino, maledicendo Dio”. I demoni ubbidiscono e seminano orrore e disperazione, spengono la fede, strozzano la speranza, distruggono la carità. Sulle rovine seminano odio, lussuria, ateismo. Seminano l’inferno. E riescono perché trovano già il terreno propizio.
Anche i miei angeli lottano a difesa del Paese che ho loro assegnato, ma i miei angeli non trovano terreno propizio. Onde rimangono soccombenti rispetto ai nemici infernali. Per vincere i miei angeli dovrebbero essere aiutati da animi viventi nel e per il Bene. Viventi in Me. Ne trovano, ma sono troppo pochi rispetto a quelli che non credono, non amano, non perdonano, non sanno soffrire.19-6-43


Dice Gesù: considera il mio Fulgore e la mia Bellezza rispetto alla nera mostruosità della Bestia. Guarda come è satollo e palpitante, è la sua ora di festa, ma guarda anche come cerca l’ombra per agire. Odia la Luce e si chiama Lucifero! Lo vedi come ipnotizza coloro che non sono segnati col mio Sangue? Accumula i suoi sforzi perché sa che è la sua ora e che s’avvicina l’ora mia in cui sarà vinto in eterno.
La sua infernale astuzia e intelligenza satanica, sono un continuo operare di Male, in contrapposto al nostro Uno e Trino operare di Bene, per aumentare la sua preda. Ma astuzia e intelligenza non prevarrebbero se negli uomini fossero il mio Sangue e la loro onesta volontà. Troppe cose mancano all’uomo per avere armi da opporre alla Bestia ed essa lo sa e apertamente agisce, senza neppure più velarsi di apparenze bugiarde.
Segue la descrizione della bestiaccia. 20.7.43


Fra le molte cose che il mondo nega, gonfio di orgoglio e d’incredulità quale è ora, è la potenza  e la presenza del demonio. L’ateismo che nega Dio, nega logicamente anche Lucifero, il creato da Dio, il ribelle a Dio, l’avversario di Dio, il Tentatore, l’Invidioso, l’Astuto, l’Instancabile, il Simulatore di Dio.
Vi ho già detto che Satana, divenuto tale per peccato di superbia, anche ora che dai regni dell’Altissimo, ai quali osò dare assalto, è precipitato nell’Abisso profondo, dove è tenebre e orrore, ha voluto instaurare in quel profondo, una copia della celeste corte ed avere i suoi ministri e i suoi angeli, i suoi sudditi ed i suoi figli. Nelle sue manifestazioni si camuffa in spirito di luce, coprendo il suo aspetto e il suo pensiero di Bassissimo, con bugiardi rivestimenti copiati dall’Altissimo per trarvi in errore.
Ma coloro che vivono con lo spirito vivificato dalla Grazia, sentono il suono falso e vedono oltre l’apparenza e conoscono per spirituale intuito il Seduttore dietro alla larva che si mostra. Naturalmente ciò avviene per quelli che le triplici virtù proteggono di santa difesa e che la Grazia vivifica. Gli altri – e non solo gli atei che negano, ma i tiepidi che sonnecchiano, gli indifferenti che non osservano, gli svagati che non riflettono, gli imprudenti che vanno avanti come dei folli – non possono vedere Satana oltre l’innocua apparenza o la ipocrita apparenza e ne divengono zimbello.
Non negate l’esistenza di Satana, figli che perite per negare sempre, per negare tutto. Non è fola di donnicciole e non è superstizione medioevale; è realtà vera.
Satana c’è ed è instancabile nell’agire. In alto, dio è instancabile nel bene, in basso, satana è instancabile nel male.
Ricordate che metaforicamente, artificialmente, o realmente, Satana agisce subdolamente nelle tenebre. vi circuisce con avvolgimenti e sottigliezze di serpente in agguato nel folto di una macchia. Per quanto vi veda già tanto avulsi da Dio, non osa ancora presentarsi faccia a faccia e dirvi: “Sono io, seguimi”, perché vi sa vili nel male come nel bene. Pochi ancora fra voi sono gli audaci che in questo esplicito incontro oserebbero dirgli “vengo”. Siete ipocriti anche nel male e desiderando il suo aiuto non osate confessare questo desiderio. Ma non c’è bisogno di parole per Satana. Il suo sguardo vi trapassa il cuore come il mio. Io vedo la vostra libidine di satanismo, egli vede la stessa cosa e agisce.
Dopo aver tentato di distruggere il Cristo tentandolo, la Chiesa dandole epoche oscure, il cristianesimo con gli scismi, la società civile con le sette, ora, alla vigilia della sua manifestazione preparatoria alla finale, tenta di distruggere le vostre coscienze dopo aver già distrutto il vostro pensiero. Sì, distrutto. distrutto non come capacità di pensare da uomini, ma da figli di Dio. Il razionalismo, la scienza separata da Dio, hanno distrutto il vostro pensiero da dei ed ora pensate come il fango può pensare: a livello di terra. Non vedete Dio impresso col suo sigillo sulle cose che il vostro occhio vede. Per voi sono astri, monti, pietre, acque, erbe, animali. Per il credente sono opere di Dio e senza bisogno di altro egli s’immerge nella contemplazione e nella lode del Creatore davanti agli innumeri segni della sua potenza che circondano e fanno bella la vostra esistenza e sono utili al vostro vivere.
Ora Satana assale le coscienze, offre l’antico frutto: piacere, avidità di sapere, superba e sacrilega speranza di ottenere, mordendo nella carne e nella scienza, d’essere dei. Il piacere fa di voi degli animali arsi dalla lussuria, repellenti, malati, condannati in questa e nell’altra vita ai morbi della carne e alla morte dello spirito. L’avidità del sapere, vi dà in mano all’Ingannatore poiché, per illecite seti di conoscere ciò che sono misteri di Dio, tentando d’imporre a Dio la vostra volontà di conoscenza, fate sì che Satana possa irretirvi con i suoi errori.
Mi fate pietà e mi fate orrore; pietà perché siete dei folli, orrore perché volete esserlo e vi marcate le carni dell’anima col segno della Bestia, rifiutando la Verità per la Menzogna. 8.1.44


L’ultimo tempo di tre anni e sei mesi, tremendo come mai l’uomo conobbe, sarà quello in cui Satana, attraverso il suo figlio, arso da supremo livore, - perché anche la scissione fra i due rami del popolo di Dio sarà finita e con essa la causa di tanti mali materiali, morali e spirituali – userà le sue perfette e ultime astuzie per nuocere, rovinare, uccidere il Cristo nei cuori e i cuori al Cristo.
I sapienti comprenderanno il tranello di Satana, gli innumerevoli tranelli di Satana, perché chi possiede la Sapienza vera è illuminato e per la loro fedeltà alla Grazia diverranno candidi e provati come il fuoco, degni d’essere eletti al Cielo; gli empi, seguiranno il Male e faranno il male non potendo comprendere il Bene, perché di loro spontanea volontà avranno colmato il loro cuore al Male. 23.1.44


Satana, ora più che mai, scorre sulla terra e scatena le sue forze di male per farvi perire. Non c’è che la Croce che lo possa vincere, egli stesso lo ha confessato: “Il Dio Crocifisso è più potente di tutto l’Inferno, sempre mi vincerà. Chi crede in Lui è salvo da ogni insidia”.
Fede, fede, figli miei, è questione vitale per voi. O credete e avete bene, o non credete e sempre più conoscerete il male. 29.3.44


Il diavolo fa come il leone; gira, approfittandosi della caduta del Sole, intorno alle vostre anime. Non osa uscire e assalire sinché il Sole è alto sul vostro spirito. Rugge ma non assale. Che importa se rugge? Lascialo ruggire di rabbia, sta sotto il Sole, al tuo Dio, e non aver paura.
Oh, se le anime sapessero rimanere sempre sotto al Sole eterno e anche nelle tenebre della prova non uscire dallo zenit solare e dire: “io resto al mio posto, qui, dove mi ha lasciata, Dio mi ritroverà perché io non muto il mio pensiero di fede e d’amore! ”.
Il diavolo gira cercando il varco per allungare la zampa unghiuta e strappare l’incauto che sta troppo vicino all’apertura: alla tentazione; oppure aspetta che esca: volontaria preda per allettamento di senso. Oppure tace e si mette in agguato; è l’insidia più astuta e chi procede senza collegamento col divino, cade nella trappola.
Lo ripeto: sinché rugge è poco pericoloso; quando dopo essersi fatto sentire, tace, allora è pericoloso al sommo. Tace perché ha scoperto il vostro punto debole e le vostre abitudini ed è già pronto al balzo su voi.
Siate vigilanti. Se su voi è la luce di Dio, essa v’illumina e altro non occorre ma se siete nelle tenebre, state ancorati alle fede. Nulla e nessun motivo vi faccia smuovere da essa. Tutto pare morto e annullato? Dite a voi stessi: “No, tutto è come prima”. Dite a Satana: “No, tutto è come prima”. ( … )
Tutto il Cielo sta proteso su voi che lottate col mio Nome nel cuore e per il mio Nome e vi aiuta. Non uscite dalla triplice barriera delle teologali virtù, dalla sicura difesa delle quadruplici virtù cardinali: la Fede, la Speranza, la Carità. La Giustizia, la Temperanza, la Fortezza, la Prudenza, ecco le vostre difese. Contro di esse si spezzano le unghie di Satana ed esso perde il rigore senza nuocervi. 11.5.44


Il leone, ho detto, conosce le abitudini, le studia per conoscerle, di quelli che vuole sbranare. E’ intelligentissimo. Comprende subito. Anche Satana è Intelligentissimo e comprende subito, è sempre un angelo, decaduto ma rimasto tale nella mente che ora usa per il male, mentre gliel’avevo data potente per operare il bene. ( …)
In terre africane o nelle regioni dei ghiacci, è sempre lo stesso pungolo, fatto di tre punte, quello che spinge gli uomini verso l’unghiata di Satana. E’ sempre concupiscenza di carne, di denaro, di potere, quello che vi mette alla portata di colui che “come leone ruggente vi gira intorno” instancabile.
Ricordatevi che anch’Io fui tentato nella carne con la fame delle viscere e con l’offerta del cibo carnale ai miei sensi, nella mente con l’avidità di potere, nello spirito con l’inculcarmi di tentare Iddio; l’imprudenza è tentazione verso Dio.
Sappiate imitarmi, fate fuggire Satana imitando Gesù, Maestro vostro. “Non di solo pane vive l’uomo, ma della parola di Dio”. “Non tenterai il Signore Iddio tuo”. “Adorerai il Signore Dio tuo e Lui solo servirai”.
Fasciate la carne e lo spirito con le bende intrise di aromi della Legge di Dio. Chi vive avvolto di esse, preserva la sua carne e il suo spirito dai germi che portano putrefazione di morbi e di morte. 12.5.44


Lucifero è intelligentissimo oltre che astuto. Usa dell’astuzia per insidiare, dell’intelligenza per pensare se quando e come può darmi pena e rovinare una creatura. Credi pure che non spreca mai il suo tempo. Perciò, per quanto sia onnipresente sulla terra, ha tanto da fare presso i tanti uomini che abitano il globo e per quanto poca attenzione dell’uomo e la sua scarsa volontà di bene, facciano, della potenza di Lucifero, veramente grande, una quasi onnipotenza sulle creature, deve calcolare bene il suo tempo e non perderne un attimo, per lavorare con utile. Il suo nefando utile che è quello di impinguare i suoi forzieri infernali di tesori rubati a Dio: le anime.
E’ veramente un instancabile lavoratore. In alto, l’Instancabile opera il bene per voi, in basso, l’instancabile opera il male per voi e in verità ti dico che egli ha più fortuna di Dio. Le sue conquiste sono più numerose delle mie ma, essendo astuto, intelligente, indaffarato, non può concedersi il lusso di occuparsi di tutti in ugual misura e non se lo concede.
Nel suo male è un asceta dell’idea che persegue, tutto votato a essa e non si distrae, non viene a transazioni, non a stanchezze, non a rimandi! Foste voi, uomini, verso il bene, quello che è Satana verso il male! Ma non lo siete.
Lucifero, man mano che una creatura nasce all’intelligenza, prima se ne cura ben poco, si limita a guardarla e guatarla come probabile futuro capro del suo infernale gregge; man mano che una creatura nasce al saper volere, al saper pensare, ossia oltre i sette anni, aumenta la sua attenzione e inizia il suo insegnamento.
Il ministero angelico istruisce e conduce gli spiriti con parole di luce. Il ministero satanico istruisce e istiga gli spiriti con parole di tenebre. E’ una lotta che non ha mai fine. Vinto o vincitore l’uno, vinto o vincitore l’altro, l’angelo di luce e l’angelo di tenebre battagliano intorno ad uno spirito sino all’ultima ora mortale, per strappare l’uno all’altro la preda, riconsegnandola l’uno al suo Signore, nella luce, dopo averla avuta in tutela tutto il giorno terreno, trascinandola con lui nelle tenebre l’altro, se vittoria ultima fu la sua.
Fra i due che battagliano, però, vi è un terzo ed è in fondo, il più importante personaggio. Vi è l’uomo, per cui i due battagliano. L’uomo libero di seguire la sua volontà e dotato d’intelligenza e ragione, munito della forza incalcolabile della Grazia che il Battesimo gli ha reso e che i Sacramenti gli mantengono e aumentano.
La Grazia, è l’unione dell’anima con Dio, perciò dovrebbe darvi tanta forza da rendervi imprendibili e incorruttibili alle insidie e corruzioni sataniche, perché l’unione con Dio dovrebbe farvi semidei, ma per rimanere tali occorre volerlo. Occorre dire a Satana e dirsi: “Io sono di Dio  e voglio essere solo di Dio”. Perciò ubbidienza a precetti e consigli, perciò sforzo continuo per seguire, proseguire e conquistare il bene e un sempre maggior bene, perciò fedeltà assoluta e vigilanza costante, perciò eroismo per vincere se stessi e l’esterno nelle seduzioni della concupiscenza trina e nelle sue multiple facce.
Pochi, molto pochi, troppo pochi sanno fare queste cose e allora a questi, così facili a prendersi, così inerti a sfuggire quando sono stati presi, Satana dà poca cura. Fa come il gatto con il topo. Li prende, li strozza un pochino, li stordisce e poi li lascia, limitandosi a dar loro un’altra unghiata e un’altra zannata, se danno segno di tentare una timida fuga. Non più. Sa che sono “suoi” e non perde molto tempo per loro, né molta intelligenza.
Ma con i miei, oh, con i miei è un’altra cosa! Sono la preda che più solletica la sua livida fame. Sono gli “imprendibili” e Satana cacciatore esperto, sa che vi è merito a catturare le difficili selvaggine. Sono le “gioie” di Dio e Satana fa gran festa quando può dare dolore a Dio, offesa e delusione. Vive di odio, come Dio vive d’amore. E’ l’Odio, come Dio è l’Amore. L’Odio è il suo sangue, come l’Amore è il mio. Eccolo allora moltiplicare cure e sorveglianze intorno ad un “mio”.
Entrare in una fortezza smantellata, è gioco di bimbi. Non lo vuole il re crudele dell’Inferno, vuole le fortezze di Dio, le rocche monde e lisce, limpide come cristallo, resistenti come acciaio che da ogni parte mostrano scolpito, fin nelle latebre più fonde – anzi è dalle latebre che trapela come fluido che si emana da un interno all’esterno – il Nome più santo: Dio. Il Nome che essi amano, servono, pronunciano, con lo spirito adorante, ad ogni battito del loro cuore. Prenderli, prendervi, strapparvi a Me, cancellare dal vostro essere trino di spirito, carne e ragione, quel Nome, fare di voi, fiori del mio giardino, immondezza per il suo Inferno e ridere, gettando il suo riso bestemmiatore contro il trono divino, ridere per la sua vittoria sull’uomo e su Dio, ecco la gioia di Satana.
Più siete “miei”, più egli si accanisce a farvi suoi e siccome è in voi una vigilanza e una  volontà assidue, egli, l’Astuto, non vi segue e persegue col metodo usato per gli altri, ma vi assale proditoriamente, a distanze sempre più lunghe, nei momenti più imprevedibili e coi motivi più impensabili. Approfitta del dolore, del bisogno, dell’abbandono, delle delusioni e balza come una pantera sulla vostra stupita, accorata debolezza del momento, sperando di vincervi allora per rifarsi di tutte le volte che l’avete vinto.
I mezzi? Infiniti. Il metodo? Uno solo, quello di una benevola, bugiarda dolcezza, di una ragionata e pacata parola, di un aspetto di amicizia che aiuta, che vuole aiutare. ( … ) Ma la semplicità compenetrata da Dio e che si conserva tale, è impenetrabile ad ogni sottigliezza.
Tutti i miei santi, sono martiri perché per essere santi dovettero subire persecuzione di Satana e rimanere fedeli. Gloria a chi vince! Le palme celesti sono per voi. 19.9.44


Il nome primitivo era Lucifero; nella mente di Dio voleva dire: ”Alfiere o portatore della luce” ossia di Dio, perché Dio è Luce. Secondo in bellezza fra tutto quanto è, era specchio puro che rifletteva l’insostenibile Bellezza. Nelle missioni agli uomini egli sarebbe stato l’esecutore del volere di Dio, il messaggero dei decreti di bontà che il Creatore avrebbe trasmesso ai suoi beati figli senza colpa, per portarli sempre più in alto nella sua somiglianza. Il portatore della luce, con i raggi di questa luce divina che portava, avrebbe parlato agli uomini ed essi, essendo privi di colpe, avrebbero compreso questi balenii di armoniche parole tutte amore e gaudio.
Vedendosi in Dio, vedendosi in se stesso, vedendosi nei compagni, perché Dio lo avvolgeva della sua luce e si beava nello splendore del suo arcangelo e perché gli angeli lo veneravano come il più perfetto specchio di Dio, si ammirò. Doveva ammirare Dio solo, ma nell’essere di tutto quanto è creato, sono presenti tutte le forze buone e malvagie e si agitano, finché una delle due parti vince per dare bene o male, come nell’atmosfera sono tutti gli elementi gassosi perché necessari. Lucifero attrasse a sé la superbia, la coltivò, la estese, se ne fece arma e seduzione.  Volle più che non avesse, volle il tutto, lui che era già tanto. Sedusse i meno attenti fra i compagni, li distrasse dal contemplare Dio come suprema Bellezza. Conoscendo le future meraviglie di Dio, volle essere lui al posto di Dio. Si vide, col pensiero turbato, capo degli uomini futuri, adorato come potenza suprema. Pensò: “Conosco il segreto di Dio. So le parole, mi è noto il disegno. Posso tutto ciò che Lui vuole. Come ho presieduto le prime operazioni creative, posso procedere”. “Io sono”. La parola che solo Dio può dire, fu il grido di rovina del superbo: E fu Satana.
Fu “Satan”. In verità ti dico che il nome di Satan non fu messo dall’uomo, che pure, per ordine e volere di Dio, mise un nome a tutto ciò che conobbe essere, e che tuttora battezza con un nome da lui creato le sue scoperte, in verità ti dico, che il nome di Satan viene direttamente da Dio ed è una delle prime rivelazioni che Dio fece allo spirito di un suo povero figlio vagante sulla terra.
Come il mio nome S.S. ha il significato che ti ho detto una volta, ora ascolta il significato di questo nome orrendo. Scrivi come ti dico:


S  =  Sacrilegio – Superbo
A  =  Ateismo – Avverso
T  =  Turpitudine – Tentatore - Traditore
A  =  Anticarità – Avido
N  =  Negazione – Nemico


Questo è Satan e questo sono coloro che sono malati di satanismo. E ancora è: seduzione, astuzia, tenebra, agilità, nequizia. Le cinque maledette lettere che formano il suo nome, scritte col fuoco sulla sua fronte fulminata. Le cinque maledette caratteristiche del Corruttore, contro le quali fiammeggiano le cinque benedette mie Piaghe, che col loro dolore salvano chi vuole essere salvato da ciò che Satana continuamente inocula.
Il nome di “demonio, diavolo, belzebù” può essere di tutti gli spiriti tenebrosi ma questo è solo il ‘suo’ nome. In Cielo è nominato con quello, perché là si parla il linguaggio di Dio, in fedeltà d’amore anche per indicare ciò che si vuole, secondo come l’ha pensato Iddio.
Egli è il “Contrario”, quello che è il contrario di Dio e ogni sua azione è l’antitesi delle azioni di Dio e ogni suo studio è portare gli uomini ad essere contrari a Dio. Ecco ciò che è Satana, è il mettersi contro di “Me” in azione. Alle mie tre virtù teologali, oppone la triplice concupiscenza; alle quattro cardinali e a tutte le altre che da Me scaturiscono, il vivaio serpentino dei suoi vizi orrendi.
Ma come si dice che di tutte le virtù la più grande è la carità, così dico che delle sue antivirtù, la più grande e a Me repulsiva, è la superbia, perché per essa tutto il male è venuto. Per questo dico che, mentre ancora compatisco la debolezza della carne che cede al fomite della lussuria, non posso compatire l’orgoglio che vuole, da nuovo Satana, competere con Dio. Ti sembro ingiusto? No. Considera che la lussuria, in fondo, è vizio della parte inferiore, che in alcuni ha appetiti tanto voraci, soddisfatti in momenti di abbruttimento che inebetisce, ma la superbia è vizio della parte superiore, consumato con acuta e lucida intelligenza, premeditato, duraturo. Lede la parte che più somiglia a Dio, calpesta la gemma data da Dio, comunica somiglianza con Lucifero. Semina il dolore più della carne perché la carne potrà far soffrire una sposa, una donna, ma la superbia può fare vittime in interi continenti, in ogni classe di persone. Per la superbia è stato rovinato l’uomo e perirà il mondo. Per la superbia langue la fede. La superbia: la più diretta emanazione di Satana. 29.12.45


Come potè divenire spirito del Male l’arcangelo che era spirito benigno e santo, ma non santo al punto da essere “tutto amore”. E’ la misura dell’amore che uno ha in sé che dà la misura della sua perfezione e della sua refrattarietà ad ogni corruzione. Quando l’amore è completo, nulla può entrare a corrompere. La molecola che non ama è breccia facile per l’infiltrarsi dei primi elementi che non sono amore. Ed essi sforzano, allargano e allagano e sommergono gli elementi buoni, fino ad ucciderli. Lucifero aveva una incompleta misura dell’amore. Il compiacimento di sé occupava uno spazio in lui, uno spazio in cui non poteva essere amore e fu la breccia per la quale entrò, rovinosa, la sua depravazione. Non potè, per essa, comprendere ed accettare il Cristo-Amore, Compendio dell’infinito, unico, trino Amore. 20.1.46


Non c’è che un Dio. Tutto è a Lui soggetto, anche l’Avversario, che gli si crede simile, è un soggetto e, volendo nuocergli, in realtà lo serve perché aumenta la corte celeste, ossia la gloria di Dio, dei santi, che egli tentò e tormentò e che seppero resistergli ed esercitare le virtù sotto la sferza della persecuzione. 219. Az.


Quando il peccato di Lucifero sconvolse l’ordine del Paradiso e travolse nel disordine gli spiriti meno fedeli, un grande orrore ci sconvolse tutti, quasi che qualcosa si fosse lacerato, si fosse distrutto e senza speranza di vederlo risorgere più. In realtà ciò era. Si era distrutta quella completa carità che prima era sola esistente lassù ed era crollata in una voragine dalla quale uscivano fetori d’Inferno.
Si era distrutta l’assoluta carità degli angeli ed era sorto l’Odio. Sbigottiti, come si può esserlo in Cielo, noi, i fedeli al Signore, piangemmo per il dolore di Dio e per il corruccio suo. Piangemmo sulla manomessa pace del Paradiso, sull’ordine violato, sulla fragilità degli spiriti. Non ci sentimmo più sicuri di essere impeccabili, perché fatti di puro spirito. Lucifero e i suoi uguali ci avevano provato che anche l’angelo può peccare e divenire demonio. Sentimmo che la superbia – era latente- e poteva svilupparsi in noi. Tememmo che nessuno, fuorché Dio potesse resistere a essa se Lucifero aveva a essa ceduto. Tremammo per queste forze oscure che non pensavamo potessero invaderci, che potrei dire: ignoravamo che esistessero, e che brutalmente ci si disvelavano. Abbattuti ci chiedevamo, con palpiti di luce: “ Ma dunque l’esser così puri non serve? Chi mai darà allora a Dio l’amore che Egli esige e merita, se anche noi siamo soggetti a peccare?”.
Ecco allora che, alzando il nostro contemplare dall’abisso e dalla desolazione alla Divinità e fissando il suo Splendore, con un timore fino allora ignorato, contemplammo la seconda Rivelazione del Pensiero Eterno. E se per la conoscenza della prima venne il Disordine creato dai superbi che non vollero adorare la Parola Divina, per la conoscenza della seconda tornò in noi la pace che si era turbata.
Vedemmo Maria nel Pensiero eterno. Vederla e possedere quella sapienza che è conforto, sicurezza e pace, fu una sola cosa. Salutammo la nostra futura Regina con il canto della nostra Luce e la contemplammo nelle sue perfezioni gratuite e volontarie. Oh! Bellezza di quell’attimo in cui a conforto dei suoi angeli l’Eterno presentò a essi la gemma del suo Amore e della sua Potenza! E la vedemmo umile tanto da riparare da sé sola ogni superbia di creatura.
Ci fu maestra da allora nel non fare dei doni uno strumento di rovina. Non la sua corporea effige, ma la sua spiritualità ci parlò senza parola, e da ogni pensiero di superbia fummo preservati per averla contemplata per un attimo, nel Pensiero di Dio, l’Umilissima. Per secoli e secoli operammo nella soavità di quella fulgida rivelazione. Per secoli e secoli, per l’eternità gioimmo e gioiamo e gioiremo del possedere Colei che avevamo spiritualmente contemplata. La gioia di Dio è la nostra gioia e noi ci teniamo nella sua Luce per essere da essa compenetrati e per dare gioia e gloria a Colui che ci ha creati. Az.337

 

Sant' Alfonso Maria de Liguori
Vescovo e dottore della Chiesa
riporta il seguente episodio

Quando l'università di Parigi si trovava nel periodo di mag-
gior splendore, uno dei suoi più celebri professori morì im-
provvisamente. Nessuno si sarebbe immaginato la sua terri-
bile sorte, tanto meno il Vescovo di Parigi, suo intimo ami-
co, che pregava ogni giorno in suffragio di quell'anima.
Una notte, mentre pregava per il defunto, se lo vide appari-
re davanti in forma incandescente, col volto disperato. II
Vescovo, compreso che l'amico era dannato, gli rivolse al-
cune domande; gli chiese tra l'altro: "All'inferno ti ricordi
ancora delle scienze per le quali eri così famoso in vita?".
"Che scienze ... che scienze! In compagnia dei demoni ab-
biamo ben altro a cui pensare! Questi spiriti malvagi non ci
danno un momento di tregua e ci impediscono di pensare a
qualunque altra cosa che non siano le nostre colpe e le no-
stre pene. Queste sono già tremende e spaventose, ma i de-
moni ce le inaspriscono in modo da alimentare in noi una
continua disperazione!"


La fondazione di questo ordine che è il più
rigido della Chiesa Cattolica è dovuta da
una testimonianza resa da un anima
dannata per sempre all' inferno ...

Ecco il perché ...

Ed ecco un altro fatto sconvolgente, avvenuto alla presenza
di migliaia di testimoni ed esaminato in tutti i particolari
dai dottissimi Bollandisti. Era morto a Parigi il professore
della Sorbona Raimond Diocré. Nella chiesa di Nòtre Da-
me si svolgevano i solenni funerali. Oltre a molti semplici
fedeli vi parteciparono numerosi professori e discepoli del
defunto. La salma era collocata nel mezzo della navata cen-
trale, coperta, secondo l'uso di quel tempo, da un semplice
velo. Cominciate le esequie, allorché il sacerdote disse le
parole del rito: "Rispondimi: quante iniquità e peccati
hai ... ?", si udì una voce sepolcrale uscire da sotto il velo
funebre: "Per giusto giudizio di Dio sono stato accusato!".
Fu tolto subito il drappo mortuario, ma si trovò il defunto
immobile e freddo. La funzione, improvvisamente interrot-
ta, fu subito ripresa fra il turbamento generale. Poco dopo il
cadavere si alzò davanti a tutti e gridò con voce ancora più
forte di prima: "Per giusto giudizio di Dio sono stato giudi-
cato!". Lo spavento dei presenti giunse al colmo. Alcuni
medici si avvicinarono al defunto, ripiombato nella sua im-
mobilità, e constatarono che era veramente morto. 

Non si ebbe però il coraggio, per quel giorno, di continuare
il funerale e si rimandò all'indomani. Intanto le autorità
ecclesiastiche non sapevano che cosa decidere. Alcuni di-
cevano: "E' dannato; non è degno delle preghiere della
Chiesa!". Altri osservavano: "Non si può essere sicuri che
Diocré sia dannato! Ha detto di essere stato accusato e giu-
dicato, ma non condannato". Anche il Vescovo fu di questo
parere. II giorno seguente fu ripetuto l'ufficio funebre, ma
giunti alla stessa frase prevista dal rito: "Rispondimi ... " il
cadavere si alzò nuovamente da sotto il velo funebre e gri-
dò: "Per giusto giudizio di Dio sono stato condannato
all'inferno per sempre!". Davanti a questa terribile testimo-
nianza, cessarono i funerali e si decise di non seppellire il
cadavere nel cimitero comune.
Il prodigio era evidentissimo e molti si convertirono.
Tra i presenti c'era un certo Brunone, discepolo e ammira-
tore del Diocré; era già un buon cristiano, ma in quell'occa-
sione decise di lasciare le attrattive del mondo e di darsi
alla penitenza. Altri seguirono il suo esempio. Brunone di-
venne fondatore di un Ordine Religioso, il più rigoroso del-
la Chiesa Cattolica: l'Ordine dei Certosini. In seguito morì
da Santo. Chi va oggi a Serra San Bruno, in Calabria, può
visitare il monastero fatto costruire dal Santo, ove sono se-
polti, tra gli altri, non pochi uomini illustri che hanno la-
sciato tutto per dedicarsi interamente alla preghiera, al la-
voro, all'aspra penitenza e al più rigoroso silenzio. II mon-
do potrà giudicare pazzi costoro, ma in realtà sono sapienti;
seguendo le orme del fondatore, al pensiero dell'inferno,
perseverano nella vita di mortificazione per guadagnarsi il
paradiso. 

 

Caterina, una donna dai cattivi costumi ...
Napoli 1650 circa

Tutti sanno che la Chiesa, prima di elevare qualcuno agli
onori degli altari e dichiararlo "Santo", esamina attenta-
mente la sua vita e specialmente i fatti più strani e insoliti.
II seguente episodio fu inserito nei processi di canonizza-
zione di San Francesco di Girolamo, celebre missionario
della Compagnia di Gesù, vissuto nel secolo scorso. Un
giorno questo sacerdote predicava a una gran folla in una
piazza di Napoli.
Una donna di cattivi costumi, di nome Caterina, abitante in
quella piazza, per distrarre l'uditorio durante la predica,
dalla finestra cominciò a fare schiamazzi e gesti spudorati.
II Santo dovette interrompere la predica perché la donna
non la smetteva più, ma tutto fu inutile.
II giorno dopo il Santo ritornò a predicare sulla stessa piaz-
za e, vedendo chiusa la finestra della donna disturbatrice,
domandò cosa fosse capitato. Gli fu risposto: "È morta
questa notte improvvisamente". La mano di Dio l'aveva
colpita.
"Andiamo a vederla", disse il Santo. Accompagnato da altri
entrò nella camera e vide il cadavere di quella povera don-
na disteso. II Signore, che talvolta glorifica i suoi Santi an-
che con i miracoli, gli ispirò di richiamare in vita la defun-
ta. San Francesco di Girolamo guardò con orrore il cadave-
re e poi con voce solenne disse: "Caterina, alla presenza di
queste persone, in nome di Dio, dimmi dove sei!". Per la
potenza del Signore si aprirono gli occhi di quel cadavere e
le sue labbra si mossero convulse: "All'inferno!. ..

I PECCATI CHE REGALANO PIÙ CLIENTI ALL'INFERNO 

INSIDIE IN AGGUATO 

È particolarmente importante tener presente la prima insidia diabolica, che trattiene tante anime nella schiavitù di satana: è la mancanza di riflessione, che fa perdere di vista il fine della vita. II demonio grida alle sue prede: "La vita è un piacere; dovete cogliere tutte le gioie che la vita vi regala". 

Gesù invece sussurra al tuo cuore: "Beati quelli che piangono". (cfr. Mt 5,4). "Per entrare in Cielo bisogna farsi violen­za". (cfr. Mt 11,12). "Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua"(Lc 9,23). 

Il nemico infernale ci suggerisce: "Pensate al pre­sente, perché con la morte tutto finisce!". 

II Signore invece ti esor­ta: "Ricordati dei novissimi (la morte, il giudizio, l'in­ferno e il Paradiso) e non peccherai". 

L'uomo impiega buona parte del suo tempo in tanti affari e dimostra intelligen­za e scaltrezza nell'acqui­stare e conservare i beni ter­reni, ma poi non impiega neppure le briciole del suo tempo per riflettere sulle ne­cessità molto più impor­tanti della sua anima, per cui vive in un'assurda, incomprensibile e peri­colosissima superficialità, che può avere conseguenze spaventose. 

Il demonio porta a pensare: "Meditare non serve a niente: tempo perso!". Se oggi tanti vivono in peccato è perché non riflettono seriamente e non meditano mai sulle verità rivelate da Dio. 

Il pesce che è già finito nella rete del pescatore, finché è ancora nell'acqua non sospetta di essere stato catturato, quando però la rete esce dal mare, si dibatte perché sente vicina la sua fine; ma ormai è troppo tardi. Così i peccatori...! Finché sono in questo mondo se la spassano allegramente e non sospettano nemmeno di essere nella rete diabolica; se ne accorgeranno quando ormai non potranno più rimediarvi... appe­na entrati nell'eternità! 

Se potessero ritornare in questo mondo tanti trapassati che vissero senza pensare all'eternità, come cambierebbe la loro vita! 

SPRECO DI BENI

Da quanto esposto finora e special­mente dal racconto di certi fatti, appare chiaro quali siano i principali peccati che portano alla dannazione eterna, ma si tenga presente che non sono solo questi peccati a spedire gente all'inferno: ce ne sono molti altri. 

Per quale peccato il ricco epulone è finito all'inferno? 

Aveva tanti beni e li sprecava in ban­chetti (sperpero e peccato di gola); e inol­tre si manteneva ostinatamente insensibi­le ai bisogni dei poveri (mancanza di amo­re e avarizia). 

Tremino dunque certi ricchi che non vogliono esercitare la carità: anche a loro, se non cambiano vita, è riservata la sorte del ricco epulone. 

L'IMPURITÀ

Il peccato che più facilmente porta all'inferno è l'impurità. Dice Sant'Alfonso: "Si va all'inferno anche solo per questo peccato, o comunque non senza di esso". 

Ricordo le parole del demonio ripor­tate nel primo capitolo: "Tutti quelli che sono là dentro, nessuno escluso, ci sono con questo peccato o anche solo per que­sto peccato". Qualche volta, se costretto, anche il diavolo dice la verità! 

Gesù ci ha detto: "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio "(Mt 5,8). Ciò signi­fica che gli impuri non solo non vedranno Dio nell'altra vita, ma neanche in questa vita riescono a sentirne il fascino, per cui perdono il gusto della preghiera, pian piano perdono la Fede anche senza accor­gersene e... senza Fede e senza preghiera non percepiscono più per quale motivo dovrebbero fare il bene e fuggire il male. Così ridotti, sono attratti da ogni peccato. 

Questo vizio indurisce il cuore e, senza una Grazia speciale, trascina all'impeni­tenza finale e... all'inferno. 

MATRIMONI IRREGOLARI

Dio perdona qualunque colpa, purché ci sia il vero pentimento e cioè la volontà di mettere fine ai propri peccati e di cam­biare vita. 

Fra mille matrimoni irregolari (divor­ziati risposati, conviventi) forse solo qual­cuno sfuggirà all'inferno, perché normal­mente non si pentono neanche in punto di morte; infatti, se campassero ancora conti­nuerebbero a vivere nella stessa situazione irregolare. 

C'è da tremare al pensiero che quasi tutti oggi, anche quelli che divorziati non sono, considerano il divorzio come una cosa normale! Purtroppo, molti ormai ra­gionano come vuole il mondo e non più come vuole Dio. 

IL SACRILEGIO

Un peccato che può con­durre alla dannazione eterna è il sacrilegio. Disgraziato colui che si mette su questa strada! 

Commette sacrilegio chi volontariamente nasconde in Confessione qualche pec­cato mortale, oppure si con­fessa senza la volontà di la­sciare il peccato o di fuggirne le occasioni prossime. "Quasi sempre chi si con­fessa in modo sacrilego compie anche il sacrilegio Eucaristico, perché poi ri­ceve la Comunione in pec­cato mortale". 

Racconta San Giovanni Bosco... 

"Mi trovai con la mia guida (l'Angelo Custode) in fondo a un precipizio che fi­niva in una valle oscura. Ed ecco com­parire un edificio immenso con una porta altissima che era chiusa. Toccammo il fondo del precipizio; un caldo soffocante mi opprimeva; un fumo grasso, quasi verde e guizzi di fiamme sanguigne si innalzavano sui muraglioni dell'edificio. 

Domandai: Dove ci troviamo? - Leggi l'iscrizione che c'è sulla porta -, mi rispose la guida. Guardai e vidi scritto: Ubi non est redemptio!, cioè: Dove non c'è reden­zione! Intanto vidi precipitare dentro quel baratro... prima un giovane, poi un altro e poi altri ancora; tutti avevano scritto in fronte il proprio peccato. 

Mi disse la guida: Ecco la causa pre­valente di queste dannazioni: i compagni cattivi, i libri cattivi e le perverse abitu­dini. 

Quei poveri ragazzi erano giovani che io conoscevo. Domandai alla mia guida: Ma dunque è inutile lavorare tra i giovani se poi tanti fanno questa fine! Come impedire tutta questa rovina? Quelli che hai visto sono ancora in vita; questo però è lo stato attuale delle loro anime, se morissero in questo momento verrebbero senz'altro qui! - disse l'Angelo. 

Dopo entrammo nell'edificio; si corre­va con la velocità di un baleno. Sboc­cammo in un vasto e tetro cortile. Lessi questa iscrizione: Ibunt impii in ignem aetemum!; cioè: Gli empi andranno nel fuoco eterno! 

Vieni con me - soggiunse la guida. Mi prese per una mano e mi condusse davanti a uno sportello che aperse. Mi si presentò allo sguardo una specie di caverna, im­mensa e piena di un fuoco terrificante, che sorpassava di molto il fuoco della terra. Questa spelonca non ve la posso descri­vere, con parole umane, in tutta la sua spa­ventosa realtà. 

All'improvviso cominciai a vedere dei giovani che cadevano nella caverna ar­dente. La guida mi disse: L'impurità è la causa della rovina eterna di tanti giovani! 

- Ma se hanno peccato si sono poi an­che confessati. 

- Si sono confessati, ma le colpe contro la virtù della purezza le hanno confessate male o del tutto taciute. Ad esempio, uno aveva commesso quattro o cinque di questi peccati, ma ne ha detto solo due o tre. Ve ne sono alcuni che ne hanno commesso uno nella fanciullezza e per vergogna non l'hanno mai confessato o l'hanno con­fessato male. Altri non hanno avuto il do­lore e il proposito di cambiare. Qualcuno invece di fare l'esame di coscienza cercava le parole adatte per ingannare il confes­sore. E chi muore in questo stato, decide di collocarsi tra i colpevoli non pentiti e tale resterà per tutta l'eternità. Ed ora vuoi vedere perché la Misericordia di Dio ti ha portato qui? - La guida sollevò un velo e vidi un gruppo di giovani di questo Ora­torio che conoscevo bene: tutti condannati per questa colpa. 

Fra questi ce n'erano alcuni che in ap­parenza avevano una buona condotta. 

La guida mi disse ancora: Predica sem­pre e ovunque contro l'impurità! Poi par­lammo per circa mezz'ora sulle condizioni necessarie per fare una buona Confessione e si concluse: Bisogna cambiar vita... Bi­sogna cambiar vita. 

- Ora che hai visto i tormenti dei dan­nati, bisogna che anche tu provi un poco l'inferno! 

Usciti da quell'orribile edificio, la gui­da afferrò la mia mano e toccò l’ultimo muro esterno. Io emisi un grido di dolore. Cessata la visione, notai che la mia mano era realmente gonfia e per una settimana portai la fasciatura.

Altro episodio. Padre Giovan Battista Ubanni, racconta che una donna per anni, confessandosi, aveva taciuto un peccato di impurità. Arrivati in quel luogo due Sacer­doti domenicani, lei che da tempo aspe­ttava un confessore forestiero, pregò uno di questi di ascoltare la sua Confessione. 

Usciti di Chiesa, il compagno narrò al confessore di aver osservato che, mentre quella donna si confessava, uscivano dalla sua bocca molti serpenti, però un serpente più grosso era uscito solo col capo, ma poi era rientrato di nuovo. Allora anche tutti i serpenti che erano usciti rientrarono. 

Ovviamente il confessore non parlò di ciò che aveva udito in Confessione, ma so­spettando quel che poteva essere successo fece di tutto per ritrovare quella donna. Quando arrivò presso la sua abitazione, venne a sapere che era morta appena rientrata in casa. Saputa la cosa, quel buon Sacerdote si rattristò e pregò per la de­funta. Questa gli apparve in mezzo alle fiamme e gli disse: "Io sono quella donna che si è confessata questa mattina; ma ho fatto un sacrilegio. Avevo un peccato che non mi sentivo di confessare al sacerdote del mio paese; Dio mi mandò te, ma anche con te mi lasciai vincere dalla vergogna e subito la Divina Giustizia mi ha colpito con la morte mentre entravo in casa. Giu­stamente sono condannata all'inferno! ". 

Dopo queste parole si aprì la terra e fu vista precipitare e sparire. 

Altro episodio. Scrive il Padre Fran­cesco Rivignez (l'episodio è riportato anche da Sant'Alfonso) che in Inghilterra, quando c'era la religione cattolica, il re Anguberto aveva una figlia di rara bellez­za che era stata chiesta in sposa da diversi principi. 

Interrogata dal padre se accettasse di sposarsi, rispose che non poteva perché aveva fatto il voto di perpetua verginità. 

Il padre ottenne dal Papa la dispensa, ma lei rimase ferma nel suo proposito di non servirsene e di vivere ritirata in casa. Il padre l'accontentò. 

Cominciò a fare una vita santa: pre­ghiere, digiuni e varie altre penitenze; riceveva i Sacramenti e andava spesso a servire gli infermi in un ospedale. In tale stato di vita si ammalò e morì. 

Una donna che era stata sua educatrice, trovandosi una notte in preghiera, sentì nella stanza un gran fracasso e subito dopo vide un'anima con l'aspetto di donna in mezzo a un gran fuoco e incatenata tra molti demoni... 

- Io sono l'infelice figlia del re Angu­berto. 

- Ma come, tu dannata con una vita così santa? 

- Giustamente sono dannata... per col­pa mia. Da bambina io caddi in un peccato contro la purezza. Andai a confessarmi, ma la vergogna mi chiuse la bocca: invece di accusare umilmente il mio peccato, lo coprii in modo che il confessore non capis­se nulla. Il sacrilegio si è ripetuto molte volte. Sul letto di morte io dissi al confes­sore, vagamente, che ero stata una grande peccatrice, ma il confessore, ignorando il vero stato della mia anima, mi impose di scacciare questo pensiero come una tenta­zione. Poco dopo spirai e fui condannata per tutta l'eternità allefiamme dell'inferno. 

Detto questo disparve, ma con così tanto strepito che sembrava trascinasse il mondo e lasciando in quella camera un odore ributtante che durò parecchi giorni. 

L'inferno è la testimonianza del rispet­to che Dio ha per la nostra libertà. L'inferno grida il pericolo continuo in cui si trova la nostra vita; e grida in modo tale da escludere ogni leggerezza, grida in modo costante da escludere ogni fretto­losità, ogni superficialità, perché siamo sempre in pericolo. 

"Quando mi annunciarono l'episco­pato, la prima parola che dissi fu questa: Ma io ho paura di andare all'inferno ". (Card. Giuseppe Siri)

 

"NESSUNO DI VOI PUÒ FINIRE ALL'INFERNO SENZA SAPERLO"

ESORCISMO DELL'11/08/1983

IL SANTO TIMORE DI DIO

Demonio - È un grande successo per noi che la Chiesa oggi parli sempre meno del santo e salutare timore dell'Altissimo. Grazie alla nostra subdola opera, alcuni preti non ne parlano affatto; o perché non ci credono più nemmeno loro, o perché se ne vergognano, temendo di apparire inge­nui e superati. Al contrario si coltiva il ti­more delle leggi, il timore dell'uomo, il ti­more delle umiliazioni, ma del timore del­l'Altissimo va sparendo perfino l'ombra. Noi demoni siamo diventati i più gran­di predicatori della Misericordia del Cielo, ma la predichiamo disgiunta dalla giusti­zia e così vi portiamo fuori strada, vi fac­ciamo credere che i vostri peccati non solo non vi porteranno all'inferno, ma resteran­no del tutto impuniti. Sibilando nelle vo­stre anime che l'Altissimo è misericordio­so e non ricordandovi che è anche giusto (come se la giustizia fosse la negazione della Misericordia) vi portiamo a non ri­cambiare il suo amore, ma a calpestarlo, a offenderlo senza ritegno. Ed è quello che sempre più spesso fate, visto che, creden­do a noi, voi vi illudete che si possa calpe­starlo senza poi pagarne le conseguenze. 

Se volete bene a voi stessi, se volete trovare delle ragioni convincenti per non peccare, imparate a valutare le cose, so­prattutto il tempo e l'eternità, alla luce del santo timore dell'Altissimo. Con lui non si scherza. 

Vi ama, ma vuole che anche voi lo a­miate. Vi invita a credere fermamente nel­la sua Misericordia, ma senza sottovalu­tare anche minimamente, la sua giustizia. 

Conservate sempre il santo e salutare timore dell'Altissimo, che si traduce nella paura dell'eterna dannazione, del fuoco eterno, con cui saranno torturati per sem­pre corpi e anime all'inferno. Ora basta! Io non volevo dire queste cose!  

SIETE AVVERTITI CHE L'INFERNO ESISTE

Esorcista - Ti ordino di continuare nel nome di Dio. 

Demonio - Nessuno di voi può finire all'inferno senza saperlo. Che esiste la pos­sibilità e il serio rischio della condanna eterna vi è stato detto e vi viene ricordato in molte occasioni dall'Altissimo. Con particolare frequenza ne sono avvertiti i Sacerdoti, che hanno un più stretto con­tatto con la Sacra Scrittura. Ma oltre che con la sua parola scritta, l'Altissimo, vi ricorda la realtà dell'inferno, e la possi­bilità per tutti di finirci dentro, parlando nell'intimo della vostra coscienza, o nel sonno, o con la morte di persone buone o cattive. Quando assistete un moribondo o uno che sia appena spirato e pregate per lui dicendo: "Signore, donagli il riposo eter­no, splenda a lui la luce perpetua. Riposi in pace. Amen", come è possibile che non vi ricordiate dell'inferno? Forse in quel­l'attimo ci pensate, ma poi vi rituffate nella vita frenetica di tutti i giorni e il pensiero del Giudizio dell'Altissimo e dell'inferno si dilegua, così come all'alba le deboli luci delle stelle spariscono quando il sole vi abbaglia della sua luce. 

Quando qualcuno sta morendo dovre­ste pensare che si sta giocando per quell'a­nima l'ultima carta: lì attorno ci sono an­che, presenti come avvoltoi pronti alla ra­pina, molti spiriti cattivi che tutto fanno per trascinare quell'anima con loro all'in­ferno. 

(N.dR. Un tempo, quando veniva suo­nata la campana dell'agonia, la gente, ovunque si trovasse, si sentiva invitata alla preghiera epensava: "Qualcuno in questo momento sta morendo, bisogna pregare per quell'anima"; e molte invocazioni salivano al Cielo per la salvezza eterna di quel moribondo. Ora invece, la campana suona quando uno è già morto, quando è già giudicato, quando non c'è più per lui alcuna possibilità di salvezza). 

E vedendo un uomo che muore, do­vreste pensare che un giorno toccherà a voi... morire... subire il Giudizio... e ve­dervi ancora accolti o rifiutati dal Cielo.  

LA MISERICORDIA DI DIO CONTINUA A RICHIAMARE

Demonio - l'Altissimo non smette mai di richiamarvi, come farebbe ogni buona madre per distogliere i suoi figli da un pericolo. Nella sua Misericordia è dispo­sto a perdonarvi tutti i vostri peccati, per­ché vuole che nessuno di voi vada perduto. 

Che cosa non ha fatto durante la sua vita terrena e con la sua passione e la sua morte spaventosa? Nulla ha tralasciato allora e nulla tralascia anche oggi per la vostra salvezza. Se l'Altissimo ha fatto e fa così tanto per salvarvi ciò è una conferma in più che anche per voi c'è il rischio di perdersi. E se l'Altissimo non sottovaluta questo rischio che correte, non dovete sottovalutarlo nemmeno voi, nel vostro interesse. Ma voi non avete ancora impar­to a volere bene a voi stessi! 

Ricordatele voi per primi queste verità e non trascurate di ricordarle anche agli altri: non lo farete mai abbastanza. (Urla furiosamente).   

IL TIMORE DELLA MORTE

Demonio - Fino a che uno è ancora vivo ha la possibilità di salvarsi, purché dica: "Pietà, Signore, pietà di me". Ma quando l'anima si separa dal corpo non c'è più nessuna possibilità; in quello stesso istante avviene il Giudizio: in un lampo vedrà tutta la sua vita e dovrà risponderne all'Altissimo. 

E guai a quell'anima se non si sarà pu­rificata in tempo, con un sincero penti­mento, di tutti i suoi peccati: sperimenterà da quel momento e per tutta l'eternità l'ira tremenda di un Giudice giusto, ma severo.

L'unica pietà che il supremo Giudice potrà offrire a quell'anima è di farla finire all'inferno, lontana da Lui. 

Sarebbe infatti un castigo più tremendo per quell'anima se, in quelle condizioni di ostinato peccato, finisse in Paradiso: la vista dell'Altissimo, dei suoi Angeli dei suoi Santi, ricolmi di Grazia, rivestiti di gloria e pieni di gioia, sarebbe una tortura più grave di tutte le pene che dovrà subire all'inferno.  

NESSUNO È AL SICURO

Demonio - Per tutti dovrete pregare molto, anche per chi è considerato un santo. Noi non lasciamo in pace nessuno, né in vita, né tanto meno nel momento della morte. Anche chi per tutta la vita ha camminato per la strada stretta può trovarsi nel momento della morte in grandi tentazioni: noi cerchiamo di creargli nel­l'anima una spaventosa oscurità e di por­tarlo alla disperazione. 

Dovete pregare molto e per tutti non solo perché sia evitato l'inferno, ma anche perché sia evitato o almeno ridotto il tempo della purificazione in Purgatorio. 

È cosa tremenda anche il Purgatorio. 

È tremendo quando l'anima si separa dal corpo con la morte non vedersi accolti dall'Altissimo perché non ancora del tutto purificati dalle colpe commesse nella vita. 

Certo, ci sono persone che eviteranno il fuoco purificatore del Purgatorio perché la Misericordia dell'Altissimo terrà conto delle molte sofferenze che hanno patito nella vita, ma anche per queste la morte sarà tremenda. 

Solo in pochi casi, per volontà del Cielo la morte non si presenta con un volto orrendo. 

Parlate della morte nelle vostre pre­diche, ora ne parlate troppo poco e la vostra gente continua a vivere nell'inco­scienza e nel peccato. 

Pregate e fate pregare per i moribondi e per le anime del Purgatorio. Basta, basta farmi parlare!  

IL TIMORE Dl DIO DEVE ESSERE ANNUNZIATO A TUTTI

Esorcista - Prosegui e dì quanto il Cie­lo ti ordina di dire. 

Demonio - Io, Belzebù, sono stato co­stretto a dirvi queste cose e sono costretto a raccomandarvi ancora: curate questo san­to e salutare timore dell'Altissimo. Dovete parlarne tutti: gli educatori ai giovani loro affidati, i maestri ai loro bambini e i geni­tori ai loro figli. Deve parlarne il Papa a tutta la Chiesa, i Vescovi ai loro Sacerdoti e i Superiori religiosi alle anime consa­crate. 

Soprattutto ne parlino i Sacerdoti nelle loro omelie, molto più di quanto non facciano ora. 

Se non viene predicato il timore del­l'Altissimo in questa vita, non resterà che il terrore nell'altra, il terrore di un Giudice che di là non perdona, il terrore dell'in­ferno, un terrore tremendo, eterna assenza di rimedio. 

Meglio per voi il timore in questa vita che le angosce del Purgatorio nell'altra o il timore eterno che trovereste all'inferno. (Grida paurosamente). 

Io sono costretto a dirvi che questa è la verità. Non credete a chi vi inganna dicen­do che l'Altissimo è Misericordia infinita e tralascia di dirvi che è anche Giustizia infinita.

[Don Giuseppe Tomaselli] Intervista con Melid (demonio impuro)

TESTIMONIANZA DEI MISTICI SULLA VISIONE DELL'INFERNO

L’Inferno visto da Santa Ildegarda di Bingen

Ildegarda di Bingen sarà proclamata da papa Benedetto XVI, il prossimo 7 ottobre, dottore della Chiesa, insieme a San Giovanni d’Avila. Su entrambi questi due grandi santi, l’editrice Gribaudi stamperà entro Ottobre due mie agili biografie divulgative.

Ildegarda  nasce in Germania nel 1098, ultima di dieci figli e entra a otto anni nel monastero di Disinbodenberg come scolara, ma vi rimane fino all’adolescenza avanzata, prendendo i voti e divenendo in seguito Badessa. La sua sete di conoscenza sembra non volersi mai arrestare: legge in continuazione, si informa, è aggiornata sulle questioni religiose del suo tempo, comincia ad attirare l’attenzione generale. Ma è pur sempre una donna, una religiosa, forse la sua curiosità si sta spingendo troppo oltre.

Ildegarda non si ferma. Fonda il monastero di Rupertsberg nel 1147 che dirigerà fino alla morte e, come filiale, quello di Eibingen nel 1165. Comincia un’intensa attività in favore del clero e della chiesa nella Germania meridionale: la sua fama di dotta e di santa la rende la principale consigliera di principi e prelati.

Ma molti vescovi tedeschi torcono il naso. Ildegarda è un’instancabile organizzatrice, ma buona parte delle sue giornate è caratterizzata da un’intensa attività mistica. Le sue visioni sono sempre più frequenti e lei non le nasconde: i messaggi che sostiene di ricevere trovano posto nelle numerose lettere, scritte sia in tedesco che in latino e nelle poesie di argomento religioso.

La sua opera mistica più importante è il “Liber sciovia” (“scivia lucis”, conosci le vie della luce), articolato in descrizioni di visioni, in colloqui con Cristo, in canti di lode a Dio e in annunci profetici. Anche questo contribuisce a non farla apprezzare da molti. L’unico a prendere una posizione diversa è Bernardo di Chiaravalle, grande predicatore e trascinatore di anime. Per questo la esorta a continuare e a farsi coraggio, come il nome che le è stato imposto le ricorda costantemente (“Ildegarda” in tedesco significa “coraggiosa in battaglia”).

Ildegarda è pervasa dall’amore per la natura, che rappresenta il riflesso del suo amore per Dio; osserva le piante, gli alberi da frutto, le erbe, che comincia a ordinare e classificare in base alle caratteristiche, al pari dei migliori ricercatori. Il suo studio e l’attenta osservazione la portano alla creazione di un trattato di botanica, che costituisce una documentazione ancora preziosissima sulle cognizioni e sulle tecniche della medicina popolare del tempo.

Ma la sua vera forza è la musica. Ildegarda di Bigen è la prima donna musicista della storia. Ha lasciato 155 monodie, cioè canti per voce sola, privi di qualsiasi accompagnamento musicale che si contrapponevano alla polifonia, strutturata su più voci e un basso continuo di fondo. Le musiche di Ildegarda non sono semplici canti. “La sinfonia delle vedove” e “l’Ordo virtutum”, contengono addirittura, in nuce, gli elementi dei Misteri, cioè gli spettacoli drammatici di carattere agiografico che di lì a poco avrebbero costituito il fulcro delle Sacre  Rappresentazioni medioevali.

La Natività, la Passione, la Resurrezione, questi erano i soggetti prediletti, da allestire dapprima all’interno delle chiese, poi all’aperto sui sagrati delle chiese, soprattutto quando gli spettacoli accoglieranno elementi sempre più profani. Ildegarda scrive le sue melodie e insegna alle monache benedettine di Bingen. Poi passa a quelle degli altri monasteri, sempre soggetti alla sua direzione. Cantare è pregare con l’anima, è la più alta forma di giubilo ed accessibile a tutti. La sua voce è rimbalzata da un secolo all’altro e ancora oggi l’industria discografica riscopre quelle melodie per ereditarle.

Ildegarda occupa un posto di primo piano tra i grandi artefici del processo di purificazione cristiana. Ognuno può scegliere la propria strada, perché nessuna è migliore di un’altra, ma tutte sono importanti, tutte hanno valore anche quando al posto delle parole sono le note musicali a parlare. Ildegarda scrive che “tutta la creazione è una sinfonia di gioia e di giubilo”.

Riguardo all’inferno, nel suo secondo testo di visioni, “Liber vitae meritorum”, la badessa benedettina scrive: “In quel momento vidi l’uomo e mi sembrò che si muovesse insieme alle quattro regioni della terra. Ed ecco che vicino alla sua coscia sinistra apparve un unicorno. Mentre era intento a leccargli le ginocchia, disse: “Ciò  che è stato fatto sarà distrutto, e ciò che non è stato fatto sarà realizzato. Verranno esaminati i peccati dell’uomo e la bontà delle sue giuste opere sarà portata a perfezione ed egli accederà all’altra vita”.

Io mi chiedevo se si manifestassero delle immagini di vizi, che avevo visto prima o qualcos’altro di simile; ma non mi è stato mostrato  nulla di questo genere. Fu allora che sentii una voce dal cielo che mi diceva: Dio Onnipotente, il cui potere si estende su tutte le creature, mostrerà la sua potenza alla fine del mondo, quando trasformerà il mondo in qualcosa di meraviglioso. Infatti, l’uomo che vedi ruotare insieme alle quattro regioni del mondo indica Dio il quale, alla fine del mondo, mostrando la sua potenza insieme alle virtù celesti, percuoterà i confini della terra. È così che ogni anima potrà prepararsi al giudizio.

Poi apparve anche un unicorno, vicino alla coscia sinistra dell’uomo: poiché chi ha resistito al diavolo nella santa umanità e chi lo ha prostrato con la spada della castità, cioè il Figlio di Dio, verrà in forma di uomo. Lambendogli le ginocchia, cioè ricevendo da Dio il potere di giudicare, proclama che tutto il mondo deve essere purificato dal fuoco e deve essere rinnovato in altro modo, ed anche la malvagità degli uomini deve essere sottoposta al suo giudizio, e ciò che c’è di santo nelle opere rette e buone degli uomini deve essere portato a perfezione.

E’ così che le anime dei giusti approderanno alla beatitudine della vita eterna, immense saranno la gioia e la felicità. Quando infatti Dio avrà portato a perfezione tutte le capacità delle sue forze  nell’uomo, solleverà la sua potenza fino alle nubi, e toglierà la cenere da cui gli elementi sono stati oscurati; e provocherà un tale terrore che tutto ciò che si trova sulla terra si metterà in movimento, e ciò che è stato insozzato dai peccati dell’uomo sarà purificato. Allora Dio distruggerà il settentrione e tutte le sue forze, e con le sue armi invincibili scaglierà a terra il diavolo e lo priverà delle sue spoglie. Sarà che il cielo apparirà splendente e la terra pura, poiché saranno stati mondati con gli altri elementi. Infatti, ora mettono un sigillo sull’ottenebramento delle cose celesti, ma in quel giorno rifulgeranno nel rinnovamento.

Allora anche l’uomo che è beato, purificato negli elementi, verrà assorbito nel cerchio dorato della ruota, brucerà nella carne e nello spirito ed ogni segreto nascosto sarà reso manifesto. Così gli uomini saranno vicini a Dio ed Egli darà loro una gioia perfetta. […] Gli uomini non saranno più afflitti dal dolore che nasce dal sapore del peccato, dalla brama di possesso e dal timore di perdere ciò che si possiede, e non saranno turbati da ogni altro possesso temporale, ma saranno al sicuro da ogni male: queste furono le cose che scomparvero per prime, poiché furono nel mondo temporale e nei tormenti del tempo.

Chi desidera la vita, nel suo desiderio deve prestare attenzione a queste parole, e deve nasconderle nel luogo più segreto del suo cuore. Vidi tenebre con diversi supplizi, diffuse come se fossero una nebbia senza limiti. In esse però non vedevo tormenti di fuoco o di vermi o altre atroci sofferenze. C’erano solo alcune anime, che erano prive del segno del battesimo, senza il peso di altri peccati ma con la condanna di Adamo; tra queste, nelle medesime tenebre, alcune erano avvolte da un certo fumo, altre no. Queste anime non soffrivano gravi tormenti, ma sopportavano le tenebre dell’infedeltà: perché durante la vita terrena, erano state prive del battesimo, e non avevano altri peccati da scontare; il fumo spettava a quelle che erano afflitte da peccati lievi o pesanti, ma non avevano il segno della fede cristiana, non erano avvolte dal fumo di quelle tenebre, ma erano avvolti dalle tenebre dell’incredulità.

Ne vedevo altre, di tenebre, vicine a quelle di prima: scurissime, orribili e infinite. Bruciavano tutte nella loro oscurità, ma non c’era traccia di fiamma. E questa era la Geenna che ha in sé ogni genere di tormenti, di miserie, di fetori ed di pene. Ma non potevo vedere niente di quello che c’era dentro le tenebre, perché le vedevo dall’esterno e non dall’interno. Di fatto, non potevo vedere nemmeno la stessa Geenna. Sentivo però le urla delle anime che si lamentavano, fortissime e indistinte, e le grida delle anime che piangevano, e i rumori delle pene: sembrava di sentire il suono del mare quando inonda le terre o quello dei fiumi quando sono ingrossati.

Nella Geenna c’è ogni genere di pena, perché essa è il regno degli spiriti malvagi, che infondono ogni vizio negli uomini che sono consenzienti. Ci sono tante cose, quante l’anima, gravata dal peso del corpo non può scorgere e capire, perché sono al di sopra delle capacità umane; ma grazie allo Spirito vivente vidi e compresi tutto questo.

E di nuovo sentii la voce della luce vivente che mi diceva: “Le cose che vedi sono vere, e sono così come le vedi, e sono moltissime. Infatti, nelle tenebre che hai visto c’è pianto e stridore di denti, ma nel luogo nel quale non vedi le pene dei gravi tormenti, sono tenute le anime di uomini che hanno vissuto prima della vittoria del Figlio di Dio. E tra queste vi sono alcune anime che non sono della sacra fonte, perché non hanno la visione della vera fede: alcune subiscono le pene dello stesso fumo perché hanno gustato alcuni mali secolari, altre per la semplice ignoranza della fede sopportano le tenebre”.

Ci sono altre tenebre, a cui sono vicine le tenebre precedenti, sono entrambe nella perdizione , orrende e che bruciano senza fiamma, poiché mancano l’aria della luce e la fiamma del fuoco brillante. Questa è la Geenna. Sorse con la caduta degli angeli perduti e accolse Satana. Dentro di essa si trovano di tutte le miserie senza consolazione e senza speranza; vi sono le anime perdute e l’inventore antico del peccato. Quanti siano o quanto grandi o quali, l’uomo non può capirlo, perché sono tanti che nessuno se li ricorda e ci saranno per sempre. Coloro che non cercano la Grazia di Dio e non vogliono vedere Dio e non desiderano avere la vita vera, resteranno tra questi. E la morte dell’uomo cosa potrebbe vedere di quelli che di fronte a Dio sono caduti nella dimenticanza, più del fatto che la condanna comporta le pene dell’inferno?

Di tutto ciò l’antico serpente gode, perché non desidera e non vuole il bene, essendo l’autore di tutti i mali e i peccati. Infatti, lui per primo vide la lucentezza di Dio, e subito iniziò quel male che non avrebbe né dovuto né potuto essere. Ogni creatura è stata generata; ma il male che ha origine dal serpente, è stato fatto senza l’intervento di Dio. Lucifero era fatto in tutto e per tutto come uno specchio: ma volle essere luce, e non ombra della stessa luce.

Allora Dio volle fare il sole, per illuminare tutte le creature contro la luce del demonio; e pose la luna, per illuminare tutte le tenebre contro le sue insidie; e fece le stelle perché offuscassero tutti i vizi. Infatti, Dio è quella pienezza in cui non c’è né può esservi alcun vuoto. Il diavolo è un vaso vuoto: perse la sua luce a causa della superbia e si seppellì nell’inferno, dove resterà senza gloria e senza onore; è lui il predone che denudò il primo uomo e che lo espulse dal paradiso; e fu l’omicida di Abele e uccise gli uomini col primo male, quando si mostrò loro come Dio”. (Liber vitae meritorum, VI, 1-14).

Coloro che scrivono che l’inferno non esiste oppure se esiste è disabitato hanno molto da meditare…

Santa Teresa d'Avila:

"Tale visione durò un brevissimo spazio di tempo, ma anche se vivessi molti anni, mi sembra che non potrei mai dimenticarla. L’entrata mi pareva come un vicolo assai lungo e stretto, come un forno molto basso, scuro e angusto; il suolo, una melma piena di sudiciume e di un odore pestilenziale in cui si muoveva una quantità di rettili schifosi. Nella parete di fondo vi era una cavità come di un armadietto incassato nel muro, dove mi sentii rinchiudere in un spazio assai ristretto. Ma tutto questo era uno spettacolo persino piacevole in confronto a quello che qui ebbi a soffrire. Ciò che ho detto, comunque, è mal descritto. Quello che sto per dire, però, mi pare che non si possa neanche tentare di descriverlo né si possa intendere: sentivo nell’anima un fuoco di tale violenza che io non so come poterlo riferire; il corpo era tormentato da così intollerabili dolori che, pur avendone sofferti in questa vita di assai gravi, anzi, a quanto dicono i medici, dei più gravi che in terra si possano soffrire – perché i miei nervi si erano tutti rattrappiti quando rimasi paralizzata, senza dire di molti altri di vario genere che ho avuto, alcuni dei quali, come ho detto, causati dal demonio – tutto è nulla in paragone di quello che ho sofferto lì allora, tanto più al pensiero che sarebbero stati tormenti senza fine e senza tregua. Eppure anche questo non era nulla in confronto al tormento dell’anima: un’oppressione, un’angoscia, una tristezza così profonda, un così accorato e disperato dolore, che non so come esprimerlo. Dire che è come un sentirsi continuamente strappare l’anima è poco, perché morendo, sembra che altri ponga fine alla nostra vita, ma qui è la stessa anima a farsi a pezzi. Non so proprio come descrivere quel fuoco interno e quella disperazione che esasperava così orribili tormenti e così gravi sofferenze. Non vedevo chi me li procurasse, ma mi pareva di sentirmi bruciare e dilacerare; ripeto, però, che il peggior supplizio era dato da quel fuoco e da quella disperazione interiore. Stavo in un luogo pestilenziale, senza alcuna speranza di conforto, senza la possibilità di sedermi e stendere le membra, chiusa com’ero in quella specie di buco nel muro. Le stesse pareti, orribili a vedersi, mi gravavano addosso dandomi un senso di soffocamento. Non c’era luce, ma tenebre fittissime. Io non capivo come potesse avvenire questo: che, pur non essendoci luce, si vedesse ugualmente ciò che poteva dar pena alla vista. Il Signore allora non volle mostrarmi altro dell’inferno; inseguito, però, ho avuto una visione di cose spaventose, tra cui il castigo di alcuni vizi. Al vederli, mi sembravano ben più terribili, ma siccome non ne provavo la sofferenza, non mi facevano tanta paura, mentre in questa prima visione il Signore volle che io sentissi davvero nello spirito quelle angosce e afflizioni, come se le patissi nel corpo. Non so come questo sia avvenuto, ma mi resi ben conto che era per effetto di una grande grazia e che il Signore volle farmi vedere con i miei occhi da dove la sua misericordia mi aveva liberato. Sentir parlare dell’inferno è niente, com’è niente il fatto che abbia alcune volte meditato sui diversi tormenti che procura (anche se poche volte, perché la via del timore non è fatta per la mia anima) e con cui i demoni torturano i dannati e su altri ancora che ho letto nei libri; non è niente, ripeto, di fronte a questa pena, che è ben altra cosa. C’è la stessa differenza che passa tra un ritratto e la realtà; bruciarsi al nostro fuoco è ben poca cosa in confronto al tormento del fuoco infernale. Rimasi spaventata e lo sono tuttora mentre scrivo benché siano passati quasi sei anni tanto da sentirmi agghiacciare dal terrore qui stesso, dove sono. Così non c’è una volta in cui io sia afflitta da qualche sofferenza o dolore che non mi sembri una sciocchezza tutto quello che si può soffrire quaggiù, convinta che, in parte, ci lamentiamo senza motivo. Torno pertanto a dire che questa è una delle maggiori grazie che il Signore mi ha fatto, perché mi ha aiutato moltissimo, sia per non temere più le tribolazioni e le contraddizioni di questa vita, sia per sforzarmi a sopportarle e ringraziare il Signore di avermi liberato, come ora mi pare, da mali così terribili ed eterni. D’allora in poi, ripeto, tutto mi sembra facile in paragone di un attimo di quella sofferenza ch’io ebbi lì a patire". (Santa Teresa d'Avila [dottore della Chiesa]; "Libro della vita", cap. 32) [Approvazione ecclesiastica]

Santa Caterina da Siena:

(1) "Figliola, la lingua non è sufficiente a descrivere la pena di queste povere anime. Come ci sono tre vizi principali - cioè l'amore per sé stessi, da cui proviene il secondo, che è l'amore per la propria reputazione, e dalla reputazione procede il terzo, cioè la superbia, con l’ingiustizia, la crudeltà e con altri immondi e iniqui peccati che seguono questi - così ti dico che nell'inferno essi hanno quattro tormenti principali, dai quali procedono tutti gli altri tormenti. Il primo è che si vedono privati della mia visione, e ciò è per loro pena tanto grande che, se fosse possibile, sceglierebbero il fuoco e i più grandi tormenti e vedermi, piuttosto che non avere pene e non vedermi. Questa prima pena produce in loro la seconda, quella del verme della coscienza, il quale sempre rode, vedendosi essi per loro colpa privati di me e della compagnia degli angeli, avendo meritato la compagnia dei demoni e la loro visione. Il vedere il demonio (che è la terza pena) raddoppia in loro ogni fatica. Come i santi sempre esultano nella visione di Me, e vedono rinnovarsi con allegrezza il frutto delle fatiche che essi hanno portate per Me, con tanta abbondanza d'amore e disprezzo di loro medesimi, così, al contrario, in questi poveretti si rinnovano i tormenti della visione del demonio, perché nel vederlo essi conoscono più sé stessi, cioè conoscono che per loro colpa se ne sono fatti degni. E per questa ragione il verme rode ancor di più, e il fuoco di questa coscienza non cessa mai di ardere. E la pena è ancora più grande perché essi lo vedono nella sua figura, la quale è tanto orribile che non c'è cuore d'uomo che la possa immaginare. E se ben ti ricordi, quando te lo mostrai nella sua forma in un breve spazio di tempo (che sai che fu quasi un istante), tu scelsi, dopo che fosti tornata in te, di volere andare per una strada di fuoco, anche se dovesse durare fino al giorno del giudizio, piuttosto che vederlo ancora. Malgrado tutto questo che tu vedesti, tuttavia non sai bene quanto egli è orribile, perché si mostra, per divina giustizia, più orribile nell'anima che è privata di me, e più o meno secondo la gravità delle loro colpe. Il quarto tormento è il fuoco. Questo fuoco arde e non consuma, perché l'anima non può consumare sé stessa; non è cosa materiale che il fuoco può consumare, perché essa è incorporea. Ma Io per divina giustizia ho permesso che il fuoco li bruci dolorosamente, così che li affligga e non li consumi. E li affligga e li bruci con grandissime pene, in diversi modi, secondo la diversità dei peccati; chi più e chi meno, secondo la gravità della colpa. Da questi quattro tormenti provengono tutti quanti gli altri: freddo e caldo e stridore di denti e altri ancora. Ora, poiché non vollero correggersi dopo il primo rimprovero che gli fu fatto, per il falso giudizio e l'ingiustizia nella loro vita, e poiché nel secondo rimprovero, cioè nell’ora della morte, non vollero sperare né vollero dolersi dell'offesa che mi avevano fatto, ma solo della loro pena, allora hanno ricevuto così miserabilmente la morte eterna". (Santa Caterina da Siena [dottore della Chiesa]; "Dialogo della Divina Provvidenza", cap. 38) [Approvazione ecclesiastica] (1): adattamento in italiano moderno di un codice originale edito nel 1912

Santa Faustina Kowalska:

"Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell’inferno. E’ un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. Queste le varie pene che ho viste: la prima pena, quella che costituisce l’inferno, è la perdita di Dio; la seconda, i continui rimorsi di coscienza; la terza, la consapevolezza che quella sorte non cambierà mai; la quarta pena è il fuoco che penetra l’anima, ma non l’annienta; è una pena terribile: è un fuoco puramente spirituale acceso dall’ira di Dio; la quinta pena è l’oscurità continua, un orribile soffocante fetore, e benché sia buio i demoni e le anime dannate si vedono fra di loro e vedono tutto il male degli altri e il proprio; la sesta pena è la compagnia continua di satana; la settima pena è la tremenda disperazione, l’odio di Dio, le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie. Queste sono le pene che tutti i dannati soffrono insieme, ma questa non è la fine dei tormenti. Ci sono tormenti particolari che le varie anime che sono i tormenti dei sensi. Ogni anima con quello che ha peccato viene tormentata in maniera tremenda e indescrivibile. Ci sono delle orribili caverne, voragini di tormenti, dove ogni supplizio si differenzia dall’altro. Sarei morta alla vista di quelle orribili torture, se non mi avesse sostenuta l’onnipotenza di Dio. Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l’eternità. Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun’anima si giustifichi dicendo che l’inferno non c’è, oppure che nessuno c’è mai stato e nessuno sa come sia. Io, Suor Faustina, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell’inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l’inferno c’è. Ora non posso parlare di questo. Ho l’ordine da Dio di lasciarlo per iscritto. I demoni hanno dimostrato un grande odio contro di me, ma per ordine di Dio hanno dovuto ubbidirmi. Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l'inferno. Quando ritornai in me, non riuscivo a riprendermi per lo spavento, al pensiero che delle anime là soffrono così tremendamente, per questo prego con maggior fervore per la conversione dei peccatori, ed invoco incessantemente la misericordia di Dio per loro. O mio Gesù, preferisco agonizzare fino alla fine del mondo nelle più grandi torture, piuttosto che offenderTi col più piccolo peccato". (Santa Faustina Kowalska; "Diario di Suor Faustina Kowalska", pag. 276-277) [Approvazione ecclesiastica]

La veggente di Fatima, Suor Lucia:

"…la Signora aprì di nuovo le mani, come nei due mesi precedenti. Sembrò che il riflesso penetrasse la terra e vedemmo come un mare di fuoco. Immersi in quel fuoco i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o bronzee, in forma umana, che fluttuavano nell’incendio, trasportate dalle fiamme che uscivano da loro stesse, insieme a nuvole di fumo che cadevano da ogni parte uguali al cadere delle scintille nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e disperazione che suscitavano orrore e facevano tremare di paura. I demoni si distinguevano per le forme orribili e schifose di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti come neri carboni roventi. Eravamo spaventati e come per chiedere aiuto, alzammo gli occhi alla Madonna, che ci disse con bontà e tristezza: ‘Avete visto l’inferno, dove vanno a finire le anime dei poveri peccatori…’ ". (Apparizione di Fatima del 13 luglio 1917) [Approvazione ecclesiastica]

Satana secondo Maria Valtorta

Dice Gesù:
«Il nome primitivo era Lucifero: nella mente di Dio voleva dire “alfiere o portatore della luce” ossia di Dio, perché Dio è Luce. Secondo in bellezza fra tutto quanto è, era specchio puro che rifletteva l’insostenibile Bellezza. Nelle missioni agli uomini egli sarebbe stato l’esecutore del volere di Dio, il messaggero dei decreti di bontà che il Creatore avrebbe trasmesso ai suoi beati figli senza colpa, per portarli sempre più in alto nella sua somiglianza. Il portatore della luce, con i raggi di questa luce divina che portava, avrebbe parlato agli uomini, ed essi, essendo privi di colpe, avrebbero compreso questi balenii di armoniche parole tutte amore e gaudio. Vedendosi in Dio, vedendosi in se stesso, vedendosi nei compagni, perché Dio lo avvolgeva della sua luce e si beava nello splendore del suo arcangelo, e perché gli angeli lo veneravano come il più perfetto specchio di Dio, si ammirò. Doveva ammirare Dio solo. Ma nell'essere di tutto quanto è creato sono presenti tutte le forze buone e malvage, e si agitano finché una delle due parti vince per dare bene o male, come nell’atmosfera sono tutti gli elementi gassosi: perché necessari. Lucifero attrasse a sé la superbia. La coltivò, estese. Se ne fece arma e seduzione. Volle più che non avesse. Volle il tutto, lui che era già tanto. Sedusse i meno attenti fra i compagni. Li distrasse dal contemplare Dio come suprema Bellezza. Conoscendo le future meraviglie di Dio, volle essere lui al posto di Dio. Si ride, col pensiero turbato, capo degli uomini futuri, adorato come potenza suprema. Pensò: “Conosco il segreto di Dio. So le parole. Mi è noto il disegno. Posso tutto ciò che Lui vuole. Come ho presieduto le prime operazioni creative posso procedere. Io sono”. La parola che solo Dio può dire fu il grido di rovina del superbo. E fu Satana. Fu “Satan”. In verità ti dico che il nome di Satan non venne messo dall’uomo, che pure, per ordine e volere di Dio, mise un nome a tutto ciò che conobbe essere, e che tuttora battezza con un nome da lui creato le sue scoperte. In verità ti dico che il nome di Satan viene direttamente da Dio, ed è una delle prime rivelazioni che Dio fece allo spirito di un suo povero figlio vagante sulla terra. E come il mio Nome Ss. ha il significato che ti ho detto una volta, ora ascolta il significato di questo nome orrendo. Scrivi come ti dico:









Sacrilegio 

Ateismo 

Turpitudine 

Anticarità 

Negazione 

 

Superbo 

Avverso 

Tentatore e traditore 

Avido 

Nemico 

Questo è Satan. E questo sono coloro che sono malati di satanismo. E ancora è: seduzione, astuzia, tenebra, agilità, nequizia. Le 5 maledette lettere che formano il suo nome, scritte col fuoco sulla sua fronte fulminata. Le 5 maledette caratteristiche del Corruttore contro le quali fiammeggiano le 5 benedette mie Piaghe, che col loro dolore salvano chi vuole essere salvato da ciò che Satana continuamente inocula. Il nome di “demonio, diavolo, belzebù” può essere di tutti gli spiriti tenebrosi. Ma questo è solo il “suo” nome. E in Cielo non è nominato che con quello, perché là si parla il linguaggio di Dio, in fedeltà d’amore anche per indicare ciò che si vuole, secondo come lo ha pensato Iddio. Egli è il “Contrario”. Quello che è il contrario a Dio. Quello che è il contrario di Dio. E ogni sua azione è l’antitesi delle azioni di Dio. E ogni suo studio è portare gli uomini ad essere contrari a Dio. Ecco ciò che è Satana. È “il mettersi contro di Me” in azione. Alle mie tre virtù teologali oppone la triplice concupiscenza. Alle quattro cardinali e a tutte le altre che da Me scaturiscono, il vivaio serpentino dei suoi vizi orrendi.
Ma, come si dice che di tutte le virtù la più grande è la carità, così dico che delle sue antivirtù la più grande e a Me repulsiva è la superbia. Perché per essa tutto il male è venuto. Per questo dico che, mentre ancora compatisco alla debolezza della carne che cede al fornite della lussuria, dico che non posso compatire all’orgoglio che vuole, da nuovo Satana, competere con Dio. Ti paio ingiusto? No. Considera che la lussuria in fondo è vizio della parte inferiore che in alcuni ha appetiti tanto voraci, soddisfatti in momenti di abbrutimento che inebetisce. Ma la superbia è vizio della parte superiore, consumato con acuta e lucida intelligenza, premeditato, duraturo. Lede la parte che più somiglia a Dio. Calpesta la gemma data da Dio. Comunica somiglianza con Lucifero. Semina il dolore più della carne. Perché la carne potrà far soffrire una sposa, una donna. Ma la superbia può fare vittime in interi continenti, in ogni classe di persone. Per la superbia è stato rovinato l’uomo e perirà il mondo. Per la superbia langue la fede. La superbia: la più diretta emanazione di Satana.
Ho perdonato ai grandi peccatori del senso perché erano privi di superbia di spirito. Ma non ho potuto redimere Doras, Giocana, Sadoc, Eli e altri pari loro, perché erano i “superbi”.»

 

SANTA VERONICA GIULIANI PARLA AI SACERDOTI

 

Questa notte, dopo lungo travaglio, ho avuto il raccoglimento nel quale il Signore mi ha fatto vedere  una moltitudine di sacerdoti, tutti con abito sacerdotale; ma anche, nel medesimo punto, mi ha fatto comprendere che, fra essi, vi sono molti Giuda e suoi nemici; [...]. In un subito, una parte di essi sono divenuti come mostri infernali e peggio che gli stessi demoni. A questa vista così spaventevole il Signore, da capo a piedi tutto grondava sangue; ed, in questo punto, mi ha comunicato che quel sangue che Lui versava, glielo facevano versare i peccati e sacrilegi che commettevano detti sacerdoti, ed erano come tante spade e pugnali, come tante ferite e colpi verso Sua Divina Maestà. E mi fece vedere quel suo prezio­sissimo sangue scorrere come un fiume per terra, acciò io vedessi la poca stima e poco conto che ne faceva chi aveva potestà di tenerlo nelle medesime  mani ed anche riceverlo indegnamente, come facevano tutti quei tali che Egli mi faceva vedere. 

Io gli domandai se mi volesse fare intendere chi erano, ma Egli mi disse: «No, questi non si sapranno sino al dì del Giudizio. Già sono tutti condannati al fuoco eterno». Io risposi: «Sia fatta la vostra santa volontà! Ma ditemi, Signore, Voi non mi avete eletta per mezzana fra Voi e i peccatori? Ora io eccomi pronta anche a dare la vita e il sangue, per- la gloria vostra e per salute di queste anime». II Signore mi disse: «Sì, tutto è vero; ma ora, per questi tali, non vi è nessun rimedio, perché di continuo, mi calpestano e mi flagellano». Così dicendo, con volto tutto severo, ha detto: «Ite, maledicti!». Oh, Dio! In un subito, li ho veduti sparire come densissimo fumo. Quelli, invece, che erano restati con la veste sacerdotale, il Signori li ha benedetti, e li ha confermati padroni del suo Corpo e del suo Sangue (D 1,926).  

Una volta il Signore mi fece comprendere quanto gli dispiacciono le offese che gli recano i religiosi  ed, in particolare, quelli che si fanno padroni del suo Santissimo Corpo e Sangue, cioè i sacerdoti. «Questi tali - così mi disse il Signore - sono cagione di tirare al precipizio tutto il mondo, perché si servono di me, mi prendono, mi tengono nelle loro inani, non per magnificarrni, ma per farmi ogni ignominia ed oltraggio». Poi mi disse: «Mira». In un subito mi fece vedere, tutti quei tali divenuti più spaventevoli degli stessi demoni: «Non posso fare grazie a questi; no, no, no!». E, di nuovo, li scacciò da Sé, con la maledizione (D II, 9). 

Dopo la santa Comunione, subito fui rapita in estasi e vidi Nostro Signore Glorioso, il quale così mi disse: «Io sono il tuo Sposo; [...]. Fermati in me; confermati nel mio volere e non dubitare. Sono io per te. Dimmi: Che brami?». In quel momento gli raccomandai una persona e, nello stesso istante, me la fece vedere: sembrava un demonio dell'inferno, tant'è che il Signore si copriva il volto per non guardarla. Domandai al Signore chi fosse quel mostro d'inferno ed Egli mi disse che era quel tale che io gli raccomandai. Oh, Dio! Che spavento mi diede! Non sto a dire chi esso sia; bensì che non è di questa città, ma che sta qui ed è anche un sacerdote. Iddio mi fece capire che costui aveva tutto il suo pensiero nelle cose della terra e che ambiva molto alle dignità umane, la qual cosa reca a Iddio molto dispiacere, poiché questi sono cuori attaccati alle ricchezze, in cui regna una superbia occulta che il Signore non può tollerare, specie nei sacerdoti. 

Capii così che Iddio sta tra le mani di questi tali come stava tra le mani di Giuda, il traditore. Subito dopo disparve tutto come denso fumo (D II, 58). 

Mentre raccomandavo a Dio i bisogni presenti, mi parve d'intendere che Egli era molto offeso, a causa dei "Giuda" che lo tradiscono, ogni mattina, sul santo Altare. Iniziai, allora, ad offrirgli preghiere, a domandargli perdono delle mie colpe e delle mie ingratitudini, supplicandolo, per amor mio, di non castigarli; mi esibii a patire tormenti e pene, in penitenza dei miei peccati e di quelli altrui; gli chiesi anime, tutte le anime e dicevo: «Dio mio, Voi che siete tutto amore e carità; fatemi questa grazia, deponete il castigo e perdonateci! Io mi esibisco a patire pene e tormenti per vostro amore». Detto ciò, capii che mi avrebbe fatto la grazia, ma solo per quella volta. Allora, subito replicai: «Dio mio, questa grazia la vorrei per sempre!», ma Egli così rispose: «Per adesso te la concedo; ma per sempre, no!». Il Signore era davvero offeso (cf. D III, 74). 

Una mattina, facendo la Comunione spirituale provai lo stesso effetto della Comunione sacramentale e fui rapita in estasi. Ricordo che Iddio mi raccomandò, in modo speciale, tutti i sacerdoti, ma sopratutto quelli che stanno in disgrazia di Dio, poiché quanti, oh, quanti ve ne sono! (D III, 420). 

In un'estasi, Maria SS.ma mi disse: «Figlia, [...]; vi sono cristiani che vivono come le bestie; non vi è più fede nei fedeli, vivono come se Iddio non esistesse; e mio Figlio sta col flagello in mano per punirli... Oh, quanti sacerdoti, poi, e quanti religiosi e religiose offendono Dio! Tutti costoro calpestano i Sacramenti, disprezzano il Preziosissimo Sangue di Gesù e lo tengono sotto i loro piedi. Questi infettano le Comunità, le città intere; sono come appestati, hanno il nome di cristiani, ma sono peggio degli infedeli. Figlia, prega, patisci pene e fa' che tutti facciano lo stesso, acciò Iddio deponga il flagello» (cf. D 111, 999).  

Al termine di una Messa, chiesi a Maria SS.ma di benedire, assieme al Padre celebrante, i miei superiori, le mie consorelle, tutti coloro che aiutano l'anima mia, il Pontefice e tutti i poveri cristiani, ed Ella così mi rispose: «Il Pontefice ne ha pochi di veri cristiani. Figlia, prega e fa' pregare, soprattutto per i sacerdoti che trattano sì malamente mio Figlio» (cf. D III, 1196).  

Maria SS.ma a S. Veronica: «Figlia, sappi che ora nel mondo è venuto un vivere tale che pochi si salveranno. Tutti offendono Dio, tutti sono contrari alla legge di Dio, ma quello che più dispiace a Dio è il peccato, specie quello commesso nelle Religioni e dai sacerdoti che, ogni mattina, consacrano indegnissimamente. Oh! Quanti, oh, quanti vanno giù nell'inferno. Figlia, Iddio vuole che tu patisca e preghi per tutti costoro» (D IV, 358). 

Maria SS.ma a S. Veronica: «Figlia, voglio che tu descriva i sette luoghi, più penosi, che stanno nell'inferno, e per chi sono. 

Il primo è il luogo ove sta incatenato Lucifero, e con esso vi è Giuda che gli fa da sedia, e vi sono tutti quelli che sono stati seguaci di Giuda. Il secondo è il luogo ove stanno tutti gli ecclesiastici e i prelati di santa Chiesa, poiché essendo stati elevati in dignità ed onori hanno pervertito maggiormente la fede, calpestando il sangue di Gesù Cristo, mio Figlio, con tanti enormi peccati [...]. Nel terzo luogo che tu vedesti, vi stanno tutte le anime dei religiosi e delle religiose. Nel quarto vi vanno tutti i confessori, per aver ingannato le anime, loro penitenti. Nel quinto, vi stanno tutte le anime dei giudici e dei governatori della giustizia. Il sesto luogo, invece, è quello destinato a tutti i superiori e alle superiore della religione. Nel settimo, infine, vi stanno tutti quelli che hanno voluto vivere di propria volontà e che hanno commesso ogni sorta di peccati, specie i peccati carnali» (D IV 744). 

Maria SS.ma a S. Veronica: «In un rapimento, fosti portata nell'inferno per subire nuove pene e, nel tuo arrivo, vedesti che precipitavano in esso tante e tante anime, ed ognuna aveva il suo luogo di tormento. Ti fu fatto conoscere che queste anime erano di varie nazioni, di tutte le sorte di stati, cioè di cristiani e d'infedeli, di religiose e di sacerdoti. Quest'ultimi stanno più vicini a Lucifero, e patiscono così tanto che mente umana non può comprenderlo. All'arrivo di queste anime, tutto l'inferno si mette in festa e, in un istante, partecipano di tutte le pene dei dannati, offendendo Dio» (D IV, 353). (...) , ,)

Beata Anna Schaffer 

ANNA, BERSAGLIO DI SATANA 

Tra i dolori che afflissero la vita di Anna, non vanno dimenticati i durissimi e prolungati attacchi del demonio. 

Come disse il Santo Curato d'Ars: "gli amici di Dio sono sempre in duro combattimento col demonio e specialmente coloro che, con amore e fedeltà, si interpongono per la salvezza delle anime". 

Quando Satana, col permesso di Dio, tormenta duramente un'anima, viene vinto proprio dal sacrificio di questa creatura: è proprio l'offerta di questo sacrificio che impedisce al diavolo di far del male ad altre anime. Queste sofferenze riparatrici sono però molto pesanti per chi ne è colpito, perché la rabbia del demonio si scatena in maniera tremenda su chi gli toglie un'anima. 

Grande è il mistero della malvagità di Satana e del suo odio. I tormenti che Anna dovette patire da parte del demonio furono prove permesse da Dio. Il suo direttore spirituale, a conoscenza di tutto, così testimonia: "Anche se immersa nelle tenebre, tormentata, percossa da Satana, la povera Anna non si rifiutò mai di accettare la volontà di Dio. Diceva sempre il suo 'sì' e manifestava in questo modo il suo totale abbandono e la sua insondabile fiducia nell'aiuto della grazia di Dio. Quando la sua anima era immersa in un'angoscia mortale, si rivolgeva con una fiducia illimitata al Sacro Cuore di Gesù dicendogli: 'Sacratissimo Cuore di Gesù, io confido in Te!'. Questa giaculatoria le era tanto cara e le dava grande forza".

  

LA GIOVANE DI HIENDORF E IL MALIGNO

Molte volte e a lungo ricevetti dei duri colpi dal maligno. 

La notte fra il 13 e il 14 ottobre 1918 fu molto dolorosa e sopportai molte sofferenze. Erano le due e mezza di notte quando udii una carrozza che prove­niva al galoppo da Hiendorf, passando quindi davanti alla chiesa. 

Compresi subito che questa carrozza era venuta a prendere il sacerdote perché portasse il santo Viatico ad una giovane di quel paese che era molto ammalata. Dopo pochi minuti la carrozza ripartì velocemente verso Hiendorf. Accompagnai spiritualmente il Salvatore lungo quel viaggio, pregandolo con fervore perché concedesse a quella povera ragazza di riceverlo nell'Eucaristia così da compiere, unita a Lui, il grande viaggio verso l'eternità. 

Pregai per quella ragazza fino alle quattro e mezzo, poi caddi in un sonno molto leggero, ma solo per pochi minuti. Quel breve tempo fu però sufficiente perché potessi avere un sogno bruttissimo. Mi sembrava che il maligno fosse lì vicino a me e mi percuotesse così duramente e così a lungo da togliermi quasi il respiro. Il diavolo mi disse che mi picchiava perché avevo pregato tanto per quella ragazza di Hiendorf. "Questa faccenda - disse - non ti deve inte­ressare!". Sempre nel sogno, cominciai a gridare con tutte le mie povere forze. Nel frattempo udii delle persone sotto la finestra della mia camera e riconobbi la voce del Parroco che diceva: “Anna, Lei deve andare subito a Hiendorf; la figlia del sindaco è morta!”, ma io non potevo muovermi perché continuavo a ricevere colpi. Sentii mia madre che diceva: "Svegliati e non gridare così forte; ti sentono fino in strada e già qualcuno dei vicini è venuto a bussare!". Io volevo risponderle: "Sì, mamma, ma è morta la figlia del sindaco di Hiendorf!". Avrei voluto rispondere, ma non riuscii a pronunciare neppure una sillaba. 

Intanto continuavo a invocare con tutto il cuore il santissimo Nome di Gesù e dopo alcuni istanti mi svegliai del tutto. Erano quasi le cinque del mattino. Dopo questo brutto sogno mi sentii così debole da non riuscire a parlare. Rimasi così gravemente indebolita e disfatta per tutto il giorno, che era come se tutte le mie membra fossero state spezzate in due. 

Ho avuto molte altre volte sogni così tremendi e quasi sempre ne uscivo talmente distrutta da non riuscir neanche a parlare. 

  

TU NON DEVI SCRIVERE A NESSUNO!

La notte dal 5 al 6 novembre 1919 sognai che il maligno mi percuoteva di nuovo e diceva: "Tu non devi scrivere a nessuno, non devi interessarti degli altri" (Vedi: Nota 16) e continuava a percuotermi e a minacciarmi. 

NOTA 16 - Satana cerca di impedire che venga fatto in qualsiasi modo dei bene, anche quel po' di bene che può produrre una lettera e la povera Anna lo dovette sperimentare a sue spese, sopportando le tremende percosse con le quali il demonio colpiva il suo corpo, soprattutto le sue piaghe ed i suoi piedi scorticati. Ciò nonostante Anna non smise mai di scrivere lettere, portando conforto a chi era nell'avvilimento e speranza a chi era nella disperazione.

  

PER CHI SOFFRI?

Una volta sognai che qualcuno batteva alla mia porta. Dissi: "Avanti!". Entrò una persona spaventosamente brutta che mi domandò subito: "Per chi soffri?". Risposi: "Per Gesù, solo per Gesù!". Appena dissi "Per Gesù", quell'indivi­duo prese la mia mano destra e mi percosse con essa quanto poté, sbattendola anche contro la sponda del letto. Poi mi colpì duramente sulla testa e lasciò la stanza con orrende bestemmie. 

Ogni volta che scrivo una lettera a una persona per aiutarla con qualche buona parola, oppure quando mando un libro a qualcuno, subito in sogno ricevo una quantità di percosse dal maligno. 

Il 20 gennaio 1920 sognai di nuovo che il maligno mi volesse percuotere violentemente, ma non riusciva a prendermi. In cuor mio, chiamavo il santissi­mo Nome di Gesù e per questo il nemico era arrabbiatissimo con me. Per più di un'ora non mi lasciò in pace. Sempre in sogno, quando il diavolo si avvici­nava, io cominciavo a gridare con tutte le forze. Udivo mia madre che cercava di svegliarmi, ma il maligno, nonostante io invocassi il santissimo Nome di Gesù, non se ne andava. Comunque, non poteva né venirmi molto vicino, né percuotermi. 

"Sacratissimo Cuore di Gesù sii il mio rifugio, sia quando sono sveglia, sia quando dormo!" 

Il 20 e il 24 dicembre 1920 sognai nuovamente il maligno. Nel sogno del primo marzo 1921 il diavolo mi percuoteva molto forte e diceva: "Adesso potrai gridare davvero!", ma pur dicendo questo mi tappava la bocca. 

Il 21 dicembre 1921 sognai di essere a letto, con la mano destra abbandonata lungo la sponda, quand'ecco venire il demonio che cominciò a graffiare e a scuoiare la mia mano. Ogni volta che cercavo di sollevarla, egli la tirava giù di nuovo. Mi svegliai e vidi che effettivamente avevo la mano a penzoloni lungo la sponda del letto. 

  

DURI COLPI DAL DEMONIO 

Alla fine di maggio del 1921 sognai il diavolo. 

Verso la metà della notte, dopo una giornata veramente dolorosa, caddi in un breve torpore e vidi in sogno il maligno vicino al mio letto che percuoteva quanto più poteva le mie ferite.

  

LA TESTIMONIANZA DI UNA PERSONA AMICA

Una persona che ha regolarmente assistito la povera Anna, così racconta nei suoi scritti: "Il bene che Anna fece, con la parola e con l'esempio, non poteva piacere a Satana. Anna mi ha detto spesso (e sua madre lo ha confermato) che il demonio andava da lei di notte e la percuoteva, talvolta anche in sogno. La maggior parte delle volte Anna non poteva gridare forte, ma solo sospirare. Sua madre spesso si svegliava e capiva subito che il maligno era di nuovo là e da là non si allontanava fino a che Anna non veniva cosparsa di acqua santa. 

Talvolta teneva tappata la bocca di Anna e le diceva: 'Prova a gridare se sei capace'. Altre volte la picchiava sui suoi poveri piedi piagati. 

Anna mi raccontò spesso che, a causa delle percosse del maligno, quasi sempre riportava delle graffiature e delle tumefazioni in tutto il corpo. Spesso, appena il diavolo arrivava alla sua vista, Anna cadeva in svenimento per la paura. 

Se Anna pregava per la conversione di qualche anima, l'ira del demonio non aveva limiti; infuriato le gridava: “Non posso prendere te, questo lo so, ma tu non devi interessarti delle altre anime; non ti permetto di strapparle dalle mie mani. Tu non devi pregare per nessuno”. 

  

L'ULTIMO FEROCE ATTACCO DI SATANA

Questo fatto è riportato dalla sorella di Anna, Kathi: "Il 9 agosto 1925, alcuni mesi prima della morte di Anna, il Parroco le volle portare la Santa Comunione alle quattro del mattino, perché poi alle cinque doveva partire. La nostra mamma si alzò quindi alle tre e mezza e subito andò nella stanza di Anna; la vide immobile nel letto: sembrava dormire. Stava ritornando sui suoi passi per andare a vestirsi, quando sentì un colpo pauroso. Si voltò di scatto spaven­tata: Anna giaceva nell'angolo della stanza con il viso sul pavimento, raggo­mitolata come un verme. I denti superiori erano rotti, la lingua gonfia e bucata da parte a parte. Sanguinava dalla bocca e dal naso, sopra l'occhio sinistro c'era una profonda ferita, simile a quella che si vede sul volto di Cristo nella Sindone. 

Anna non sarebbe mai stata capace di rialzarsi, né avrebbe potuto muoversi per i suoi piedi piagati. Era stata sbalzata lontana dal letto, oltre il comodino; un ultimo attacco furioso dell'inferno a questa creatura piena di dolori che aveva strappato tante anime al demonio. 

La caduta le procurò anche conseguenze mentali: da quel momento, infatti, spesso le sue parole divennero confuse. In certi periodi, comunque, ritornava alla piena conoscenza". 

I MISTERI DELL’ALDILA’ SVELATI A JOSEFA  

1972 

Paolo VI all'udienza generale "Liberaci dal Male".

"Oggi si preferisce mostrarsi spregiudi­cati, atteggiarsi a positivisti, aprire la propria anima alle esperienze licenziose dei sensi, a quelle deleterie degli stupefacenti, come pure alle seduzioni degli errori di moda .... Cer­chiamo di dare senso ed efficacia all'invoca­zione della nostra principale orazione:

Liberaci dal male!

Oggi il bisogno maggiore è la difesa da quel male che chiamiamo Demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un'ef­ficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore.

Terribile realtà: misteriosa e paurosa".  

AVVERTENZA 

" ... Non ci sia in mezzo a voi ... chi fa l'indovino o predice le sorti o mago, nè chi fa incantesimi o consulta gli spettri e gli spi­riti, nè chi evoca lo spirito dei morti. Chiun­que pratica queste cose è in abominio davan­ti al Signore ..." (Deu t. 18, 10-12) 

Alle evocazioni medianiche non rispon­dono le anime dei morti, ma gli spiriti del male. 

Le anime dei morti parlano talora per espresso volere di Dio ad insegnamento dei viventi. 

Quello che Josefa ci trasmise riguardo all'Inferno non deve spaventare nessuno, ma farci conoscere meglio l'infinita bontà di Dio che vorrebbe tutti salvi. 

Il demonio poi è come un cane a cate­na e può solo quello che Dio gli permette. 

Il Signore parlò a Josefa (*) dal 1920 al 1923, anno della sua morte. La Società del Sacro Cuore serbò nel segreto questi scritti fino al 1938 quando il Cardinale Pacelli, al­lora Protettore della Società, volle farli co­noscere al mondo e divenuto poi Pio XII ne benedì largamente la diffusione. 

Ben spesso Gesù ripeteva a Josefa: "Non per te, ma per le anime, io parlo". Attualmente questi scritti sono tradotti in tutte le lingue conosciute. 

II testo aggiornato e completo del Mes­saggio si trova nel libro: "Gesù Cristo ieri e oggi” e “Colui che parla dal fuoco”. M. L.  

1920 

Il demonio, pur restando invisibile, tor­menta Josefa in mille modi per farle abban­donare la sua vocazione. 

"Una sera, al principio di aprile, la ten­tazione di andarmene mi assalì più violenta; durante l'intera giornata non avevo fatto che ripetere: - "Dio mio, Ti amo! " - risoluta com'ero di essergli fedele. Nel coricarmi misi il Crocifisso, come sempre, sotto il guanciale. Verso mezzanotte mi svegliai e, baciandolo, dissi con tutto il cuore: "da questo momen­to ti amerò sempre più! ". In quell'istante stesso mi trovai afferrata da una forza invisi­bile e sentii tale una scarica di colpi, come di pugni, che credetti morirne. Quel suppli­zio durò tutta la notte e continuò durante la meditazione e la Messa. Ero così spaventata che non potevo staccarmi dal mio Crocifisso; ero sfinita e non osavo fare alcun movimen­to. Finalmente, al momento dell'Elevazione, vidi passare presso di me un bagliore, quale un lampo, e sentii un rumore come un forte soffio. Tutto cessò all'improvviso, ma restai indolenzita per parecchi giorni". 

In tal modo Josefa iniziò quella lotta che sosterrà tutta la vita contro il nemico delle anime. Però resta calma ed ugualmente fedele al suo giornaliero dovere e alla regola. La sua confidenza e l'obbedienza verso la Maestra delle novizie aumenta e presso di lei trova pace e forza per soffrire maggiormente.   

5 giugno 1920 

Dopo un più formidabile assalto infer­nale, Josefa, decisa a partire, entrava con 1e consorelle, in cappella per l'adorazione euca­ristica pomeridiana. Gesù l'attendeva. Essa, sotto l'azione diabolica, disse: 

"No, non vestirò l'abito, voglio tornare a casa! ". 

"Per cinque volte dissi così - scriveva più tardi - ma non potei ripeterlo di più. O Gesù, quanto sei stato buono con me! ". 

Ad un tratto Josefa avvolta da quello che ella chiamava ingenuamente "placido sonno" si risvegliò nella ferita del Cuore Di­vino. 

"Non posso spiegare ciò che avvenne in me. Altro non ti chiedo, Gesù - ella scrive - che di amarti e rimanere fedele alla mia vocazione! ". 

Nella luce da cui è circondata, vede i peccati del mondo e si offre a dare la vita per consolare il Cuore trafitto di Gesù. Un desiderio veemente di unirsi a Lui la consu­ma, e nessun sacrificio le sembra troppo ar­duo per restar fedele alla propria vocazione. Le tenebre dello spirito si sono dissipate nel­la Luce divina, e la desolazione è scomparsa, dando luogo ad una felicità indicibile. 

"Dio ha fatto questo cambiamento - ella osserva negli appunti scritti per obbe­dienza - mi sento confusa per tanta bontà! Vorrei amarlo pazzamente e non gli chiedo che due cose: amore e riconoscenza per il Suo Cuore adorabile! Conosco più che mai quanto sono debole, ma altresì più che mai aspetto da Lui forza e coraggio... Non avevo mai riposato in quella divina ferita.... ora so dove andare a rifugiarmi nei momenti della tribolazione ho trovato il luogo del riposo e dell'amore! ". 

Santa Teresa in una pagina mirabile ha descritto la sua discesa nell'inferno che le lasciò nell'anima tracce incancellabili. 

Josefa ha più volte stesa, per obbedien­za, la relazione delle sue lunghe discese nel­l'abisso del dolore e della disperazione, discese numerosissime e in certi periodi quotidiane. Questa documentazione, altrettanto im­pressionante che semplice, si collega, dopo quattro secoli, alla descrizione classica della grande contemplativa di Avila. Rende la me­desima risonanza di sofferenza e di contrizio­ne, di amore riparatore e di zelo ardente. 

La SS. Vergine disse a Josefa: - "Tutto quello che il Signore permette che tu veda e soffra delle pene infernali, è perchè tu lo faccia sapere per la gloria del Cuore di Gesù e per la salvezza di molte anime". 

Il dogma dell'Inferno, così spesso com­battuto o semplicemente taciuto da una spi­ritualità incompleta, con danno reale delle anime e perfino con pericolo della loro sal­vezza, viene così rimesso in luce. Chi potrà dubitare dell'esistenza di una potenza infer­nale accanita contro Cristo e il Suo Regno leggendo in queste pagine ciò che Josefa ha visto, inteso e sofferto? Chi potrà, inoltre, misurare il merito riparatore di quelle lunghe ore trascorse in quella prigione di fuoco? " Josefa, che vi si crede imprigionata per sem­pre, testimone degli sforzi accaniti del demo­nio per rapire eternamente le anime a Gesù Cristo, sperimenta il dolore dei dolori, quello di non poter più amare. 

Qualche estratto dei suoi scritti potrà giovare a molte anime. Non sono forse un grido di allarme gettato a quelle che debbo­no risalire un pendio? E soprattutto, non sono un richiamo dell'amore per quelle che si decideranno a nulla risparmiare per strap­pare le anime alla perdizione? ...  

Giugno 1921

Gesù si mostra con tre nuove ferite nel Cuore:- 'Sono tre sacerdoti che feriscono il mio Cuore, offri per essi tutto ciò che farai'.' 

Da quel momento molte sofferenze di anima e di corpo affliggono Josefa. 

Gesù aprì il Suo Cuore a Josefa dicen­dole: 

"Entra qui e continua ad affidarmi ciò che ti ho chiesto". 

"E i tre sacerdoti? ". 

"Chiedili al mio Cuore. Non sono anco­ra tornati, ma si ravvicinano a Me".  

3 giugno 1921 - Festa del Sacro Cuore 

"Il Suo Cuore si è acceso maggiormente e mai l'avevo visto così! ...". 

"Si, oggi è il giorno del mio amore. Le anime, queste anime che amo tanto, mi riempiono di gioia venendo a cercare forza e rimedio nel mio Cuore che desidera tanto ar­ricchirle. Ecco quello che mi glorifica e mi consola di più! ". 

- "Che vuoi? dimmelo! ". 

"Ma Gesù mio, non lo sai forse e i tre sacerdoti?... Te ne supplico, poichè lo desi­deri tanto:.. Tu solo puoi far ciò! ...". 

Allora, con solennità maestosa e, ad un tempo, con letizia divina, Gesù mostrando il Cuore disse: 

"Josefa, sono tornati al mio Cuore! ". Poi, come pervaso da commozione in­tensa proseguì: 

“Se avessero respinto la mia Grazia, sarebbero stati responsabili della perdita di molte anime”.  

26 luglio 1921 

"Vengo a portarti la mia croce - dice Gesù - perchè voglio che tu ne assuma il ca­rico in vece mia". 

"Allora è rimasto senza croce e mi sono sentita oppressa da tale sofferenza che, se Gesù non mi avesse data una forza speciale, non avrei potuto sopportarla". 

"Per questa impresa (ricondurre al mio Cuore una Comunità tiepida e rilassata) ho scelto nove anime. Ora sono con te, poi ti lascerò ed andrò da un'altra. Così sarà sem­pre una delle mie spose che mi consolerà". Dopo essere rimasto un istante in silen­zio ha proseguito, come parlando a se stesso: "Sì, è vero, molte anime mi feriscono con le loro ingratitudini, ma quante di più sono quelle in cui mi riposo e che formano la mia delizia! " il peso della croce Josefa si è ri­messa al lavoro, in presenza del suo Signore 

che le dice: 

"Lavora in mia compagnia". 

Josefa continua a portare la croce che Gesù offre via via alle sue nove anime scelte.   

27 luglio 1921 

"Soffri con coraggio - le dice Nostro Signore - affinchè le mie spose si lascino pe­netrare dal dardo del mio amore". 

E dal Suo Cuore uscì un raggio infuoca­to. 

"Bacia le mie mani, bacia anche i miei piedi. Ripeti con me: Padre mio, il Sangue del Figlio Tuo non ha dunque abbastanza va­lore? Il suo Cuore, le sue piaghe, il suo san­gue... Tutto ti offre per la salvezza di quelle anime! ". 

"Ripetevo queste parole con Lui - scri­ve Josefa - Egli stava in silenzio, a lunghi tratti, e credo che pregasse, poichè teneva le mani giunte e guardava il cielo... Alle quattro del mattino mi ha detto: 

"Ora ti lascio; un'altra delle mie spose mi aspetta. Come sai siete nove... le elette del mio Cuore!... Ritornerò domani all'una e ti lascerò nuovamente la croce... Addio! Avevo sete e mi desti da bere. Sarò la tua ricompensa! ".  

29 luglio 1921 

All'una del pomeriggio Gesù tornò con la Sua croce. 

"Eccomi - disse - al fine di farti par­tecipare alle sofferenze del mio Cuore op­presso e pieno di amarezze". 

Le affidò la sua croce e la immerse su­bito in quella angoscia sperimentata nei due giorni antecedenti. 

Molto sangue sgorgava dalla ferita del cuore: 

"Ripeti con me - dice Gesù - "Eterno Padre, guarda queste anime imporporate dal Sangue del Figlio Tuo Gesù Cristo, di quella Vittima che incessantemente si offre a Te. Quel Sangue che purifica, accende e consu­ma, non sarà abbastanza potente per com­muovere quelle anime? ...” 

Rimase in silenzio per qualche minuto. 

Ripetei parecchie volte le sue parole. Poi dis­se con forza: 

"Sì, voglio che ritornino a Me! Voglio che si infiammino di amore ardente mentre io mi consumo per loro di amore doloroso". Quindi aggiunse con tristezza: 

"Ah! Se le anime comprendessero fino a qual punto giunge il mio ardentissimo desi­derio di comunicarmi ad esse! 

"Ma quanto sono poche quelle che ca­piscono come il mio Cuore ne rimane feri­to!".  

27-31 luglio 1921 

Dice Maria SS. a Josefa: 

"Soffri per salvare una mia cara figlio­la... Gesù la voleva per Sè, ma non corrispo­se alla Divina chiamata, domani deve morire; che consolazione per il mio cuore materno se non cadrà in inferno! ". 

Josefa pregò tutta la notte e il giorno dopo fu terrorizzata da rumori infernali. Col­pita e spaventata si rifugiò presso la statua della Madonna. 

D'un tratto tutto si calmò, la Madonna sorridendo posò la mano sulla testa di Jose­fa: 

- Ha già reso conto della sua vita, po­verina, quale lotta ha dovuto sostenere! quando il demonio ha visto che quell'anima gli sfuggiva ha cercato di toglierle la pace e quanto l'ha fatta soffrire! Era furioso con­tro di te, perchè mi aiutavi a strappargliela. E' morta molto pentita e la sua fine è stata serena, ora è in Purgatorio. 

La notte seguente Josefa fu svegliata da gemiti e udì una voce - "Sono l'anima che la Madonna ti ha chiesto di salvare, sono an­ni che soffro orribilmente, abbi compassione di me! 

- "Sei in Purgatorio solo da un giorno e due notti" - replicò Josefa - quale devo­zione alla Madonna hai serbato per ottenere la sua protezione? " 

- "Da quando mi sono abbandonata al peccato la mia unica devozione è stata di re­citare ogni sabato una Salve Regina". 

Tre giorni dopo quell'anima sale in cie­lo grazie ai suffragi di Josefa e prima di sali­re va a ringraziare la sua benefattrice.  

5 agosto 1921 

Gesù viene splendente di bellezza: "Voglio che tu ti consumi nel mio Amore. Te l'ho già fatto comprendere: tu non troverai felicità che nel mio Cuore. Vo­glio che tu mi ami, giacchè ho fame di amo­re, ma che tu bruci anche dal desiderio di vedermi amato e che il tuo cuore non abbia più altro alimento che questo desiderio. Tutti i giorni, dopo la Comunione, ripe­ti col massimo ardore possibile: "Cuore di Gesù, che il mondo intero si accenda del Tuo amore! ".  

8 agosto 1921 

La sera Gesù tornò nello splendore ra­dioso del Suo Cuore e delle Sue Piaghe. Tornò senza croce! Josefa non osa credere alla felicità che presagisce dall'aspetto lumi­noso del Maestro. Gli chiede la croce! "Domani quella Comunità religiosa co­mincerà il ritiro e presto diverrà per il Mio Cuore un rifugio di grande consolazione".  

25 settembre 1921 

E' giunta l'ora degli assalti accaniti. Alle prese con la violenza di Satana, Josefa non cessa di ripetere nella sua volontà: "Essere fedele, o morire" : Ma tuttavia presto si crede abbandonata e respinta da Dio! 

Due o tre volte la pace ritorna improv­visa al ricordo di qualche parola del Maestro. In quei rari minuti tutta l'anima sua rientra in pieno possesso di sè con amore così ar­dente che non trova espressioni sufficienti.   

28 novembre 1921 

Al demonio è stato dato un nuovo po­tere. Josefa per la prima volta ascolta la voce diabolica che ormai la perseguiterà giorno e notte nei corridoi, al noviziato, al laborato­rio, al dormitorio: "Tu sarai nostra... sì, tu sarai nostra! ... ti stancheremo... ti vincere­mo..., ecc. ". Questa voce la terrorizza ma non le toglie il coraggio.  

6 dicembre 1921 

Josefa vede il demonio in forma di un grosso cane nero con occhi fiammeggianti, vuol slanciarsi su di lei ma non può.  

17-18 dicembre 1921 

Il demonio assume l'aspetto di un uo­mo avvolto in un chiarore fumoso e cerca di sedurre Josefa con parole sdolcinate, messo in fuga dal Crocifisso di Josefa torna all'as­salto e si getta su di lei facendole subire a­troci tormenti. L'accusa poi di aver fatto una confessione sacrilega e proferisce orribili bestemmie. Manda tremende maledizioni alla Fondatrice e alle Superiore e grida: "Potessi fare un giro in questa maledetta Casa, ma non posso, posso scaricare la mia collera solo su te".  

13-14 gennaio 1921 

Il demonio ricomincia i suoi assalti: 

"Egli cerca con furore sempre crescente di farmi abbandonare la vocazione. Ha perfino provato d'ingannarmi prendendo l'aspetto di Nostro Signore". 

Più volte, in seguito, la prova si ripe­terà. Il demonio cambierà di aspetto e di at­teggiamento, si agiterà, si tradirà da se stesso e scomparirà all'improvviso bestemmiando, come un impostore sorpreso in flagrante de­litto di menzogna  

28 febbraio 1922 

ultimo giorno di carnevale 

"Gesù mi è comparso sempre così bel­lo, e col Cuore tutto fiammante: 

“Quanto mi offendono le anime!... Ma ciò che mi strazia di più il cuore è di vederle da se stesse precipitarsi ciecamente nella per­dizione.... Comprendi, Josefa, ciò che soffro per la perdita di tante anime che mi hanno costato la vita? Ecco il mio dolore: il mio sangue è inutile per esse! Mettiamoci tutt'e due a riparare e a risarcire il Padre Celeste di tanti oltraggi che riceve!”.  

6 marzo 1922 

... Anime cadute nell'abisso vengono senza che ella le veda a rimproverarle la sua mancanza di generosità, ne rimane sconvol­ta.... "Oh sapere la perdita di un'anima e non poter più far nulla per lei! ... Sapere che per tutta l'eternità un'anima maledirà Gesù... sarebbe meglio mille volte morire che essere responsabili della perdita di un'anima.  

Aprile 1922

Josefa non è mai discesa nel Purgatorio, ma ha visto ed udito numerose anime venute a sollecitare le sue preghiere, o a dirle che, grazie alle sue sofferenze, erano sfuggite al­l'inferno. 

Queste anime, in generale, si accusavano umilmente delle cause del loro soggiorno in Purgatorio. 

I nomi delle sante visitatricì, sconosciuti a Josefa, ma accuratamente annotati, con la data e il luogo della morte, furono a sua in­saputa controllati minuziosamente più di una volta. La sicurezza in tal modo acquistata sulla realtà dei fatti resta come una preziosa testimonianza in merito alle sue relazioni col Purgatorio. 

- "Sono stata in Purgatorio un po' me­no di un'ora e mezza per espiare alcune mancanze di fiducia in Dio. E' vero che l'ho sempre amato molto ma con un po' di timo­re". 

- "Sono in Purgatorio perchè non ho saputo trattare le anime che Gesù mi affida­va con la cura che meritavano...". 

- “Il mio Purgatorio sarà lungo poichè non ho accettato la volontà di Dio, nè fatto con sufficiente rassegnazione il sacrifizio del­la mia vita durante la malattia”. 

- "Sono qui per l'infinita bontà di Dio, un orgoglio eccessivo mi aveva portato sul­l'orlo dell'inferno, tenevo sotto di me molte persone, ora mi precipiterei ai piedi del più misero fra i poveri". 

- "Avevo la vocazione e la perdetti per una cattiva lettura... 

- "La mia gioventù fu piena di vanità... - "Devo espiare una passione mal re­pressa... 

- "Mi credevo potente ed ero dominata dall'ambizione...  

2 aprile 1922 

Un'anima religiosa entrando in Cielo confida a Josefa: "Come si vedono diversa­mente le cose terrene quando si passa al­l'eternità! ... Come la terra e tutto ciò che contiene sono poca cosa... tuttavia quanto è amata! La vita per lunga che sia è un nulla in paragone dell'eternità! Se si sapesse che cos'è un solo istante passato in Purgatorio e come l'anima si strugge e si consuma per il desiderio di vedere Nostro Signore".  

7 aprile 1922 

- "La mia vita religiosa è stata lunga, ma ho passato i miei ultimi anni più a curar­mi ed a soddisfarmi che ad amare Nostro Signore. Grazie ai meriti di un sacrifizio che tu hai fatto ho potuto morire nel fervore e devo anche a te di non trascorrere lunghi anni in Purgatorio come avrei meritato. L'importante non è l'entrata in religio­ne.... ma l'entrata nell'eternità! ".  

10 Aprile 1922

- "Da un anno e tre mesi sono in Pur­gatorio. Senza i tuoi piccoli atti dovrei starvi per lunghi anni ancora! Una persona del mondo ha meno responsabilità di una religio­sa. Quante grazie riceve questa e quale re­sponsabilità se non ne profitta! Quante ani­me religiose si rendono poco conto del come si espiano qui le loro colpe! La lingua orri­bilmente tormentata espia le mancanze al si­lenzio... la gola riarsa espia le colpe contro la carità... e l'angustia di questa prigione, le ri­pugnanze ad obbedire... e qui occorre espiare la più piccola immortificazione! ... Frenare gli sguardi per non cedere alla curiosità può costare un grande sforzo, ma qui... quale tor­mento soffrono gli occhi impediti di vedere Dio! ".  

12 aprile 1922 

- "Un'altra religiosa si accusa di man­canze contro la carità e di mormorazioni al­l'elezione di una sua superiora. 

- "Sono stata in Purgatorio fino ad ora... perchè durante la mia vita religiosa ho parlato molto e con poca discrezione. Ho co­municato spesso le mie impressioni e i miei lamenti e queste comunicazioni sono state causa di mancanze di carità a molte mie con­sorelle". 

- "Si profitti bene di questa lezione - aggiungeva la SS. Vergine presente a questa apparizione - perchè molte anime urtano contro questo scoglio".  

13 aprile 1922 - Giovedì Santo 

"Verso le tre e mezzo mi trovavo in cappella quando davanti a me vidi qualcuno vestito come Nostro Signore, molto bello, con un'espressione di pace che attraeva. In mano aveva una corona di spine simile a quella che Gesù mi portava nel passato". 

"Sono il Discepolo del Signore – disse - sono Giovanni l'Evangelista e ti porto uno dei gioielli più preziosi del Divino Maestro". "Mi diede la corona, ed egli stesso me la posò sul capo". 

Josefa, lì per lì, fu turbata da questa apparizione inaspettata, ma a poco a poco si rassicurò sentendosi pervasa da una dolce pa­ce. Si fece ardita e osò confidare al celeste visitatore l'angoscia che l'opprimeva per tut­to ciò che il demonio le faceva soffrire. 

"Non temere. L'anima tua è un giglio che Gesù custodisce nel suo Cuore" -- le ri­sponde l'Apostolo vergine, poi continua: - "Sono stato mandato per rivelarti alcuni sen­timenti che traboccarono dal Cuore del Maestro, in questo gran giorno: 

"L'amore stava per separarlo dai suoi discepoli dopo averlo battezzato con un bat­tesimo di sangue. Ma l'amore lo spingeva a rimanere con essi e l'amore gli fece inventare il Sacramento dell'Eucaristia. 

"Quale lotta sorse allora nel suo Cuo­re! Come si sarebbe riposato nelle anime pure! Ma quanto la sua passione si sarebbe prolungata nei cuori contaminati! 

"Come l'anima sua giubilava all'avvici­narsi del momento in cui ritornerebbe al Padre! Ma come fu stritolata dal dolore ve­dendo uno dei Dodici, eletto da lui, tradirlo a morte e, rendere inutile il Suo sangue per la salvezza di un'anima! 

"Come il suo Cuore si consumava di amore! Ma come la poca corrispondenza delle anime da lui tanto amate, immergeva questo stesso amore nella più profonda ama­rezza! ... E che dire dell'ingratitudine e della freddezza di tante anime elette? .". 

"Così dicendo, disparve come un lam­po»,  

15 aprile 1922 

Verso le quattro del pomeriggio, Josefa, dopo aver trascorso i due giorni precedenti in dolorosi combattimenti, ode, mentre sta occupata a cucire, i rumori che preannunzia­no l'inferno. Sostenuta dall'obbedienza resi­ste con la più grande energia per sottrarsi al demonio che s'avvicina, e infine l'atterra. Al­lora, come sempre, il suo corpo sembra re­stare inanimato. Inginocchiate vicino a lei, le Madri pregano chiedendo al Signore di non lasciare incertezze sul mistero che si svolge sotto i loro occhi. Improvvisamente, al lieve sussulto abituale, si accorgono che Josefa sta per riprendere vita. II suo viso disfatto lascia intuire ciò che ha visto e sofferto. Ad un tratto, portando vivacemente la mano al pet­to grida: "Chi mi brucia? " Ma non vi è nes­sun fuoco lì. L'abito religioso è intatto. Si spoglia rapidamente, un odore di fumo acre e fetido si diffonde nella cella

  

nota: Questo odore infernale avvolgeva Josefa al termine del­le discese in inferno, odore di zolfo e di carne putrida e bruciata che restava percepibile attorno a lei, dicono i testimoni per circa mezz'ora; ella però ne serbava molto più a lungo la penosa impressione. 

  

e si vede bruciarle addosso la camicia e la maglia! Una larga ustione resta "vicino al cuore" co­me dice lei, attestando la realtà di quel pri­mo attentato di Satana.

Dieci volte Josefa sarà bruciata. Vedrà il demonio vomitare su di lei questo fuoco che lascerà tracce non solo sugli abiti, ma ancor più sulle sue membra. Piaghe vive, len­te a chiudersi imprimeranno sul suo corpo cicatrici che ella porterà con sè nella tomba. 

Vari oggetti di biancheria bruciati si conservano ancora e attestano la realtà del­la rabbia infernale e il coraggio eroico che so­stenne quegli assalti per rimaner fedele all'O­pera dell'amore.  

21 aprile 1922 

II demonio assume la voce di una carme­litana, ben nota a Josefa e le dice che è in Pur­gatorio e le parla della sua marasma così triste per la sua assenza. 

Josefa ne è sconvolta, ma il Signore vie­ne a confortarla: 

- "Affidati al mio Cuore, e affidami la tua mamma... la carmelitana è in Purgatorio; non è lei che ti ha parlato ma è il nemico della tua anima".  

22 aprile 1922 

"Gesù è venuto durante la Messa....". Josefa gli esprime le sue ansietà per quelle anime dell'Aldilà che vengono a implo­rare da lei preghiere e sacrifici. Nostro Signo­re la rassicura con la sua abituale bontà, fa­cendole intravvedere le grazie di salvezza acquistate con tanti dolori. 

"Se ti faccio sapere queste cose - Egli dice - è perchè tu non indietreggi davanti ad alcun sacrificio e ad alcuna sofferenza. Non dubitare mai: quando tu soffri di più mi con­soli maggiormente, ed è quando meno te ne rendi conto che tu riesci ad avvicinare un maggior numero di anime al mio Cuore". 

E siccome essa confida al Divino Mae­stro l'esaurimento fisico a cui l'han ridotta le terribili settimane trascorse: 

Non ho bisogno delle tue forze, ma del tuo abbandono - le risponde con infinita te­nerezza - la vera forza è quella del mio Cuo­re. Rimani in pace e non dimenticare che la misericordia e l'amore agiscono in te".  

24 aprile 1922 

"Da vari giorni il demonio mi trascina nell'inferno, alla stessa ora, e là mi tiene pressappoco il medesimo tempo ogni volta. Ciò mi turba e mi chiedo se non sono in qualche modo responsabile". 

Questa è la prima cosa che espone a Nostro Signore quando le appare quella stes­sa mattina dopo la Comunione: 

"Non turbarti - le risponde - c'è un' anima che dobbiamo strappare al demonio e questa è l'ora del pericolo! Ma con la soffe­renza la salveremo. Sono tante le anime in pericolo di perdersi! ... Ma ce ne sono anche tante che mi consolano e tante che ritornano al mio Cuore! " 

"Bisogna mettere il mio Cuore - dice Gesù - tra questo peccatore e il Mio Eterno Padre, Josefa! il mio Cuore mitigherà la sua collera e inclinerà verso quell'anima la divina clemenza Addio! consolami col tuo amore e col tuo abbandono!"  

3 maggio 1922 

"Fui presa da un ardente desiderio di baciare le Piaghe di Gesù. Baciai il mio Croci­fisso e chiesi alla Madonna di farlo per me. 

"Ella venne ad un tratto, con le mani incrociate sul petto, e dolcemente mi disse: "Che cosa vuoi, Figlia mia, che vuoi? ". 

"Oh! Madre mia, baciare i piedi e le mani di Gesù e, se Tu me lo permetti, bacia­re anche la Tua mano". 

"Vuoi baciarla, figlia mia? ... eccola! ..". 

"E porgendomi la mano aggiunse: 

- "Vorresti baciare le piaghe di Gesù? ...". 

"Non mi lasciò neppure il tempo di ri­spondere... Gesù era già lì, bellissimo, con le Piaghe fiammeggianti". 

- "Che vuoi, Josefa? ". 

"Baciare le tue Piaghe, Signore! ". "Baciale! " 

Egli stesso le mostrò i piedi, quindi le mani e infine il suo Cuore: 

- "Questa piaga è tua, ti appartiene. Vedi che non ti rifiuto niente. E tu mi rifiu­teresti qualcosa?..."  

8 luglio 1922 

Josefa è seduta nella sua cella ove ha trascorso le ore terribili di quella giornata che segna il punto culminante degli sforzi diabolici; appare del tutto sfinita, sembra non udire le Ave Maria che sommessamente si moltiplicano vicino a lei per supplicare la Madonna ad accorrere in aiuto della sua fi­gliuola. Ad un tratto il viso contratto si di­ stende, le labbra si aprono e a poco a poco mormorano la stessa preghiera... davanti a lei ormai libera sta la Madre Immacolata e Jose­fa si precipita in ginocchio col volto illumina­to. Istante meraviglioso in cui tutta la po­testà di Satana si infrange e si eclissa di fron­te all'intervento sovrano della Regina del Cie­lo.  

4 settembre 1922 

L'inferno delle anime consacrate è spa­ventoso, Josefa vi si crede immersa e vede in un lampo tutta la sua vita: Grazie, colpe, aiu­ti,... la confusione è terribile. 

Come nelle precedenti discese in infer­no, Josefa non accusa in sè alcun peccato che abbia potuto condurla a tale sventura. Nostro Signore vuole soltanto che ella ne provi le conseguenze come se fossero merita­te: 

"In un istante mi trovai in inferno, ma senza esservi trascinata come le altre volte. L'anima vi si precipita da se stessa, vi si getta come se desiderasse sparire dalla vista di Dio per poterLo odiare e maledire. 

"L'anima mia si lasciò cadere in un abis­so di cui non si poteva vedere il fondo per­chè è immenso! ... Subito udii altre anime rallegrarsi vedendomi negli stessi tormenti. E' già un gran martirio udire quelle terribili gri­da, ma credo non vi sia tormento da parago­nare alla sete di maledizione che invade l'ani­ma; e più si maledice, più questa sete aumen­ta! Non avevo mai provato questo tormento. Altre volte l'anima mia era rimasta affranta dal dolore udendo quelle orribili bestemmie, pur non potendo produrre alcun atto d'amo­re. Ma oggi era tutto il contrario! 

"Ho visto l'inferno come sempre: i lun­ghi corridoi, gli antri, il fuoco.... ho inteso le stesse anime gridare e bestemmiare, poichè, anche se non si vedono forme corporali, i tormenti straziano come se i corpi fossero presenti e le anime si riconoscono. E gridano: "Olà, eccoti quaggiù! Tu, come noi! Era­vamo libere di fare e non fare i voti... ma adesso! ...". 

E maledicevano i voti. 

"Allora fui spinta in una nicchia di fuo­co e schiacciata come tra piastre scottanti, e come se dei ferri e delle punte aguzze arro­ventate s'infiggessero nel mio corpo! ". Quindi Josefa espone i molteplici tor­menti che non risparmiano alcun membro: "Ho sentito come se si volesse, senza riuscir­vi, strapparmi la lingua, cosa che mi riduceva agli estremi, con un atroce dolore. Gli occhi mi sembravano uscir dall'orbita, credo a cau­sa del fuoco che li bruciava orrendamente. Non c'è neppure un'unghia che non soffra un orribile tormento. Non si può ne muovere un dito per cercare sollievo, nè cambiare posizio­ne; il corpo è come compresso e piegato in due. Le orecchie sono stordite dalle grida confuse che non cessano un solo istante. Un odore nauseabondo e ripugnante asfissia e in­vade tutto, come se si bruciasse carne in pu­trefazione con pece e zolfo.... una miscela che non può essere paragonata a cosa alcuna del mondo. 

"Tutto questo l'ho provato come le al­tre volte, e sebbene questi tormenti siano ter­ribili, sarebbero un nulla se l'anima non sof­frisse. Ma essa soffre in un modo indicibile. Fino ad ora, quando discendevo in inferno, soffrivo intensamente perchè credevo di esse­re uscita dalla religione, e di essere perciò dannata. Ma questa volta, no! Ero in inferno col segno speciale di religiosa, di un'anima che ha conosciuto ed amato il Suo Dio, e ve­devo altre anime di religiosi e religiose che portavano lo stesso segno. Non saprei dire da che cosa si riconoscevano: forse dai particola­ri insulti che i demoni e i dannati scagliavano contro di loro. Anche molti sacerdoti erano là! e non posso spiegare che cosa sia stata questa sofferenza, assai diversa da quella che ho provato altre volte, poichè, se è terribile la pena di un'anima del mondo, è poca cosa in confronto di quella dell'anima religiosa. Senza posa, queste tre parole: Povertà, Ca­stità, Obbedienza, si stampano nell'anima co­me un rimorso struggente. 

"Alcune anime maledicevano la vocazio­ne che avevano ricevuta ed a cui non avevano corrisposto... la vocazione che avevano perdu­ta, perchè non si sentivano di vivere scono­sciute e mortificate... 

"Vidi molti sacerdoti, religiosi, religiose che maledicevano i voti, il loro Ordine, i loro superiori e tutto quello che avrebbe dovuto dar loro la luce e la grazia che avevano per­duta... 

"Ho visto anche dei prelati... Uno tra essi, si accusava di aver adoperato illegittima­mente i beni che non gli appartenevano... 

"Alcuni sacerdoti maledicevano la loro lingua che aveva consacrato, le loro dita che avevano sostenuto Nostro Signore, le assolu­zioni che avevano impartite, senza saper sal­vare se stessi... l'occasione che li aveva preci­pitati nell'inferno... 

"Un sacerdote diceva: Ho mangiato ve­leno, mi sono servito del denaro che non mi apparteneva..." e si accusava di aver adopera­to il denaro delle offerte per Messe che non aveva celebrate. 

"Un altro diceva che apparteneva ad una società segreta nella quale aveva tradito la Chiesa e la religione, e che per aver denaro aveva facilitato orribili sacrilegi e profanazioni­". Un altro diceva che si era dannato per aver assistito a spettacoli profani dopo i quali non avrebbe dovuto celebrare la Messa... e che era vissuto così per sette anni! ...   

4 ottobre 1922 

"Oggi ho visto precipitare in inferno un gran numero di anime: credo che fossero per­sone del mondo. Tra esse vi era una fanciulla di quindici anni che malediceva i genitori perchè non le avevano insegnato a temere Dio, nè che c'è un inferno! Essa diceva che la sua vita, benchè così breve, era stata piena di peccati, poichè si era concesse tutte le soddisfazioni che il suo corpo e le sue passio­ni esigevano. Essa si accusava soprattutto di aver letto libri cattivi... 

"Il demonio gridava: "Ora il mondo è a buon punto per me! ... so quale è il mezzo migliore per impadronirmi delle anime! ... quello di eccitare in loro il desiderio del pia­cere e quello di primeggiare..:" io la prima in tutto!"... e soprattutto niente umiltà, ma go­dere! Ecco ciò che mi assicura la vittoria, che le fa cadere qui in abbondanza! ". 

"Intesi il demonio, a cui un'anima era sfuggita allora allora, costretto a confessare la sua impotenza: "Confusione! Confusione! ... come sfuggono tante anime? eppure erano mie... (ed enumerava i loro peccati). Lavoro senza tregua e tuttavia mi sfuggono... Ciò avviene per­chè c'è qualcuno che soffre e ripara per esse! ".   

5 novembre 1922 

"Ho visto cadere le anime a gruppi ser­rati... in certi momenti è impossibile calcolar­ne il numero! ..." 

Rimane sconvolta e insieme sfinita. "Senza un aiuto speciale non sarei più capace nè di lavorare, nè di far niente". Quella domenica, dopo una notte terribile di espiazione, le appare Nostro Signore. Josefa non può contenere il suo dolore e gli parla di quel numero incalcolabile di anime perdute per sempre. Gesù l'ascolta col volto improntato a grande tristezza: poi, dopo un istante di silenzio: - "Tu hai visto quelle che cadono, ma non hai ancora visto quelle che salgono! ". "Allora scorsi una fila interminabile di anime strette le une alle altre. Entravano in un luogo spazioso, sconfinato, pieno di luce, e si perdevano in quella immensità". 

II cuore di Gesù si infiammò ed Egli dis­se: - "Queste anime sono quelle che hanno accettato con sottomissione la croce del mio amore e della mia volontà". 

Qualche minuto dopo ritornando sulla parte di espiazione e di riparazione di cui in­tende farle dono, Gesù gliene spiega il valore così: 

- "In quanto al tempo in cui ti faccio sperimentare i dolori dell'inferno non lo cre­dere inutile e perduto! Il peccato è un'offe­sa fatta alla Maestà infinita e grida vendetta e riparazione infinita. 

"Quando tu scendi nell'abisso, le tue sofferenze impediscono la perdita di molte anime, la divina Maestà le accetta in soddisfa­zione degli oltraggi che riceve da quelle ani­me e in riparazione delle pene che i loro pec­cati hanno meritato. Non dimenticare mai che è il mio grande amore per te e per le ani­me che permette queste discese! ".  

3 febbraio 1923 

" Questa notte non sono stata all'inferno, ma sono stata trasportata in un luogo senza luce, tranne che nel centro, dove vi era una specie di fuoco ardente e rosso. Fui stesa e legata senza che potessi fare alcun movimen­to. Attorno a me stavano sette od otto per­sone nude, il cui corpo nero veniva rischiara­to solo dai riflessi del fuoco; stavano sedute e parlavano. Una diceva: "Bisogna agire con precauzione, perchè non si conosca la nostra mano, perchè altrimenti ci scoprono". 

Il demonio rispondeva: 

"Potete entrare col sentimento della in­differenza... sì, credo proprio che voi potete, dissimulandovi, perchè non se ne accorgano, rendere indifferenti al bene o al male queste persone e gradatamente inclinare la loro vo­lontà verso il male. Gli altri tentateli di ambi­zione, che non cerchino altro che il loro inte­resse... l'accrescimento delle loro sostanze, senza preoccuparsi se lecitamente o no, "Quegli altri istigateli all'amore del piacere, alla sensualità! Fate che si accechi­no nel vizio! (Qui pronunziò parole oscene). 

“Quegli altri, infine... prendeteli per il cuore... voi sapete a che cosa tende il loro cuore... andate... andate con sicurezza: fateli amare! appassionarsi! Fate bene il vostro la­voro, senza tregua e senza pietà... bisogna per­dere il mondo...e che le anime non mi sfuggano!” 

Gli ascoltanti rispondevano di tanto in tanto: 

"Siamo i tuoi schiavi... lavoreremo senza riposo. Sì, molti ci combattono, ma noi lavo­reremo giorno e notte, senza riposo... Rico­nosciamo la tua potenza! ". 

Parlavano insieme e quello che credo fosse il demonio pronunziava parole orribili. Intesi in lontananza come un rumore di cop­pe e di bicchieri ed esso gridava: 

"Lasciateli         gozzovigliare! ... dopo, tutto ci sarà più facile! finiscano il loro banchet­to, essi che amano tanto godere! ... Quella è la porta per cui entrerete! ...". 

Aggiunse cose così orribili, che non si possono nè dire, nè scrivere. Poi, come spro­fondandosi nel fumo, sparirono. 

II demonio gridava rabbiosamente per un'anima che gli sfuggiva: 

"Istigatela al timore! Fatela disperare! Ah! se essa si affida alla misericordia di quel... (e bestemmiava Nostro Signore), sono perduto! Ma no! riempitela di timore... - non lasciatela un istante e soprattutto fatela di­sperare! ". 

Allora l'inferno fu pieno di un grido unico di rabbia quando il demonio mi cacciò fuori da quell'abisso e continuò a minacciar­mi. Diceva tra le altre cose: 

"E' dunque possibile? ... Sarebbe mai vero che delle deboli creature abbiano più potere di me che sono tanto forte? Ma mi nasconderò per passare inosservato... mi basta il più piccolo angolo per collocarvi una tenta­zione: dietro l'orecchio, nelle pagine di un libro, sotto un letto... Qualche anima non fa caso di me, ma io, io parlo, parlo... e a forza di parlare, qualche parola resta... Sì, saprò nascondermi là, dove non potrò essere sco­perto"! .  

13 febbraio 1923 

L'ultimo giorno di carnevale Josefa fa la Via Crucis con le consorelle Nostro Signore le appare triste e sanguinante ma col cuore infiammato: 

- "Guarda il mio volto Josefa; è il pec­cato che lo riduce così! Il mondo si precipi­ta ad inabissarsi nei piaceri. Il numero dei peccati che si commettono è così grande, che il cuore è come affogato in un tormento di mestizia e di amarezza! 

"Dove troverò un sollievo al mio dolore? 

Perciò vengo a rifugiarmi qui ed a cerca­re l'amore che mi faccia dimenticare l'ingra­titudine di tante anime! ... 

"Vieni con me nella tua cella. Là ripare­remo insieme tante offese e tanti peccati! "Prostrati fino a terra e adora la divina Maestà disprezzata dagli uomini. 

"Fa un atto di riparazione e ripeti con me: O Dio infinitamente santo! Ti adoro mi prostro umilmente alla Tua presenza e Ti prego nel nome del Tuo Divin Figlio di per­donare a tanti peccatori che ti offendono! Ti offro la mia vita e desidero riparare tante ingratitudini! ". 

Si fermò ancora, e siccome gli ho domandato se queste anime peccatrici lo feriva­no: 

"Si - mi ha detto - mi offendono grandemente, ma le mie anime scelte mi con­solano".  

17 febbraio 1923 

Josefa è angosciata per le persecuzioni del demonio. La Madonna, dissipando tutte le ombre, viene ad arrecarle il pegno più gra­dito: la corona di spine del suo Divin Figlio! - "E' per te, figlia mia - le dice - non pensar più a tutte le menzogne con le quali il demonio cerca di turbarti". 

E siccome Josefa le dice la sua pena per non sapere come resistere a tante insidie la Madre celeste le confida il gran segreto: 

- "Pensa alla passione e ai dolori di Gesù". Poi, posando la corona di spine sul capo della sua figliuola: 

- "Prendila - aggiunge benedicendola - essa ti manterrà alla presenza di mio Fi­glio".  

28 marzo 1923 

E' il mercoledì Santo e Gesù fa con Jo­sefa la Via Crucis, parla ad ogni stazione e detterà poi le sue parole perchè siano conosciute da tutte le anime.  

30 marzo 1923 - Venerdì Santo 

"Josefa, tra poco i miei nemici cariche­ranno sulle mie spalle la croce, che è tanto pesante!". 

L'ho supplicato di darla a me, perchè vorrei tanto sollevarlo!". 

"Sì, prendila e il tuo amore me l'addol­cisca un poco. Ti ho fatto conoscere i miei patimenti... seguimi in essi... accompagnami e prendi parte al mio dolore...''.  

13 aprile 1923 

Un'anima beata che dal Purgatorio qual­che settimana prima aveva chiesto a Josefa dei suffragi le viene inviata dal Cielo per darle forza. L'anima rivela il suo nome ed aggiun­ge: "Vengo in nome di Colui che è la Beati­tudine Eterna, l'Unico oggetto del nostro amore per animarti a proseguire nella sóffe­renza, il sentiero che la Sua bontà ti traccia per il bene tuo e di molte altre anime. Un giorno tu contemplerai le meraviglie di amore che Egli riserva non nel tempo, ma nell'eter­nità alle anime da Lui più amate. Allora comprenderai i frutti della sofferenza e guste­rai una felicità tale che l'anima non potrebbe sostenere quaggiù. Coraggio! ritroverai pre­sto la pace, l'opera redentrice non si realizza che a forza di soffrire ma la sofferenza puri­fica e fortifica l'anima arricchendola di meriti agli occhi di Dio".  

4 maggio 1923 

Vide il cielo aprirsi e Gesù splendente di indescrivibile bellezza irradiare lo spazio. Ghirlande di anime lo circondavano: erano i cori delle Vergini e in ogni gruppo brillava la Fondatrice attorniata dalle anime più sante del proprio Ordine; molti posti erano ancora vuoti e segnati da stelle. Josefa riconobbe la Società del Sacro Cuore alla destra di Gesù e Santa Maddalena Sofia al centro del gruppo serbava anche in Cielo il suo umile atteggia­mento. Un meraviglioso raggio di luce uscen­do dal Cuore Divino si divideva in due, uno sulle anime della Società del Sacro Cuore e l'altro sulle Religiose della Visitazione, di fronte a Gesù, fra le quali Santa Margherita Maria sfolgorava come una regina. Altri gruppi erano illuminati dai raggi uscenti dalle Sante Piaghe.  

26 maggio 1923 

"Dopo la Comunione ho visto Gesù che sembrava un mendicante che non osasse par­lare... gli ho domandato perchè si mostrasse così", Egli ha teso la mano: "Quello che vo­glio?... Non lo sai? ... Nient'altro che il tuo cuore Josefa" - "Ma Signore, tu sai bene che è tutto tuo! da tanto tempo te l'ho dato e non ho altro amore che Te!". 

Il Suo Cuore si è tutto infiammato, allo­ra con ardore mi ha detto: 

- "Lo so oggi voglio rapirtelo!... E al suo posto metterò una scintilla del mio che ti divorerà e infiammerà senza posa". 

Impressionata per l'ardore con cui il Si­gnore ha pronunciato quelle parole Josefa pre­sagisce che qualche cosa di grande sta per ac­cadere tra lei e Gesù: - "Josefa, lascia che ti strappi il cuore". 

Senza darmi il tempo di rispondere Gesù me lo strappò, sentii un violento dolo­re, e prendendo una fiamma ardente dal fuo­co del Suo Cuore la fece cadere sul mio pet­to. 

Mentre avviene questo dono misterioso, il Signore dice: "La fiamma del mio Amore ti servirà come cuore, ma non ti impedirà di sen­tire, nè di amare, anzi! Più l'amore è forte più è delicato e ora viviamo Io per te e tu per Me". 

Poi è sparito portandosi via il mio cuo­re.  

27 maggio 1923 - festa della SS. Trinità 

Si rinnova per Josefa la visione della Santissima Trinità già avuta durante il Novi­ziato (26 marzo e 5 aprile 1921). In una grande luce vide un trono splendente su cui erano assise le Tre Persone in aspetto di Gio­vani vestiti di bianco uguali e bellissimi. Sor­reggevano una Croce coperta di fiori e di spi­ne, ma queste in maggior numero. Mi pareva, dice Josefa, che una grande festa si celebrasse nell'anima mia e mi credevo in cielo. Gesù era al centro e disse: - "Il Padre mi ama"; la Persona di sinistra (lo Spirito Santo) disse: - "Il Figlio mi ama"; la Persona di destra (il Padre) disse: - "Lo Spirito Santo mi ama". "Tre siamo Uno in Santità, Sapienza, Potenza e Amore. Il Padre e il Santo Spirito sono nel Figlio e per mezzo di Lui si comu­nicano pienamente alle anime perchè le due nature essendo in questa Persona divina, gli uomini di natura umana come il Figlio si perdono in Lui quando in stato di grazia lo ricevono nell'Eucaristia, l'anima è così dimo­ra della Santissima Trinità". 

Un raggio di luce vivissima partì dal Padre e si posò sul capo di Gesú, la Persona di destra e di sinistra sparirono e Gesù restò solo con la Croce in mano e il Cuore infiam­mato. 

Guardando il cielo disse: "Che gli uomi­ni adorino il Padre! Che amino il Figlio! Che si lascino possedere dallo Spirito Santo e che la Santissima Trinità risieda nelle anime".   

4 giugno 1923 

Nostro Signore rinnova per la prima vol­ta la Grazia misteriosa concessale il 26 mag­gio. La sera le mostra il Suo Cuore che sem­bra come un incendio e prendendo una fiam­ma da quel bracere: 

"Questa fiamma prenderà il posto di quella che già ho messo in luogo del tuo cuo­re". "Mio Dio - esclama Josefa - che soffe­renza di non poterti amare come vorrei...". Ogni sera Gesù rinnova il suo gesto divi­no e fa cadere la fiamma del suo Cuore sopra Josefa. 

All'amore bruciante che l'invade Josefa trasale e porta le mani sul cuore come per contenere l'intenso ardore. Sembra non possa più respirare e il suo sguardo resta fisso con espressione di indicibile desiderio sul Cuore adorabile che le sta innanzi. Trascorre così circa un quarto d'ora la preghiera e la vigilan­za delle Madri circondano Josefa che solo a poco a poco si riscuote dall'estasi; il suo re­spiro ritorna tranquillo, le mani si congiungo­no, gli occhi si abbassano. 

Tutto è scomparso, ma l'anima sua resta immersa in un ardore consumante e in un dolore che talvolta nella notte si protrae fino all'alba. Sono le testimoni di questi istanti solenni che li hanno narrati. Ma chi potrà di­re ciò che ognuno di questi investimenti divini scava in quell'anima di nuove capacità di amore, di sofferenza, di unione all'opera re­dentrice del Sacro Cuore di Gesù? ...  

12 dicembre 1923 

Josefa sul letto di morte fa la sua Pro­fessione solenne; Monsignor de Durfort Ve­scovo di Poitiers che più volte ascoltò e con­fortò Josefa con paterna bontà volle pre­siedere egli stesso a questa. commovente fun­zione. 

Josefa risponde attentamente alle do­mande che le sono rivolte ma il suo spirito è fisso in Gesù che le sta dinnanzi, ai lati del letto stanno Maria SS. e S. Maddalena Sofia.    

22 - 26 dicembre 1923 

Josefa é ossessionata dal demonio che le dà un benessere fittizio e le fa credere che guarirebbe se abbandonasse la via del Signo­re; la tiene in un mutismo e indifferenza completa. Attorno a lei si fa un assalto di preghiere e mentre la Superiora recita la Co­rona dei Sette Dolori accanto al letto, ancora una volta la Santissima Vergine trionfa sul nemico e Josefa ripresa dai dolori recita la Consacrazione al Sacro Cuore tanto cara alla Santa Madre.  

29 dicembre 1923 - ore 19 Josefa entra nel Beato Aldilà ....."che solo Amore e Luce ha per confine...". Par. XXVIII-52.  

Consacrazione al Sacro Cuore. Cuore Sacratissimo di Gesú, corro e vengo a Te, per­chè sei il mio unico rifugio, la mia sola e certa Spe­ranza. Tu sei il rimedio a tutti i miei mali, il sollievo di tutte le mie miserie, la riparazione di tutte le mie colpe, il supplemento a tutto quello che mi manca, la certezza di tutte le mie richieste, la sorgente infal­libile e inesauribile per me di luce, di forza, di co­stanza, di pace e di benedizione. Sono sicura che non ti stancherai mai di me e che non cesserai di amarmi, di aiutarmi, di proteggermi, perchè mi ami di un amore infinito. Abbi dunque pietà di me, Signore, secondo la tua grande misericordia, e fa di me, in me e per me tutto ciò che vorrai, poichè mi abbandono a Te con la piena e intera fiducia che non mi abbando­nerai mai! ".