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Salmi – Capitolo 1 

Le due vie

[1]Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi,
non indugia nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli stolti;
[2]ma si compiace della legge del Signore,
la sua legge medita giorno e notte.

[3]Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che darà frutto a suo tempo
e le sue foglie non cadranno mai;
riusciranno tutte le sue opere.

[4]Non così, non così gli empi:
ma come pula che il vento disperde;
[5]perciò non reggeranno gli empi nel giudizio,
né i peccatori nell’assemblea dei giusti.

[6]Il Signore veglia sul cammino dei giusti,

Salmi – Capitolo 9 

Dio abbatte gli empi e salva gli umili

[1]Al maestro del coro. In sordina. Salmo. Di Davide.

[2]Loderò il Signore con tutto il cuore
e annunzierò tutte le tue meraviglie.
[3]Gioisco in te ed esulto,
canto inni al tuo nome, o Altissimo.

[4]Mentre i miei nemici retrocedono,
davanti a te inciampano e periscono,
[5]perché hai sostenuto il mio diritto e la mia causa;
siedi in trono giudice giusto.

[6]Hai minacciato le nazioni, hai sterminato l’empio,
il loro nome hai cancellato in eterno, per sempre.
[7]Per sempre sono abbattute le fortezze del nemico,
è scomparso il ricordo delle città che hai distrutte.

[8]Ma il Signore sta assiso in eterno;
erige per il giudizio il suo trono:
[9]giudicherà il mondo con giustizia,
con rettitudine deciderà le cause dei popoli.

[10]Il Signore sarà un riparo per l’oppresso,
in tempo di angoscia un rifugio sicuro.
[11]Confidino in te quanti conoscono il tuo nome,
perché non abbandoni chi ti cerca, Signore.

[12]Cantate inni al Signore, che abita in Sion,
narrate tra i popoli le sue opere.
[13]Vindice del sangue, egli ricorda,
non dimentica il grido degli afflitti.

[14]Abbi pietà di me, Signore,
vedi la mia miseria, opera dei miei nemici,
tu che mi strappi dalle soglie della morte,
[15]perché possa annunziare le tue lodi,
esultare per la tua salvezza
alle porte della città di Sion.

[16]Sprofondano i popoli nella fossa che hanno scavata,
nella rete che hanno teso si impiglia il loro piede.
[17]Il Signore si è manifestato, ha fatto giustizia;
l’empio è caduto nella rete, opera delle sue mani.

[18]Tornino gli empi negli inferi,
tutti i popoli che dimenticano Dio.
[19]Perché il povero non sarà dimenticato,
la speranza degli afflitti non resterà delusa.

[20]Sorgi, Signore, non prevalga l’uomo:
davanti a te siano giudicate le genti.
[21]Riempile di spavento, Signore,
sappiano le genti che sono mortali.

[22]Perché, Signore, stai lontano,
nel tempo dell’angoscia ti nascondi?
[23]Il misero soccombe all’orgoglio dell’empio
e cade nelle insidie tramate.
[24]L’empio si vanta delle sue brame,
l’avaro maledice, disprezza Dio.
[25]L’empio insolente disprezza il Signore:
«Dio non se ne cura: Dio non esiste»;
questo è il suo pensiero.

[26]Le sue imprese riescono sempre.
Son troppo in alto per lui i tuoi giudizi:
disprezza tutti i suoi avversari.

[27]Egli pensa: «Non sarò mai scosso,
vivrò sempre senza sventure».
[28]Di spergiuri, di frodi e d’inganni ha piena la bocca,
sotto la sua lingua sono iniquità e sopruso.
[29]Sta in agguato dietro le siepi,
dai nascondigli uccide l’innocente.
[30]I suoi occhi spiano l’infelice,
sta in agguato nell’ombra come un leone nel covo.
Sta in agguato per ghermire il misero,
ghermisce il misero attirandolo nella rete.
[31]Infierisce di colpo sull’oppresso,
cadono gl’infelici sotto la sua violenza.
[32]Egli pensa: «Dio dimentica,
nasconde il volto, non vede più nulla».

[33]Sorgi, Signore, alza la tua mano,
non dimenticare i miseri.
[34]Perché l’empio disprezza Dio
e pensa: «Non ne chiederà conto»?

[35]Eppure tu vedi l’affanno e il dolore,
tutto tu guardi e prendi nelle tue mani.
A te si abbandona il misero,
dell’orfano tu sei il sostegno.
Spezza il braccio dell’empio e del malvagio;
[36]Punisci il suo peccato e più non lo trovi.

[37]Il Signore è re in eterno, per sempre:
dalla sua terra sono scomparse le genti.
[38]Tu accogli, Signore, il desiderio dei miseri,
rafforzi i loro cuori, porgi l’orecchio
[39]per far giustizia all’orfano e all’oppresso;
e non incuta più terrore l’uomo fatto di terra.

Salmi – Capitolo 19 

[1]Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

Il Signore sole di giustizia

[2]I cieli narrano la gloria di Dio,
e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento.
[3]Il giorno al giorno ne affida il messaggio
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

[4]Non è linguaggio e non sono parole,
di cui non si oda il suono.
[5]Per tutta la terra si diffonde la loro voce
e ai confini del mondo la loro parola.

[6]Là pose una tenda per il sole
che esce come sposo dalla stanza nuziale,
esulta come prode che percorre la via.
[7]Egli sorge da un estremo del cielo
e la sua corsa raggiunge l’altro estremo:
nulla si sottrae al suo calore.

[8]La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è verace,
rende saggio il semplice.
[9]Gli ordini del Signore sono giusti,
fanno gioire il cuore;
i comandi del Signore sono limpidi,
danno luce agli occhi.
[10]Il timore del Signore è puro, dura sempre;
i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,
[11]più preziosi dell’oro, di molto oro fino,
più dolci del miele e di un favo stillante.

[12]Anche il tuo servo in essi è istruito,
per chi li osserva è grande il profitto.
[13]Le inavvertenze chi le discerne?
Assolvimi dalle colpe che non vedo.
[14]Anche dall’orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro dal grande peccato.

[15]Ti siano gradite le parole della mia bocca,
davanti a te i pensieri del mio cuore.
Signore, mia rupe e mio redentore.

Sant'Agostino - Esposizione sul Salmo 1

 

 Beato l'uomo che non va secondo il consiglio degli empi: queste parole van riferite a Nostro Signor Gesù Cristo, cioè all'Uomo del Signore. Beato l'uomo che non va secondo il consiglio degli empi, come l'uomo terrestre il quale acconsentì alla donna ingannata dal serpente, trasgredendo in tal modo ai precetti divini. E nella via dei peccatori non si ferma: poiché se Cristo è realmente passato per la via dei peccatori, nascendo come i peccatori, non vi si è fermato dato che non lo hanno trattenuto le lusinghe del mondo. E sulla cattedra di pestilenza non si siede: ossia non ha ambito per superbia un regno terreno. Giustamente la superbia è definita cattedra di pestilenza, in quanto non vi è quasi nessuno alieno dalla passione del potere e che non aspiri a una gloria umana: e la pestilenza non è dal canto suo che una malattia largamente diffusa e che coinvolge tutti, o quasi tutti. Tuttavia, in senso più pertinente, si può intendere con cattedra della pestilenza anche una dottrina perniciosa, il cui insegnamento si diffonde come un tumore maligno . È poi degna di considerazione la successione delle parole: va, si ferma, si siede. L'uomo se ne è andato quando si è allontanato da Dio; si è fermato quando si è compiaciuto nel peccato; si è seduto quando, appesantito dalla sua superbia, non ha più saputo tornare indietro, se non fosse stato liberato da colui che non è andato secondo il consiglio degli empi, non si è fermato sulla via dei peccatori, non si è seduto sulla cattedra della pestilenza.

La legge: libertà e servitù.

 Ma nella legge del Signore è la sua compiacenza e nella legge di lui medita giorno e notte. La legge non è fatta per il giusto, dice l'Apostolo; ma non è lo stesso essere nella legge o sotto la legge: colui che è nella legge, opera in conformità ad essa; chi è sotto la legge, è costretto a muoversi secondo essa. Il primo è libero, il secondo servo. Di conseguenza una cosa è la legge scritta e imposta al suddito, un'altra la legge accolta nell'anima da colui che non ha bisogno del precetto scritto. Medita giorno e notte: può significare incessantemente, o nel giorno, cioè nella letizia, e nella notte, cioè nella prova.

Sta scritto infatti: Abramo vide il mio giorno e si rallegrò; e, riguardo alla prova, perfino nella notte mi ammoniscono i miei reni.

Cristo albero di salvezza.

Egli è come un albero ch'è piantato lungo correnti di acque: il che si può intendere o nei riguardi della stessa Sapienza, che si è degnata di assumere la natura umana per la nostra salvezza, in modo che l'uomo è divenuto albero piantato lungo correnti d'acqua: il che può rispondere al senso per cui in un altro salmo è detto: il fiume di Dio è colmo di acque, o riguardo allo Spirito Santo del quale è detto: Egli vi battezzerà nello Spirito Santo, e ancora: Chi ha sete, venga a me e beva; e in altro luogo: Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è Colui che ti dice: - Dammi da bere -, tu stessa gli avresti fatta questa domanda, ed egli ti avrebbe data dell'acqua viva...; chi beve di quest'acqua non avrà mai più sete, ma essa diventerà in lui una sorgente d'acqua zampillante nella vita eterna. Lungo correnti di acque può anche significare per i peccati dei popoli, dal momento che l'Apocalisse  raffigura i popoli nelle acque, e corrente può intendersi ragionevolmente come caduta attinente alla colpa. E dunque l'albero, che è Nostro Signore, dalle acque correnti, cioè dai popoli peccatori, traendoli alla via e radicandoli nella sua dottrina, darà frutto, ossia costituirà le chiese; a suo tempo, ossia dopo che sarà stato glorificato nella risurrezione e nell'ascesa al Cielo. È infatti dopo aver inviato lo Spirito Santo agli Apostoli, confermandoli nella loro fede e indirizzandoli ai popoli, che ha prodotto il frutto delle chiese. E il cui fogliame non cade, ossia la cui parola non è vana: poiché erba è tutta la carne e tutta la sua gloria è come il fiore del campo; l'erba si seccò e il fiore cadde, ma la parola del Signore resta per sempre. E tutto quel ch'egli fa, riesce bene, ossia tutto ciò che quell'albero avrà prodotto, in frutti e in foglie, ossia in fatti e in parole.

Il vento della superbia.

Non così gli empi, non così! ma son come polvere che il vento disperde dalla faccia della terra: per terra si intende qui la stabilità in Dio, della quale si dice: Il Signore è la porzione della mia eredità...: delizioso davvero per me è il mio retaggio; e ancora: Spera nel Signore e segui la sua via, e t'innalzerà su a posseder la terra; e in altro luogo: Beati i mansueti, perché essi possederanno la terra. La similitudine poi deriva dal fatto che come la terra visibile alimenta e sostiene l'uomo esteriore, così quella terra invisibile alimenta e sostiene l'uomo interiore. Ed è da questa terra che il vento, cioè la superbia che gonfia, spazza via l'empio. Tenendosi lontano dalla superbia, colui che si inebria dell'abbondanza della casa di Dio e si disseta al torrente delle sue delizie, dice: Non si levi contro di me il piede del superbo. Da questa terra la superbia ha scacciato colui che disse: Sederò nei penetrali aquilonari, sarò simile all'Altissimo; e dalla faccia di questa terra ha spazzato via anche colui il quale, acconsentendo a gustare dei frutti dell'albero proibito, per essere come Dio, si nascose dalla faccia di Dio. Che questa terra riguardi l'uomo interiore, e che da essa l'uomo sia scacciato dalla superbia, soprattutto lo si può intendere dalle parole: Perché insuperbisce la terra e la cenere? un tale uomo già da vivo ha gettato via le sue viscere; per cui l'espressione "spazzato via" può ragionevolmente intendersi come "si è spazzato via da se stesso".

L'empio e il peccatore.

 Perciò non si leveranno su nel giudizio: appunto perché sono spazzati via come polvere dalla faccia della terra; ed è detto egregiamente che ai superbi viene sottratto quello che maggiormente ambiscono, cioè la facoltà di giudicare, il che ancor più chiaramente può intendersi dalle parole che seguono: né i peccatori nel consesso dei giusti; infatti vien così ripetuto in maniera più distesa quanto era stato espresso precedentemente, intendendo per peccatori gli empi; sì che quanto sopra è detto del giudizio, viene ora affermato del consiglio dei giusti. E pur essendo gli empi altra cosa dai peccatori, di modo che, sebbene ogni empio sia peccatore, non per questo ogni peccatore è empio, gli empi non si leveranno su nel giudizio, ossia si leveranno ma non per essere giudicati perché ormai destinati a certissime pene; laddove i peccatori non si leveranno nel consesso dei giusti, ossia per giudicare, ma piuttosto per essere giudicati, in modo che di loro possa dirsi: L'opera di ciascuno si farà manifesta; e se rimarrà quel lavoro che uno ha sopraedificato, ne avrà ricompensa; se l'opera di qualcuno sarà bruciata, ne soffrirà danno: egli però sarà salvato, così appunto per mezzo del fuoco.

La scienza di Dio, e l'essere.

 Perché sa il Signore la via dei giusti. Così come si dice che la medicina conosce la salute, ma non le malattie, e tuttavia anche le malattie si conoscono per mezzo dell'arte medica, allo stesso modo si può dire che il Signore conosce la via dei giusti e non quella degli empi. Non che il Signore ignori cosa alcuna anche se dice ai peccatori: Non vi conosco; e vengono poi le parole ma la via degli empi va in malora, ed è come se si dicesse: il Signore non conosce la via degli empi -; ma più efficacemente viene affermato che essere ignorati dal Signore è perire, ed essere conosciuti da Dio è permanere, poiché alla conoscenza di Dio attiene l'essere, così come all'ignoranza il non essere. Dice infatti il Signore: Io sono Colui che è e Colui che è mi ha mandato.

 

SANT’AGOSTINO, Sermone montano, in Commento al Padre Nostro 

Voi invece quando pregate, soggiunge, entrate nella vostra camera da letto. 
Evidentemente la camera è il cuore stesso che viene anche indicato in un salmo, in cui si dice: Di quel che dite nel vostro cuore pentitevi anche sul vostro letto. 
E chiudendo la porta, continua Gesú, pregate il Padre vostro nel segreto. 
È troppo poco entrare nella camera da letto, se la porta è aperta agli sfacciati, perché attraverso la porta le cose esterne irrompono a frotte e disturbano la vostra interiorità. Ho detto che sono fuori tutte le cose poste nel tempo e nello spazio, le quali attraverso la porta, cioè attraverso il senso esteriore, s’introducono nei nostri pensieri e con la confusione delle varie immaginazioni ci disturbano mentre preghiamo. Si deve quindi chiudere la porta, cioè opporsi al senso esteriore, affinché la preghiera proveniente dallo spirito si levi al Padre perché essa avviene nel profondo del cuore, quando si prega il Padre nel segreto.
E il Padre vostro che vede nel segreto vi ricompenserà. 
E l’argomento doveva aver termine con una simile conclusione. Difatti con esso non ci esorta a pregare ma a come dobbiamo pregare; e precedentemente non affinché facciamo l’elemosina, ma con quali intenzioni dobbiamo farla. Difatti ingiunge di purificare il cuore e lo purifica soltanto il solo e schietto anelito alla vita eterna in un unico e puro amore della sapienza.

 Quando pregate poi, continua, non dite molte parole come i pagani, i quali suppongono di essere esauditi per le loro molte parole.

Come degli ipocriti è esibirsi alla vista, poiché il loro intento è piacere agli uomini, cosí è degli etnici, cioè in latino i pagani, ritenere di essere esauditi per le molte parole. E in verità il molto parlare proviene dai pagani che s’impegnano piú a educare il linguaggio che a prurificare la coscienza. E si sforzano di adibire questa forma di futile attitudine a convincere Dio con la preghiera, perché suppongono che Egli, come l’uomo giudice, sia mosso dalle parole a prendere una decisione.
Non siate dunque come loro, dice l’unico vero Maestro, perché il Padre vostro sa di che cosa avete bisogno, prima che glielo chiediate.
Se infatti si pronunciano molte parole per informare e istruire uno che non sa, che bisogno se ne ha per Colui che conosce tutte le cose, perché a Lui parlano tutte le cose nell’atto stesso che esistono e si segnalano come avvenute? E anche gli eventi futuri non sono nascosti alla capacità creativa e sapienza di Lui, perché in essa sono presenti e non transeunti tutti gli eventi che sono passati e che passeranno.

Nell’intento di simboleggiare questo valore, quando preghiamo in piedi, ci volgiamo all’Oriente, da cui si stende il cielo. Questo non perché Dio vi abiti, come se avesse abbandonato le altre parti del mondo, Egli che è dovunque presente non nello spazio fisico sebbene con la potenza della maestà, ma affinché l’ànima sia avvertita a volgersi all’essere piú perfetto, cioè a Dio, perché il corpo, che è terrestre, si volge a un corpo piú perfetto cioè a un corpo celeste. Conviene anche all’avanzamento del sentimento religioso e influisce assai che con l’intelligenza di tutti, piccoli e grandi, si pensi bene a Dio. E poiché è necessario che prepongano il cielo alla terra coloro i quali sono ancora intenti alle bellezze visibili e non possono rappresentarsi un essere incorporeo, il loro modo di pensare e piú tollerabile se credono che Dio, di cui ancora pensano come di un corpo, sia piuttosto in cielo che sulla terra.

La legge perfetta, quella della libertà
Giacomo 1:21-25

 

1. La Parola (Giacomo 1:21-24)

1.1 Radicato nella Parola


Dandoci la sua Parola, Dio ci ha dato un tesoro prezioso, una sorgente inesauribile di benedizioni. Chi si affeziona alla Parola di Dio e, come faceva il Salmista, la medita «giorno e notte», è «come un albero piantato vicino ai ruscelli, il quale dà il suo frutto nella sua stagione, e il cui fogliame non appassisce; e tutto quello che fa, prospererà» (Salmo 1:2-3). Non lo danneggia un periodo di siccità perché è radicato nella Parola di Dio e fondato su di essa; dalla Parola riceve la linfa, l’energia vitale, e porta un frutto adatto alle circostanze: mansuetudine, pazienza, bontà, umiltà, tutti caratteri e sentimenti del Signore Gesù nella sua vita sulla terra. È come un albero il cui fogliame non appassisce mai. In un credente così ben fondato, la fede, l’amore, la speranza si manifestano in tutta la loro freschezza. Non c’è da stupirsi se tutto quello che fa prospera, perché fa solo ciò che è conforme alla Parola del Signore e, quindi, in accordo con la volontà e la natura di Dio.

Giacomo dice di tale persona: «Egli sarà felice nel suo operare» (1:25). Un tale credente riuscirà a superare le circostanze avverse e le pene della vita, perché saprà elevarsi al di sopra dell’atmosfera inquinata di un mondo senza Dio che non può conoscere la felicità.

Benedetto sia Dio che ci ha conservato la sua preziosa Parola nonostante tutti i tentativi che il nemico ha fatto e continua a fare per distruggerla! Essa è sempre stata il fondamento incrollabile della fede, anche nei tempi più oscuri; è la sorgente inesauribile della forza e della consolazione, nelle prove più dolorose; è la spada invincibile dello Spirito, per respingere trionfalmente tutti gli attacchi di Satana, e sventarne i suoi artifici e i suoi inganni.

1.2 Ascoltatori smemorati

Tutti possediamo la Bibbia; ma siamo tutti compresi nel numero di quei «beati», o felici, di cui parla Giacomo (1:25)? Dipende dall’uso che ne facciamo. Se sono un ascoltatore smemorato e non uno che la mette in pratica, illudo me stesso; la Parola per me ha perso la sua forza, non ha più alcuna efficacia. Chi fa così è paragonato ad un uomo «che guarda la sua faccia naturale in uno specchio; e quando si è guardato se ne va, e subito dimentica com’era» (Giacomo 1:23-24). La Parola di Dio è uno specchio infallibile che ci indica ciò che siamo; ci rivela fedelmente ogni minima macchia, ogni imperfezione, tutto ciò che è spiacevole e ci dà fastidio; ci rende attenti ad ogni errore, ed investiga le profondità dei nostri cuori e dei nostri pensieri; giudica i motivi intimi che ci fanno agire; ci fa vedere quanto siamo distanti dall’assomigliare al Signore e dal dare come dovremmo una bella testimonianza a quelli del mondo.

Ma a quali rischi andiamo incontro se siamo ascoltatori che dimenticano? Il rischio è che la Parola letta o ascoltata non raggiunga e non penetri nel nostro cuore e nella nostra coscienza, e non susciti un vero giudizio su noi stessi e una vera confessione se il nostro cammino non è secondo il Signore. In questo caso non possiamo portare «frutto con perseveranza» (Luca 8:15) perché la Parola di Dio non ha un’azione vivente nella nostra anima.

Queste due espressioni sono molto serie: «Se ne va, e subito dimentica com’era»! Andarsene e dimenticare! I nostri cuori a volte sono stati profondamente impressionati nell’ascoltare le parole del Signore per mezzo delle Sacre Scritture. Sovente siamo anche stati mortificati considerando la nostra «faccia naturale» che lo specchio della Parola ci mostrava. Sono saliti sospiri dai nostri cuori e si è destato in noi il desiderio di dedicarci più interamente al Signore e di glorificarlo di più. Ma, dopo qualche tempo, l’umiliazione, la determinazione, i progetti sono svaniti nel nulla. Ce ne siamo andati e abbiamo dimenticato, invece di serbare nel nostro cuore la Parola ascoltata e di continuare a meditarla con umiltà, da soli, davanti al Signore. Tutti i preziosi risultati di cui avremmo potuto godere non ci sono stati: non servizio devoto al Signore, non pazienza e perseveranza, non bontà e dolcezza, non gioia e pace, non forza e coraggio... Giacomo poi aggiunge: «Ma chi guarda attentamente nella legge perfetta, cioè nella legge della libertà, e in essa persevera, non sarà un ascoltatore smemorato, ma uno che la mette in pratica; egli sarà felice nel suo operare» (v. 25). È dunque necessario esaminare da vicino la Parola di Dio, ossia studiarla con cura e scrupolosa attenzione. Cosa può ricevere dal Signore — che pure dà volentieri — un uomo «d’animo doppio, instabile in tutte le sue vie?» (v. 8). Come potremo trarre profitto dalla predicazione della Parola, se la consideriamo con superficialità e le dedichiamo solo un’attenzione passeggera? «Beato l’uomo... il cui diletto è nella legge dell’Eterno e su quella legge medita giorno e notte» (Salmo 1:1-2)! Solo lui potrà produrre i frutti benedetti del v. 3 di questo Salmo.

2. Legge perfetta, legge della libertà (Giacomo 1:25)

2.1 La legge perfetta

Ma soffermiamoci un momento sull’espressione «la legge perfetta». Nell’Antico Testamento la parola «legge» non indica soltanto l’insieme degli ordinamenti e delle prescrizioni date da Dio a Israele tramite Mosè, ma anche tutte le Sacre Scritture; lo si vede nel Salmo 1 e nel Salmo 119: «La legge della tua bocca per me vale più di migliaia di monete d’oro e d’argento»; «Se la tua legge non fosse stata la mia gioia, sarei già perito nella mia afflizione» (v. 72 e 92). Così l’espressione «la legge perfetta» potrebbe indicare, in senso lato, tutta la Parola. Però qui Giacomo, definendola «perfetta», la mette in contrasto con la legge del Sinai. Non che quella legge fosse imperfetta in se stessa; no, «la legge è santa, e il comandamento è santo, giusto e buono», scrive Paolo ai Romani (7:12). Ma è imperfetta in quanto «non ha portato niente alla perfezione» (Ebrei 7:19) (*).


(*) Infatti, la benedizione che prometteva dipendeva dalla totale ubbidienza ai suoi comandamenti, e nessuno era in grado di fare questo. Così, «tutti quelli che si basano sulle opere della legge sono sotto maledizione» (Galati 3:10). «Qui vi è l’abrogazione del comandamento precedente a motivo della sua debolezza e inutilità» (Ebrei 7:18). I doni e i sacrifici in rapporto con la legge non potevano «rendere perfetto colui che offre il culto» (Ebrei 9:9).
 

Il conseguimento della vita e della perfezione potevano avvenire soltanto sul fondamento della grazia. Ora sappiamo che siamo resi perfetti per sempre grazie all’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per tutte. Dunque, la legge del Sinai, che rivelava solo un lato della verità, era buona e giusta, ma l’uomo non poteva adempierla nel suo stato di peccato.

Al contrario, gli insegnamenti dati ai credenti sono definiti la legge perfetta, in quanto espressione della natura e del carattere di Dio perfettamente rivelati in Cristo. Inoltre si rivolge a quelli che sono già resi «perfetti» (1 Giovanni 2:29) e quindi in grado di adempierla. «Tutti quelli che praticano la giustizia sono nati da lui».

Quanto alla loro nuova natura, i credenti sono in perfetta armonia con la legge, ossia con l’espressione di quello che Dio è e di ciò che vuole, e trovano la loro gioia nel rispettarla. Per lo stesso motivo è parlato della legge della «libertà», in contrasto con quella di Mosè che porta alla «schiavitù» (Galati 4:24). Il credente è affrancato, non sulla base di opere fatte in ubbidienza alla legge, ma sulla base dell’opera di Cristo. Comprendiamo allora queste parole di Paolo: «Ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha fatto; mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne» (Romani 8:3).

2.2 La vera libertà

La morte di Cristo ha dunque posto fine al nostro stato «nella carne»; non solo, ma per mezzo di essa siamo anche affrancati dalla «maledizione» delle giuste esigenze di Dio (che per gli Ebrei erano contenute nella legge di Mosè), poiché Cristo, alla croce, è diventato maledizione per noi (Galati 3:13).

Nello stesso tempo la fede nella Parola, che ci rivela la natura e la volontà di Dio, ci ha resi partecipi della natura divina, di modo che un cammino in disaccordo con essa è anche in contraddizione con la nostra nuova natura. Al contrario, una vita vissuta in conformità con la nostra nuova natura (la natura divina), e sotto la guida della sua Parola, rappresenta la vera libertà. La volontà dell’uomo nuovo è in perfetta armonia con la volontà di Dio. Generati dalla Parola della verità, i credenti posseggono una natura i cui gusti, desideri e inclinazioni sono in accordo con la Parola. Questa è la vera libertà: ubbidire al Signore, essere imitatori di Dio come suoi figli diletti, sottomettersi a Lui con gioia per servirlo.

2.3 Perseverare

Tuttavia, non basta guardare, sebbene da vicino, nella legge della libertà; bisogna anche perseverare.

Sarà «felice nel suo operare» non solo chi comprende la vera liberazione operata dal Signore ed è capace di parlare agli altri della nuova natura del credente, ma chi persevera, ossia realizza praticamente e con continuità la sua posizione di figlio nei confronti di Dio. E non si compiacerà del proprio operare, perché in questo caso sarebbe occupato di se stesso; e ciò è il contrario di una vita in libertà. No, la sua felicità consiste nel fatto che si trova in una vera e serena armonia con la volontà di Dio.

Il Signore durante il suo cammino sulla terra l’ha realizzata perfettamente; egli si rallegrava di compiere la volontà di Dio, perché gl’interessi di Dio erano esattamente anche i suoi interessi.

Anche gli angeli compiono la volontà di Dio e ubbidiscono alla sua parola (Salmo 103:20), ma lo fanno in quanto servitori e non in quanto figli. Essi non possono condividere gl’interessi del Padre e del Figlio come i credenti, perché per questo occorre possedere la natura divina. Solo il riscattato è partecipe di questa natura che è in perfetta armonia con gl’interessi del Padre e del Figlio.

Quanti credenti dicono, gemendo: «Il bene che voglio non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio» (Romani 7:19). Quale ne è la causa? Non hanno mai guardato da vicino nella legge della libertà. Vi hanno guardato forse, ma non da vicino; oppure, pur avendo guardato da vicino, non hanno perseverato! In tali credenti, la nuova natura è impedita nella sua piena manifestazione; è come incatenata. Certo, non gemono come quelli che si trovano sotto la schiavitù della legge, ma non sono «affrancati» da loro stessi e sono schiavi della loro propria volontà. I loro interessi e non quelli di Dio impegnano la maggior parte del loro tempo. Sono occupati di sé stessi e sono schiavi del valore della loro personalità. Le prove e le difficoltà che devono attraversare non contribuiscono al loro progresso spirituale, secondo la saggia provvidenza divina, ma suscitano mormorii e dubbi.

Che disonore per il Signore! Gli affanni della vita e mille cose vane occupano i pensieri di quei credenti, e finiscono per soffocare la Parola di Dio, come le spine della parabola (Matteo 13:22). Bastano particolari insignificanti per agitarli e far loro perdere il controllo, per smuovere la loro fiducia nella potenza e nell’amore di Dio; sono felici solo quando le circostanze corrispondono ai loro desideri, ma non essendo questa la felicità divina, al posto degli ammirevoli frutti dello Spirito di Dio compaiono le detestabili opere della carne.

Fratelli e sorelle, non guardiamo solo da vicino nella legge della libertà, ma perseveriamo in essa! Indubbiamente è una grazia inestimabile conoscere le verità cristiane; ma questa conoscenza, quand’anche vasta e profonda, non è sufficiente per la libera manifestazione dei frutti della nuova natura. Anzi, forti di questa conoscenza, potremmo mettere in evidenza noi stessi, lasciando così spazio alla carne e disonorare il nome del Signore.

Stiamo dunque saldi nella libertà in cui ci ha posti il Signore (Galati 5:1)! Nella misura in cui realizzeremo la morte di Gesù, si manifesterà anche la vita di Gesù nel nostro corpo e gusteremo la gioia dello Spirito Santo. Il nostro comportamento dimostrerà che in noi affetti, volontà e desideri sono in perfetto accordo con quelli del Signore, con la «legge della libertà». Allora saremo veramente felici nel nostro agire.

Conclusione

La legge della libertà. L’uomo naturale considera la legge come qualcosa di negativo, e crede che seguire la propria volontà personale sia sinonimo di libertà. Se c’è la legge, molti pensano, non c’è libertà e inversamente.

Per il cristiano, la libertà è la conseguenza della sua liberazione dalla condanna e dalla potenza del peccato. La volontà propria è tenuta nella morte, dove l’ha posta la croce di Cristo, ed egli è libero d’obbedire alla legge d’amore di Dio.

L'Anima

Maria Valtorta


Da Lezioni sull'epistola di Paolo ai romani


•Il corpo dell’uomo è animato dal soffio di Dio. Ogni uomo. Per questo in ogni uomo e su ogni uomo si estende e penetra lo Spirito di Dio con diritto di Re e con amore di Padre Creatore.(….)
L’inabitazione di Dio nell’uomo sarebbe stata perfetta se l’uomo non avesse peccato. La passione di Cristo e l’appartenenza alla sua Chiesa, ristabilendo l’Ordine, restituendo la Grazia, concede nuovamente l’inabitazione di Dio  in  voi: il Regno di Dio in  voi.
In tal modo come l’anima è in voi eppure vi contiene, essendo cosa superiore, per origine e immortalità alla carne, così voi contenete Dio nel tempio del vostro corpo nel quale è – Santo dei Santi- l’anima in grazia, ma siete da Dio abbracciati perché Dio è l’Infinito che raccoglie nella sua Immensità tutti i suoi diletti. 84.Rm 2.2.48
•L’anima: la parte immortale come tutto ciò che viene dato direttamente dall’Eterno, lo spirito che non muore, lo spirito libero da tutte  le leggi di tempo, di malattie, di cataclismi meteorologici, di insidie umane, lo spirito creato per riunirsi al suo Fonte, possederlo, goderlo eternamente, lo spirito che l’uomo soltanto, di sua propria volontà, può fare schiavo di un re crudele , ma che per sua natura e per volontà divina, non ha schiavitù alcuna, ma solo dolce figliolanza, sublime destino di eredità al Signore e al suo Regno. 90.Rm 12.2.48
•E’ l’anima quella che distingue l’uomo dall’animale e lo fa dio sopra tutti gli altri esseri creati, dio-re che domina, soggioga, comprende, istruisce, provvede, e lo fa dio per sua origine e destino futuri.
E’ l’anima quella che, illuminata dalla sua divina origine, sa, vuole, può, con forza già semidivina; forza che Dio potentemente sorregge e aiuta quanto più l’anima si eleva nella giustizia e l’uomo si divinizza con una vita di giustizia. 90-91.Rm 12.2.48


•E’ l’anima che dà all’uomo il diritto di dire a Dio: “Padre mio”.
E’ l’anima che fa dell’uomo un vivente tempio dello Spirito di Dio.
E’ l’anima che fa della creazione dell’uomo l’opera più perfetta del Creato ma (…) non la perfezione della perfezione creativa. (…)  La Perfezione è Gesù, il Cristo, Colui che divinizza la materia, la glorifica, restituisce ad Adamo la sua dignità, l’anello che ricongiunge ciò che si era spezzato. 91.Rm 12.2.48


•Chi ama la sua anima e vuol dare ad essa la vita eterna e beata, deve odiare la sua carne, amando anche le persecuzioni e le infermità che distruggono la materia. 178.Rm 11.6.48


Da "L'Evangelo come mi è stato rivelato"


•Guardate che l’anima  può morire prima del corpo e voi potete portare, senza sapere, in giro un’anima putrida. E’ così insensibile il morire di un’anima! Come la morte di un fiore (….)  e quando il corpo si accorge di portare dentro un cadavere verminoso diviene folle di spavento. 98.10


•L’anima è l’essenza spirituale dell’uomo. E’ creata di età perfetta e investe, accompagna, avviva tutta la vita della carne e continua a vivere dopo che la carne non è più, essendo immortale come Colui che la crea. 129.5


•Il nostro corpo è creato da Dio per essere tempio dell’anima che è tempio di Dio. Perciò deve essere conservato onesto, perché altrimenti l’anima viene derubata dell’amicizia di Dio e della vita eterna. 131.5


•L’anima è come la luce, incorporea, ma c’è. E’ visibile in tutto quanto differenzia l’uomo.
Dio di ogni anima buona si vuole fare un trono. 145-3


•L’uomo ha in sé un’essenza che viene da Dio e che ha nome spirito, il quale ha voce e consiglio di elevatezza sempre e spinge a cose di santa vita. 146.1


•L’anima è uno specchio che riflette e un’eco che riporta. L’anima è visibile in tutto quanto differenzia l’uomo dal bruto.  167.12


•L’intelligenza è l’anima che si disvela. Quando (uno) ama non con l’istinto ma con la ragione, quell’amore è la sua anima. (Quando  ammiri la bellezza) non tanto di corpo ma di virtù, quella bellezza è l’anima. 167.12


•L’anima è nel tutto che è l’uomo. Vi contiene ed è in voi contenuta. Quando vi lascia siete cadaveri. Quando viene uccisa, da un delitto di uomo a se stesso, siete dannati, separati per sempre da Dio.167.12


•L’immortalità dell’anima, ossia della parte superiore dell’uomo è il mistero più certo e più consolante del credere. E’ quello che ci assicura di dove veniamo, di dove andiamo, di chi siamo, e che ci leva l’amaro della separazione. 167.12


•In noi vi è lo spirito, solo i poveri pagani lo ignora, questo ospite regale, questo soffio vitale, questa luce celeste che santifica e vivifica il nostro corpo 170.3


•La Grazia santificante: la vita dell’anima. Quella spiritualissima cosa deposta nella spirituale anima nostra. La Grazia che ci fa figli di Dio perché ci preserva dalla morte del peccato, e chi morto non è, “vive” nella Casa del Padre: il Paradiso (…)..
La Grazia è amore. La Grazia è perciò Dio. E’ Dio che ammirando Se stesso nella creatura creata perfetta, si ama, si contempla, si desidera, si dà ciò che è suo per moltiplicare questo suo avere, per bearsi di questo moltiplicarsi, per amarsi per quanti sono altri Se stesso. 170.4


•Ogni anima è una vergine sposata all’Eterno Amatore, a Dio Signor nostro; questa terra è il tempo del fidanzamento, nel quale l’angelo dato a custode di ogni uomo, è lo spirituale paraninfo, e tutte le ore della vita e le contingenze della vita, altrettante ancelle che preparano il corredo nuziale. L’ora della morte è l’ora delle nozze compiute e allora viene la conoscenza, l’abbraccio, la fusione con Dio. 172.5


•L’anima, lucida, intelligente, spirituale, opera di Dio, “si ricorda”. E soffre perché desidera Dio, il vero Dio da cui viene, e ha fame di Dio. Ecco perché pungola il corpo torpido a cercare di accostarsi a Dio. 204.6


•L’anima subisce tre fasi: la prima è di creazione. La seconda di ricreazione. La terza di perfezione. La prima è comune a tutti gli uomini. La seconda è propria dei giusti che con la loro volontà portano l’anima a una rinascita ancora più completa, unendo le loro buone azioni alla bontà dell’opera di Dio e fanno perciò un’anima già spiritualmente più perfetta della prima; per cui fanno, fra la prima e la terza, da anello di congiunzione. La terza è propria dei beati, i quali hanno superato di mille e mille gradi l’iniziale anima loro, adatta all’uomo, e ne hanno fatto un che di adatto a riposare in Dio. L’anima va portata sempre più in alto, sui tre gradini della fede, speranza, carità. 204-7


•Occorre saper circondare l’anima, regina del corpo, tempio  dello Spirito eterno, di una barriera che la difenda senza però impedirle la luce, né opprimerla con la vista di brutture.
Una cinta sicura e scalpellata dal desiderio d'amore da ciò che è inferiore, la carne e il sangue, verso ciò che è superiore: lo spirito. Scalpellare con la volontà. 204.8


•Le anime sono più soggette dei corpi a risorgere. (…)  Tre sono le fasi della salvazione di un’anima: essere integerrimi (…)– operare anche là dove uno meno compreso nella sua missione, fuggirebbe (….)- avere un cuore più grande del mare, più dolce di quello di una mamma, più innamorato di quello di uno sposo. 234.8


•L’anima è un altare e una casa. L’altare di Dio, la casa, dove il Padre dei Cieli scende a ricevere amore e riverenza dal figlio e suddito. Ogni uomo ha un’anima e ogni anima essendo altare  fa dell’uomo che la contiene un sacerdote, custode dell’altare ed è detto nel Levitico:” Il Sacerdote non si contamini”. 246.3


•Ogni anima è un fuoco sacro messo da Dio nell’altare  del cuore perché serva ad ardere il sacrificio della vita con amore al Creatore della stessa. 250.7


•L’anima è in noi e ci abbraccia tutti. E i fetori di un’anima corrotta corrompono anche le carni. Mentre  i profumi di un’anima pura preservano. L’anima corrotta spinge la carne a peccati osceni e questi invecchiano e deformano. L’anima pura spinge la carne a vita pura. E ciò conserva freschezza e comunica maestà. 276.5


•Per infusione di Fuoco vitale per opera di Dio s’è animata la prima argilla modellata da Dio a sua immagine e a   forma d’uomo. 286.7


•L’anima sopravvive (…) e ha sempre un’attività oltre la vita. Santa se ella è santa. Malvagia se ella è malvagia. Ha i suoi sentimenti. Di amore se santa, di odio se dannata. Di odio per le cause della sua dannazione. 287.5


•L’anima non muore col corpo, ma sopravvive ad esso in eterno.  Idea del Creatore Iddio, che ha dato all’uomo l’anima, era che tutte le anime degli uomini si riunissero in un unico luogo: il Cielo, costituendo il Regno dei Cieli il cui monarca è Dio e i suoi sudditi sarebbero stati gli uomini dopo una vita santa e una placida  dormizione. 288.3


•Le anime non sono separate dalla morte, quelle dei giusti. Esse costituiscono una sola grande famiglia.(….) Noi ci affatichiamo sulla terra, essi ci sovvengono con le loro preghiere. Ma noi dobbiamo offrire le nostre sofferenze per la loro pace. E’ una catena che non si rompe. E’ l’amore che lega quelli che furono con quelli che sono. 289.4


•L’anima è creata di volta in volta e non mai più usata per successive incarnazioni.
L’uomo può ricordare, pur nascendo una volta sola, con la sua parte migliore che è l’anima. Essa  viene da Dio Spirito intelligentissimo, potentissimo, perfetto.290.9


•Questa mirabile cosa che è l’anima, cosa da Dio creata per dare all’uomo la sua immagine e somiglianza come segno indiscutibile della sua Paternità Santissima, risente delle doti proprie di Colui che la crea. E’ dunque intelligente, spirituale, libera, immortale come il Padre  che l’ha creata.
Essa esce perfetta dal pensiero divino e nell’attimo della sua creazione essa è uguale, per un millesimo di attimo, a quella del primo uomo: una perfezione che comprende la Verità per dono  gratis dato. Un millesimo di attimo. Poi, formata che sia, è lesionata dalla colpa di origine. 290.9


•Le anime sono come tanti uccelli che la carne imprigiona nella sua gabbia. La terra è il luogo dove sono portati con la gabbia ma anelano alla libertà del Cielo, al Sole che è Dio, al nutrimento giusto per loro che è la contemplazione di Dio. Nessun amore umano (…) è tanto forte da soffocare questo desiderio delle anime di ricongiungersi alla loro Origine che è Dio. Così come Dio, per il suo perfetto amore per noi, non trova nessuna ragione tanto forte da superare il desiderio suo di riunirsi all’anima che lo desidera. (…)
Quando libera un’anima, lo fa sempre per un bene più grande, dell’anima stessa e dei suoi congiunti. E s'impegna anche di sostituirsi a essa nelle cure ai superstiti. 305.5


•La carne è la veste, l’essere è l’anima! E’ lei che è duratura. La carne come ogni veste, si logora e finisce, e non merita curarla come fosse una perfezione alla quale va data ogni cura. “Cercate non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna”. 354.7


•E’ lo spirito quello che vivifica e ha valore, la carne non giova a niente. Le mie parole sono spirito e vita e vanno udite  e capite con lo spirito per averne vita, ma ci sono molti fra voi che hanno morto lo spirito perché è senza fede. 354.15


•L’anima sa, almeno confusamente, quanto tempo le è dato. Un nulla di tempo rispetto all’eternità. E l’anima sprona l’io tutto ad agire. Ma povera anima! Come spesse volte è soverchiata, calpestata, imbavagliata per non sentire le sue parole! Questo succede nei mancanti di buona volontà. Mentre negli uomini giusti fin dalla fanciullezza è ascolto dell’anima, ubbidienza ai suoi consigli, è operosità continua; e giovane d’anni ma, ricco di meriti, muore il santo, talora ancor nell’aurora della vita; né per cento o mille anni aggiunti, potrebbe esser più santo di quanto lo è già, perché l’amore di Dio e di prossimo, praticati in tutte le forme e con tutta la generosità, lo fanno perfetto. In Cielo non si guarda a quanti anni si è vissuti ma, ma come si è vissuti.
Si fa il lutto sopra i cadaveri. Si piange su essi, ma il cadavere non piange. Si trema di dover morire, ma non ci si cura di vivere in modo da non tremare nell’ora della morte. E perché non si piange e si fa lutto sui cadaveri viventi, i più veri cadaveri, quelli che come in un sepolcro portano nel corpo un’anima morta?  (….)
Piangete, ma sulle anime morte dei vostri più cari. Cercate di portarli alla Vita. 383.5


•L’uomo ha un’anima. Una. Vera. Eterna. Signora. Meritevole di premio o castigo. Tutta sua. Creata da Dio. Destinata, nel Pensiero Creativo, a tornare a Dio. (…) Mirabile opera in verità, su cui sta il segno del Pollice eterno. 406.10


•La libertà di guidarsi, lasciata da Dio all’uomo suo figlio, è come un servo capace dato da Dio all’uomo suo figlio perché l’aiuti a fare fertile la vigna, ossia l’anima. (….)
Dunque l’uomo affida la sua vigna incolta al suo lavoratore: il libero arbitrio, ed esso comincia a coltivarla. L’anima: la vigna, ha però una voce e la fa udire all’arbitrio. Una voce soprannaturale nutrita da voci soprannaturali che Dio non nega mai alle anime: quella del Custode, quella di spiriti mandati da Dio, quella della Sapienza, quella dei ricordi soprannaturali che ogni anima ricorda anche senza che l’uomo ne abbia la percezione esatta. 428.3


•L’anima è lo spirito, è il principio immateriale della vita, il principio impalpabile, ma vero, che anima tutto l’uomo e che dura dopo l’uomo. Perciò è detta immortale. E’ tanto sublime cosa che il pensiero anche più potente, è un nulla rispetto ad essa. Il pensiero ha fine. Mentre l’anima ha bensì un principio, ma non ha più fine. Beata o dannata continua ad essere. Beati quelli che sanno conservarla pura, o ritornarla pura dopo averla resa impura, per renderla al suo Creatore così come Egli la diede all’uomo per animare la sua umanità.(…) Nel pensiero eterno l’anima, lo spirito, è la cosa che regna nell’uomo. (…) Essa venuta dal Re e Padre  di tutti i re e padri, suo soffio e sua immagine, suo dono e suo diritto, avente per missione quella di fare della creatura detta uomo un re del gran regno eterno, di fare della creatura detta uomo un dio oltre la vita, un “vivente” nella Dimora del sublimissimo, unico Dio, è creata regina e con autorità e destino di regina. Sue ancelle tutte le virtù e le facoltà dell’uomo, sua ministra la buona volontà dell’uomo, suo servo il pensiero, servo e alunno il pensiero dell’uomo. E’ dallo spirito che il pensiero acquista potenza e verità, acquista giustizia  e sapienza e può assurgere a perfezione regale. 524.7


•L’anima non è il pensiero, uomo. L’’anima è lo spirito, è il principio immateriale della vita, il principio impalpabile, ma vero, che anima tutto l’uomo e che dura dopo l’uomo. Perciò è detta immortale. E’ tanto sublime cosa che il pensiero più potente è un nulla rispetto ad essa. Il pensiero ha fine. Mentre l’anima ha bensì un principio, ma non ha più fine. Beata o dannata continua ad essere.
Beati quelli che sanno conservarla pura, o ritornarla pura dopo averla resa impura, per renderla al suo Creatore così come Egli la diede all’uomo per animare la sua umanità. 524.7


•Le anime, superata la sosta sulla terra, non tornano mai più sulla terra in nessun corpo. (…). (Credere nella reincarnazione) è errore e offesa verso Dio ammettere che Egli abbia potuto creare che un numero limitato di anime. Errore e offesa verso l’uomo, giudicandolo così corrotto che difficilmente meriti premio. 524.9


•Solo per l’anima l’uomo vive, non soltanto qui vive. Ma oltre. Vive per la sua anima. (…) Perché è la morte della carne che libera l’anima dalla scorza e la fa fruttificare nelle aiuole di Dio. Il seme. La scintilla vitale che Dio ha messo nella nostra polvere e che diviene spiga se noi sappiamo con la volontà e anche col dolore, far fertile la zolla che la serra. Il seme. Il simbolo della vita che si perpetua. 550.5


•Paragone dell’anima ad una stoffa che quando viene infusa è nuova senza strappi. Ha solo la macchia originale ma non ha ferite, nella sua compagine, né altre macchie, né consunzioni. Poi, col tempo e per l’accoglimento dei vizi, si logora talora sino a recidersi, per le imprudenze si macchia, per i disordini si lacera. 567.3


•L’anima creata da Dio, è per tutti uguale, dotata delle stesse proprietà, degli stessi doni da Dio. Ha voce di consiglio e di elevatezza e spinge a cose di santa vita. 567.16

 

Dal Libro di Azaria


•La creatura ha una vita nella vita: la sua Anima; questa, che non muore per la morte fisica essendo immortale può ben morire se si recide dal Seno del suo Signore. L’odio qual che ne sia la forma e la testimonianza, è il coltello che recide il legame col Signore, e l’anima, separata dal suo Dio, muore.183 Az. 23.6.46


•Chi è Colui che dà o rende la vita?  Dio. Sia che dal limo tragga l’uomo e lo vivifichi con l’alito divino spirato sulla forma di creta, sia che cooperi alla procreazione degli uomini con il creare un’anima per l’embrione animale che si è concepito in un seno; l’anima: la vita dell’uomo che non è un bruto e che senza questa vita della sua esistenza non sarebbe neppur materialmente vivo, perché a lui, per  esserlo, non basta avere il respiro come l'animale nelle narici, ma deve possedere questa spirituale gemma, questa vena spirituale che lo tiene congiunto al Seno S.S. del suo Creatore e nutrito di Lui che è Spirito e Luce, Sapienza e Amore. E sia infine, che a colui che ha già reso l’anima, Egli rinfonda detta anima, risuscitandolo.  E’ sempre il “Voglio” divino quello che fa vivere la creatura. La creatura ha una vita nella vira: la sua Anima. E questa che non muore per la morte fisica, essendo immortale, può ben morire se si recide dal seno del suo Signore. L'odio, qual che ne sia la forma e la testimonianza è il coltello che recide il legame con il Signore, e l'anima, separata dal suo Dio, muore. 183 Az. 23.6.46


•Vedete com’è buono Dio? Alla materia concede di procreare, di essere quasi dei piccoli creatori, ma a tutti gli spiriti concede di ricreare se stessi, perché l’anima, data da Dio, può ricrearsi e super crearsi, raggiungendo la dignità eccelsa di figli di Dio, compartecipi della gloria eterna del Padre. 206 – Az. 7.7.46


•Lo spirito dominato da una carne prepotente, muore. Lo spirito dominatore della carne vive e si orna dei meriti acquistati, delle vittorie conseguite attraverso le sofferenze della carne domata. Se gli uomini meditassero la regalità dello spirito e quale dignità dà all’uomo essere un essere in cui lo spirito regna, veramente nessun uomo vorrebbe vivere diversamente che per lo spirito. 227 – Az. 4.8.46


•(Dio nella sua bontà) concede a tutti gli spiriti di ricreare sé stessi, perché l’anima data da Dio, può ricrearsi  e supercrearsi, raggiungendo la dignità eccelsa di figli di Dio, compartecipi della gloria eterna del Padre. 206 Az. 11.8.46


•Ogni anima è creata da Dio, e del Padre prende una prima immagine e somiglianza. Ma, per spontanea volontà, ogni anima  può, dirò così, tornare nel Padre e nascere una nuova volta da Lui. E’ questa la “ricreazione” dell’anima di cui hanno parlato i dottori della Chiesa.
“Chi ama è nato da Dio e lo conosce” Gnni.4,7-16  Chi ama. Perché se non amasse Dio non  cercherebbe di “rientrare” in Lui e rinascere in piena e propria volontà da Dio.
La vostra prima nascita è voluta da chi vi ha generato. Dio la sanziona e nobilita col concedere alla materia l’anima, ma è indipendente questo nascere dalla volontà vostra. La Chiesa, Sposa a Dio, coopera alla vostra nascita col fortificare la creatura con la Grazia Battesimale e, susseguentemente, con gli altri Sacramenti. Ma solo la creatura, giunta in età di comprendere e volere, può voler nascere da Dio in una seconda e più perfetta nascita. Questa si compie mediante l’amore a Dio e al prossimo, perché questa è la Legge.
Seconda operazione: la coabitazione di Dio in voi e di voi in Dio attraverso la Carità. Dio scende ad abitare in un cuore che lo ama. L’anima sale ad abitare nella dimora di Dio, ossia nella carità. Ecco allora che “la carità di Lui in voi è perfetta”. Perfetta tanto che si annulla la distanza fra Cielo e Terra, la separazione fra creatura e Creatore, ed essi: il finito e l’Infinito, il nulla e il Tutto, divengono “una sola cosa” come ha chiesto il vostro Maestro S.S. .Terza operazione: la concessione alla creatura dello Spirito di Dio. Lo Spirito di Dio è l’Amore. Lo Spirito che Gesù chiama Spirito di Verità, Consolatore, Colui che può essere ricevuto da chi non è mondo, Colui che insegnerà ogni cosa e farà ricordare ogni cosa santa, Colui che procede dal Padre. Lo Spirito Santo imprime in chi lo riceve il carattere di veri cristiani, ossia fratelli a Cristo e perciò figli di Dio. Az. 25.8.46


•La parte eletta è lo spirito. Date allo spirito la precedenza, dategli la regalità. La carne è l’ancella, lo spirito è il re. Se l’ancella avesse a divenire abusivamente regina, la vostra natura (…) perderebbe somiglianza col Padre e col Figlio e con lo Spirito Santo, per la spirituale immortalità, per la facoltà di unirvi a Gesù, compiendo nella vostra carne ciò che manca alla Passione di Cristo. 270 Az. 15.9.46


Dai Quaderni


•Un’anima che perde la grazia perde tutto. Per lei inutilmente il Padre l’ha creata, per lei inutilmente il Figlio l’ha redenta, per lei inutilmente lo Spirito Santo l’ha infusa dei suoi doni, per lei inutilmente sono i Sacramenti. E’ morta. Ramo putrido che sotto l’azione corrosiva del peccato si stacca e cade dall’albero vitale e finisce di corrompersi nel fango.
Se un’anima sapesse conservarsi come è dopo il Battesimo e dopo la Confermazione, ossia quando essa è imbibita letteralmente dalla grazia, quell’anima sarebbe di poco minore a Dio. E questo ti dica tutto. 6.6.43


•Non tutte le anime in grazia possiedono la grazia nella stessa misura, (…) perché in diversa maniera voi la sapete conservare in voi.
Il peccato mortale distrugge la grazia, il peccato veniale la sgretola, le imperfezioni la anemizzano. 6.6.43


•Ora ti porto il paragone dell’anima. La cisterna che aduna le acque per il bene proprio e altrui è l’anima che sa accogliere la grazia, che con fluire inesausto viene in lei per bontà di Dio. 21.6.43 


•Il corpo per vivere deve aspirare aria e cibo. L’anima per vivere deve aspirare la grazia. Allora avviene che la Luce scende, dove può incarnarsi e il Cristo nasce misticamente in voi come realmente nacque in Maria. 5.9.43


•E’ di somma importanza, per l’anima che vuole avanzare nella via del Cielo, saper tenere le potenze dell’anima ferme in Dio. Quando ciò avviene, l’anima è sicura. (….)
Perciò non uscire mai dal fulcro divino è necessità assoluta per l’anima che vuole meritare il Cielo.  (….) Quando le potenze dello spirito sono fisse in Dio, credi pure che nessuna forza la può togliere di là. (…) L’amore è quello che dà il moto. Lo spirito fisso in Dio ama Dio suo fulcro. Dio ama lo spirito imperniato su di Lui; e questo duplice amore aumenta il moto vorticoso, la corsa alata il cui termine è l’incontro nel mio Regno fra lo spirito amante e il suo Creatore. 26.6.43


•L’ anima “posseduta“ da Dio è prezioso vaso sigillato da cui esala l’aroma che lo colma. (…)
Se le creature sapessero cosa è “il possesso“ di Dio, tutti vorrebbero essere “posseduti“.
Ma per saperlo occorre compiere il primo passo, il primo atto di generosità, di rinuncia e poi perseverare in quel primo atto. 3.7.43


•L’anima è lo scrigno, l’arca santa, il ciborio che contiene lo spirito, che è la gemma levata dalla mano di Dio dagli sconfinati tesori del suo Io per porla dentro alla creatura.(…)
Come il sangue nelle vene, sta lo spirito nel vostro interno di carne. E come il sangue dà vita alla carne per vivere i giorni della terra, così lo spirito dà vita all’anima per vivere i giorni che non hanno fine.(…)
Non vi è delitto più grande e più condannato da Dio di quello di uccidere uno spirito privandolo della grazia che lo fa figlio di Dio. 4.8.43 


•Beate quelle anime che non fanno troppa dura opposizione alla grazia che le sospinge verso di Me. Beatissime quelle che non solo si lasciano portare a Me, ma a Me vengono con l’ansia del desiderio per essere inghiottite dal mio Cuore. (….)
Ma quanto più l’anima è volonterosa e tanto più presto comprende. Tanto più l’anima rinuncia ad ogni desiderio di falsa libertà e preferisce la regale schiavitù dell’amore, e tanto più presto gusta la beatitudine della sua prigionia in Me ed accelera il prodigio santificante dell’amore. (…) Chi vive in Me diventa parte di Me. 12.8.43


•L’anima che arriva a credere fermamente che tutto quanto le accade ha origine da un amore e produce una gioia eterna, è sicura come dentro una fortezza. Non può perire. Soffre, ma il suo dolore è soprannaturale e dà frutti soprannaturali di vita. 30.8.43


•Il corpo per vivere deve aspirare aria e cibo. L’anima per vivere deve aspirare la grazia. Allora avviene che la Luce scende, dove può incarnarsi e il Cristo nasce misticamente in voi come realmente nacque in Maria. 5.9.43


•L’anima rivestita della grazia battesimale, è come uno specchio che riflette Dio, è un piccolo Dio che attende, amando, di tornare al Cielo dove il suo amore Creatore l’attende.(….)
Se l’uomo riflettesse a ciò che fa, a ciò che perde, a quale delitto, a quale furto giunge levando alla sua anima il suo candore battesimale, quale sacrilegio compie profanando in sé l’immagine di Dio: Spirito di Grazia, di Bellezza, di Purezza, di Carità infinita; se riflettesse al deicidio che compie uccidendo la sua anima, oh! no! l’uomo, essere dotato di ragione, non peccherebbe. Ma l’uomo è un re stolto che disperde con la sua volontà malata, i tesori del suo regno e mette a repentaglio il possesso del regno stesso. 11.10.43


•Vi preoccupate della salute fisica, ma non vegliate a preservare dalle malattie spirituali la vostra anima. Vi preoccupate di protrarre ciò che chiamate “vivere” e che sarebbe più giusto chiamare “attendere”, e non vi preoccupate di attendere in modo da conquistarvi la Vita vera che non perisce più. 12.10.43


•Ciò che dà pregio al corpo è l’anima che è il dono di Dio, lo spirito che è manifestazione di Dio, e che ha un pregio davanti al quale quelli della carne sono un nulla spregevole. 12.10.43


•Ricordatevi di possedere uno spirito. Ricordatevi che lo spirito è eterno. Ricordatevi che per il vostro spirito è morto un Dio. Avete tanta paura di un malanno che poco dura, e non temete l’orrore della dannazione i cui tormenti non hanno termine.(…)
Imitate  il Maestro in ogni cosa. Ecco il segreto che salva. Se Egli prega, pregare. Se Egli opera, operare. Se Egli si sacrifica, sacrificarsi. Nessun discepolo è da più del Maestro e diverso dal Maestro. 13.10.43


•Tutto quanto possedete sulla terra è cosa che muore con la carne, nulla vi segue nell’altra vita; ma lo spirito resta, ma lo spirito vi precede. E’ lui che si presenta al Giudice e riceve la prima sentenza. E’ lui che scuoterà la carne nell’ora dell’ultimo Giudizio e la farà di nuovo viva per ascoltare il decreto che la farà beata con esso spirito o con esso maledetta. Secoli o attimi di morte conoscerà la carne prima della sua risurrezione, ma lo spirito non conosce che una morte e da quella non risorge.
Guai a quegli spiriti morti che infonderanno morte alla carne che abitarono! La “seconda morte” che non conosce risurrezione è quella che dovete temere per questo corpo che amate più dello spirito, o uomini stolti, che capovolgete i valori delle cose!
Cercate di avere pietà di voi stessi, non dal punto di vista umano, ma da quello soprannaturale. Pietà di ciò che non muore come carne, ma che può morire unicamente come spirito, perdendo la Luce di Dio quaggiù, la visione e il possesso di Dio nel mio Cielo. 16.10.43


•Allo spirito che si affida a Dio poco può nuocere Satana sulla terra; allo spirito che nell’agonia invoca Dio, saranno risparmiati i terrori che la Bestia suscita per l’ultima vendetta; allo spirito che spira in Dio, verrà aperto da Dio il Cuore e da morte passerà a vita eterna, santa, beata.  16.10.43


•Segreto dell’anima che non vuole perdere il suo Amore: Iddio, deve essere quello – te ne ho già parlato – di rimanere sempre fissa, con le potenze dell’anima, a Dio. (…)
Quando l’anima ha saputo raggiungere questa amorosa scienza del saper rimanere fissa in Me con le potenze sue, essa produce atti continui d’amore. Persino nel sonno materiale mi ama, perché la carne si addormenta e si sveglia col mio Nome e il mio pensiero presenti, e mentre riposa il corpo, l’anima continua ad amare. 18.10.43


•(La) somiglianza con Dio non ha nulla a che fare con ciò che è carne e sangue, ma sebbene lo spirito, perché Dio è essere spirituale e perfetto e vi aveva fatti grandi nello spirito e capaci di raggiungere la perfezione mediante la Grazia, e l’ignoranza del male. 7.12.43


•Lo spirito vive, creato che sia, non si distrugge più. Vive nella Vita se ha vissuto sulla terra, nell’unica vita che vi è concessa, da figlio di Dio. Vive nella Morte se ha vissuto nella vita terrena da figlio di Satana. Ciò che è di Dio torna a Dio in eterno. Ciò che è di Satana torna a Satana in eterno. 7.1.44


•Il Padre per amore del Figlio, al quale vuole dare sempre più grande numero di seguaci, crea le anime. Oh! Che bello! Esse escono come scintille, come petali di luce, come gemme globulari, dal Padre. E’ uno sprigionarsi incessante di nuove anime. Belle, gioiose di scendere ad investire un corpo per obbedienza al loro Autore.
Come sono belle quando escono da Dio! Non vedo, non lo posso vedere essendo in Paradiso, quando le sporca la macchia originale.
Il Figlio, per zelo per il Padre suo, riceve e giudica, senza soste, coloro che, cessata la vita, tornano all’Origine per essere giudicati.
Non vedo questi spiriti. Comprendo se essi sono giudicati con gioia, con misericordia o con inesorabilità, dai mutamenti dell’espressione di Gesù. Che fulgore di sorriso quando a Lui si presenta un santo! Che luce di mesta misericordia quando deve separarsi da uno che deve mondarsi prima di entrare nel Regno! Che baleno di offeso e doloroso corruccio quando deve ripudiare in eterno un ribelle!  25.5.44 


•Le anime cessano di animare un corpo e tornano a Dio per essere destinate a seconda dei loro meriti. Dio crea nuove anime per mantenere il numero di creature che devono popolare la terra.
Prima operazione di divino ordine. La seconda è quella di creare, a seconda delle necessità che Egli vede, quella speciale categoria più numerosa dell’altra, onde tutto sia armonico nella razza e l’uno serva all’altro come i denti di un ingranaggio servono all’ingranaggio vicino, facendo muovere la gigantesca macchina senza attriti e lesioni.
Così fa Dio. E se voi ubbidiste così, nell’ordine,  tutto procederebbe. Ma voi vi ribellate. 31.5.44


•Dio provvede a creare col suo pensiero anime di diverse tendenze, allo scopo che la terra goda di un equilibrio giusto in tutte le sue necessità inferiori e superiori. Che se poi la ribellione dell’uomo altera questo equilibrio volendo andare sempre contro la Volontà divina che amorosamente lo guida per via giusta, non è di Dio la colpa. (….)
Lo spirito è al di sopra molto dell’intelligenza. E’ il re di tutto quanto è in voi. Tutte le doti fisiche e morali sono suddite e ancelle di questo re. Là dove una creatura figlialmente devota a Dio sa tenere le cose al posto giusto. Dove invece la creatura non è figlialmente devota allora avvengono le idolatrie, e le ancelle divengono regine, detronizzando lo spirito re. Anarchia che produce rovina come tutte le anarchie. 19.7.44


•Le anime non sono mai statiche. Oscillano dal basso all’alto o viceversa. Talora precipitano. Quando entra superbia o menzogna o lussuria che mi allontanano dall’anima. Oppure saettano verso il Cielo quando si immolano secondo il mio esempio. Ma questi sono casi speciali. Nella massa si notano degli alti e dei bassi. Un’anima, portata ad un dato livello, può scendere o salire. A quel livello non resta. 19.12.45


•Purgatorio ... Non posso non soffrire. Perché ora capisco. Immersi come siamo in un bagno ardente e luminoso d'amore espiativo, vediamo, conosciamo e impariamo ora, qui, ad amare il nostro Dio e il nostro prossimo che in vita abbiamo amato poco e male. E le sofferenze del prossimo aumentano il nostro espiare perché, caduto l’egoismo, sappiamo amare e soffrire con esso e per esso. Ma non affliggerti per questo. Questo ci serve ad andare più presto in Paradiso. (…) E’ terminato il periodo del rimorso, il primo ….. e sono nell’amore attivo. Ma non posso ancora fare altro che pregare per te. (…) Io imparo a conoscere, attimo per attimo di eternità. Conoscendo sempre più, sempre più imparo ad amare. Quando saprò amare come ci era comandato, avrà fine l’espiazione a allora molto più potrò. Il Paradiso e la potenza, in terra e qui, si hanno amando. (…)
Oh!, se sapessi come qui si espia ciò che si fa soffrire al prossimo. ….. Come si dovrebbe essere buoni finché si può! 16.5.46


• Lo spirito concesso da Dio, emanazione di Dio, germe di Dio, Padre degli uomini, negli uomini non era conveniente che si sperdesse dopo la morte della carne. E neppure era conveniente che un perpetuo esilio tenesse gli spiriti giusti lungi dalla Dimora del Padre in un limbo sempiterno. La prima cosa non era conveniente per la dignità che va data a tutto ciò che viene da Dio, la seconda per la Giustizia di Dio. I giusti dovevano avere un premio. Quale se non il Paradiso? Ma nel Paradiso non potevano entrare anime lese dalla colpa d'origine che nessun Purgatorio annulla. Ecco allora la necessità di annullare questa colpa. Ecco la necessità che un Dio ristabilisse l'Ordine e lo sublimasse anche, perchè la mondezza dalla Colpa non viene ora unicamente da un'eredità quale sarebbe stata quella degli uomini da un Adamo ed Eva fedeli, ma dal Sacrificio di un Dio - Uomo, dai suoi meriti infiniti, dalla sua Dottrina che, se accolta da anime di buona volontà, le fa imitatrici del Figlio di Dio nelle opere e nelle virtù. 27.10.46


•Dio creò l’uomo composto di due sostanze, una detta corpo, inizialmente creata col fango e susseguentemente procreata con la carne e col sangue dell’uomo, e di una detta anima, la quale, creata di volta in volta da Dio, e per una sola volta e per una sola carne, scende ad unirsi alla carne che si forma in un seno. Senza l’anima l’uomo sarebbe una creatura animale guidata dall’istinto e dalle doti naturali. Senza il corpo  l’uomo sarebbe una creatura spirituale con doti soprannaturali d’intelligenza, volontà e grazia come gli angeli. 28.1.47


•Le vostre anime dunque, venendo da Dio, sono soprannaturalmente divinizzate per l’Origine e per la Grazia, che nei credenti nel Dio vero e nel Cristo Redentore viene infusa col S. Battesimo e conservata con la fuga dal peccato. 28.1.47


•L’anima che lascia la carne che l’animava si trova immediatamente di fronte alla Divinità che la giudica, senza necessità di salire e presentarsi alle soglie del beato Regno. E’ catechismo che Dio è in Cielo, in terra e in ogni luogo. E perciò l’incontro avviene dovunque. (…)
Il giudizio è rapido come rapida è stata la creazione: meno di un millesimo della vostra più piccola unità di tempo. Ma come nell’atomo dell’attimo creativo l’anima ha tempo di intravedere la S.S. Origine che la crea e di seco portarne il ricordo, perché sia istintiva religione e guida nella ricerca della fede, della speranza, della carità, che se voi ben osservate, sono nebulosamente, come germi informi, anche nelle religioni più imperfette – la fede in una divinità, la speranza in un premio dato da questa divinità, l’amore a questa divinità - altrettanto nell’atomo dell’attimo del giudizio particolare lo spirito ha tempo di comprendere ciò che non ha voluto comprendere nella vita terrena, e ha odiato come nemico o schernito o negato come fola vana, o anche servito con tiepidezze che esigono riparazione e di seco portare, nel luogo espiativo o nell’eterna dannazione, il ricordo, a suscitare fiamme d’amore per l’eterna Bellezza o tortura di castigo col rovello del Bene perduto che la coscienza intelligente rimprovererà di aver voluto liberamente perdere. Perché lo ricorderanno, e terribile, senza poterlo contemplare, insieme ai loro peccati.
La creazione dell’anima e il giudizio particolare, sono i due atomi di attimi in cui le anime dei figli dell’uomo, intellettualmente conoscono Dio, per quel tanto che è giusto e sufficiente a dar loro un agente per tendere al loro Bene appena intraveduto, ma rimasto impresso nella sostanza che, essendo intelligente, libera, semplice, spirituale, ha comprensioni pronte, volontà libere, desideri semplici e movimento o inclinazione o appetito, se più vi piace, a riunirsi con l’amore a Colui donde venne e a raggiungere il suo fine del quale ha già intuito la bellezza, o a staccarsene con un odio perfetto raggiungendo colui che è il loro dannato re, e avendo nel ricordo “ di odio “ un tormento, il maggiore fra i tormenti infernali, una disperazione, una maledizione indescrivibili. (ricordare dettato 15.1.44)  28.1.47


•L’anima: questa mirabile sostanza che Io ho chiamata con sublime metafora “ sangue spirituale di Dio eterno, potente, santo “, sangue del Padre (parlo in metafora, lo ripeto) che è viva in voi e vi fa immortali, potenti santi sinchè è viva, ossia sinchè è unita a Dio che è Carità. L’anima: questa parte di Cielo – e Cielo è Luce e Sapienza – che è in voi contenuta, perché l’Infinito avesse in voi un trono che fosse ancor Cielo, e che vi contiene, perché l’abbraccio santificante del Cielo, sia ancora protettivo intorno alla vostra umanità lottante la sua buona battaglia. 28.1.47


•Le anime ricordano: Perché? Perché, come Dio a temperare il rigore della condanna dette nel contempo ad Adamo la speranza di una redenzione, e di quella redenzione, così ugualmente gli lasciò il ricordo del tempo beato perché gli fosse soccorso nel dolore dell’esilio e stimolo santo ai figli di Adamo ad amare Colui che per essi era l’ignoto.
Non solo, ma nel creare le anime, a questi figli dell’uomo, Dio non lo privò di quella naturale inclinazione verso la divinità che per sé sola può aiutare a raggiungere il fine per cui l’uomo è stato creato: amare il Signore, il Dio onnipotente e onnipresente il cui Tutto incorporeo empie l’infinito e che l’uomo sente, più o meno giustamente, e vede essere in tutto che lo circonda, penetra o colpisce. (….)
Perché è soprattutto questo ricordo, più di ogni lezione che si possa apprendere nelle scuole di ogni genere, quello che istruisce l’anima a perseguire le virtù  per amore al proprio Dio e per speranza di possederlo un giorno, oltre la vita, nelle Vita senza fine.
In verità, fra molti doni che l’Amore ha conservato all’uomo decaduto, questo è il più alto e il più attivo. Parlo delle anime in generale, non di quelle dei cristiani cattolici, membri del Corpo mistico, vivificati dalla Grazia che è il dono dei doni. Questa inclinazione naturale al Bene supremo, che è il ricordo spirituale di Dio, talora talmente sottile che le altre due parti dell’uomo non lo avvertono pur essendo da esso guidate a pensare e rette nell’operare, è stimolo alla ricerca della Divinità, all’operare per essere degni di essa, a vivere in una parola, in modo da giungere e ricongiungersi ad essa.  Per esso le anime si creano, se non la possiedono già, una religione che può essere errata per ignoranza del Vero, ma che è sempre amore alla divinità, ossia rispondenza al fine per cui l’uomo fu creato: amare e servire Dio sulla terra e goderlo, immediatamente e completamente e dopo un tempo più o meno lungo, per l’eternità.   28.1.47


•Col suo volere creativo Dio vi dà l’anima, la parte eternamente vitale che è in voi e che costituisce la spirituale somiglianza e immagine che l’uomo ha con Dio suo Padre e Creatore. Creatore perché vi ha creati. Padre perché, come un padre terreno comunica ai figli somiglianza fisica e psichica con se stesso in un con il sangue dello stesso ceppo del suo, così l’Eterno Padre vi comunica, nello spirito, immagine e somiglianza con Lui in un con la Vita che da Lui si effonde e che, per suo desiderio, dovrebbe godere di Lui eternamente nei Cieli dopo la prova terrena. La Vita vi dà il Padre, da vero Padre, perché è padre chi dà vita. Da Padre eterno, perché eterno, è Colui che vi dà vita. 2.4.47


•L’anima, conservante l’esistenza sinché è unita al corpo – e in questa particolarità in tutti gli uomini uguale – ha in sé una parte eletta: l’anima dell’anima, dirò così, che col disamore a Dio e alla sua Legge e anche con la tiepidezza e i peccati veniali, perde la grazia di poter contemplare e conoscere, quanto lo può creatura e a seconda della perfezione raggiunta, Dio e gli eterni veri. 1.5.48


•L’anima non può morire perché spirituale. (….)
L’anima soltanto da Dio potrebbe essere distrutta. Perché Dio padrone assoluto del creato, tutto può: creare come distruggere. Ma Dio non può volere distruggere ciò che Egli ha creato per fine d’amore col suo Divino Volere e col suo Divino Soffio. Se avesse voluto l’uomo dotato di un’anima intelligente e ragionevole, lo avrebbe potuto fare. Questo genere d’anima avrebbe servito a fare dell’uomo il re del creato. Ma non avrebbe servito a farne il figlio adottivo di Dio, fatto a sua immagine e somiglianza proprio per l’anima che è libera, immortale e che è tempio, o tal avrebbe dovuto essere, della Grazia. (…)
Dio ha voluto l’anima immortale per amore di questo suo capolavoro creativo che è parte di Se stesso infusa nella creatura uomo, per avere a soddisfare il suo amore infinito e insaziabile con l’amore che i creati spiriti a Lui fedeli gli daranno nei secoli dei secoli, e quanto più numeroso sarà il popolo celeste degli spiriti a Lui fedeli, più ardente, gioioso, il suo amore. (…)
Nell’anima dell’uomo, anche inconsapevolmente dalla stessa, Dio ha scolpito le formule della Legge e la meta e il premio  che l’ubbidienza ad esse ci procura. Legge naturale, legge morale, legge spirituale, voce della coscienza, anelito dello spirito è nell’uomo, per l’anima spirituale, una forza che grida “fa” o urla “non fare”, mentre dall’alto una Luce attira e indica il vero fine, la vera gioia nell’ordine, nella pace, nel possesso del Regno di Dio.  SD.1


•L’anima, ogni anima, è stata creata da Dio e predestinata alla Grazia per il Cristo. L’anima, ogni anima che è fedele al suo ultimo fine, è uguale ai miei Occhi, ha lo stesso valore, gli stessi diritti sia presso Dio che presso la Chiesa. Quad.tti 49.7