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Il senso della provvisorietà

E' necessario acuire in noi il senso della provvisorietà.

Appena ci si sveglia il nostro pensiero dovrebbe spontaneamente indirizzarsi verso il Creatore. Allora prenderemmo consapevolezza che non esiste alcuna microparticella del nostro organismo che sfugge alla sua Coscienza, al suo Dinamismo, alla sua Volontà.

E così per le più piccole vibrazioni della nostra anima. Nulla sfugge all'unico Signore dell'Universo che ha presente l'intero arco della nostra vita terrena e tutto ciò che accade. E' saggio considerare già al mattino presto: che progetto ha Egli su di me? Quando verrà l'Amico?

Forse verrà prima di stasera? Ogni momento può essere" l'ora" dell'incontro decisivo. Avverrà nella mia vita quello che ha stabilito il Padre prima della fondazione del mondo, sin dall'eternità. Ogni attimo è suo. Spesso, invece, diciamo anoi stessi : rimando, penserò più tardi all'incontro, cercherò di mettermi a posto la coscienza quando avrò un briciolo di tempo. Lui aspetterà, capirà...

Dio è "geloso" della sua libertà e può fare ciò che vuole delle sue creature e nessuno, per questo, ha il diritto di dichiararlo ingiusto. Ogni istante è per noi un'occasione d'oro per rivestirci dei sentimenti di Cristo per divenire a sua immagine e somiglianza. Prendiamo consapevolezza dell'assoluta "signoria" di Colui che regge le sorti dell'Universo, dal Macrocosmo al microcosmo. Non si può essere così superficiali al punto di credere che siamo noi a decidere quanto tempo dobbiamo ancora vivere su questa terra.

Spesso vorremmo fosse così e ragioniamo inconsciamente come se tutto dipendesse da noi. Gran parte dei nostri vizi carnali derivano da questa errata coscienza. Ci lasciamo prendere dalla monotonia interiore e pensiamo che tutto avverrà così come ci immaginiamo.

Prendere coscienza della nostra situazione creaturale ed agire conseguentemente è saggezza. E' vero che Dio spesso lascia che i nostri progetti si realizzino come volevamo. Ma è da stolti pensare che essi si attuano solo per volontà nostra. E' l'Assoluto che ha permesso la loro realizzazione per motivi che solo Lui conosce, perché è vero "che tutto concorre al bene di coloro che lo amano".

Riflettiamo seriamente sulle morti improvvise, che, paradossalmente, Dio permette per il nostro bene, se abbiamo fede. Nulla è casuale. L'improvvisa scomparsa fisica di chi ci è caro o di qualche conoscente, serve a noi sopravvissuti, come del resto ci esorta Gesù Cristo: Non sapete né il giorno né l'ora.

Una sana consapevolezza della nostra provvisorietà ci dovrebbe rendere più umili ed attenti all'azione del Signore in ogni istante della nostra vita. Quelle che per noi sono sempre state piccole e banali cose, alla luce della sua Onnipresenza, Onnipotenza e Provvidenza non lo saranno più. Ai suoi occhi nulla di ciò che ha creato è spregevole.

Vivere alla sua presenza vuol dire avere anche questa autoconsapevolezza, quella cioé di appartenere completamente al Signore, in ogni istante della nostra vita.

 

Non sapete né il giorno né l'ora

Molto spesso i nostri progetti di vita escludono inconsciamente l'ora più importante dell'intero arco della nostra vita : la morte. Essa ci colpisce provvidenzialmente in un momento " x" che pochi effettivamente conoscono. Ci proiettiamo verso il futuro pensando a quanti anni anni di vita ci restano ed anche se siamo consapevoli che rimane per noi una misteriosa incognita, ci illudiamo e vogliamo vedere davanti a noi ancora tanti anni. E invece quello che ci succede attorno ci indica spesso il contrario: scomparse improvvise o premature dovrebbero additarci l'incertezza della nostra ora. Ora che è ben conosciuta dal Padre, perché da Lui stabilita, ma non da noi, se Egli non lo vuole.

Egli ha l'enorme libertà di togliere dalla scena terrena qualsiasi creatura in qualsiasi momento dell'anno del mese, del giorno , dell'ora, del minuto. Nessuno dovrebbe sentirsi particolarmente privilegiato da pensare che la sua ora sarà preceduta da un solenne annuncio: no, l'esperienza mi dice che la morte subentra proprio quando meno ce l'aspettiamo.

Molti sono stati colti mentre mangiavano e bevevano, mentre si divertivano, mentre lavoravano o passeggiavano, mentre ridevano o piangevano, mentre leggevano o scrivevano, mentre pregavano o meditavano, mentre dormivano.

Alcuni hanno dovuto subire una lunga malattia , intuendo il momento del trapasso finale. Altri sono stati uccisi in guerra, nei duelli, nelle liti, nelle aggressioni, nelle catastrofi e negli incidenti.Qualcuno si è tolto la vita premeditando il momento. Si potrebbe obiettare: ma è giusto che il Signore permetta una così grande differenziazione nelle modalità di trapasso?

Perché non riceviamo tutti un avviso solenne e ben preciso sulle modalità e l'ora della nostra morte, così importante per l'intera eternità?Ecco uno dei grandi misteri che tormentano l'uomo durante l'arco della sua esistenza terrena. Esso apparentemente sembra cozzare con la misteriosa libertà di Dio, il quale dona l'esistenza a chi Egli vuole e toglie la vita a chiunque quando vuole.

Eppure la fede ci dice che questo, nonostante tutte le apparenze contrarie, è il retto agire di Dio. Perché"retto"? Pensandoci bene Egli è la rettitudine e tutte le forme di rettitudine provengono da Lui. E' la fede che ci fa pensare che Egli ha un piano eterno per ognuno di noi ( e che Gesù chiama mansioni). E' la fede che ci fa intuire che Egli ci coglie nel momento da Lui considerato più maturo, come l'agricoltore che cerca i frutti del fico a fine estate. E' la fede che ci fa credere che Egli mi condurrà nei tempi stabiliti da Lui alla maturità spirituale.

Dobbiamo vivere con questa consapevolezza : la nostra ora è realmente sconosciuta da noi. Quando ci addormentiamo dobbiamo prepararci a qualsiasi evenienza ed affrontare il sonno come un allenamento al grande trapasso, dove non si potrà mai dormire, perché non ce ne sarà la necessità. Ma dobbiamo assolutamente capovolgere la nostra mentalità oscurata dal velo dell'abitudine.

Dimentichiamo che siamo esseri in evoluzione, proiettati dal divenire verso la dimensione definitiva. Nel breve arco della vita c'é in nuce l'eternità che è in qualche modo presente in ogni istante. Come non provare una specie di capogiro nel pensare alla nostra struttura corporea passata, presente e futura? Un'enorme impalcatura atomica ed infratomica estremamente vitale sorregge la nostra esistenza terrena.

Tutta mirabilmente guidata da un principio unificatore, insito nell'anima. Un'impalcatura tra infinite impalcature del pianeta e del cosmo, tutte sorrette da altri principi unificatori che si rifanno all'unico vero Principio Unificatore: Dio. Questa esplorazione della mente ci fa intuire l'incredibile grado di ignoranza in cui viviamo. Ignoranza ed incoscienza.

Non conosciamo la vera struttura ontologica del nostro corpo, della mente e dell'anima. Agiamo spesso da perfetti idioti . Non riusciamo a prendere reale coscienza di ogni attimo che viviamo. Siamo in una specie di letargo esistenziale, anche se diciamo di aderire alla fede cristiana. Molte volte abbiamo della presunzione nell'affermare perentoriamente di sapere qualcosa sulla vita e sulla morte.

Si pretende di "saperne" già molto, con aria annoiata. Vediamo forme, colori. Proviamo sensazioni, abbiamo percezioni ed emozioni. Ma quando, in un momento di umile considerazione del nostro agire, ci rendiamo conto dell'abissale ignoranza che ci governa, non possiamo far altro che tacere come Zaccaria che rimase muto alle parole dell'arcangelo Gabriele.

L'ignoranza porta alla presunzione e all'incredulità. Da qui scaturiscono tutti i pregiudizi sulla vita, sulla morte, sull'esistenza, sugli altri esseri umani, su Dio. E chi siamo noi per giudicare l'operato di Dio? Quale incredibile presunzione la nostra nel suggerire a Dio cosa dovrebbe fare, cosa potrebbe evitare o come dovrebbe agire? Sì: quando noi esprimiamo la nostra riprovazione nel vedere "una vita prematuramente stroncata", indirettamente giudichiamo Dio e lo rimproveriamo perché ha agito come non avrebbe dovuto agire! Ma chi ha detto che quella morte è "prematura"?

Diciamo ipocritamente: a novant'anni ha ormai vissuto e completato le sue esperienze terrene. Era giusto che morisse: sapeva già tutto della vita. Ma questo è in perfetta contraddizione con ciò che prima consideravamo. Anche se dovessimo vivere mille anni nella condizione attuale (secondo i macro-parametri terreni), ogni secondo ed ogni atomo rimarrebbero per noi perfettamente sconosciuti.

L'esperienza si arricchirebbe ulteriormente all'infinito, perché infinite sono le nostre oscurità. Come anche il voler vivere a lungo la dimensione terrena è una forma di presunzione: noi non possiamo sapere cosa è meglio e cosa è peggio. Salomone, a cui Dio concesse "saggezza e intelligenza molto grandi e una mente vasta come la sabbia che è sulla spiaggia del mare (1 Re, 5,3), quando fu vecchio commise quanto è male agli occhi del Signore e non fu fedele al Signore come lo era stato Davide suo padre.(Sir.47,19) Non dovremmo dichiarare ingiusto Dio se prende con sé un individuo a un anno, a quindici, a venti, trenta, cinquanta o novant'anni.

Nel suo Regno ci sono molte mansioni ed ognuno ha un compito preciso sulla terra che potrà intuire solo alla luce del Creatore. Quando entriamo nel cimitero del nostro paese o città un pensiero sorge spontaneo: saremo un giorno sepolti qui o là? E vediamo sfilare durante il nostro lento procedere tra i vialetti di cipressi, le file ordinate di tombe.

Nomi e fotografie di persone che abbiamo conosciuto in tanti anni , giovani e meno. Dov'é tutto il clamore terreno? Il silenzio del cimitero interrotto da qualche refolo ci fa pensare all'eternità senza spazio e senza tempo. Che c'importa sapere quanto si vive ancora su questa terra? Dovremmo vivere come se non appartenessimo più al mondo.

Passa la scena di questo mondo, come dice S.Paolo. Tutto passa e nessuno, forse, si ricorderà di noi. Una lapide, forse, per un po' d'anni ricorderà a qualche visitatore le stesse cose che stiamo pensando in questo momento. A qualcuno potrà anche, se Dio lo permette, sfuggire un requiem...poi nulla, non ci saranno nemmeno le tombe...e neanche le nostre! Prima di nascere sussistevamo solo nel progetto di Dio, il quale sapeva perfettamente tutto di noi e il momento in cui venivamo al mondo o lasceremo questo mondo. Ai suoi occhi c'é l'alfa e l'omega della nostra vita.

Dovremmo desiderare di riposare eternamente nel suo grembo, come hanno sempre fatto tutti i santi che gioivano realmente man a mano che passava il tempo, perché si avvicinavano al grande incontro con il Salvatore, giorno nuziale dell'anima con Dio. Crediamo in queste realtà? Crediamo realmente? Se così fosse ci comporteremmo diversamente, molto diversamente. Infiniti problemi passerebbero in secondo piano. Vivremmo immersi nel presente, ma proiettati nel futuro.

La vita vale solo se vissuta in Dio, solo se lo amiamo veramente. Amarlo veramente significa anche credere nel suo amore, nella sua infinita misericordia, nonostante in molti momenti ci appaia l'incontrario perché soffriamo, perché ci sentiamo pieno di limiti, di incomprensioni, di incredibile debolezza e fragilità ,di nulla.

C'é in noi un pianto interiore che vorremmo sfogare attorno a queste tombe.Vorremmo rivelare a tutti questi trapassati quant'é meschina la nostra vita! Ma in Dio loro lo sanno. Non ci giudicano, ma avvertono con compassione queste nostre lacrime che non trovano risposta. In Dio tutto è possibile. Anch'essi hanno commesso tante meschinità e forse vorrebbero dirmi che agli occhi di Dio sono meno che niente, perché Gesù Cristo crocifisso ha risanato tutto.

A Dio interessa il presente, l'uomo nuovo che desidera amarlo e che gli chiede la forza di amarlo. Sì, perché solo il desiderio di amarlo, pur conoscendo il proprio egoismo, è già Amore, un inizio, , ma é sempre amore! Il resto lo farà Lui. Egli è stato così onnipotente da creare tutto l'universo, ma é ancora più onnipotente nel ricreare il nostro universo interiore, dove sta preparando il suo tempio d'Amore, tempio dello Spirito Santo.

Viviamo come se già vivessimo nell'aldilà, pensando alle cose di lassù, non a quelle della terra. Tutto passa, anzi è già passato! Non centra più ieri, oggi, domani, tra vent'anni, cinquanta. Passerà anche il nostro futuro immaginario, anzi : sta già passando nel tempo presente: basta solo un po' di autoconsapevolezza. Stiamo già, in qualche modo, vivendo in Dio quando Egli vive in noi! La morte ci fa paura. I motivi sono complessi, soggettivi, misteriosi. Ma ci fa paura. Quando si riesce ad eliminare nel profondo del nostro anima questa paura, la vita diventa più serena.

La vita di ogni cristiano, di ogni uomo dovrebbe essere una preparazione alla buona morte.
"Sono tanto contento, perché la Madonna mi vuole là", diceva Padre Giacomo Filon, spirato a Lourdes nel 1948."Oh, se non fossimo attaccati alla terra e il nostro contento non fosse per le cose di quaggiù, il pensiero della morte non ci farebbe paura, perché rasserenato dalla brama di andare presto nella vera vita e dal desiderio di sottrarsi alla pena di vivere senza Dio" (S.Teresa d'Avila, Vita,21,6 p.206)

"Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?" (Rom.,7,24) Bisogna pregare perché il Signore trasformi questa paura in brama e desiderio di raggiungerlo nell'altra vita. Pregare lo Spirito di sapienza, di intelletto, di consiglio, di fortezza. La paura può essere combattuta attraverso una seria riflessione sulla natura della morte, unita alla grazia di Gesù misericordioso. La natura della morte può essere intuita attraverso quella della vita. Cos'è la vita? Noi abbiamo un concetto ancora molto confuso e pregiudiziale della vita.

Esso è legato agli schemi mentali che abbiamo acquisito sin dalla nascita nel nostro contesto culturale e ideologico. Ma una attenta osservazione del fenomeno della vita può far fugare molti pregiudizi. Innanzitutto osserviamo che essa è legata al divenire spazio-temporale. Respiriamo, ci muoviamo, pensiamo, parliamo, scriviamo, lavoriamo, ci divertiamo, passeggiamo, corriamo, mangiamo...ed infinite altre attività.

Tutto viene immaginato come un succedersi lineare di istanti legati ad un certo mutamento. Da qui deduco che Vita in senso generico è mutamento. La nostra mente percepisce questo mutamento perché immagina sempre di non esserne coinvolta. Ogni movimento viene percepito come una variazione di qualcosa, ma il percepente non può avere lo stesso grado di variazione. Se immaginiamo di trovarci in uno spazio completamente vuoto in cui non siano visibili gli astri, non riusciremmo a percepire il continuo spostamento.

Se un' altra persona si spostasse parallelamente a noi con la stessa velocità, la vedremmo ferma. Senza un preciso riferimento contestuale, non potremmo asserire la realtà dello spostamento. Tutto, quindi, si sposta in relazione ad altri elementi . Nell'Universo completamente vuoto non avrebbe senso dire "ci spostiamo", perché in realtà non potremmo, anche se fossimo stati inizialmente scagliati alla velocità della luce. Lo spostamento è relativo solo al punto di partenza.

Ma anch'esso è solo concettuale...E la vita? Essa è un sistema complesso di spostamenti-mutazioni in relazione tra loro, unificati da un principio di coscienza. Essi sono tutti riferibili ad un "centro" di appercezione, sempre trascendente rispetto ad essi. Più lo sforzo è trascendentale (siamo ai confini con la vita eterna!), più il divenire si stacca dal reale.

Che senso ha attaccarsi alla vita terrena, se attraverso una sempre più perfetta auto-consapevolezza ci rendiamo conto che il divenire è solo una serie di mutamenti spazio-temporali che hanno la funzione di condurci ad una certa pienezza esistenziale? Perché non desiderarla questa pienezza, se tutto è ad essa finalizzato? La morte ci fa tuffare nell'istante dell'eternità, ci inabissa nell'attiva immobilità di Dio (non è egli "motore immobile?) Da questo punto fermo l'autocoscienza può esplorare tutte le variabili della creazione e contemporaneamente può vedere Dio così come Egli è, perché da Lui assimilato.

 

L'illusione del tempo

L'illusione del tempo cronologico e la realtà dell'eternità

Da cosa deriva molte volte il nostro senso di noia e stanchezza interiore? Spesso è dovuto ad una visuale troppo contingente e restrittiva del tempo. E' una concezione che si disperde nella molteplicità in cui siamo immersi. Crediamo che il tempo sia realmente "limitato": stentiamo a proiettarlo nell'eterno della resurrezione. C'è dell'ipocrisia in noi ad aderire all'ottica della risurrezione : nella pratica stentiamo a credere e diciamo : ma...forse...sarà...così dicono...chi vivrà vedrà...!

Ma ha veramente un'inizio ed una fine il tempo? Oggettivamente le azioni iniziano e terminano. Decidiamo di intraprendere qualcosa e le nostre azioni iniziano e poi terminano. Noi le collochiamo in un tempo immaginario che ci serve per archiviare i singoli fatti nella memoria, la quale alimenta la nostra logica.
Quando cominciamo a scomporre in molteplici frazioni le unità cronologiche, ci accorgiamo che l'operazione può ripetersi all'infinito.

Ogni istante è preceduto e seguito da altri. E altri ancora...e ancora altri. Può essere concettualizzato un'atomo cronologico? Ecco che intravediamo il paradosso della nostra logica scagliata all'estremo: viene sfuocato il concetto di principio e fine. In una visione "microcosmica" le unità cronologiche vengono assorbite dall'atemporalità : un tempo senza principio e senza fine non può essere denominato tale dalla nostra pura razionalità. Tende a collocarsi sul piano spaziale, diventandone la quarta dimensione (come del resto affermano gli scienziati dell'attuale secolo)

E' proprio immergendoci nella riflessione autentica sul tempo che molto spesso possiamo dare credibilità al concetto di Resurrezione così paradossalmente incredibile. Gran parte della nostra noia e stanchezza è dovuta al fatto che frazioniamo il tempo con eccessiva razionalità matematica: anni, giorni, ore, minuti, secondi..e ci dimentichiamo della "durata interiore", che è quella più adeguata alle categorie dello Spirito. Essa ci fa considerare il tempo passato come una serie di memorie volte sempre al presente, ed il futuro come delle semplici proiezioni che vengono ancora effettuate al presente.

Questo "presente" sempre attuale corrode nella nostra riflessione concreta l'opprimente razionalismo che vede il principio e la fine in ogni frazione di tempo. Quando ci fissiamo su un termine ultimo relativo al tempo cronologico non facciamo altro che generare in noi dei meccanismi d'attesa: ci alieniamo dal presente per anticipare un futuro che non è ancora presente. Sicché la nostra mente si preoccupa di un qualcosa d'irreale, presunto e quindi fantastico. Si sente oppressa e tediata da contenuti astratti, ipotetici.

La coscienza diventa prigioniera di una mente tiranna che toglie la serenità della visione pura dell'Assoluto. Egli ha bisogno di una coscienza libera, per potersi manifestare liberamente perché è già nella creazione ed in noi. Ma quando occupiamo la coscienza con preoccupazioni inutili, Egli non può manifestarsi nella sua pienezza. Non può essere limitato dalle nostre categorie spazio-temporali. Egli, eterno, è tutt'intero nell'attimo che non ha né principio, né fine, proprio perché è Lui l'Alfa e l'Omega.

Del resto la stessa nostra logica, scagliata nei più profondi abissi del pensiero umano, ci avverte che il nostro sapere e lo stesso linguaggio sono costellati di contraddizioni. Anche su ciò che si dice del tempo, che ormai (è stato appurato da numerosi filosofi) non è altro che un'astrazione della nostra mente e non ha alcuna oggettività.

Diceva Giovanni Vannucci, un santo monaco che ho conosciuto personalmente :
" Il regno di Dio in noi è la coscienza della propria eternità; chi ne è consapevole germoglia e cresce spontaneamente come il grano verso la mietitura. Chi matura nel regno di Dio distrugge il tempo e lo spazio e vede se stesso eterno. Seduto sulla riva del divenire vede la corrente trascinare mille e mille cose, non si getta nell'onda per salvare il ciarpame che essa trascina. Ha compreso che una cosa è il fiume del tempo e una cosa è l'uomo; l'onda che implacabile passa non potrà nuocergli. Non pensa alla brevità della vita, avendo la certezza di vivere sempre; non l'angoscia della morte, ma l'ansia di vivere la verità."

 

Verso la catastrofe : non resterà pietra su pietra..

"Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta." (Lc.21,6) Non è difficile intuire quanto abbia ragione il Signore nell'avvertirci che di tutto quello che vediamo non resterà pietra su pietra.

Noi spesso veniamo offuscati dal velo dell'abitudine. Diamo quasi per scontato che la nostra realtà terrena duri fino a chi sa quale giorno lontano. L'alternarsi delle stagioni, del giorno e della notte, l'evoluzione psico-fisica di ognuno di noi, i mutamenti sociali e climatici dovrebbero essere sempre degli indicatori di una realtà che c'é ma "non ancora" definitivamente.

Praticamente nulla è definitivo in questa realtà mutante e noi siamo proiettati verso nuove dimensioni che necessitano grandi rivoluzioni, crisi strutturali, riadattamenti biologici e psicologici e, infine, catastrofi. La catastrofe finale avverrà per ognuno di noi nel momento della morte ma è preparata dalle catastrofi intermedie della nostra vita. Ogni vita nasce dalla disgregazione di altre vite (la biologia ce lo insegna).

Così ogni nuova idea presuppone la disgregazione di altre idee pregiudiziali ed ogni nuova visione del mondo si innesta su quelle vecchie. Siccome abbiamo il compito di evolverci spiritualmente, mentre il corpo esteriore si va disfacendo, come dice S.Paolo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno fino alla pienezza della nostra vita che è la somiglianza con Dio.

Il cristiano vero sa che la catastrofe personale è inevitabile. Sa che Gesù Cristo stesso l'ha affrontata con estremo coraggio sulla croce, la quale è l'apice del suo amore per il Padre e per noi.

Ognuno di noi si prepara per affrontare il suo calvario attraverso gli atti d'amore per Dio e per il prossimo, atti che richiedono la rinuncia del proprio "io" per glorificare Colui che vuol portarci all'apice dell'amore.

Ciò che ammiriamo adesso, quindi, verrà distrutto per lasciare il posto alla Verità che non è temporanea o spaziale, ma trascende ogni realtà vista con l'occhio materiale.

 

La corsa per il successo

Dietro lo sfacciato esibizionismo di molte persone che ricercano il successo in quanto tale, c'è il vuoto.

La corsa per il successo
"Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo". (Gv.6,15)
Siamo così spesso teatrali : difficilmente operiamo nel nascondimento. Inconsciamente, per quanta modestia ed umiltà vorremmo possedere, abbiamo bisogno di esibire qualcosa del nostro io. Prudenza! Essere attivi ed operosi, ma con tanta prudenza: senza l'aiuto di Dio non possiamo nemmeno respirare, perché tutto e tutti viviamo in Lui. Il nostro modo di vedere la vita dovrebbe continuamente adeguarsi a questo principio : nulla succede se Dio non lo permette e tutto concorre al bene di chi lo ama.

Anche se dovessimo raggiungere il successo tra gli uomini, questo non significa che siamo più graditi a Dio. Dio ci ama così come siamo, nell'anonimato o nella celebrità. Penso che Egli gradisca molto di più il distacco: chi vuole apparire a tutti i costi si preoccupa della sua immagine sfalsandone l'originalità, perché rischia di diventare come gli altri vogliono che diventi, e quindi difficilmente sarà se stesso.

Nella vita quotidiana notiamo personaggi pubblici che non sono mai sazi di affermare se stessi in ogni occasione e non si accorgono della loro arroganza e tracotanza. Il loro infantile esibizionismo suscita persino tenerezza, ma anche pena. Ci sono, poi, tantissimi "mediocri" che sgomitano per imporsi agli altri, calpestando anche i più elementari valori umani. Quando uno di questi mediocri raggiunge l'apice del successo, diventa patetico ed è convinto che il destino dell'intera nazione o del mondo intero dipenda da lui e dalle sue scelte che reputa intelligenti, sagge ed altruiste. Dio ce ne guardi da tipi siffatti : la storia del mondo è piena di presuntuosi che hanno causato incredibili sofferenze al prossimo.

Moltissimi uomini danno troppa importanza al successo e a quello che gli altri pensano di loro. Pochi sanno esserne distaccati. Chi è interiorimente equilibrato si trova a suo agio sia con il mendicante che con il presidente del la Republica e soprattutto non si fa problemi se è poco conosciuto o famoso, se lo trascurano o lo cercano. Egli è in pace con se stesso e confida unicamente in Dio perché sa che solo ai suoi occhi è realmente importante.

Dio sa tutto

Dio sa tutto ed è presente accanto alla sua creatura, che a Lui non può sottrarsi.

La sua presenza però non è una presenza incombente ed ispettiva; certo il suo è anche uno sguardo severo nei confronti del male davanti al quale non è indifferente.

Il Signore ci conosce: “In Lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17,28).
Egli è in continua intimità con noi: nella notte e nel giorno, nella tenebra e nella luce.

La sua mano è sempre pronta ad afferrare la nostra per guidarci nel nostro cammino terrestre.
La sua presenza, la sua vicinanza non è di giudizio che incute terrore, ma di sostegno e di liberazione.

Ci invita ad avere fiducia, perché Egli è sempre con noi.
Sì, è sempre con noi.
Anche nelle notti più oscure della nostra vita non ci abbandona.
Anche nei momenti più difficili rimane presente.

Anche nell’ultima notte, nell’ultima solitudine nella quale nessuno può accompagnarci, nella notte della morte, il Signore non ci abbandona.
Ci accompagna anche in questa ultima solitudine della notte della morte.

E perciò noi cristiani possiamo essere fiduciosi: non siamo mai lasciati soli.
La bontà di Dio è sempre con noi. 

 

Dio in ognuno di noi

Il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe.

Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi, perché tutti vivono per lui (Lc.20,37)

Ognuno di noi vive per Dio, qualsiasi ruolo abbia nella società e qualsiasi professione eserciti.
Tutti indistintamente viviamo per Dio perché è il Dio dei viventi. Ma quando il Signore afferma, citando le scritture : "Dio di Abramo, Dio di Isacco..." vuol dire anche Dio di Antonio, di Gervaso, di Luisa, di Anna, del portinaio, dell'ortolano, del mio vicino di casa, del mio congiunto ecc.

Ai suoi occhi ognuno di noi è il suo Tempio. Magari pieno di merce superflua e di venditori, ma siamo il suo Tempio, Tempio dello Spirito Santo. Tempio per il quale Egli si strugge d'amore perché dove c'è lo Spirito Santo ci sono le altre Persone della SS.Trinità che si amano eternamente, soprattutto in coloro che adorano Dio con purezza.

E' necessario prendere coscienza che ognuno di noi, allora, è voluto e desiderato da Dio da tutta l'eternità. E in ognuno di noi deve risplendere la sua gloria che consiste nel portare a termine il suo progetto d'amore in piena libertà, la libertà dei figli di Dio.

Ogni uomo è destinato a questa figliolanza dal momento stesso che aderisce alla volontà divina e desidera staccarsi dalla materia che fossilizza il suo slancio.

Quando si è invischiati nella ragnatela terrestre si rimane "figli di questo mondo" perché il nostro animo si appanna e non lascia trasparire la luce trinitaria che tenta di sconfiggere le tenebre che sono in noi. Ogni momento della nostra vita è una storia sacra commista con quella profana.

Ma per chi confida nel Signore, il quale è sempre fedele a se stesso, anche se si sentisse il peggiore di questo mondo; non morrà in virtù dei meriti del Figlio di Dio primogenito, Gesù Cristo che è venuto a salvare ciascuno di noi.

Dobbiamo convincerci che Egli non ci abbandonerà mai perché ci tiene in profonda e rispettosa considerazione e sa benissimo quante difficoltà e fragilità desideriamo superare. Ci ama troppo per lasciarci a noi stessi e aspetta per ognuno di noi la redenzione, perché Egli non è morto sulla croce invano. 

 

Contemplazione e distacco (Thomas Merton)

DISTACCO

Mi chiedo se vi siano ora venti uomini al mondo che vedano le cose quali esse sono in realtà. Ciò significherebbe che, ivi sono venti uomini liberi, non dominati e neppure influenzati dall'attaccamento alle cose create, a loro stessi o ad uno qualsiasi dei doni di Dio, o anche alIa più alta, alIa più soprannaturalmente pura delle Sue grazie. Non credo vi siano oggi al mondo venti uomini simili. Ma uno o due ce ne devono essere. Sono essi che tengono assieme ogni cosa ed impediscono all'universo di sfasciarsi.

Tutto ciò che tu ami per se stesso, al di fuori di Dio, accieca il tuo intelletto, mina il tuo giudizio sui valori morali e vizia la tua scelta, tanto che tu non puoi distinguere chiaramente il bene dal male e non puoi conoscere in verità il volere di Dio. E quando ami e desideri le cose per se stesse, non sai come applicare i princlpi morali generali, anche se puoi comprenderli.

Anche quando la tua applicazione dei principi è formalmente esatta, ci sarà probabilmente una circostanza nascosta, da te trascurata, che inquinerà di qualche imperfezione le tue azioni virtuose.

Coloro che si sono abbandonati interamente al disordine del peccato si rendono spesso assolutamente incapaci di comprendere i principi più semplici, non possono più vedere neppure la più ovvia delle leggi morali.
Possono avere le doti più brillanti ed essere in grado dl discutere le più sottili questioni di etica - ma non tengono minimamente in considerazione ciò di cui parlano, perché non amano queste cose come valori, ma hanno per esse soltanto un interesse astratto, come per dei concetti.

Vi sono certi aspetti del distacco e certi raffinamenti di purezza interiore e di delicatezza di coscienza che in genere neppure gli uomini sinceramente santi riescono a scoprire. Anche nei monasteri più rigidi e nei luoghi dove si dedica con serietà la propria vita alIa ricerca della perfezione, molti non giungono mai a sospettare quanto essi siano dominati da forme inconsce di egoismo, quanto i loro atti virtuosi siano conseguenza di un meschino interesse umano.

In realtà son proprio la rigidità e l'inflessibile formalismo di questi uomini pii ad impedire loro di raggiungere il vero distacco. Essi hanno rinunciato ai piaceri e alle ambizioni del mondo, ma si sono riservati altri piaceri e altre ambizioni di carattere più alto, più sottile e più spirituale.

Qualche volta non sospettano nemmeno che sia possibile cercare la perfezione con una intensità di zelo per se stessa imperfetta. Sono troppo attaccati alle cose buone del loro piccolo mondo chiuso.

Qualche volta, per esempio, un monaco può nutrire un attaccamento alla preghiera o al digiuno, a una pratica pia o ad una devozione, a una certa penitenza esterna, a un libro, a un sistema di spiritualltà, a un metodo di meditazione o anche alIa contemplazione stessa, alle più alte grazie della preghiera, a virtù, a cose che in sé sono segni di eroismo e di grandissima santità.

Ed uomini che sembrano santi si sono lasciati accecare dal loro disordinato amore per simili cose e sono rimasti nelle tenebre e nell'errore quanto i loro confratelli del monastero, che sembrano tanto meno perfetti di loro.

Qualche volta i contemplativi pensano che il fine e la essenza della loro vita si trovino nel raccoglimento, nella pace interiore e nel senso della presenza di Dio. Si attaccano a queste cose. Ma il raccoglimento è una cosa creata, non meno , di un'automobile. Il senso di pace interiore è creato, allo stesso modo di una bottiglia di vino.

La « consapevolezza » sperimentale della presenza di Dio è una cosa creata, precisamente come un bicchiere di birra. La sola differenza sta nel fatto che il raccoglimento, la pace interiore e il senso della presenza di Dio sono piaceri spirituali, mentre gli altri rappresentano piaceri materiali.

L 'attaccamento alle cose spirituali è un attaccamento simile all'amore disordinato per qualsiasi altra cosa. L 'imperfezione può essere piu nascosta e piu sottile; ma da un certo punto di vista ciò non fa che renderla piu pericolosa, perché più difficilmente si riesce ad individuarla.

Così molti contemplativi non diventano mai grandi santi, non entrano mai in stretta amicizia con Dio, non giungono mai ad una profonda partecipazione alle Sue immense gioie, . perché abbarbicanoo alle piccole e miserabili consolazioni che vengono concesse a chi si incammina sulla via della contemplazione.

Molti si trovano in una condizione ancora peggiore : essi non giungono mai alla contemplazione perché si dedicano ad attività e ad imprese che sembrano loro più importanti. Accecati dal loro desiderio di continuo movimento, di un senso costante di attività, affamati di un aspro appetito di risultati, di successo visibile e tangibile, si mettono nella condlzione di credere di non poter essere graditi a Dio se non si affannano contemporaneamente a una dozzina di lavori. Qualche volta riempiono l'aria di lamenti e di rimpianti per non aver più tempo per la preghiera, ma sono diventati così abili nell'ingannare se stessi, che non comprendono quanto poco sinceri siano i loro lamenti.

Non solo addossano una sempre maggior quantità di lavoro, ma vanno cercando nuovi campi di attività. E più sono indaffarati, più errori compiono. Accidenti e sbagli si accumulano attorno a loro. Ma essi non raccolgono l'avvertimento. Essi vanno sempre più alla deriva - e forse allora Dio permette che portino le conseguenze dei loro errori. In questo caso si scuotono, e si avvedono che la loro trascuratezza li ha trascinati in qualche grosso ed evidente peccato contro la giustizia, per esempio, o contro gli obblighi del loro stato. E così essi annegano.

Quanti sono coloro che hanno soffocato le prime scintille della contemplazione, accumulando legna sul fuoco prima che questo fosse bene acceso! Lo stimolo della preghiera interiore li eccita al punto che essi si abbandonano ad ambiziosi progetti per catechizzare e convertire il mondo, mentre Dio chiede loro soltanto di .stare tranquill, di mantenersi in pace, attenti al lavorio segreto che Egli ha iniziato nelle loro anime.

Pure, se cercate di spiegare loro che può esservi molta imperfezione in quello zelo per attività che Dio da loro non desidera, essi vi trattano come un eretico. Sono convinti che voi avete torto, tanto intensa è la brama che provano per i risultati che immaginano di poter ottenere nel segreto della pace interiore e il distacco.

Il raccoglimento è impossibile per chi è dominato dai desideri confusi e mutevoli della propria volontà. E anche se questi desideri . tendono ai beni della vita interiore, al raccoglimento, alIa pace, ai piaceri della preghiera, se non sono altro che desideri naturali ed egoistici, renderanno il raccoglimento difficile ed anche impossibile.

Non potrai mai trovare la perfetta pace interiore e il raccogIimento se non ti staccherai anche dal desiderio di pace e di !raccoglimento. Non potrai mai pregare perfettamente se non ti staccherai dai piaceri della preghiera. Se abbandonerai tutti questi desideri e cercherai una cosa sola, la volontà di Dio, Egli, in mezzo agli affanni, ai conflitti e alle prove, ti darà raccoglimento e pace.

Nella vita religiosa esiste una specie di crudo materialismo che induce uomini sinceramente santi a credere che abnegazione significhi semplicemente rinuncia a tutto ciò che soddisfa i cinque sensi esterni. Ma questo è appena il principio dell'abnegazione. Naturalmente, prima che la vita interiore possa anche solo iniziarsi, noi dobbiamo esserci staccati da tutto ciò che è grossolano e sensuale. Ma, una volta iniziata, la vita interiore farà ben pochi progressi se non ci staccheremo sempre più anche dai beni razionali, intellettuali e spirituali.

Chi spera di diventare contemplativo distaccandosi solo da ciò che gli e vietato dalla ragione non giungerà mai nemmeno a conoscere il significato di contemplazione.
Perché la via che conduce a Dio passa attraverso una tenebra profonda, nella quale ogni conoscenza, ogni sapienza creata, ogni piacere e prudenza, ogni speranza ed ogni gioia umane vengono distrutte e annullate dalla soverchiante purezza della luce e della presenza di Dio. Tutto ciò che sappiamo, tutto ciò che desta piacere o desiderio nelle nostre facoltà naturali non può essere che di ostacolo al puro possesso di Lui quale Egli è in Se Stesso; quindi, se qualcuna di queste cose basterà a soddisfarci, resteremo infinitamente lontani da Lui.

Ecco perche dobbiamo essere distaccati e liberi da tutto questo per giungere a Lui. Non è sufficiente possedere le cose materiali e spirituali e goderne nei limiti della moderazione
razionale : dobbiamo essere in grado di trascendere ogni gioia, di superare ogni possesso se vogliamo arrivare al puro possesso e godimento di Dio.

Così la vera vita contemplativa non consiste nel godimento di piaceri interiori e spirituali. La contemplazione - qualcosa di più di un raffinato e santo estetismo dell'intelletto e della volontà, nell'amore e nella fede. Riposare nella bellezza di Dio come puro concetto, senza gli accidenti dell'immagine o della specie sensibile o di alcun'altra rappresentazione, è un piacere che appartiene ancora all'ordine naturale. E' forse il piu alto piacere cui la natura ha accesso, e molti non vi arrivano con i loro soli poteri naturali - essi hanno bisogno della grazia per poter sperimentare questa soddisfazione che è di per sé nei limiti della natura.

Ciò nonostante, poiché è naturale e può essere desiderata per natura ed acquisita con discipline naturali, essa non può aver molto a che fare con la contemplazione soprannaturale.

La vera contemplazione è l'opera di un amore che trascende ogni soddisfazione ed ogni esperienza per riposarci nella notte della fede pura e nuda. Questa fede ci porta così vicini a Dio, che si può dire lo tocchi e lo afferri quale Egli è, anche se nelle tenebre.

E' l'effetto di questo contatto e spesso una pace profonda che trabocca nelle facoltà inferiori dell'anima e costituisce cosl un' esperienza ». Pure questa esperienza o senso di pace resterà sempre un accidente della contemplazione, e l'assenza di questo « senso » non significa quindi che il nostro contatto con Dio sia cessato.

Legarsi a questa « esperienza » di pace significa minacciare la vera, essenziale e vitale unione della nostra anima con Dio, al di sopra del senso e dell'esperienza, nella tenebra di un amore puro e perfetto. Per quanto possa essere un segno della nostra unione con Dio, questo senso di pace rimane soltanto un segno, un accidente. La sostanza dell'unione non è necessariamente vincolata a tale senso, e qualche volta, quando non abbiamo in noi senso di pace o della presenza di Dio, Egli è più veramente presente in noi di quanto non lo sia mai stato prima.

Se attribuiremo troppa importanza a questi accidenti, correremo il rischio di perdere ciò che è essenziale, cioè la perfetta accettazione della volontà di Dio, quali che possano essere i nostri sentimenti. Ma se credo che la cosa piu importante nella vita sia un senso di pace interiore, sarò sempre più turbato quando mi accorgerò di non provarlo.

E poiché non posso produrre in me questo stato ogni volta che lo voglio, il turbamento aumenter con il fallire dei miei sforzi.
Alla fine perderò la pazienza e rifiuterò di accettare questa situazione che sfugge al mio controllo, e così perdero l 'unica realtà che importa, cioè l'unione alla volontà di Dio senza di cui la vera pace è assolutamente impossibile.

 

Il tempo dedicato a Dio

Più tempo gli dedichiamo e più Lui ci contraccambia.
Maria s'è scelta la parte migliore": Il fine della nostra vita è qui ben riassunto.

"...L'importante è ciò che sarà intercorso durante la vostra vita tra voi e me, nell'interno della vostra anima, - è per questo che la vita vi è stata data. (Gesù a suor.M.della Trinità)

"Egli solo è importante per noi, Egli solo è il nostro desiderio e la nostra vita, null'altro può darci gioia" (T.Merton, semi..p.152)

Quando siamo eccessivamente preoccupati di realizzare questo e quest'altro, rischiamo di dimenticarci del "necessario", vale a dire dell'essenziale che è la conoscenza e la conformità amorosa al volere di Dio.

"L'amore di Dio domini tutti i tuoi amori..è l'intensità dell'amore di Dio che dà valore alle tue azioni e alla tua preghiera. Ciò che conta non è fare molto ma mettere molto amore in quello che fai. (La sapienza del Vangelo, Bersini p.277)

Aiutami a riconoscere che mi aiuti; aiutami a convincermi ad aprirmi al Tuo aiuto e al fatto che nulla posso senza la Tua presenza scomoda ed esigente. Nella Tua luce sarò nella mia luce.(p.Albino, Diaro p.270)

"La mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza (2Cor.12,9)

Il tempo dedicato al Signore non è mai sprecato. L'attivismo sfrenato rischia di far perdere il senso delle nostre azioni, svilisce la contemplazione, ci inorgoglisce perché subentra la presunzione di fare senza di Lui o addirittura di metterci al suo posto.
Un animo che si disperde in mille attività rischia di realizzare poche cose con vero amore, perché l'io è subdolo e si rispecchia inconsciamente in tutto ciò che si fa.

"Le anime ferventi mi consolano della tiepidezza e dell'oblio dei peccatori. Esse però non possono sostituire nel mio cuore le anime che io desidero : ciascuna ha il suo posto nel mio cuore; ciascuna è amata per qualche cosa di unico che le ho dato, e non mi rassegno alla sua perdita finché c'è una speranza che si penta. Alcune pecorelle non possono tener luogo della centesima che si è smarrita. Ciascuna anima è per me un tesoro unico. (Gesù a suor Maria della Trinità p.131)"

 

Il riposo dell'anima e degli occhi in Dio

"Donate alla vostra anima e ai vostri occhi il riposo in Dio".
Se considerassimo a fondo il dinamismo della nostra mente e prendessimo seriamente coscienza dei suoi contenuti ci meraviglieremmo della nostra superficialità.

Crediamo di trovare riposo nelle cose che accarezzano il nostro egoismo e stimolano il piacere puramente materiale dei nostri sensi. Ma ci illudiamo: il tempo corrode tutto. La nostra mente è spesso "folle" proprio perché rimane alla superficie delle cose, degli eventi, dei fenomeni.

I diversi desideri del nostro appettito si rincorrono ma riusciamo a soddisfarli solo temporaneamente. Rimane sempre un fondo di insoddisfazione difficilmente individuabile e questo è un segno che ancora non abbiamo scoperto il segreto della vita autentica.

Chi cova dentro di sè troppi desideri materiali, vive agitato ed eccessivamente inquieto. Ricerca gli amici più superficiali o i vari piaceri della carne per vincere la noia: non sopporta di stare solo con se stesso proprio perché la sua interiorità si fonda sulle cose passeggere, transeunte, quindi sul nulla.

Noi possiamo regalarci anche la felicità, se lo vogliamo. Ma è un esercizio che richiede una certa applicazione, perché stravolge il nostro comune modo di pensare il quale è inquinato da egoismo, orgoglio e pregiudizi. Non è facile porre una parentesi ai desideri più sfrenati della mente per dedicarsi alla vera ricerca interiore.

Un primo passo consiste nel rendersi consapevoli che la dimensione terrena ha i suoi limiti spazio-temporali: ciò serve per tenere a bada la nostra mente che escogita mille meccanismi per sfuggire dall'essenziale.

Quando ci rendiamo conto che la nostra dimensione terrena è solo il DNA della dimensione eterna, allora cominciamo ad accettare la presenza di Dio nelle cose, negli eventi ed in noi. E' così che doniamo alla nostra anima e ai nostri occhi il riposo in Dio.

"Sono continuamente salvato se continuamente a Te penso. Non devo stancarmi. Non puoi stancare. Verrà tutto da sé. La speranza mette verde e gli altri colori più forti in ogni momento del vivere. Agguantarla e non lasciarla nemmeno in mezzo alle altre speranze. Le altre speranze sono una massa che preme e che è facile inghiottire. Quella genuina, è regina di tutte le altre." (Padre Albino Candido - Diario di un pellegrino Carnico - ed. Segno)

 

Perché si soffre

Ogni sofferenza è il pungolo dell'autocreazione

Molte sono le domande che vorremmo porre al nostro Creatore, ma la principale è comune a tutti: perché la sofferenza? Non poteva crearci con un certo grado di perfezione, privi di ogni necessità corporale?
Altri interrogativi si affacciano alla nostra mente disorientata: ma Lui, dal quale tutto ha origine, ha faticato a creare? La teologia tradizionale ci insegna che in Lui non può esserci ombra di imperfezione. Il dolore e la fatica appartengono alle imperfezioni degli esseri ancora in evoluzione, quindi Dio non può "evolversi" perché è già perfetto in sè ed è l'origine di ogni perfezione. Da qui possiamo dedurre che ha creato l'Universo e noi senza alcuna fatica o dolore.

Anzi, durante l'atto creativo era nel più completo piacere: Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. (Gen. 1,31) Questo versetto biblico ci permette obiettivamente di intuire che Dio ama la vita ed esulta di gioia per essa. Ed allora perché permette tanta fatica e tanto dolore? Ci è stato insegnato che la risposta è in Gesù Cristo, per mezzo del quale tutte le cose sono state fatte. "Chi vede me vede il Padre".

Si è incarnato nel Figlio e ciò che vediamo nel Figlio, è nel Padre. I Vangeli ce lo presentano come una lode vivente del Padre, al quale si sottomette fino alla passione ed alla morte in croce. Questo ci dimostra, allora, che Dio non è cinicamente staccato dalla sua creazione. Vi si "immerge" tramite il Figlio, della stessa sua natura. E lo fa per riportare la creazione allo splendore iniziale, dopo il decadimento dovuto al peccato, che è la mancanza d'amore dell'uomo. L'uomo ha voluto allontanarsi da Dio e Dio gli dà la possibilità di "ridivinizzarsi" tramite un estremo atto d'amore, quale l'incarnazione, la passione e la morte in croce.

Anche un buon padre terreno richiama vagamente l'opera divina. Il padre concepisce il figlio in un atto d'amore accompagnato dal piacere insito nello stesso atto. Poi segue la creatura durante la sua evoluzione, partecipa di persona allo sforzo che deve fare per arrivare alla maturazione...

Dio-Padre crea nella gioia e partecipa di persona allo sforzo della sua creatura che dovrà raggiungere la statura di Gesù Cristo. Non l'abbandona a se stessa: semplicemente le indica la via maestra, che è quella dell'amore, che la stessa croce sottende. In Gesù Cristo misericordioso sono celati i segreti amorosi del Padre che vengono gradualmente svelati dallo Spirito Santo.

In Lui ogni attimo della nostra vita è pienamente partecipato: l'immane sforzo della tremenda passione riassume, sintetizza e ricapitola ogni più piccola sofferenza di tutti gli uomini che sono esistiti, esistono ed esisteranno.
Non vale, allora, la pena di partecipare anche noi a questo incredibile e misterioso sforzo della Creazione?

Riflettiamo profondamente sulla nostra esistenza, destinata ad una gloria che ora non possiamo immaginare e che è rappresentata dalla Risurrezione di Gesù Cristo...

Scriveva Camus: "Se c'é un'anima, è un errore credere che ci sia data già interamente creata. Si crea qui, lungo la vita. E vivere non è altro che questo lungo e torturante parto. Quando l'anima è pronta, creata da noi e dal dolore, ecco la morte".
"Bene e male, vita e morte, povertà e ricchezza, tutto proviene dal Signore." (Sir.11,14) Se Dio ha permesso il male e la sofferenza, c'è un motivo!

E' faticoso scalare un'impervia montagna. In una scalata libera si sfruttano soltanto gli appigli naturali offerti dalla parete. Il rischio della caduta è sempre presente. Le sporgenze sono a volte scomode e taglienti mentre qualsiasi sguardo al vuoto sottostante genera pericolose vertigini.

E' difficile intravedere la cima nascosta tra dense nubi: eppure c'è e bisogna ascendere faticosamente. Una volta saliti, seduti su una roccia, si osserva con grande soddisfazione il bellissimo panorama e si gode il maestoso silenzio di quelle altezze.
Ecco una sfumata metafora della nostra vita. Si sale verso una meta non ancora visibile. La fede ci dice che c'è e che bisogna continuare l'ascesa. Per ognuno c'è un calvario, una croce, una vetta.

Ma ogni fatica è uno sforzo creatore simile a quello divino se viene illuminato da Cristo. L'esperienza di fede continua attraverso le fibre del fisico e dello spirito. In questa situazione prevale l'adattamento alla volontà di Dio...è molto difficile soffrire con coscienza, con intelligenza. C'è sempre qualcuno che protesta in noi (P.Albino Candido, Diario,)

Ogni uomo vive in un mare di sofferenze. Molte subìte, altre effetto di errori personali o collettivi, altre accettate con amore.
L'eterna domanda riguarda sempre il dolore: perché Dio lo ha permesso e come si concilia con la sua infinita bontà?

Eppure il cristianesimo ha come simbolo la croce e lo stesso Maestro ci indica che il Regno si raggiunge tramite essa. E' possibile costruire una vera filosofia della croce? Filosofi e teologi si sono scervellati per poter dare una spiegazione accettabile alla logica umana. E invece non risulta rientrare in alcuna logica. Più la ragione vi penetra e più diventa illogica.

La domanda si fa più insistente: nella sua onniscienza ed onnipotenza, non poteva il Signore risparmiare a se stesso e a noi tanta fatica? Non poteva donarci un'intelligenza tale ed una visione della vita così completa da fare in modo che noi lo adorassimo senza entrare in un mare di dolore così spesso insopportabile? L'uomo saggio, previdente, ragionevole, questo ipotetico altro Adamo non si sarebbe lasciato corrompere dal diavolo e quindi non sarebbe decaduto.

Tutte domande che scaturiscono dalla mente isolata dal cuore. La razionalità non riesce a penetrare il mistero. Il cuore ne intuisce lo spessore.
Allora bisogna scendere al cuore. La fede, virtù teologale, ci deve condurre ad una convinzione fondamentale : Dio è bontà e misericordia infinite.

E' necessario credere nonostante le apparenze ci facciano dubitare di ciò. Bontà significa condividere quello che si ha e, più ancora quello che si é. Dio vuole condividere con noi quello che ha e quello che é. Ciò che ha di più prezioso, oltre alla creazione, è suo Figlio.

Nell'incarnazione ce lo ha dato. Noi l'abbiamo maltrattato a causa della nostra incredulità e opacità. Ma da questa sua enorme sofferenza ci ha resi partecipi della sua natura. Condivide con noi ciò che é perché chi crede in Lui, cioè lo ama mettendo in pratica le sue parole e il suo esempio, si "divinizza", diventa coerede di suo Figlio, quindi figlio di Dio.

La stoltezza e la sapienza

Considerate la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili.
Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. (I Cor.26,31)
In effetti, noi che vogliamo essere cristiani chi seguiamo? Un uomo vissuto in terra duemila anni fa che noi riteniamo il Figlio di Dio, ma che è stato incompreso per tutta la vita fino ad essere torturato ed ucciso terribilmente, come il peggiore dei malfattori. Ma dopo è risorto.

Ciò che ha patito è sconvolgente e va contro ogni logica umana. Anche la sua stessa nascita appare "insignificante": non era figlio di principi o di eminenti personaggi di alta cultura, letterati o filosofi. Sua madre Maria era una semplice casalinga, una fanciulla sconosciuta sposa di un falegname, Giuseppe. Eppure su questa famigliola si narrano prodigi per opera dello Spirito.
La mentalità odierna, altamente influenzata dallo scientismo e dal progressismo tecnologico, legge questi eventi quasi come il frutto della fantasia popolare.

Ma è assolutamente impossibile che questa fantasia possa spingersi così oltre: la massa non ama le storie che dal punto di vista umano additano un completo fallimento ed anche se il rovescio della medaglia è la resurrezione, non avrebbe mai inventato una nascita così insignificante ed una morte così atroce.

I "sapienti" di oggi se la ridono di una storia così assurda. Ma la sapienza del vangelo supera ogni sapienza perché agli occhi troppo umani appare "stoltezza".
Sento spesso dire da molti giovani d'oggi che la morale evangelica è ormai superata e che il mondo appartiene ai furbi e a coloro che "fregano" senza lasciarsi "fregare" dagli altri. Chi vuol fare l'onesto viene considerato un "poveretto" che non ha capito nulla dell'ingranaggio della vita e vive fuori dalla realtà.

La vita va goduta fino in fondo ed ognuno si arrangi. Le norme morali cristiane sono un peso assurdo da cui liberarsi, pertanto i preti e i laici cristiani che le sostengono sono considerati degli ipocriti che impongono agli altri fardelli disumani e sono degli ammalati di "bigottismo". Oggi più che mai il cristianesimo con le sue conseguenze etiche e morali è più che mai disprezzato da moltissimi che disertano le chiese e ritengono la stessa Chiesa un'invenzione umana che nulla ha che fare con la volontà di Dio.

Ma il Figlio dell'Uomo troverà la fede quando ritornerà? - si chiedono i Vangeli.
Sì, perché qui si tratta davvero di fede autentica in un Dio che si fa uomo. Per la visione materialista è una sciocchezza, ma per l'uomo spirituale è il massimo dell'amore (e quindi della saggezza) che il Dio Unico dimostra ad ogni uomo creato a sua immagine e somiglianza, al quale dona la dignità di diventare suo figlio.

E la fede è basata, si sa, sull'assurdo, come dimostrano tutti i grandi personaggi biblici, iniziando da Abramo che per obbedienza stava per sacrificare suo figlio e tutti gli altri fino a Gesù Cristo che per obbedienza al Padre sacrifica la sua stessa vita per donarla a tutti noi.
Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto: Chi si vanta si vanti nel Signore.
(I Cor.26,31)

 

L'incredibile realtà dell'Eucaristia

Nell'Eucaristia si rivela l'Umiltà divina

L'umiltà di Dio e l'Eucaristia

Mangiare la Carne di Cristo è accettare tutte le sofferenze che incontriamo nell'esistenza, e accettarle per un amore che distrugge le nostre durezze e ci rende pane vivo sulla mensa degli uomini; bere il suo Sangue è amare tutte le creature che esistono con noi, creatura e creatura, istante e istante. Nella misura in cui ci dischiudiamo agli altri nell'offerta di noi stessi a tutte le fami, con il Pane, il nostro essere si nutre della Carne e del Sangue del Verbo. Al termine dell anostra terrena vicenda, si attuerà in noi l'identificazione dell anostra essenza spirituale con l'essenza spirituale di Cristo, e questa identificazione compirà la trasfigurazione del nostro corpo terreno in quelloglorioso dei risorti. (G.Vannucci, Verso la luce p.150)

"Cristo nella sua totalità è Carne e Parola, Pane vivo; mangiarlo vuol dire consumare e digerire la sua Carne e la sua Parola. Analogamente alla digestione, mangiare e digerire Cristo, la sua Parola e la sua Carne, significa scomporre la Carne e la Parola nei loro elementi di base ed estrarne quell'alimento che meglio risponde alla nostra individualità. Per utilizzare questi elementi nella costruzione di una personalità conforme alla nostra natura, differente da quella di qualsiasi altra. ..Mangiare e digerire il Pane disceso dal cielo significa sostituire ai ritmi della carne e del sangue, quelli propri dell'uomo celeste"
(G.Vannucci, Verso la luce p.147)

A pensarci bene ci viene chiesto di mangiare un semplice frammento di pane reso sottile nella particola e di bere del vino. L'uomo-Dio è là, presente sotto quelle "specie". Lui, il Creatore di tutto ciò che esiste, si offre continuamente a noi, povere creature, in una forma che appare quasi banale ed estremamente quotidiana. L'umiltà di Dio è sempre molto sconvolgente e disarmante.
Il pane è l'alimento per antonomasia. Dal pane comune a quello eucaristico ci sono molti significati e significanti.

1) Esso indica la fatica che ognuno compie per ottenerlo. E' il frutto del proprio lavoro. Lavorare è un'attività che riflette l'atto creatore di Dio. E' un modo per l'autosostentamento vitale e la solidarietà con gli altri. Il lavoro comporta la promozione umana di ogni persona e di tutta la società.

2) La fabbricazione del pane in sé sottende una serie di operazioni molto significanti: la preparazione del terreno, la semina, l'attesa, la mietitura, la macinazione del grano, l'impasto e la lievitazione, introduzione di vari ingredienti e la cottura. Gesù usa molto frequentemente queste attività per significare nei racconti e nelle parabole il Regno di Dio. Il terreno siamo noi. Se è ben predisposto può accogliere il seme della parola di Dio che lo sparge dove lo Spirito soffia. Dio è paziente ed attende che il seme fruttifichi. Prima, però, ogni seme deve morire. Poi miete le spighe e tutto il grano ripulito dalle imperfezioni verrà macinato per poter ottenere la farina. Ogni chicco di grano, così, viene frantumato l'uno sull'altro. Durante l'impasto il lievito dovrà essere dosato insieme ad altri ingredienti per dare alla focaccia la dimensione voluta. La giusta cottura garantirà la digeribilità dell'alimento che verrà consumato nelle mense più comuni.
Però...non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

3) Il pane viene consacrato da Gesù stesso che lo benedice, lo spezza e lo dà in cibo ai suoi intimi ordinando : "prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo".
Gesù Cristo si lascia "mangiare" nel pane consacrato. Egli è dunque presente in quell'alimento che sintetizza tutte le fatiche di ogni uomo e il suo estremo sacrificio comprendente l'incarnazione, la sua vita in obbedienza al Padre, il suo messaggio, la sua passione e morte, la sua Risurrezione. Si dona ad ogni uomo di buona volontà come alimento corporale e spirituale. Tramite esso ognuno di noi ha così la possibilità di divinizzarsi in Cristo. Assimila il suo corpo, la sua anima e la sua divinità per essere da Lui assimilato e partecipare così alla vita trinitaria come un altro Cristo. Diventa a tutti gli effetti figlio e coerede del Padre che spera la salvezza di tutti.

Anche il vino presuppone molte operazioni significanti che Gesù considera nelle sue gesta e nelle sue parabole. E' Lui la vite e noi i tralci che devono portare frutto. L'uva è a sua volta composta di acini che, dopo la vendemmia, dovranno essere frantumati nel torchio. Il mosto dovrà fermentare in appositi contenitori fino alla trasformazione finale in vino, che richiede costanza, cautela, pazienza. Il vino è presente nelle nozze di Caana per significare la gioia degli invitati. E' chiaro il riferimento allo Spirito. Nell'ultima cena viene indicato come il sangue dello stesso Gesù Cristo versato per noi. E ci viene comandato di berlo. Bere il suo sangue significa ricevere la vera vita di Cristo attraverso lo Spirito, il quale rimette i peccati, rigenera gli animi, ricrea l'interiorità, trasmette la gioia e il senso del dono reciproco, fa della nostra stessa vita un sacrificio perenne gradito a Dio rendendoci simili a Lui e quindi veri figli adottivi.

 

Gesù Cristo è il Signore

Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui (2Col.1,16-17)
Lui è il senso delle cose e della nostra vita. Se non siamo innestati in Lui veniamo gettati nel fuoco come i tralci secchi. Alla fine della nostra vita ciò che varrà è soprattutto il rapporto che abbiamo avuto con Lui e tutto ciò che abbiamo fatto per Lui. Aveva detto: senza di me non potete far nulla. Ogni atto compiuto per vanagloria e puro egoismo si disperde. Lui, il Re e vero Signore dell'Universo, fa in modo che ogni fenomeno o atto concorrino al bene di coloro che lo amano.
Sappiamo che gran parte dei nostri atti compiuti in tutta la vita terrena sono fallimentari.

Noi non possiamo far altro che dire con il ladrone : Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno.
Forse a Lui interessa più una nostra vera presa di coscienza della realtà e la consapevolezza che la verità è proprio questa : che senza di Lui noi non possiamo fare nulla.
Effettivamente nulla è nostro e tutto ci è donato. La volontà, unica caratteristica che appartiene alla nostra essenza umana, se lasciata a se stessa si disperde nel nulla, se unita a quella del Signore ci fa entrare nel Regno della Verità.

Quando entriamo nell'ottica che veramente tutto ci è donato e che nulla ci è dovuto? Egli è veramente il Signore per sopportare tanta ingratitudine da parte nostra!
Se tutto è suo, deve tutto ritornare a Lui, ma dobbiamo essere noi stessi a offrirglielo. La sua bontà, discrezione, pazienza e misericordia sono veramente senza limiti.

 

Adora il Signore tuo Dio

Vattene, satana! Sta scritto : "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto" (Mt.4,10)

Adorare e rendere culto a Dio. Due azioni che dovrebbero accompagnare tutta la nostra vita.
Invece gran parte della nostra vita passa nella ricerca di prestigio, potere, sicurezza economica, benessere personale. Quando adoriamo realmente Dio? Quando rendiamo a Lui culto?
L'adorazione comincia quando cominciamo ad interessarci di Lui per metterlo al primo posto nella gerarchia dei nostri valori. Tutto dovrebbe essere riferito a Lui: pensiero ed azione sempre uniti alla sua volontà. Satana ci tenta subdolamente suggerendoci gli orizzonti della materia per farci cadere, poi, nell'involuzione dello spirito. Ci dice che non abbiamo bisogno di Lui, perché non ci dona la felicità terrena, nella dimensione orizzontale.
Il Signore ci promette la vera felicità che deriva dalla verità, ma non su questa terra dove per ora soffriamo ogni forma di disagio e ristrettezza.

Satana, insomma, ci vuol far piombare nella temporalità per limitare le nostre vedute spirituali. Meglio godere ora, non tenendo conto dei Comandamenti di Dio... Il Signore, invece, ci chiede l'adorazione per renderci veramente felici partendo dal nostro cuore, anche se dobbiamo per un periodo soffrire.
L'uomo è fatto per diventare sempre più simile a Dio, per trascendere la materia, il tempo e lo spazio. Satana ci vuole incapsulare nella dimensione ristretta dello spazio e del tempo illudendoci di poter vivere di solo pane materiale, cioè di sensi e di soddisfazione carnale. Ma la nostra carne è solo un trampolino di lancio verso l'altra dimensione, dove vedremo nella luce della verità la gloria di Dio, liberi da determinismi, condizionamenti, appesantimenti ed opacità materiali.
Si deve adorare il Signore perché bisogna già da ora aspirare

Ma la tentazione non è permessa da Dio senza motivo : essa ci fa toccare i limiti e serve per l'autoconoscenza. Maria ci invita: "guardate profondamente nel nostro cuore" (25/01/2002)
Cosa troviamo realmente? Paure, egoismo, superficialità, orgoglio, vanità, lussuria. Ogni forma di limite che però non deve scoraggiarci. Puntare sempre a Dio, confidare nella sua infinita misericordia e guardarci in profondità con coraggio nella consapevolezza che la nostra miseria attira anche la Misericordia di Dio, se noi lo imploriamo con sincero proposito di migliorare.

perché tante tentazioni?

...e non ci indurre in tentazione..

Uno sfogo con il nostro Creatore: (se noi poveri peccatori ed esseri così limitati siamo disponibili ad ascoltare lo sfogo psicologico di chiunque si trovi oppresso, quanto di più è disponibile ad ascoltarci Colui che è l'infinitamente Onnipotente, Magnanimo, Rispettoso, Misericordioso...etc?)
Perché hai fatto un mondo così tentatore? Perché hai permesso in noi una simile concupiscenza della carne, dei sensi, dell'intelletto? Tu ci scruti e ci conosci, sai infinitamente meglio di noi quali pulsioni fermentano nel nostro inconscio, i misteriosi legami che le attivano, i concatenamenti che accendono le nostre pulsioni!

Temiamo perché non intravediamo chiaro il confine tra ciò che a te piace e non piace del nostro comportamento. Tu ci dici che il Vangelo è il metro di misura per ogni nostro pensiero ed azione. Ma come si comportava il tuo divin Figlio in situazioni simili alle nostre? Sappiamo che confidava nel Padre, pertanto anche noi osiamo confidare in Te e credere nel tuo infinito amore che raccoglie ogni briciolo di pentimento per farci crescere.Ma come facciamo, poi, pur sapendo di essere perdonato, a rimanere puri dal mondo?
Il demonio è una potenza personale parassitaria. Si attacca alle nostre debolezze per travolgerci nella sua visione infernale della vita e di Dio. Agisce subdolamente nella nostra mente, nell' intelletto, nei sensi, nell' anima pronto a colpire dove trova un'attimo di disattenzione, disaffezione, scarsa vigilanza, sensualità o spinte orgogliose.

"Hai fatto troppo tentatore il mondo. Te l'ho detto cento volte. Chi può fargli fronte e chi no. Ma Tu tenti più di tutto il mondo e il suo contenuto. Gli occhi Tuoi mi risucchiano. Non ti grido aiutami, ma rivelati. Rivela il gioco che i Santi presentano o fingono dramma. Rivela. Non ti costa nulla. E' un gioco! E' un gioco per te .E ti dico che lo so. E' un gioco per Te." (P.Albino p. 284)
La mente a volte si ottenebra ed ha l'illusione di paragonare i piaceri terreni più irresistibili con quelli del paradiso. Le pare che il Paradiso non possa essere più piacevole.

E si domanda: perché vengono considerati abominevoli e disonesti? Non vengono anch'essi dallo stesso Creatore, senza il quale nulla esiste, nemmeno le sensazioni? Un motivo c'é! Ed ha senso in Lui, Gesù Cristo. Egli ci ha indicato una vita sobria, rispettosa della propria persona e di quella altrui.
A volte siamo in preda ad inquietanti interrogativi sull'esistenza. Un mondo siffatto presenta una gran quantità di occasioni piacevoli e spiacevoli.

Perché non perseguire il piacere? Ci sono dei piaceri così raffinati che nemmeno il più perverso degli uomini immaginerebbe. A questi non rinunciamo solo per paura della legge umana (alla quale si può spesso sfuggire con furbizia), ma perché è radicato in noi un certo "timor di Dio". E allora, quando il tentatore ci mostra tutti i regni di questo mondo, uno sfogo interiore irrompe con passione: ma perché Dio ci ha messi in un mondo così tentatore? Perché tante proibizioni? La nostra fantasia ne contiene virtualmente infinite. Certo, il buon senso ci direbbe che dobbiamo rispettare le regole sociali di convivenza perché anche noi desideriamo che gli altri le rispettino: in fondo è una questione anche di sopravvivenza: non fare agli altri quello che non vuoi che altri facciano a te. Ma molti piaceri non recano danno alcuno agli altri.

La sregolatezza personale, però, reca danno a noi (e, conseguentemente potrebbe recare danno agli altri). Comunque il "timor di Dio" ci impedisce di capitolare nei più perversi vizi. Vorremmo, però, raggiungere la maturità spirituale che Dio vuole da noi. Vorremmo integrare il sacro timor di Dio all'Amore. Osservare i Comandamenti per amore, non per paura o per forza, ed è ciò che Dio si aspetta pazientemente da noi (l'amore scaccia ogni timore).

Sappiamo che Egli osserva ogni sforzo che facciamo ed ogni tentazione che con il suo aiuto cerchiamo di superare. Una grande tentazione, a questo punto, potrebbe subentrare: siamo deboli e fragili. Anche se inconsciamente pensiamo di non vivere nel peccato mortale, tuttavia siamo pieno di imperfezioni, difetti ed infinite altre miserie. Terrà conto il Signore dei nostri sforzi, nonostante questo oceano di miserie in cui ci troviamo a naufragare?
Sentiamo di non essere capaci di amare né noi stessi, né il prossimo, né Dio. Non siamo capaci realmente di amare!. Ci sforziamo di amare, ma ancora non siamo diventati vero amore, non siamo docili nell'amore. L'esistenza spesso ci pesa e ci terrorizza con tutti gli imprevisti e le situazioni dolorose. Quante volte abbiamo desiderato inconsciamente di non essere mai nati: ciò deriva indubbiamente dalla consapevolezza degli infiniti limiti spazio-temporali o dall'impazienza nel vederci così imperfetto e così poco evoluti. Ci è difficile mettere in pratica l'insegnamento di Cristo e di tutti i saggi della terra. E in noi avvertiamo ogni giorno la vanità della vita terrena e la superficialità con cui affrontiamo i problemi quotidiani.

"Ma bisogna andare avanti. Dimenticare e andare avanti; fingere che non sia noia e andare avanti" (Padre Albino, Diario, p.183)
Chi mi ha toccato? Io Ti ho toccato, con l'anima, con il cuore, con la mente, con il tempo, i momenti che a te dedico, timorosamente, certe volte con ansia, con angoscia, in mezzo al cicalare, al turbinio di discorsi e di faccende. Io, Ti ho toccato. E ti tocco, continuamente. Bastano questi tocchi? Ti bastano? (p.183)
Dio ci può realmente chiamare quando vuole , pertanto bisogna essere pronti in qualsiasi momento. Ma la vita è una continua lotta e ciascuno siamo tormentati da mille tentazioni. Quali sono i mezzi con cui sconfiggerle?

1) Dobbiamo credere che, come dice San Paolo, nessuno è tentato al di sopra delle proprie forze. Se Dio permette la tentazione, ci dà anche i mezzi per superarla con la preghiera ed il digiuno. Ogni volta che si presenta una tentazione allettante dobbiamo intensificare la preghiera e chiedere l'aiuto a Maria Vergine, rifugio dei peccatori.

2) Il digiuno più efficace consisterà nella mortificazione dei sensi che vengono coinvolti. Non dobbiamo cedere volontariamente nelle venialità, ma non neanche lasciarci travolgere dallo scrupolo eccessivo, perché ciò può condurre ad una maggior rovina. In questo senso preghiamo lo Spirito Santo perché ci illumini interiormente e ci faccia discernere il bene dal male.

3) Se siamo indotti alla tentazione in particolar modo con un senso , come ad esempio la vista, dovremo riflettere spesso sulla bellezza del creato. Se i corpi che vediamo e tutto il cosmo che ci attornia sono così meravigliosi, cosa sarà mai il loro Creatore? Con la vista , con la mente e con l'anima dovremo riportare tutto a Dio che distribuisce i suoi doni con saggezza e con estrema libertà. Perché con il nostro sguardo vogliamo inquinare attraverso la morbosità egocentrica la purezza del creato?

4) Le tue mansioni, per quanto modeste appaiono agli occhi degli uomini, non sono di poco conto agli occhi di Dio. Devi eseguirle con fedeltà e purezza di cuore. Non sprecare i doni del Signore: tutte le occasioni di fare del bene al prossimo sono un dono del Signore. Ricordatelo!
Puoi lodare Dio in ogni momento offrendogli tutto, anche le tentazioni. Quando scegli di evitare il male con il suo aiuto, allora lo glorifichi perché gli dimostri di preferirLo ai transitori piaceri della vita.

Egli ti dà la possibilità di ricominciare da zero, ma attento perché nessuno conosce il giorno ed il momento della sua venuta: che non capiti all'improvviso come un ladro. Vigila e sta alla sua presenza con il cuore sincero e puro. Anche se dovesse tormentarti la tentazione combatti da fedele cristiano la tua battaglia chiedendo l'aiuto del Signore e dei suoi Santi e Angeli. Vedrai che tutto svanirà e prenderai coscienza dell'illusione del peccato. "E' meglio un giorno negli atri della casa del Signore che mille altrove, recita il salmo". Offri la rinuncia al peccato e più ti costa più glorifichi Dio perché nella libertà scegli Lui.
Non senti la gioia interiore nella preghiera? E perché vuoi barattarla con un piatto di lenticchie? Non essere sciocco e scegli sempre il Signore!

Sacerdoti


Dai quaderni di Maria Valtorta

Ora parlo dei sacerdoti, di coloro che hanno l'onore sublime di perpetuare dall'altare il mio Sacrificio, di toccare Me, di ripetere il mio Vangelo.
Dovrebbero essere fiamme. Invece sono fumo. Fanno stancamente quello che devono fare. Non si amano fra loro e non amano voi come pastori che devono essere pronti a dare tutti se stessi, anche sino al sacrificio della vita, per le loro pecorelle. Vengono al mio altare con il cuore colmo di sollecitudini della terra. Mi consacrano con la mente altrove e neanche la mia Comunione accende nel loro spirito quella carità che deve essere viva in tutti ma che nei miei sacerdoti deve essere vivissima. 14.6.43


Troppo pochi i veri sacerdoti che spezzano se stessi per prodigarsi ai loro figli! Mai come adesso è necessario pregare il Padrone della messe, perché mandi “veri” operai alla sua messe che cade sciupata perché non è sufficiente il numero dei veri instancabili operai, sui quali il mio occhio si posa con benedizioni e amore infiniti e grati. (…)
Quanti più veri sacerdoti saranno nel mondo quando i tempi saranno compiuti, meno lungo e crudele sarà il tempo dell'Anticristo e le ultime convulsioni della razza umana.14.6.43


Uno dei maggiori dolori che Io abbia, è quello di vedere come il razionalismo sia infiltrato nei cuori, anche nei cuori che si dicono miei. Sarebbe inutile mettere a parte di tanto dono i sacerdoti. Proprio tra questi si trovano quelli che, predicando Me e i miei passati miracoli, negano la Potenza mia, quasi Io non fossi più il Cristo capace di parlare ancora alle anime che  languono per mancanza della mia Parola, quasi ammettendo la mia incapacità attuale al miracolo e la potenza della grazia in un cuore.
Credere è segno di purezza oltre che di fede. Credere è intelligenza oltre che fede. Chi crede in purezza e in intelligenza distingue la mia Voce e la raccoglie. (…)
Non pensano che Io possa avere altro da dire, atto ai bisogni dei tempi, e che sono Padrone di dirlo come e a chi mi piace, poiché Io sono il Dio e il Verbo eterno che mai non cessa d’essere Parola del Padre. Tento le ultime prove per infiammare le anime che non sono più anime vive ma automi dotati di moto, ma non d’intelligenza e carità.
Il mio operare, dal principio di questo secolo, è un miracolo di Carità per tentare la 2° salvezza del genere umano, specie delle anime sacerdotali senza le quali la salvezza di molti è impossibile. Mi sostituisco Io ai pulpiti vuoti o suonanti parole senza vita vera. Ma pochi sono coloro che sono degni di capirmi, pochi anche tra i miei ministri. (…)
Meno scienza e più carità. Meno libri e più Vangelo. E luce nelle anime perché Io sono Luce. Sgomberare tutto per far posto alla Luce. 18.7.43


Quando il tempo verrà, molte stelle saranno travolte dalle spire di Lucifero che per vincere ha bisogno di diminuire le luci delle anime.
Ciò potrà avvenire perché non solo i laici, ma anche gli ecclesiastici hanno perso e perdono sempre più quella fermezza di fede, di carità, di forza, di purezza, di distacco dalle seduzioni del mondo, necessarie per rimanere nell’orbita della luce di Dio.
Comprendi chi sono le stelle di cui parlo? Sono quelli che Io ho definito sale della terra e luce del mondo: i miei ministri. Studio dell’acuta malizia di Satana è di spegnere, travolgendoli, questi luminari che sono luci riflettenti la mia Luce alle turbe. (…)
Non morrà la Chiesa perché Io sarò con essa, ma conoscerà ore di tenebre e orrore simili a quelle della mia Passione, moltiplicate nel tempo perché così deve essere.
Deve essere che la Chiesa soffra quanto sofferse il suo Creatore, avanti di morire per risuscitare in forma eterna. 23.7.43


In verità vi dico, con dolore di Fondatore eccelso, che all’ultima ora, i tre quarti della mia Chiesa mi rinnegheranno e li dovrò recidere dal tronco come rami morti e corrotti da lebbra immonda. 5.10.43


“Guai ai pastori i quali pascono se stessi“. Pastori d’anime e pastori di uomini. Miei sacerdoti e capi di nazioni. (….)  Svisate la vostra missione ; vi pascete in luogo di pascere. (…)
“Il buon pastore dà la vita per quella delle sue pecore“. Voi badate a conservarvi la vostra; e le grandi e piccine si sono disperse, preda ai feroci, e sono morte per essersi cibate di pascoli malsani.  (…)
Ora Io vi dico: ecco, Io stesso diverrò il loro Pastore. Io verrò per radunare le mie pecore. Le radunerò nei miei pascoli fuor dalla caligine delle dottrine stolte e perniciose che danno le febbri mortali dello spirito. Le separerò, anzi da se stesse si separeranno dai capretti e dagli arieti, perché udranno la Voce che li ama.  La udranno non più come ora, attraverso ai miei servi, ma sgorgante come fiume di Vita dalla bocca del Verbo, tornato a prendere possesso del suo Regno.
Raccoglierò con pietà le mie pecore, anche quelle che la vostra incuria ha rovinato. Ma via, via dal mio gregge i lupi in veste d’agnello, via i pastori infingardi, via gli avidi di ricchezze e di piacere. Chi mi segue deve amare ciò che è netto e onesto. Chi mi segue deve avere carità per il fratello e non impinguarsi lasciando ad altri miseria d’erba calpestata e sporca e acqua intorbidata da mene umane. (…) (Ezechiele, 33-34 )
Quando avrò mondato il gregge da ciò che è falso e impuro, nel mio periodo di Re della Pace, istruirò i rimasti per l’ultima istruzione. Conosceranno Me come ora solo gli eletti mi conoscono. Saranno non dodici ma, dodicimila volte dodicimila creature chiamate alla conoscenza del Re. Cadranno le eresie e le guerre. Luce e Pace saranno il sole della Terra. Si nutriranno del germe vivo della mia Parola e non saranno più languenti della fame spirituale. Mi adoreranno in spirito e verità. Quando l’ultima rivolta di Satana a Dio, avverrà, non mancheranno gli ultimi Giuda fra i chiamati alla conoscenza del Re.
L’oro della Città eterna deve essere depurato per tre filtri per divenire turibolo davanti al trono dell’Agnello glorioso. E questo sarà l’ultimo filtro, ma i “fedeli“ resteranno fedeli, conosceranno che Io sono in essi e che essi sono il mio popolo eterno.  28.10.43


Portate il Cristo in voi. Il mondo ha bisogno, fra tanta scienza inutile, di avere chi comunica la sapienza vera. E chi mi ha in sé, anzi chi annulla sé in Me, anche se non dice parole, comunica con le sue opere la Sapienza, perché le sue opere testimoniano Dio. 1.11.43


I dottori della scienza sacra dimenticano troppo di che trattano, a servizio di chi sono e di quali potenze parlano. Dimenticano anche a chi parlano e le conseguenze del loro insegnamento. (…)
La Parola non ha bisogno di erudizione umana per essere compresa, ma di purezza d’animo e di amore. Amore, amore, amore intorno e dentro di voi  … perché è da quanto è nell’interno che s’irraggia essenza all’esterno. Le anime non hanno bisogno di scienza ma di luce.  4.11.43


Per meritare di trasmettere la Parola di Dio occorre avere labbra e cuore mondi. Cuore mondo, poiché è dal cuore che escono i moti che muovono pensiero e carne. 13.11.43


Imparate da Me, Sacerdote eterno, come si è sacerdoti. Esser sacerdoti vuol dire essere angelici, vuol dire essere santi. In voi le folle dovrebbero vedere il Cristo con un’evidenza totale. Ahi! che spesso mostrate loro un aspetto più simile a quello di Lucifero. 13.11.43


Semplicità, carità, castità, umiltà, amore al dolore sono le cinque gemme maggiori della corona sacerdotale. Distacco dalle sollecitudini, longanimità, costanza, pazienza, sono le altre gemme minori. 13.11.43


La salvezza di quest’umanità sta nelle vostre mani. Non fate che nel grande Giorno Io debba fulminare folte schiere di consacrati responsabili di rovine immense che dai cuori hanno dilagato sul mondo.  13.11.43


Ricordatevi che per voi non esistono le differenze degli umani circa le anime. Vi è anzi un capovolgimento dei valori. (…) Voi dovete amare colui che è un infelice spirituale. Più uno è sozzo, più uno è lontano da Me, più voi dovete essere per lui padre e luce. Nessuna ripugnanza, nessuna stanchezza, nessun abbandono, nessuna paura vi è concessa. Dovete piegarvi su tutte le miserie. Le dovete cercare per curarle. Le dovete amare per portarle all’Amore. Respinti tornate all’assalto; derisi, aumentate la vostra carità. Servitevi delle cose umane per portare le anime alle soprannaturali. 13.11.43


Guai a coloro che non tengono puri se stessi ed osano parlare in mio Nome con anima di peccato. Non sono costoro miei discepoli e miei apostoli. Sono i miei predatori. Perché mi depredano delle anime per darle a Satana.
Le anime, sia quelle che seguono il sacerdote con rispetto e fede, sia quelle diffidenti, lo osservano, sono soggette a riflettere, poiché hanno una ragione, sulla condotta del sacerdote. (…) Troppi sono tra voi che imitano il dodicesimo apostolo e per bassi interessi umani vendono le parti di Me – le anime che bagnate del mio Sangue vi ho affidate – al Nemico di Dio e dell’uomo. (…) Povere anime! Tuonate contro di loro. E perché non tuonate verso voi stessi?  (…) Di quante, di quante anime Io chiederò conto ai miei sacerdoti!  (…)
Per la coltura tornate ai Testi e chiedete a Dio di purificarvi mente e cuore col fuoco della continenza e dell’amore per poterli capire come vanno intesi. Perché, sappiatelo, avete reso le gemme ardenti del mio Vangelo delle pietruzze opache sporche di fango, se pure non ne avete fatti dei pietroni di anatema per lapidare le povere anime, dando alle parole dell’amore un rigorismo che agghiaccia e porta a disperare. (…)
La mente di Pietro la infondo Io ai miei Vicari, ma il cuore ve lo dovete fare da voi.  E quel cuore è indispensabile in chi mi è sacerdote: dall’altissimo mio Santo che è candido d’anima e di pensiero come di veste e che è l’Ostia maggiore in questa cruenta messa che la Terra celebra, al più piccolo mio ministro che spezza il Pane e la Parola in un paesello sperduto. (…)
Mutatevi il cuore, sacerdoti. La salvezza di quest’umanità sta molto nelle vostre mani. Non fate che nel gran Giorno Io debba fulminare folte schiere di consacrati responsabili di rovine immense che dai cuori hanno dilagato sul mondo.  13.11.43


Nessuna ripugnanza, nessuna stanchezza, nessun abbandono, nessuna paura vi è concessa. Dovete piegarvi su tutte le miserie. Le dovete cercare per curarle. Le dovete amare per portarle all'Amore. Respinti, tornate all'assalto; derisi, aumentate la vostra carità. Servitevi delle cose umane per portare le anime alle soprannaturali.(…) Tornate a essere come i miei primi apostoli. Tornate a essere eroi del sacerdozio che è l'unica milizia santa. Fate tutti il vostro dovere fino all'immolazione. Che se poi le folle si ostinano a perdersi Io provvederò loro. 14.11.43


Troppo sgretolare di umana scienza rode come una carie, i cuori dei miei ministri che non sanno esser di Dio ma del mondo e che assorbono lo spirito del mondo e danno al mondo il loro alito non più di Cielo. E’ il grande dolore del Cristo. Troppe plaghe senza chiese. Troppe chiese senza sacerdoti. Troppi fedeli senza guida. Troppi cuori senza amore. 29.11.43


Tornate a Dio. Tornate al Cristo. Sacerdoti, tornateci per divenire “sacerdoti”. Avete bisogno della sua consacrazione, di quest’olio che stilla dal Sacerdote eterno. Siete in troppi ridotti a lampade prive d’olio e i fedeli si smarriscono perché non hanno luce nelle tenebre. Portate la Luce a essi.  Io sono Luce del mondo. Ma non potete portarmi se non mi avete in voi. 2.12.43


Se i fedeli sono gelidi, i pastori sono freddi e la morte dello spirito viene per assideramento. (…)
Pensaci, o Cristo in terra, nato a tanta sorte. E senza stancarti insisti, predica, esorta, riprendi, evangelizza. Troppi sono i templi in cui il Vangelo ha perduto valore e troppi i cuori che odono del Vangelo un suono non vero che da esso li allontana.
Sopperisci tu, come Pietro primo, alle deficienze dei ministri, e fa che le turbe risentano attraverso alle tue labbra la dottrina dolce, santa e salutare del Cristo, e i non ancora uccisi si salvino e tornino a Me, e torni la pace a questa terra in cui non vi  è zolla che non conosca la rugiada dei martiri. 29.12.43


I fedeli sono, salvo le sempre esistenti eccezioni, quali li formano i sacerdoti, non tanto con le parole quanto con l’esempio.
Le chiese sparse fra mezzo alle case dell’uomo dovrebbero essere come un faro e un purificatoio. Da esse dovrebbe sprigionarsi una luce dolce e potente, penetrante e attirante, che, com’è della luce del giorno, penetrasse, nonostante tutti i serrami, nel fondo dei cuori. (…)
Se dalle chiese sparse fra le case si effondesse una “ luce “ quale Io, ve l’ho indicata come vostro segno, o sacerdoti che Io chiamo  “luce del mondo“ – vi ho chiamato così quando vi ho creati – un filo, un punto, un pulviscolo penetrerebbe, quel tanto da ricordare che vi è sul mondo “ una Luce“, quel tanto da metter fame di luce, di quella  “Luce“ nei cuori.
Ma quante sono le chiese dalle quali emana una così viva luce da forzare le chiuse porte dei cuori e penetrarvi e portarvi Dio, Dio che è Luce? Ma quante sono  le anime delle chiese, voi parroci e curati, voi sacerdoti e monaci, voi tutti che io ho vocati ad esser portatori di Me ai cuori, che siano  talmente accesi dalla Carità da riuscire a vincere il gelo delle anime ed a portare nei cuori degli uomini l’amore di Dio e l’amore a Dio che è Carità? 27.1.44


Io, chiamandovi, non vi ho additato una reggia, una tavola, una borsa, una famiglia, ma una croce, la mia Croce, (...) e questo per dire a tutti, a voi in specie, che le anime si salvano con il sacrificio, con la generosità nel sacrificio che va fino allo spogliamento totale, assoluto, degli affetti, dei comodi, del necessario, della vita. 27.1.44


La terra corrotta da tante cose, fermenta come corpo che imputridisce e contamina col suo lezzo di peccato le anime; ma se le chiese sparse fra le case fossero incensieri dove un sacerdote vive ardendo e si arde amando, il lezzo del mondo, sarebbe bilanciato dal profumo di Dio, traspirante dai cuori dei sacerdoti viventi in totale fusione con Dio , annullati in Dio, sino a non essere più che simili a Me che sono presente nel Sacramento a disposizione dell’uomo ad ogni ora, - Io Dio, ci sono senza stanchezze, senza superbie, senza resistenze – ed i cuori verrebbero purificati. I sacerdoti così perfetti, sono come il sole. Aspirano le anime al Cielo come fossero gocce d’acqua, le purificano nell’atmosfera del Cielo (…) per portare refrigerio alle ferite e alle arsioni dei cuori.
Aspirano: per aspirare a sé occorre una grande forza che solo l’amore vivissimo per il Signore e per i fratelli ve la possono dare. Fissi in Dio, in alto, molto in alto sulla terra, voi potete, se volete, attirare a voi, ossia a Dio in cui vivete, le anime. E’ un’operazione che richiede generosità e costanza. (…)   Sacrificio, sacrificio, sacrificio, o sacerdoti: Preghiera, preghiera, preghiera, o pastori. 27.1.44


I sacerdoti che vivono in totale fusione con Dio, annullati in Dio sino a non essere più che simili a Gesù presente nel Sacramento a disposizione dell’uomo ad ogni ora,(.....) aspirano le anime al Cielo come fossero gocce d’acqua, le purificano nell’atmosfera del Cielo (....) per portare refrigerio alle ferite ed alle arsioni dei cuori.
Per aspirare a sé occorre una grande forza che solo l’amore vivissimo per il Signore e per i fratelli può dare. Fissi in Dio, in alto, molto in alto sulla terra, i sacerdoti possono, se vogliono, attirare a loro, ossia in Dio in cui vivono, le anime. E’ un’operazione che richiede generosità e costanza. (…) Vi sono sguardi che possono convertire un cuore quando da quegli sguardi traluce Dio (…) Siate perfetti e riuscirete nell'unico scopo degno della vostra veste: quello di portare anime a Dio. 27.1.44


L'umanità si trova a un grande bivio. Da esso si dipartono due strade: una porta salendo a Dio, l'altra conduce scendendo a Satana. Al bivio è un masso. Siete voi. Se farete di voi baluardo e spinta verso la prima, Satana non irromperà e le vostre anime saranno spinte a Dio, ma se voi per i primi rotolate contro la china di Satana, trascinerete l'umanità con anticipata ora, verso gli orrori dell'Anticristo. 27.1.44


(Per avere un posto in Cielo) prima occorre saper bere tutto il calice che ha bevuto Gesù. Tutto: con la sua carità data in compenso dell’odio, con la sua castità contro le voci del senso, con la sua eroicità nelle prove, con il suo olocausto per amore di Dio e dei fratelli. Poi quando si è tutto compiuto del proprio dovere, dire ancora “siamo servi inutili” e attendere che il Padre vi conceda, per sua bontà, un posto nel suo Regno. (pag. 401-2°vol. ed. 1975) 13.2.44


Quando alla Consacrazione, le specie divengono Carne e Sangue, ecco che Io m’incarno come un tempo. Non nel seno della Vergine, ma nelle mani di un vergine. Ecco perché nei miei sacerdoti richiedesi verginità angelica. Guai ai profanatori che, col corpo insozzato da unione carnale, toccano il Corpo di Dio!  Che se il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo e perciò deve esser conservato santo e casto, il corpo del sacerdote al cui comando Io scendo dal Cielo per divenire Carne e Sangue, e come nella cuna poso nelle sue mani, deve essere più illibato del giglio. E col corpo la mente, il cuore, la lingua. 18-5-44


Non soltanto vi cacceranno dalle sinagoghe, e per queste intendo tutte le posizione sociali, nelle quali potreste avere onore e utile. Sarete perseguitati per il mio Nome e per la vostra fedeltà a esso anche nello spirito. Non perché chi vi perseguita lo faccia per sincerità di zelo verso di Me  e il mio culto. Ma perché le parole che dite sono tali che urtano la maggioranza – e fra questa specie quella parte di maggioranza che dovrebbe essere la migliore – e perciò voi divenite per essa oggetto di odio. 21.5.44


Il Sacerdozio è necessario alla vita dello spirito come i quattro elementi vitali della terra: luce, aria, acqua e fuoco, ma come può esser luce se è spento e offuscato? Ma come può esser acqua se è arido? Ma come può esser respiro se è di suo, asfittico? Ma come può esser fuoco se è gelo?  391-44 - 29.5.44


Ma i sacerdoti idolatri, impuri, atei, sono flagelli pesanti e uncinati. Rompono con le percosse e lacerano con l'uncino. 14.11.44


Il sacerdote mentre è nelle sue funzioni sacerdotali, è degno del massimo rispetto. E ve lo assicuri il fatto che Io ubbidisco al suo comando e scendo, Sangue, a lavarvi il cuore, e scendo, Carne, a nutrirvi lo spirito. Imparate da Me, che sono umile, ad avere umiltà. 27.12.44

 

Dall'Evangelo come mi è stato rivelato


•Il sacerdote è generalmente sempre illuminato da Dio. Lo è quando è un vero sacerdote. Bisogna giudicare ciò che esce dalla sua anima. 31.8


•Guai ai sacerdoti che perdono la loro fiamma apostolica! Ma guai anche a chi si crede lecito sprezzarli! Perché essi consacrano e distribuiscono il Pane Vero che dal Cielo discende, e quel contatto li rende santi come un calice sacro, anche se totalmente santi non sono.(…) Non siate più intransigenti del vostro Signore Gesù il quale al loro comando lascia il Cielo e scende per essere elevato dalle loro mani. (…). Salvare un’anima sacerdotale è salvare un numero grande di anime, perché ogni sacerdote santo, è una rete che trascina anime a Dio. 31.10


•Non è il gesto che fa il sacerdote e non è l’abito.
Non è la sua mondana cultura, né le relazioni mondane e potenti che fanno il sacerdote. E’ la sua anima. Un’anima tanto grande da annullare la carne. Tutto spirito . 133.2


•Voi siete il sale della terra e la luce del mondo, ma se falliste alla vostra missione, diverreste un insipido e inutile sale. (…)
Voi siete la luce del mondo. (…) Chi è posto in alto brilla ed è visto perché l’occhio anche più svagato si posa qualche volta sulle alture. Direi che l’occhio materiale, che è detto specchio dell’anima, riflette l’anelito dell’anima, anelito inavvertito spesso ma sempre vivente finché l’uomo non è un demone, l’anelito dell’alto, dell’alto dove la istintiva ragione colloca l’Altissimo. (…)
Voi dovete ricordare il Dio Vero. Fate allora di non avere in voi il paganesimo settemplice. (…)
Voi dovete portare la luce di Dio. (…)
La luce di Dio splende là, dove è solerte la volontà a pulire giornalmente dalle scorie che lo stesso lavoro, con i suoi contatti e reazioni e delusioni, produce. La luce di Dio splende là dove il lucignolo è immerso in abbondante liquido di orazione e di carità. La luce di Dio si moltiplica in infiniti splendori, quante sono le perfezioni di Dio delle quali ognuna suscita nel santo una virtù esercitata eroicamente, se il servo di Dio tiene netto, il quarzo inattaccabile della sua anima dal nero fumo di ogni fumigante mala passione. (…) 169.8


•Guai, tre volte guai, ai pastori che perdono la carità, che si rifiutano di ascendere giorno per giorno per portare in alto il gregge che attende la loro ascesa per ascendere. Io li percuoterò, abbattendoli dal loro posto e spegnendo del tutto il loro fumo.
Guai, tre volte guai, ai maestri che ripudiano la Sapienza per saturarsi di scienza sovente contraria, sempre superba, talora satanica, perché li fa uomini  - udite e ritenete – mentre se ogni uomo ha destino di divenire simile a Dio, con la santificazione che fa dell’uomo un figlio di Dio, il maestro, il sacerdote ne dovrebbe avere l’aspetto già dalla terra, e questo solo, di figlio di Dio. Di creatura tutt’anima e perfezione dovrebbe avere aspetto, dovrebbe avere, per aspirare a Dio i suoi discepoli.  Anatema ai maestri di soprannaturale dottrina che divengono idoli di umano sapere.
Guai, sette volte guai ai morti allo spirito fra i miei sacerdoti, a quelli che col loro insapore, col loro tepore di carne mal viva, col loro sonno pieno di allucinate apparizioni di tutto ciò che è fuorché Dio uno e Trino; pieno  di calcoli di tutto ciò che è, fuorché sovrumano desiderio di aumentare le ricchezze dei cuori e di Dio; vivono umani, meschini, torpidi, trascinando nelle loro acque morte quelli che li seguono credendoli “ vita “. Maledizione  di Dio sui corruttori del mio piccolo amato gregge. Non a coloro che periscono per ignavia vostra, o inadempienti servi del Signore, ma a voi, di ogni ora e di ogni tempo, e per ogni contingenza e per ogni conseguenza, Io chiederò ragione e vorrò punizione. 169.9


•Non portano a Dio quei sacerdoti che non vanno alla conquista degli spiriti con la dolcezza paziente, umile, amorosa, ma sembrano guerrieri armati che si lancino a un assalto feroce, tanto marciano con irruenza e intransigenza contro le anime.  Oh! Povere anime! Se fossero sante, non avrebbero bisogno di voi, sacerdoti, per raggiungere la Luce. L’avrebbero già in sé. Se fossero giusti, non avrebbero bisogno di voi giudici per essere tenuti nel freno della giustizia, l’avrebbero già in sé. Se fossero sani, non avrebbero bisogno di chi cura. Siate dunque mansueti. Non mettete in fuga le anime. Attiratele con l’amore. Perché la mansuetudine è amore, così come lo è la povertà di spirito. 170.7


•Vi è sempre qualcuno per cui l’apostolo si affatica invano. Ma non devono queste sconfitte , far perdere lena. L’apostolo non deve pretendere di ottenere tutto. Contro di lui sono forze avverse dai molti nomi che come tentacoli di piovre riafferrano la preda che egli aveva loro strappato. Il merito dell’apostolo resta ugualmente.
Occorre andare, anche se uno solo su mille si salverà. La sua giornata apostolica sarà fruttuosa
per quell’uno per mille, poiché egli avrà fatto tutto quanto poteva e Dio premia questo.
Altra cosa che deve assolutamente praticare l’apostolo è l’amore. Palese amore. (…), grande amore. Il rigore paralizza il lavoro dell’apostolo e il movimento delle anime verso la Luce. Non rigore ma amore. (…) 234.7


• Le tre fasi della salvazione di un’anima sono:
Essere integerrimi per poter parlare senza timore d’essere posti a tacere.  (…)
Seconda qualità: operare anche là dove uno, meno compreso della sua missione, fuggirebbe. (…) Terzo punto: Non appena l’anima che nel silenzio si è pentita, piangendo e pensando sui suoi trascorsi, osa venire timidamente, paurosa d’essere cacciata, verso l’apostolo, l’apostolo abbia un cuore più grande del mare, più dolce di un cuore di mamma, più innamorato di un cuore di sposo, e lo apra tutto per farne fruire onde di tenerezza. 
Se avrete Dio in voi, Dio che è Carità, troverete facilmente le parole di carità da dire alle anime. 234.8


•Sempre Io mi studierò a infondervi un retto discernimento nel modo di vagliare le coscienze e di scegliere il modo in cui guidarle che sono singole ed ognuna perciò, ha il suo modo speciale di sentire e di reagire alle tentazioni e agli insegnamenti. Non crediate facile l’essere cernitori di animi, tutt’altro. Ci vuole occhio spirituale tutto luminoso di luce divina, ci vuole intelletto infuso di divina Sapienza, ci vuole possesso delle virtù in forma eroica, prima fra tutte la carità. Ci vuole capacità di concentrarsi nella meditazione perché ogni anima è un testo oscuro che va letto e meditato. Ci vuole unione continua con Dio, dimenticando tutti gli interessi egoisti. Vivere per le anime e per Dio. Superare prevenzioni, risentimenti, antipatie. Essere dolci come padri e ferrei come guerrieri. Dolci per consigliare e rincuorare. Ferrei per dire: “Ciò non ti è lecito e non lo farai”. Oppure: “Ciò è bene si faccia e tu lo farai”. Perché pensatelo bene, molte anime saranno gettate negli stagni infernali, ma non saranno solo anime di peccatori, anche anime di pescatori evangelici vi saranno: quelle di coloro che avranno mancato al loro ministero, contribuendo alla perdita di molti spiriti. 239.7


•Andate perciò guarendo gli infermi, mondando i lebbrosi, risuscitando i morti del corpo e dello spirito perché corpo e spirito possono essere ugualmente infermi, lebbrosi, morti. E voi anche sapete come si fa a operare miracolo: con una vita di penitenza, una preghiera fervente, un sincero desiderio di far brillare la potenza di Dio, un’umiltà profonda, una viva carità, un’accesa fede, una speranza che non si turba per difficoltà di sorta. In verità vi dico che tutto è possibile a chi ha in sé questi elementi. Anche i demoni fuggiranno di fronte al Nome del Signore detto da voi, avendo in voi quanto ho detto. 265.4


•Dio è Misericordia perché Dio è Amore.
Il servo di Dio deve essere misericordioso per imitare Iddio.
Dio si serve della misericordia come di un mezzo per attirare a Sé i figli sviati.
Il servo di Dio deve servirsi della misericordia come di un mezzo per portare a Dio i figli sviati.
Il precetto dell’amore è obbligatorio a tutti, ma deve essere tre volte tale nei servi di Dio.
Ai servi di Dio Io dico: “Non si fa conquistare il Cielo ai credenti se non si amano con perfezione”.
(…) Un amore totale a Dio, un amore totale al prossimo. Il vostro scopo: servire. Come? Rendendo a Dio coloro che il mondo, la carne, il demonio hanno rapito a Dio. In che modo? Con l’amore. L’amore che ha mille forme per esplicarsi, e un unico fine: far amare. 275.4


• Non siate servi che per voi molto volete e poi nulla date a chi a voi chiede. Come fate, così vi sarà fatto. E vi sarà chiesto anche conto del come fanno gli altri, trascinati al bene o al male dal vostro esempio. Oh! Che in verità se sarete santificatori, possederete una gloria grandissima nei Cieli! Ma, ugualmente, se sarete pervertitori o anche solamente infingardi nel santificare, sarete duramente puniti. 278.5


•Curate sempre prima lo spirito. Promettete agli infermi il Regno di Dio se sapranno credere in Me, e vista in loro la fede comandate al morbo di andarsene, ed esso se ne andrà. E così fate per i malati dello spirito. Accendete per prima cosa la Fede. Comunicate con la parola “sicura” la Speranza. Io sopraggiungerò a mettere in essi la Divina Carità, così come a voi l’ho messa in cuore dopo che in Me avete creduto e nella Misericordia avete sperato. E non abbiate paura né degli uomini, né del demonio. Non vi faranno male. Le uniche cose di cui dovete temere sono la sensualità, la superbia, l’avarizia. Per esse potrete consegnarvi a Satana e agli uomini-satana, perché ci sono essi pure. 278.6


•Venire a Me come discepolo vuol dire rinuncia di tutti gli amori a un solo amore: il Mio. Amore egoista verso se stessi, amore colpevole verso le ricchezze, o il senso, o la potenza, amore onesto verso la sposa, santo verso la madre, il padre, amore amabile dei  e ai figli e fratelli, tutto deve cedere al mio amore se si vuole essere miei. In verità vi dico che più liberi di uccelli spazianti nei cieli devono essere i miei discepoli. (…)
Se uno vuol venire a Me e non odia santamente suo padre, sua madre, sua moglie, i suoi figli, i suoi fratelli e le sorelle, e persino la sua vita, non può essere mio discepolo.  (…)
Io dico di odiare la pesantezza dell’amore, la passionalità carnale dell’amore al padre e alla madre, e sposa e figli, e fratelli e sorelle, e alla stessa vita, ma anzi ordino di amare, con la libertà leggera che è propria degli spiriti, i parenti e la vita. Amateli in Dio e per Dio, non posponendo mai Dio a loro, occupandovi e preoccupandovi di portarli dove il discepolo è giunto, ossia a Dio
Verità. Così amerete santamente i parenti e Dio, conciliando i due amori e facendo dei legami di sangue non peso ma ala, non colpa ma giustizia. 281.6


•Esigi il massimo rispetto nelle ore d’istruzione e nei luoghi d’istruzione. (…)
E’ sempre Dio che parla sulle labbra dei suoi servi, nelle ore del loro ministero. E come tale va udito con silenzio e rispetto. 365.2


•Sapete come l’uomo può possedere infinito amore? Essendo talmente unito a Dio da essere tutt’uno con Dio. Allora, veramente, scomparendo la creatura nel Creatore, opera il Creatore, il quale è Infinito. E così, uniti col loro Dio per potenza d’amore che tanto si stringe all’Origine da fondersi a essa, devono essere gli apostoli miei. Non sarà come parlerete ma per come amerete che convertirete i cuori. Troverete peccatori? Amateli. Soffrite per discepoli che si traviano? Cercate di salvarli con l’amore. Ricordate la parabola della pecorella smarrita. (…)
Con ogni arte, con ogni sacrificio, anche a costo di perdere la vita nel tentativo di salvare un’anima, con ogni pazienza, voi dovrete andare cercando gli smarriti per riportarli all’Ovile. (…)
E ogni azione deve essere sovrabbondanza della carità che non si appaga più di amare Dio o il prossimo soltanto mentalmente, ma scende nell’agone, in lotta con i nemici di Dio, per amare Dio e prossimo anche contingentalmente, in azioni anche materiali, vie ad azioni più vaste e perfette che terminano alla redenzione e santificazione dei fratelli.
Per la contemplazione si ama Dio, ma per l’azione si ama il prossimo, né i due amori sono scissi perché uno solo è l’amore, e amando il prossimo amiamo Dio che ci comanda questo amore e che il prossimo ci ha dato per fratello. 380.4


•Non sarà il nome che porterete, né la veste, né le funzioni che eserciterete che vi faranno sacerdoti, ossia ministri del Cristo, maestri e medici di anime, ma sarà l’amore che possederete che vi farà tali. Esso vi darà tutto quanto occorre per esserlo, e le anime, tutte diverse fra loro, giungeranno a un’unica somiglianza: quella del Padre, se voi saprete lavorare con l’amore. 476.5
•Non sarà il nome che porterete, né la veste, né le funzioni che eserciterete che vi faranno sacerdoti, ossia ministri del Cristo, maestri e medici di anime, ma sarà l’amore che possederete che vi farà tali. Esso vi darà tutto quanto occorre per esserlo, e le anime, tutte diverse fra loro, giungeranno a un’unica somiglianza: quella del Padre, se voi saprete lavorare con l’amore. 476.5


•Due cose sono essenziali per essere veri maestri e degni di essere maestri: 1° una vita austera per se stessi di modo di poter giudicare senza le ipocrisie  di condannare negli altri ciò che a noi si perdona. 2°: una paziente misericordia per dare  modo alle anime di guarire e di fortificarsi. Non tutte le anime guariscono istantaneamente dalle loro ferite. (…)  Aprite le vostre braccia e il vostro cuore, sempre, alle povere anime. Che esse sentano in voi un vero e santo confidente sulle cui ginocchia non si vergognano di piangere. Se voi le condannate privandole degli aiuti spirituali, sempre più le farete malate e deboli. (…)
Voi dovete essere il termine di paragone, la misura di ciò che è Dio. 495.3


•Servite il Padre vostro. Perciò i suoi interessi devono esservi sacri, anche se possono procurare dolore o lesione ai vostri interessi umani. Abbiate spirito di abnegazione e di ubbidienza. 495.5


•Siate sempre soggetti ai Pastori in quel che è ubbidienza ai loro consigli e ordini.
Siate sempre a loro fratelli e sorelle in quello che è aiuto nella missione e sostegno alle loro fatiche. 583.8


•Vi ho dato la potestà di rimettere i peccati, ma non si può dare ciò che non si possiede. Voi dovete dunque esser certi che questa potestà Io la possiedo perfetta e la uso per voi che dovete esser mondi al sommo per mondare chi verrà a voi, sporco di peccato. Come potrebbe uno giudicare e mondare se fosse meritevole di condanna e fosse immondezza di suo? Come potrebbe uno giudicare un altro se fosse con le travi nel suo occhio e i pesi infernali nel suo cuore?  Come potrebbe dire: “Io ti assolvo nel nome di Dio” se per i suoi peccati, non avesse Dio con sé?   629-6


•Grande ministero il vostro di giudicare e assolvere in nome mio! Quando consacrerete per voi il Pane e il Vino e ne farete il Corpo e il Sangue mio, farete una grande e sublime cosa. Per compierla degnamente dovete essere puri poiché toccherete Colui che è il Puro e vi nutrirete della Carne di un Dio. Puri di cuore, di mente, di membra e di lingua dovrete essere perché col cuore dovrete amare l’Eucaristia e non dovranno essere mescolati a questo amore celeste profani amori che sarebbero sacrilegio.
Puri di mente perché dovrete credere e comprendere questo mistero d’amore e l’impurità di pensiero uccide la Fede e l’Intelletto. Resta la scienza del mondo, ma muore in voi la Sapienza di Dio.   Puri di membra dovrete essere perché nel vostro seno scenderà, il Verbo così come scese nel seno di Maria per opera dell’Amore. 629-7


•E benedettissimi quei sacerdoti che sapranno rimanere apostoli: pane, acqua, luce, voce, riposo e medicina dei miei poveri figli. Di luce speciale risplenderanno in cielo. Io ve lo giuro, Io che sono la Verità. 629.13


•Neppur l’inferno distruggerà la mia Chiesa. Non sarà il vacillare di una pietra, non ancora bene saldata, quella che farà perire l’edificio. Pace! Pace! Voi farete e bene farete, poiché ora vi conoscete umilmente per quel  che siete, poiché ora siete sapienti di una grande sapienza: quella di sapere che ogni atto ha ripercussioni ben vaste, talora incancellabili e che chi è in alto ha il dovere, più di chi non è in alto, di essere perfetto. Vedete, figli miei? Ciò che passa inosservato o scusabile, se fatto da un fedele, non passa inosservato e severo è il giudizio del popolo, se fatto da un sacerdote. (…)
Persuaderò il mondo. Vi aiuterò a vincere il mondo, voi siatemi fedeli, non chiedo di più. E benedite chi vi umilia perché vi santifica. (…)
Siate paterni a tutti i fedeli. Tutto ciò che Io faccio o vi faccio fare, fatelo voi pure. Anche il viaggio al Calvario, meditando e facendo meditare sulla via dolorosa, fatelo in futuro. Contemplate, contemplate il mio dolore, perché è per quello, non per la presente gloria, che vi ho salvati!  631.17


•E non pensate di quanto dolore dovrà ancora soffrire il mio Cuore nei secoli, per ogni peccatore impenitente, per ogni eresia che mi nega, per ogni credente che mi abiura, per ogni – strazio negli strazi – per ogni sacerdote colpevole, causa di scandalo e rovina.  (…) Nel contemplare Giuda Io ho contemplato gli eletti ai quali l’elezione si muta in rovina per la loro perversa volontà Oh! Voi che siete fedeli, voi che formerete i sacerdoti futuri, ricordate il mio dolore, formatevi sempre più santi, per consolare il mio dolore, formateli santi perché per quanto è possibile, non si ripeta questo dolore, esortate, vegliate, insegnate, combattete, siate attenti come madri, instancabili come maestri, vigili come pastori, virili come guerrieri per sostenere i sacerdoti che da voi saranno formati. La colpa del dodicesimo apostolo, fate, oh! fate che non abbia troppe ripetizioni in futuro…634-7


•Ripetete il gesto di Maria sulle membra degli eletti. Nessuno lo reputi indegno di lui. Io l’ho accettato quell’olio balsamico da una donna. Ogni cristiano se ne tenga onorato come di una grazia suprema da parte della Chiesa di cui è figlio e lo accetti dal Sacerdote per detergersi dalle ultime macchie. Ogni Sacerdote sia lieto di fare l’atto d’amore di Maria verso il Cristo penante sul corpo del morente fratello. In verità vi dico che ciò che non avete fatto allora a Me, lasciando che una donna vi superasse e ora vi pensate con tanto dolore, potete farlo in futuro e per tante volte quante con amore vi curverete su uno che muore per prepararlo all’incontro con Dio. 635.10


•Trasmettete per questo in Nome mio il Sacerdozio ai migliori fra i discepoli perché la Terra non resti senza Sacerdoti. E sia carattere sacro concesso dopo acuto esame, non verbale, ma delle azioni di chi chiede d’essere sacerdote o di chi voi giudicate buono a esserlo.
Pensate a ciò che è il Sacerdote. Al bene che può fare. Al male che può fare. Avete avuto l’esempio di ciò che può fare un Sacerdote decaduto dal suo carattere sacro. (...) Ma anche in verità vi dico che ugualmente sarà distrutta la Terra quando l’abominio della desolazione  entrerà nel novello Sacerdozio conducendo gli uomini all’apostasia per abbracciare lo dottrine d’inferno.(…)
Sacerdoti? Più che sacerdoti dovranno essere quelli dell’ultima ora, tanto feroce sarà la persecuzione delle orde dell’Anticristo. (…) Sacerdoti? Angeli. Angeli agitanti il turibolo carico degli incensi delle loro virtù per purificare l’aere  dai miasmi di Satana. Angeli?  Più che angeli: altri Cristi, altri Me perché i  fedeli dell’ultimo tempo possano perseverare sino alla fine. 635-11


•Un Sacerdote indegno, impuro, eretico, infedele, incredulo, tiepido o freddo, spento, insipido, lussurioso, fa un male decuplo di quello di un fedele colpevole degli stessi peccati, e trascina molti altri al peccato. La rilassatezza nel Sacerdozio, l’accoglimento d’impure dottrine, l’egoismo, l’avidità, la concupiscenza nel Sacerdozio, voi sapete, dove sfocia: nel deicidio. Ora nei secoli futuri, non potrà più essere ucciso il Figlio di Dio, ma la fede in Dio, l’idea di Dio, sì. (…)
La mia Chiesa scardinata dai suoi stessi ministri!  635-12


•Ed Io che la sorreggo con l’aiuto delle vittime. Ed essi, i sacerdoti, che avranno unicamente la veste e non l’anima del Sacerdote, che aiutano il ribollire delle onde agitate dal Serpente infernale contro la tua barca, o Pietro. In piedi!  Sorgi!  Trasmetti quest’ordine ai tuoi successori: “Mano al timone, sferza sui naufraghi che hanno voluto naufragare, e tentano di far naufragare la barca di Dio”. Colpisci, ma salva e procedi. Sii severo, perché sui predoni giusto è il castigo. Difendi il tesoro della fede. Tieni alto il lume come un faro sopra le onde sconvolte, perché quelli che seguono la tua barca vedano e non periscano. Pastore e nauta per i tempi tremendi, raccogli, guida, solleva il mio Vangelo perché in questo e non in altra scienza è la salute. Verranno i tempi nei quali, così come avvenne a noi d’Israele e ancor più profondamente, il Sacerdozio crederà d’essere classe eletta perché sa il superfluo e non conosce più l’indispensabile, o lo conosce nella morta forma con cui ora conoscono i Sacerdoti la Legge: nella veste di essa, esageratamente aggravata di frange, ma non nel suo spirito. Verranno i tempi in cui tutti i libri si sostituiranno al Libro. (…) Così verrà il tempo in cui sarà insegnato il Vangelo scientificamente bene, spiritualmente male. Or che è la scienza se manca sapienza? Paglia è. Paglia che gonfia e non nutre. 635-13


•Eppure Io vi dico che un tempo verrà nel quale i Sacerdoti, immemori che con poche spighe Io ho istruito gli spiriti alla Verità, e immemori di ciò che è costato al loro Signore quel vero pane dello spirito, tratto tutto e solo dalla Sapienza Divina, detto dalla Parola Divina, dignitoso nella forma dottrinale, instancabile nel ripetersi, perché non si smarrissero le verità dette, umile nella forma, senza orpelli di scienze umane, senza completamenti storici e geografici, non si cureranno dell’anima di esso, ma della veste da gettargli sopra per mostrare alle folle quante cose essi sanno, e lo spirito del Vangelo si smarrirà in loro sotto valanghe di scienza umana.  635-13


•In verità vi dico che come il Padre e Creatore moltiplica le stelle perché non si spopoli il cielo per quelle che, finita la loro vita, periscono, così ugualmente Io dovrò evangelizzare cento e mille volte dei discepoli che spargerò fra gli uomini e fra i secoli. E anche in verità vi dico che la sorte di questi sarà simile alla mia: la sinagoga e i superbi li perseguiteranno come mi hanno perseguitato. (…)
Ma tu Pontefice, e voi Pastori, in voi e nei vostri successori vegliate perché non si perda lo spirito del Vangelo e instancabilmente pregate lo Spirito Santo perché in voi si rinnovelli una continua Pentecoste. (...)
E non lasciate cadere nel vuoto le mie voci future. Ognuna di esse è una misericordia mia in vostro aiuto, e tanto più numerose saranno quanto più per ragioni divine Io vedrò che il Cristianesimo ha bisogno di esse per superare le burrasche dei tempi. 635-14


• E la tua bussola, il Vangelo. In esso è la Vita e la Salute. E tutto è detto in esso. Ogni articolo del Codice santo, ogni risposta per i casi molteplici delle anime, è in esso. E fa che da esso non si scostino Sacerdoti e fedeli. Fa che non vengano dubbi su esso. Alterazioni a esso. Sostituzioni o sofisticazioni di esso. Il Vangelo è Me stesso. Dalla nascita alla morte. Nel Vangelo è Dio. Perché in esso sono manifeste le opere del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo. Il Vangelo è amore. 635-14


•Ma tu, Pontefice, e voi Pastori, in voi e nei vostri successori vegliate perché non si perda lo spirito del Vangelo e instancabilmente pregate lo Spirito Santo perché in voi si rinnovelli una continua Pentecoste (...) onde possiate comprendere tutti gli idiomi e discernere e scegliere le mie voci da quelle della scimmia di Dio: Satan. Ognuna di esse è una misericordia mia in vostro aiuto.635-14


Dal libro di Azaria


•Le palme sacerdotali sono sacre per l'ordinazione ricevuta e non dovrebbero quelle mani toccare nulla d’impuro o fare gesti impuri, dovendo toccare il corpo S.S. di nostro Signore. Az.30


• Le palme sacerdotali sono sacre per l’ordinazione ricevuta, e non dovrebbero quelle mani toccare nulla d’impuro o fare gesti impuri dovendo toccare il Corpo S.S. di Nostro Signore. Ma le labbra che hanno consacrato la Parola Divina, che per suo ordine hanno ripetuto quella Parola, devono conservarsi santificate, con sommo rispetto, per ciò che da esse è passato. E così la mente e così il cuore. Altrimenti diverreste impudichi e fornicatori, e perdereste il vostro posto in Terra e in Cielo. Az. 30 - 24.3.46


•Per essere degni dell’elezione con la quale vi ho prescelto, voi, miei veri servi fra i servi, fate, in memoria di Me che con questo v’insegno cosa e come si diviene Maestri e Redentori, “fate la frazione di voi stessi”. Senza ripugnanze, senza orgogli, senza paure e umane considerazioni. Spezzatevi, frangetevi, annichilitevi, distruggetevi, datevi, agli uomini, per gli uomini e per amore di Me che per amor loro mi do a chi mi frange come mi sono dato a chi voleva miracolo e istruzione. Non è buon discepolo chi non si sa frangere e darsi. E la generosità, l’immolazione di chi sa frangersi per saziare le fami dei fratelli, è il segno che fa riconoscere i veri servi di Dio.
“E lo riconobbero quando franse il pane”. E vi riconosceranno dal vostro frangervi per la carità e la giustizia. Vi riconosceranno per servi veri. Az.98 - 5.5.46


•Il Sacerdozio è milizia, milizia che deve saper combattere a fianco dei laici, a protezione degli strumenti di Dio per essere di detti strumenti gli arcangeli che fugano l’Avversario nelle sue diverse forme.  Pronti a morire nella tranquillità di una vita piana, pronti a uscire momentaneamente menomati e in che? Nel misero concetto degli umani, ma aureolati del serto fulgido di una giustizia eroica per essere stati i “padri”, i “cirenei” degli strumenti crocifissi. Az.133 - 26.5.46


•(Sacerdote) vuol dire consacrato, vuol dire dedicato, offerto completamente al suo Dio per portare anime al suo Dio. Tutto deve perire per il sacerdote, tutto e rimanere solo Dio e solo le anime. Egli deve essere spogliato da tutto, anche della sua umanità. Deve essere immolato alla sua missione, come Cristo. Quando è così, è un operaio di Cristo. Può seminare e mietere, sicuro che non gli crescerà zizzania nel suo solco, sicuro di fare di ogni uomo un'anima, una candida anima. Az.247 - 18.8.46


Dai Quadernetti


•Essere sacerdoti non deve costituire una singolarità che dà onori e risparmia da ciò che è castigo dell’uomo: lavoro, fatica, povertà, fame. Io ebbi fame, ed ero Dio; Io ebbi fatica, povertà, lavoro ed ero Dio. Io vissi nel pericolo, non lo schivai, ed ero Dio.
Prendete i più santi tra voi e spargeteli e contemporaneamente, nel silenzio, nel nascondimento, una mistica armata li aiuti con la preghiera, la penitenza, il dolore: quella delle anime vittime.
Andate, scendete, spargetevi fra queste turbe che muoiono spiritualmente di fame e sbriciolate loro il pane della Verità. La mia Parola è Verità e Vita. Andate, insegnate, amate.
Ho detto che istruire gli ignoranti, ammonire i peccatori, perdonare le offese, sono opere di misericordia. Fatelo dove più ve ne è bisogno, dove più c’è da faticare e da vincersi e vincere.
Ognuno prenda la sua croce e la porti e la innalzi, dopo aver lavorato e sofferto, sulle nuove posizioni riconquistate al Cristo, così come fanno i soldati per la gloria della propria patria. Il sacerdote è soldato di Cristo e la gloria del mio Regno nel mondo deve essere il suo scopo supremo.
Innalzate il mio segno nel cuore degli uomini e Satana fuggirà da loro. Questo e non altro li salverà, perché questa è arma spirituale e valida. Satana e i suoi servi sono vinti non dai partiti e dalle parole e atti umani, ma da ciò che è soprannaturale. Fate ciò che Io dico ed Io sarò con voi. Quad.tti 48.12


•Ai veramente miei do il mio segno: l’essere perseguitati, accusati, condannati ingiustamente. Ricorda di temere sempre sulla verità di uno che abbia veste o si professi mio servo se non lo vedi perseguitato.
Il mio vero discepolo passa per le prove che provarono il Maestro e per quelle che il Maestro profetizzò ai Dodici quando li preparò alla missione. Mt.10  Quad.tti 49.7

La Chiesa

Maria Valtorta


In verità nella vita della mia Chiesa si ripeteranno tutte le vicende della mia vita d’uomo. Tutte. Dal mistero del suo formarsi, all’umiltà dei primi tempi, ai turbamenti e insidie date dai feroci, alla necessità di fuggire per continuare a esistere, dalla povertà e dal lavoro indefesso, fino a molte altre cose che Io vivo attualmente, che patirò in seguito, prima di giungere al trionfo eterno. 265.9


Il Verbo si è scelto dodici pietre. Durissime, perché devono essere durature sino alla fine del mondo. Perché devono essere fondamenta al tempio nuovo e alla Gerusalemme eterna. Dodici. Ricordatevelo. Questo deve essere il numero. Poi altre dodici ne scelse a seconda testimonianza. I primi discepoli pastori e Abele lebbroso e Samuele storpio, i primi guariti … e riconoscenti. 377.8


Nei secoli futuri, non potrà più essere ucciso il Figlio di Dio, ma la fede in Dio, l’idea di Dio, sì, perciò sarà compiuto un deicidio ancor più irreparabile perché senza risurrezione. Oh, si potrà compiere, sì. Io vedo … Si potrà compiere per i troppi Giuda di Keriot dei secoli futuri. Orrore! …  La mia Chiesa scardinata dai suoi stessi ministri! Ed Io che la sorreggo con l’aiuto delle vittime. Ed essi, i Sacerdoti, che avranno unicamente la veste e non l’anima del Sacerdote che aiutano il ribollire delle onde agitate dal Serpente infernale contro la tua barca, o Pietro. In piedi! Sorgi! Trasmetti quest’ordine ai tuoi successori: “Mano al timone, sferza sui naufraghi che hanno voluto naufragare e tentano di far naufragare la barca di Dio”. Colpisci, ma salva e procedi. Sii severo, perché sui predoni giusto è il castigo. Difendi il tesoro della fede. Tieni alto il lume come un faro sopra le onde sconvolte, perché quelli che seguono la tua barca vedano e non periscano. Pastore e nauta per i tempi tremendi; raccogli, guida, solleva il mio Vangelo perché in questo e non in altra scienza è la salute. 635.12


Nella mia Chiesa saranno sempre sacerdoti, dottori, profeti, esorcisti, confessori, operatori di miracoli, ispirati, quanto occorre ad Essa perché le genti abbiano quello che è necessario.
Il Cielo: la Chiesa trionfante, non lascerà sola la Chiesa docente e questa soccorrerà la Chiesa militante. Non sono tre corpi, sono un sol Corpo. Non c’è divisione fra loro ma comunione d’amore e di fine: amare la Carità, goderla in Cielo suo Regno. Per questo ancora la Chiesa militante dovrà con amore sovvenire ai suffragi della parte di essa che già destinata alla trionfante, ancora ne è esclusa per l’espiazione soddisfattoria delle mancanze assolute ma non interamente scontate davanti alla Perfetta divina Giustizia. Tutto nell’amore e per l’amore deve farsi nel Corpo mistico, perché l’amore è il sangue che circola in esso. 635.20


Rimanete qui sino a quando Gerusalemme  ripudierà voi come mi ha ripudiato e odierà la mia Chiesa come ha odiato Me, covando disegni per sterminarla. Allora portatela altrove la sede di questa mia Chiesa diletta, perché essa non deve perire.
Io ve lo dico: neppur l’inferno prevarrà su essa; ma se Dio vi assicura la sua protezione, non tentate il Cielo esigendo tutto dal Cielo.
Andate in Efraim come vi andò il vostro Maestro perché non era l’ora d’esser preso dai nemici. Vi dico  Efraim per dirvi terra di idoli e di pagani, ma non sarà Efraim di Palestina che dovete eleggere a sede della Chiesa mia. Ricordatevi quante volte a voi uniti o a un di voi singolarmente ho parlato di questo predicendovi che avreste dovuto calcare le vie della Terra per giungere al cuore di essa e là fissare la mia Chiesa. E’ dal cuore dell’uomo che il sangue si propaga per tutte le membra. E’ dal cuore del mondo che il Cristianesimo si deve propagare per tutta la Terra. 638.8


La Chiesa per vivere e crescere, ha bisogno della carità, Carità soprattutto nei suoi ministri. Se non vi amaste fra voi, con tutte le vostre forze e similmente non amaste i fratelli vostri nel Signore, la Chiesa si sterilirebbe e stenta e scarsa sarebbe la ricreazione e supercreazione degli uomini al loro grado di figli dell’Altissimo e coeredi del Regno del Cielo, perché Iddio cesserebbe di aiutarvi nella missione. 649.5


Dio circola come un sangue vitale nelle vene di tutto il corpo dell’Universo. Di questo gran corpo creato da Lui, la Cattolicità è il centro; ma come potrebbero le membra più lontane essere vivificate da Dio se il centro si rinchiudesse in se stesso col suo Tesoro ed escludesse le membra dal beneficio?
Dio è anche dove diversa fede o diverso spirito fa pensare non sia. E in verità vi dico che non è ciò che appare ciò che è vero. Molti cattolici sono sprovvisti di Dio più di quello che non lo sia un selvaggio. Perché molti cattolici hanno di figli di Dio solo il nome. 14.7.43


Le ragioni per cui feci di Pietro il capo della Chiesa invece di fare capo il mio prediletto, sono diverse e tutte giuste.
Pietro era il più maturo degli apostoli, già rispettato come capo da altri pescatori, divenuti poi apostoli; egli conosceva la vita in tutte le sue pieghe di luce e ombra, era dotato di forza di carattere, di ardimento e di un’impulsività che ci voleva in quelle circostanze. Egli, per sua penosa esperienza, conobbe la debolezza di un’ora e potè capire le debolezze degli altri nelle ore di dubbio e pericolo.
Non era quello che mi amava di più. Era uno che mi amava con tutta la sua capacità d’amare, come del resto tutti gli altri dodici, Giuda compreso finché non prestò orecchio al seduttore.
Nella Chiesa che si doveva formare tra tante lotte e insidie, vi era bisogno di uno che per età, autorità, esperienza, irruenza, sapesse imporsi agli altri. E chi come Pietro, in queste quattro doti necessarie alla formazione della mia Chiesa? 20.7.43


Non morrà la Chiesa perché Io sarò con essa, ma conoscerà ore di tenebre e di orrore simili a quelle della mia Passione, moltiplicate nel tempo perché così deve essere.
Deve essere che la Chiesa soffra quanto sofferse il suo Creatore, avanti di morire per risuscitare in forma eterna. Deve essere che la Chiesa soffra molto più a lungo perché la Chiesa non è, nei suoi membri, perfetta come il suo Creatore, e se Io soffersi delle ore, essa deve soffrire delle settimane e settimane di ore.
Come sorse perseguitata e alimentata da potere soprannaturale nei primi tempi e nei suoi migliori figli, così ugualmente sarà di lei quando verranno i tempi ultimi in cui esisterà, sussisterà, resisterà alla marea satanica e alle battaglie dell’Anticristo coi suoi figli migliori. Selezione dolorosa ma giusta. 23.7.43


La pietra eletta, angolare e preziosa, dalla base sicura su cui sorge la Sion eterna, è la mia Chiesa e la Morale che viene dalla mia Legge, di cui la Chiesa è cattedra. Vano è cercare di sostituire altra legge. Nessuna è sicura e giusta come questa, perché questa è dettata da mente divina. 30.7.43


Ho sparso il mio Sangue nel Tempio, poiché ero già ferito da pietre e bastoni, per santificare nel Tempio di Gerusalemme il Tempio futuro, il cui, cemento s’iniziava in quell’ora: la mia Chiesa e tutte le chiese, case di Dio, e i loro ministri.  14.9.43


Le eresie palesi hanno obliterato addirittura molte vene che, partendo dal mio Cuore, scendevano a nutrire l’organismo della Chiesa, Una, Cattolica, Romana, Universale e molta parte dell’organismo è divenuta un membro paralizzato, morto alla vita, destinato a portare cellule cancerose. 20.9.43


La mia Chiesa, prima che l’ora del mondo cessi, avrà il suo fulgido trionfo. Nulla è diverso nella vita del Corpo Mistico di quanto fu nella vita del Cristo. Vi sarà l’osanna della vigilia della Passione, l’osanna quando i popoli, presi dal fascino della Divinità, piegheranno il ginocchio davanti al Signore. Poi verrà la Passione della mia Chiesa militante e infine la gloria della Risurrezione eterna in Cielo.
O beatitudine di quel giorno in cui saranno finite per sempre le insidie, le vendette, le lotte di questa terra, di Satana, della carne! La mia Chiesa sarà allora composta di veri cristiani. Allora, nel penultimo giorno. Pochi come all’inizio, ma santi come all’inizio. Finirà in santità come in santità cominciò. Fuori resteranno i mentitori, i traditori, gli idolatri. Quelli che all’ultima giornata imiteranno Giuda e venderanno la loro anima a Satana nuocendo al Corpo mistico di Cristo. In essi la Bestia avrà i suoi luogotenenti per la sua ultima guerra.
Guai a chi in Gerusalemme, negli ultimi tempi, si renderà colpevole di tale peccato. Guai a coloro che in essa sfrutteranno la loro veste per utile umano. Guai a chi lascerà perire i fratelli e trascurerà di fare della Parola che ho loro affidato pane per le anime affamate di Dio. Guai. Fra chi rinnegherà apertamente Iddio e chi lo rinnegherà con le opere, Io non farò differenza. E in verità vi dico, con dolore di Fondatore eccelso, che all’ultima ora, i tre quarti della mia Chiesa mi rinnegheranno e li dovrò recidere dal tronco come rami morti e corrotti da lebbra immonda.
Ma voi che rimanete in Me, udite la promessa del Cristo. Attendetemi con fedeltà e amore ed Io verrò a voi con tutti i miei doni. Col dono dei doni: Me stesso. Verrò a redimere e a curare. Verrò a illuminare le tenebre, a vincerle a fugarle. Verrò a insegnare agli uomini ad amare e adorare il Dio eterno, il Signore Altissimo, il Cristo santo, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Verrò a portarvi, non la pace di questo mondo, eterno distruttore della Pace ma la Pace del Regno che non muore. 29.10.43


L’epoca satanica sarà tre volte più feroce dell’epoca anticristiana ma sarà breve perché per i viventi in quell’ora pregherà tutta la Chiesa trionfante fra le luci del Cielo, pregherà la Chiesa purgante fra le fiamme purgative dell’amore, pregherà la Chiesa militante col sangue degli ultimi martiri.
Salvi saranno coloro che, mentre le tenebre e l’ardore, le tempeste e le folgori di Satana sconvolgeranno il mondo, sapranno stare all’ombra del tabernacolo da dove scaturisce ogni forza, perché Io sono la Forza dei viventi e chi si ciba di Me con fede e amore diviene uno con la mia Forza. E saranno pochi questi salvi, perché dopo secoli e secoli di amore mio per l’uomo, l’uomo non ha imparato ad amare. 12.11.43


Troppo sgretolare di umana scienza rode come una carie, i cuori dei miei ministri che non sanno esser di Dio ma del mondo e che assorbono lo spirito del mondo e danno al mondo il loro alito non più di Cielo. E’ il grande dolore del Cristo. Troppe plaghe senza Chiese. Troppe Chiese senza sacerdoti. Troppi fedeli senza guida. Troppi cuori senza amore. 29.11.43


La mia Chiesa ha già conosciuto periodi di oscurantismo dovuti a un complesso di cose diverse. Non si deve dimenticare che se la Chiesa, presa come ente, è opera perfetta come il suo Fondatore, presa come complesso di uomini presenta le manchevolezze proprie di ciò che viene dagli uomini.  
Quando la Chiesa – e per tale alludo ora alla riunione degli alti dignitari di Essa – agì secondo i dettami della mia Legge e del mio Vangelo, la Chiesa conobbe tempi fulgidi di fulgore. Ma guai quando, anteponendo gli interessi della Terra a quelli del Cielo, inquinò se stessa con passioni umane! Tre volte guai quando adorò la Bestia di cui parla Giovanni, ossia la Potenza politica e se ne fece asservire. Allora necessariamente la luce si oscurò in crepuscoli più o meno fondi, o per difetto proprio dei Capi assurti per arti umane a quel trono, o per debolezza degli stessi contro le pressioni umane.  
Sono questi i tempi in cui vi sono i “pastori idoli” di cui ho già parlato, conseguenza, in fondo, degli errori di tutti. Perché se i cristiani fossero quali dovrebbero essere, potenti e umili che siano, non avverrebbero abusi e intromissioni e non sarebbe provocato il castigo di Dio che ritira la sua luce a coloro che l’hanno respinta. 11.12.43


Io come possente zampillo di sorgente eterna, trabocco da ogni lato della Cattolica Chiesa di Cristo e con la Grazia, con i sette doni e con i sette sacramenti, faccio, dei cattolici fedeli, dei servi del Signore, degli eletti al Regno, dei figli di Dio, dei fratelli del Cristo, degli dèi la cui sorte e così infinitamente sublime che merita qualunque sacrificio per possederla.
Volgetevi a Me. Saprete, conoscerete e sarete salvi perché conoscerete la Verità. Staccatevi, staccatevi dall’errore che non vi dà gioia e pace. Curvate il ginocchio davanti al Dio vero. Al Dio che ha parlato sul Sinai e che ha evangelizzato in Palestina. Al Dio che vi parla attraverso la Chiesa da Me, Spirito di Dio, fatta Maestra. 10.1.44


Oggi sta accadendo una grande eresia, una sacrilega al sommo eresia. …..
Si bandisce un nuovo vangelo, si fonda una nuova Chiesa, si eleva un nuovo altare, s’innalza una nuova croce, si celebra un nuovo sacrificio. Vangelo, chiesa, altare, croce, sacrificio di uomo. Non di Dio.
Uno è il Vangelo: il mio.
Una è la Chiesa: la mia, cattolica romana.
Uno è l’Altare: quello consacrato dall’olio, dall’acqua e dal vino; quello fondato sulle ossa di un martire e di un santo di Dio.
Una è la Croce: la mia. Quella da cui pende il Corpo del Figlio di Dio: Gesù Cristo; quella che ripete la figura del legno che Io ho portato con infinito amore e con tanta fatica sino alla cima del Calvario. Non ci sono altre croci. 17.1.44


Dal mio cielo Io, Capo del mistico Corpo composto da tutti i cristiani, effondo le mie onde vitali e dalla mia Chiesa le spargo  sul mondo. Le spargerei ma il mondo drizza argini e dighe e mi interdice l’effondermi. Il mondo spinge contro la Chiesa queste dighe per affogarla, per seppellirla e Me con lei. E’ una lotta senza pace. E’ la vera Guerra, quella dalla quale vengono tutte le guerre dell’intera umanità dell’èra cristiana. La lotta contro il Cristo. 6.2.44


“Religione” vuol dire seguire Dio e la sua Legge, non solo cantare begli inni, fare delle belle processioni, delle belle funzioni, andare a prediche eleganti, essere membro A o B di tale associazione; tutte cose che vellicano il vostro sentimento e nulla più. Religione vuol dire fare dell’uomo – animale, l’uomo semidio. Occorre annullare, attraverso la religione, l’animalità nelle sue svariate forme che vanno dalla carne al pensiero.
Giù la gola, giù la lussuria, via l’avarizia, abbasso l’accidia, sia uccisa la menzogna e la superbia. Siate casti, caritatevoli, umili, onesti, siate insomma come Dio vuole e come Io vi ho insegnato a essere. Allora sarete adulti nella religione, nella fede, sarete uomini fatti, aventi “dalla pratica addestrate le facoltà al discernimento del bene e del male”. 16.3.44


L’apostolicità della Chiesa non è finita con gli Apostoli; continua con gli apostoli minori. Ogni santo ne è uno, ogni “voce” ne è uno ed Io Capo della Chiesa apostolica, posso in ogni luogo scegliere e spargere questi miei piccoli apostoli per il bene vostro.
Sono umili rispetto a voi dotti? E che erano i primi dodici? Pescatori, analfabeti, ignoranti; ma ho preso loro e non i dotti rabbini, perché costoro, perché consci di non essere nulla, erano capaci di accettare la Parola, mentre rabbini, saturi d’orgoglio, non avevano capacità di farlo. L’umiltà è quella che Io cerco, e se costoro, pur rimanendo amorosi, puri e generosi, divenissero superbi, li abbandonerei senza fallo. 20.7.44


La S. Chiesa, sposa a Cristo e Madre perciò, Madre feconda dei suoi nati, veglia e amministra i tesori dello Sposo suo, gli infiniti tesori che il Cristo ha istituito e che col suo Sacrificio ha reso fonti perenni di Grazia e Salute. Le anime possono crescere e nutrirsi, crescere e irrobustirsi, crescere e giungere all’età adulta, nella quale, da fanciulli che non possono ancora usare dell’eredità paterna, divengono eredi nel possesso dei paterni beni.
La Chiesa porge; il lattante, il fanciullino deve accogliere l’alimento. Se egli lo rifiuta, o se lo prende con nausea, se preferisce mescolarlo ad altri cibi, o addirittura sostituirlo con altri cibi, inutilmente la Chiesa Madre gli porgerà cibi che fanno del fanciullo un adulto spirituale, uno che “vive” e che “vede”, perché ha in sé la Vita ed ha la Luce ad amica. Il fanciullo allora non crescerà, ma morirà, o per lo meno resterà in un infantilismo che non è colpa ma che non è santità eroica e dovrà, con lunga espiazione, raggiungere l’età perfetta fra i fuochi purgativi e misericordiosi. ( … )
L’uomo, sempre fanciullo nella perfezione rispetto all’Infinita Perfezione, ha l’obbligo di rimanere sotto la tutela e nell’ubbidienza della sua S. Madre la Chiesa, la quale, perfetta nelle cose dello spirito, sa come condurlo e con quali cibi nutrirlo, con quali medicamenti curarlo per difenderlo dai veleni del peccato d’origine, della carne, del Mondo e di Satana.
I fomiti non sono distrutti anche se la macchia è cancellata e sugli striscianti fuochi dei fomiti soffia satana perché, oltre che serpeggiare, dando scottatura molesta, fiammeggiano dando vampa che brucia e distrugge. La S. Chiesa sparge i suoi balsami, i suoi crismi, le sue acque, il Divino Sangue di Cristo a placare le tempeste, a spegnere le fiamme, a medicare le scottature, a rendere ignifugo lo spirito onde non sia arso, a ristorare l’esausto dalla lotta contro i ripetuti assalti satanici e carnali, col vivificante Sangue, col vivificante corpo del Signore SS. Gesù.
Perciò il prendere alimento dalla Madre S., la Romana Chiesa, Unica, Cattolica, Universale, è necessità più che dovere se si vuole vivere e divenire eredi del Regno del Padre. Perciò chi non lo fa e con continuo ricorso ai suoi tesori, imprudentemente si espone ai languori e alla morte. Perciò chi dice che ciò non è necessario e la S. Chiesa è un’inutile istituzione della quale non hanno bisogno le anime che hanno saputo farsi spirituali, dice satanica parola e per le sue labbra già parla chi odia la Chiesa come odia il Cristo, al quale, prima ancor che l’uomo fosse, negò di dare adorazione.
Non potete, non potete divenire spirituali senza gli aiuti dello Spirito di Dio e lo Spirito viene a voi attraverso i Sacramenti e la Chiesa.
Non potete, non potete conservarvi spirituali, se per grazia di Dio siete pervenuti a tanto col mezzo degli alimenti che la Madre Chiesa vi porge, se non continuate a vivere in Lei, con Lei e di ciò che Essa vi dà.
Dovreste poter essere immersi come pesci in peschiera nella settemplice fonte né mai uscirvi, per essere preservati dal morso di Satana. Chi dice: “Con me è Dio e perciò della Chiesa non ho più bisogno”, per questo stesso superbo pensiero dalla chiesa esce e dalla Vita e appare agli occhi di Dio sozzo della bava del serpente infernale.
Tanto più crescete in sapienza e grazia quanto più nell’ubbidienza e amore alla S. Chiesa di Cristo vivete. Tanto più raggiungete la robustezza virile dei forti, più dai suoi santi capezzoli, succhiate la Vita. Tanto più siete in Dio e con Dio e tanto più Dio è in voi, più voi siete nella S. Romana, Cattolica, Apostolica Chiesa per il cui corpo circola il Sangue SS. di Gesù, Signore mio e vostro. Guai a chi si stacca! Guai a chi, tre volte guai a chi fa staccare dalla chiesa! Guai a chi per provare le anime, o per sedurle, le tentano di staccarsi o rallentare i contatti dicendo: “Non venire alla fonte e al granaio”. ( … )
Ancora dalla Parola non è venuto l’ordine e il consiglio di fare a meno della Chiesa e delle sue gerarchie. Mai verrà. E’ istituzione eterna, contro la quale neppure Satana ha vittoria. E se ora la violenza dell’inferno e della valanga delle eresie e dei peccati dei secoli sembra volerla travolgere, essa non ne subirà che un duro urto che la farà tremare e soffrire, ma dal quale uscirà più bella, avendo rifatto di bisso lucente le sue vesti che la polvere di tante cose aveva impolverato e purpureo il suo manto di perseguitata. Lacrime e sangue sono necessari per imbiancare il bisso e imporporare il manto alla grande Sposa di Cristo che non morrà. Dopo l’oscurità, la luce. Sempre.  Az. 29.12.46


La religione e la Chiesa sono lese dalla tiepidezza dei fedeli più che dall’aggressione dei nemici. Az. 26.1.47


Il mondo si evolve; non in bene ma si evolve. Non può la Chiesa stare statica, ma deve, non già adattarsi alla mala evoluzione del mondo, trasformarsi per essere atta a fronteggiare la mala evoluzione del mondo e porvi riparo. Solo nel dogma e nella dottrina deve rimanere immutabile. Nei mezzi da esercitare il suo ministero deve adeguarsi alle esigenze del tempo in cui si trova. Quad.tti 90 – 48.12


In verità l’Avversario sta iniziando il suo lavoro di distruzione della terza parte delle stelle del cielo. La mia Chiesa non sarà colpita che dalla Chiesa. Ogni altro nemico sarà vinto da Me, ma l’abominio nel suo seno Io non lo posso vincere perché sacra mi è la libertà d’arbitrio di ogni uomo, di ogni uomo, di ogni uomo.  Quad.tti 106 – 48.18


L’inferno avanza e nella Chiesa (per Chiesa intende la società di tutti i cristiani cattolici) del mio Cristo non c’è più quella santità che spronerebbe il Dio delle vittorie a mandare i suoi angeli a sconfiggere i demoni.
La Chiesa del mio Cristo, male interpretando la parola del suo Divino Fondatore, si crede tanto forte, tanto invulnerabile da non curare più, nella maggioranza dei suoi membri, e anche nei membri più eletti, la pratica di quelle azioni che le farebbero amico Iddio. Presume. Si sente superiore a tutto e a tutti. Dice: “Io sono stabilita, nulla prevarrà su me”. No. Sappiate comprendere le parole di Dio.  ( … )
L’Inferno non prevarrà qualora la Chiesa sia santa come il suo Eterno Pontefice le impose d’essere. A tempi di decadenza spirituale del corpo mistico, specie nelle sue membra docenti, corrispondono separazioni di parti, morti di membra discenti.
L’inferno prevale in parte più grande, o meno grande, a seconda che la Chiesa si spoglia della santità e quindi dell’aiuto di Dio. E’ sempre prevalere, anche se non è distruggere. E nella sua vita secolare la Chiesa mai conobbe un momento simile di languore – là dove non è di corruzione, di triplice corruzione – e mai un simile assalto infernale. Quad.tti 166 – 48.41


La Chiesa è, perché Dio Verbo l’ha fondata per volere di Dio Padre e con l’aiuto di Dio Spirito Santo e l’Unità Trina l’ha fatta tanto feconda, ampliando così, in estensione e profondità, il Regno di Dio nei cuori e sulla Terra, onde l’Umanità pervenga, quanto più numerosamente possibile, al Regno di Dio nel Cielo. Rm. 168 – 3.6.48