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INTRODUZIONE

Se la gente del mondo conoscesse quanto gli Angeli sono potenti, disturberebbe meno dottori, maghi e consiglieri. Perderebbe meno tempo a girare.
Basterebbe invocarLi per essere da loro soccorsi in ogni necessità spirituale, fisica e materiale.
Potrei narrare tanti fatti, e in quanti modi gli Angeli continuano sin dal Vecchio Testamento a guidare l’uomo difendendolo dal male. Cari giovani, non dimentichiamoci di pregare gli Angeli sin dal mattino.
Ciascun uomo ha il suo Angelo Custode, ma è pur vero che vi sono anche le Schiere Angeliche: ciascuna di esse ha da compiere ogni giorno il suo dovere verso gli uomini che Le invocano.
I Santi parlano sovente degli Angeli, perché sono stati i loro amici terreni: più volte sono apparsi anche davanti ai loro nemici. Mi risulta che hanno protetto persone che Li hanno invocati durante momenti difficili. Io sono una di quelle. Gli Angeli si presentano anche sotto forma di persona umana, sempre per difendere, per proteggere e per guidare. Non dimentichiamoci di pregarLi.

Sono i servitori dell’uomo: lo obbediscono sempre, ma solo quando è in grazia di Dio. Quante persone aiutano ogni giorno nel letto di dolore, e guidano la mano del medico; sulle strade bloccano le macchine facendo evitare incidenti; nei luoghi deserti sono accanto a chi è provato; sul campo di battaglia a chi Li invoca; si trovano tra due fidanzati, nell’amore tra due sposi, e in tante altre necessità. Gli Angeli aiutano molto le famiglie divise e cooperano con chi Li prega per la loro unione. Sono amici del Sacerdote che si sente solo, amareggiato, incompreso. Provate a pregarLi e poi vedrete che vi sto dicendo la verità.

Gli Angeli sono i miei prediletti. Io ho una massima devozione alle Schiere Angeliche: Angeli, Arcangeli, Cherubini, Serafini, Troni, Dominazioni, Potestà, Virtù, Cieli. Preghiamo gli Angeli che guariscono, gli Arcangeli che difendono, i Cherubini che provvedono, i Serafini che consolano, i Troni che ammaestrano, le Dominazioni che aiutano a compiere la volontà di Dio, le Potestà che salvano nelle difficoltà, le Virtù che guidano sul retto cammino, i Cieli che assistono in punto di morte, e tutte le Schiere Angeliche che ogni giorno ci fanno compagnia.

Essi sono puri spiriti creati da Dio per proteggerti, aiutarti, difenderti, sollevarti nel tuo lavoro quotidiano, e prepararti per essere riconsegnato nelle mani del Signore. «Angelo di Dio che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen». Abbiamo recitato l’Angelo di Dio perché voi sapete che quando veniamo al mondo Gesù ci mette vicino un Angelo. Forse noi a questo non pensiamo. Si pensa a giocare, a mangiare, a saltare, si pensa a dormire, si pensa a tante cose e non si pensa mai che abbiamo un Angelo. Tante volte pensiamo a quel compagno che ci aspetta a giocare, a quell’altro che forse ci aspetta a fare quello che non si deve fare, e a quello che ci aspetta a fare il compito. Pensiamo a tanti ragazzi, ma non pensiamo quasi mai all’Angelo Custode che ovunque ci vede. Lo lasciamo sempre solo e non Lo salutiamo mai. Cosa direste voi se vicino aveste un compagno, e questo compagno non vi dicesse niente, non vi guardasse mai? Cosa fareste? Direste: «Cosa gli ho fatto io di male che non mi saluta mai, che non mi dice mai niente?». Pensate quanto soffre tante volte il nostro Angelo Custode!

Andiamo a letto la sera: Lui è lì con noi, vicino a noi, dentro il nostro letto, sul nostro cuscino. Ci abbraccia e sembra riposare con noi, mentre ci difende dal male. Tante volte usciamo, magari la sera. C’è qualche compagno con cui di giorno abbiamo scherzato, l’abbiamo preso in giro. Lui è lì che ci aspetta per picchiarci. Allora il nostro Angelo Custode ci fa venire in mente di passare per un’altra strada. Forse dobbiamo andare in un posto e Lui ci fa venire in mente di andare in un altro. Il nostro Angelo Custode è il primo compagno che Gesù ci ha messo vicino quando siamo nati. Cerchiamo di ascoltarLo e di obbedirLo. Ragazzi, quando alla mattina ci svegliamo il nostro primo pensiero deve essere per il Signore. Il Signore non ci ha fatti morire durante la notte, ma ci ha dato ancora una volta la grazia di aprire gli occhi.  Pensate quanti muoiono durante la notte. E magari anche dopo aver passato una giornata con i peccati sull’anima muoiono improvvisamente. Al mattino non aprono più gli occhi.

Alla sera, quando andiamo a letto, facciamo l’esame di coscienza e pensiamo: se io morissi questa notte andrei in Paradiso o all’inferno? Come mi trovo io davanti a Dio dopo l’ultima Confessione? Ho dei peccati mortali sull’anima? Allora chiederò perdono a Gesù dicendoGli: «Signore, se io morissi questa notte, almeno non mandarmi all’inferno perché anche se ho questo peccato mortale sull’anima, io sono pentito di averTi messo sulla croce. Io so che ho meritato l’inferno, però io sono tanto pentito Gesù. Sii buono con me, non mandarmi all’inferno». E allora? Allora anche se si muore improvvisamente il Signore non manda all’inferno, purché si dica: «Io Ti prometto che appena posso vado a confessare questo peccato». Pensate che qui con noi c’è il nostro Angelo Custode che ci aiuta a fare l’esame di coscienza, e allora domandiamoGli: «Angelo Custode come ho passato la giornata? Fammela ricordare: stamattina mi sono alzato, poi sono andato a scuola, sono uscito, ho fatto questo, ho fatto quello… Sono stato bravo?». Vedrete che il vostro Angelo Custode vi farà venire in mente tutte le cose cattive che avete fatto. Allora diteGli: «Angelo Custode coprimi questa notte, proteggimi dal male e dalle occasioni di peccato, tienimi lontano dal demonio», perché il demonio tenta anche di notte, non solo di giorno. Anzi di notte tenta ancora di più!
E poi la mattina quando ci svegliamo il primo pensiero al Signore: «Signore, grazie perché sono ancora vivo, grazie che non sono andato all’inferno, grazie che mi dai la possibilità di passare una giornata con Te».
Il vostro pensiero vada al vostro Angelo Custode, compagno della vostra vita. Sapete che gli Angeli sono solo spirito e non hanno corpo. «Angelo Custode prega per me». Quando al mattino vi svegliate pregateLo affinché durante il giorno vi protegga e vi difenda dal male.

Gli Angeli custodi dell'uomo

Fratello, mentre tu cammini spensierato per le vie di questo mondo, incontri senza saperlo personaggi importanti che non hanno corpo, ma sono puri spiriti viaggiatori, con delle precise commissioni divine: sono i servi del Signore, coloro che sono stati creati per portare aiuto all’uomo.

La terra è piena di questi Esseri viventi. Coloro che si sforzano di vivere sulla terra la perfezione, e coloro che già hanno raggiunto la mèta dei Santi hanno testimoniato e testimoniano che tra noi vi sono queste creature invisibili per proteggere l’uomo da improvvise disgrazie, per consigliarlo nei profondi dubbi, per portarlo lontano dal peccato. Questi Esseri sono potenze angeliche che profumano la terra delle virtù divine, e la illuminano col loro splendore. Quante volte anche a voi sarà capitato d’incontrare persone pericolose e di riuscire a liberarvene con una pronta risposta. Quante volte vi è capitato di fare degli incidenti, e siete stati preservati e scampati anche dalla morte. Perché? Perché queste Creature vi hanno salvato. I Santi comunicano con gli Angeli e hanno lasciato scritto l’importanza del loro lavoro per noi poveri mortali che ci troviamo in questo esilio terreno. Il Signore concede ai Suoi amici, alle anime cioè che hanno raggiunto un elevato stato di grazia, non solo di credere che gli Angeli esistono e proteggono, ma, in certe circostanze, anche di vederli e di colloquiare con loro.

Dio, bontà infinita, onnisciente e onnipotente, quando pensava di creare l’uomo ha pensato di creare anche tutto ciò che gli sarebbe servito per ben vivere sulla terra. Ha preparato perciò, prima della sua venuta, quella degli Angeli. Qualcuno pensa che il luogo dove abitano gli Angeli sia il Cielo. Gli Angeli vivono anche in Cielo, ma soprattutto vivono in terra accanto all’uomo, per preservarlo dal male ed aiutarlo a raggiungere, dopo la sua morte, il Paradiso. Questo è un conforto per quelle persone che da Dio hanno ricevuto il dono di vederli, di sentirli amici, di lavorare con loro, di mandarli a portar messaggi a persone vicine e anche lontane, addirittura in altri Continenti. Tanti Santi usavano, ed usano anche oggi i propri Angeli per scambiarsi le notizie senza bisogno di usare le lettere o il telefono. Non dubitate perché ve lo assicuro io, indegna creatura, che questo è vero.  Certo, gli Angeli abitano sugli oceani, sui monti e sui mari, sui fiumi, e talvolta si posano sui rigagnoli delle terre incolte e solitarie ad aspettare due che passano, magari per appuntamenti sporchi, e li salvano. Un Angelo può all’improvviso prendere la figura di un uomo e cominciar a parlare. Tu pensi che è un uomo, ma è un Angelo: è uno spirito celeste mandato da Dio sul tuo cammino.

Purtroppo l’uomo si dimentica di pregare gli Angeli; va a cercare consigli chissà dove, magari da indovini, da maghe, da fattucchiere, e poi cade nel baratro della disperazione, spende quei quattro soldi che ha e diventa più interdetto di prima. Se gli Angeli non li pregate certamente non vengono a aiutarvi.

L’Angelo è un mandato dal Signore a guidarti perché tu non smarrisca il cammino. Non ha né simpatie né antipatie. Mi disse un giorno un contadino: «Forse il merito è del mio Angelo perché stavo seminando la terra e quando sono arrivato a metà semina ho sentito qualcuno che mi ha scosso nella schiena: mi sono girato e non ho visto nessuno, ma proprio in quel momento mi cadde l’occhio sulla semente e capii che era quella che non dovevo usare. Continuai, allora, a seminare quella giusta».

Gli Angeli non sono soggetti al peccato perché senza corpo; sono Creature obbedientissime. Ciascun uomo ha accanto a sé un Angelo Custode come protettore e confidente, eppure tante volte si dimentica di Lui.

Oltre agli Angeli Custodi vi sono gli Arcangeli: l’Arcangelo S. Gabriele, quello che annunciò alla Vergine Maria che sarebbe diventata la Madre di Gesù: l’Arcangelo S. Raffaele, che ha il compito di assistere e confortare i pellegrini in viaggio e gli ammalati, come fece con Tobia; l’Arcangelo San Michele, colui che vinse il diavolo nella lotta tra gli Angeli buoni e quelli ribelli. Invocate gli Arcangeli perché sono potenze a guida dell’uomo. Sono consiglieri ammirabili: S. Michele il difensore, S. Raffaele la guida, S. Gabriele la luce. Gli Angeli non sono solo a servizio di Dio per la protezione dell’uomo, ma sono anche a servizio dell’uomo per portare altri uomini alla conoscenza di Dio. L’Apostolo e il Sacerdote dovrebbero affidarsi spesso a queste Potenze angeliche per essere illuminati nella conversione delle anime. I Cherubini e i Serafini sono Angeli che lodano di continuo il Creatore e pregano per quegli uomini che sulla terra si dimenticano di Lui.

Agli amici del Signore sono state confidate queste cose perché tutte le creature le conoscano per meglio amare il Signore e trovar più facile la via per andare a Lui. Altre sono le Schiere Angeliche: Troni, Dominazioni, Potestà, Virtù, Cieli. Ogni schiera ha i suoi uffici particolari per difendere l’uomo dalle calamità dello spirito e per aiutarlo a svolgere quelle pratiche che gli necessitano per ben vivere sulla terra.

Dalle Dominazioni agli Angeli Custodi 


Al di sotto di questi tre cori angelici superiori se ne dispiegano ancora sei, di cui il più vicino a noi è costituito da quelli che noi chiamiamo angeli. L'unica funzione di questi ultimi sembra essere di proteggere e di accompagnare gli uomini, così li si chiamano correntemente angeli custodi. La loro prossimità con l'umanità li porta a manifestarsi alle anime, di cui essi hanno l'incarico, più sovente e più direttamente degli altri spiriti celesti, e le vite dei santi abbondano di esempi dei loro interventi talvolta straordinari; gli scritti dei mistici fanno stato di visioni frequenti dell'angelo custode. Per gli altri cori - chiamati rispettivamente Dominazioni, Virtù e Potenze - i contemplativi adottano abitualmente la classificazione dello Pseudo-Dionigi che, se nutre la loro meditazione, ha anche il vantaggio di essere sistematico, e dunque molto semplice. Al di sotto dei Troni stanno quelli che si chiamano le Dominazioni.

Mechtilde Thaller li descrive nei seguenti termini: Gli angeli del coro delle Dominazioni hanno un abito bianco, ornato di pietre preziose. Essi portano sul petto uno scudo sul quale è scritto il nome di Dio. la loro destra tiene uno scettro. Il loro volto risplende come lo splendore del sole; lo splendore della loro corona è accecante. Ella attribuisce loro per missione di cooperare all'estensione del Regno di Dio sulla terra, assistendo gli uomini - sacerdoti, insegnanti, missionari - che vi lavorano. Più astratta, la cistercense tedesca GERTRUDE D'HELFTA (1256-1301/2), ponendoli due gradi più in basso, assegna loro per compito la glorificazione del Dio Sovrano, nel mentre che il beato Jean Ruysbroeck vede loro piuttosto un ruolo di protezione e di governo delle creature. Come dire che gli avvicinamenti al mistero sono vari, senza necessariamente contraddirsi.

La stessa disparità si trova nella classifica dei cori angelici in seno alla gerarchia degli spiriti celesti. Sotto le Dominazioni, gli autori spirituali pongono generalmente le Virtù (dal latino virus: forza), ai quali il Dottore serafico - San BONAVENTURA (1221-1274) - attribuisce la forza di esecuzione degli ordini divini. Ma laddove lo Pseudo-Dionigi e la maggior parte degli autori parlano di Virtù, Mechtild Thaller evoca i Principati. Ella si allontana - seguendo in questo Ruysbroeck - dalla classificazione tradizionale, il che è suo più stretto diritto. Delle Virtù, ch'ella pone immediatamente al di sopra degli Angeli e degli Arcangeli, ha la seguente visione: Gli angeli del terzo coro, le Virtù, hanno un abito di colore bluastro, con una cintura d'oro. Un largo cerchio d'oro cinge la loro testa, una stella brillante risplende al di sopra della loro fronte. Come lo indica il loro nome, questi angeli personificano la virtù (che è una forza).

Ella assegna loro una missione di accompagnamento e di incoraggiamento presso le anime che mirano alla perfezione. Quanto ai Principati, ella li contempla in una prospettiva più larga: Gli angeli di questo coro sono grandi, d'aspetto maestoso; tutta una corte di angeli li circonda. Essi sono inginocchiati davanti al Santissimo Sacramento e pregano notte e giorno per i membri della comunità parrocchiale; essi vigilano a che i morenti ricevano gli ultimi sacramenti ed a che i bambini siano battezzati. Essi conoscono tutti i parrocchiani della loro chiesa. Questa visione originale è del tutto di attualità, essendo la parrocchia la prima cellula del tessuto ecclesiale, ed il primo terreno di evangelizzazione. Ma a questa dimensione universale innovatrice, la cistercense d'Helfta preferiva una esperienza più intimistica, facendo dire ai Principati: Quanto a noi, ci sforzeremo incessantemente di presentarti al Signore, il Re dei re, con quella parure regale di tutte le virtù che ti renderà tutta bella ai suoi occhi e conforme all'attrazione del suo cuore. D'altronde, una tradizione antichissima nella Chiesa vede nei Principati (ristabiliti nella gerarchia al di sopra degli angeli e degli arcangeli) gli spiriti custodi delle comunità umane, chiaramente delle nazioni. Essa si poggia su di un passo del Libro di Daniele in cui San Michele è presentato come il custode del popolo d'Israele (Dan 10, 21), e su di un versetto degli Atti degli Apostoli: Durante la notte, Paolo ebbe una visione: un Macedone era là, in piedi, che gli rivolgeva questa preghiera: "Passa in Macedonia e vieni in nostro aiuto!" (Atti 16, 9).

I commentatori hanno visto in questa figura di Macedone l'angelo del paese che invita Paolo ad effettuarvi un viaggio apostolico per convertirvi il popolo. Una leggenda riporta grosso modo la stessa cosa riguardo all'evangelista Marco: nell'anno 52, un angelo che l'ha chiamato a recarsi in Italia, lo accoglie come accosta nella laguna dove sarà costruita più tardi la città di Venezia: "Pax tibi, Marce!". Poi egli confida a Marco il patrocinio della futura città di cui egli stesso ne sarà il celeste custode. Il Portogallo è il solo paese che vota un culto particolare all'angelo protettore della nazione, onorato ogni anno con la festa del Principato. Questa risale al XVI secolo. L'annessione del paese da parte della corona di Spagna nel 1581 rischia di far perdere al popolo la sua specifica religiosità ed al paese la sua anima profonda, la Chiesa portoghese sollecitò dal papa Sisto Quinto (1585-1595) l'istituzione d'una celebrazione solenne in onore dell'angelo del coro dei Principati custode della nazione. E' a quest'angelo che i Portoghesi attribuirono la loro resistenza alla Spagna e la vittoria del 1640 che, portante sul trono la dinastia dei Braganza, rese la sua indipendenza al loro paese. Quest'angelo si è manifestato nel 1916 e 1917 - l'anno critico della Prima Guerra mondiale - ai tre pastorelli di Fatima, preparandoli alle apparizioni della Vergine Maria: Noi vedemmo allora, al di sopra degli olivi, avanzarsi verso di noi la stessa figura di cui abbiamo già parlato. Giacinta e Francesco non l'avevano ancora mai vista ed io non ne avevo loro parlato. Era un giovane dai 14 ai 15 anni, più bianco della neve, che il sole rendeva trasparente come del cristallo, e d'una grande bellezza. Giungendo vicino a noi, egli ci disse: "Non temete! Io sono l'Angelo della Pace. Pregate con me!". Alcuni mesi più tardi, l'angelo riapparve ai fanciulli per invitarli a raddoppiare di preghiera e di sacrifici: Con tutto quello che potrete, offrite a Dio un sacrificio, in atto di riparazione per i peccati coi quali egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori. Attirerete così la pace sulla vostra patria. Io sono il suo Angelo custode, l'Angelo del Portogallo. L'angelo ritornò una terza volta per comunicare misticamente i fanciulli, poi iniziarono le apparizioni della Vergine Maria, il 13 maggio 1917.

Dopo le Virtù vengono le Potenze, che Mechtild Thaller descrive nei seguenti termini: Gli angeli del coro delle Potenze sono grandi; essi sono vestiti di un camice e di una dalmatica il cui colore varia secondo le virtù delle persone che servono. Salvo rare eccezioni, essi sono dedicati esclusivamente al servizio dei sacerdoti. Essi hanno un aspetto serio. Considerando il ruolo degli spiriti celesti nell'unione dell'anima con Dio, Santa Gertrude d'Helfta insegna delle Potenze quale missione essi compiano presso di lei: Sapendo quale è la gioia di quelle nozze che ti uniscono al benamato, noi vigiliamo nel respingere, sia dentro che fuori, tutto quello che potrebbe imbarazzare o turbare le vostre dolci confidenze, poiché esse riempiono di allegrezza tutta la corte celeste e colmano la Chiesa di felicità. Vicino a Dio, in effetti, un'anima che ama possiede un più grande potere che non ne avrebbero una dozzina di migliaia, senza amore. Le Potenze hanno dunque una missione di ordine spirituale, che riconosce loro anche Jean Ruysbroeck. Mechtild Thaller ne fa gli angeli custodi del sacerdozio, il che non esclude - come tutti gli spiriti celesti - che essi esercitino un'influenza presso ogni anima che li invoca. Quanto alla monachetta del Colloquio spirituale di Simone da Cascina, essa li canta con tanta esuberanza quanto i cori superiori:

O venerabili Dominazioni, vestite di mansuetudine, e di clemenza,
Con cui voi coprite i vostri protetti come se fossero figli vostri,
Equipaggiatemi così bene, che io possa prendere parte
Ai vostri armoniosi e piacevoli concerti.
O Principati, è umilmente che io vengo a voi,
Poiché trovo il mio conforto nelle fragranze delle vostre odorose violette,
E vi prego di essere ricevuta nella vostra compagnia sì degna di rispetto.
Voi, valenti Potenze,
Non vi lascerò, dovessi essere respinta,
Poiché desidero armarmi della vostra lampante e splendida armatura
Che mi difenderà contro l'astuzia e la rabbia dei miei avversari.

Nell'ordine classico, gli spiriti dei tre ultimi cori - Virtù, Arcangeli e Angeli - sono più specificatamente i custodi e le guide degli uomini: Il culto degli Arcangeli dona molta consolazione e coraggio. Essi sono, a loro volta, ripartiti in diversi ordini. Il colore del loro abito è ugualmente differente. Essi sarebbero anche, molto particolarmente, quelli che assistono i martiri durante i loro tormenti e nel momento della loro morte. Quanto agli angeli - che non hanno per unica missione che di custodire gli uomini confidati alla loro protezione - essi sono precisamente quelli che noi invochiamo come nostri angeli custodi. Sono anch'essi differenti come lo sono le persone umane, e Mechtild Thaller consacra loro diverse pagine. Per invocarli, la monachetta del Colloquio spirituale trova gli accenti d'una delicata preziosità, il che non esclude in nulla l'acutezza dello sguardo spirituale sulla missione degli spiriti celesti:

Virtuose Virtù, non mi prendete in disgusto,
Ma copritemi con una delle vostre meravigliose livree di foglie
Ed io vi seguirò facendo miracoli,
almeno convertendo alla penitenza i poveri peccatori,
Arcangeli ed angeli, prendetemi per mano,
Colmatemi di verdi ramoscelli e di fiori,
Di cui portate in voi differenti specie
Conformemente alle missioni che vi sono impartite.
E, scuotendo ogni bassezza
Per rispondere, obbedienza, all'ordine del Signore dell'Universo,
Io mi farò l'annunciatrice delle cose piccole e grandi.

Dopo queste richieste formulate in un linguaggio fiorito, la monachetta - affatto eterea come non sembri - conclude la sua preghiera con un'invocazione d'una gravità inattesa: Attiratemi fino a voi, spiriti beati, poiché io languisco nella vile e corruttibile prigione nella quale abito. Liberatemi da questa prigione carnale che mi ingrossa e mi pesa, e lasciatemi prendere posto in seno alle vostre gioie perpetue. Ella raggiunge in ciò gli spiriti angelici in quello che, al di là delle missioni di cui sono investiti dal loro Creatore, è la loro prima e principale funzione, l'adorazione di Dio nella beatitudine.

GLI ANGELI

Quando si parla degli Angeli non mancano coloro che sorridono maliziosamente, come per far capire che è un tema passato di moda o più semplicemente che è un racconto molto carino per far dormire i bambini. Non mancano persino coloro che osano confonderli con gli extraterrestri, o negano la loro esistenza perché “nessuno” li ha visti. Tuttavia l’esistenza degli angeli è una delle verità della nostra fede cattolica.

La Chiesa dice: «L’esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede» (Cat 328). Gli angeli «sono servitori e messaggeri di Dio» (Cat 329). «In quanto creature puramente spirituali, essi hanno intelligenza e volontà: sono creature personali e immortali. Superano in perfezione tutte le creature visibili» (Cat 330). 

San Gregorio Magno, chiamato “il dottore delle milizie celestiali”, dice che «l’esistenza degli angeli è confermata in quasi tutte le pagine della Sacra Scrittura». Indubbiamente la Scrittura è piena di interventi angelici. Gli angeli chiudono il Paradiso terrestre (Gn 3, 24), proteggono Lot (Gn 19) salvano Agar e suo figlio nel deserto (Gen 21, 17), trattengono la mano di Abramo, levata per uccidere il figlio Isacco (Gn 22, 11), portano aiuto e conforto ad Elia (1 Re 19, 5), a Isaia (Is 6, 6), a Ezechiele (Ez 40, 2) e a Daniele (Dn 7, 16). 

Nel Nuovo Testamento gli angeli si manifestano nei sogni a Giuseppe, annunciano la nascita di Gesù ai pastori, lo servono nel deserto e lo confortano nel Getsemani. Annunciano la sua Re­surrezione e sono presenti alla sua Ascensione. Gesù stesso parla molto di loro nelle parabole e negli ammaestramenti. Un angelo libera Pietro dal carcere (At 12) e un altro angelo aiuta il diacono Filippo a convertire l’etiope sulla strada verso Gaza (At 8). Nel libro dell’Apocalisse si incontrano molti interventi di angeli come esecutori degli ordini di Dio, compresi i castighi inflitti agli uomini. 

Sono miriadi di migliaia e migliaia (Dn 7, 10 e Ap 5, 11). Essi sono spiriti serventi, inviati in aiuto agli uomini (Eb 1, 14). Riferendosi alla potenza di Dio, l’apostolo dice: «È lui che fa i suoi angeli come venti, e i suoi ministri come fiamma di fuoco» (Eb 1, 7). 

Nella liturgia, la Chiesa celebra in modo particolare san Michele, san Gabriele e san Raffaele il 29 settembre e tutti gli angeli custodi il 2 ottobre. Alcuni autori parlano di Lezichiele, Uriele, Rafiele, Etofiele, Salatiele, Emmanuele... però non vi è certezza in questo e i loro nomi non sono così importanti. Nella Bibbia si nominano solo i primi tre: Michele (Ap 12, 7; Gdt 9; Dn 10, 21), Gabriele che annuncia l’Incarnazione a Maria (Lc 1; Dn 8, 16 e 9, 21), e Raffaele, che accompagna Tobia nel suo viaggio nel libro omonimo. 

A san Michele si suole dare il titolo di arcangelo, come è detto in Gd 9, in quanto è il principe e il capo di tutti gli eserciti celestiali. Anche a Gabriele e a Raffaele la pietà cristiana ha attribuito il titolo di arcangeli. Il culto a san Michele è molto antico. Già nel IV secolo nella Frigia (Asia Minore) vi era un santuario a lui dedicato. Nel V secolo ne venne eretto un altro nel meridione d’Italia, sul monte Gargano. Nel 709 si costruì un altro grande santuario sul monte san Michele in Normandia (Francia). 

Gli angeli «sono stelle del mattino e [...] figli di Dio» (Gb 38, 7). Fra Luis de León commentando questo testo dice: «Li chiama stelle del mattino perché la loro intellingenza è più chiara delle stelle e perché videro la luce all’alba del mondo». San Gregorio Nazianzeno afferma che «se Dio è un sole, gli angeli sono i suoi primi e più splendenti raggi». Sant’Agostino dice: «Essi ci guardano con amore ardente e ci aiutano affinché possiamo anche noi giungere alle porte del cielo» (Com al Sal. 62, 6). 

O spiriti celesti, amici degli uomini e servitori di Dio, aiutatemi nel cammino lungo i sentieri della vita fino alla patria celeste. Amen

 

La loro gerarchia 

La parola angelo proviene dal greco angelos e significa messaggero. Fra di loro vi sono gradi distinti o gerarchie, che si chiamano cori. Lo pseudo Dionigi l’areopagita, scrittore cristiano del IV secolo, fu il primo, nel suo libro “Teologia mistica e gerarchia celeste”, a definire con precisione e chiarezza le funzioni e le gerarchie dei nove cori degli angeli. 

Molti Santi Padri, come san Gregorio Magno, san Giovanni Damasceno, san Tomaso d’Aquino e altri hanno seguito la sua teoria. I nove cori e ordini di angeli sono: 

Angeli (Ap 5, 11; Dn 7, 10); 

Arcangeli (1 Tes 4, 16); 

Troni, 

Dominazioni, 

Principati, 

Potestà (Ef 1, 21; Pt 3, 22); 

Virtù, 

Cherubini (Ez 10, 1-20; Gn 3, 24); 

Serafini (Is 6, 2-6). 

Sogliono essere collocati in questo ordine: angeli, arcangeli, principati, potestà, virtù, dominazioni, troni, cherubini e serafini. 

La loro gerarchia non dipende dal fatto che siano di differente natura (allo stesso modo come gli uomini sono uguali per natura). Secondo alcuni, le differenze dipendono dalle diverse mansioni loro affidate, ovvero, secondo san Tommaso d’Aquino, al grado di amore e di santità di ognuno, allo stesso modo come tra gli uomini vi sono distinti gradi di santità. In questo, secondo san Tommaso, gli uomini possono eguagliare o superare gli angeli. La Vergine Maria supera tutti gli angeli, non per la sua natura umana che è inferiore, ma per il suo maggior grado di santità. I sacerdoti hanno una gerarchia superiore agli angeli quanto a dignità. 

 

Le loro funzioni 

Sappiamo che vi sono angeli protettori delle Nazioni, come insegnano molti Santi Padri già dal IV secolo, come lo pseudo Dionigi, Origene, san Basilio, san Giovanni Crisostomo eccetera. Dice san Clemente d’Alessandria che «un decreto divino ha distribuito gli angeli fra le nazioni» (Stromata VII, 8). In Daniele 10, 13-21, si parla degli angeli protettori dei Greci e dei Persiani. San Paolo parla dell’angelo protettore della Macedonia (At 16, 9). San Michele è stato sempre considerato come il protettore del popolo d’Israele (Dn 10, 21). 

Nelle apparizioni di Fatima si manifesta per tre volte nel 1916 l’angelo del Portogallo che dice ai tre bambini: «Io sono l’angelo della pace, l’angelo del Portogallo». La devozione al santo angelo custode del Regno di Spagna venne diffusa in tutte le parti della Penisola dal celebre sacerdote spagnolo Manuel Domingo y Sol. Stampò migliaia e migliaia di pagelline con la sua immagine e la preghiera dell’angelo, propagandò la novena e fondò in diverse diocesi l’Associazione nazionale del Santo Angelo della Spagna. Questo esempio è valido anche per tutte le altre nazioni del mondo. 

Papa Giovanni Paolo II il 30 luglio 1986 diceva: «Si può affermare che le funzioni degli angeli, come ambasciatori del Dio vivo, si estendono non solamente a ogni singolo uomo e a coloro che hanno incarichi particolari, ma anche a intiere nazioni». 

Vi sono anche angeli protettori delle Chiese. Nell’Apocalisse, si parla degli angeli delle sette Chiese d’Asia (Ap 1, 20). Molti santi ci parlano, per propria esperienza, di questa bella realtà, e dicono che gli angeli guardiani delle Chiese spariscono da lì quando vengono distrutte. Origene dice che ogni diocesi è custodita da due vescovi: uno visibile, l’altro invisibile, un uomo e un angelo. San Giovanni Crisostomo, prima di andare in esilio, si recò nella sua chiesa per congedarsi dall’angelo della sua Chiesa. San Francesco de Sales scriveva nel suo libro “Filotea”: «Diventino familiari con gli angeli; amino e venerino l’angelo della diocesi dove si trovano». Mons. Ratti, il futuro papa Pio XI, quando nel 1921 fu nominato arcivescovo di Milano, giunto in città, si inginocchiò, baciò la terra e si raccomandò all’angelo guardiano della diocesi. Padre Pedro Fabro, gesuita, compagno di sant’Ignazio di Loyola, afferma: «Tornando dalla Germania, mentre attraversavo molti villaggi di eretici, ho trovato abbondanti consolazioni per aver salutato gli angeli custodi delle parrocchie dove sono passato». Nella vita di san Giovanni Battista Vianney si racconta che, quando lo mandarono parroco ad Ars, intravedendo da lontano la chiesa, si pose in ginocchio e si raccomandò all’angelo della sua nuova parrocchia. 

Allo stesso modo, vi sono angeli destinati alla custodia delle province, delle regioni, delle città e delle comunità. Il celebre padre Lamy, francese, parla a lungo dell’angelo protettore di ogni paese, di ogni provincia, di ogni città e di ogni famiglia. Alcuni santi dicono che ogni famiglia e ogni comunità religiosa ha un suo angelo speciale. 

Qualche volta hai pensato di invocare l’angelo della tua famiglia? e quello della tua comunità religiosa? e quello della tua parrocchia, o città, o paese? Peraltro, non dimenticare che in ogni tabernacolo dove sta Gesù sacramentato, vi sono milioni di angeli che adorano il loro Dio. San Giovanni Crisostomo vide molte volte la chiesa piena di angeli, soprattutto mentre si celebrava la santa Messa. Al momento della consacrazione, schiere immense di angeli giungono a far da guardia a Gesù presente nell’altare, e al momento della Comunione ruotano intorno al sacerdote o ai ministri che distribuiscono l’Eucaristia. Un antico scrittore armeno, Giovanni Mandakuni, scriveva in uno dei suoi sermoni: «Non sai che al momento della consacrazione si apre il cielo e scende Cristo, e gli eserciti celestiali girano attorno all’altare dove si celebra la Messa e che tutti sono pieni di Spirito Santo?» La beata Angela da Foligno scrisse: «Il Figlio di Dio sta nell’altare circondato da una moltitudine di angeli». 

Per questo san Francesco d’Assisi diceva: «Il mondo dovrebbe vibrare, il cielo intero dovrebbe commuoversi profondamente quando il Figlio di Dio appare sull’altare nelle mani del sacerdote... Allora dovremmo imitare l’atteggiamento degli angeli i quali, quando si celebra la Messa, si dispongono intorno ai nostri altari in adorazione». 

«Gli angeli riempiono la chiesa in questo momento, circondano l’altare e contemplano estasiati la magnificenza e la grandezza del Signore» (san Giovanni Crisostomo).  An­che sant’Agostino diceva che «gli angeli stanno intorno ed aiutano il sacerdote mentre celebra la Messa». Per que­sto dobbiamo unirci a loro nell’adorazione e cantare con loro il Gloria e il Sanctus. Così faceva un venerabile sacerdote che diceva: «Da quando ho cominciato a pensare agli angeli durante la Messa, ho sentito una nuova gioia e una nuova devozione nel celebrare la Messa». 

San Cirillo d’Alessandria chiama gli angeli «maestri dell’adorazione». Molti milioni di angeli adorano Dio nel Santissimo Sacramento, anche se si trova in un’Ostia nella più umile cappella dell’ultimo angolo della terra. Gli angeli adorano Dio, ma vi sono angeli dediti in modo particolare ad adorarlo dinanzi al suo trono celeste. Così ci dice l’Apocalisse: «Allora tutti gli angeli che stavano intorno al trono e i vegliardi e i quattro esseri viventi, si inchinarono profondamente con la faccia davanti al trono e adorarono Dio dicendo: “Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen» (Ap 7, 11-12). 

Questi angeli dovrebbero essere i serafini, che sono i più vicini al trono di Dio per la loro santità. Così ci dice Isaia: «Vidi il Signore seduto su un trono... Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali... Proclamavano l’uno all’altro: “Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria» (Is 6, 1-3). 

 

L’Angelo custode

È il miglior amico dell’uomo. Lo accompagna senza stancarsi giorno e notte, dalla nascita fino a dopo la morte, fino a quando giunge a godere la pienezza della gioia di Dio. Durante il Purgatorio è al suo fianco per consolarlo e aiutarlo in quei difficili momenti. Tuttavia, per alcuni l’esistenza dell’angelo custode è solo una pia tradizione da parte di chi la voglia accogliere. Non sanno che è chiaramente espressa nella Scrittura e sancita nella dottrina della Chiesa e che tutti i santi ci parlano dell’angelo custode per propria personale esperienza. Alcuni di loro lo hanno addirittura visto e hanno intrattenuto un rapporto personale molto stretto con lui, come vedremo. 

Allora: quanti angeli abbiamo? Almeno uno, ed è sufficiente. Ma alcune persone, per il loro incarico come il Papa, o per il loro grado di santità, possono averne di più. Conosco una religiosa a cui Gesù rivelò che ne aveva tre, e mi disse i loro nomi. Santa Margherita Maria de Alacoque, quan­do raggiunse uno stadio avanzato nel cammino di santità, ottenne da Dio un nuovo angelo custode che le disse: «Io sono uno dei sette spiriti che stanno più vicini al trono di Dio e che più partecipano alle fiamme del Sacro Cuore di Gesù Cristo e il mio intento è quello di comunicartele per quanto tu sia capace di riceverle» (Memoria alla M. Saumaise). 

Dice la Parola di Dio: «Ecco, io mando un angelo davanti  a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. Abbi rispetto della sua presenza, ascolta la sua voce e non ribellarti a lui... Se tu ascolti la sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l’avversario dei tuoi avversari» (Es 23, 20-22). «Ma se vi è un angelo presso di lui, un protettore solo fra mille, per mostrare all’uomo il suo dovere  [...] abbia pietà di lui» (Gb 33, 23). «Poiché il mio angelo è con voi, egli si prenderà cura di voi» (Bar 6, 6). «L’angelo del Signore si accampa intorno a quelli che lo temono e li salva» (Sal 33, 8). La sua missione è «di custodirti in tutti i tuoi passi » (Sal 90, 11). Gesù dice che «i loro angeli [dei bambini] nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli» (Mt 18, 10). L’angelo custode ti assisterà come fece con Azaria e i suoi compagni nella fornace ardente. «Ma l’angelo del Signore, che era sceso con Azaria e con i suoi compagni nella fornace, allontanò da loro la fiamma del fuoco e rese l’interno della fornace come un luogo dove soffiasse un vento pieno di rugiada. Così il fuoco non li toccò affatto, non fece loro alcun male, non diede loro alcuna molestia» (Dn 3, 49-50). 

L’angelo ti salverà come fece con san Pietro: «Ed ecco gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: “Alzati, in fretta!” E le catene gli caddero dalle mani. E l’angelo a lui: “Mettiti la cintura e legati i sandali”. E così fece. L’angelo disse: “Avvolgiti il mantello, e seguimi!”... La porta si aprì da sé davanti a loro. Uscirono, percorsero una strada e a un tratto l’angelo di dileguò da lui. Pietro, allora, rientrato in sé, disse: “Adesso sono veramente certo che il Signore ha mandato il suo angelo...”» (At 12, 7-11). 

Nella Chiesa primitiva si credeva senza dubbio alcuno nell’angelo custode, e per questo, quando Pietro viene liberato dal carcere e si dirige a casa di Marco, la inserviente di nome Rode, resasi conto che era Pietro, piena di gioia corre a dare la notizia senza neppure avergli aperto la porta. Ma quelli che l’udivano credevano che si stesse sbagliando e dicevano: «Sarà il suo angelo» (At 12, 15). La dottrina della Chiesa è chiara su questo punto: «Dall’infanzia fino all’ora della morte la vita umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione. Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita» (Cat 336). 

Anche san Giuseppe e Maria avevano il loro angelo. È probabile che l’angelo che avvertì Giuseppe di prendere Maria come sposa (Mt 1, 20) o di fuggire in Egitto (Mt 2, 13) o di ritornare in Israele (Mt 2, 20) fosse proprio il suo angelo custode. Certo è che fin dal primo secolo già compare chiamaramente negli scritti dei Santi Padri la figura dell’angelo custode. Di lui già si parla nel libro famoso del primo secolo Il Pastore di Ermas. Sant’Eusebio di Cesarea li chiama  «tutori» degli uomini; san Ba­silio «compagni di viaggio»; san Gregorio Nazianzeno «scudi protettori». Origene afferma che «intorno ad ogni uomo vi è sempre un angelo del Signore che lo illumina, lo custodisce e lo protegge da ogni male». 

Vi è un’antica preghiera al­l’angelo custode del III se­colo in cui gli si chiede che illumini, protegga e custodisca il suo protetto. Anche sant’Agostino parla spesso dell’intervento angelico nella nostra vita. San Tommaso d’Aquino gli dedica un passo della sua Summa Teologica (Sum Theolo I, q. 113) e scrive: «La custodia degli angeli è come una espansione della Divina Provvidenza, ed allora, poiché questa non viene meno per nessuna creatura, tutte si ritrovano sotto la custodia degli angeli». 

La festa degli angeli custodi in Spagna e in Francia risale al V secolo. Forse già a quei tempi cominciarono a pregare l’orazione che abbiamo imparato da bambini: «Angelo mio custode, dolce compagnia, non mi abbandonare né di notte né durante il dì».  Papa Giovanni Paolo II disse il 6 agosto 1986: «È molto significativo che Dio affidi agli angeli i suoi piccoli figli, che hanno sempre bisogno di cura e di protezione». 

Pio XI invocava il suo angelo custode all’inizio e alla fine di ogni giorno e, spesso, durante il giorno, specialmente quando le cose si ingarbugliavano. Raccomandava la devozione agli angeli custodi e nel congedarsi diceva: «Che il Signore ti benedica e il tuo angelo ti accompagni». Giovanni XXIII,  delegato apostolico in Turchia e in Grecia disse: «Quando con qualcuno devo sostenere una conversazione difficile, ho l’abitudine di chiedere al mio angelo custode di parlare all’angelo custode della persona con cui devo incontrarmi, perché mi aiuti a trovare la soluzione al problema». 

Pio XII diceva il 3 ottobre 1958 ad alcuni pellegrini nordamericani riguardo agli angeli: «Essi erano nelle città che avete visitato, ed erano vostri compagni di viaggio». 

Un’altra volta in un radiomessaggio disse: «Abbiate molta familiarità con gli angeli... Se Dio vuole, passerete tutta l’eternità nella gioia con gli angeli; imparate a conoscerli fin d’ora. La familiarità con gli angeli ci infonde un sentimento di sicurezza personale». 

Giovanni XXIII, in una confidenza ad un vescovo canadese, attribuì l’idea della convocazione del Concilio Vaticano II al proprio angelo custode, e raccomandava ai genitori che inculcassero ai propri figli la devozione all’angelo custode. «L’angelo custode è un buon consigliere, intercede presso Dio in nostro favore; ci aiuta nelle nostre necessità, ci difende dai pericoli e ci preserva dagli incidenti. Mi piacerebbe che i fedeli sentissero tutta la grandezza di questa protezione degli angeli» (24 ottobre 1962). 

E ai sacerdoti disse: «Chiediamo al nostro angelo custode che ci assista nella recita quotidiana dell’Ufficio divino affinché lo recitiamo con dignità, attenzione e devozione, sia gradito a Dio, utile per noi e per i nostri fratelli» (6 gennaio 1962). 

Nella liturgia del giorno della loro festa (2 ottobre) si dice che sono «celesti compagni affinché non periamo di fronte agli insidiosi assalti dei nemici». Invochiamoli con frequenza e non dimentichiamo che anche nei luoghi più nascosti e solitari c’è qualcuno che ci accompagna. Per questo san Bernardo consiglia: «Vai sempre con prudenza, come uno cha ha sempre presente il proprio angelo in tutti i percorsi». 

 

L’angelo consolatore 

Gli angeli custodi sono sempre al nostro fianco e ci ascoltano in tutte le nostre afflizioni. Quando appaiono, possono prendere forme differenti: bambino, uomo o donna, giovine, adulto, anziano, con ali o senza, vestiti come una persona qualsiasi o con una tunica luminosa, con una corona di fiori o senza. Non vi è forma che non possano prendere per aiutarci. A volte, possono presentarsi sotto una forma di un animale amico, come nel caso del cane «Grigio» di san Giovanni Bosco, o del passerotto che portava le lettere di santa Gemma Galgani alla posta o come il corvo che portò il pane e la carne al profeta Elia presso il torrente Querit (1 Re 17, 6 e 19, 5-8). 

Possono presentarsi anche come persone comuni e normali,  come l’arcangelo Raffaele quando accompagnò Tobia nel suo viaggio, ovvero in forme maestose e risplendenti come guerrieri in battaglia. Nel libro dei Maccabei si dice che «presso Gerusalemme ap­parve di fronte a loro un cavaliere vestito di bianco, armato con un’armatura d’oro e una lancia. Tutti insieme benedissero Dio misericordioso e si esaltarono sentendosi pronti non solo ad attaccare gli uomini e gli elefanti, ma anche ad attraversare muri di ferro» (2 Mac 11, 8-9). «Accesasi una lotta durissima, apparvero dal cielo ai nemici cinque uomini splendidi su cavalli dalle briglie d’oro, che guidavano i Giudei. Essi presero in mezzo il Maccabeo e, riparandolo con le loro armature, lo rendevano invulnerabile; contro gli avversari invece scagliavano dardi e folgori e questi, confusi e accecati, si dispersero in preda al disordine» (2 Mac 10, 29-30). 

Nella vita di Teresa Neumann (1898-1962), la grande mistica tedesca, si racconta che il suo angelo prendeva spesso le sue sembianze per apparire in luoghi di­versi ad altre persone, come se lei fosse in bilocazione. 

Qualcosa di paragonabile a que­sto racconta Lucia nelle sue “Me­morie” ri­guardo a Giacinta, en­trambi veggenti di Fatima. In una determinata circostanza, un suo cugino era scappato di casa con denaro rubato ai genitori. Quando ebbe sperperato il denaro, come accadde al figlio prodigo, vagabondò fino a che non finì in carcere. Però riuscì a fuggire e in una notte buia e tempestosa, perso fra i monti senza sapere dove andare, si mise in ginocchio a pregare. In quel momento gli apparve Giacinta (allora bimbetta di nove anni) che lo condusse per mano fino alla strada affinché potesse andare a casa dei suoi genitori. Dice Lucia: «Io chiesi a Giacinta se fosse verità quello che lui diceva, ma ella mi rispose che non sapeva neppure dove stessero quelle pinete e quei monti dove il cugino si era perso. Ella mi disse: io mi limitai a pregare e a chiedere grazia per lui, per compassione verso la zia Vittoria». 

Un caso molto interessante è quello del maresciallo Tilly. Durante la guerra del 1663, stava assistendo alla Messa quando il barone Lindela lo informò che il duca di Brunwick aveva dato inizio all’attacco. Tilly, che era uomo di fede, ordinò di predisporre ogni cosa per la difesa, affermando che avrebbe assunto il controllo della situazione non appena fosse terminata la Messa. Finita la funzione, si presentò sul luogo del comando: le forze nemiche erano già state respinte. Chiese allora chi avesse diretto la difesa; il barone restò esterrefatto e gli disse che era stato lui stesso. Il maresciallo rispose: «Io sono stato in chiesa ad assistere alla Messa, e giungo or ora. Non ho preso parte alla battaglia». Allora il barone gli disse: «Sarà stato il suo angelo a prendere il suo posto e la sua fisionomia». Tutti gli ufficiali e i soldati avevano visto il proprio maresciallo dirigere la battaglia di persona. 

Possiamo chiederci: come accadde ciò? Era un angelo come nel caso di Teresa Newmann o di altri santi? 

Suor Maria Antonia Cecilia Cony (1900-1939), religiosa francescana brasiliana, che tutti i giorni vedeva il suo angelo, racconta nella sua autobiografia che nel 1918 suo padre, che era militare, fu trasferito a Rio de Janeiro. Tutto trascorreva in modo normale e scriveva regolarmente finché un giorno smise di scrivere. Inviò solamente un telegramma dicendo che era ammalato, ma non gravemente. In realtà era molto malato, colpito dalla terribile pestilenza chiamata “spagnola”. Sua moglie gli inviava telegrammi, ai quali rispondeva il fattorino dell’albergo che si chiamava Michele. Du­rante questo periodo, Maria Antonia, prima di coricarsi, recitava tutti i giorni in ginocchio un rosario per suo padre e inviava il suo angelo perché lo assistesse. Quando l’angelo ritornava, al termine del rosario, le poneva la mano sulla spalla e allora poteva riposare tranquilla. 

Durante tutto il tempo in cui suo padre stette infermo, il fattorino Michele lo accudì con una dedizione particolare, lo conduceva dal medico, gli dava le medicine, lo puliva... Quando si fu ristabilito, lo portava a passeggio e gli riservava tutte le attenzioni di un vero figlio. Quando infine guarì completamente, il padre ritornò a casa e raccontava meraviglie di quel giovane Michele «di aspetto umile, ma che nascondeva un’anima grande, con un cuore generoso che infondeva rispetto e ammirazione». Michele si dimostrò sempre molto riservato e discreto. Non seppe di lui altro che il nome, ma null’altro della sua famiglia, né della sua condizione sociale e neppure volle accettare alcuna ricompensa per i suoi innumerevoli servigi. Per lui era stato il suo migliore amico, di cui sempre parlava con grande ammirazione e riconoscenza. Maria Antonia era convinta che questo giovane era il suo angelo custode, che lei inviava ad assistere il padre, poiché anche il suo angelo si chiamava Michele.  

 

L’angelo difensore

L’angelo è anche il nostro difensore che non ci abbandona mai e ci protegge da ogni potere del maligno. Quante volte ci avrà liberato dai pericoli dell’anima e del corpo! Da quante tentazioni ci avrà salvato! Per questo dobbiamo invocarlo nei momenti difficili ed essergli riconoscenti.

Si narra che quando papa san Leone Magno uscì da Roma per parlare con Attila re degli Unni, che nel V secolo voleva prendere e saccheggiare la città, apparve un angelo maestoso dietro al Papa. Attila, terrorizzato dalla sua presenza, comandò alle sue truppe di ritirarsi da quel luogo. Era l’angelo custode del Papa? Sicuramente Roma fu salvata miracolosamente da una terribile tragedia. 

Corrie ten Boom, nel suo libro “Marching Orders for the End Battle” racconta che, alla metà del XX secolo, nello Zaire (oggi Congo), durante la guerra civile, alcuni ribelli vollero prendere una scuola diretta da missionari per ucciderli tutti insieme ai bambini che avrebbero trovato lì, però non riuscirono ad entrare nella missione. Uno dei ribelli più tardi spiegò: «Vedevamo centinaia di soldati vestiti di bianco e dovemmo desistere». Gli angeli salvarono i bambini e i missionari da morte sicura. 

Santa Margherita Maria de Alacoque racconta nella sua autobiografia: «Una volta il diavolo mi buttò giù dall’alto della scala. Tenevo nelle mani un fornello pieno di fuoco e senza che questo si versasse o che io subissi danno alcuno, mi trovai in fondo, sebbene coloro che erano presenti ritenessero che mi fossi rotte le gambe; però, nel cadere, mi sentii sorretta dal mio fedele angelo custode, poiché circolava la voce che io godessi spesso della sua presenza». 

Molti altri santi ci parlano dell’aiuto ricevuto dal proprio angelo custode nei mo­menti della tentazione, come san Giovanni Bosco, al quale si manifestava sotto la figura di un cane, che lui chiamava Grigio, che lo difendeva dai poteri dei suoi nemici che volevano ucciderlo. Tutti i santi hanno chiesto aiuto agli angeli nei momenti della tentazione. 

Un religiosa contemplativa mi scrisse quello che segue: «Avevo due anni e mezzo o tre, quando la cuoca di casa mia, che mi accudiva quando era libera dai suoi compiti di cucina, mi portò un giorno in chiesa. Ella prese la Comunione, poi si tolse l’Ostia e la pose in un libricino; quindi uscì di gran fretta, portandomi in braccio. Giungemmo alla casa di una vecchia fattucchiera. Era una capanna immonda e piena di sudiciume. La vecchia depose l’Ostia sopra una tavola, dove vi era uno strano cane e quindi pugnalò l’Ostia varie volte con un coltello. 

Io, che per la giovane età nulla sapevo della presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, in quel momento ebbi l’inequivocabile certezza che in quell’Ostia vi era Qualcuno vivo. Da quell’Ostia sentii uscire un’ondata meravigliosa d’amore. Sentivo che in quell’Ostia c’era un essere vivo agonizzante per quell’oltraggio, ma che al tempo stesso era felice. Io mi avvicinai per raccogliere l’Ostia, ma la mia domestica me lo impedì. Allora levai la testa e vidi molto vicino all’Ostia quel cane con le fauci aperte che con gli occhi di fuoco voleva divorarmi. Guardai dietro come per chiedere aiuto e vidi due angeli. Penso fossero gli angeli custodi, il mio e quello della mia domestica, e mi parve che fossero loro che mossero il braccio della mia domestica per allontanarmi dal cane. Così mi liberarono dal male». 

L’angelo è il nostro protettore e sarà di nostro grande aiuto, 

se lo invochiamo. 

 

L’angelo di Dio

Viviamo in un mondo “invaso” da milioni di nemici invisibili che cercano la nostra rovina temporale ed eterna: i demoni. Immaginiamo che il nostro pianeta fosse invaso da extraterrestri più intelligenti e più potenti di noi. La rovina sarebbe sicura, e ciò è quanto accadrebbe, se non avessimo al nostro fianco l’aiuto di Dio, dei santi e degli angeli. Sciaguratamente molti uomini non credono nell’esistenza dei demoni, esseri perversi, nemici implacabili, che possono così lavorare impunemente nell’ombra e nel silenzio. Tutte le guerre, gli assassini, gli odi e le violenze sono in qualche modo promosse da loro. Il loro influsso malefico abbraccia tutti i campi dell’agire umano. 

E noi cosa facciamo per contrastare un nemico così possente? Ci proteggiamo con la preghiera e con le armi di Dio (oggetti benedetti eccetera)? Dobbiamo sapere che non siamo mai soli. Abbiamo un difensore che ci assiste: l’angelo custode. I “miracoli” della tecnica moderna non l’hanno fatto sparire, ma non può far nulla di fronte a chi non ha fede. Neppure Dio può fare nulla di fronte a uno che volontariamente si è dato al nemico e gli ha consegnato l’anima con il peccato mortale, perché rispetta la sua libertà. Quante morti e quante sofferenze sono state provocate dal maligno! Quanta pace e quanta gioia sono state ottenute con la fede e con la preghiera. Vediamo alcuni esempi veri. 

Un autobus di pellegrini è in marcia verso San Giovanni Ro­tondo per visitare padre Pio. Lungo il percorso è trattenuto da una furiosa tempesta di tuoni, fulmini e lampi. I pellegrini si ricordano del consiglio di padre Pio di inviargli il loro angelo custode di fronte a qualsiasi difficoltà. Il giorno seguente il padre dice loro: «Questa notte mi avete svegliato e ho dovuto pregare per voi. Fatelo sempre, così vi aiuterò». 

San Giovanni Bosco parlava molto ai suoi giovani dell’angelo custode. Uno di loro era muratore e pochi giorni dopo cadde dall’impalcatura con altri due. Aveva invocato il suo angelo custode prima di iniziare il lavoro e non si fece nulla, mentre gli altri due morirono. La differenza è evidente. 

Che bello sarebbe il mondo se tutti gli uomini avessero fede e amore verso Dio! Le loro vite risplenderebbero «come le stelle» (Dn 12, 3). Apriamo poi le porte e le finestre delle nostre anime alla luce di Dio con un sincero pentimento. Gli angeli ci aiuteranno perché sono come specchi che riflettono la luce di Dio intorno a sé. Essi sono canali dell’amore e della luce di Dio sopra le cose e gli uomini. Essi vogliono la tua felicità. Essi sono la gioia di Dio nel mondo e ti sorridono senza sosta, quando sei nella grazia e segui i loro consigli. 

Voglio sognare un mondo nuovo, pieno di luce e di amore, ove regni la gioia e la pace. Un mondo pieno di angeli, di fiori e di stelle. Un mondo senza male e senza il maligno. Un mondo felice. È un’utopia? Un giorno sarà realtà nel nuovo cielo e nella nuova terra, ove «non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate» (Ap 21, 4). Nel frattempo dobbiamo proseguire la battaglia per riconquistare il mondo a Dio. 

Ricorda che il tuo angelo è la gioia e il sorriso di Dio al tuo fianco. Ricorda che lui è tutto per te e ha la missione di farti felice. Quando sei triste, pensa alla gioia di Dio che ti accompagna. Quando sei senza rotta e ti trovi disorientato, pensa alla luce di Dio che ti illumina. E in ogni momento pensa che c’è un angelo di Dio vicino a te, un amico che ti ama e ti sorride. 

Che l’angelo del sorriso, dell’amore, della gioia, della luce e della pace ti accompagni sempre e ti dia la felicità di Dio nel tuo cuore. Amen. 

 

I santi e gli angeli

Vediamo quello che dicono i santi sull’angelo custode. 

San Bernardo (1090-1153) nella Regola ricorda ai suoi monaci che quando recitano l’Ufficio divino, lo facciano alla presenza di Dio e degli angeli. In un altro passo dice: «Siamo devoti e riconoscenti a questi custodi così esimi, sappiamo corrispondere al loro amore, onoriamoli per quanto possiamo e come siamo in dovere di fare...Siamo come fratelli più piccoli, e ci resta da percorrere un cammino lungo e pericoloso, ma non dobbiamo temere nulla perché siamo sotto la protezione di custodi così eccelsi. Essi, che ci guidano nel nostro cammino, non possono essere né vinti né ingannati, e ancor meno possono ingannarci. Sono fedeli, prudenti, e potenti. Perché spaventarci? Basta che li seguiamo e che rimaniamo uniti ad essi e così vivremo all’ombra dell’Onnipotente» (Sermone 12). 

La beata Angela da Foligno (1250-1309) era una donna molto bella, ricca e nobile, con un bel matrimonio e una bella famiglia di sette figli. Uno dopo l’altro morirono il suo sposo e i sette figli, ed ella, a quarant’anni, decise di dedicarsi totalmente al Signore, dopo aver distribuito i suoi beni ai poveri. Fu una santa mistica, che ricevette le stimmate e giunse al matrimonio spirituale con estasi frequenti. Rimase dodici anni senza mangiare né bere: riceveva solo la Comunione. 

Nel suo libro “Visioni e istruzioni” parla della visione frequente degli angeli. Dice: «Se non l’avessi provato, non avrei creduto che la vista degli angeli fosse capace di conferire tanta gioia». 

Santa Gertrude (+ 1334) racconta che un giorno si sentì ispirata a offrire la Comunione in o­nore dei nove cori degli angeli. Dio le permise di vedere quanto felici e riconoscenti fossero per questo atto di amore verso di loro. Non avrebbe mai potuto neppure sognare di poter dare loro tanta gioia. 

Santa Giovanna d’Arco (1412-1431), l’eroina francese, quando le chiesero il suo giudizio sugli angeli, rispose: «Molte volte li ho visti tra la gente». 

Santa Francesca Romana (1384-1440) ebbe la grazia di avere sempre vicino a sé il suo angelo custode per 34 anni. Lo vedeva di notte e di giorno. L’angelo irradiava una luce celestiale che illuminava l’abitazione affinché potesse recitare di notte l’Ufficio divino e accudire ai mestieri di casa. Lo vedeva alla sua destra sia che stesse in casa, in chiesa o per la via. Se qualcuno faceva qualcosa di cattivo in sua presenza, si copriva il volto con le mani. Era così intensa la luce che irradiava che non lo poteva guardare direttamente in fronte se non quando pregava, quando era tentata dai demoni o quando parlava del suo celeste protettore col suo confessore. 

Aveva la figura di un bambino di dieci anni, coperto da un abito bianco o tunica che gli giungeva fino alle caviglie, lasciando scoperti solo i piedi nudi; il suo volto guardava il cielo e le mani erano incrociate sul petto e i capelli sparsi sulla spalla in riccoli d’oro. 

San Francesco Saverio (1506-1552) scriveva in una lettera ai suoi fratelli di Goa: «Ho riposto la mia fiducia in Gesù Cristo , nella Vergine Maria e nei nove cori degli angeli, fra i quali ho eletto come protettore e campione della Chiesa militante san Michele; e non mi aspetto poco dall’arcangelo, alla cui cura si è affidato questo gran regno del Giappone. Ogni giorno mi raccomando a lui e a tutti gli angeli custodi dei Giapponesi». Era molto devoto al suo angelo, e sempre si raccomandava a lui. 

Santa Teresa di Gesù (1515-1582) ebbe molte visioni di angeli.  Racconta: «Vidi un angelo vicino a me in forma corporea, che sempre vedo con grande stupore... Non era grande, ma piccolo, molto bello, il viso così acceso che pareva venisse dagli angeli molto elevati, quelli che paiono avvolti di fiamme, di quelli che chiamano cherubini... Gli vedevo nelle mani un dardo d’oro spesso e al termine del metallo, mi sembrava avesse un po’ di fuoco. Mi pareva che me lo introducesse alcune volte nel cuore e che giungesse fino al ventre; quando lo levava mi sembrava che mi traesse tutta con sé e mi lasciasse totalmente infiammata di grande amore per Dio» (Vita 29, 13). 

San Francesco de Sales (1567-1622) prima di tenere un sermone, passava in rassegna tutti i suoi ascoltatori, e chiedeva ai loro angeli che disponessero in modo opportuno le loro anime ad ascoltare le sue parole. A questo fatto attribuiva la grande efficacia delle sue prediche per convertire i peccatori. 

Santa Margherita Maria de Alacoque (1647-1690) scrive nella sua “Autobiografia”: «Correva voce che io godessi spesso della presenza del mio angelo custode e che spesso lui mi rimproverasse... Non poteva tollerare la minima immodestia o mancanza di rispetto in presenza del mio Signore sacramentato, davanti al quale lo vedevo prostrato al suolo e voleva che anch’io facessi lo stesso... Lo trovo sempre disponibile ad assistermi nelle necessità e non mi ha mai rifiutato nulla di quanto gli ho chiesto... Un giorno Gesù mi disse: Figlia mia, non affliggerti, perché voglio darti un custode fedele che ti accompagni ovunque e ti assista in tutte le tue necessità esteriori ed interiori, impedendo che il tuo nemico approfitti delle tue mancanze in cui crede di averti fatto cadere per le sue suggestioni... Questa grazia mi comunica una tal forza che mi sembra di non dover temere nulla, poiché questo custode fedele della mia anima mi assiste con tanto amore che mi libera da tutte queste pene... Quando il Signore mi visitava, non vedevo più il mio angelo. Gliene chiesi il motivo, e mi disse che, per tutto quel tempo, egli rimaneva prostrato con profondo rispetto, per rendere omaggio alla grandezza infinita del Signore che si abbassava fino alla mia piccolezza; ed in effetti lo vedevo così ogniqualvolta il mio Sposo divino mi elargiva le sue amorose tenerezze» (Memoria alla M. Saumaise). 

La Beata Anna Caterina Emmerick (1774-1824) dice: «Il mio angelo mi accompagna spesso; alcune volte cammina davanti a me; altre volte al mio fianco. È sempre silenzioso e calmo e accompagna le sue brevi risposte con qualche movimento della mano o con qualche inclinazione della testa. È luminoso e trasparente; a volte è severo ovvero amorevole. I suoi capelli sono lisci, sciolti e mandano riflessi. Ha il capo scoperto e veste un ampio abito, splendente come oro. Parlo in confidenza con lui e mi dà istruzioni. Al suo fianco sento una gioia celestiale... In certi casi ho visto angeli sopra regioni e città, intenti a proteggerle e a difenderle». 

Santa Michela del Santissimo Sacramento (1809-1865) dice nella sua “Autobiografia”: «Adoperare gli angeli per me è un fatto comune e quotidiano. Quando ho bisogno di chiamare una persona, mando l’angelo e successivamente questa giunge, sia essa a me nota o sconosciuta. Di giorno, di notte, di buon’ora o tardi ho chiamato in questo modo il mio segretario che viveva assai lontano, e sempre l’angelo me lo ha portato. Mai mi ha deluso e molti giorni, per casi imprevisti, ho chiamato la stessa persona anche tre volte ed è sempre venuta. Desiderosa sapere in qual modo mi facessero questo servizio, tutti mi dicevano sempre la stessa cosa, che avevano sentito un’inquietudine. Tutti entravano da me dicendo: Mi ha chiamato attraverso un angelo? Non mi ha lasciato in pace finché non sono venuto. Per questo a tutte le persone che frequento dico che usino gli angeli come faccio io». 

Sant’Antonio Maria Claret (1807-1870) scrive nella sua “Autobiografia” che il 21 settembre 1839, giunto a Marsiglia per imbarcarsi verso Roma, gli si presentò un cavaliere che «fu con me così fine, così amabile, così interessato a me in quei cinque giorni, che pareva che un grande Signore lo avesse inviato a me per assistermi con ogni cura. Pareva più un angelo che un uomo: così modesto, così allegro e al tempo stesso così pacato, così pio e devoto, che mi conduceva sempre nelle chiese, una cosa che mi piaceva molto. Non mi disse mai di entrare in un caffé o in posti simili, né mai lo vidi mangiare o bere». Sarà stato il suo angelo custode? Lo stesso santo ci dice ancora che durante le molte persecuzioni subite dai suoi nemici, esperimentò visibilmente la protezione della Santissima Vergine e degli angeli e santi. «La Santissima Vergine e i suoi angeli mi accompagnarono in cammini sconosciuti, mi  liberarono dai ladroni e dagli assassini e mi condussero in porto sicuro senza saper come» (c. 31). 

Santa Caterina Labouré (1806-1876) ebbe la fortuna di vedere il suo angelo sotto forma di un bambino, che la destò nella notte del 18 luglio 1830. Era bellissimo, vestito di bianco, e parlava con voce celestiale. Le disse: «Vai alla cappella, perché lì ti attende la beata Vergine Maria; io ti accompagno». Si veste rapidamente e segue l’angelo verso la cappella. Al suo passaggio, le lampade si accendono automaticamente e le porte si aprono. Giunti sul luogo, la cappella era già illuminata. Quando Maria appare, ella si rifugia nel suo grembo e avverte una gioia che viene dal cielo. Maria, fra le altre cose, le dice, indicandole il ta­bernacolo, che, se avrà dei problemi, ricorra a Gesù Sacramentato. 

San Giovanni Bosco (1815-1888) diceva ai suoi giovani: «L’angelo custode ha molto più desiderio di aiutarvi di quanto voi ne abbiate nell’essere aiutati da lui... In ogni afflizione accorrete a lui con fiducia ed egli vi aiuterà». Nella sua “Autobiografia”parla del fatto straordinario di un cane che gli apparve per trent’anni senza che mai lo vedesse mangiare. Aveva l’aspetto di un lupo, era alto un metro e il santo lo chiamava Grigio. Lo salvò dalla morte in diverse circostanze. Don Bosco riteneva si trattasse del suo angelo custode. Dice ad esempio: «Una sera buia e ormai molto inoltrata, tornavo a casa solo e con non poca paura, quando vedo vicino a me un grosso cane che a prima vista mi spaventò. Però non mi minacciava con atteggiamenti ostili, anzi mi faceva moine come se io fossi il suo padrone. Entrammo subito in ottimo rapporto e mi accompagnò fino all’oratorio. Lo stesso fatto si ripeté molte altre volte, cosicché posso dire che Grigio mi ha fornito servigi importanti... Non ho mai conosciuto il suo padrone, ma  per me  fu una vera provvidenza in molti pericoli che incontrai». 

Santa Gemma Galgani (1878-1903) scrive nel suo diario: «Gesù non mi lascia stare sola un istante, senza che io sia sempre in compagnia con il mio angelo custode... L’angelo, dal momento in cui mi alzavo, cominciava a svolgere la funzione di mio maestro e guida: mi riprendeva sempre quando facevo qualcosa di male e mi insegnava a parlare poco». A volte, l’angelo la minacciava di non farsi più vedere se non avesse obbedito al confessore in tutto. Richiamava la sua attenzione quando faceva male qualcosa e la correggeva costantemente perché fosse perfetta in tutto. In certe occasioni, stabiliva delle norme: «Chi ama Gesù, parla poco e sopporta molto. Obbedisce puntualmente al confessore in tutto senza replicare. Quando commetti qualche sbaglio, fai subito atto di accusa e chiedi scusa. Ricordati di trattenere i tuoi occhi e pensa che l’occhio mortificato vedrà le meraviglie del cielo» (28 luglio 1900). 

Per molti giorni, quando si svegliava al mattino, lo  trovava al suo fianco mentre l’aiutava, la benediceva prima di sparire alla sua vista. Spesso le indicava che «il cammino più rapido e più sicuro  [per arrivare a Gesù] è quello dell’obbedienza» (9 agosto 1900). Un giorno le disse: «Sarò la tua guida e il tuo compagno inseparabile». 

L’angelo le dettava le lettere: «Molto presto scriverò a M. Giuseppa, ma devo aspettare che venga l’angelo custode e me la detti, perché io non so cosa dirle». Scriveva al suo direttore: «Dopo la sua partenza sono rimasta con i miei amati angeli, però solo il suo e il mio si lasciavano vedere. Il suo ha imparato a fare ciò che faceva lei. Al mattino viene a svegliarmi e per la notte mi dà la sua benedizione... Il mio angelo mi abbracciò e mi baciò molte volte... Mi sollevò dal letto, mi accarezzò teneramente e baciandomi mi diceva: Gesù ti ama molto, amalo anche tu. Mi benedisse e sparì. 

Dopo il pranzo mi sentii male; allora l’angelo mi porse una tazza di caffè, cui aggiunse alcune gocce di un liquido bianco. Era così saporoso che subito mi sentii guarita. Poi mi fece riposare un poco. Molte volte  lo invio a chiedere permesso a Gesù perché resti in mia compagnia tutta la notte; va a chiederlo e ritorna, e non mi abbandona, se Gesù lo autorizza, fino al mattino seguente» (20 agosto 1900). 

L’angelo le faceva da infermiere e le portava le lettere alla posta. «La presente, -scrive al suo direttore, padre Germano di santo Stanislao-, la consegno al suo angelo custode che mi ha promesso di dargliela; faccia altrettanto e risparmi qualche centesimo... Venerdì mattina spedii una lettera tramite il suo angelo custode, che mi promise di portargliela, cosicché suppongo che l’avrà ricevuta». La prese lui stesso con le sue mani. A volte giungevano a destinazione in bocca ad un passerotto, così come lo vide il suo direttore, che scrive: «Ella incaricava il suo angelo da parte del Signore, la Santissima Vergine e i suoi santi protettori, inoltrando lettere chiuse e sigillate da loro con l’incarico di riportarle la risposta, che in effetti giungeva... Quante volte, mentre parlavo con lei, le chiedevo se il suo angelo fosse al suo posto per farle da guardia. Gemma volgeva con incantevole disinvoltura il suo sguardo verso il luogo solito e rimaneva estasiata in contemplazione e fuori dai sensi per tutto il tempo in cui lo fissava». 

Suor Maddalena della Croce, che morì santamente il 30 novembre 1919, dall’età di cinque anni incominciò a vedere il suo angelo custode, un arcangelo che Dio le aveva destinato per sua guida. Scrisse un diario in cui trascrisse tutte le conversazioni con Gesù, Maria e il suo angelo custode. Racconta: «Vedo il mio angelo spesso, a volte lo mando dai miei figli spirituali  e gli chiedo che mi aiuti. È un angelo molto bello, con una capigliatura d’oro... A volte sorride dolcemente, specie quando gli affido un incarico per i miei figli spirituali... Nessun sacerdote dovrebbe trascurare di salutare l’angelo della sua chiesa, della parrocchia a cui appartiene. Le grazie che può ricevere sono grandi, però raramente gliele chiedono, e così raramente si ricevono... Ogni diocesi, ogni regno, ogni ordine religioso ha il suo proprio angelo». 

Santa Faustina Kowalska (1905-1938) scrive nel suo “Diario”: «Il mio angelo mi accompagnò nel viaggio fino a Varsavia. Quando entrammo nella portineria [del convento] sparì... Di nuovo quando partimmo con il treno da Varsavia fino a Cracovia, lo vidi nuovamente al mio fianco. Quando giungemmo alla porta del convento sparì» (I, 202). 

«Durante il tragitto vidi che sopra ogni chiesa che si incontrava nel viaggio c’era un angelo, però di una lucentezza più tenue di quello dello spirito che mi accompagnava. Ognuno degli spiriti che custodiva i sacri edifici si inchinava davanti allo spirito che era al mio fianco. Ringraziavo il Signore per la sua bontà, dato che ci regala angeli come compagni. Oh, quanto poco la gente pensa al fatto che tiene sempre al suo fianco un così grande ospite e al tempo stesso testimone di tutto!» (II, 88). 

Un giorno, mentre era inferma... «all’improvviso vidi vicino al mia letto un serafino che mi porse la santa Comunione, pronunciando queste parole: Ecco qui il Signore degli angeli. Il fatto si ripeté per tredici giorni... Il serafino era circonfuso di grande splendore e da lui traspariva l’atmosfera divina e l’amore di Dio. Aveva una tunica dorata e sopra di essa portava una cotta trasparente e una stola pure luminosa. Il calice era di cristallo ed era coperto da un velo trasparente. Appena mi diede il Signore sparì» (VI, 55). «Un giorno disse a questo serafino: “Mi potresti confessare?” Ma egli mi rispose: nessuno spirito celeste ha questo potere» (VI, 56). «Molte volte Gesù mi fa conoscere in modo misterioso che un’anima agonizzante ha bisogno delle mie preghiere, però spesso è il mio angelo custode che me lo dice» (II, 215). 

La Venerabile Consolata Betrone (1903-1946) era una religiosa cappuccina italiana, alla quale Gesù chiese di ripetere costantemente l’atto di amore: “Gesù, Maria, vi amo, salvate anime”. Gesù le diceva: «Non aver paura, pensa solo ad amarmi, io penserò a te in tutte le tue cose fin nei minimi dettagli». A un’amica, Giovanna Compaire, diceva: «Di sera prega il tuo buon angelo custode affinché, mentre tu dormi, egli ami Gesù al tuo posto e ti svegli il mattino seguente ispirandoti l’atto d’amore. Se tu sarai fedele nel pregarlo ogni sera, egli sarà fedele ogni mattino nello svegliarti con un “Gesù, Maria, vi amo, salvate anime». 

Il Santo Padre Pio (1887-1968) ha innumerevoli esperienze dirette con il suo angelo custode e raccomandava ai suoi figli spirituali di inviargli il loro angelo quando avevano dei problemi. In una lettera al suo confessore chiama il suo angelo «il piccolo compagno della mia infanzia». A conclusione delle sue lettere soleva scrivere: «Salutami il tuo angelino». Accomiatandosi dai suoi figli spirituali, diceva loro: «Che il tuo angelo ti accompagni». A una delle sue figlie spirituali diceva: «Che amico puoi avere più grande del tuo angelo custode?» Quando giungevano lettere sconosciute per lui, l’angelo le traduceva. Se erano macchiate d’inchiostro e illeggibili (a causa del demonio) l’angelo gli diceva che vi spruzzasse sopra acqua benedetta e tornavano leggibili. Un giorno l’inglese Cecil Humphrey Smith ebbe un incidente e restò gravemente ferito. Un suo amico corse all’ufficio postale e inviò un telegramma a Padre Pio per chiedere orazioni per lui. In quel momento il postino gli consegnò un telegramma di Padre Pio, in cui assicurava le sue preghiere per la sua guarigione. Quando guarì, andò a trovare Padre Pio, lo ringraziò per le sue preghiere e gli chiese come avesse saputo dell’incidente. Padre Pio, dopo un sorriso, disse: «Pensi che gli angeli siano lenti come gli aereoplani?» 

Durante la seconda guerra mondiale, una signora disse a Padre Pio che era preoccupata perché non aveva notizie di suo figlio che era al fronte. Padre Pio le disse che gli scrivesse una lettera. Ella rispose che non sapeva dove scrivere. «A questo penserà il tuo angelo custode», le rispose lui. Scrisse la lettera, mettendo sulla busta solo il nome di suo figlio e la lasciò sul suo comodino. Il mattino seguente non era più lì. Dopo quindici giorni ricevette notizie di suo figlio, che rispondeva alla sua lettera. Padre Pio le disse: «Ringrazia di questo servigio il tuo angelo». 

Un altro caso molto interessante capitò ad Attilio De Sanctis il 23 dicembre 1949. Doveva andare da Fano a Bologna su una Fiat 1100 con sua moglie e due figli a prendere l’altro figlio Luciano che studiava nel collegio “Pascoli” di Bologna. Al ritorno da Bologna a Fano era molto stanco e percorse 27 chilometri nel sonno. Due mesi dopo questo fatto andò a San Giovanni Rotondo a vedere padre Pio e gli raccontò quanto era accaduto. Padre Pio gli disse: «Tu dormivi, ma il il tuo angelo custode guidava la tua auto». 

- «Ma davvero, dice sul serio?» 

- «Sì, hai un angelo che ti protegge. Mentre tu dormivi lui guidava l’auto». 

Un giorno del 1955 il giovane seminarista francese Jean Derobert andò a far visita a padre Pio a San Giovanni Rotondo. Si confessò da lui e padre Pio, dopo avergli impartito l’assoluzione, gli chiese: «Credi al tuo angelo custode?» 

- «Non l’ho mai visto» 

- «Guarda bene, è con te ed è molto bello. Lui ti protegge, tu pregalo». 

In una lettera inviata a Raffaelina Cerase il 20 aprile 1915 le diceva: «Raffaelina, come mi consola il fatto di sapere che siamo sempre sotto lo sguardo vigile di uno spirito celeste che non ci abbandona mai. Abituati a pensare sempre a lui. Al nostro fianco vi è uno spirito che, dalla culla alla tomba, non ci abbandona un istante, ci guida, ci protegge come un amico e ci consola, specialmente nelle ore della tristezza. Raffaelina, questo buon angelo prega per te, offre a Dio tutte le tue buone opere, i tuoi desideri più santi e più puri. Quando ti sembra di essere sola ed abbandonata, non lamentarti di non avere nessuno a cui confidare i tuoi problemi, non dimenticarti che questo compagno invisibile è presente per ascoltarti e per consolarti. Oh,che felice compagnia!» 

Un giorno stava pregando il Rosario alle due e mezza della notte quando fra Alessio Parente gli si avvicinò e gli disse: “C’è una signora che chiede cosa deve fare con tutti i suoi problemi». 

- «Lasciami, figlio mio, non vedi che sono molto impegnato? Non vedi tutti questi angeli custodi che vanno e vengono portandomi i messaggi dei miei figli sprituali?» 

- «Padre mio, non ho visto neppure un solo angelo custode, ma ci credo, perché non si stanca di ripetere alla gente di inviarle il loro angelo». Fra Alessio scrisse il libriccino su padre Pio intitolato: “Mandami il tuo angelo”. 

Il beato Escribá de Balaguer, nel libro “Cammino”, scrive: «Abbi confidenza con il tuo angelo custode. Trattalo come un amico intimo ed egli saprà renderti mille servizi nelle faccende ordinarie di ogni giorno». Aveva molta devozione all’angelo custode e non fu una casualità che il Signore abbia fondato l’Opus Dei per mezzo di questo beato il 2 ottobre 1928, festa degli Angeli Custodi, mentre rintoccavano le campane della chiesa di Nostra Signora degli Angeli di Madrid. 

La venerabile suor Monica di Gesù (1889-1964) fu una mistica agostiniana riformata, che aveva una relazione familiare con il suo angelo custode, che chiamava “fratello maggiore”. Vediamo quello che dice in alcune lettere al suo direttore, padre Eugenio Cantera: «Il giorno due la madre mi regalò alcune caramelle. Mentre ero in cella, dissi all’angelo: Non vorrei che “mattacchione” [il diavolo] me le rubasse. L’angelo mi disse: Ti insegnerò a nasconderle in modo tale che non te le porti via. Prese una cassetta e mi disse: Ponile qui. Sul coperchio mise una stampa della Madre di Gesù e mi disse: Non temere: qui non può arrivare» (4 ottobre 1923). 

«Il giorno 7 il mio fratello maggiore mi disse: Il nostro nonno [il padre del suo direttore] è morto. Vedendo che piangevo, l’angelo mi disse: non piangere, è stata la volontà di Gesù a portarselo via e gli ha fatto un beneficio. Chiesi all’angelo se la sua anima si era salvata e mi disse di sì, ma che era stata condotta in Purgatorio per un po’ di tempo. Gli dissi che mi facevo garante per lui e che dicesse a Gesù che desse a me quello che avrebbe dovuto soffrire e che lo portasse alla gioia. Il fratello maggiore mi disse di fare la comunione per lui per nove giorni con molto fervore» (15 luglio 1919). 

Il 30 maggio 1919, sul Colle degli Angeli a Madrid ebbe luogo la consacrazione della Spagna al Cuore di Gesù, attuata da re Al­fonso XIII. Suor Monica di Gesù dice: «Che bel giorno! Inviai il mio fratello maggiore in aiuto al Re, e così fece, poiché si collocò al suo fianco destro» (19 giugno 1919). 

Nel giorno di Natale del 1921 venne il Bambino Gesù con Maria a trovarla. Racconta: «Quanti baci diedi al Bambino Gesù che Maria teneva nelle sue braccia! Quante cose gli dissi nella Santa Notte. A conclusione dell’ottava dei re Magi, mi tolsi la medaglia che il mio angelo mi aveva dato in questa Notte Santa. Io dicevo: È molto bella, non mi va di perderla. L’angelo mi disse: Non togliertela: io l’ho portata tutti i giorni, e tu subito vuoi metterla in un angolo. La presi e la porto sempre tutti i giorni» (30 gennaio 1922). 

«Nel mio giorno (Di compleanno ?????), molto presto, venne dapprima il mio fratello maggiore e poco dopo venne Gesù. E sapete cosa fece il fratello maggiore? Sempre quando viene Gesù si prostra un poco discosto, ma nel mio giorno non fece questo. Mi prese la mano e mi presentò a Gesù. Poi venne la madre di Gesù e fece lo stesso. Poi venne nostra madre santa Monica ed ella pure mi presentò. Rimasero un poco tutti e tre; mi chiesero quanto li amavo e mi consigliarono di amare Gesù come io volevo amarlo... Tutti sorridevano alle mie parole e se ne andarono tutti insieme. Il fratello maggiore rimase e mi diede spiegazioni. A nome di Gesù mi disse che il giorno precedente si erano confessate cinque anime per le quali da tanto tempo stavo pregando Gesù che lo facessero come regalo per me. Il fratello maggiore a sua volta mi disse: Io ho conquistato due anime per Gesù nel tuo giorno. Una non si confessava da quattordici anni e l’altra da 25. Questi furono i regali di Gesù e del mio fratello maggiore nel mio giorno» (8 maggio 1918). 

Il Giovedì Santo del 1919 dalle dieci del mattino fino alle dieci e mezzo della sera del Sabato Santo fece compagnia a Gesù nel suo dolore. Racconta: «Mi paralizzava una sofferenza così grande che non mi rendevo conto di nulla di questa vita e non sapevo neppure dov’ero. Successivamente ricordo che il mio fratello maggiore, durante questo tempo di tanto in tanto mi diceva: In quest’ora Gesù si trovò in questa parte, in questa situazione o in quell’altra e tutto quanto mi diceva mi immergeva ancor più nelle pene e nelle amarezze che Gesù aveva sofferto. Mi diceva anche quando dovevo andare a compiere i doveri di comunità e cosa dovevo fare in essi, come andare al refettorio e alla penitenza... Al termine di tutto ciò venne l’angelo con il volto così allegro che sembrava un altro e mi disse: Gesù è già resuscitato. Alleluia! La sua gioia penetrò talmente nel mio spirito e in tutto il mio essere che ormai non mi rendevo conto di ciò che avveniva, o facevo, o dove mi trovavo. Mi ritrovai nella cella... Alle tre del mattino venne Gesù così splendente che da tutte le parti era un unico splendore, ma dalle sue cinque piaghe usciva una luce particolare» (21 aprile 1919). 

«Rimasi alcuni giorni a letto e il mio angelo mi condusse Gesù durante il mattino e il fratello maggiore suo [forse del confessore] portava ciascuno una candela che faceva luce a Gesù. Questo accadde l’8 e il 13; negli altri giorni scesi io a fare la Comunione. Quanto buono è il mio angelo! Quanto mi vuole bene!» (22 gennaio 1923). 

«All’alba vennero i sette angeli [del gruppo delle anime vittime]. Erano molto contenti e tirai fuori le stampe, una per ciascuno. Diedi al mio angelo quella che desideravo per lui e successivamente egli consegnò le altre. Trascorremmo un buon momento e si disposero ad amare Gesù. Ma sapete voi cosa consegnò ai sette la povera suor Monica?... La vigilia degli angeli, nella preghiera dei vespri mi stavo concentrando. Vidi tutti i fratelli maggiori di ognuna di quelle che erano nel coro. Ciò mi diede molta gioia, ma provai anche sofferenza, perché tutti erano contenti, anche se non tutti gioiosi. Chiesi il motivo di ciò al mio angelo e mi rispose che dipendeva dal fatto che alcune non pregavano con tutto il fervore che essi desideravano che le anime avessero» (4 ottobre 1923). 

Suor Monica non solo giocava con il suo angelo, ma adempiva tutti i suoi lavori nell’orto o nel pollaio con lui. Ovunque loro due avevano un solo pensiero: Gesù e la salvezza delle anime. 

Molti altri santi hanno avuto la grazia di vedere il proprio angelo custode. Fra gli altri santa Rosa da Lima, santa Angela Merici, san Filippo Neri, san Ramón Nonato, santa Brigida, san Paolino da Nola, santa Mar­gherita da Cortona, santa Caterina da Siena... L’angelo custode svegliava san Raimondo da Peñafort per la preghiera; alla beata Francesca delle cinque pia­ghe, quando ebbe una mano inferma, divideva il pane a tavola. A santa Rosa da Lima faceva da fattorino e mentre era inferma, le preparò una tazza di caffè. Alla beata Crescenza de Hos accendeva il fuoco e guardava le pentole perché potesse rimanere più tem­po in preghiera. A sant’Isidoro arava i campi mentre assisteva alla messa. 

Una volta san Domenico Savio salvò suo fratello che stava per morire annegato e quando gli chiesero in qual modo si fosse lanciato per salvarlo senza saper nuotare ed essendo così debole disse «Non ero solo, era con me il mio angelo». 

Per questo possiamo contare su di lui in tutto. È un amico sincero e leale, semplice e servizievole. Siamo riconoscenti e diciamogli molte volte che gli vogliamo molto bene e che siamo molto riconoscenti per la sua custodia; quanto più lo invochiamo e chiediamo il suo aiuto tanto più potrà aiutarci e benedirci. 

Santa Teresina del Bambin Gesù aveva per lui molta devozione e in una delle sue poesie gli dice: 

O glorioso custode del mio corpo e della mia anima, che brilli nel cielo pieno di luce e di splendore! Per me scendi sulla terra e m’illumini con la tua luce. Ti fai mio fratello e mio amico, tu sei mio consolatore. (PO 40) 

 

Altre testimonianze

Padre Eugenio Prevost (1860-1946) scriveva: «Nel giorno della mia ordinazione sacerdotale mi tornò alla mente molto forte ciò che aveva detto padre Aymard sulla sua ordinazione sacerdotale, cioè che in quel giorno l’angelo custode passa dal lato destro a quello sinistro, e lascia quel posto alla Santissima Vergine. Questo pensiero penetrò nella mia anima e mi diede una profonda emozione. Ora sono pienamente convinto che la Vergine Maria si colloca alla destra del sacerdote. 

Ho sentito palesemente questa presenza di Maria al mio fianco destro, e ho sentito chiaramente gli stretti legami che uniscono la mia anima con Maria da quando sono sacerdote. Ciò che attira Maria è la fusione che si compie nel momento della ordinazione tra Gesù e il sacerdote. Lei vede la presenza del suo Figlio divino nel sacerdote». Per questo poteva dire: Grazie, Padre, per la dignità sacerdotale che è più grande di quella dei cherubini e dei serafini. 

Nelle apparizioni di Garabandal, nel nord della Spagna, fra il 1961 e il 1965, un giorno la Vergine disse alle quattro bambine: «Se incontrate un sacerdote che parla con un angelo, chi salutate per primo?» Esse risposero: l’angelo. La Vergine le corresse dicendo: «No, no, per primo dovete salutare il sacerdote, perché ha più dignità dell’angelo, poiché può celebrare la Messa, e questo l’angelo non lo può fare». In queste apparizioni il 18 ottobre 1961 si presentò loro per la prima volta l’arcangelo san Michele, come un bambino di nove anni. Le bambine, oggi sposate, recitano tutti i giorni il Rosario e tutti i giorni invocano il loro angelo custode. La vergine raccomandò loro che facessero anche molti sacrifici e molte visite al Santissimo Sacramento (18 ottobre 1961). 

Edvige Carboni, la stimmatizzata di Sardegna, morta nel 1952, aveva il privilegio di vedere molte volte il suo angelo custode. Racconta nel suo “Diario”: «La mia povera madre a volte mi mandava a far compere di notte. Dovevo camminare da sola nell’oscurità, specialmente in sentieri solitari... All’improvviso vedevo il mio angelo custode che mi diceva: Non temere, ci sono io con te e ti faccio compagnia. Io entravo nell’abitazione per comprare e lui rimaneva fuori. Poi mi accompagnava di nuovo fino alla porta della mia casa e spariva». 

L’angelo faceva compagnia a Teresa Musco (1943-1976), la stimmatizzata di Caserta, nella sua preghiera quotidiana. Scrive nel suo “Diario”: «L’angelo viene tutte le mattine a visitarmi e mi fa pregare con lui». Questo ci viene detto nel Salmo 137, 1: «Alla presenza degli angeli canterò per te, Si­gnore». 

Georgette Faniel è una stimmatizzata canadese, che Pierre Jovanovic intervistò nel­la sua casa di Montreal nel 1994, alla presenza del suo direttore spirituale, il gesuita padre Guy Girard. Ella aveva ormai 76 anni, era un’anima vittima per i peccatori e riviveva tutti i venerdì la Passione di Cristo. Le chiese: “Lei è sposa di Cristo?” 

- «L’unione ebbe luogo il 22 febbraio 1953, quando mi chiese se accettavo di essere sua sposa e di portare la sua croce per salvargli anime». 

- Lei è sposa di Cristo ed anche del Padreterno? 

- «Sono sposa della Trinità». 

- Come è avvenuto il suo matrimonio? Ha ricevuto un anello? 

- «Sì, però l’anello è invisibile; lo porto sull’anulare sinistro. Maria era presente con tutta la corte celeste». 

- La corte celeste? 

- «Sì, gli angeli, gli arcangeli e tutti quelli che adorano Dio e partecipano alla realizzazione delle sue opere». 

- E, come sono gli angeli? 

- «Sono di uno splendore incredibile... sembra che siano fatti per adorare Dio, per servirlo e per aiutarci, come gli angeli custodi, ad esempio». 

- Lei, Georgette, vede il suo angelo custode? 

- «Sì, lo vedo» 

- E come è? 

- «Molto bello [Georgette ride come una collegiale], porta una tunica bianca, ma la sua bellezza non può essere paragonata a nessuna bellezza u­mana. 

Non ho mai visto un uomo così bello. 

Durante l’Eucaristia vedo an­che altri angeli. 

Stanno in adorazione, prostrati dinanzi alla presenza reale di Dio di fronte all’altare. 

Non comprendo come alcune persone, compresi i sacerdoti, non credano che l’angelo custode ci accompagni sempre».

Katsuko Sasagawa, nata nel 1931, è una religiosa contemplativa giapponese convertita dal Buddismo, cui la Vergine apparve in varie occasioni. Nel 1973 due mesi dopo essere entrata nel convento di Akita (Giappone), mentre era sola dinanzi al Santissimo Sacramento, il tabernacolo si aprì e fu avvolta da una luce straordinariamente luminosa. Inoltre altre volte vide una luce indescrivibile uscire dal tabernacolo. In quei momenti avverte una gioia e una felicità inesprimibile a parole. Un’altra volta vide anche una moltitudine immensa di angeli davanti al tabernacolo, in uno spazio che pareva aprirsi all’infinito. Ella ci dice: «La luce dell’Ostia era così lucente che non potevo guardarla; chiusi gli occhi e mi prostrai fino al suolo». 

Il 29 giugno 1973, mentre il vescovo (cui aveva raccontato ogni cosa) celebrava la Messa nella cappella, le apparve l’angelo custode alla sua destra. L’angelo aveva l’aspetto di una signora avvolta nella luce, che la accompagnava nella preghiera. La sua voce era meravigliosa, limpida e ridondava nella sua testa come un’armonia autentica proveniente dal cielo. 

Durante la Messa l’angelo la consacrò come vittima d’amore a Gesù e nella sua mano destra apparve una ferita che incominciò a sanguinare. Chiese spiegazione all’angelo e costui le sorrise dicendo: «Una ferita simile alla tua si manifesterà nella mano destra dell’immagine della Vergine e sarà molto più dolorosa». 

Questa immagine della Vergine che si conserva nella cappella era di legno, con lineamenti giapponesi, ed era stata realizzata da un artista buddista. Incominciò a sanguinare dalla mano destra fino al 29 settembre 1973, festa dell’arcangelo san Michele, patrono del Giappone. 

Il 4 gennaio 1975 l’immagine della Vergine incominciò a lacrimare e a versare lacrime di sangue, dando inizio al primo dei miracoli che furono visti da diversi milioni di giapponesi di diverse religioni attraverso la televisione. Il vescovo dichiarò che si trattava di un vero miracolo. Questo fenomeno continuò fino al 15 settembre 1981, giorno dell’ultima delle 101 lacrimazioni di sangue umano. L’angelo custode della contemplativa le spiegò il significato di 101. Lo zero sta a significare il Dio eterno. Il primo numero 1 rappresenta Eva e il secondo Maria, poiché il peccato ebbe origine da una donna e la salvezza è venuta egualmente da un’altra donna, Maria. 

La religiosa ama moltissimo il suo angelo custode, che ha visto in molte occasioni. Il 2 ottobre 1973, festa degli angeli custodi, durante la Messa, al momento della consacrazione le apparvero otto angeli che pregavano davanti all’Ostia luminosa. 

Erano gli angeli custodi delle otto religiose della comunità. Stavano in ginocchio intorno all’altare e formavano un semicerchio. Non avevano ali e il loro corpo effondeva una luce misteriosa e luminescente. Gli otto angeli adoravano il Santissimo Sacramento con grande devozione. La religiosa giapponese dice: «Al momento della Comunione il mio angelo mi invitò a farmi avanti, frattanto mi era possibile distinguere chiaramente gli angeli custodi delle otto religiose della comunità. Essi davano l’impressione di guidarle con gentilezza e con affetto. Per me tutto questo fu più chiaro di qualsiasi spiegazione teologica. Per questo credo fermamente nell’esistenza degli angeli custodi». 

 

Testimonianze attuali

Una religiosa contemplativa mi scrisse in una lettera la sua esperienza con l’angelo durante la Messa: «Un giorno, al momento della consacrazione, all’improvviso, senza che vi pensassi, vidi al mio fianco destro il mio angelo custode, immerso in profonda adorazione davanti a Gesù Eucaristia, con il volto prono a terra. Dopo l’elevazione potei vedere il suo viso. Era sublime e bellissimo. Non lo potrò mai dimenticare talmente si è impresso nel mio intimo per sempre. Non avevo mai visto un volto così maestoso e, al tempo stesso, pieno di bontà e di purezza, di amore e di gioia. Il suo sorriso era bellissimo, un angolo di paradiso. Stette al mio fianco fino alla Comunione. Mi accompagnò a ricevere Gesù e sparì». 

Dal Brasile un’altra religiosa mi raccontava: «Da bambina intrattenni una grande amicizia con il mio angelo. Parlavamo come se ci vedessimo. In molte occasioni mi ha liberato dai pericoli o mi ha mostrato il pericolo. Quando ero piccola pensai di dargli un nome che significasse molta purezza e gli misi nome Celeste ed ancor oggi lo chiamo con il diminutivo Celestino. Quando prego il breviario nel coro, lo invito a sedersi al mio fianco perché lodi il Signore insieme a me. Lui prega con me, lavoriamo insieme e facciamo ogni cosa insieme. Se ti raccontassi tutte le cose che riguardano il mio angelo, sarebbe qualcosa che non finisce mai». 

Dalla Spagna una contemplativa mi scriveva così: «Ho sentito molte volte nella mia vita la protezione del mio angelo custode. Molto tempo fa, attraversavo un periodo di notte oscura. Nella mia anima tutto era tenebra, non sentivo nulla nella preghiera. Cercavo Dio e mi sentivo lontano da lui. Avevo tentazioni contro la fede e stimoli ad abbandonare la preghiera, che ritenevo una perdita di tempo. Un bel giorno mi raccomandai al mio angelo e gli chiesi che Lui, che stava contemplando il Signore, mi trasmettesse un po’ del suo fervore. Ero in ginocchio e tenevo gli occhi chiusi, ma sentii dentro di me come se il mio angelo e tutti gli angeli delle sorelle che erano in preghiera nella cappella fossero davanti al tabernacolo in una attitudine di preghiera e di lode... e che la mia anima si unisse con loro. Non li vedevo con gli occhi, ma la mia anima venne contagiata dal loro fervore e non posso dire cosa provai: rimasi in una grande pace e grande gioia». 

Un’altra religiosa mi raccontava quello che segue: «Vi sono stati periodi nella mia vita in cui ho sentito la presenza del mio piccolo angelo in modo affascinante e poco comune. Mi si raffigurava come in adorazione e mi invitava a dar gloria e ad adorare i miei TRE [la Santissima Trinita] in si­lenzio e in solitudine. Io mi univo con lui e lo sentivo al mio lato destro in modo tale che in qualunque luogo mi trovi, gli lascio un posto o meglio, uno spazio per lui. Ogni giorno si incarica di insegnarmi a diffondere il bene intorno a me, anche solo con un sorriso. 

Sono sicura che l’angelo mi ha via via portata per mano e per mezzo di lui e con lui ho percorso il cammino della mia vita fino a inoltrarmi in Dio e nei suoi misteri. Veramente, condotta da lui per mano sono entrata in comunicazione con il mio Dio. Ora la mia anima è inondata della vita di Dio e il mio angelo cammina al mio fianco. Vado sicura, perché Lui mi avverte di quello che devo evitare e mi indica quello che debbo fare. Ogniqualvolta il demonio lotta per togliermi la pace, il mio angelo mi difende e si rende presente. Io lo amo molto». 

Ed ecco la testimonianza di un’italiana madre di famiglia. Ho  la lettera scritta di suo pugno: «Avevo tredici anni. Nella nostra casa regnava un clima di tensione e di rivalità. Io ero molto sensibile, come lo sono tuttora. Vivevo in una sofferenza continua e piangevo molto. Ero una bimba infelice... Una notte mi svegliai all’improvviso e subito fui sorpresa di vedere la mia abitazione completamente illuminata. Era notte e tutto doveva essere avvolto dall’oscurità, ma una luce risplendente mi circondava. Giunta nella mia camera, vidi un giovane avvolto dalla luce che mi stava osservando, ma non sentivo alcun timore, anzi, nel profondo del mio cuore sentivo una gioia incontenibile e una grande pace. Avevo una sensazione totale di benessere. Questo bel giovane non mi disse nulla, ma mi trasmetteva una profonda serenità. Poi sparì e tutto rimase nell’oscurità.  

Con gli anni approfondii meglio questa visione. A partire da quel momento mi sentivo più sicura ed avevo la sensazione che qualcuno mi accompagnasse e mi proteggesse sempre. Sì, gli angeli ci accompagnano e ci custodiscono. Forse in quella notte volle consolarmi e farmi capire che non ero sola e che non sarei mai stata sola nell’oscurità della vita... Non ho più visto il mio angelo, ma so con certezza che è vicino a me e che aspetta che preghi e gli chieda aiuto, perché gli angeli, anche se sono al nostro fianco, non possono interferire nella nostra vita, perché siamo liberi e solamente pregandoli possiamo ottenere il loro aiuto. Io prego sempre il mio angelo e gli angeli dei miei figli perché li proteggano. Ho letto molti libri sugli angeli, che mi hanno aiutata a conoscerli meglio e ad amarli meglio». 

Mons. Giuseppe del Ton, noto teologo italiano, parla in uno dei suoi libri di una bimba di quattro anni che cadde in un pozzo colmo d’acqua della profondità di sedici metri. Quando la trassero fuori, disse che un bellissimo giovane l’aveva presa per il braccio e portata verso il fondo e aveva giocato con lei finché non erano giunti a salvarla. Chi poteva essere se non il suo angelo custode? 

Padre Paul O’ Sullivan, nel suo libro “Tutto sugli angeli”, cita il caso di una signora sua amica. Era in viaggio con suo figlio di tre anni. Il bimbo si trovava in piedi vicino alla porta del treno, quando all’improvviso la porta si aprì. Il bimbo cadde sulla strada. La madre, terrorizzata, invocò il suo angelo custode e tirò il segnale d’allarme. Il treno tardò a fermarsi, perché andava a grande velocità, ma quando alcuni uomini andarono a cercare il piccolo, lo incontrarono illeso, felice e contento, come se non fosse successo nulla. Tutti pensarono: «Il suo angelo lo ha salvato». 

Cesare Angelini, scrittore italiano contemporaneo, racconta che una volta assistette al canto di Compieta in un’antica abbazia, e si commosse quando il padre abate recitò l’ultima preghiera pronunciata con piena convinzione: «Visita, Signore, questa casa, allontana da essa le insidie del nemico; che in essa abitino i tuoi santi angeli e ci custodiscano in pace e che la tua benedizione rimanga sempre con noi». Lo scrittore ci dice anche che, giunto in quella casa, chiuse la porta ed avvertì con totale certezza che lì vi era il suo angelo, sentiva che era lì per lui e per lui solo. E venne invaso da una gioia così grande, tale che mai prima l’aveva percepita così intensa. 

 

L’arcangelo san Raffaele

Se leggiamo attentamente il libro di Tobia, potremo osservare vari aneddoti che indicano come Raffaele fu un vero angelo cu­stode per Tobia, come lo è il nostro angelo. Anzitutto gli si presentò come una persona normale e comune, che non attirava particolare attenzione e che si incontra per un viaggio. Prima di partire i due ricevono la benedizione del padre: «Che Dio vi dia un viaggio felice e che un angelo vi accompagni» (5, 16). 

L’angelo lo protegge dai pericoli di morte: dal pesce che voleva divorarlo (6, 2) e dal demonio che lo avrebbe ucciso, così come aveva fatto con gli altri sette pretendenti di Sara (8, 3). Cura la cecità del padre (11, 11), gli aggiusta la faccenda del denaro prestato a Gabael (9, 5). Gli consiglia di sposarsi con Sara (6, 11) e gli sistema tutto per il matrimonio (7, 10). 

Umanamente parlando, Tobia non si sarebbe mai sposato con Sara, perché aveva molta paura di morire, come era successo agli altri sposi precedenti (6, 4), ma Raffaele guarisce Sara sottraendola al potere del demonio e alle sue paure e tranquillizza Tobia, perché questo matrimonio era voluto da Dio «da tutta l’eternità» (6, 17). Potrebbe essere l’angelo di suo padre? perché quando si manifesta come angelo dice: «Sappiate dunque che, quando tu e Sara eravate in preghiera, io presentavo l’attestato della vostra preghiera davanti alla gloria del Signore. Così anche quando tu seppellivi i morti. Quando poi tu non hai esitato ad alzarti e ad abbandonare il tuo pranzo e sei andato a curare la sepoltura di quel morto, allora io sono stato inviato per provare la tua fede, ma Dio mi ha inviato nel medesimo tempo per guarire te e Sara tua nuora. io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore» (12, 12-15). 

Poi Raffaele dà ai due alcuni consigli per amare Dio e dice: «Non temete; la pace sia con voi. Benedite Dio per tutti i secoli. Quando ero con voi, io non stavo con voi per mia iniziativa, ma per la volontà di Dio: lui dovete benedire sempre, a lui cantate inni. A voi sembrava di vedermi mangiare, ma io non mangiavo nulla: ciò che vedevate era solo apparenza. Ora benedite il Signore sulla terra e rendete grazie a Dio» (12, 17-20). 

Nella vita di san Giovanni di Dio (1495-1550) si narra che il santo aveva una grande devozione a san Raffaele arcangelo. In due occasioni, senza averlo visto, l’arcangelo aveva fatto visita al suo ospedale a Granada e aveva aiutato gli infermi. Una terza volta lo aiutò lungo una strada a portare all’ospedale un infermo. All’apparenza era una persona normale, ma poi dichiarò chi veramente fosse e gli garantì il suo aiuto nel tempo a venire. 

Possiamo chiederci: sono molti gli angeli che si presentano con un aspetto normale per portarci aiuto nei pericoli? Non lo sappiamo, ma certamente vi sono angeli che, sotto una figura umana, hanno liberato i loro protetti dai mali del corpo e dell’anima. 

 

Angeli per la via

Joan Wester Anderson ha scritto un libro intitolato “Dove camminano gli angeli”, che riporta molte testimonianze di persone comuni e normali che ebbero esperienze con esseri soprannaturali i quali, sotto un’apparenza umana, andarono loro incontro e li aiutarono in situazioni difficili salvando la loro vita da numerosi pericoli imprevisti. Ad esempio, Carol Toussaint stava guidando un’auto lungo le alture di Arlington, Illinois, (USA). All’incrocio con un passaggio a livello, rimase bloccata in mezzo alla via e non riusciva a riavviare il veicolo. Non sapeva cosa fare, quando un giovane le si avvicinò amabilmente e le fece vedere il pericolo che stava correndo. Alzò l’auto e spingendola le fece attraversare la via. Subito dopo passò il treno che l’avrebbe sicuramente travolta. Ma dov’era finito il giovane che l’aveva aiutata? Lo cercò ma non lo poté trovare. Fu qualcosa di davvero miracoloso e soprannaturale. Quel giovane irradiava simpatia e amicizia. 

Stacey, una giovane di circa vent’anni, si dirigeva una notte verso casa dopo essere uscita dal lavoro. Prima di giungere a casa, vide un individuo che le incuteva molta paura, accostato vicino ad un angolo di strada. Ella invocò il suo angelo: «Angelo custode proteggimi»; e passò oltre tremando di paura. Quando giunse a casa, dovette correre in camera per riposarsi un po’ e per sfogarsi col pianto. Poco tempo dopo udì le sirene della polizia e vide attraverso la finestra che qualcosa a quell’angolo di strada era accaduto. Il giorno dopo sentì dire da alcuni vicini che un uomo aveva violentato una giovane in quel luogo. La polizia aveva arrestato un sospetto. Ella andò al commissariato di polizia a vedere se poteva indentificarlo come l’uomo che aveva visto il giorno prima. Era proprio lui. 

Quando la polizia chiese all’uomo incriminato perché non avesse aggredito lei, rispose: «La ricordo bene. Ma lei camminava con un tipo alto che stava alla sua destra». Il suo angelo l’aveva salvata. 

Padre Paul O’ Sullivan, nel suo libro precedentemente citato, racconta la vicenda accaduta a una famiglia inglese che viveva in campagna. Un giorno, il loro figlioletto di circa sei anni, approfittò del fatto che nessuno lo vedeva e se ne andò nella campagna senza permesso. Cominciò a camminare e quando cercò di rendersi conto dove fosse, si era perso e non sapeva più tornare a casa. Incominciò a piovere e sentiva freddo e stanchezza; quindi si mise a sedere tutto terrorizzato. Cadeva la notte e il ragazzo era triste e disperato, quando apparve un giovane simpatico con una lanterna. Il bimbo gli si avvicinò e gli disse: «Signore, può aiutarmi a tornare a casa?» Il giovane gli sorrise; lo prese per la mano e lo accompagnò con la sua bella lanterna che consentiva di vedere il sentiero. Il bambino già non sentiva più né stanchezza né freddo. Mai si era sentito così felice e parlava con quel giovane con tutta la naturalezza e la confidenza. I due ridevano e parlavano, finché intravidero la casa. Avevano fatto il tragitto in brevissimo tempo. Allora il bambino prese a correre allegro e, volgendosi a parlare con il giovane, vide che non c’era: era sparito. 

Mary Drahos racconta nel suo libro “Gli angeli di Dio, nostri custodi” che, durante la guerra del Golfo, un pilota nordamericano aveva molta paura di morire. Un giorno, prima di una missione aerea, era molto nervoso e preoccupato. Subito qualcuno si presentò al suo fianco e lo tranquillizzò dicendogli che tutto sarebbe andato bene... e sparì. Egli comprese che era stato un angelo di Dio, forse il suo angelo custode, e rimase completamente tranquillo e sereno per quello che sarebbe avvenuto in futuro. Quanto accaduto lo raccontò poi in una trasmissione televisiva nel suo paese. 

Mons. Peyron riferisce l’episodio che gli raccontò una persona degna di fede che conosceva. Il tutto av­venne a Torino nel 1995. La si­gnora L. C. (volle mantenere l’anonimato) era molto devota all’angelo cu­stode. Un giorno andò al mercato di Porta Palazzo a fare la spesa e, tornando a casa, si sentì male. Entrò nella chiesa dei Santi Martiri, in via Garibaldi, a riposarsi un po’ e chiese al suo an­gelo che l’aiutasse ad arrivare a casa, ubicata in corso Oporto, l’attuale corso Matteotti. Sentendosi un poco meglio, uscì di chiesa e una bimbetta di nove o dieci anni le si avvicinò in modo amabile e sorridente. Le chiese che le indicasse il cammino per andare a Porta Nuova e la donna le rispose che andava anche lei verso quella strada e che potevano andare insieme. La bambina, vedendo che la donna non si sentiva bene e che appariva stanca, le chiese che le lasciasse portare la cesta della spesa. «Non puoi, è troppo pesante per te», le rispose. 

«Dammela, dammela, io voglio aiutarti», insistette la bambina. 

Fecero insieme il percorso e la signora era stupita della felicità e della simpatia della bambina. Le fece molte domande riguardo a casa sua e la sua famiglia, ma la bambina sviava la conversazione. Infine giunsero a casa della signora. La bambina lasciò la cesta sulla porta di casa e sparì senza lasciar traccia, prima che lei potesse dirle grazie. Da quel giorno la signora L. C. fu più devota al suo angelo custode, che ebbe la gentilezza di aiutarla in modo tangibile in un momento di necessità, sotto la figura di una bella bambina. 

 

Angeli di Dio

Qualche volta nella tua vita sei stato salvato dagli angeli di Dio in un pericolo imminente? Il giornalista francese Pierre Jovanovic racconta la sua esperienza personale: «Una sera di gennaio del 1988 mi trovavo a Fremont (USA). Un’amica ed io avevamo noleggiato un’auto e ci dirigevamo lungo l’autostrada 101 verso San Francisco. Tutto sembrava normale e tranquillo. Il sole risplendeva, e siccome io non guidavo, osservavo i grandi camion che passavano... quando all’improvviso, senza riflettere, mi buttai di colpo a sinistra. Un secondo dopo un proiettile attraversò il parabrezza e andò a finire esattamente dove io mi trovavo prima, a destra. Parlando di questo fatto con alcuni amici, scoprii che non ero il solo a cui era successo qualcosa di simile. Altri colleghi, giornalisti o fotografi mi raccontarono casi inesplicabili in cui erano stati salvati dalla morte». 

Pierre Iovanovic attribuì la sua salvezza al suo angelo custode, e per questo motivo incominciò un’indagine viaggiando per tutto il mondo per sapere tutto quanto fosse possibile sull’argomento, e scrisse il libro “Inchiesta sugli angeli custodi”, dove racconta testimonianze interessanti che alimentano la nostra fede nell’aiuto e nella protezione dell’angelo custode. 

Un mio amico, sulla cui veridicità non posso assolutamente dubitare, mi raccontava tempo fa cosa gli accadde personalmente quando era studente universitario. Un giorno stava aspettando l’autobus ai bordi della strada, di­stratto nel pensiero del suo pros­simo esame, quando sentì che qualcuno lo afferrava violentemente per i capelli e lo tirava in­dietro. In quel momento un au­tobus passò a tutta velocità dove lui si trovava prima. Volgendosi per vedere chi lo avesse tirato indietro... non vide nessuno, era solo. Pensò immediatamente al suo angelo custode. Da allora non si dimentica mai di lui. 

Ricordo quello che mi raccontò una donna. In una notte avvolta nel buio e nel silenzio, si dirigeva a casa sua tranquilla, quando all’improvviso un’auto parcheggiò vicino a lei e uscirono due uomini che volevano tirarla in macchina. In quel momento, voltando l’angolo, apparve un altro uomo alto che cercò di aiutarla; gli altri due fuggirono senza pensarci due volte. Il giovane la accompagnò amabilmente fino a casa. Ella non dimentica mai questo fatto che per lei fu un’autentica protezione di Dio. Era il suo angelo? Era una semplice coincidenza che qualcuno passasse di lì in quel momento e che l’avesse aiutata con decisione? È possibile, ma può anche darsi che il suo angelo abbia ispirato a quel giovane che passasse in quel luogo e in quell’ora per aiutarla e salvarla. Nulla avviene per caso. 

Padre Donato Jimenez racconta sempre con gratitudine il caso che accadde a lui e a suo fratello gemello, entrambi agostiniani riformati, nel loro viaggio di ritorno a Lima dalle alture di Huaraz in Perù, alte 3.000 metri, nel luglio 1990. Scrive testualmente: «Superata la laguna di Conococha, stavamo iniziando la discesa lungo quell’interminabile strada, quando piombò una nebbia così intensa che era impossibile andare avanti neppure alla velocità minima. Eravamo in pratica avvolti in una massa bianca e fitta per cui non sapevamo dove stessimo andando. Non ho mai visto una nebbia così densa. Dovevamo rimanere in auto fino al mattino seguente con la speranza che la nebbia sparisse. Andare avanti o rimanere parcheggiati ai bordi della strada era rischioso. Per di più avevamo timore di essere assaliti o uccisi dai terroristi, a causa dei quali allora era diffusa la psicosi di panico. 

Passarono lunghi momenti senza che scambiassimo parole, pregando in particolare il nostro angelo custode con tutto il fervore di cui eravamo capaci. Avevamo la percezione che la situazione fosse molto grave. Non sapevamo cosa fare. In quel giorno non avevamo visto nessuno lungo la strada da quando eravamo partiti. All’improvviso un’auto ci affianca con una certa velocità e si pone davanti a noi a circa tre metri, e adagio, molto adagio, come indovinando la nostra situazione, cerca di darci come un riflesso con i fari posteriori e, a passo volutamente lento, va come per tirarci dietro. Non sapevamo di cosa si trattasse. A passo lentissimo andammo avanti per diverse ore, finché ci avvicinammo a Pativilca, sulla costa, dove non vi era più nebbia. Lì si fermò l’auto che era stata il nostro angelo. Non potevamo credere a quanto era accaduto. Piangendo di emozione e di gratitudine abbracciammo un signore tassista che si chiamava José, che conosceva bene il tragitto, e che da Huaraz era diretto a Lima. Vedendoci si era detto: Costoro non sono di qui e non conoscono la strada. Viaggiava con i suoi passeggeri e naturalmente tutti erano in ansia di giungere presto a Lima. Ma sia lui sia i passeggeri compirono il gesto, la virtù e la gioia di un’opera buona. Questo lo fece il nostro angelo custode e per questo lo riconosciamo e lo ringrazieremo sempre. Nella omelia della domenica commentammo questo fatto per ringraziare insieme all’assemblea il buon tassista e il nostro sempre fedele angelo custode. È un dovere dirlo a tutti in gioiosa e pubblica azione di grazia». 

Un altro esempio. L’11 no­vembre 1958 a Cantù, provincia di Como, Italia, quattro leoni fuggirono dal circo. Le auto della polizia e degli impiegati del circo cominciarono e percorrere la città con altoparlanti, per informare che nessuno uscisse dalle proprie case. Dopo un’ora, si die­de notizia che tre leoni erano già in gabbia e che ne mancava solo uno. In una casa, in cucina, vi era una madre con i suoi tre figli, il minore dei quali era nella culla. All’improvviso il leone inseguito spiccò un salto dal giardino e rompendo i vetri della finestra entrò in cucina. La madre, terrorizzata, portò i due piccoli nell’altra stanza e pregò l’angelo custode: «Angelo custode, salvaci». Il leone rimase in cucina con il più piccolo che era nella culla. Furioso ed affamato, aveva ferito gravemente una signora in un’altra casa; però, quasi all’istante, si calmò e si pose ai piedi della culla. Lì rimase senza fretta per due ore. Infine si alzò tranquillamente e cercò il cibo che gli offrivano dalla finestra e finì dentro la gabbia. Molte persone vennero a consolare la madre presa da una crisi di nervi; ella ripeteva solamente: «Angelo custode, angelo custode». Per lei, l’angelo era stato lo strumento di Dio per salvarli in quelle difficoltà. 

Ti ricordi qualche caso nella tua vita? Hai invocato Dio, o il tuo angelo, o Maria nostra Madre? Se lo hai fatto, Dio ha potuto aiutarti in modo speciale attraverso i suoi angeli del cielo o gli angeli della terra che sono al servizio di Dio. Vuoi tu essere un angelo custode per gli altri che sono nel bisogno? Rifletti seriamente: la differenza fra coloro che sono salvati in situazioni inestricabili e altri che non lo sono può consistere in questo: fra coloro che chiedono aiuto e coloro che non lo chiedono. Cristo disse chiaramente: «Chiedete e vi sarà dato» (Mt 7, 7).Molte cose non le riceviamo perché non le chiediamo. Non chiedere è come non dare opportunità a Dio di aiutarci, perché crediamo nella nostra autosufficienza. Preghiamo e crediamo e Dio invierà i suoi angeli ad aiutarci. 

 

Gli angeli nell’aldilà

I santi concordano che i nostri angeli custodi ci accompagnano anche durante la permanenza nel Purgatorio, per consolarci, come afferma sant’Agostino (Sermo 46). Santa Francesca Romana diceva: «Quando un uomo muore, il suo angelo custode conduce la sua anima nel Purgatorio e si pone alla sua destra... L’angelo presenta a Dio le preghiere che si fanno per lui e intercede per l’abbreviazione delle sue sofferenze». Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, collocata in spirito in un luogo del Purgatorio, vide vicino ad ognuna delle anime i loro angeli custodi che la consolavano. Lo stesso vide santa Margherita Maria de Alacoque e altri santi. 

Spesso il nostro angelo ci ispira a pregare per i nostri familiari defunti o per le anime del Purgatorio in generale, perché è una grande opera di carità.

Santa Veronica Giuliani scrive nel suo diario: «Un mattino il mio angelo custode mi chiese di offrire le mie opere buone in unione con i meriti della Passione di Gesù e della Santissima Vergine per un’anima del Purgatorio... In seguito la vidi libera da tutte le sue pene, tutta bella e gloriosa». 

Il servo di Dio Pedro de Basco (+ 1645), dice che una notte si dimenticò di pregare per le anime del Purgatorio; il suo angelo custode lo svegliò e gli disse: «Fi­glio mio, le anime del Purgatorio aspettano il tuo aiuto e la tua compassione». Per questo non de­ve me­ravigliare che nei mo­menti decisivi dell’agonia, il nostro angelo raddoppi i suoi sforzi per preparare chi gli è stato affidato o l’agonia di altre anime. 

Santa Faustina Kowalska, nel suo Diario, parla molto di come il suo angelo le ispirasse di pregare per gli agonizzanti la Coroncina della Misericordia, che Gesù le aveva insegnato per salvarli. Dice: «In modo misterioso il Signore mi fa conoscere che un’anima agonizzante ha bisogno delle mie preghiere, ma spesso è il mio angelo custode che me lo dice» (II 215). 

Personalmente potrei raccontare casi straordinari accaduti nelle missioni, sia personali sia ascoltati dai miei compagni sacerdoti: persone che restano in agonia per mesi e, nel giorno in cui giunge il sacerdote in quei luoghi remoti ed isolati, muoiono in pace e ben preparati dopo aver ricevuto gli ultimi sacramenti. Sembrava, con ogni evidenza, che stessero aspettando il sacerdote per morire, come una grazia speciale che Dio concedeva loro. In alcuni casi è il loro angelo che fa coincidere le cose in modo che il sacerdote giunga in quel luogo. 

Vi sono casi veramente miracolosi come quello che accadde durante la peste del 1597 a Roma. Un giovine di bell’aspetto andò al convento dei Padri Camilliani perché andassero al capezzale di un appestato. Mentre giungevano alla casa il giovane sparì. 

Questo è accaduto in molti luoghi ed è stato riferito da persone assolutamente degne di fede; ad esempio il caso riferito da un padre gesuita, avvenuto pochi anni fa. Fu chiamato d’urgenza da un giovine ben vestito perché andasse a visitare un uomo che si trovava in pericolo di morte, e gli lasciò l’indirizzo. Il sacerdote andò alla casa e trovò che l’uomo di cui gli avevano parlato stava perfettamente bene. Pensò ad uno scherzo di cattivo gusto, però ne approfittò per parlare con lui e lo invitò a confessarsi. L’altro, al principio, non voleva, perché non si confessava da molti anni. A poco a poco entrarono in confidenza, e l’uomo accettò di confessarsi. Il giorno dopo il sacerdote fu informato che l’uomo era morto. Allora, era proprio vero. 

Una notte del 1575 un sacerdote della comunità di san Giovanni d’Avila, in Spagna, fu svegliato da due giovani che gli chiesero di andare ad assistere di gran fretta un moribondo. Il sacerdote andò in chiesa a prendere due ostie per darle al moribondo e magari a un suo familiare. Due giovani portarono due ceri accesi lungo il cammino. Il sacerdote assistette l’infermo e ritornò alla casa parrocchiale con un’Ostia e i due giovani di nuovo lo accompagnarono con i ceri accesi. Ma quando volle ringraziarli, erano già spariti. Quando raccontò questo fatto a san Giovanni d’Avila, costui disse al sacerdote: «Non ti meravigliare, erano due angeli mandati da Dio per premiare il tuo zelo apostolico». Erano gli angeli custodi del sacerdote e dell’infermo? 

Padre O’ Keefe de Cork, in Irlanda, racconta un altro episodio. Un giorno andò a trovarlo un giovine ben vestito per chiedergli che andasse ad assistere una donna che stava morendo. Il sacerdote lo seguì e, giunti sul luogo, il giovine sparì. La donna disse al padre che aveva lavorato in un convento di religiose e che esse le avevano insegnato di invocare l’angelo custode quando si trovava in qualche necessità. Così aveva fatto e l’angelo aveva condotto il sacerdote sul luogo per aiutarla a morire bene. Per questo non stanchiamoci di chiedere aiuto al nostro angelo, raccomandiamogli i nostri ultimi momenti e diciamogli: «Angelo mio custode, dolce compagnia, non mi lasciare solo nella mia ultima agonia». 

 

Esperienze alle soglie della morte

In molti libri si parla di centinaia di persone che, in tutto il mondo, hanno avuto esperienze alle soglie della morte, persone ritenute clinicamente morte, che hanno avuto in tale situazione esperienze meravigliose di cui hanno parlato al loro ritorno in vita. Queste esperienze sono così reali che fecero loro cambiar vita. In molti casi vedono guide spirituali, esseri di luce che di solito identificano con gli angeli. Vediamo alcune di queste esperienze.

Ralph Wilkerson racconta il suo caso che fu pubblicato nel libro “Ritorno dall’aldilà”. Era al lavoro nelle cave quando ebbe un gra­ve incidente che lo lasciò con un braccio e il collo rotto. Perdette co­no­scenza e, svegliandosi il giorno dopo totalmente risanato e inspiegabilmente guarito, disse all’infermiera: «Questa notte ho visto una luce intensissima nella mia casa e un angelo è stato con me tutta la notte». 

Arvin Gibson nel suo libro “Scintille di eternità” narra il caso di Ann, una bimba di nove anni, che aveva un principio di leucemia; una notte vede una signora bellissima, piena di luce, che sembrava puro cristallo e inondava ogni cosa di luce. Le chiese chi fosse ed ella le rispose che era il suo angelo custode. La portò «in un mondo nuovo, ove si respirava amore, pace e gioia». Al suo ritorno, i medici non trovarono più alcun segno di leucemia. 

Anche Raymond Moody, nel suo libro “La vita dopo la vita”, racconta il caso di una bimba, Nina, di cinque anni, il cui cuore si arrestò durante un’opera­zione di appendicite. Mentre il suo spirito esce dal corpo, vede una bella si­gno­ra (il suo angelo) che l’aiuta ad attraversare il tunnel e la porta al cielo dove vede fiori meravigliosi, il Padreterno e Gesù; ma le dicono che deve ritornare, perché sua madre era molto triste. 

Betty Malz nel suo libro “Angeli che vigilano sopra di me”, scritto nel 1986, parla di esperienze con gli angeli. Altri libri interessanti su queste esperienze ai confini con la morte sono “Vita e morte” (1982) del dr. Ken Ring, “Ricordi della morte” (1982) di Michael Sabom, e “Avventure nell’immortalità” (1982) di Georges Gallup. 

Joan Wester Anderson, nel suo libro “Dove camminano gli angeli”, racconta il caso del bimbo Jason Hardy di tre anni, avvenuto nell’aprile del 1981. La sua famiglia viveva in una casa di campagna e il piccolo cadde in una piscina. Quando si resero con­to del fatto, il bimbo era già affogato e si trovava almeno da un’ora sotto l’acqua, clinicamente morto. Tutta la famiglia era nella disperazione. Chiamarono gli infermieri che arrivarono subito e lo portarono all’ospedale. Jason era in coma e umanamente non si poteva far nulla. Dopo cinque giorni si sviluppò una polmonite e i medici credettero che fosse giunta la fine. La sua famiglia e gli amici pregarono molto per la guarigione del piccolo, e il miracolo avvenne. Incominciò a svegliarsi e dopo venti giorni era sano e fu dimesso dall’ospedale. Oggi Jason è un giovane forte e dinamico, totalmente normale. Cosa era avvenuto? Il bimbo, nelle poche parole che pronunciò, disse che nella piscina tutto era scuro, ma «l’angelo era con me e io non avevo paura». Dio aveva inviato l’angelo custode per salvarlo. 

Il dr. Melvin Morse, nel suo libro “Più vicino alla luce” (1990), parla del caso della bimba di sette anni Krystel Merzlock. Era caduta in una piscina ed era affogata; non dava più alcun segno cardiaco o cerebrale da più di diciannove minuti. Ma miracolosamente si riebbe in modo del tutto inspiegabile per la scienza medica. Disse al dottore che, dopo essere caduta in acqua, si era sentita bene e che Elisabetta l’aveva accompagnata a vedere il Padreterno e Gesù Cristo. Quando le chiesero chi fosse Elisabetta, lei rispose senza esitazione: «Il mio angelo custode». In seguito raccontò che il Padreterno le aveva chiesto se voleva rimanere o ritornare ed ella aveva deciso di restare con lui. Purtuttavia, dopo che le fecero vedere sua madre e i suoi fratellini, alla fine decise di ritornare con loro. Quando rientrò in sé, raccontò al dottore alcuni dettagli che aveva visto e apprezzato lassù, come il tubo posto attraverso la narice e altri particolari che escludevano la menzogna o che fosse un’allucinazione quello che raccontava. Alla fine, Krystel disse: «Il cielo è fantastico». 

Sì, il cielo è fantastico e bello. Vale la pena vivere bene per essere lassù per tutta l’eternità, come vi sarà di sicuro quella bimbetta di sette anni alla cui morte assistette la dottoressa Diana Komp. Questo caso fu pubblicato nel dossier della rivista Life nel marzo 1992. Dice la dottoressa: «Ero seduta vicino al letto della bambina, insieme ai suoi genitori. La bimba era all’ultimo stadio della leucemia. Ad un certo punto ebbe l’energia di sedersi e di dire sorridendo: vedo angeli bellissimi. Mamma, li vedi? Ascolta la loro voce. Non ho mai udito canti tanto belli. Subito dopo morì. Ho sentito quest’esperienza come una cosa viva e reale, come un dono, un dono di pace per me e per i suoi genitori, un regalo della bambina nel momento della morte». Che felicità poter vivere come lei in compagnia degli angeli e dei santi, cantando e lodando, amando e adorando il nostro Dio per tutta l’eternità! 

 

L’angelo custode

Si chiama così perché, secondo il salmo 99, 11, egli ci custodisce in tutti i nostri cammini. La devozione all’angelo custode accresce le nostre possibilità di progredire nella vita spirituale. Chi invoca il suo angelo è come colui che scopre nuovi orizzonti invisibili ad occhio umano. L’angelo è come l’interruttore della luce che, messo in allerta tramite l’invocazione, fa in modo che la nostra vita resti piena di luce divina. L’angelo aumenta la nostra capacità di amore e ci salva da tanti pericoli e difficoltà. 

Padre Donato Jimenez O.a.r., dice: «Nella mia casa nutrii sempre devozione all’angelo custode. Nella camera da letto splendeva un gran quadro dell’angelo. Quando andavamo a riposare, guardavamo il nostro angelo custode e, senza pensare a null’altro, lo sentivamo come vicino e familiare; era il mio amico ogni giorno ed ogni notte. Ci conferiva sicurezza. Sicurezza psicologica? Molto, molto di più: religiosa. Quando entravano mia madre o i fratelli maggiori a vedere se eravamo coricati, ci facevano la consueta domanda: Avete detto la preghiera all’angelo custode? Così noi venivamo abituati a vedere nell’angelo il compagno, l’amico, il consigliere, l’inviato personale di Dio: tutto questo significa angelo. Posso dire che non solo ho intuito o ascoltato nel mio cuore molte volte qualcosa come la sua voce, ma ho sentito anche la sua mano calda con cui innumerevoli volte mi ha guidato per i cammini della vita. La devozione all’angelo è una devozione che si rinnova nelle famiglie di solida radice cristiana, poiché l’angelo custode non è una moda, è una fede». 

Tutti abbiamo un angelo. Per questo, quando parli con altre persone, pensa al loro angelo. Quan­do sei in chiesa, in treno, in aereo, in nave... o stai camminando per strada, pensa agli angeli di quelli che stanno intorno, per sorridere loro e per salutarli con affetto e simpatia. È bello sentire che tutti gli angeli di coloro che ci stanno intorno, anche se si tratta di persone malate, sono nostri amici. Anch’essi si sentiranno felici della nostra amicizia e ci aiuteranno più di quello che noi possiamo immaginare. Che gioia percepire il loro sorriso e la loro amicizia! Incomincia da oggi a pensare agli angeli delle persone che vivono con te e renditi loro amico. Vedrai quanto aiuto e quanta gioia ti daranno. 

Ricordo quello che mi scriveva una religiosa “santa”. Ella aveva un rapporto frequente con il suo angelo custode. In una circostanza, qualcuno le aveva inviato il suo angelo per farle gli auguri nel suo giorno di compleanno, ed ella lo vide “di una bellezza trasparante come la luce” mentre le portava un ramo di rose rosse che erano i suoi fiori prediletti. Mi diceva: «Come poteva sapere l’angelo che erano i miei fiori prediletti? Io so che gli angeli sanno tutto, ma da quel giorno io voglio bene di più all’angelo di colui che me li inviò e so che è qualcosa di meraviglioso avere amicizia con tutti gli angeli custodi dei nostri amici, dei familiari e di tutti quelli che ci circondano». 

Una volta una vecchietta disse a mons. Jean Calvet, decano della facoltà di lettere all’Università Cattolica di Parigi: 

- Buon giorno, signor curato e compagnia. 

- Ma, se sono qui da solo? 

- E l’angelo custode dove lo lascia? 

Una buona lezione per molti teologi che vivono di libri e si dimenticano di queste meravigliose realtà spirituali. Il famoso sacerdote francese Jean Edouard Lamy (1853-1931) diceva: «Non preghiamo a sufficienza il nostro angelo custode. Bisogna invocarlo per ogni cosa e non dimenticarci della sua presenza continua. Egli è il nostro miglior amico, il miglior protettore e il miglior alleato al servizio di Dio». Ci dice anche che durante la guerra doveva assistere i feriti del fronte di battaglia, e a volte era trasportato da un luogo all’altro dagli angeli per poter compiere bene la sua missione. Qualcosa di simile accadde a san Filippo apostolo che fu trasportato dall’angelo di Dio (At 8, 39), e anche al profeta Abacuc che fu portato fino a Babilonia presso la fossa dei leoni dove era Daniele (Dn 14, 36). 

Per questo tu invoca il tuo angelo e chiedigli aiuto. Quando lavori, studi, o passeggi, puoi chiedergli che visiti al posto tuo Gesù sacramentato. Puoi dirgli, come fanno molte religiose: «Angelo santo mio custode, vai veloce presso il tabernacolo e saluta da parte mia Gesù sacramentato». Chiedigli anche che di notte preghi per te o stia in adorazione, vegliando al tuo posto Gesù sacramentato nel tabernacolo più vicino. Ovvero chiedigli che incarichi un altro angelo di quelli che stanno perennemente dinanzi a Gesù Eucaristia perché lo adori in nome tuo. Riesci ad immaginare quante grazie sovrabbondanti potresti ricevere se vi fosse permanentemente un angelo che in tuo nome adorasse Gesù sacramentato? Chiedi questa grazia a Gesù. 

Se ti metti in viaggio, raccomandati agli angeli dei passeggeri che si mettono in cammino con te; a quello delle chiese e delle città dove passi, ed anche all’angelo dell’autista perché non accada nessun incidente. Così possiamo raccomandarci agli angeli dei marinai, dei conduttori di treni, dei piloti d’aereo... Invoca e saluta gli angeli delle persone che parlano con te o che incroci lungo la via. Manda il tuo angelo a visitare e a salutare da parete tua i familiari lontani, compresi quelli che stanno in Purgatorio, perché Dio li benedica. 

Se devi subire un’operazione chirurgica, invoca l’angelo del chirurgo, delle infermiere e delle persone che ti curano. Invoca nella tua casa l’angelo della tua famiglia, dei tuoi genitori, fratelli, dei collaboratori di casa o di lavoro. Se sono lontani o infermi, invia loro il tuo angelo perché li consoli. 

In caso di pericoli, ad esempio sismi, attacchi terroristici, delinquenti eccetera, invia il tuo angelo a proteggere i tuoi familiari ed amici. Quando devi trattare una faccenda importante con un’altra persona, invoca il suo angelo perché prepari il suo cuore a essere condiscendente. Se vuoi che si converta un peccatore della tua famiglia, prega molto, ma invoca anche il suo angelo custode. Se sei professore, invoca gli angeli dei tuoi alunni perché stiano quieti e apprendano bene la lezione. Anche i sacerdoti devono invocare gli angeli dei loro parrocchiani che assistono alla Messa, perché possano sentirla meglio e approfittare della benedizioni di Dio. E non ti dimenticare dell’angelo della tua parrocchia, della tua città e del tuo paese. Quante volte ci avrà salvato il nostro angelo da gravi pericoli del corpo e dell’anima senza che ce ne siamo resi conto! 

 

L’angelo consigliere 

Il nostro angelo ci invia buoni consigli e ci avverte dei pericoli. Egli è sempre proteso verso di noi e se compiamo qualcosa di negativo o commettiamo qualche peccato, lui ce lo fa sentire. È un a­mico esigente. che vuole il meglio per noi e per questo non può lasciar passare facilmente le nostre mancanze con le quali offendiamo lui e nostro Signore. Anche lui sarà felice di perdonarci. Egli ha molta pazienza, ma agisce con rigore. I santi affermano che, se commettevano qualche mancan­za, a volte, l’angelo si nascondeva persino alla loro vista per rendere evidente la sua disapprovazione. 

Una religiosa mi scriveva: «Nel giorno in cui compivo sette anni ebbi un segno straordinario. Il mio angelo custode, senza parlarmi, mi fece alzare dal letto e mi collocò in mezzo alla stanza con le mani sul petto per pregare insieme. Mi disse: Resisti ed abbi forza di volontà. All’attimo, apparve il demonio e mi gettò a terra. Io lottavo contro di lui, ma alla fine, stanca di tanto lottare e pregare, mi diedi per vinta. Il demonio, allora, si fece arrogante e si lamentò di non avere il permesso di bruciarmi viva. L’angelo pativa per i disprezzi e per l’arroganza del demonio; si sedette e pianse, dicendo a una persona invisibile che non voleva occuparsi di me; però non fu esaudito e “per obbedienza” rimase con amore vicino a me, mi aiutò a rialzarmi e mi liberò dal maligno». 

Ella dice: «Mai mi dimenticherò del consiglio dell’angelo di resistere e di aver forza di volontà,  mi insegnò chiaramente che, se io non volevo peccare, il diavolo non poteva fare nulla contro di me e che Dio permette le tentazioni affinché possiamo crescere nel suo amore. Il diavolo non può entrare nella nostra anima senza il nostro consenso. Il diavolo non può vincerci e farci cadere nella tentazione se noi confidiamo in Dio e nell’aiuto di Maria e del nostro angelo. Per questo, quando dobbiamo lottare contro il demonio, non ci dobbiamo dimenticare di loro». 

 

L’angelo riconoscente

L’angelo custode ha sentimenti di amore, di riconoscenza eccetera... verso il suo protetto. Se noi siamo riconoscenti verso di lui, si sentirà più disponibile a concederci i suoi favori. Immaginiamo un nostro amico. Quando ci fa un favore, non gli piace forse che noi siamo riconoscenti con lui? Ebbene, anche l’angelo sarà egualmente contento se sapremo riconoscere il suo lavoro e la sua dedizione, la sua pazienza e la sua generosità verso di noi. E se noi lo renderemo felice con la nostra gratitudine, sorridendogli e offrendo qualche Messa in suo onore, recitando o cantando la sua preghiera, o con piccole delicatezze di ogni giorno, lui sarà riconoscente. 

Una religiosa mi diceva che un giorno aveva visto il suo angelo sorriderle durante la Messa. Diceva: «Il suo sorriso era bellissimo, un pezzettino di cielo».  

Egli ha delicatezze verso di noi. Perché non averle anche noi verso di lui? Non facciamo nulla in sua presenza di cui abbia da vergognarsi. 

Cerchiamo di invitarlo, anche se simbolicamente, quando abbiamo qualcosa da mangiare, offriamogli qualche regalo e diciamogli spesso che lo amiamo con tutto il cuore come il  miglior amico. 

Diciamogli le cose più graziose, come se fosse un fidanzato, ed egli si sentirà ringraziato e ci benedirà più di quello che noi possiamo immaginare. 

 

Amicizia fra gli angeli

Vi è una stampa assai nota in cui si vedono due angeli che sorvegliano due bambini, mentre stanno conversando tra di loro. Certamente gli angeli si conoscono e si amano l’un l’altro. Non sono esseri isolati, ognuno per conto proprio. Gli angeli custodi non sono incollati 24 ore su 24 al loro protetto, non sono di sua esclusiva proprietà. L’angelo ha cura di noi, ma non in modo così esclusivo da non poter amare e aiutare altre persone che sono all’intorno. Ed anche gli angeli si aiutano reciprocamente. 

Per me è un’idea gratificante sapere che gli angeli di coloro che mi stanno intorno sono egualmente amici miei e mi aiutano. Per questo è cosa buona avere devozione e amore a tutti gli angeli custodi. Io credo che l’angelo di una persona non molto buona, chiederà all’angelo dell’altra persona buona che lo aiuti con le sue preghiere. E così si possono ottenere molte grazie in virtù del dogma della comunione dei santi, cioè della comune unione fra tutti. Tutti gli angeli amano ogni essere umano, tutti i santi ci amano, tutti gli uomini buoni ci amano e noi dobbiamo corrispondere a questo amore amando e pregando con tutte le nostre forze. 

Quante volte gli angeli di coloro che appartengono alla stessa famiglia si saranno parlati e avranno pregato insieme a loro, compresi anche i defunti! Gli angeli vivono uniti nell’amore di Dio e noi dobbiamo unirci a tutti loro e formare con loro una grande famiglia, la famiglia dei figli di Dio, in unione anche con i santi e con le anime del Purgatorio. Non ci rendiamo conto dell’importanza di amare e di avere devozione anche agli angeli custodi dei nostri familiari e di quanti ci circondano? Essi sono esseri celestiali che irradiano luce, amore e pace. La loro presenza ci stimola nel cammino del bene e ci trasmette serenità. 

Non abbiamo paura degli attacchi del nemico, perché abbiamo buoni difensori al nostro fianco. L’unione fa la forza. Che il tuo angelo custode sia il tuo miglior amico, però non scartare neppure gli altri. Come dice la canzone: «Voglio avere un milione di amici», un milione di amici che mi proteggano e mi amino. 

 

L’angelo amico

L’angelo vuole essere tuo amico e la sua amicizia può essere di immenso aiuto per te. Non prescindere dal suo aiuto e dalla sua collaborazione, perché un buon amico è un tesoro. Sant’Agostino direbbe che la vita senza amici è un vuoto totale e, parlando del suo amico Alipio, dice: «Siamo due, però solo nel corpo, non nell’anima. Tanto grande è l’unione dei cuori, tanto solida l’intima amicizia che esiste fra noi» (Lettere 28, 1, 1). Magari giungessimo a questa profonda amicizia di essere due in un’anima sola e amare così Gesù con un solo cuore e una sola anima e un solo essere. Per giungere a ciò sarebbe molto opportuno consacrare la nostra unione e amicizia con Gesù per mezzo di un patto di amore reciproco o una promessa di amore senza condizioni. 

Personalmente posso dire che il mio caro angelo custode mi è stato di aiuto e che ogni giorno lo amo di più. Con lui rido, canto, prego e parlo, come se lo vedessi. Quando vado nella cappella, gli chiedo di pregare con me e gli chiedo aiuto per ogni cosa. All’inizio della giornata, lo saluto e gli chiedo di illuminarmi per fare subito e bene tutte le cose, e certamente in molte circostanze avverto ispirazioni inesplicabili che attribuisco a lui. 

Dopo Gesù, è il mio migliore amico. A volte penso: quante persone nel mondo non hanno amici veri, non si confidano con nessuno e credono che nessuno le ami... Forse vivono in un paese straniero e si sentono soli e abbandonati, o perseguitati. Se sapessero che hanno, oltre a Gesù, questo amico fedele, la loro vita potrebbe essere diversa. Quanta gioia e sostegno riceverebbero. 

Ermanno Ancilli, nel Dizionario di Spiritualità, dice che l’angelo custode «dovrebbe essere considerato il nostro amico intimo, poi­ché Gesù ce lo ha dato per essere più vicino a noi. Chi presumesse di fare a meno del proprio angelo custode, disprezzerebbe l’aiuto che lo stesso Cristo ha voluto dargli». E come se qualcuno volesse prescindere dall’aiuto dei suoi genitori per sbrogliarsi da solo nella vita... Si priverebbe di molte benedizioni e aiuti che i genitori danno normalmente ai loro figli in modo disinteressato. 

Vi è una stampa molto diffusa dove si vede un angelo che assiste due bambini che stanno passando sopra un ponte, perché non cadano. È un’immagine molto significativa, che per me ha un significato speciale, poiché, da bambino, ricordo che questa immagine era collocata sopra il mio letto. Molte volte ho detto alle mie sorelle che la devozione all’angelo custode è la devozione della famiglia e sempre lo ab­biamo amato in casa, come ci insegnò nostra madre da bambini. Inoltre mi chiamo Angelo non per caso. Spes­so, lungo la giornata, gli recito la preghiera: Angelo mio custode, dolce compagnia, non mi abbandonare né la notte né il dì.. Oppure la canto. Quando predico, invoco gli angeli dei fedeli che mi ascoltano e, a volte, lo faccio anche con le persone che mi stanno intorno, o con quelle con cui parlo. È un’esperienza molto positiva. Ti raccomando di chiedergli la sua benedizione insieme a Gesù tutte le notti prima di coricarti, e di chiedergli egualmente che preghi tutta la notte per te. Vedrai i risultati positivi di avere un grande amico al tuo fianco che prega per te e ti dà la sua benedizione. È pure bene che tu offra alcune Messe al tuo angelo e a ognuno dei cori degli angeli. Quando fai la Comunione, digli che, insieme a Maria, prepari la tua anima per ricevere degnamente Gesù. 

Non offerderlo con comportamenti cattivi; pensa che non sei mai solo. Lui sta con te. Per questo, come dice san Bernardo: «Abbi grande rispetto verso il tuo angelo. Oseresti fare in sua presenza quello che non oseresti fare in mia presenza?» È molto interessante dargli un nome per poterlo chiamare con più confidenza. Il nome può essere di uomo o di donna, di virtù o di cose buone: Celeste, Allegria, Speranza, Michele, Giovanni, Rosa, Fiore, Benigno, Amabile, Fedele, Amore, Tesoro, Stella, Colomba, Sorriso... 

Ricorda che il tuo angelo desidera essere tuo amico. Disprezzeresti la sua amicizia? Se veramente lo ami, lui ti insegnerà ad amare Gesù e Maria e crescerai molto rapidamente nelle vie del Signore. Allora, potresti dirgli con sincerità: «Sei tu il mio compagno, il mio amico e confidente, a te mi unisce una dolce amicizia» (Sal 54, 14). 

Da "L'Evangelo come mi è stato rivelato"

Maria Valtorta

•Gli angeli, spiriti puri e perfetti, viventi nella luce della Santissima Trinità ed in essa giubilanti, nella loro perfezione hanno, e riconoscono d’averla, una inferiorità rispetto agli uomini: quella di non potersi sacrificare, del soffrire  per cooperare alla redenzione dell’uomo. 96.5


•(Lucifero) era il più bello  degli arcangeli, godeva di Dio. Avrebbe dovuto essere contento di questo. Invidiò Dio e volle essere lui dio e divenne il demonio, il primo demonio. 131.2


•L’Arcangelo di tutti gli annunzi. Puoi dire: è quello. Perché la forza di Dio (Gabriele) fu sempre il vittorioso che portò lo squillo di gioia ai santi e ai profeti, l’indomabile sul quale la pur grande forza di Satana si spezzò come stelo di musco disseccato, l’intelligente che stornò con la buona e lucida intelligenza le insidie dell’altro intelligente ma malvagio, rendendo con prontezza eseguito il comando di Dio.
In  un grido di giubilo egli, l’Annunziatore che già conosceva le vie della terra per essere sceso a parlare ai Profeti, raccolse dal Fuoco Divino l'immacolata scintilla che era l’anima dell'Eterna Fanciulla e, serrandola in un cerchio di fiamme angeliche: quelle del suo spirituale amore, la portò sulla terra, in una casa, in un seno. 136.6


•Dio aveva creato  gli angeli. Parte di essi, per avere voluto non credere che fosse buono  il livello di gloria al quale Dio li aveva  destinati, si erano ribellati e con l’animo arso dalla mancanza di fede nel loro Signore avevano tentato di assalire il trono irraggiungibile di Dio.    Alle armoniose ragioni degli angeli credenti avevano opposto il loro discorde, ingiusto e pessimistico pensiero, e il pessimismo, che è mancanza di fede, li aveva da spiriti di luce, fatti divenire spiriti ottenebrati. 244.6


•Gli angeli sono spiriti puri creati da Dio a sua somiglianza spirituale, messi a congiunzione fra l’uomo: perfezione del creato visibile e materiale, e Dio: Perfezione del Cielo e della Terra, Creatore del  Regno spirituale e del regno animale.
Nell’uomo anche più santo vi è sempre la carne e il sangue a porre un abisso fra lui e Dio. E l’abisso si sprofonda per il peccato che appesantisce anche ciò che è spirituale nell’uomo. Ecco allora Dio creare gli angeli, creature che toccano il vertice della scala creativa così come i minerali ne segnano la base. (…)
Angeli: Specchi tersi del Pensiero di Dio, fiamme volenterose operanti per amore, pronti a comprendere, solleciti ad operare, liberi nel volere come noi, ma di un volere tutto santo che ignora le ribellioni e i fomiti del peccato. Questo sono gli angeli adoratori di Dio, suoi  messaggeri presso gli uomini, protettori nostri, datori a noi della Luce che li investe e del Fuoco che essi raccolgono adorando. 266.11

 

Dai Quaderni


•Lucifero, nelle sue manifestazioni, ha sempre cercato di imitare Iddio. Così come Dio ha dato ad ogni Nazione il suo angelo tutelare, Lucifero ha dato il suo demone. Ma come i diversi angeli delle Nazioni ubbidiscono ad un unico Dio, così i diversi demoni delle Nazioni ubbidiscono ad un unico Lucifero.
L’ordine dato da Lucifero nella presente vicenda ai diversi demoni non è diverso a seconda degli Stati. E’ un ordine unico per tutti. Donde si comprende che il  regno di Satana non è diviso e perciò dura.
Questo ordine può essere enunciato così:  “Seminate orrore, disperazione, errori, perché i popoli si stacchino, maledicendo Dio”.
I demoni ubbidiscono e seminano orrore e disperazione, spengono la fede, strozzano la speranza, distruggono la carità. Sulle rovine seminano odio, lussuria, ateismo. Seminano l’inferno. E riescono perché trovano già il terreno propizio.
Anche i miei angeli lottano a difesa del Paese che ho loro assegnato. Ma i miei angeli non trovano terreno propizio. Onde rimangono soccombenti rispetto ai nemici infernali. Per vincere,  i miei angeli dovrebbero essere aiutati da animi viventi nel e per il Bene. Viventi in Me. Ne trovano, ma sono troppo pochi rispetto a quelli che non credono, non amano, non perdonano, non sanno soffrire. 19-6-43


•L’Arcangelo Michele era presente alla mia morte in Croce. I sette grandi arcangeli che stanno in perenne davanti al trono di Dio, erano tutti presenti al mio Sacrificio. (…)
Gabriele e i suoi celesti compagni curvi sul dolore di Gesù e di Maria, impossibilitati a sollevarlo, perché era l’ora della Giustizia, ma non assenti da esso, hanno raccolto nel loro intelletto di luce, tutti i particolari di quell’ora, tutti, per illustrarli, quando il tempo non sarà più, alla vista dei risorti: gaudio dei beati e condanna prima dei reprobi. 13.9.43


•Adorano giubilando gli angeli dei giusti, uniti alle anime dei medesimi che anticipano dalla terra l’adorazione che sarà eterna.
Adorano sperando gli angeli di coloro che cristiani non sono, sperando di divenire loro custodi nel segno della croce.
Adorano piangendo gli angeli dei peccatori che non sono più figli di Dio. E piangendo ancora supplicano il Sangue che per sua virtù redima quei cuori.
Adorano infine gli angeli delle chiese sparse per la terra, portando a Dio il Sangue elevato ad ogni Messa in ricordo di Me. 17-5-44


•Gli angeli di ogni singolo credente, anzi di ognuno che porti il nome di cristiano, nella loro angelica natura non fanno che tessere voli fra cielo e terra per attingere dai tesori divini per ogni singolo loro custodito. Né qui cessa l’operazione angelica, perché anche l’altro innumero popolo angelico, per ordine eterno, adora per coloro che, non cristiani, non adorano il vero Dio e prega il Sangue  di Gesù di effondersi su tutte le creature per essere da esse adorato. 18/5/44

•(Gli angeli) spiriti perfetti ed eterni, sono tratti di luce, inferiore unicamente a quella di Dio Padre, di una forma di bellezza indescrivibile. Adorano…sprigionano armonie.(…) Splendono come acque immobili percosse da vivo sole. Il loro amore è canto. 25/5/44


•Considerate che persino gli angeli hanno differenze di compiti. E questo è custode di un uomo, e quello annunziatore, e quello serafino adorante. 31-5-44


•Gli Angeli non possono soffrire per il loro Dio per aumentare la sua gloria, né per il loro prossimo per ottenergli del bene. Ma gli uomini lo possono fare. Fare la volontà di Dio, per gli angeli è fare della gioia. Fare la volontà di Dio per gli uomini, è fare del dolore. 25.6.44
•L’angelo custode di ogni creatura adora nella stessa il Dio che l’abita, se è in grazia del Signore, (….) (infatti) ogni spirito d’uomo  è il tabernacolo chiuso nel corpo consacrato dai sacramenti, nel quale è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. 25/6/44


•L’angelo è in ginocchio al lato destro del mio letto, in fondo. Sta a capo chino con sommo rispetto e con le braccia congiunte sul seno. (….)  L’angelo è uguale, è il mio! Come è bello! Il volto di luce condensata, dalle linee perfette, pur stando così curvo, mi sorride.  La sua incorporea veste pare uno smeraldo chiaro fatto abito di luce. Alle spalle un breve manto di un rosso chiaro, vivissimo, come di rubino trapassato da un raggio di sole. Le ali sono due bianchi splendori raccolti lungo i lati. E come è adorante! 26/6/44


•Quando la creatura non è più in stato di grazia, il suo angelo, piangendo, venera l’opera del suo Creatore. Non può più venerare altro. Ma poiché è opera del suo Dio, la venera (…) non perché lo contiene ma perché l’ha contenuto. Ecco perché ogni angelo sta con sommo rispetto presso il suo custodito. (…) Felice quell’angelo che può dire, presso una creatura: “Ti adoro, mio Signore, chiuso in questa tua creatura” e non ha bisogno di volare in cielo per incontrare lo sguardo di Dio!   26/6/44


•Il ministero angelico istruisce e conduce gli spiriti con parole di luce. Il ministero satanico istruisce e istiga gli spiriti  con parole di tenebre. E’ una lotta che non ha mai fine.(…)
Però fra  i due che battagliano (…) vi è  l’uomo per cui i due battagliano. L’uomo libero di seguire la sua volontà e dotato di intelligenza e ragione, munito della forza incalcolabile della Grazia che il Battesimo gli ha reso e che i sacramenti gli mantengono e aumentano. 19/9/44


•I tre Arcangeli: Gabriele, Michele, Raffaele. Sono tre bellissimi giovani. Ritratto…..21-12-45


•(L’angelo)  custode veglia soprattutto sulla vita delle tre virtù teologali virtù nello spirito del suo custodito. 15/1/46


•Gli angeli sono superiori agli uomini. Dico “uomini” per dire gli esseri così chiamati, composti di materia e di spirito. Allora siamo superiori noi, tutto spirito. Ma quando nell’uomo vive la Grazia  e circola il Sangue del Mistico Corpo il cui capo è Cristo, mentre i sette Sacramenti lo corroborano dalla nascita alla morte, per ogni stato e per ogni fase della vita, allora in voi, “templi vivi del Signore”, noi vediamo il Signore e adoriamo Egli in voi e allora voi siete superiori a noi, “altri Cristi” siete e avete ciò che è detto “Pane degli angeli” ma solo degli uomini è Pane. Mistica, insaziata fame d’Eucaristia che è in noi e che ci fa stringere a voi quando di Essa vi nutrite, per sentire la fragranza di questo Cibo perfetto!
Negli angeli, diversi in natura e perfezione a voi, vi è, come in voi, libertà di volere. Dio nulla ha creato di schiavo. 20-1-46


•Dio come aveva voluto al suo fianco nelle prime operazioni creative, l’arcangelo sublime, e lo volle cognito del futuro della creazione d’amore, così lo volle cognito dell’adorabile e dolorosa necessità che il suo peccato avrebbe imposto a Dio: l’Incarnazione e Morte di un Dio per controbilanciare la rovina del Peccato che si sarebbe creato se Lucifero non avesse vinto la superbia in se stesso. 20-1-46


•Gli angeli rimasti fedeli anche durante la ribellione di Lucifero e dei suoi seguaci, non possono patire tentazione essendo  stati dopo la prova elevati all’ordine soprannaturale, alla contemplazione e lode di Dio. 18-2-47 


•La missione dell’Angelo Custode si crede, da parte della gente, che cessi con la morte del custodito. Non è così sempre. Cessa, è cosa conseguente, alla morte del peccatore impenitente, e con sommo dolore dell’angelo custode di colui che non si pentì. Si trasfigura in gloria gioconda ed eterna alla morte di un santo che dalla Terra passa al Paradiso senza soste purgative. Ma continua qual'era, come protezione che intercede e ama il suo affidato, per coloro che dalla Terra passano al Purgatorio per espiare e purificarsi. Allora noi, gli angeli custodi, oriamo con la carità per voi davanti al trono di Dio, e uniti alle nostre orazioni d’amore presentiamo i suffragi che sulla Terra  vi applicano parenti e amici. 15-6-47


•I due dolci attimi nella missione dei Custodi, i due più dolci attimi, sono quando la Carità ci dice: “Scendi, che un nuovo uomo è generato e tu lo devi custodire come gemma che mi appartiene”. E quando possiamo salire con voi in Cielo. Ma il primo è meno del secondo. Gli altri attimi di gioia sono le vostre vittorie sul mondo, la carne, il demonio. Ma come si trema per la vostra fragilità da quando vi si prende in custodia, così sempre si palpita dopo ogni  vostra vittoria, perché il Nemico del Bene è vigile a tentare di abbattere ciò che lo spirito costruisce. Perciò gioioso, perfetto nella sua gioia è l’attimo in cui entriamo con voi nel Cielo. 16-7-47


•Un’altra azione dell’Angelo Custode è quella di essere costantemente e meravigliosamente attivo presso Dio, del quale ascolta gli ordini e al quale offre le azioni buone del custodito, presenta e appoggia le suppliche, intercede nelle sue pene; è presso l’uomo al quale soprannaturalmente fa da maestro che guida nel sentiero diritto, senza soste, con ispirazioni, luci, attraimenti verso Dio.
Oh!, i nostri fuochi, che sono i fuochi della Carità che ci ha creati e che ci investe dei suoi ardori, noi li convergiamo sui nostri custoditi. (…) Coi nostri fuochi noi vi consoliamo, scaldiamo, irrobustiamo, illuminiamo, ammaestriamo, attraiamo al Signore. Che se poi il gelo  ostinato dell’anima e la sua durezza ostinata non si lascia da noi penetrare e vincere, che se poi l’armonia caritatevole dei nostri insegnamenti non viene accolta ma anzi sfuggita per inseguire la fragorosa musica infernale che sbalordisce e fa folli, non di noi è la colpa. Di noi è il dolore per il fallimento della nostra azione d’amore sull’anima che amiamo, con tutte le nostre capacità, dopo Dio.
Noi siamo dunque sempre presso il nostro custodito, sia che sia un santo o un peccatore. Dall’infusione dell’anima nella carne alla separazione dell’anima dalla carne, noi siamo presso la creatura umana che l’Altissimo Signore ci ha affidata.
E questo pensiero, che ogni uomo ha presso un angelo, dovrebbe aiutarvi ad amare il prossimo vostro, sopportarlo, accoglierlo con amore, con rispetto, se non per se stesso, per l’invisibile  Azaria che è seco lui e   che, come angelo,  merita sempre rispetto e amore.
Se pensaste che  a ogni vostra azione verso il prossimo, oltre l’Occhio onnipresente di Dio, presiedono e osservano due spiriti angelici i quali gioiscono o soffrono di ciò che fate, come sareste più buoni  sempre col prossimo vostro!
(…) vedere con l’occhio della fede, l’angelo custode che è al fianco di ogni uomo, e agire sempre come se ogni vostra azione fosse fatta all’angelo di Dio che testimonierà presso Dio. Egli, l’angelo custode di ogni uomo – io ve lo assicuro – unito al vostro dirà al Signore:   “Altissimo, costui sempre fu fedele alla carità, amando Te nell’uomo, amando il mondo soprannaturale nelle creature, e per questo amore spirituale sopportò offese, perdonò, fu misericorde verso ogni uomo, a imitazione del Figlio tuo diletto i cui occhi umani, pur mirando i suoi nemici, vedevano al loro fianco, con l’aiuto dello spirito suo santissimo, gli angeli,   i loro afflitti angeli, e li onorava, aiutandoli nel tentativo di convertire gli uomini, per glorificare con essi Te, Altissimo, salvando dal male quante più creature possibile”. 10-8-47

 

Dal libro di Azaria


•L’angelo del Signore è come un giardiniere che cura una pianta preziosa. Dal nascere al maturare … Sempre vigile, tremando dei venti dei geli, delle tempeste, dei parassiti, dei roditori. La sua completa pace di angelo, l’angelo la ritrova quando risale al cielo col frutto colto dal ramo, levato alla terra, con l’anima che si è salvata fino alla fine. Allora con un ardore di gioia, va a ritrovare i fratelli e dice : “L’anima mia si è salvata! E’ con noi nella pace! Gloria, gloria, gloria al Signore!”
Riconoscimento dunque umile, sempre costante, del vostro “nulla” e supplica continua ai beati cittadini dei Cieli di darvi il loro aiuto. Az. 3 - 24.2.46


•Contempliamo insieme  la nostra virtù di angeli. Che cosa è ciò che ci fa grandi? La bellezza nostra? La nostra sorte? La nostra origine? No: la nostra prontezza di ubbidienza al suono delle parole di Dio, al balenare del suo SS. Pensiero, perché baleno di luce beatifica è il suono che noi percepiamo, non già voce materiale di ugola. E la nostra luce si accende in giubilo accogliendo quel baleno e più aumenta nell’eseguire il suo comando. Tu sai. Se non ubbidissimo si spegnerebbe la nostra luce, cesserebbe la nostra bellezza, muterebbe la nostra sorte, condanna ci diverrebbe l’origine, come lo fu per Lucifero ed i ribelli. Di nulla ci possiamo gloriare,  noi, gli angeli del Signore, non della bellezza, sorte, origine, perché tutto ci viene da Dio S.S. Ma come per le creature del Creatore che sono gli uomini, gloriarci possiamo per il servizio ubbidiente al Signore. Az. 26 - 24.3.46


•L’Arcangelo Gabriele è il Confortatore del Getsemani, l’Angelo delle Settanta Settimane, L’Arcangelo della gioia,  dei felici annunci, dei sublimi conforti. 27 Az - 24.3.46


•L’uomo è tanto debole che non basta la sua volontà  a fare resistenza contro la forza del Male. (…) E’ per questo  che gli angeli pregano con gli uomini buoni. 105 Az - 12.5.46

 
•Gli Angeli hanno tremato davanti allo sconosciuto aspetto della divinità per la prima volta immisericorde  (quando Gesù prova l’abbandono del Padre) ed hanno  pianto, meditando e comprendendo in pieno quale abisso di peccato avesse commesso Lucifero e gli altri ribelli, instaurando il Male e provocando le sofferenze conseguenti, culminate in quelle della Grande Vittima. Hanno superadorato il Verbo ubbidientissimo e  mitissimo, confrontandolo con tutto ciò che era, è e sarà creato; e persino nel regno delle Tenebre quel grido ha prodotto un fremito e ucciso l’ultimo tenace pensiero di poter essere un giorno perdonati. 142 Az - 2.6.46


• Non c’è che un Dio. Tutto è a Lui soggetto, anche l’Avversario, che gli si crede simile, è un soggetto e, volendo nuocergli, in realtà lo serve perché aumenta la corte celeste, ossia la gloria di Dio, dei santi, che egli tentò e tormentò e che seppero resistergli ed esercitare le virtù sotto la sferza della persecuzione. 219. Az - 28.7.46


•Quando il peccato di Lucifero sconvolse l’ordine del Paradiso e travolse nel disordine gli spiriti meno fedeli, un grande orrore ci sconvolse tutti, quasi che qualcosa si fosse lacerato, si fosse distrutto e senza speranza di vederlo risorgere più. In realtà ciò era. Si era distrutta quella completa carità che prima era sola esistente lassù ed era crollata in una voragine dalla quale uscivano fetori d’Inferno.
Si era distrutta l’assoluta Carità degli angeli ed era sorto l’Odio.  Sbigottiti, come lo si può essere in Cielo, noi, i fedeli al Signore, piangemmo per il dolore di Dio e per il corruccio suo. Piangemmo sulla manomessa pace del Paradiso, sull’ordine violato, sulla fragilità degli spiriti. Non ci sentimmo più sicuri di essere impeccabili, perché fatti di puro spirito. Lucifero e i suoi uguali ci avevano provato che anche l’angelo può peccare e divenire demonio.  Sentimmo che la superbia poteva – era latente - e poteva svilupparsi in noi. Tememmo che nessuno, fuorchè Dio potesse resistere ad essa se Lucifero aveva ad essa ceduto. Tremammo per queste forze oscure che non pensavamo potessero invaderci, che potrei dire: ignoravamo che esistessero, e che brutalmente  ci si disvelavano. Abbattuti ci chiedevamo, con palpiti di luce: “ Ma dunque l’esser così puri non serve? Chi mai darà allora a Dio l’amore che Egli esige e merita, se anche noi siamo soggetti a peccare?”.
Ecco allora che, alzando il nostro contemplare dall’abisso e dalla desolazione alla Divinità e fissando il suo Splendore, con un timore fino allora ignorato, contemplammo la seconda Rivelazione del Pensiero Eterno. E se per la conoscenza della prima venne il Disordine creato dai superbi che non vollero adorare la Parola Divina, per la conoscenza della seconda tornò in noi la pace che si era turbata.
Vedemmo Maria nel Pensiero eterno. Vederla e possedere quella sapienza che è conforto, sicurezza e pace, fu una sola cosa. Salutammo la futura nostra Regina  con il canto della nostra Luce e la contemplammo nelle sue perfezioni gratuite e volontarie. Oh! bellezza di quell’attimo in cui a conforto dei suoi angeli l’Eterno presentò ad essi la gemma del suo Amore e della sua Potenza!  E la vedemmo umile tanto da riparare da sé sola ogni superbia di creatura.
Ci fu maestra da allora nel non fare dei doni uno strumento di rovina. Non la sua corporea effige, ma la sua spiritualità ci parlò senza parola, e da ogni pensiero di superbia fummo preservati per averla contemplata per un attimo, nel Pensiero di Dio, l’Umilissima. Per secoli e secoli operammo nella soavità di quella fulgida rivelazione. Per secoli e secoli, per l’eternità gioimmo e gioiamo e gioiremo del possedere Colei che avevamo spiritualmente contemplata. La gioia di Dio è la nostra gioia e noi ci teniamo nella sua Luce per essere da essa compenetrati e per dare gioia e gloria a Colui che ci ha creati.  Az.337 - 8.12.46

LA MADONNA CI PARLA DEGLI ANGELI CUSTODI

Chi sono gli Angeli

Gli Angeli sono puri spiriti creati da Dio per formare la sua corte celeste ed essere gli esecutori dei suoi ordini. Una parte di essi prevaricò, ribellandosi a Dio e diventa­rono demoni. Dio affidò agli Angeli buoni la custodia della Chiesa, delle nazioni, delle città.

Anche ogni anima ha il suo Angelo Custode.

Le Milizie celesti riconoscono Cristo come loro Re e Maria Santissima come loro Regina, felici di essere gli ese­cutori solleciti e fedeli dei loro ordini e di prodigarsi nella difesa e nel soccorso dei loro servi e devoti.

Nostri doveri verso di essi

Dobbiamo venerare tutti gli Angeli come nostri fratelli maggiori e come nostri futuri compagni in Cielo: imitare la loro obbedienza, purezza e amor di Dio.

In particolare dobbiamo esser devoti dell'Angelo Custode: di colui alle cui cure la bontà di Dio ci ha affidati. A Lui dobbiamo rispetto per la sua presenza, amore e gratitudine per la sua benevolenza, confidenza per la cura sapiente, potente, paziente e amorosa che ha di noi.

PRESENTAZIONE

Nella prima parte di questo libretto vengono presentati nove messaggi, dati dalla Madonna nell'arco di dieci anni ad un Sacerdote di assoluta attendibilità, tanto che lo stesso Papa Giovanni Paolo II leggeva questi messaggi e seguiva tutto con molto interesse. Ci sono numerose foto che testi­moniano gli incontri nelle concelebrazioni nella sua Cap­pella privata con questo Sacerdote.

Numerosi Vescovi e migliaia di Sacerdoti seguono da molti anni tutti i messaggi che la Madonna ha dato a lui e gli incontri di preghiera si sono svolti in molte parti del mondo. Siamo sicuri della elevata attendibilità.

D'altronde, per la prudenza che ci accompagna, mai pub­blicheremmo un solo messaggio di una persona non attendi­bile. E non ci lasciamo guidare dalle parole che contiene il messaggio, perché satana è capace di dare anche buoni mes­saggi per poi condurre i fedeli lontani dalla vera Fede Cat­tolica. Solo in Italia ci sono centinaia di false apparizioni, e l'inganno si manifesta considerando le virtù del veggente, il contenuto dei messaggi, i frutti (conversioni, miracoli).

Non è difficile capire la veridicità di un veggente, basta considerare questi tre segni e pregare molto. Il Signore Gesù non permette che ci allontaniamo da Lui, se con umiltà chie­diamo lumi per conoscere la verità sui messaggi. Lo Spirito Santo illumina e aiuta a discernere. Invochiamo lo Spirito.

Riguardo questi messaggi, rimettiamo ogni parere defini­tivo alla Chiesa, ma ci facciamo guidare dalla prudenza, dal­la preghiera e dall'autorità di tutti i Prelati che seguono que­sti messaggi con umiltà e vero spirito di obbedienza.

Siamo sicuri della piena credibilità dei messaggi, si capi­sce che è la Madonna a parlare. Invitano a vivere il Vangelo.

Basta leggerli per comprendere la chiara ispirazione Divina. Meditandoli, scopriamo che infiammano di amore verso gli Angeli Custodi e verso i tre Arcangeli: i Santi Gabriele, Raffaele e Michele.

Sono messaggi della Madonna dati per infonderci fiducia verso i nostri Angeli ed avvicinarci a Loro. Messaggi che ci indicano la preziosità dell'amicizia con i fedeli servitori della Santissima Trinità.

Sono messaggi che risvegliano in noi l'amore e la pre­senza dei fedeli Servitori di Dio, ci indirizzano verso la sana spiritualità e ci permettono di ricevere grandissimi aiuti.

Abbiamo dimenticato le preghiere agli Angeli, non pen­siamo più di avere accanto un Angelo Custode, molti non credono più nel soprannaturale, e così gli Angeli rimangono inattivi e sempre desiderosi di aiutare i loro protetti.

È anche vero che oggi quasi nessuno parla più degli An­geli Custodi, pochi Sacerdoti invitano a pregare San Michele Arcangelo per avere aiuti nelle tentazioni, pochi oggi ti avvi­cinano agli Angeli.

Eppure, la Loro forza è potentissima, il Loro comando terrorizza tutti i diavoli. Il più piccolo Angelo Custode mette tremarella a satana e a tutto l'inferno, perché il potere che ha il più piccolo Angelo Custode è il potere di Dio, in quanto ogni Angelo è portatore della forza di Dio. Agisce nel Nome di Dio. Ha l'autorità di comandare tutti i demoni.

Se oggi nella Chiesa non si parla quasi più degli Angeli Custodi, le vere testimonianze ci arrivano dai Santi: Padre Pio, Santa Gemma Galgani, Santa Veronica Giuliani, Santa Francesca Romana e tantissimi altri Santi hanno visto innu­merevoli volte i loro Angeli e dialogavano con Loro. Hanno ricevuto lumi e consigli, esortazioni ad una vita santa.

Anche a noi gli Angeli Custodi vogliono dare ispirazioni e aiuti, farci sentire i Loro consigli, ma se non abbiamo familiarità e non avvertiamo l'azione dello Spirito angelico è dovuta all'impurità, ai nostri peccati, che creano come uno strato tenebroso tra noi e il soprannaturale.

Questo strato denso e buio, che indica la nostra impurità, non ci permette di ascoltare la delicata voce degli Angeli Custodi, non ci rende capaci di entrare in contatto con il Divino. Ecco la necessità della purificazione, della peniten­za e di vivere in un continuo stato di rinnegamento.

Pregare gli Angeli Custodi è di assoluta utilità, Loro sono le nostre guide, ci aiutano a vincere ogni tentazione che si presenta. Leggendo questi messaggi, ci sentiremo maggior­mente protetti e liberi dall'oppressione diabolica.

Nella seconda parte del libro, sono state inserite molte preghiere e novene all'Angelo Custode e a San Michele Ar­cangelo. Preghiere molto belle e semplici che hanno lo sco­po di farci raggiungere una grandissima familiarità con il no­stro Angelo Custode, per avvertire la sua presenza sempre accanto a noi, per parlagli, per ascoltarlo, per evitare di com­mettere peccati che Lo offenderebbero molto.

I messaggi qui presentati sono un dono di Dio, Egli ha permesso alla Madonna di indicarci in che modo dobbiamo amare i nostri Angeli e come dobbiamo vivere la nostra Fede. Gli Angeli ci vogliono molto bene, vogliono condurci verso le altezze spirituali.

Da parte nostra dobbiamo ogni giorno pregare gli Angeli, per confidarci, per consigliarci, per chiedere aiuti e l'inter­cessione presso la Madonna per ottenere grandi Grazie. Es­primiamo affetto, devozione, riconoscenza.

Ringraziamo anche San Michele e tutti gli Angeli ed Arcangeli, fedeli servitori di Dio. Imitiamoli anche noi nel­l'obbedienza e nell'umiltà.

GLI ANGELI DEL SIGNORE

"Avete appena terminato il Cenacolo con questi miei figli, tanto cari, che soffrono per la situazione di lacerazione e di disordine in cui si trova la mia Chiesa.

Unite il vostro al mio dolore e siate espressione della materna benevolenza con cui li guardo, li accolgo, li confor­to e li conduco.

Non guardate se sono pochi e, per lo più, fragili di età, di salute; sono però così fedeli e generosi che consolano il dolore immenso del mio Cuore Immacolato.

Per Me essi sono i tesori più preziosi. E, per loro mezzo, anche qui quanto numerosi sono i figli che rispondono al mio invito, entrano nel rifugio del mio Cuore e vengono da me formati oggi alla eroica fedeltà a Gesù e alla sua Chiesa!

Così in questo stesso luogo, ove il mio Avversario ha ini­ziato la sua opera di subdola distruzione della Chiesa, Io rispondo alla sfida e mi formo la mia schiera.

È la schiera dei piccoli, dei poveri, degli umili che Io rac­colgo nel mio Cuore Immacolato per donare ad essi il mio spirito di Sapienza, perché venga sconfitta la superbia di coloro che si sono lasciati sedurre dalla falsa scienza e dallo spirito di grandezza e di vanagloria.

Ancora oggi, per mezzo di questa mia Opera, dalla bocca dei bambini e dei lattanti il Signore riceve la gloria perfetta. Con voi sono anche gli Angeli del Signore; di essi Io sono la Regina e sono pronti ai miei ordini, perché la SS. Trinità ha affidato al mio Cuore Immacolato l'opera di rin­novamento della Chiesa e del mondo.

San Michele è a capo di tutta questa mia schiera celeste e terrestre che è ormai ordinata a battaglia. San Gabriele vi è accanto per donare a tutti voi la stessa invincibile fortezza di Dio e San Raffaele vi guarisce dalle numerose ferite che spesso vi procurate a causa della grande lotta in cui siete impegnati.

Sentite sempre accanto a voi gli Angeli di Dio e invoca­tene spesso l'aiuto e la protezione. Essi hanno grande forza nel difendervi e nel sottrarvi a tutte le insidie che vi tende satana, mio e vostro Avversario.

Ora la loro protezione si intensificherà e sarà da voi par­ticolarmente avvertita, perché i tempi della grande prova so­no giunti e state per entrare in un periodo di angoscia gran­de, come non vi è stata mai finora.

Ai miei ordini, sentite accanto a voi gli Angeli del Signo­re, che saranno la vostra difesa e la vostra guida, perchè si possa compiere da ciascuno quanto Io ho stabilito per il trionfo del mio Cuore Immacolato".

REGINA DEGLI ANGELI

"Nella lotta a cui vi chiamo, figli prediletti, siete partico­larmente assistiti e difesi dagli Angeli di Luce. Sono la Regina degli Angeli.

Ai miei ordini essi stanno riunendo, da ogni parte del mondo, coloro che Io chiamo nella mia grande schiera vitto­riosa.

Nella lotta fra la Donna vestita di sole ed il Dragone rosso, gli Angeli hanno la parte più importante da svolgere. Per questo voi dovete lasciarvi guidare docilmente da loro.

Gli Angeli, gli Arcangeli e tutte le schiere celesti sono uniti con voi nel terribile combattimento contro il Dragone ed i suoi seguaci. Essi vi difendono dalle insidie di satana e dei molti demoni, che ora si sono scatenati, con furia rab­biosa e demolitrice, in ogni parte del mondo.

Questa è l'ora di satana e del potere degli spiriti delle tenebre. È la loro ora, che corrisponde al momento della loro apparente azione vittoriosa.

È la loro ora, ma il tempo che hanno a disposizione è breve, i giorni del loro trionfo sono contati.

Perciò vi tendono insidie pericolose e terribili e voi non potreste sfuggire ad esse, senza uno speciale aiuto dei vostri Angeli Custodi.

Quante volte al giorno questi intervengono per sottrarvi a tutte le subdole manovre che vi tende, con astuzia, il mio Avversario!

Per questo vi invito ad affidarvi sempre più agli Angeli del Signore.

Abbiate con loro affettuosa intimità, perché vi sono più vicini degli amici e delle persone care. Camminate alla luce della loro invisibile, ma sicura e preziosa presenza. Essi pre­gano per voi, camminano accanto a voi, vi sostengono nella fatica, vi consolano nel dolore, vegliano sul vostro riposo, vi prendono per mano e vi attirano dolcemente sulla strada che ho tracciato per voi.

Pregate i vostri Angeli Custodi e vivete con fiducia e con serenità le dolorose ore della purificazione.

In questi momenti, infatti, il Cielo e la terra si uniscono in una straordinaria comunione di preghiera, di amore e di azione, agli ordini della vostra Celeste Condottiera".

LA FUNZIONE DEGLI ANGELI

"Oggi la Chiesa celebra la festa degli Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. È anche la vostra festa, figli prediletti, perché gli Angeli del Signore hanno una parte molto impor­tante da svolgere nel mio disegno vittorioso.

Ecco quale è la loro funzione: ai miei ordini combattono una terribile battaglia contro satana e tutti gli spiriti cattivi. È una lotta che si sviluppa soprattutto a livello di spiriti, con intelligenza e con perfetta aderenza ai piani dei due grandi ed opposti condottieri: la Donna vestita di sole ed il Dragone rosso.

Compito di San Gabriele è quello di rivestirvi della stes­sa fortezza di Dio. Egli combatte contro l'insidia più perico­losa di satana, quella di indebolirvi, portandovi allo scorag­giamento e alla stanchezza. Quanti di voi si sono fermati sulla strada della consacrazione che mi avete fatto, a motivo di questa vostra umana debolezza!

È la debolezza che vi conduce al dubbio, all'incertezza, alla paura, al turbamento. Questa è la tentazione del mio avversario, per rendervi inoffensivi, chiusi in voi stessi, fermi sui vostri problemi, incapaci di vero slancio apostolico.

L'Arcangelo Gabriele ha il compito di aiutarvi a crescere nella fiducia, rivestendovi della fortezza di Dio. E così ogni giorno vi conduce sulla strada del coraggio, della fermezza, della Fede eroica e pura.

Compito di San Raffaele è quello di versare balsamo sulle vostre ferite. Quante volte satana riesce a ferirvi con il peccato, a colpirvi con le sue subdole seduzioni! Vi fa senti­re il peso della vostra miseria, dell'incapacità, della fragilità e vi ferma sul cammino della vostra perfetta donazione.

Allora è compito di San Raffaele di accompagnarvi sulla strada che vi ho tracciato, dandovi quella medicina che vi guarisce da tutte le vostre spirituali malattie.

Ogni giorno Egli rende più sicuri i vostri passi, meno incerti i vostri propositi, più coraggiosi i vostri atti di amore e di apostolato, più decise le risposte ai miei desideri, più at­tente le menti al mio materno disegno, e combattete la vostra battaglia fortificati dal suo balsamo celeste.

Compito di San Michele è quello di difendervi dai terri­bili attacchi di satana contro di voi. In questi tempi i miei prediletti, che hanno accolto il mio invito e si sono consa­crati al mio Cuore Immacolato, e tutti i miei figli che sono entrati a far parte della mia schiera vittoriosa, sono i bersa­gli presi di mira, con particolare rabbia e ferocia, da parte del mio e vostro Avversario.

Satana vi attacca nel campo spirituale, con ogni sorta di tentazioni e di suggestioni, per portarvi al male, al disorien­tamento, al dubbio e alla sfiducia. Usa spesso della sua arma preferita che è quella della suggestione diabolica e della ten­tazione impura. Vi attacca con terribili insidie e spesso cerca di spingervi nel pericolo; anche fisicamente attenta alla vostra vita ed alla vostra incolumità.

È l'Arcangelo Michele, Patrono della Chiesa Universale che interviene con il suo grande potere, e passa al combatti­mento per liberarvi dal Maligno e dalle sue pericolose insi­die. Per questo vi invito ad invocarne la protezione con la recita quotidiana della breve, ma tanto efficace preghiera dell'esorcismo composta dal Papa Leone XIII.

Ecco perché gli Angeli del Signore hanno una importan­te funzione nel disegno della battaglia che si sta combatten­do. Voi dovete vivere sempre in loro compagnia.

Hanno un compito prezioso e insostituibile: sono accan­to a voi nel combattere la stessa lotta; vi danno forza e corag­gio, vi guariscono dalle vostre numerose ferite, vi difendono dal male e, con voi, formano la parte più forte della schiera vittoriosa agli ordini della Celeste Condottiera".

CON VOI NEL COMBATTIMENTO

"Combattete, figli prediletti, miei apostoli, in questi vo­stri ultimi tempi. Questa è l'ora della mia battaglia. Questa è l'ora della mia grande vittoria.

Con voi nel combattimento vi sono anche gli Angeli del Signore che, ai miei ordini, adempiono al compito che Io ho loro affidato.

Tutti gli Spiriti Celesti sono esseri luminosi e potenti e si trovano tanto vicini a Dio che amano, servono, difendono e glorificano.

Nella Luce della Santissima Trinità, Essi vedono tutte le pericolose e subdole insidie, a voi tese dagli spiriti cattivi, che lottano contro Dio e contro il suo regale dominio.

Questa è una terribile battaglia, che si svolge soprattutto a livello di Spiriti: quelli buoni contro i cattivi; gli Angeli contro i demoni.

Voi siete coinvolti in questa grande lotta ed è per questo che voi dovete sempre affidarvi alla loro sicura protezione ed invocare spesso, con la preghiera, il loro potente aiuto.

Tutti gli Spiriti Celesti conoscono il mio disegno, sanno l'ora del mio trionfo, vedono come l'attacco dell'inferno, in questi vostri tempi, si fa potente, continuo ed universale.

Satana è riuscito a stabilire il suo Regno nel mondo e si sente ormai vincitore sicuro.

Ma è vicino il momento della sua grande e definitiva sconfitta. Per questo la battaglia si fa più aspra e terribile ed anche voi, con gli Angeli del Signore, siete chiamati al com­battimento.

Le armi usate dai demoni sono quelle del male, del pec­cato, dell'odio, dell'impurità, della superbia e della ribellio­ne a Dio.

Le armi usate dagli Spiriti Celesti, che sono accanto a voi a combattere, sono quelle del bene, della Grazia Divina, del­l'amore, della purezza, della umiltà e della docile sottomis­sione alla Volontà del Signore.

Gli Spiriti Celesti hanno anche il compito di rafforzarvi, di guarirvi dalle ferite, di difendervi dalle insidie del mio Avversario, di proteggervi dal male e di condurvi sulla via luminosa del mio Volere.

L'Arcangelo Gabriele fu inviato da Dio ad accogliere il Sì della vostra Mamma Celeste; ora ha il compito di acco­gliere il vostro Sì al Volere del Padre. Egli vi rafforza e vi so­stiene; vi conduce sulla via del coraggio e di una eroica testi­monianza a Gesù ed al suo Vangelo.

L'Arcangelo Raffaele dona ristoro alla vostra debolezza, versa balsamo su ogni dolorosa ferita e vi solleva dal peso della stanchezza e dello scoraggiamento, per continuare nel­la lotta, con lo scudo della Fede e con la corazza dell'amore e della santità.

L'Arcangelo Michele vi difende da tutti i terribili attacchi di satana, che si è particolarmente scatenato contro voi, che fate parte della mia schiera e vi lasciate condurre docilmen­te dalla vostra Celeste Condottiera. Quante volte voi sareste diventati vittime degli attacchi di Satana, se l'Arcangelo Mi­chele non fosse intervenuto a vostra difesa e protezione! Invocatelo spesso, con la preghiera così efficace dell'esorci­smo contro satana e gli angeli ribelli, perché Lui vi guida in questa lotta, in modo che ciascuno di voi possa adempiere al compito che gli è stato affidato dalla Mamma Celeste.

Allora unitevi, in una affettuosa e fraterna comunione di vita, di preghiera e di azione, a tutti gli Spiriti Celesti, che sono impegnati con voi a combattere la stessa battaglia e a preparare la grande vittoria di Dio, nel Regno glorioso di Cristo, che a voi verrà, con il trionfo del mio Cuore Imma­colato nel mondo".

CIELO E TERRA SI UNISCONO

"Figli prediletti, vi chiamo da tutte le parti della terra.

Gli Angeli di Luce del mio Cuore Immacolato stanno ora raccogliendo, da ogni parte, gli eletti chiamati a fare parte della mia schiera vittoriosa. Vi segnano con il mio sigillo.

Vi rivestono di una forte armatura per la battaglia. Vi ricoprono del mio scudo.

Vi danno il Crocifisso ed il Rosario come le armi da usare per la grande vittoria.

È giunto il tempo della lotta conclusiva.

Per questo gli Angeli del Signore intervengono in manie­ra straordinaria e si mettono, ogni giorno, accanto a ciascu­no di voi per guidarvi, per proteggervi e per confortarvi.

Come ai demoni e a tutti gli spiriti del male, in questi tempi, è concessa grande libertà per le loro manifestazioni diaboliche, così questi sono i giorni in cui gli Angeli del Si­gnore sono chiamati a svolgere la parte più importante del mio disegno.

Cielo e terra si uniscono in questa ora della grande lotta conclusiva.

Allora vi invito a formare tutti una sola cosa con gli Angeli e con i Santi del Paradiso.

Soprattutto vi invito a pregare di più i vostri Angeli cu­stodi, perché essi, in questi tempi, sono chiamati a compiere un compito particolare, che Io ho loro assegnato, verso cia­scuno di voi miei figli prediletti.

È desiderio del mio Cuore che, nella recita quotidiana dell'Angelus, venga ancora inserita la preghiera all'Angelo di Dio.

Vi invito a vivere sempre in intimità e confidenza con i vostri Angeli Custodi. Chiamateli nelle necessità; invocateli nei pericoli; associateli al vostro lavoro; confidate loro le vostre difficoltà; cercateli nel momento della tentazione. Ora essi devono formare una cosa sola con voi.

Sentite accanto soprattutto gli Arcangeli, di cui oggi la Chiesa celebra la festa: San Gabriele perché vi doni la stes­sa fortezza di Dio; San Raffaele perché sia medicina ad ogni vostra ferita; San Michele perché vi difenda dalle terribili insidie che, in questi tempi, satana vi tende.

Con loro camminate nella luce del mio disegno ed insie­me combattete ai miei ordini.

Siete chiamati ormai a vedere i miei più grandi prodigi, perché siete entrati nel tempo del mio trionfo".

L'ORA DELLE POTENZE ANGELICHE

"Celebrate oggi la festa degli Arcangeli Gabriele, Raf­faele e Michele ed invocate la loro protezione.

In questi tempi della grande tribolazione vi invito a vive­re in unione di vita con gli Angeli del Signore.

Oggi essi hanno un importante compito da svolgere verso di voi.

- Vi illuminano il cammino che dovete percorrere, per essere fedeli alla consacrazione che mi avete fatto.

È un cammino difficile e doloroso, segnato da tanti osta­coli e minacciato da molte insidie del mio Avversario.

Gli Angeli vi prendono per mano e vi conducono sulla via di Luce dell'amore e della santità.

- Vi danno coraggio e conforto nelle tante difficoltà che dovete sopportare e vi sostengono nella vostra umana debo­lezza.

Vi sono accanto come veri fratelli, che prendono a cuore la vostra persona e la vostra vita.

- Vi difendono contro i continui attacchi di satana, contro le sue numerose insidie, contro gli ostacoli che mette sul vostro cammino.

La grande battaglia che ora si sta combattendo è soprat­tutto a livello di Spiriti: gli spiriti cattivi, contro gli Spiriti angelici.

Voi siete coinvolti in questa lotta che si svolge fra Cielo e terra, fra gli Angeli e i demoni, fra San Michele Arcangelo e Lucifero.

Agli Angeli del Signore è affidato il compito di difende­re la vostra persona, la vita della Chiesa, il bene di tutta l'u­manità.

In questa grande Nazione, ove ti trovi a fare i Cenacoli, vedi come l'umanità, ingannata dai falsi spiriti, corre sulla via del male e di una grande immoralità e come la stessa Chiesa viene sempre più minata dagli errori e dai peccati e corre il pericolo di perdere la vera Fede, a motivo della sua divisione dal Papa e dell'opposizione al suo Magistero.

In questi tempi cattivi dovete pregare molto gli Angeli del Signore.

Questa è l'ora delle Potenze Angeliche.

Sono le Potenze Angeliche che guidano tutti i miei figli nella battaglia decisiva, per la definitiva sconfitta di satana e l'avvento del Regno glorioso di Cristo, nel trionfo del mio Cuore Immacolato nel mondo".

L'ANNUNCIO DEI TRE ANGELI

"Oggi gli Angeli di Luce del mio Cuore Immacolato sono accanto a voi, miei prediletti e figli a Me consacrati. Onorateli, invocateli, seguiteli, vivete sempre con loro, che dal Padre Celeste vi sono stati dati come vostri custodi e protettori. Oggi è il loro tempo.

Questo ultimo periodo della purificazione e della grande tribolazione corrisponde ad una particolare e forte manife­stazione degli Angeli del Signore.

Siete entrati nella fase più dolorosa e difficile della bat­taglia fra gli Spiriti del bene e gli spiriti del male, fra gli Angeli e i demoni. È una lotta terribile, che si svolge attor­no a voi e al di sopra di voi. Voi, povere creature terrene, ne siete coinvolti e così sentite particolarmente forti le insidie tese a voi dagli spiriti cattivi, per condurvi sulle strade del peccato e del male.

Allora questi sono i tempi in cui deve farsi ancora più forte e continua l'azione dei vostri Angeli Custodi. Pregateli spesso, ascoltateli con docilità, seguiteli in ogni momento.

Nella Chiesa deve diventare più esteso e più solenne il culto di venerazione e di lode verso gli Angeli del Signore. A Loro infatti è riservato il compito di darvi l'annuncio tanto atteso della vostra vicina liberazione.

L'Annuncio dei tre Angeli sia da voi atteso con fiducia, accolto con gioia e seguito con amore.

- La vostra liberazione coinciderà con la fine dell'iniqui­tà, con la completa liberazione di tutta la creazione dalla schiavitù del peccato e del male.

Quanto avverrà sarà una cosa tanto grande, che non è mai stata dal principio del mondo. Sarà come un Giudizio in piccolo e ciascuno vedrà la propria vita e tutte le sue opere nella Luce stessa di Dio.

Al primo Angelo tocca il compito di proclamare a tutti questo annuncio.

Date a Dio la gloria e la ubbidienza; lodatelo, perché è venuto il momento in cui Egli giudicherà il mondo. Inginoc­chiatevi davanti a Colui che ha fatto il Cielo, la terra, le sor­genti ed il mare.

La vostra liberazione coinciderà con la sconfitta di sata­na e di ogni spirito diabolico.

Tutti i demoni e gli spiriti dei dannati, che in questi anni si sono riversati in ogni parte del mondo, per la rovina e la dannazione delle anime, verranno cacciati nell'inferno, da cui sono usciti, e non potranno più nuocere. Tutto il potere di satana verrà distrutto.

Al secondo Angelo tocca il compito di dare questo annuncio.

È caduta, è caduta la grande Babilonia, quella che aveva fatto bere a tutti i popoli il vino inebriante della sua prosti­tuzione.

- La vostra liberazione coinciderà sopratutto con il pre­mio concesso a tutti quelli che, nella grande prova, si sono mantenuti fedeli e con il grande castigo dato a coloro che si sono lasciati trascinare dal peccato e dal male, dalla incre­dulità e dalla empietà, dal denaro e dal piacere, dall'egoismo e dalla impurità.

Al terzo Angelo tocca il compito di annunciare il grande castigo.

Chiunque adora il mostro e la sua statua, e riceve il suo marchio sulla fronte o sulla mano berrà il vino dell'ira di Dio versato puro nel calice del suo terribile giudizio, e sarà torturato alla presenza dell'Agnello e degli Angeli Santi con fuoco e zolfo. Il fumo del loro tormento non finisce mai.

Chi adora il mostro e la sua statua e chiunque riceve il marchio del suo nome, non ha riposo nè giorno nè notte. In questo tempo ultimo della grande tribolazione, annun­ciato come quello della fine della iniquità, della sconfitta di satana e del castigo degli empi, viene messa a dura prova la costanza di quelli che appartengono al Signore, mettono in pratica i Comandamenti di Dio e rimangono fedeli a Gesù. Per questo vi invito oggi ad essere particolarmente uniti ai vostri Angeli Custodi nella preghiera, nell'ascolto della loro voce e nell'accogliere con docilità la loro guida sicura, sulla strada del bene e della santità.

In questi tempi burrascosi, in cui satana domina con tutta la sua potenza tenebrosa, è compito degli Angeli di luce del mio Cuore Immacolato, quello di condurvi sul cammino del­la costanza e della fedeltà a Gesù, nell'osservanza dei Co­mandamenti di Dio e nell'esercizio di tutte le virtù.

In questo giorno, assieme ai vostri Angeli Custodi, vi benedico, con la gioia di una Mamma che è da voi consola­ta e sempre più glorificata".

IL COMPITO DEGLI ANGELI

"Figli prediletti, in questo primo sabato del mese vi riuni­te nei Cenacoli per rinnovare la consacrazione al mio Cuore Immacolato e per venerare la memoria liturgica dei vostri Angeli Custodi.

Nei tempi della grande prova, vi invito a rendere più forte il legame che vi unisce ai vostri Angeli Custodi.

Essi hanno un particolare ed importante compito da svol­gere verso di voi, soprattutto in questi ultimi tempi.

- Gli Angeli Custodi hanno anzitutto il compito di essere Luce sul vostro cammino.

I giorni che vivete sono segnati da una grande oscurità che diventa sempre più profonda ed estesa.

È la tenebra degli errori che avvolge le menti degli uomi­ni e li rende così vittime della grande apostasia; è la tenebra dei peccati che oscura la bellezza e la santità delle anime; è la tenebra della impurità che abbruttisce lo splendore del vostro corpo, chiamato a riflettere la gloria del Dio vivente.

Così quanti sono oggi i miei poveri figli che vivono come ombre, sommersi dalle tenebre dell'errore, del peccato e della impurità.

Ai vostri Angeli Custodi è affidato il compito di proteg­gervi dalla granda tenebra che vi circonda per farvi cammi­nare sempre nella luce della verità, della santità, della purez­za, della umiltà, della fiducia e dell'amore.

- Gli Angeli Custodi hanno il compito di essere difesa alla vostra vita.

Come sono numerose e subdole le insidie che ogni gior­no vi tendono gli spiriti cattivi, i demoni che ora si sono ri­versati nel mondo ed operano ovunque per condurre le anime alla eterna dannazione.

La loro azione è ora diventata potente, perché si è asso­ciata alla forza che hanno i mezzi di comunicazione come stampa e televisione.

Con subdola raffinatezza viene diffuso il male sotto forma di bene, il peccato come esercizio della propria liber­tà, la trasgressione alla Legge di Dio come nuova conquista da parte di questa povera e pervertita umanità.

Come sono forti e continui gli attacchi degli spiriti catti­vi, per colpirvi nella vostra vita fisica, con incidenti, disgra­zie, attentati, malattie, calamità, esplosioni di violenza, di guerre e di rivoluzioni.

Agli Angeli Custodi è affidato il compito di proteggervi da tutti questi mali, di difendervi contro queste insidie, per farvi camminare nella vita sotto la loro sicura e potente pro­tezione.

- Gli Angeli Custodi hanno infine il compito di combatte­re con voi la stessa battaglia per ottenere la medesima vitto­ria. Nella grande prova, che è ormai giunta, si rende ancora più forte e sanguinosa la grande lotta fra la Donna vestita di sole ed il Dragone rosso, fra le forze del bene e le forze del male, fra Cristo e l'anticristo.

È una battaglia che si svolge sopratutto a livello di spiri­ti: gli Spiriti buoni contro gli spiriti cattivi; gli Angeli contro i demoni; San Michele Arcangelo contro Lucifero.

Voi siete coinvolti in questa grande lotta, che vi supera immensamente. Allora dovete essere particolarmente uniti a Coloro che sono a voi vicini nel grande combattimento, che hanno grande potenza in questa lotta, che vi aiutano a com­battere e vi conducono verso la sicura vittoria.

Oggi invito tutti a rendere più assidua la preghiera, più forte il legame, più profondo l'affetto verso questi Angeli di Luce, che dal Signore sono a voi donati a vostra custodia e protezione.

Assieme ad essi tutti vi benedico nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".

GLI ANGELI DEL VOSTRO TEMPO

"Oggi celebrate la festa degli Arcangeli Gabriele, Raf­faele e Michele.

Sono gli Angeli del vostro tempo.

Sono gli Angeli del tempo conclusivo della purificazione e della grande tribolazione.

Sono gli Angeli del vostro tempo.

A loro è affidato un compito particolare durante il perio­do della prova e del grande castigo.

Ad essi tocca salvare il popolo di Dio, raccogliere da ogni parte della terra chi è chiamato a fare parte del piccolo resto, che rimarrà fedele, nel sicuro rifugio del mio Cuore Immacolato.

Sono gli Angeli del vostro tempo.

Sopratutto sono gli angeli che vi rivelano le ultime vicen­de descritte nel Libro sigillato.

All'Arcangelo Michele è affidato il compito di condurre alla battaglia le schiere degli Angeli e dei miei figli fedeli contro le agguerrite armate di satana, del male, delle forze sataniche e massoniche, ormai organizzate a livello mondia­le in una sola grande potenza, per mettersi contro Dio e con­tro il suo Cristo.

San Michele interverrà soprattutto per combattere l'anti­co nemico Lucifero che, nella ultima ora, apparirà con tutta la tenebrosa potenza dell'Anticristo.

Suo è il compito di combatterlo e di vincerlo, di scac­ciarlo dentro il suo regno di tenebra e di fuoco, offrendo alla vostra Mamma Celeste la catena con cui lo legherà e la chia­ve per chiudere la porta dell'abisso, da cui non potrà più uscire per nuocere nel mondo.

All'Arcangelo Raffaele è affidata la missione di parteci­pare, come medico celeste, alla grande lotta, per soccorrervi e guarire quanti vengono colpiti e feriti.

Come a Tobia ha restituito la vista, così a milioni di miei poveri figli, resi ciechi dai peccati, dagli errori e dalla gran­de tenebra dei vostri giorni, donerà la vista, perché possano tornare a credere e a contemplare il divino splendore della Verità.

All'Arcangelo Gabriele è affidata la grande missione di annunciare il ritorno di Gesù nella gloria, per instaurare il suo regno nel mondo.

Come da Lui è venuto il celeste annuncio della prima venuta di mio Figlio nel mondo, così ancora Lui sarà il lumi­noso messaggero della seconda venuta di Gesù nella gloria.

Questa seconda venuta avverrà nella potenza e nella luce, con Gesù che apparirà sulle nubi del cielo, nello splendore della sua divinità, per sottomettere a Sé tutte le cose.

E così a tutto l'universo creato apparirà la divina potenza di mio Figlio Gesù.

All'Arcangelo che è chiamato fortezza di Dio è stato dato il compito di annunciare a tutti il vicino ritorno di Cristo con la forza della sua divina potenza.

Per questo oggi vi invito ad onorare, a pregare e ad invo­care la protezione di questi tre Arcangeli, chiamati a svolge­re una così grande missione nel tempo conclusivo della grande tribolazione ed a portarvi dentro il cuore degli ultimi avvenimenti, che ora siete chiamati a vivere con fiducia e con grande speranza".

Gli Angeli nella Chiesa

Anche il nostro senso della Chiesa si approfondisce alla luce se ne contempliamo il mistero nella centralità del Cristo, senza trascurare la presenza degli Angeli e il loro provvidenziale supporto. Non a caso, negli Atti degli Apostoli, gli Angeli concorrono all'edificazione della Chiesa primitiva, liberando gli Apostoli dalla prigione con un'indicazione molto precisa circa quello che essi devono fare: "Andate - dice l'angelo spalancando le porte della prigione - mettetevi a predicare al popolo e nel tempio tutte queste parole di vita". E non solo libera dalle catene Pietro, capo della chiesa, e lo conduce fuori dalla prigione, ma lo precede fin dentro le vie della città.

Paolo, l'Apostolo delle Genti, appellatosi a Cesare circa la colpa che ingiustamente gl'imputavano, s'imbarca per l'Italia. Una tremenda tempesta s'abbatte sulla nave e l'equipaggio, stremato di forze, è sul filo della disperazione. Ma Paolo dice: "Vi esorto a non perdervi di coraggio perché non ci sarà alcuna perdita di vite in mezzo a voi, ma solo della nave. Mi è apparso, infatti, questa notte un Angelo del Dio al quale appartengo e che servo, dicendomi: non temere...".

Nella vita di san Pacomio, leggiamo ch'egli in una visione osservò che tutta la Chiesa è colma di Angeli.
Nella sua Esposizione della fede ortodossa, san Giovanni Damasceno non esita a parlare degli Angeli dentro il progetto di Dio in cui s'inserisce il mistero della Chiesa del quale noi siamo parte: "Alcuni [Angeli] custodiscono le varie parti della terra, presiedono a nazioni e regioni secondo l'ordine del sommo Creatore, governano le nostre cose e ci recano aiuto (...) anche se stanno sempre attorno a Dio".

La tentazione è di citare tanti altri testi, bevendo a larghi sorsi l'onda sorgiva della verità ecclesiale. Ma basti la voce autorevole di Ippolito di Roma (III secolo), che, paragonando la Chiesa a una nave, asserisce: "La Chiesa ha anch'essa i suoi nocchieri, a babordo e a tribordo, vale a dire gli Angeli assistenti. Essa non ha mai cessato di essere governata e protetta da loro". 

Gli Angeli nella vita di Gesù

Proprio quando venne la pienezza del tempo, e il Verbo del Padre si fece uomo, gli Angeli ebbero di che diventare messaggeri di Dio a servizio del suo Cristo. Infatti, anche se Gesù aveva assunto una natura inferiore alla loro, essendo la persona del Verbo, "Dio da Dio, Luce da Luce", anche qui in terra Egli era infinitamente superiore agli Angeli. I quali, hanno avuto una presenza visibile in particolari momenti significativi, ma certamente una permanenza invisibile attorno a lui per tutto l'arco del suo dimorare quaggiù.

L'Arcangelo Gabriele è nunzio del progetto-mistero ineffabile del concepimento di Gesù presso Maria. Nella regione di Betlemme, dove Gesù venne alla luce, "alcuni pastori vegliavano facendo la guardia al loro gregge. Un Angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento; ma l'Angelo disse loro: "Non temete, ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di David un salvatore che è Cristo Signore...". E subito apparve con l'Angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Dio ama". Messaggero di gioia l'Angelo che comunica la nascita di Gesù ai pastori; messaggeri di pace tutti gli altri che lodano Dio sotto il cielo di Betlemme.

E' per ministero d'Angelo che Giuseppe, turbato per i segni di una maternità in Maria di cui ignorava l'ineffabile origine divina, viene rassicurato. Sempre il silenzioso "uomo giusto", viene edotto da Angeli sul tempo della fuga in Egitto se sul tempo del ritorno in Giudea.

Forse la più vivace presa di posizione patristica a proposito degli Angeli nei confronti della venuta di Gesù al mondo è espressa da Origene. Così egli si esprime: "Quando gli Angeli videro il principe della milizia celeste dimorare sulla terra, presero la via che egli aveva aperto seguendo il loro Signore e ubbidendo alla volontà di colui che li distribuisce come custodi di chi crede in lui. Gli Angeli sono dunque a servizio della tua salvezza eterna... Tutto è pieno di angeli.

Se la nascita e l'infanzia di Gesù sono segnate da una presenza visibile d'Angeli, altri momenti del suo essere tra noi, uomo tra gli uomini, sono costellati da queste presenze tangibili. Dopo le tentazioni del demonio del deserto, l'evangelista Marco nota: "Allora il diavolo lo lasciò e vennero gli angeli di Dio a servirgli da mangiare". Ciò che Gesù non ha voluto chiedere con un miracolo per nulla finalizzato alla gloria del Padre, ecco ora gli viene offerto in dono.

Un altro momento forte della vita di Gesù è quello dell'agonia nel Getsemani. Quando l'angoscia per il peccato del mondo toccò il fondo nel suo spirito, egli lanciò a Dio un grido umanissimo e nello stesso tempo del tutto degno del Santo per eccellenza: Padre, se vuoi, allontana da me questo calice. Tuttavia, si faccia non la mia ma la tua volontà. Allora gli apparve un Angelo dal cielo a confortarlo; un angelo, sua creatura, diventa la risposta del Padre al grido esistenziale del Figlio. E' conforto, non eliminazione del dramma. Anzi, subito dopo Luca annota che il suo sudore divenne come gocce di sangue che cadevano a terra.

E' interessante poi sottolineare il preciso intervento degli Angeli in quel momento focale della vita di Gesù che segna la sconfitta del peccato e della morte: la sua Risurrezione. Il loro messaggio è di ravvedimento e di conferma: Non abbiate paura. So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. E' risorto come aveva detto; venite a vedere il luogo dov'era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: E' risuscitato dai morti...
Risulta di grande rilievo l'identità di Cristo espressa dagli Angeli. Egli è "COLUI CHE VIVE", il Vivente per eccellenza.

Concludono la narrazione della vita terrena di Gesù le parole degli Atti: Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano mirando il cielo mentre egli se ne andava, ecco che due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù che è stato tra voi assunto fino al cielo, tornerà allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo".

Concludiamo, riportando le parole di Paolo agli Efesini: "Dio ha manifestato la sua forza nel Cristo risuscitandolo dai morti e facendolo sedere alla sua destra nei cieli al di sopra di tutti i Principati, di tutte le Potestà, di tutte le Virtù, di tutte le Dominazioni... E tutto pose sotto i suoi piedi.

Gli Angeli alla venuta finale del Cristo nell'Apocalisse     

La presenza e l’azione degli angeli si disseminano lungo il percorso storico dell’umanità con una forza e una incisività particolari e sorprendenti, al fine di sollecitare le creature umane a orientarsi verso la pienezza della salvezza che avrà il suo culmine nella fine dei tempi, quando il Cristo tornerà nella sua gloria per giudicare i vivi e i morti. Ciò si nota in modo chiaro e abbondante nel libro dell’Apocalisse, con cui si chiude la Rivelazione divina contenuta nei libri sacri.  Noi seguiremo la traccia segnata propriamente da questo libro interessantissimo, suddividendo la nostra analisi e le nostre considerazioni in tre momenti: 1. Gli angeli lungo la storia dell’umanità in vista del suo compimento finale; 2. Gli angeli nella prospettiva escatologica in cui viviamo; 3. Gli angeli nella parusia finale del Cristo. 1. Gli angeli lungo la storia del mondo - Anche il mondo, che ormai vive la sua storia come storia di decisione per il vangelo o contro di esso, non è abbandonato dagli angeli. ...

... Essi svolgono il loro ministero soprattutto riguardo al giudizio che si attua nei confronti del mondo. Secondo l’Apocalisse, questo giudizio è iniziato quando Michele e i suoi angeli hanno combattuto contro il diavolo e i suoi angeli, precipitandoli sulla terra:

“Una guerra si scatenò nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano col drago. Il drago combatteva coi suoi angeli, ma non prevalsero, per cui non vi fu più posto per essi nel cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che si chiama Diavolo e Satana, il seduttore dell’umanità, fu scagliato sulla terra e con lui furono scagliati i suoi angeli”(Ap 12,7 ss.).

Ma altri angeli potenti sollecitano il corso della storia perché l’umanità si renda disponibile e si orienti verso la venuta di Cristo vittorioso nel mondo, il quale si contrappone e fa da ostacolo. Il mondo come potenza negatrice della verità di Cristo e del suo regno deve essere annientato. A tale scopo gli angeli annunciano l’avvicinarsi del giudizio con parole e segni potenti:

“Vidi poi un altro angelo, forte, discendere da cielo, avvolto in una nube: l’arcobaleno era sul suo capo, il suo volto brillava come il sole e le sue gambe erano come colonne di fuoco. Nella mano reggeva un piccolo libro aperto. Mise il suo piede destro sul mare e il sinistro sulla terra e gridò a gran voce come un leone che ruggisce. Quand’ebbe gridato, sette tuoni fecero sentire il loro rombo… Allora l’angelo, che avevo visto ritto sul mare e sulla terra, levò la destra verso il cielo e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli e che ha creato il cielo e ciò che esso contiene, la terra e quanto contiene, il mare e quanto contiene: ‘non ci sarà più tempo! Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce e starà per suonare la tromba, allora giungerà a compimento il mistero di Dio, come egli aveva annunziato ai suoi servi, i profeti’.” (Ap 10,1 – 7;  cf. Ap 8,5; 14,6 ss.; 18,1 ss.; 18,21).

Essi presentano “un vangelo eterno da annunziare agli abitanti della terra e ad ogni nazione, razza, lingua e popolo”. Inoltre richiamano gli uomini al timore di Dio e alla sua adorazione, “perché è giunta l’ora del suo giudizio”

Tutta la storia è percorsa dal grido degli angeli: “non vi sarà più indugio”, perché sta attuandosi il compimento del mistero di Dio, come è stato annunciato ai profeti (Ap 10,6-7), la grande Babilonia è caduta (Ap 14,8; 18,1s.). L’angelo fa sentire la sua voce quando si percepisce la vicinanza della fine della storia e l’arrivo nascosto di lui. La sua voce è motivo di sollecitazione e di conversione, affinché la storia giunga al compimento. In tal modo gli angeli collaborano al cammino storico degli uomini e del mondo in attesa della venuta gloriosa di Cristo. In effetti il tempo attuale è precisamente il tempo in cui si attende la venuta ultima di Cristo, dopo che egli si è incarnato, è morto e risorto per la salvezza degli uomini; è questo il tempo ultimo, durante il quale si compie e si consuma il giudizio della verità e dell’amore di Cristo di fronte a tutto ciò che si oppone a lui, di fronte cioè alla menzogna e all’egoismo, alla incredulità e all’orgoglio umano. In questo tempo, del già e del non ancora, l’azione angelica si rivela pertanto utile e stimolante, conforme al disegno amoroso di Dio e allo svolgimento della storia secondo la libera disponibilità degli uomini.

2. Gli angeli nella prospettiva apocalittica

L’evento finale della storia è attuato da Dio per mezzo degli angeli. Ormai la storia si trova nella fase escatologica (ultima), poiché viviamo nel tempo ultimo, quello della salvezza definitiva e totale, dopo che Cristo ha vinto la morte e le potenze del male. Infatti nessuno degli esseri celesti  e terrestri o infraterrestri è in grado di aprire il libro della storia e di leggerlo. Lo dichiara un angelo a gran voce: “Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?” (Ap 5,2). Solo il Signore glorificato, l’Agnello immolato, si avvicina e riceve il libro della storia dalla mano di Dio; egli solo è degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli. La storia quindi è dominata e guidata da Cristo. Gli angeli si pongono al suo servizio anche in questo supremo gesto della sua azione redentrice, quello di condurre il mondo al giudizio finale, che sta ormai irrompendo sulla terra.

Anzi l’atto definitivo che il Figlio dell’uomo deve compiere è suscitato dall’invito dell’angelo: “Getta la tua falce e mieti; è giunta l’ora di mietere, perché la messe della terra è matura. Allora colui che era seduto sulla nuvola gettò la sua falce sulla terra e la terra fu mietuta” (Ap 14,15-16). L’angelo si fa strumento sollecito nelle mani di Dio affinché, per mezzo suo, il tempo giunga al suo compimento e si attui il giudizio. In effetti l’azione angelica assume un valore particolare nella prospettiva escatologica dell’avvento del Regno di Dio sulla terra.

D’altronde sono essi stessi a guidare e produrre tale evento. Il suono della tromba dei sette angeli causa alla terra molteplici e gravissime sventure (Ap 8; 9¸10,7; 11,15). Altri sette angeli con i sette flagelli sono pronti a versare sulla terra le sette coppe dell’ira di Dio (Ap 15; 16). Per mezzo di questi segni catastrofici, che manifestano l’avvicinarsi del giudizio divino, gli angeli conducono la storia del mondo al suo capolinea. Sono essi che svolgono questo servizio a cui Dio li ha destinati, aiutando gli uomini a ritrovare il senso vero della loro storia, che sta appunto nel riconoscere la signoria assoluta di Cristo e nell’accogliere la sua parola di salvezza. È pure un angelo del cielo che ha il potere di aprire e chiudere l’abisso, per incatenarvi Satana:

“Vidi un angelo che scendeva dal cielo reggendo la chiave dell’Abisso e una grossa catena in mano. Afferrò il drago, il serpente antico – cioè il diavolo, Satana – e lo incatenò per mille anni; lo getto nell’Abisso. Lo rinchiuse e lo sigillò perchè non potesse più sedurre le nazioni fino al compimento dei mille anni. Dopo questi, egli dev’essere sciolto per breve tempo” (Ap 20,1 – 3

Per mezzo dell’angelo la potenza sovrana di Dio si estende fino agli abissi della storia e della malvagità delle creature razionali.

3. Gli angeli alla parusia gloriosa del Cristo

La storia avrà la sua conclusione con la parusia di Cristo, la quale costituisce, dopo l’incarnazione e la pasqua, il terzo grande avvenimento decisivo della salvezza. Anche in questo momento sono presenti gli angeli attorno al Signore quali annunciatori ed esecutori della sua volontà. Infatti il Signore Gesù scenderà dal cielo alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio (1Ts 1,7); Egli si manifesterà dal cielo con gli angeli della sua potenza (cf. Mt 16,27; 25,31; 1Tm 5,21); il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali eseguiranno il giudizio, dividendo i buoni dai cattivi, similmente ai mietitori che separano il grano buono dalla zizzania: “La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli” (Mt 13,39.41). Essi formano la corte divina, davanti alla quale gli uomini verranno giudicati dalla loro fede e testimonianza resa a Cristo: “Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio” (Lc 12,8-9). Proprio gli angeli hanno avuto il mandato da Cristo, quando egli apparirà nella sua gloria, di radunare “tutti gli eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro del cielo” (Mt 24,31).

Anche nella parusia, come negli altri momenti essenziali della redenzione, gli angeli sono a completo servizio di Cristo e della sua azione salvifica a beneficio degli uomini. In tal modo si dimostra ancora una volta che la loro funzione specifica consiste nel rendersi trasmettitori ed esecutori del volere divino, di essere a disposizione del rapporto salvifico che unisce Dio e gli uomini, non di essere una realtà autonoma. Si riafferma anche la speciale subordinazione degli angeli a Cristo.
Nella descrizione della liturgia celeste dell’Apocalisse, l’Agnello immolato che sta davanti al trono di Dio (Ap 5,6) rappresenta Cristo crocifisso e glorioso. Gli angeli rivolgano a lui la lode e la glorificazione degna dell’essere divino, come racconta Giovanni:

“Durante la visione poi intesi voci di molti angeli intorno al trono e agli esseri viventi e ai vegliardi.Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce: L’Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione “ (Ap 5,11-12).

Al coro degli angeli si uniscono le acclamazioni di tutti gli enti in un tripudio di onore a Cristo:

“Tutte le creature del cielo e della terra, sotto terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute, udii che dicevano: A colui che siede sul trono e all’Agnello lode, onore, gloria e potenza nei secoli dei secoli. I quattro esseri viventi dicevano: Amen. E i vegliardi si prostrarono in adorazione” (Ap 5,13-14).

In Ap 7,11 – 12 gli angeli prolungano una liturgia intonata dalla folla innumerevole dei redenti. Prostrati a terra in adorazione, gli spiriti angelici innalzano un omaggio ancora settuplice – questa volta a Dio -, fatto di benedizione, gloria, sapienza, rendimento di grazia, onore, potenza e forza. Infine in Ap 8,3 – 5 un angelo, andandosi a collocare sull’altare del tempio celeste e recando un incenziere d’oro, dona alle preghiere dei santi i profumi da lui a sua volta ricevuti, così che il fumo dei profumi “donati” alle preghiere sale gradito a Dio.

Conclusione

Gli angeli accompagnano gli uomini in tutto il  loro percorso verso la pienezza della vita in Cristo. L’importante che ognuno li riconosca e li invochi, soprattutto li segua nei loro indirizzi e interventi salutari. Ma come si fa a vivere questa reale comunione tra noi e gli angeli?

Si tratta di crescere e maturare nella fede, soprattutto attraverso alcuni strumenti a nostra disposizione, che sono: la preghiera viva e continua al proprio angelo custode; il silenzio interiore che permette di ascoltare la sua voce sottile e delicata; la fuga dal peccato che allontana da Dio e perciò anche dall’angelo, il quale tuttavia resta accanto a noi per aiutarci a ritrovare la grazia divina con la richiesta di perdono.

Se pratichiamo tale familiarità con gli angeli, certamente la nostra vita cristiana acquisterà una grande forza e luce, per camminare sulle strade del mondo senza mai perderci nel buio e nella nebbia del male, ma seguire l’orientamento del vero bene che ci conduce alla salvezza eterna.

Alcuni grandi pensatori e gli Angeli

Don Marcello Stanzione

Se osserviamo l'affresco del pittore Francesco Traini nella Chiesa di Santa Caterina a Pisa raffigurante il "Trionfo di San Tommaso", notiamo come il grande teologo domenicano abbia, per così dire, alle sue spalle un intero mondo spirituale angelico che pensa con lui. Una comunità di spiriti celesti partecipa alla sua opera, anime umane santificate ed esseri delle Gerarchie angeliche lo illuminano e lo assistono, per cui San Tommaso non ha in fondo che da lasciare irradiare sulla Terra quanto solennemente e grandiosamente vive in quel mondo celestiale. In tal modo la conoscenza superiore, attraverso uomini illuminanti, passa dal mondo celeste alle persone che sulla terra sono disposte ad accoglierla. I veri geni dell'umanità, gli autentici pensatori sono coloro che fanno da tramite tra le Verità celesti e le  altre menti umane terrestri. Oggi il dramma della cultura è proprio questo:

... ci sono molti scienziati e filosofi che sono atei, sono i sapienti e gli intelligenti solo secondo il mondo, essi, ingannandosi, in ogni cosa credono di potersi affidare alla loro solo intelligenza per produrre storia e vero progresso umano.

Costoro sono chiusi ad ogni rivelazione celeste, hanno certamente un alto quoziente intellettivo ma non hanno umiltà e saggezza, accettano di non sapere ancora tutto, ma sono certi che prima o poi qualcuno di loro, magari tramite esperimenti di laboratorio, scoprirà ciò che manca alla conoscenza umana. L'intervento di Dio nella storia umana, pertanto, li lascia indifferenti o peggio li trova ostili. Quanti pensatori atei o agnostici non ci tengono ad essere illuminati dalle Gerarchie angeliche celesti, soprattutto là dove l'illuminazione richiederebbe anche conversione dei costumi corrotti e impegno morale. In realtà tutti i grandi pensatori, coloro che hanno dato un fondamento culturale profondo alla fede cristiana; nelle loro speculazioni non hanno mai escluso 1'angelologia per la comprensione della vera natura dell'universo. Lo Pseudo Dionigi 1'Aeropagita (inizio del VI secolo) è autore del trattato "De Coelesti Hyerarchia", nel quale viene esposta una dottrina sugli Angeli che fu alla base dell'angelologia medioevale.

Secondo la mente dello Pseudo Dionigi, gli esseri spirituali del regno celeste vengono raffigurati sotto la forma di esseri umani e di altre creature sconosciute dall'uomo per due motivi: il primo è quello di aiutarci a concepire queste creature che sono in realtà senza forma, il secondo motivo per affermare la sacra e segreta verità ché concerne le menti soprammondane, di per sé inaccessibili alla moltitudine. Per lo Pseudo Dionigi, gli Angeli, similmente a Dio stesso, sono in realtà indescrivibili ed i teologi, tuttavia, nell'intento di rendere agli uomini apprendibile la loro realtà celeste, fanno impiego di forme simili e dissimili, le prime per aiutare il nostro intelletto, le seconde per indicare che gli esseri celesti non sono realmente simili al nostro ambiente familiare, onde "non permettere alla nostra parte mondana di restare fissata sulle immagini più vili".

La Pseudo Dionigi definisce le Gerarchie angeliche come un "certo sacro ordine generale; un'immagine della suprema divina pienezza, ministrante e misteri della sua propria illuminazione in ranghi di gerarchie e di intelletti, e simili al loro proprio Capo secondo le divine leggi". L'illuminazione divina passa immediatamente sugli Angeli e dalle loro manifestazioni giunge a noi. Così, come stabilisce la parola di Dio; venne data legge agli Angeli, che di rimando compiono i loro uffici presso il Padre in diversi modi. Lo Pseudo Dionigi afferma che la parola di Dio ha designato l'intera coorte degli esseri celesti come composta di nove ranghi, i cui appellativi mostrano le loro 'funzioni: "Queste il nostro iniziatore divide in tre ordini tripartiti". Questi tre ordini tripartiti sono come primo: Troni, Cherubini e Serafini, come secondo: Virtù, Dominazioni e Potestà, come terzo: Angeli, Arcangeli e Principati.

I membri di ciascun gruppo sono di uguale rango e il primo gruppo sta immediatamente intorno ai trono di Dio. I dettagli di questo schema di angelologia vengono ricavati da Ierateo, un monaco di Edessa del V secolo. Lo Pseudo Dionigi dichiara che la designazione di Serafini denota che "essi sono fiammanti ed ardenti". Quella di Cherubini denota una "pienezza di conoscenze e un torrente di sapienza". L'appellativo di Troni denota la loro "manifesta esaltazione sopra ogni lassa inferiorità". Quindi il primo Ordine di Esseri celesti comprende i più alti esseri angelici che siano costituiti immediatamente intorno a Dio e questi sono i primi a ricevere le divine manifestazioni e perfezioni.

Il secondo Ordine degli Esseri celesti è formato da Virtù, Potestà e Dominazioni. La denominazione di Virtù denota: "una certa elevazione al di sopra di ogni schiavitù, libera di ogni bassa servilità". La denominazione di Dominazioni denota: "la bellezza inconfondibile dell'ordine nei riguardi della divina partecipazione". Questo secondo Ordine angelico riceve l'illuminazione divina attraverso il primo Ordine angelico. Il terzo Ordine delle Gerarchie angeliche comprende i Principati, gli Arcangeli e gli Angeli. La denominazione di Principati, secondo lo Pseudo Dionigi manifesta: "la loro funzione regale e direttiva e il loro essere interamente volti ai Principe sovrano, mentre guidano gli altri in modo regale e sono formati per quanto possibile secondo la Sua stessa Regalità di sé diffusiva". Gli Arcangeli sono dello stesso rango dei Celesti Principati, ma come ogni gerarchia possiede poteri di primo, medio e ultimo grado, l'Ordine degli Arcangeli occupa la posizione intermedia fra i Principati e gli Angeli che sono l'ultimo Ordine degli esseri celesti e sono maggiormente coinvolti nelle cose del mondo.

Lo Pseudo Dionigi si richiama alla concezione ebraica degli Angeli reggitori delle Nazioni, come affermato dal Libro del Deuteronomio. L'allontanarsi delle Nazioni dalle vie della divina illuminazione non è dovuto ad un errore degli Angeli-guida, ma al fatto che le Nazioni cadono fuori della loro stessa guida, volta a condurle verso l'Essere Divino, in seguito all'orgoglio e all'egoismo e alla loro irrazionale venerazione di cose che appaiono loro degne di Dio. Un altra grande pensatore che si interessò di angelologia fu il papa Gregorio Magno (540-604 d.C.), tanto che lo storico Harnack affermò che la fede di Gregorio nell'esistenza e attività degli Angeli e dei demoni è così entusiasta al punto che può essere definito "Doctor angelorum ".

Il suo insegnamento sugli spiriti celesti è ampiamente sviluppato nel trattato "Sul libro di Giobbe" e nelle sue "Omelie sui Vangeli". Per San Gregorio gli Angeli sono i `figli di Dio" a cui si riferisce il libro di Giobbe 1, 6 e ss. Ed egli si domanda come gli Angeli possano stare alla presenza di Dio e nello stesso tempo essere invitati ad assistere gli uomini. Questa difficoltà è superata, afferma San Gregorio Magno: "Se pensiamo quanto grandemente è sottile la natura angelica. Perché essi non si staccano mai dalla visione di Dio, in modo da venir privati delle gioie della contemplazione interiore; se infatti, quando essi discendono, perdessero la visione del Creatore, non avrebbero mai osato scendere, né annunciato la verità a coloro che sono nell'ignoranza, e non potrebbero offrire ai ciechi questa fonte di luce, di cui, dipartendosene, verrebbero essi stessi privati".

II Santo papa rileva che gli uomini sono circoscritti nello spazio e che "gli spiriti degli Angeli sono anch'essi limitati dallo spazio, quantunque la loro conoscenza si estenda molto oltre la nostra, senza paragone; poiché essi si espandono per conoscenza esterna ed interna, dal momento che contemplano la vera sorgente stessa di ogni conoscenza". San Gregorio ritenne che gli Angeli fossero di costituzione mutevole, in modo da poter essere radicati nel bene, o allontanarsene secondo la propria decisione, me, egli dice, poiché gli Angeli buoni "umilmente hanno prescelto di stare congiunti a Lui, da cui furono creati, superarono la mutevolezza che era in loro, rimanendo immutabilmente fermi, per moda che essi meritarono di sollevarsi sulla fatalità del mutare, a cui sarebbero stati soggetti secondo la loro natura". Nella sua esposizione di Luca 15, 1-10, San Gregorio, secondo la Pseudo Dionigi, riconosce la struttura gerarchica di nave ordini celesti: Angeli, Arcangeli, Potestà (Virtù), Dominazioni, Principati, Virtù, Troni, Cherubini e Serafini.

In una delle sue Epistole, San Gregorio si riferisce alla diversità di rango tra gli Angeli, e dopo aver trattato della diversità degli ordini della Chiesa e nello Stato, afferma: "che la creazione non possa venir governata o vivere in una condizione di assoluta eguaglianza ce lo dice l'esempio degli eserciti divini, ove si vede che vi sono Angeli ed Arcangeli, ed è così manifesto che essi non sono uguali ma in potere e dignità uno differisce dall'altro". Secondo il nostro autore è il giù basso Ordine di esseri angelici che viene inviato a proteggere l'uomo, mentre i più alti ordini rimangono usualmente alla divina presenza". Sant'Isidoro di Siviglia (560-636) è stato un pensatore molto stimato. Riguardo all'angelologia egli afferma che gli Angeli vengono così chiamati perché essi annunciano 1a volontà del Signore al popolo, per cui la designazione di Angelo è il nome di una funzione, non della loro natura. Sant'Isidoro sottolinea che essi sono, in generale, spiriti ma quando vengono inviati vengono chiamati Angeli. La licenza dei pittori attribuisce loro ali per significare il loro potere di rapido movimento, egualmente come nella storia dei poeti i venti, per la loro rapidità, vengono detti: "avere le ali". Così la Sacra Scrittura parla di Dio come di "Colui che cammina sulle ali dei venti".

Il Vescovo di Siviglia descrive il significato dei nove Cori angelici. Gli Angeli sono così denominati perché sono inviati dal cielo ad annunciare cose celesti all'uomo, il loro nome significa messaggeri, ed annunciano cose di minore importanza, mentre gli Arcangeli ne proclamano di maggiori. Che gli Arcangeli siano posti sopra gli Angeli si vede dalla narrazione del profeta Zaccaria. Certi Arcangeli hanno speciali nomi, che indicano le loro mansioni: Gabriele significa "Vigore di Dio" ed è inviato quando Dio vuole manifestare il suo potere come nell'Annunciazione a Maria, Michele significa "Chi è simile a Dio?", quando questo Arcangelo è inviato si scatena sempre qualcosa di meraviglioso, Raffaele significa "cura o salvezza di Dio" e questi viene inviato da Dio quando vi è necessità di arrecare la guarigione. Le designazioni di Troni, Dominazioni, Principati, Virtù e Potestà, coi quali 1'apostolo Paolo abbraccia l'intera società celeste, stanno ad indicare le varie dignità degli Angeli.

Le Potestà sono quelle attraverso cui vengano compiuti segni e miracoli nei mondo; le Autorità sono quelle alle quali sono soggetti gli spiriti malvagi che così non possono danneggiare l'umanità come a loro piacerebbe; i Principati dispongono gli Angeli loro sottoposti affinché possano eseguire i loro compiti; le Dominazioni sono quelle che sorpassano per dignità le Potestà e i Principati. I Troni sono i ranghi degli Angeli sui quali presiede direttamente il Creatore e attraverso i quali egli esegue i suoi giudizi. 1 Cherubini, il cui nome significa "pienezza di conoscenza", sono gli Angeli più sublimi, che, in seguito alla loro vicinanza a Dio, ne derivano anche la maggiore saggezza. 1 Serafini sono una moltitudine di Angeli i1 cui nome significa "ardenti o roventi" perché non vi sono altri Angeli che stiano fra loro e Dio e di conseguenza essi sono quelli maggiormente infiammati della luce divina. Un altro notevole pensatore è San Giovanni Damasceno (nato nel ?54) che nella sua opera "Esatta esposizione della fede ortodossa" ci offre un sommario delle dottrine teologiche sostenute dai più notevoli Padri dei secoli precedenti come Gregorio Nazianzeno, Basilio il Grande, Gregorio Niceno, Cirillo di Alessandria e Leone Magno. Secondo San Giovanni di Damasco, un Angelo è un essenza incorporea ed intelligente, in perpetuo moto, dotata di libero volere, che ha ottenuto per grazia una natura immortale ed è al servizio di Dio.

Paragonata alla natura di Dio, che in realtà è i1 solo essere immateriale ed incorporeo, quella angelica è densa e materiale. Secondo il Damasceno gli Angeli possono essere soltanto in un luogo alla volta: se sono in cielo non sono sulla terra; se inviati da Dio in terra non rimangono in cielo, non vengono frenati da mura o porte, sbarre o catene; gli Angeli sono completamente liberi in ogni movimento. Per il teologo siriano, in un certo senso essi sono localizzati: "Dato che essi sono menti si trovano in luoghi mentali e non sono circoscritti dalla forma di un corpo. Perché essi non hanno una forma corporea per natura, ne sono estesi in tre dimensioni. Ma a qualsiasi parte possano venire assegnati, là essi sono presenti secondo il modo della mente, e là essi dispiegano la loro energia, ma non possono essere presenti e dispiegare 1e loro energie in vari luoghi nello stesso tempo". Per il nostro autore gli Angeli sono "i guardiani delle divisioni della terra e sono disposti su Nazioni e Regioni assegnate ad essi dal Creatore. Per quanto riguarda la creazione degli Angeli, il Damasceno afferma che taluni come Gregorio Nazianzeno dicono che essi esistevano prima della creazione di altre cose, infatti, per Gregorio, i poteri angelici e celesti furono i primi ed il pensiero era la loro specifica funzione. Per altro verso, altri autori ritengono che essi fossero stati creati dopo il primo cielo, ma tutti sono d'accordo nel ritenere che la loro concezione fu prima della creazione dell'uomo.

Altro grande teologo che si interessò agli Angeli fu Sant'Anselmo (1033-1104) ritenuto uno dei fondatori della Scolastica medioevale: La sua dottrina concernente gli Spiriti celesti è contenuta nel trattato "Cur Deus Homo": È importante rilevare che Sant'Anselmo ammette l'esistenza degli Angeli secondo la Bibbia ma non ci offre una dottrina dettagliata concernente l'origine, i modi delle manifestazioni e delle operazioni degli Angeli sull'uomo, come quella che noi troviamo nei grandi teologi dei primi 5 secoli. Ammettendo l'esistenza degli Angeli come un fatto indiscusso, Sant'Anselmo si riferisce ad essi per lo più trattando della questione della posizione occupata dall'uomo rispetto agli angeli dopo la cauta di una parte delle schiere angeliche. Secondo Sant'Anselmo l'uomo fu creato da Dio per riempire il vuoto lasciato nella città celeste dalla defezione di Satana e dei suoi alleati, come anche per incrementare il numero di nature differenti nella creazione.

É importante rilevare che Sant'Agostino aveva pensato sostanzialmente la medesima cosa e riteneva che il numero degli uomini eletti non potesse risultare inferiore a quello degli angeli decaduti, ed è Sant'Anselmo a dimostrare che non vi è ragione di ritenere che il numero degli uomini salvati non possa essere anche considerevolmente maggiore degli Angeli disobbedienti. "Noi non dobbiamo dubitare - argomenta Sant'Anselmo - che fosse previsto da Dio che la natura razionale, la quale è o dovrà venire beneficiata dalla contemplazione di Dio, debba consistere di un certo numero ragionevole e perfetto; per cui quegli Angeli che caddero furono o fatti in modo da rientrare entro questo numero, o perché superavano questo numero non avrebbero potuto continuare a sussistere, ma avrebbero dovuto di necessità cadere; supposizione che è assurda... Dal momento, quindi, che essi furono fatti in tal numero, o il loro numero doveva venire necessariamente ricostruito, o la natura razionale sarebbe rimasta imperfetta quanto al suo numero mentre era previsto che avrebbero dovuto esistere in un numero perfetto, ciò che non può essere... È necessario, perciò che il numero venga ricostruito con l'umana natura dal momento che non ve n'è altra che non possa farlo. Sant'Anselmo si occupa della questione se vi saranno più uomini perduti di quanto non furono gli angeli cattivi che caddero ed argomento: "Se gli Angeli, prima che alcuni di essi cadessero, costituivano quel perfetto numero di cui abbiamo parlato, gli uomini sono stati fatti solamente per prendere il posto degli Angeli caduti, ed è chiaro che essi non sono più numerosi di quanto quegli fossero. Ma se questo numero non si trova in tutti quegli Angeli insieme, intendo il numero di coloro che perirono, il numero che era prima della caduta deve venire rimpiazzato dall'uomo; e vi saranno più uomini eletti che angeli reprobi.

E così diremo che l'uomo fu creato non soltanto per restaurare il numero diminuito, ma per perfezionare il numero già imperfetto"_ Un. altro aspetto toccato da Sant'Anselmo in favore della concezione che gli uomini non furono fatti soltanto per prendere il posto degli angeli reprobi, ma piuttosto per colmare il numero imperfetto degli spiriti celesti è che secondo questa teoria, sarebbe impossibile per l'uomo eletto "di esultare" in quanto egli troverebbe il proprio gaudio nella perdizione degli angeli. In conclusione l'insegnamento di Sant'Anselmo nei riguardi degli Angeli, per quanto esso possa essere interessante, non porta un vero contributo significativo per l'angelologia, come invece vedremo in seguito dettagliatamente per quanto riguarda sia San Bernardo che San Tommaso d'Aquino. Il suo insegnamento ci mostra quanto intensamente reali fossero gli Angeli per Sant'Anselmo e per gli altri grandi pensatori del Medioevo. È stato molto acutamente affermato che, a quell'epoca, gli uomini comparati con gli Angeli erano considerati soltanto in dappiù a un supplemento agli spiriti celesti. Pietro Lombardo (1100-1160) fu tra i primi teologi dell'Università di Parigi e divenne Vescovo di quella città nel 1159.

É chiamato "magister sententiarum" per il suo manuale teologico "Libri quattuor sententiarum" che tentano di esplicare l'intero corpo dottrinale del Credo cattolico. Pietro Lombardo afferma che le creature razionali si dividono in due categorie: le creature incorporee e quelle corporee; le prime sono chiamate Angeli, le seconde uomini e sono dotate di anima e carne. Sia gli Angeli, sia gli uomini furono creati per lodare, servire e rallegrare Dio; gli uomini, inoltre, furono creati per riparare la perdita causata dal peccato degli Angeli. La questione teologica di quando gli Angeli fossero stati creati è sempre stato un argomento molto dibattuto e, Pietro Lombardo, lo tratta in maniera considerevole. Egli ricorda che alcuni autorevoli teologi suggeriscano che gli Angeli siano stati creati prima di ogni altra realtà creata. Egli; dopo aver richiamata gli argomenti a favore e contro tale ipotesi, conclude affermando che la creazione angelica e quella corporea furono tratte in essere nel medesimo tempo, Quanto al luogo, il Lombardo afferma che gli Angeli furono creati in cielo, ma non nel più basso cielo o firmamento, di cui si narra nella Bibbia, ma nel cielo più alto e più splendido chiamato Empireo.

Al momento della loro creazione, agli Angeli furono assegnati quattro attribuii: la semplice essenza, che è indivisibile e immateriale; la distinzione della personalità; la memoria e il valore, cioè la scelta; ed infine la libertà di volere, cioè la facoltà di volgere la loro volontà tanto al bene quanto a1 male. Secondo Pietra Lombardo gli Angeli differiscono tra di loro perché alcuni hanno una forma migliore e sano più leggeri ed agili di altri; inoltre, per il nostro teologo, tutti gli Angeli furono creati buoni, cioè innocenti, ma non egualmente giusti e Dio lasciò del tempo tra la creazione e la caduta, infatti, durante questo periodo essi poterono peccare o non peccare. Pietro Lombarda oppone le sue ragioni a coloro che dicono che alcuni degli Angeli furono creati malvagi, affermando che Dio Creatore non avrebbe potuto essere l'autore del male. Sant'Alberto Magno (1205-1280), chiamato "doctor universalis", cerca di provare l'esistenza degli Angeli con un gran numero di argomenti. Il numero degli Angeli, egli dice, ci è sconosciuto ma, come afferma Sant'Agostino, il pasta degli Angeli decaduti deve venire colmato dagli uomini redenti e la gradazione dei ranghi esiste sia fra gli Angeli buoni che fra quelli malvagi. Per Sant'Alberto Magno, un Angelo non può essere in terra e in cielo nel medesimo momento, inoltre essi sono semplici sostanze incorporee ma possono anche assumere sembianze corporee, non per i loro interessi ma per l'utilità degli uomini. Le forme che gli Angeli assumono sono in accordo con il fine che essi debbono raggiungere, ad esempio se vengono inviati a proteggere l'uomo da un pericolo, essi assumono la forma di guerrieri.

I carpi assunti dagli Angeli sono formati di etere o pura aria che essi hanno il potere di condensare senza mescolarla con un altro corpo. I corpi degli Angeli sono anche così reali che, come mostrano le narrazioni dell'Antico Testamento, hanno la facoltà di mangiare, infatti gli Angeli hanno in realtà tutti gli organi del corpo umano, che assumono, non per essi, ma per le necessità del loro ministero presso gli uomini. Quando il ministero di un Angelo, per il quale egli aveva assunta un corpo, è finito, il corpo si dissolve nella materia di prima, cioè aria. Questo avviene perché la condensazione del corpo assunta dall'Angelo non è una qualità naturale, ma qualcosa di fittizio che è tenuto insieme dal potere dell'Angelo che assume il corpo. Di conseguenza, quando lo Spirito celeste scompare, non si conserva più a lungo la forma del corpo da lui assunta. La missione degli Angeli custodi o guardiani è fortemente affermata da Sant'Alberto, sembra, egli dice che anche lo stesso Gesù avesse il suo spirito guardiano. Giovanni Duns Scoto (1265-1308) conosciuto come "doctor subtilís", fu un eminente teologo francescano. Molti dei suoi insegnamenti sugli Angeli furono dati nei "Commentari alle sentenze di Pietro Lombardo". Le concezioni di Lombardo e di Scoto coincidono praticamente su tutti í punti sostanziali della dottrina angelologica.

Ulteriori questioni, tuttavia, vengono poste e risolte con una quantità di dettagli che, difficilmente, potrebbero riuscire interessanti alle menti odierne. Quasi ogni questione sugli Angeli viene pasta e risolta can riferimenti a tutte le grandi personalità teologiche della Chiesa. Si trovano questioni come: "Se un Angelo può essere in un luogo?", "se due Angeli possano essere nello stesso luogo e nel medesimo tempo?". In conclusione tutte queste questioni e le relative argomentazioni ci dimostrano quanto concreti gli Angeli fossero per i più grandi pensatori della teologia cattolica e can quanta cura e dottrina venisse da loro discusso e considerata ogni aspetto dell'esistenza degli Spinti celesti. Oggi, il ricordare che le più eccelse menti dell'umanità abbiano dedicato molto del loro tempo e delle loro energie a riflettere sugli Angeli, mette in evidente sconforto nel pensare che, da parte di numerosi uomini di Chiesa, Vescovi compresi, il tema angelologico sia considerato letteratura fiabesca. Non sono gli Angeli lontano da noi, ma sono le menti poco intelligenti di molti a non considerarli nella loro importanza.

Ma i cattolici di oggi conoscono

la vera identità degli Angeli?

Don Marcello Stanzione


Per un cattolico essere devoto al proprio angelo custode e pure agli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele non è un fatto di infantilismo o di ingenuità ma, come ha detto Sant’Alfonso Maria De Liguori è un segno di predestinazione. Con   autorevoli parole il culto cattolico agli angeli è stato incoraggiato pure  dalla Congregazione Vaticana per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti, che, nel Direttorio su pietà popolare e liturgia del 2002, riguardo alla devozione cattolica ai Santi Angeli di Dio afferma, al N°217, che la pietà popolare verso i Santi Angeli è legittima e salutare. Precedentemente, al N° 216, il Direttorio scrive le testuali parole: “Lungo i secoli i fedeli hanno tradotto in espressioni di pietà i convincimenti della fede riguardo al ministero degli Angeli: li hanno assunti come patroni di città e protettori di corporazioni; in loro onore hanno innalzato celebri santuari  come Mont-Saint-Michel in Normandia, San Michele della Chiusa in Piemonte e San Michele al Gargano in Puglia, e stabilito ...
...  giorni festivi; hanno composto inni e pii esercizi. In particolare la pietà popolare ha sviluppato la devozione all’Angelo Custode. Già San Basilio Magno (330-379) insegnava che “ ogni fedele ha al proprio fianco un Angelo come protettore e pastore per condurlo alla vita”. Questa antica dottrina andò via via consolidandosi nei suoi fondamenti biblici e patristici, e diede origine a varie espressioni di pietà, fino a trovare in S. Bernardo di Chiaravalle (1090-1153) un grande maestro e un apostolo insigne della devozione agli Angeli Custodi. Per lui essi sono dimostrazione “ che il cielo non trascura nulla e che ci possa giovare” per cui ci mette” a fianco quelli spiriti celesti perché ci proteggano, ci istruiscano e ci guidino”. La devozione agli Angeli Custodi da  luogo anche a uno stile di vita caratterizzato da :
• devota gratitudine a Dio, che ha posto al servizio degli uomini spiriti di così grande santità e dignità;
• atteggiamento di compostezza e pietà suscitato dalla consapevolezza di essere costantemente alla presenza  dei Santi Angeli;
• serena fiducia nell’affrontare situazioni anche difficili, perché il Signore guida e assiste il fedele nella via della giustizia anche attraverso il ministero degli Angeli;
"Tra le preghiere all’Angelo Custode è particolarmente diffusa l’orazione Angele Dei, che presso molte famiglie fa parte delle preghiere del mattino e della sera e che, in molti luoghi, accompagna pure la recita dell’Angelus Domini”.
Da questo lungo brano della Congregazione abbiamo capito una cosa importante: da San Bernardo in poi devozione cristiana agli Angeli significa per lo più devozione all’Angelo Custode e per il resto vi è devozione verso l’Arcangelo San Michele di cui, come ha ricordato il documento vaticano, sono testimonianza del suo culto alcuni importanti santuari. Comunque nella Chiesa primitiva i primi Cristiani furono molto prudenti nel permettere il culto agli angeli, infatti la diffusa mentalità magico-pagana faceva correre facilmente il rischio di confondere gli Angeli che sono esseri intermedi tra Dio e il genere umano, come piccoli dei di un nuovo panteon cristiano. Inoltre a causa anche dello gnosticismo, che moltiplicava gli esseri spirituali e vedeva dovunque delle emanazioni della divinità, sfociando così in un lavato politeismo, i Padri della Chiesa, per evitare deviazioni e fraintendimenti dottrinali, tollerarono più che incentivare il culto agli Angeli. I primi cristiani temevano la cristoangelologia  che era ben radicata presso la setta degli Ebioniti che concepivano il Cristo come un Angelo superiore creato dal Padre. Già ai tempi di San Paolo (4) infatti vi erano alcuni eretici presenti nella comunità cristiana di Colossi che consideravano gli Angeli come dei veri e propri mediatori tra Dio e gli uomini, mettendo così in penombra l’opera redentrice di Gesù. Appena l’Apostolo delle genti venne a conoscenza di tale eresia, scrisse una Lettera ai Colossesi dove affermava decisamente la superiorità di Cristo sugli Angeli in quanto Gesù è il Figlio Unigenito del Padre, a differenza degli Angeli che sono stati creati “ da Lui e per Lui”.
In questo contesto storico si comprende esattamente il vero significato della frase paolina di Colossesi 2, 18-19: “Nessuno vi impedisca di conseguire il premio, compiacendosi in pratiche di poco conto e nella venerazione degli angeli, seguendo le proprie pretese visioni, gonfio di vano orgoglio nella sua mente carnale, senza essere stretto invece al capo, dal quale tutto il corpo riceve sostentamento e coesione per mezzo di giunture e legami, realizzando così la crescita secondo il volere di Dio”.
Nel 2° secolo d. C., San Ireneo (130-208) scrive, nel suo famoso trattato “Adversus Haereses”: “La Chiesa non fa alcunché né con invocazioni angeliche né con incanti né con alcuna prava curiosità, ma dirige in maniera pura e manifesta le sue orazioni al Signore che ha fatto ogni cosa”. In questo testo, San Ireneo combatte la teurgia cioè la magia bianca che gli gnostici utilizzavano unita alle invocazioni angeliche per ottenere prodigi, mentre il nostro apologeta afferma che i cristiani si rivolgono solamente a Dio da cui provengono gli autentici miracoli.
In un altro passo San Giustino, volendo dimostrare che i cristiani non sono atei, afferma che essi pregano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo insieme alle armate degli Angeli.
Dopo l’Editto di Costantino (313) e con il diminuire dell’influenza del Paganesimo sulle masse, la posizione ufficiale della Chiesa, nei riguardi della venerazione degli Angeli, divenne meno rigida e , a testimonianza di ciò, furono eretti numerosi santuari e chiese dedicate all’Arcangelo Michele e ai Santi Angeli di Dio.
Nel IV secolo San Eusebio di Cesarea, nella sua opera “Demonstratio evangelica”, così scrive: “Fra gli spiriti celesti, parecchi, grazie ad una salutare economia sono inviati agli uomini; noi abbiamo appreso a conoscerli e a venerarli in ragione della loro dignità e secondo il loro rango, pur riservando a Dio solo l’omaggio della nostra adorazione”.
Didimo Alessandrino, nel IV secolo, afferma che sorsero chiese consacrate a Dio sotto il nome degli Arcangeli. Nella sola città di Costantinopoli ben quindici chiese erano dedicate a San Michele.
Ad incrementare molto la devozione agli Angeli contribuirono i Longobardi, per cui ci fu un crescendo di tale culto finché, nel 787, il Concilio ecumenico di Nicea II raccomandò ai fedeli di venerare le immagini degli Angeli.
Con San Bernardo (sec. XII) si ha, della devozione per gli angeli, un particolare impulso. A riguardo degli Spiriti celesti, il Santo parla di:”Riverenza per la persona; devozione per la benevolenza; fiducia per la custodia”. San Bernardo poi, commentando in particolare il versetto 11 del Salmo 90: “Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi”, esorta vivamente alla venerazione agli Angeli affermando: “Queste parole quanta riverenza devono suscitare in te, quanta devozione recarti, quanta fiducia infonderti! Riverenza per la persona, devozione per la benevolenza, fiducia per la custodia, sono presenti, dunque, e sono presenti a te, non solo con te, ma anche per te. Sono presenti per proteggerti, sono presenti per giovarti”.
Per San Bonaventura da Bagnoregio (1221-1274), il cammino di maturazione della vita spirituale è un itinerario di incontro con gli Angeli, che porta all’unione con Dio Trinità.
Dal dodicesimo secolo si è diffusa, non a caso, la famosissima preghiera all’Angelo Custode, spesso indulgenziata dai Pontefici: “Angele Dei, qui custos es mei. Me tibi commissum pietate superna. Hodie illumina, custodi, rege et guberna. Amen”.
Nel Medioevo, i più grandi divulgatori della devozione agli Angeli furono i monaci benedettini (senso liturgico). In seguito anche i francescani contribuirono non poco. A tale riguardo ricordiamo San Bernardino da Siena (1380-1444) che, nelle “Prediche volgari” nel Campo di Siena, ci ha lasciato la testimonianza del suo continuo e vivacissimo riferirsi agli Angeli.
La Riforma protestante e la conseguente Controriforma cattolica non sono portatrici di innovazioni sulla dottrina sugli Angeli.
Ovviamente Martin Lutero (1483-1516) respinge il culto degli Angeli, come quello dei santi, nel contesto del rifiuto dì ogni culto che non sia l’adorazione resa a Dio e Calvino, concordando in ciò con Lutero, denuncia le aride speculazioni filosofiche che si allontanano dalla Sacra Scrittura, con le loro curiosità sul numero e sulla natura degli Angeli. Pur tuttavia Calvino, nel suo testo “Institutiones” , afferma che “la fede negli Angeli è sommamente necessaria per rifiutare molti errori“. Per il riformatore svizzero, gli Angeli costituiscono “una parte nobile e distinta” della creazione anche se “non bisogna cercare con le speculazioni di andare più in là di ciò che è conveniente, affinché i lettori non vengano deviati dalla semplicità della fede”.
E’ significativo della sostanziale convergenza di pensiero tra i Protestanti e Cattolici il fatto che, tra le tante tematiche affrontate dal Concilio di Trento (1545-1563), la questione degli Angeli non venga neppure accennata. Ma, a tre anni dalla fine del Concilio, nel 1566, viene redatto il “Catechismo del Concilio di Trento ad uso dei parroci”, dove qualche accenno agli Angeli viene fatto. Questi accenni, sebbene poggino totalmente su di una tradizione ormai avallata dal sentire popolare, quella della devozione all’Angelo Custode, confermandola, la incoraggiano e le permettono un respiro ancor più ampio. Agli Angeli espressamente il Catechismo tridentino riserva un solo paragrafo di poche righe, intitolato “De creatione angelorum”, che così recita: “Dio trasse dal nulla il mondo spirituale e gli angeli innumerevoli, perché gli fossero ministri assidui, arricchendoli poi con i doni ineffabili della sua grazia e del suo alto potere”.
E’ soprattutto nella quarta parte del Catechismo tridentino, quella dedicata all’orazione domenicale, che si parla più diffusamente degli Angeli e nei modi in cui sarà poi sviluppato la devozione agli Angeli: “Sembra opportuno dire qualcosa sulla custodia degli angeli, sotto la cui tutela si trovano gli uomini. Per volere divino è affidato agli Angeli il compito di custodire il genere umano, e di vegliare al fianco di ogni individuo, affinché non lo colpisca troppo grave danno. Come i genitori scelgono delle guide e dei sorveglianti per i figlioli che affrontano un viaggio per un sentiero pericoloso ed insidioso, così il Padre celeste, nella via che mena alla patria dei cieli, assegnò a ciascuno di noi degli Angeli, perché noi fiancheggiati dal loro solerte appoggio, evitassimo i tranelli tesi dal nemico, respingessimo i suoi temibili attacchi sotto la loro guida, non smarrissimo la retta strada e nessun inganno tramato dall’avversario insidioso, ci spingesse lungi dal cammino che mena al paradiso.
Quanto sia preziosa questa singolare cura e provvidenza di Dio per gli uomini, affidata al ministero degli Angeli, la cui natura appare intermedia fra quella di Dio e quella degli uomini, emerge dai copiosi esempi delle divine Scritture. Esse attestano come, spesso, per benigno volere di Dio, gli Angeli compirono gesta mirabili al cospetto degli uomini. Tali esempi ci fanno persuasi che innumerevoli atti del medesimo genere sono compiuti dagli Angeli, tutori della nostra salvezza, utilmente e beneficamente, per quanto fuori dalla percezione dei nostri occhi. L’angelo Raffaele, ad esempio, per volere divino unitosi quale compagno e guida nel viaggio a Tobia, lo condusse e ricondusse incolume (Tb. 5, 5). Lo salvò dalla voracità del pesce smisurato, mostrando poi tutte le virtù contenute nel fegato, nel fiele e nel cuore di esso (Tb. 6, 2). Cacciò il demonio, e, vincolatane la forza, fece sì che non nocesse a Tobia (Tb. 8, 3). Fu l’angelo Raffaele che ammaestrò Tobia sui doveri del matrimonio (Tb. 8, 4-16). Infine ridonò la vista al padre di Tobia (Tb. 11, 8-15). Similmente l’Angelo che liberò il Principe degli Apostoli, offre bene il destro per istruire il pio gregge circa i mirabili frutti della vigilanza e della custodia angelica. Potranno i Parroci evocare la figura dell’Angelo che scende a illuminare le tenebre del carcere, che desta Pietro dal sonno toccandolo al fianco, scioglie le catene, spezza i vincoli, impone di seguirlo, dopo avergli fatto prendere i calzari e gli indumenti; e ricordare come, dopo aver fatto uscire libero Pietro dal carcere in mezzo alle sentinelle, aprendo la porta, lo condusse in luogo sicuro (Atti 12). Numerosi sono gli esempi di questo genere, come abbiamo detto, che la Storia sacra registra”.
La devozione cattolica agli Angeli ha comunque il suo apogeo nei secoli XVI e XVII.
Lo storico dell’arte Emile Male, nel suo testo su “L’Arte religiosa del 600”, scrive: “E’ l’ultima gerarchia celeste, quella degli angeli, che detiene il primo posto nel pensiero e nell’arte cristiana. A Roma gli angeli sono ovunque: agli angoli delle strade le loro figure piene di grazia circondano l’immagine della Madonna davanti alla quale brucia una lampada; sul ponte Adriano reggono gli strumenti della Passione e le loro tuniche sembrano schioccare nel vento come bandiere, nella brezza del Tevere; nelle chiese scendono dalle volte per posarsi sui cornicioni; nei quadri invadono il cielo e non esiste scena evangelica nella quale non siano presenti. Nel XVII secolo le opere nelle quali non figurano sembrano quasi arcaiche”.
In quei secoli, uno dei gruppi promotori maggiori, per la diffusione della devozione agli Angeli, furono i Gesuiti.
E’ nota la venerazione che aveva per gli Angeli San Luigi Gonzaga (1568-1591), San Francesco Saverio, san Pietro Canisio, san Stanislao Kostka, così come il Beato Pierre Favre; il gesuita Pierre Coton pure fu un grande devoto come lo testimoniano le preghiere della sua “Occupazione interiore”, e tra i tanti gesuiti dell’epoca, apostoli della devozione angelica, voglio ricordare: Francesco Albertini, con il suo “Trattato dell’Angelo Custode” (Napoli 1612) e Jacques Hantin.
Dalla pubblicazione del “Trattato e pratica di devozione agli Angeli” di San Francesco Borgia (1510-1572), nel 1575, fino al 1650, ben 25 opere di devozione agli Angeli sono opere di autori gesuiti, senza contare l’importantissima opera del teologo gesuita Francisco Suarez (1548-1617), il “De Angelis”, che rappresenta la sintesi più completa di angelologia dell’età moderna e che, anche oggi, per il suo alto valore dottrinale andrebbe tradotta dal latino in un linguaggio corrente.
Comunque sia, il numero dei trattati scese enormemente tra la fine del XVII e lungo il XVIII secolo.
Sarà solo con l’Illuminismo e la Rivoluzione francese, eredi del protestantesimo, che la devozione agli Angeli sarà come stoppata da un diffuso clima di incredulità religiosa, sempre più le statue degli Angeli nelle chiese e le Confraternite dedicate agli Spiriti celesti diminuiranno vertiginosamente, segno di una laicizzazione e di una secolarizzazione che ha come mira l’abolizione degli abitanti del cielo nella vita dei cittadini della terra. Anche nel XX secolo, subito dopo il Concilio Vaticano II con il diffondersi di una teologia ed un’esegesi liberale, pure all’interno della Chiesa cattolica si metterà sempre più in margine la devozione agli Angeli fino a che si arriva alla situazione odierna dove la gran parte dei testi sugli Angeli, presenti nelle librerie, sono purtroppo di matrice esoterica, occultistica, new age o cabalistica. Se si crea un vuoto nella teologia e nella pastorale cattolica immediatamente i nemici di Dio lo occupano con pseudo spiritualità da baraccone… Ma se questo avviene di chi è la colpa?