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MEDITAZIONI: Ad Deum stillat oculus meus. (Gio 16, 21) – riflessione di don Dolindo Ruotolo

“Perché ci angustiamo tanto? Volgiamo gli occhi al Signore con fiducia, poiché non è sulla terra il nostro conforto ma nel Cielo.

Dio solo ci conosce, Dio solo può compatirci, Dio solo può consolarci.

Gli uomini della terra sono verbosi, non sanno dire che parole, non possono dire che parole, spesso urtanti nel medesimo sforzo di renderle consolanti.

L’occhio nostro lacrimi in Dio solo: Ad Deum stillat oculus meus. Come è bella questa parola di Giobbe! Stilli a Dio questo occhio che non può essere saziato da nessuna visione terrena, stilli a Dio, poiché non può trovare un padre più tenero di Lui, stilli a Dio depositando nel suo cuore, in mezzo alle lacrime, l’angoscia, la fiducia, l’amore, la speranza, l’unione perfetta alla sua Volontà: Ad Deum stillat oculus meus!

Gli anni passano, la via che percorriamo non conosce il ritorno su questa terra, tutto muta intorno a noi, rimane solo Dio come nostra unica speranza: Ad Deum stillat oculus meus! Il nostro testimone è nel Cielo!

Dio infatti conosce la nostra fralezza e la compatisce; conosce le nostre miserie e le perdona quando noi ricorriamo alla sua misericordia con sincero pentimento; conosce la condizione del nostro pellegrinaggio e ci aiuta.

Quale conforto quando le creature irrompono contro di noi e ci giudicano male, il pensare che il nostro testimonio è nel Cielo e che Dio ci conosce! Oh! il Signore non rende mai vana la nostra speranza, e quando tutto ci sembra perduto, interviene Lui per difenderci e per far luce nelle tenebre.

[...] Ripetiamo con Giobbe, quando le tempeste sono più fiere: Ad Deum stillat oculus meus.”

 

– Dagli Scritti sul Paradiso del Servo di Dio Don Dolindo Ruotolo (1882-1970) –

“Un’altra cosa certissima nella gloria dell’eterna felicità è questa: nonostante la diversità della gloria delle singole anime, tutte però sono felicissime a seconda della loro capacità. Il piccolo che mangia un piatto piccolo o beve un piccolo bicchiere è ugualmente satollo e soddisfatto come lo è un adulto che mangia un piatto grande, proporzionato al suo appetito, o beve un bicchiere grande, proporzionato alla sua sete. Dieci, cento, mille bicchieri di diversa capacità, dal più piccolo al più grande, sono tutti ricolmi quando sono riempiti sino all’orlo.

In Cielo perciò non ci sono rammarichi, non ci sono invidie verso coloro che hanno una gloria più grande. È tutta un’armonia di piena felicità; è come un organo meraviglioso, dove le canne più piccole sono in perfetta armonia con quelle più grandi.

In Cielo non vi sono lacrime, non vi possono essere lamenti, non rammarichi, neppure pensando all’amore che si sarebbe potuto dare a Dio nella vita terrena; neppure riconoscendo di aver potuto meritare di più, sfruttando i dolori della vita. È Dio che armonizza e compie la felicità di ogni anima, e la sua amorosa Volontà si contenta del loro stato di meriti, e le satolla in pieno, armonizzando ognuna nei disegni del suo amore e della sua misericordia.

Noi diremmo nella nostra stoltezza che ogni anima ha il suo destino; ma il posto di un’anima non è un destino, e tanto meno lo è cieco ed implacabile, è invece il lavoro delicato dell’Infinito Amore che, seguendo con riverenza amorosa l’umana libertà, ricama mirabilmente sia coi fili di oro, sia con quelli di seta o di cotone, sia coi fili lunghi che con quelli corti e, sul canovaccio dei suoi disegni di amore, forma con tutti un ricamo mirabile, e glorifica nel ricamo ogni filo, ponendolo là, dove di tutti si forma un variopinto fiore di potenza, di sapienza e di amore, che brilla nell’Eterna Trinità”.

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Don Dolindo Ruotolo – S. Natale 2014

Rallegrati, o Vergine Madre, del tuo parto gioioso; rallegrati, perché il tuo casto e fecondo seno ha portato un Figlio divino. Scorre il latte dal puro tuo petto, o Maria, con liliale candore, e Tu ne sostenti le tenere membra del Figlio, o Vergine pura.

L’Unigenito Figlio del Padre, per cui tutto fu fatto, viene in terra come uomo, sottomesso ad una Madre poverella. Nei cieli sostenta gli angeli con la sua felicità, e in terra Egli soffre la fame e la sete, infante poverello. In alto regge tutto, e in terra è retto dalla Madre, in alto comanda e in terra obbedisce alla sua serva. In alto è assiso sulle sublimi altezze del suo trono, e in terra avvolto da fasce, vagisce nel presepe. Ricordati, o uomo, e considera quanto sono grandi le opere della divina clemenza.

Non disperare del perdono anche se hai molto peccato, innanzi allo spettacolo di tanta meravigliosa carità. Cerca in Maria rifugio, cerca il perdono, poiché Ella tiene in grembo la fonte della misericordia; salutala spesso con fiduciosa speranza, dicendole in ginocchio: Salve, o piena di grazia! Quante volte, o Maria, calmavi il pianto del tuo divin Figlio col tuo petto! Placalo ancora con le tue preghiere, oggi che Egli è irato per le nostre colpe. Guarda, o Gesù, quelli che son caduti nel peccato, e per le preghiere della Madre tua rendili puri, rendili degni della Patria eterna. Amen.

 

IO SONO LA VITA

Don Dolindo Ruotolo (meditazione Eucaristica)

Dio solo!

Napoli, 8 febbraio 1920. Sei vita attuale che abbracci tutti i secoli Gesù Cristo è vivo in questo Sacramento di Amore. Egli come vita vivifica tutto, e ci dà l'im­magine più bella, più viva, più parlante dell'eter­nità di Dio. Egli è presente qui, come lo era venti secoli fa, è immutabile in questa presenza, e come lo è oggi, così lo sarà di qui a secoli innumerevo­li, che noi non possiamo numerare, perché non ci è dato di scrutare i mirabili disegni di Dio.

«Se non fossi vivo, o Gesù mio, se non fossi vivo, saresti solo per alcuni mortali un ricordo archeologico, un ricordo storico di un trapassato molto remoto. Invece l'istituzione tua eucaristica, è fresca oggi, come lo fu venti secoli fa. Lo stesso amore traspare dal tuo Cuore divino, nascosto e immolato su questo Altare, lo stesso amore, la stessa misericordia, la stessa dedizione sconfina­ta. Tu dunque sei vita.

Ecco, già vedete come è vero che è Gesù che vi parla. Io credevo di sviluppare questo concet­to: «Gesù è la vita nostra, ed Egli me lo pone sulle labbra.

«Sei vita attuale, che abbracci tutti i secoli, e li raccogli tutti in una sintesi mirabile nel tuo Cuore. Tu sei, o Signore, tu sei il mirabile, l'onni­potente, il Dio, il forte, il principio di pace, e da questo trono di amore e te lo posso dire vera­mente da questo trono di amore, moltiplicato per la tua misericordia, ti rivolgi all'umanità, e gridi tu che sei vita: "Ossa inaridite, ascoltate la voce del Verbo di Dio, ascoltate il Figliuolo di Dio".

O Redentore mio bello, che cosa è la vita? Tu hai detto: "Io sono la via, la verità, la vita". Che cosa hai voluto dire con queste parole? Tu sei la Via, perché sei il Mediatore, sei la Verità, perché sei l'infinita ed eterna Sapienza, sei la Vita, per­ché sei il Dio Sacramentato».

Si va di sorpresa in sorpresa quando parla Lui. Mentre parlo ho come due correnti di vita. Egli parla, e lo percepisco evidentemente. Io, pri­ma che Lui parli ho l'idea mia, come qualche cosa che gli scorra a fianco, e lo distinguo preci­samente; come si vede che è Lui!

 

In qual modo tu sei la vita?

«In qual modo Tu sei la Vita?».

Ascoltatemi bene, perché questo è uno dei misteri più belli dell'Amore e della Misericordia di Gesù. Vi dico questo, però, senza capire, e senza neppure sapere quello che segue, in nessu­na maniera.

La vita è movimento. La vita soprannaturale è movimento verso Dio, con Dio, in Dio. La vita dataci da Gesù è movimento nella sua vita. Egli è come il magnete, Egli è come la dinamo. Le spe­cie sacramentali sono come i fili conduttori, at­traverso dei quali, cioè, sotto dei quali passa l'im­mensa corrente, l'infinita corrente della sua vita. Egli si è, reso in questo Sacramento di Amore il palpito stesso della nostra povera e miserabile vita.

Che cosa è la vita per te, o piccolo essere fisi­co, che cosa è la vita per te? È un mistero, dinan­zi al quale la scienza moderna s'immeschinisce, si avvilisce, non sa rispondere, o, dirò meglio, risponde con i limiti della biologia.

La tua vita è movimento: un cuore, delle arte­rie, delle vene, un sangue che circola, un palpito che ti fa accorgere di questa circolazione e di questo cuore, un pulsare di tutte le cellule del tuo organismo, di tutte le fibre del tuo essere, il tutto ricoperto come di una cappa silenziosa.

Noi abbiamo in noi stessi un uragano di movimenti, e tutto è ricoperto dalla pelle, ed è tutto normale, non te ne accorgi neppure.

«Ora, ecco la vita tua, Gesù Cristo mio, bello e caro, in questo Sacramento di Amore. Tu sei Vita, e stai nel centro dell'umanità, come un cuo­re; ecco perché hai voluto rivelare il tuo Cuore a Margherita Alacoque, ed hai voluto accendere gli uomini della devozione al tuo Cuore, perché in realtà tu sei il cuore dell'umanità. Questo Cuore viene in comunione con tutto il tuo Corpo misti­co, che siamo noi, per mezzo di tante arterie, dirò così, di tante vene. Il Sacrificio Eucaristico, la Comunione sacramentale, la Confessione sa­cramentale, la Parola di Dio, la vita della Chiesa, sono le vene e le arterie di questo immenso tuo Cuore.

I Sacramenti sono le arterie, l'Eucaristia è l'aorta del tuo Cuore, le preghiere e i beni minori della tua Chiesa sono come le vene, non le arte­rie, le vene.

Come il cuore rifonde tutto in se stesso e dà la vita a tutto, perché alimenta tutto l'organismo, pulsa e fa sentire l'eco di questa pulsazione in ogni sua arteria, di modo che si può dire, toccan­do un'arteria, che hai sotto mano il cuore stesso, perché ne senti il palpito, eppure il cuore è tanto lontano così tu, Gesù Cristo mio, sei la vita in te stesso. (Quante parole misteriose nel Vangelo di Gesù Cristo e non si conoscono! Per questo sia­mo giunti al tempo della rivelazione. Quanto siamo ingrati noi che ne abbiamo raccolte le primi­zie, e stiamo ancora a terra).

Tu palpiti per conto tuo, rifondi nell'umanità la tua vita facendole circolare il sangue tuo nelle vene e in queste arterie, in questi muscoli, in queste membra del tuo Corpo mistico vibra la stessa vibrazione del tuo Cuore nel momento nel quale circola lo stesso sangue della tua vita. Oh, adorabile Redentore, quanto sei ammi­rabile! ».

Se noi potessimo vedere questi segreti della vita di Gesù Cristo, noi rimarremmo stupefatti, storditi, annientati, sprofondati nel nulla del no­stro nulla.

Lo vuoi vedere, o anima cristiana, come in uno schizzo, in una sintesi? Guarda quel santo Tabernacolo, quell'Ostia benedetta; stacca quei veli che ricoprono il Redentore e squarciali con la fede, perché solo con la fede li puoi squarcia­re. Tu scorgerai non le dimensioni del Corpo di Gesù Cristo, perché Gesù non ci sta con le sue dimensioni qui, ma scorgerai la sostanza sua. Che cos'è questa sostanza sua se non il movi­mento della sua vita? Come il chirurgo, l'anatomista, rimane sorpreso nello scoprire il petto di un animaluccio e nel vedere il cuore che palpita - deve essere impressionante; que­sto per fartelo figurare te lo dico -, così, e molto di più rimarresti sorpreso tu se cadesse quel velo. Non vedresti il volto di Gesù, perché c'è come sostanza; non vedresti il suo sorriso, la sua amabilità in un segno esterno, rimarresti sorpreso di sentire: ta, ta, ta, il palpito solenne della sua vita, rimarresti sorpreso di veder rigonfiare tutte le vene bellissime della Chiesa cattolica, di veder vivificare tutte le membra marcite di questa Chiesa: peccatori induriti, mar­citi, morti, annientati dal male, in un momento rivivificati dal sangue suo, ripigliati nella loro vita, eretti nelle loro persona, nella loro vita morale, palpitanti dello stesso ritmo divino, del palpito tuo, o Gesù.

La rigenerazione dell'anima... Che cosa splen­didamente divina deve essere per Dio che la vede. Noi siamo dei poveri ciechi, ma proprio dei poveri ciechi; di fronte a queste rivelazioni splendide noi siamo ancora immeschiniti e pre­occupati di conciare Gesù in tutti i modi. Bah! Dio ci conosce.

 

Cristo è nostro cibo

(O SACRUM CONVIVIUM IN QUO CHRISTUS SUMITUR)

Questo, diremmo così, e il fenomeno della vita eucaristica del Redentore. E dico: «è il fenome­no», con vera ragione, non per usare il termine moderno, perché la vita che ci dà Gesù da questo sacramento non è una vita morale nel senso comune della parola, ma è anzitutto una trasfusio­ne fisica del Suo essere in noi, perché lo ricevia­mo fisicamente. Sicché, logicamente, Egli, nel darsi a noi, deve darsi prima fisicamente. Or questa dedizione sua è fatta in tutta la Chiesa Cattolica, noi siamo membra del suo Corpo mi­stico. Egli ci raggiunge con la sua vita per mezzo di questa mirabile circolazione eucaristica, per questa moltiplicazione divina del Sacramento del suo Amore.

Voi avete sentito parlare troppo comunemen­te di vita eucaristica sotto un punto di vista mo­rale, generale, dirò così.

«No, Tu, Gesù mio, ci hai dato il Sangue tuo, il Corpo tuo, ti sei reso cibo nostro, tu dunque anche a questa umanità materiale, anche a noi figliuoli tristi della perdizione, e di questa gene­razione di apostati, anche a noi hai detto: «Io sono la vita» e ci hai cibato di te.

Tu dunque sei la Vita, perché sei la Via e la Verità;

sei la Vita perché sostieni la vita;

sei la Vita perché coroni la vita;

sei la Vita, perché sei il Tutto che noi possiamo desiderare;

Tu sei la luce dell'intelletto;

Tu sei l'appagamento del­la volontà;

Tu sei la pace del cuore;

Tu sei la dolcezza nell'amarezza della vita;

Tu sei la sa­pienza pratica;

Tu sei il conforto, il sostegno, la forza, l'aiuto;

Tu sei per noi la rassegnazione, la pazienza, la ragione del nostro sacrificio, il sostegno, l'appoggio di questo sacrificio;

Tu sei la corona immortale;

Tu sei la gloria;

Tu il Me­diatore della nostra unione eterna con Dio;

Tu la vita eterna. Lo hai detto Tu stesso: «Questa è la vita eterna, che conoscano Te, vero Dio e Quegli che Tu hai mandato: Gesù Cristo.

 

Luce soave dell'intelletto. Il sapore della Tua Volontà MENS IMPLETUR GRATIA

Che luce, o Signore, nell'intelletto, ai piedi tuoi quando l'anima incomincia a familiarizzarsi con Te, dopo che s'è purificata, lavata, abbellita e s'è resa più adatta ad ascoltare la voce tua! ».

Io vorrei farvela intendere, perché, sapete che cosa è questa luce soave nell'intelletto ai piedi di Gesù Sacramentato?

È come l'aurora che sorge, come il sole che indora le cime del nostro povero cuore; è un ful­gore calmo, sereno, tranquillo; è l'intellezione si­cura dei misteri più tristi, più difficoltosi della nostra vita, è un atto intellettivo è contempora­neamente un atto di cuore, dimodochè tu rimani come appoggiato sul Cuore del Redentore e vivi.

Non è speculazione la sua luce, non è un'ari­da dichiarazione di teorie, non è uno sforzare la mente, il pensiero, l'immaginazione. No! È il gusto della verità. Egli che è cibo, ti ciba della verità, ti nutre l'intelletto; è vita, non è studio.

La volontà: quanti desideri non ha, quanti movimenti, quante aspirazioni? Come vive que­sta tua volontà sopra di questa terra? Di che cosa si nutre? Ordinariamente di fantasia, di aspi­razioni senza compimento, di progetti senza se­rietà, di capricci senza logica: «Farò, dirò...» Gesù Cristo che cosa ti fa?

«Io ti guardo, o Redentore mio bello, sento la mia meschinità, la nullità dei miei progetti, la nullità delle mie aspirazioni, il peso delle mie pene, l'orrore delle mie colpe. La mia povera vo­lontà ha lo sguardo languidamente rivolto a te, dirò così, smarrito, smarrito. Tu che cosa fai? come rispondi a questa povera creatura tua? O Gesù mio, io sento ancora, posso dire, sul mio cuore il caldo della mano tua, il soffice del tuo petto divino; tu ti dai, tu m'ammanti della tua pace, tu mi fai sentire il gusto della tua Croce; io mi raccolgo in me stesso, mi faccio più piccolo, la mia volontà si annienta, una sola e la mia pa­rola dinanzi a Te, guardandoti in questa Ostia santa: "Signore, sia fatta la tua Volontà, come in Cielo, così in terra", e sento il sapore di questa Volontà tua, il sapore, perché tu me ne cibi; anco­ra una volta sei il mio cibo di vita. Tu non fai per me progetti, non mi susciti nel cuore aspirazioni fantastiche; una sola cosa fai: raccogli la volontà, l'aumenti, cioè la dilati nella tua, la baci, la fai vivere, l'alimenti, la riscaldi. Ancora una volta, non è la speculazione della vita, ma la vita calda di palpiti, la vita tua.

 

Tu sei la mia vita nell'eternità (...ET FUTURAE GLORIAE NOBIS PIGNUS DATUR)

Nel mondo tutto è morte, tutto è rovina; noi in realtà non viviamo, ma moriamo tutti i gior­ni, camminiamo su questa terra, e quasi per ironia diciamo di vivere: «quotidie morior» dice san Paolo. In questa carne si sente la conse­guenza del peccato, o quella che san Paolo chiama lo stipendio di questo triste capitale, la morte: «stipendium peccati mors». Noi ce ne sentiamo aggravate le spalle e sentiamo la mor­te in tutti i muscoli nostri e sotto dei nostri occhi in realtà tutto muore: cadono le foglie, si appassiscono i fiori, tramonta il sole, si logora­no gli stessi abiti che indossi. È tutto uno spet­tacolo di morte, di passaggio; come è tutto uno spettacolo di vita, di ritorno. Noi, però, del ritorno delle cose umane non ci consoliamo, perché in fondo, per noi, ogni ritorno segna un nuovo passaggio.

Così diceva, rammaricato, il santo Giobbe: «L'albero conserva la sua speranza, se è tagliato ripulluna, ma a me quale speranza è riservata?"

Io sento Gesù come un Padre a cui è stato detto: «Vogliamo sentire una poesia ancora più bella». E tu ci rispondi: «E se vi facessi sentire una cosa veramente più bella, come rimarreste voi? sareste come annientati dalla dolcezza!».

«Tu non sei, o Gesù mio, solo la mia vita spirituale, sei la mia vita nella risurrezione, la mia vita nell'eternità.

Eccomi ancora una volta ai piedi tuoi. Gli anni mi pesano, la vita si trascina faticosamente verso il sepolcro, io sento in me una nostalgia, una malinconia... qualche cosa di vaporoso che non arrivo a discernere, che non riesco a distinguere. Mi sento annientato, umiliato, confuso; mi pare di essere, se è possibile dire, un ramo staccato dal tronco, un tralcio separato dalla vite.

Io ti guardo, mi raccolgo, ed ecco che la mor­te mi appare bella, è un passaggio verso di Te; il sepolcro mi appare glorioso, è un omaggio alla tua grandezza, una confessione della mia nullità. L'immagine stessa di un corpo putrefatto mi ap­pare poetica perché Tu, Tu hai segnato quella carne e quelle ossa, della tua vita immortale, ed è per Te che questo mio corpo non è qualche cosa che si è dissolto e si è marcito, ma è propriamen­te e veramente la semente che è riposta nel terre­no per sbocciare a suo tempo.

Tu, Redentore mio, sei il filo germinatore, e, se me lo permetti, il cotilèdone

Foglia carnosa che accompagna l'embrione delle piante fanerogame per nutrirlo mentre germoglia (n.d.r.)

germinatore. Io davanti a Te sento la mia immortalità anche nel corpo, non perché ne abbia diritto, ma perché risuoni in me l'eco della tua divina parola e della tua promessa: «Chi mangia il mio corpo, e beve il mio sangue sarà risuscitato da me nell'ultimo giorno».

Dunque, Tu sei la vita di questa stessa carne che marcisce, di questo stesso corpo che declina, di questa stessa vita che dispare, perché Tu sei la Risurrezione e la vita.

Io morirò, Gesù mio, morirò. Oh, dolce mo­mento, o morte che diventi vita!

Due lottatori si contendono il mio povero frale: da una parte lo spettro scarno della morte, la quale ha mandato davanti a sé, la sua staffetta, direi quasi: l'infermità, il malanno, il dolore, l'af­fanno.

Tu sei l'altro lottatore, il vincitore della morte, la Resurrezione e la vita. Tu l'avevi detto, Redentore mio: «Se la morte ti incoglie, chiama­mi, io sono la Resurrezione e la vita». Tu vieni vivo, cioè inondi, inondi di gioia la mia piccola stanzuccia; si accendono intorno al mio letto le candele, tremola la fiamma, risplende e vive an­che la piccola candela che prima giaceva separa­ta e come morta (La candela nella Chiesa è l'im­magine della vita di Gesù).

Tu vieni, io ti invoco. La morte si nasconde, le sue scarne mani si ritirano, il suo dominio è spez­zato, tu hai teso verso di me il dito tuo onnipo­tente e per il Tesoro Eucaristico riproduci la pal­pitazione vera del Sacrificio tuo della Croce.

Tu l'hai detto severamente: «Dov'è o morte la tua vittoria?» Ella è svanita.

Tu hai nutrito la tua creatura; nel nutrirla come viatico le hai dato il principio della vita eterna. La creatura tua è stata già da te traspor­tata fuori del suo corpo, per così dire; Tu nel Viatico santo l'hai fatta già cittadina del Cielo, dimodochè questo corpo non può dire più che cade sotto i colpi terribili della morte, ma si addormenterà nelle braccia tue, reclinerà sul tuo petto il suo capo stanco, passerà, e lascerà le spoglie perché tu le hai preparato il manto reale della gloria, perché tu stesso l'accompagni nel­l'ingresso della Vita eterna.

Tu mi hai fatto per te, e morendo sulla Croce mi hai predestinato al Cielo. Ebbene, Gesù Cristo mio, non mi hai vista mai bambina, piangere sola in una stanza, smarrita, senza nessuno; non mi hai vista mai in una strada, sola, e come abban­donata, lacrimare?

Sono tanto piccola, atomo impercettibile che di fronte alla mia terra mi sento già smarrita, che non so rintracciare, magari, la via per ritornare a casa. Che cosa farei io, uscendo fuori di questo mondo, se tu non mi accompagnassi? Sono figlia tua e tu vieni nella morte per accompagnarmi nell'eternità.

Ecco, l'anima si stacca dal corpo; è un istante, è un momento. Eccola davanti a Dio: quest'ani­ma non sente che il peso delle sue iniquità e delle sue colpe, non sente che l'oppressione del suo nulla; e siccome esce sempre macchiata, benché tenuemente, ma sempre macchiata, quest'anima è come annebbiata, non ritrova il suo Dio, ben­ché vi tenda, vi tenda,benché si trovi già alla sua divina presenza.

Tu, Redentore mio bello, Tu sei per me la guida, la luce, la forza, la riparazione della mia miseria; l'anima mia è stata raccolta in un carce­re tenebroso dove si purifica. Io, io gemo, ardo, spasimo, mi torturo, grido, grido, grido al mio Dio, grido ai miei cari, grido alla Chiesa; e Tu ti offri, e dalla terra sale il profumo dell'amore tuo Eucaristico.

Io mi sento rinfrescata, rigenerata, rifatta. La caligine si stempera, si dilegua, appare l'eterno, l'infinito Sole: Dio Uno e Trino.

Tu, Gesù mio sei la mia luce, il mio lume di gloria, la mia forza, la mia spinta. Io volo, volo e nell'infinita Trinità io scorgo il Mediatore mio, io ricordo le tue fattezze umane. Padre mio, Tu sei la mia vita eterna. Cosi sia.

 

L'inferno per Don Dolindo Ruotolo


Primo Capitolo di Una triade DEDICATA ai Novissimi. Nella Prossima puntata il Purgatorio. In this invece, Una bellissima e istruttiva meditazione di Don Dolindo Ruotolo (santo Sacerdote napoletano) Sulla sventura Che Tocca ai di Peccatori costretti ad un'eternità Senza Dio. Meditazioni e Riflessioni sull'inferno (Fonte: http://www.dolindo.org/ ).

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Don Dolindo, Giovane Sacerdote

 

L'inferno - Prima idea Fondamentale: chi fa il male SI-forma la Cattiva sorte con le mani citare in giudizio


Un padre molto buono, ah ONU figliuolo del Quale vuol tariffa QUALCHE Cosa di grande. Lo Mette alla Scuola e spende Molto danaro per dargli un'educazione Molto nobile; Il figlio intanto, non vuole studiare: ha lacerato i Libri Nuovi Che Gli erano static comprati Perché ha Detto Che erano Difficili, anzi ha Detto Che vi vedeva di Molti ERRORI.
Egli, ONU povero ignorante, voleva nientemeno Criticare i Libri della scuola. Invece di Andare all'Istituto, ha Pensato di gironzolare per le Strade, ed ha commesso Un Mondo di monellerie con i Suoi Compagni di posta Agli Esami ë Stato riprovato. --Ditemi, Quando il fanciullo, Fatto Adulto, non Sarà, ONU professore, ma Sarà, costretto una tariffa un'arte vile, puo pigliarsela col padre? --Nessuna, MA DEVE pigliarsela con Sé Stesso, Perché il padre non poteva tariffa Di Più per dargli Una Buona Posizione.
Un uomo sc sta annegando Nel mare, ... Le onde lo sbattono in Tutti i Sensi e lo soffocano. E 'Visto da ONU signore Molto pietoso, il Quale getta Una tavola e Gli grida: afferrati alla tavola! Ma il Meschino lo insulta e ricaccia Lontano La Tavola. Allora il signore buono sc getta lui Stesso Nel mare per salvarlo; lo afferra e lo solleva; .... Ma l'ingrato APPENA ha ripreso il respiro, lo batte e Tende di soffocarlo. --Ditemi SE QUESTO miserabile annega, la Colpa di chi e? --E 'Solamente SUA.

Dio ci ha messi Sulla terra per salvarci e per elevarci alla gloria del Paradiso. Dati CI HA SUA la Legge, ci ha arricchiti di grazie, E Venuto Lui Stesso Sulla terra per salvarci. Poteva tariffa Di Più per noi, QUANDO E morto Silla Croce? E se Un uomo disprezza la SUA Legge, disprezza le Sue grazie, vive malamente e Tende di maltrattare il Suo medesimo Dio, la Colpa di chi E Se Si Perde? --Evidentemente La Colpa E SUA e non puo lamentarsi di Nessuno, Tanto Menone di Dio Che Gli ha voluto Tanto bene.
La dannazione eterna l'uomo se la fa con le Sue proprie mani: vive male, offende Dio, disprezza i Mezzi di Salvezza, Commette mille scelleratezze; Dio Gli Offre il Perdono ed Egli lo RIFIUTA; non vuole confessarsi, non vuole comunicarsi, bestemmia, impreca ecc .; QUANDO E morto ed ê andato perduto, non se la puo prendere il Che con Sé Stesso. Se il contadino semina le spine Nella Terra, ha ONU pessimo Raccolto, ma la Cattiva Sorte SE L'E Fatta con le Sue mani.
Se ONU prodigo sciupa le querelare ricchezze e SI riduce Nella Più squallida Povertà, la Cattiva Posizione se la fa con le Sue mani. Se Uno stolto Dà fuoco alla casa, Perde Tutto per SUA Colpa. Il dannato ha seminato colonna vertebrale e le raccoglie; ha sperperate le ricchezze eterne e ne E PRIVO, ah Dato fuoco alla casa, ed arde!


L'Inferno - Seconda idea Fondamentale: Chi è indegno di Dio non potrebbe stargli Davanti Senza soffrire immensamente - ANCHE Nella dannazione dei perfidi Dio sc Mostra Infinita Bontà.


Noi SIAMO abituati a considerare l'Inferno arriva la vendetta Che Dio fa dei Peccatori; eppure se riflettiamo alla grande Verità della Fede, Dio non potrebbe Essere Più buono con i medesimi dannati mi L'anima APPENA ESCE dal Corpo SI TROVA dinanzi a Dio; Quale terribile Comparsa e Quale sorpresa!
Essa SI Vede Tutta sporca, lurida Tutta, Tutta Piena di peccato ed ha ONU immenso ribrezzo a stargli Davanti. Desidererebbe di Essere ricoperta Dai monti, piuttosto Che sostenere Quella vista! Nella vita Presente Il Peccato SI conside con superficialità Molta, lo sc Crede Cosa da nulla; ma dinanzi a Dio non e Piu possibile Nessuna illusione, e l'anima soffre terribilmente. Colomba puo Andare in di Quello Stato? Tende un Dio venuto creatura SUA, ma non puo raggiungerlo e la SUA gloria infinita, la SUA Maestà le E di tormento indicibile; ESSA quindi desidera di Fuggire dal Suo sguardo, benchè this fuga le Costi puro orribile Dolore ONU.
Si fa Una festa splendida, Nella Quale Tutti Gli invitati Fanno sfoggio delle Più Belle Vesti. Una povera donna Entra Nella sala delle Nazioni Unite con abito lacero Tutto E Tutto sporco; era Stata invitata alla festa e non SI era Curata di adornarsi, anzi AVEVA sciupate TUTTE le querelare Vesti. Quale confusione comparire Così là colomba esiste da solo il Lusso Più raffinato e la Più squisita eleganza.
Se il padrone della festa le permettesse d'entrarvi Così Tutta sporca la festa non SI muterebbe per this donna in Un tormento indicibile? Il padrone la caccia via, e punendola della SUA negligenza la sottrae Nel medesimo tempo un quell'obbrobrio. La povera donna soffre sì, stando Lontano Dalla festa, soffre moltissimo, ma per lo Menone ha Trovato Un posto Adatto al Suo Stato, per lo Menone ha Salvato l'onore ed il decoro del padrone.

Una povera e miserabile anima, giunta Che E alla eternità, non puo Più purificarsi, Perché non ne ha i Mezzi. La Penitenza, i Sacramenti, la Preghiera, le opere Buone, Sono Mezzi RISERVATI una this vita non gia all'altra vita. Purificare Non potendosi, Piena di odio per se stessa, Piena di avversione per Dio, non puo Essere ammessa Gratuitamente alla gloria eterna, Senza da subito ONU tormento Mille Volte Più terribile dell'Inferno Stesso, ndr Allora Dio la scaccia, e le permette di Andare in Un luogo speciale, io Un posto speciale, colomba ha l'aggio almeno di piangere e di soffrire!
No e crudeltà QUESTO Atto, no; E misericordia Nella stessa Giustizia; sarebbe crudeltà costringere la madre Desolata una Dormire col Suo figlio morto e putrefatto; sarebbe crudeltà lontano Switch to ONU alunno asino annuncio Una classe colomba non E Capace di sguardo e colomba non puo raccogliere ALTRO CHE Burle; sarebbe crudeltà costringere un'anima desolata a bere il vino della festa Nel teschio del Proprio padre!
Sentitemi bene: L'anima Dannata Si e rovinata con le Sue mani, e la Colpa della dannazione E intieramente SUA. Giunta al cospetto di Dio ESSA stessa desidera di fuggirsene, e Secondo la Parola della Scrittura vorrebbe Essere ricoperta Dai monti, vorrebbe Essere inghiottita Dagli abissi. Dio dunque non potrebbe ammetterla alla gloria, Senza renderla infelice Più di Quello Che E. Dio poi, permettendole di Andare nell'eterno Abisso, non proporzionale, venire dadi S. Tommaso, La Pena alle colpe, MA la attenua Nella SUA infinita bontà.
E Dio non potrebbe annullare queste infelicissime anime? --Nessuna, Perché sarebbe per Esse ONU Dolore Maggiore, l'annientamento. Esse Hanno perduto Tutto; L'unica Cosa Che Loro Resta E L'Essere e QUESTO Essere per Quanto infelice, rappresenta la voce della Giustizia eterna. Un figlio ingrato Che ha conosciuta DOPO la morte la bontà della mamma SUA, conserva gelosamente l'ultimo Suo Ricordo, benchè Gli SIA cagione di pianto e di disperazione. L'anima ha Perduti Tutti i beni per SUA Colpa, e conserva gelosamente l'Essere; Dio non le Toglie Certo l'ultimo straccio Che le ê rimasto. --E Non potrebbe Dio osare una queste anime Il Modo di purificarsi? --Nessuna, Figli miei, Perché SI sporcherebbero Di Più! Sono ostinate Nel maschio Più di Quello Che non lo furono Sulla terra; Esse rifuggono da OGNI Comunicazione con Dio, non Annone Il Mezzo di Comunicare con Lui.
Una grazia le renderebbe dunque Più ree, e Dio misericordiosamente le Priva di Tutto. Così dalla stanza del pazzo sfrenato SI tolgono perfino le Sedie, i piatti, i Coltelli, Perché non SI serva degli utensili Utili alla vita, per farsi ONU maggiore maschile. Se Dio desse a queste anime Le Grazie, Esse, depravate Sono venuto, ripeterebbero CIO Che Hanno Fatto in vita e le profanerebbero. Del resto Una vita lunga Tanta Sulla terra non E Stata Una misericordia?
Se l'eternità non Fosse Il Termine della prova, Allora non SI arriverebbe mai alla fine, e la Provvidenza divina sarebbe Piena di disordine, il Che non puo supporsi. Dunque vedete, Dio e buono also con i perfidi, ed e buono sc Capisce Nella Misura Che E consentita dal Loro Stato.
Così ONU maestro buono, non puo approvare ONU alunno Che non Risponde nulla Agli Esami, Perché in Una classe superiore non combinerebbe nulla; non puo permettergli di studiare, Perchè SI Tratta degli esami Finali e farebbe Una ingiustizia; non puo usargli indulgenza Perché Gli farebbe maggior male; ... ndr Allora Gli Mette tre invece di nulla, e lo fa uscire Subito Dalla classe fingendo di cacciarlo, per risparmiargli l'ignominia Che gliene viene innanzi ai di Diligenti Compagni. Lo dice la Scrittura di Santa: Dio non SI diletta della Perdizione degli empii, ma se ne Lamenta, Perchè E Semper padre.

 

L’Abbandono in Dio - Il segreto della felicità

“Perché vi confondete agitandovi? Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà. Vi dico in verità che ogni atto di vero, cieco, completo abbandono in me, produce l’effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose. Abbandonarsi a me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a me una preghiera agitata perché io segua voi e cambiare così l’agitazione in preghiera. Abbandonarsi significa chiudere placidamente gli occhi dell’anima, stornare il pensiero della tribolazione, e rimettersi a me perché io solo vi faccia trovare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, all’altra riva. Quello che vi sconvolge e vi fa un male immenso è il vostro ragionamento, il vostro pensiero, il vostro assillo e il volere ad ogni costo provvedere voi a ciò che vi affligge. Quante cose io opero quando l’anima, nelle sue necessità spirituali e in quelle materiali, si volge a me, mi guarda, e dicendomi “PENSACI TU”, chiude gli occhi e riposa! Avete poche grazie quando vi assillate per produrle; ne avete moltissime quando in preghiera è un affidamento pieno a me. Voi nel dolore pregate perché lo tolga, ma perché lo tolga come voi credete… Vi rivolgete a me, ma volete che io mi adatti alle vostre idee; non siete infermi che domandano al medico la cura, ma che gliela suggeriscono.Non fate così, ma pregate come vi ho insegnato nel Pater:
“SIA SANTIFICATO IL TUO NOME”, cioè sii glorificato in questa mia necessità
“VENGA IL TUO REGNO”, cioè tutto concorra al Tuo regno in noi e nel mondo:
“SIA FATTA LA TUA VOLONTA’”, ossia pensaci Tu.
Io intervengo con tutta la mia onnipotenza, e risolvo le situazioni più chiuse. Ecco, tu vedi che il malanno incalza invece di decadere? Non ti agitare, chiudi gli occhi e dimmi con fiducia: “Sia fatta la Tua volontà, pensaci Tu”. Ti dico che io ci penso. E’contro l’abbandono la preoccupazione, l’agitazione e il voler pensare alle conseguenze di un fatto. E’ come la confusione dei fanciulli quando pretendono che la mamma pensi alle loro necessità, e vogliono pensarci loro, intralciando con le loro idee e i loro capricci infantili il suo lavoro. Chiudete gli occhi e lasciatevi portare dalla corrente della mia grazia, chiudete gli occhi e lasciatemi lavorare, chiudete gli occhi e non pensate al momento presente, stornate il pensiero dal futuro come da una tentazione. Riposate in me credendo alla mia bontà, e vi giuro per il mio amore che, dicendomi con queste disposizioni: “PENSACI TU”, io ci penso in pieno, vi consolo, vi libero, vi conduco. E quando debbo portarvi in una via diversa da quella che vedete voi, io vi addestro, vi porto nelle mie braccia, poiché non c’è medicina più potente di un mio intervento d’amore. Ci penso solo quando chiudete gli occhi. Voi siete insonni, voi volete tutto valutare, tutto scrutare, a tutto pensare, e vi abbandonate così alle forze umane, o peggio agli uomini, confidando nel loro intervento. E’ questo che intralcia le mie parole e le mie vedute. Oh, come io desidero da voi questo abbandono per beneficiarvi e come mi accoro nel vedervi agitati!Satana tende proprio a questo: ad agitarvi per sottrarvi alla mia azione e gettarvi in prega delle iniziative umane, Confidate perciò in me solo, riposate in me, abbandonatevi a me in tutto. Io faccio miracoli in proporzione del pieno abbandono in me, e del nessun affidamento in voi: io spargo tesori di grazie quando voi siete nelle piena povertà!Se avete vostre risorse, anche in poco, o se le cercate, siete nel campo naturale, seguite quindi il percorso naturale delle cose che è spesso intralciato da Satana. Nessun ragionatore o ponderatore ha fatto miracoli, neppure fra i Santi. Opera divinamente chi si abbandona a Dio, Quando vedi che le cose si complicano, dì con gli occhi dell’anima chiusi: “GESU’, PENSACI TU”. E distràiti, perché la tua mente è acuta… per te è difficile vedere il male. Confida in me spesso, distraendoti da te stesso. Fa così per tutte le tue necessità. Fate così tutti, e vedrete grandi, continui e silenziosi miracoli. Ve lo giuro per il mio Amore. Io ci penserò, ve lo assicuro. Pregate sempre con questa disposizione di abbandono, e ne avrete grande pace e grande frutto, anche quando io vi faccio la grazia dell’immolazione di riparazione e di amore che impone la sofferenza. Ti sembra impossibile? Chiudi gli occhi e dì con tutta l’anima: “GESU’, PENSACI TU”. Non temere, ci penso Io. E tu benedirai il tuo nome umiliando te stesso. Le tue preghiere non valgono un patto di fiducioso abbandono; ricordatelo bene.
Non c’è novena più efficace di questa:
“O GESU’, MI ABBANDONO IN TE, PENSACI TU”
“ABBANDONATI AL MIO CUORE… E VEDRAI”.

Voglio che tu creda nella mia onnipotenza, e non nella tua azione: che tu cerchi di mettere in azione me, non te negli altri. Tu cerca la mia intimità, esaudisci il mio desiderio di averti, di arricchirti, di amarti come voglio. Lasciati andare, lasciami riposare in me. Lasciami sfogare su di te continuamente la mia onnipotenza. Se tu rimarrai vicino a me e non ti preoccuperai di fare per conto tuo, di correre per uscire, per dire di avere fatto, mi dimostrerai che credi nella mia onnipotenza e io lavorerò intensamente con te quando parlerai, andrai, lavorerai, starai in preghiera o dormirai perché “ai miei diletti do il necessario anche nel sonno” (salmo 126). Se starai con me senza voler correre, né preoccuparti di cosa alcuna per te, ma la rimetterai con totale fiducia a me, io ti darò tutto quello che ti necessita, secondo il mio disegno eterno. Ti darò sentimenti che voglio da te, ti darò una grande compassione verso il tuo prossimo e ti farò dire e fare quello che Io vorrò. Allora la tua azione verrà dal mio Amore. Io solo, non tu con tutta la tua attività, potrò fare dei figli nuovi, che nascono da me. Io ne farò tanti di più quanto più tu vorrai essere un vero figlio quanto il mio Unigenito, perché lo sai che “se farai la mia Volontà mi sarai fratello, sorella e madre” per generarmi negli altri, perché Io produrrò nuovi figli, servendomi di veri figli. Quello che tu farai per riuscire è tutto fumo in confronto a quello che faccio Io nel segreto dei cuori per quelli che amano. “Rimanete nel mio Amore…se rimarrete in me e rimangono in voi le mie parole, chiedete quello che volete e vi sarà dato” (Gv.15).

 

Citazioni di don Dolindo Ruotolo

 

„Ecco Gesù in preghiera, solo, prostrato innanzi al Padre, con le braccia aperte e lo sguardo al cielo. Era uno spettacolo meraviglioso degno di Dio, come Verbo eterno, conoscenza del Padre, luce da luce infinita. Egli era come lampada eterna innanzi a Lui.

 

„I Magi, primizie dei pagani chiamati alla fede e primizie nostre, ci tracciano il cammino che ci conduce al Redentore, e ci indicano come dobbiamo raggiungerlo. Essi furono illuminati da una stella, capirono che era una chiamata celeste, e senza frapporre indugio affrettarono il loro cammino verso Gerusalemme, guidati dalla medesima stella. Così dobbiamo camminare noi verso la celeste Gerusalemme: obbedendo al Signore che ci invita a sé, e camminando con lo sguardo al cielo, nella luce soprannaturale della fede. Non si va a Gesù Cristo con la luce umana, non ci si può andare per un calcolo di opportunità materiale o politica; la luce che ci guida a Lui spunta nel cielo, e dal Cielo ci guida fino alla Patria eterna.

 

„La vera felicità temporale ed eterna sta nel possesso di Dio.

 

„La vita cristiana non è e non può essere un divertimento, perché non ha per fine il passare più o meno gioiosamente il tempo che ci è stato assegnato da Dio, ma tende alla conquista dell'eterno tesoro, di Dio, infinita grandezza ed infinita bellezza.

 

„La contemplazione, per la quale l'anima s'eleva nelle divine magnificenze, è esultanza dello spirito nella luce divina, è gioia nel gustare i frutti della redenzione, è slancio d'amore a Dio per la sua infinita bellezza e bontà. L'anima cresce nelle vie dell'amore quando si umilia e riconosce la propria bassezza; è allora che Dio si abbassa fino a lei, e si compiace di lei, operando meraviglie di grazia. Guardare Dio ed essere guardati da Lui, ecco la sintesi delle elevazioni più grandi d'amore: Respixit. Lo guarda la fede, lo guardano la speranza e la carità, ed Egli si volge a noi illuminandoci, elevandoci ed abbracciandoci; lo guarda il cuore tribolato, esule e gemente in questa valle di pianto, ed egli effonde la sua misericordia.

 

„Gesù Cristo si proclama invece conquistatore di amore per il suo sacrificio cruento e pone come base del carattere cristiano l'amore, il sacrificio eroico e la carità. Egli è venuto a portare sulla terra il fuoco, non quello della distruzione ma quello della carità e desidera solo che esso si accenda; è venuto a portarlo sottomettendosi Egli al completo sacrificio ed ai dolori che dovevano inondarlo come un battesimo, e l'amor suo glieli fa desiderare con ansia vivissima, che lo tiene in angustia fino a che non li abbia tutti subiti. Questo amore e questo sacrificio Egli li lascia come bella eredità anche ai suoi seguaci, poiché la conversione del mondo importerà per essi il subire persecuzioni e dolori persino dalle persone più care di famiglia.

 

„Venne la notte. Era algida ma serena, e brillavano gli astri nel cielo. Un silenzio grande circondava quel luogo, ed una solennità più grande vi regnava, perché l'invisibile corte celeste già veniva in terra a corteggiare il Re divino, e rifulgeva nella sua placida luce spirituale, fatta tutta di conoscenza e di amore. Gli uomini e le cose dormivano, e lontano lontano si vedeva solo qualche bagliore dei fuochi dei pastori che vigilavano il gregge. Gli astri roteavano nel cielo, seguendo le leggi di ordine loro assegnato da Dio, e nel corpo immacolato di Maria si compivano con la stessa precisone le leggi della procreazione. Rutilavano le stelle e rutilava il Sole divino verso l'orizzonte della vita terrena, prossimo a spuntare come raggio attraverso il seno immacolato della Madre.

 

„Fu un momento solenne: l'angelica schiera, invisibile, si fece visibile; era un coro di luce che splendeva nella notte fino ai confini, dell'orizzonte. Erano figure fulgenti come folgore e placidissime come un'aurora; avevano gli occhi al cielo ed il loro corpo era tutto un ammanto di gloria. Si muovevano come un cielo stellato, in un ordine massimo, e cantavano. Oh, chi può immaginare che cosa era quel canto?

 

„La notte, che sembrava sparita per un momento, ritornò col suo ammanto di ombre. Brillava il firmamento, ma le stelle non sembravano stelle; erano come placidi occhi di pace che miravano la terra estasiati. Passavano rutilanti sulla grotta beata come in una danza d'amore; si sarebbe detto che riconoscevano lontano lontano la voce potente che le creò, ed intonavano un cantico di ordine all'eterna sapienza Incarnata che le aveva armonizzate.

 

 

„Mai si è parlato tanto di pace quanto oggi, e mai il mondo è stato un cantiere di guerra come oggi. Se non si dà gloria a Dio, come viene la pace?

 

„Il pane del corpo, senza quello dell'anima, riduce l'uomo come una bestia, e lo preoccupa solo della vita che passa, mentre egli peregrina nel mondo per conseguire la vita immortale. È una pena immensa il constatare che gli uomini non parlano che di affari materiali, il vederli affannati nel guadagno, e completamente o quasi dimentichi dell'anima!

 

„Quel piccolo lume fa risaltare la bellezza dell'altare, e parla dell'ineffabile amore che silenziosamente arde nel santo Ciborio; esprime in un simbolo delicato la realtà infinita del Verbo eterno, luce del Padre, e la realtà del Verbo Incarnato vittima che perennemente arde e si consuma. Raccoglie l'anima nostra nella fede, che è conoscenza di Dio, e l'accende di tenero amore; non è un semplice lume, ma è un complesso di cuori accesi innanzi all'amore che si dona. Ogni vibrazione di quella luce esprime la vibrazione di un'anima, ogni efflusso dell'olio verso la fiammella esprime il rifluire della vita verso Dio, accendendosi di amore e consumandosi di carità; ogni crepitare tranquillo della placida luce esprime la trepidazione della carità interiore. La lampada, posta dalla Chiesa, non è muta, ma è la rappresentanza della Chiesa, generata dal Redentore e sua glorificazione perenne.

 

„La Chiesa è una muraglia salda che nessuna bomba è stata capace di abbattere, perché le parole di gesù hanno formato dei suoi figli una falange di eroi.

 

„Gesù assiso al centro della tavola, aveva un aspetto trasumanato, divino. Il bellissimo volto era soffuso di maestà, di amore, di bontà, di pace e di una soave e profonda tristezza, che era come l'ombra di quel quadro meraviglioso e lo rendeva più bello. La divinità, nascosta dall'umanità santissima, affiorava da quei lineamenti arcanamente scultorei e bellissimi; gli occhi rifulgevano ed in essi si rispecchiava il cielo, le guance erano candide e rubiconde, e ad esse la bionda barba dava come una sfumatura di oro nello splendore della sua bontà. Affiorava da quel volto tutto il suo Cuore, tutto il suo amore, e nella composta sua modestia aveva un tratto materno, immensamente materno. Era lo Sposo dei Cantici che in quel momento si donava; apriva la porta della sua carità e stillava profumi di amore; Egli abbracciava le anime dei secoli tutti; abbracciava la sua Chiesa e le donava la sua vita.

 

„O luce eterna, a Te dunque io vengo, e nelle tue parole vedo le verità che trascendono tutte le altre; le vedo, le accetto, le adoro, le assorbo nella mia vita, ne formo la mia norma, il mio carattere, la ragione e la guida di ogni mia azione, il pascolo della mente, la fiamma del cuore, la beatitudine nell'esilio, la felicità svelata nella Patria eterna.

 

„Il cielo con tutta la sua creazione è come il telescopio che ci fa scorgere Dio: non lo ingrandisce, non lo può ingrandire al nostro sguardo, perché Egli è infinito, ma può farci intravedere la sua grandezza, può farci contemplare un raggio della sua potenza, un fulgore della sua sapienza, un caldo riflesso dell'infinita fiamma del suo amore.

 

„Ed anche se ascendo nel cielo sidereo, che cosa è questo di fronte a Te, mio Dio? E se pur la mia mente giunge in alto e, quasi cherubino dalle ali spiegate, si protende verso i confini del cielo, che cosa ha visto della creazione, e che cosa ha potuto intuire di Te, mio Dio? Se aprissi le braccia ad oriente e ad occidente, come le ha aperte e protese l'immagine effigiata dal michelangelo nella Sistina, e se portassi sulla punta delle mie dita, per così dire, la potenza della mente che vede e dell'amore che plasma, come par che la porti quell'immagine, che cosa avrei visto di Te, mio Dio, e delle opere tue?

 

„Gli angeli estatici ammirarono l'opera del Verbo di Dio, e cantarono lodi di amore; videro lontano, su quei mari di splendore, quello che Egli sarebbe stato incarnandosi, videro nella luce profetica la sua umana natura, fulgente della natura divina nell'unità della stessa Persona del Verbo per cui tutto in quel momento era fatto, e si sentirono invitati ad adorare.

 

„L'anima mia si raccoglie e t'adora, o Verbo di Dio, poiché tutte queste meraviglie cantano le tue lodi, e per Te glorificano il Padre. Tu sei il cielo ideale dell'anima, Tu la fonte perenne d'acqua viva che la disseta, Tu il fiore spuntato dalla verga della radice di Iesse. Tu il sole che illumina la vita nostra, e la luce che ne rischiara le tenebre, Tu l'Agnello immolato per la salute di tutti, Tu l'Adamo novello, che formi la generazione dei giusti, riformi l'uomo come lo vuole Dio, e lo conduci all'eterna beatitudine. Tu sei il mio Redentore, e come potrei rendere vana in me l'opera tua?

 

„Le vie del divino Amore non si percorrono senza Maria; è un assurdo il contrario, poiché senza la sua valida mediazione non si ha quel vigore di fede che lo alimenta e lo sostiene. L'anima non si sposa a Dio senza Maria, e non ha il purissimo vino dell'amore senza di Lei.

 

„Gesù era solo e pregava. Quale spettacolo! La sua anima pregava, e pregando era come fiamma che si sollevava da un olocausto, poiché il suo corpo era tutto un'immolazione di amore. pregava ed era avvolto dal fulgore divino della divina Persona del Verbo, quasi fiaccola nei raggi meridiani. Splendeva di luce divina, e traeva il corpo appresso a sé quasi fosse nube di timiama tratta su dalla fiamma. Non aveva più come centro di gravità la terra ma l'eterno splendore del Verbo e tendeva in alto, fatto leggero leggero.

 

„Era già come trasfigurato, ma si trasfigurò anche di più... Il suo volto era arcano, dolcissimo, pensoso, profondo,... era come il volto di Dio: potenza, sapienza ed amore. Aveva la sicurezza di chi può tutto, la luminosità di chi tutto conosce e tutto compie con sapienza, e la soavità di chi si dona per purissimo amore. Gli angeli trattenevano quasi la vita, e i cieli quasi fermarono la loro armonia. Prese il pane, elevò gli occhi al cielo, rese grazie, cioè pregò ardentemente e ringraziò il Padre per il dono grande che dava agli uomini; spezzò il pane distribuendolo ai suoi apostoli, ed esclamò pacatamente con voce di placido amore, innanzi al quale le leggi del creato si arrestarono, adoranti ed obbedirono, quasi sparendo dal suo cospetto: Questo è il mio corpo che è dato per voi, fate questo in memoria di me.

 

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La sottile e insidiosa arte di satana


“Satana nel tentarci ha per fine, come egli stesso recentemente disse in Francia per bocca di un ossesso, di screditare Dio presso la creatura e la creatura presso Dio. Egli cerca d’influire nelle nostre cose, per turbare l’ordine della Provvidenza e per farcelo apparire illogico e tiranno. Anche nelle piccole cose, specialmente quando, noi ci agitiamo, interviene come un maligno che si diletta a far cattiverie e dispetti. Complica certi malanni e cerca di confondere i medici in modo da dare al male il carattere della spietatezza; cerca d’influire su quelli che ci fanno del male in modo da renderli più maligni, per poi farci agitare contro la Divina Provvidenza; fa apparire come una fresca e deliziosa spensieratezza la vita del mondo e come una oppressione quella dello spirito; è pronto sempre ad intervenire ad ogni nostra preghiera, per complicare le incresciose situazioni proprio quando preghiamo, a fine di screditare la nostra elevazione a Dio, e nello stesso tempo c’illude con qualche effimera prosperità quando non preghiamo per convincerci che è più prosperato chi mena una vita materiale e spensierata.
  
L’arte satanica è più sottile ed insidiosa di quello che possiamo supporre, perché il demonio si cela sempre sotto una forma a noi familiare in modo da non destare i nostri sospetti, e il più egli si serve delle leggi e dei fenomeni naturali per insidiarci. La sua malignità è terribile perché egli è malizia assoluta, senza temperamento di sensibilità di cuore e di compassione, come avviene sempre anche nel più maligno degli uomini; ama dunque fare il male e si diletta nel vedere le creature agitate ed impacciate nelle sue insidie; per questo niente più lo sconcerta quanto la pazienza, la carità, l’umiltà e la mansuetudine. Interviene anche nelle manifestazioni della nostra attività per screditare Dio; cerca con arte seduttrice di rendere più attraente quello che è peccaminoso; fa apparire come eccellenti le scienze umane e come spregevoli quelle soprannaturali; circonda di prestigio ciò che è terreno e fa apparire come trascurabile ciò che appartiene al Cielo. Non è a caso, per es., che certe immagini sacre riescano pessime e che la più ordinaria immagine profana abbia una maggiore attrattiva. Satana cerca d’influire in tutto, lavora più di quello che noi supponiamo per screditare presso di noi Dio e quello che appartiene a Dio; così per es., negli stessi giornali cerca d’influire per dare più attrattiva alle riproduzioni delle figure pagane che a quelle cristiane. Satana, come un dispettoso terribile, cerca di molestarci nel lavoro, per screditare occultamente la Divina Provvidenza, e soprattutto cerca di agitarci, perché non c’è una cosa che tanto lo avvicini a noi quanto l’agitazione; egli non può penetrare in noi che per i centri nervosi, ed è chiaro che quando i nervi sono in maggiore agitazione gli è più facile influenzarli, perché nella maggiore tensione, i nervi non sono dominati dalla nostra volontà, sono senza controllo, sono come casa incustodita, dove più facilmente penetra il ladro. E’ così che a volte a noi sembra quasi che gli oggetti dei nostro lavoro siano dispettosi, che un ago apposta non s’infili o ci punga, che apposta un martello ci percuota o sfugga dal manico, che apposta si rompa un oggetto o si alteri una vivanda. Satana lavora terribilmente, e Dio glielo permette come glielo permise per il Santo Giobbe, per i suoi altissimi fini di amore, e perché la terra è l’ambiente delle attività di satana.
 
Non è credibile come satana lavori nel mondo, là dove ha libero il varco, là dove non trova la Croce e Maria SS. che lo arretrino; tanti incendi, naufragi, scoppi, sventure, disastri, sono dovuti a lui; egli può agitare le tempeste, può sconvolgere le forze naturali, può turbare le relazioni tra i Popoli, può ubriacare gli uomini perversi e spingerli ad inaudite violenze, come fa con i comunisti. Le anime pie sono come Giobbe nella raffica infernale, e non vincono che con la pazienza, la dolcezza e la calma, non vincono che attaccandosi alla Croce ed ai mezzi soprannaturali, non vincono che vivendo della Chiesa Cattolica e nella Chiesa Cattolica, dove satana non può entrare mai da padrone, e dove sta timoroso per le continue sconfitte che riceve (La Chiesa è come una fortezza vigilata, e satana non vi penetra senza timore, è come il madro che tenta il borseggio anche sotto gli occhi dei carabinieri, ma lo tenta con minore audacia e fugge ad ogni minaccia).

Per questo satana tenta scompaginare, la stessa Chiesa, cerca avvilirne le membra col peccato, cerca dividerle dall’unità della fede con le eresie. Lutero confessa nei suoi scritti che satana lo spinse a ribellarsi e che gli suggerì d’abolire la Messa, di negare l’Eucaristia e di rinnegare la Madonna; questo empio eresiarca, confessa che satana s’intratteneva con lui e che aveva mangiato (sic !) con lui più di un quintale di sale, tanta era la frequenza con la quale lo assisteva nei pasti.

Noi viviamo spesso avvolti da spiriti maligni e non ce ne accorgiamo e ci facciamo vincere da essi con una facilità impressionante. Satana sceglie ogni via per farei del male e per giungere a screditare Dio innanzi a noi; ci spinge alla falsa pietà, ci illude con le false manifestazioni mistiche, c’induce a rovinarci la salute con la falsa penitenza, per poi farei sentire il peso delle nostre sofferenze; ci nasconde a noi stessi, perché non ci sveliamo ai nostri direttori spirituali, ci spinge persino alle false carità per intralciare il nostro cammino, per irretirci nelle cose temporali quando la nostra missione è spirituale. Così per gli Apostoli stessi la carità diventò un ostacolo alla propagazione dell’Evangelo ed alla preghiera, la forza di cui satana più teme, tanto che essi istituirono i Diaconi per sfuggire all’insidia diabolica.

Satana può sviare il cammino di Dio nelle anime facendo loro intendere che le sventure che le colpiscono sono un castigo divino; egli così le toglie dall’altare della loro immolazione e le getta nelle angustie del terrore, le arresta nelle loro voci di gloria per Dio, e le getta nel disorientamento e nell’ansietà. Satana a volte ci manda intorno persone moleste che ci lodano, persone sensuali che ci allettano, persone antipatiche che ci turbano; a volte disturba la nostra vita interiore con visite vane, con cicalecci che sembrano spirituali e sono inutili prolissità.

Satana soprattutto cerca staccarci da Maria SS., perché sa che il solo nominare Maria lo sconcerta e lo fuga; perciò può influire persino nelle devozioni, può darci un’effimera fiducia in un Santo, può incamminarci verso anime false o darci un fanatismo sterile per le anime veramente sante; egli è contento quando Maria è sostituita, preferirebbe veder canonizzato tutto il mondo e tutto, l’inferno, pur di veder dimenticata Maria. Per questo la devozione vera e costante alla Madonna lo sconcerta più di qualunque altra forza spirituale, perché la Madonna ha la missione di schiacciargli il capo. Con Maria, Regina di grazie, satana non può screditare Dio presso di noi, perché Maria è un raggio troppo grande della divina bontà, è un raggio che fuga ogni tenebra e che ci fa sentire l’amabilità di Dio.

Satana cerca sottrarci al Signore facendoci operare naturalmente, in tutto penetra per toglierci l’intenzione della gloria di Dio, cerca carpire i primi momenti della nostra giornata, affinché ci alziamo per la fretta e non per amore di Dio, cerca prospettarci come male fisico una mortificazione e subito dopo ce la prospetta come un bene per farcela fare per nostro tornaconto. Così, per es., impedisce che un fumatore rinunzi al fumo per amore di Dio, ma in seguito glielo fa rinunziare per la preoccupazione che possa nuocergli la nicotina. Satana soprattutto cerca di farci impazientire, perché l’impazienza ci sottrae a Dio più di qualunque vizio, oseremmo, dire, più, della stessa impurità. In ogni vizio c’è infatti un lato umiliante che ancora ci accosta a Dio, ma nell’impazienza e nell’ira c’è l’orgoglio che si vuol fare ragione ad ogni costo, e dopo la raffica è l’orgoglio che ci vuol fare giustificare l’impazienza. Se, si nota, è assai difficile convincere un impaziente del suo difetto, e solo un’anima santa si umilia, quando è rimproverata d’ira o d’impazienza; ma anch’essa avverte quasi una ripugnanza ad accogliere in pace l’ammonimento, perché vorrebbe convincersi di avere ragione.

Satana per disorientarci da Dio, c’insidia anche con le devozioni e le penitenze che spuntano come funghi e sfumano come soffioni, per es., in una tribolazione assillante ci spinge ad atti di pietà esagerati, a penitenze pesanti ed insostenibili, a fioretti spirituali ai quali non può reggere sempre la natura, per poi farci sentire il disinganno di non essere stati esauditi nelle nostre preghiere, e sfiduciarci. E’ così che in certi momenti la nostra povera ed insidiata pietà cambia ogni due giorni, si muta facilmente, passa dalla penitenza al rilassamento, dalla vigilanza alla dissipazione, dalla preghiera all’oziosità. Satana fa in modo che noi possiamo dedurre da un’intensa applicazione alla pietà e da un’agitata serie di preghiere, che la preghiera è vana, che le cose avvengono naturalmente, che è vano sperare che mutino finchè non abbiano fatto il loro corso, e così ci toglie la Fede e ci agita nella disperazione. Per questo la Chiesa è tanto equilibrata e sobria in ogni manifestazione della sua vita; Essa ci fa fare la penitenza ma in un tempo stabilito, ci fa pregare, ma desidera più la costanza nella preghiera che un’intensità che stancherebbe la natura. Satana vuol farci perdere la fiducia dell’attesa, ci fa dimenticare che la preghiera calma, e continuata raggiunge lo scopo infallibilmente, e c’illude in una falsa e pesante pietà, che poi si muta in discredito per Dio.

Satana c’illude poi in tanti altri modi che è quasi impossibile sintetizzare: ci spinge alla fretta e nella fretta si diverte ad intralciarci l’attività per poi farci adirare. Si può dire, senza tema di esagerare, che la nostra ira è il divertimento di satana, è la soddisfazione della sua malignità, come lo è per tante anime volgari, le quali godono nel vedere i litigi, e si divertono nel sentire le esplosioni dell’ira di chi è tormentato dagli altri. Satana ci spinge: alle minuziose cavillosità per le quali la vita diventa pesante, perché si diverte vedendoci impacciati nelle panie umane e sottratti alla fiducia che dobbiamo avere in Dio. Satana ci turba nelle ansietà della vita materiale e ci fa pensare sempre al futuro per agitarci e sottrarci all’abbandono pieno in Dio. Ci turba con l’avidità delle ricchezze, e poi si diverte a non farcele godere spingendoci all’avarizia; ci turba con le miserie della gola, per tentare di moltiplicare i nostri desideri materiali e renderci infelici; ci prostra con le oziosità dell’accidia, c’invelenisce con le miserie dell’invidia, ci oscura con le tenebre dell’errore, ci sottrae a Dio con le illusioni della vita, e negli orrori dell’impurità ci fa concepire persino un’avversione funesta contro di Lui.

 

 

Che grande sacramento è la Confessione!

 

Il mio cuore si dilata in quel momento; io vedo di essere padre, e questo mi farebbe fare ogni sacrificio per l’anima che mi viene davanti!

Che gioia, o Gesù, potere da un momento all’altro cambiare un’anima, che ti era nota discordata, in un inno di umiltà, di amore, di pentimento!

Ed io alzo la mano ed assolvo, e metto una nota novella all’inno sublime che da ogni cuore deve elevarsi a Dio solo!

Che circolo mirabile di misericordie!

Dio crea la sua creatura, ed è la sua bontà che la fa creare. Essa, libera, si allontana da Lui, ed allora la bontà di Dio diviene misericordia ed amore, e quest’anima, rigenerata dal suo pentimento, si mette in pace con Dio, lo ama attivamente, a Lui solo si offre, a Lui si dona!

Ah Gesù, se il mondo capisse la grandezza della Confessione, assedierebbe il sacerdote tuo per averne i benèfici effetti!

Com’è dolce lo sguardo di Dio sulla sua creatura prostrata nel nulla del suo nulla! Com’è amabile il suo Cuore con la sua piccola figlia abbrutita dal peccato! Come la mamma sente crescere la sua tenerezza, vedendo il figlioletto lurido, così Gesù allarga i tesori del suo Cuore sull’anima che si prostra davanti al sacerdote per purificarsi!

Amiamo dunque un Sacramento sì grande, e diamoci ad esso, non come ad una sterile formula, ma come a vita e resurrezione. Qui rinascono le forze del cuore, qui la debolezza si distrugge, qui l’anima vola con le ali di Gesù, qui l’anima si abbraccia con Dio!

Diamoci alla Confessione non come a peso, ma come a sollievo del cuore oppresso. Umiliati per la colpa, confessiamola, perché essa resti assorbita dalla santa misericordia di Gesù!

Propaghiamo la Confessione come seria restaurazione anche sociale, perché, fatta bene, la Confessione è elemento di civiltà!».