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Un dogma imbarazzante

La resurrezione dei morti è un argomento della nostra fede che,
credo, ci incuriosisca particolarmente. Un argomento che inoltre crea
un po' di imbarazzo al mondo, sempre così preoccupato di cose ben
più contingenti della futura resurrezione. Un argomento che non
trova nessun riscontro nella natura degli esseri viventi.
Da che mondo è mondo, gli uomini e tutte le creature viventi si
avvicendano su questa terra in un carosello ininterrotto dominato da
una legge inesorabile: tutto ciò che sulla terra vede la luce, alla fine
del suo corso muore e scompare, per lasciare il posto ad altri.
Alla morte di qualcuno, infatti, noi parliamo comunemente della
sua scomparsa. Al contrario della morte, realtà irreversibile secondo
1'ordine della natura, nessuno di noi ha ancora esperienza della
resurrezione; nessuno, se non al cinema, ha visto un morto riaprire
gli occhi. E se già è difficile che la sapientia mundi si convinca di un
Paradiso e di un Inferno, è davvero arduo poter proporre il fatto che
tutti gli uomini che si sono addormentati nel sonno della morte, alla
voce dell'Arcangelo e al suono della tromba di Dio68 usciranno dai
loro sepolcri per riprendere vita.
Eppure tutti noi cristiani, ogni domenica, riuniti in assemblea,
proclamiamo solennemente di credere a questa verità: "Aspetto la
resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà!".
Questo articolo chiude, a mo' di sigillo, tutta la professione di fede
che la Chiesa ripete e rinnova da millenni. Fa parte della mia fede
credere che tutti i morti risorgeranno con il loro vero corpo mortale, il
quale sarà associato al destino di gloria o di dannazione che il giusto
Giudice in quel giorno pronuncerà.
Pare che noi cristiani siamo proprio testardi nel voler propinare al
mondo le nostre assurdità.
Prima asseriamo di credere in un uomo, vissuto due millenni fa,
che era un povero .lavoratore manuale, sbucato dal villaggio più
oscuro e ignorato della Galilea,il quale ad un certo punto dice di
essere il Figlio di Dio, viene sconfessato dai nemici e fatto morire
sulla croce, ma poi viene rivisto vivo da alcuni, si rende presente
ancora oggi durante una celebrazione sacra nel pane e nel vino
eucaristici e si fa mangiare e bere dai suoi seguaci, ai quali ha
promesso la vita eterna: ecco, dopo aver proclamato di credere in
tutto questo, non possiamo direi stupiti se il mondo ci guarda con un
certo compatimento.
Ma non basta: il cristiano vuole mettere il timbro sul certificato
della sua follia, proclamando che tutti coloro che hanno vissuto su
questa terra, di tutte le epoche, le latitudini e le longitudini,
risorgeranno dalla polvere nel giorno stabilito da Dio e vedranno il
Figlio dell'Uomo, seduto alla destra di Dio, venire sulle nubi del
Cielo!  
Tuttavia, nonostante la loro fede possa risultare assurda alla logica
umana, i cristiani - quelli veri - da due millenni sono più persuasi di
tutto questo che di ogni altra piccola o pseudo-verità a cui il mondo
dà credito.
Questa è la verità cristiana che permette di relativizzare tutto il
resto. Se dunque i cristiani hanno ragione, in quanto hanno
conosciuto la verità, allora cambia il modo di considerare non solo la
realtà spirituale dell'uomo, ma anche la nostra dimensione corporale
e la speranza della resurrezione offre al mondo e ai suoi cicli banali,
che fin'ora non avevano visto nulla di nuovo sotto il sole, la
possibilità del totale riscatto dalla morte e dalla distruzione.
Anche la creazione infatti è stata sottoposta alla caducità - non
per sua volontà, ma per volontà di Colui che l'ha sottoposta - nella
speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù
della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta la creazione geme e soffre le doglie del
parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le
primizie dello Spirito, gemiamo interiormente, aspettando
l'adozione, la redenzione del nostro corpo (Rm 8,20-23). 

La natura, la vita, la morte, il senso del nostro corpo, i rapporti tra
di noi, la speranza che anima il nostro desiderio di vita: ogni cosa è
ora una promessa, e riceve dalla fede nel Risorto una luce nuova che
fa vedere ogni realtà umana in modo sorprendentemente nuovo.
E proprio perché la fede cristiana non perde mai il suo distintivo
di ragionevolezza - neanche davanti alla resurrezione dei morti -
cercheremo ora di riscoprire le origini di questa verità, di accorgerei
in maniera rinnovata del carattere esplosivo della speranza cristiana,
per rinvigorire con consapevolezza la nostra adesione al credo che
professiamo. 

 

Voi non conoscete la potenza di Dio

Ai tempi di Gesù esistevano due correnti di pensiero in merito alla .
resurrezione dei morti.
. La prima era rappresentata dai farisei, e rispecchiava la posizione
ufficiale del giudaismo che credeva. alla resurrezione. La seconda
corrente era quella dei sadducei, i quali rappresentavano una setta
originale all'interno del giudaismo, non credendo agli angeli, alla
resurrezione della carne e neppure all'immortalità dell'anima.
Il vangelo ci racconta del dialogo che un giorno Gesù ebbe con
alcuni di loro i quali, attraverso il racconto di una parabola, vogliono
conoscere il suo pensiero sull'argomento. Gesù li ascolta.
Maestro, Mosè ha detto: Se qualcuno muore senza figli, il fratello
ne sposerà la vedova e cosi susciterà una discendenza al suo fratello.
Ora, c'erano tra noi sette fratelli; il primo appena sposato morì e,
non avendo discendenza, lasciò la moglie a suo fratello. Cosi anche il
secondo, e il terzo,fino al settimo. Alla fine, dopo tutti, morì anche la
donna. Alla resurrezione, di quale dei sette essa sarà moglie? Poiché
tutti l'hanno avuta». E Gesù rispose loro: Voi vi ingannate, non
conoscendo né le Scritture né la potenza di Dio. Alla resurrezione
infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel
cielo. Quanto poi alla resurrezione dei morti, non avete letto quello
che vi è stato detto da Dio: lo sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco
e il Dio di Giacobbe? Ora, non è Dio dei morti, ma dei vivi (Mt 22,24-
32).
Gesù risponde loro sconfessando tutta la loro dottrina e
mostrando di saper bene dell'esistenza degli angeli, dell'immortalità
dell'anima, della resurrezione dei morti. In più, assume una posizione
nuova e originale nel dibattito tra farisei e sadducei.
Dà per scontata la resurrezione, ma spiega loro che non sarà un
ricominciare da capo o un semplice ritorno alla vita di prima - 

posizione sostenuta dai farisei - ma la vita mortale degli uomini sarà
rivestita dei caratteri divini della vita di Dio. Inoltre, fa notare il
motivo del loro errore: essi, che riconoscevano esclusivamente la
Torah senza curarsi della tradizione orale, alla fine dimostrano di non
conoscere neanche quella.
"Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture, né la potenza
di Dio!" (Mt 22,29) Parlate, cioè, di cose che non sapete, le vostre
conclusioni sono di conseguenza false, perché basate sulla vostra
ignoranza.
Gli uomini dovrebbero far memoria più spesso di questa risposta
di Gesù, perché essi non sono abituati a ragionare partendo dalla
potenza di Dio, ma dalla piccolezza della loro mente.
Quando ci poniamo a ragionare sulla resurrezione, la domanda
non dovrebbe essere: ma come sarà possibile? Quanto piuttosto: c'è
forse qualcosa di impossibile per Dio?
San Giustino, filosofo e martire, nella sua prima Apologia
indirizzata all'imperatore Antonino il Pio, tratta della resurrezione
della carne cercando di dimostrarne la plausibilità con un
interessante procedimento logico.
Riflettendo bene, cosa ci potrebbe sembrare più incredibile del
fatto che qualcuno ci dicesse, quando ancora non esistessimo nel
corpo, che da una piccola goccia dello sperma umano si possono
formare ossa, nervi e carne nellaforma che vediamo?
Facciamo per un momento questa ipotesi: se voi non foste in
questo mondo e con questa natura, e qualcuno vi mostrasse insieme
•lo sperma umano e una fiqura dipinta, assicurandovi che dal primo
si può generare la seconda, gli credereste prima ancora di vederlo
nei fatti? No, nessuno oserebbe dire il contrario.
Allo stesso modo, giacché non avete mai visto resuscitare un
morto, siete nell'incredulità.
Ma come nel primo caso non avevate creduto che da una piccola
goccia potessero nascere gli uomini, e poi vedete che sono nati, allo
stesso modo rendetevi conto che non è impossibile che i corpi umani,
decomposti e dispersi nella terra come semi, risorgano quando i
tempi saranno maturi per ordine di Dio, e si vestano di
incorruttibiliià.
Non riusciamo infatti a comprendere quale valore diano alla
potenza di Dio quelli che sostengono che ogni cosa ritorna 

elementi da cui era stata generata, e che neanche Dio può far nulla
contro questo; ma ci rendiamo conto invece che essi non avrebbero
mai creduto possibile che, a partire da questi stessi elementi, si
generassero le creature che vedono, e loro stessi così come sono, e
l'intero cosmo.
È meglio credere a ciò che è impossibile alla nostra natura e agli
uomini, piuttosto che non credere come fanno gli altri, questo
abbiamo imparato, poiché anche il nostro Maestro Gesù Cristo ci ha
detto: "Ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio.
Giustino sapeva che il Signore Gesù aveva ben mostrato possibile
alla sua divinità quanto era impossibile all'umanità e, in pratica,
ripete all'imperatore e a tutti i pagani quanto Gesù disse ai sadducei:
Voi non conoscete la potenza di Dio! Il pensiero sulla resurrezione
non deve essere condotto dai nostri ragionamenti umani, ma è
credibile in quanto supportato esclusivamente dalla fede
nell' onnipotenza ..
Gesù, il Rivelatore del Padre, ebbe la missione tra gli uomini di
mostrare questa onnipotenza e non solo sostenne la resurrezione dei
morti, non solo ne dimostrò almeno per ben tre volte la possibilità
facendo risorgere i morti su questa terra, così come troviamo nei
vangeli, ma fu proprio la sua stessa resurrezione dai morti a
manifestarlo come il Signore della Vita, Colui che è la Vita e che la
dona in abbondanza.
"lo sono venuto perché abbiano la vita, e l'abbiano in
abbondanza!" (Gv 10,10)
Di questa abbondanza di vita di cui ci parla Gesù non possiamo
avere una congrua idea quaggiù, perché parliamo dell'abbondanza di
Dio, un'abbondanza che dice eternità, vita divina, felicità senza fine.
L'abbondanza di Dio è adeguata ai suoi pensieri, non ai nostri.
Un'abbondanza che ha sovrabbondato anche sul mare di sofferenza e
sulla desolazione della morte di croce di Gesù, quando, per gli
uomini, tutto ormai era perduto. L'abbondanza di vita che sgorga dal
Signore Gesù, lontano dall'essere qualcosa di mitico o di filosofico, si
è manifestata agli uomini in un evento storico che, invece, ha
ribaltato ogni cosa.

 La nostra fede nella resurrezione ha un fondamento storico ben

preciso: l'evento del Signore Gesù, Crocifisso e Risorto, che ha
mostrato con la sua resurrezione i caratteri della vita divina
comunicata, per beneplacito di Dio, anche agli uomini e ai loro corpi. 

 

 

 

DOTI DEL CORPO GLORIOSO

Il nostro corpo nella resurrezione verrà trasformato per essere in grado di vivere eternamente senza più guai, ma sempre glorioso e ricolmo di ogni felicità.
Prima di inoltrarci nella descrizione delle doti del corpo risorto, facciamo una breve introduzione sintetica.
San Paolo riassume le future proprietà dei corpi risorti in quattro doti: impassibilità, sottigliezza o spiritualità, agilità e chiarezza.
1) Impassibilità: nel senso di impassibilità di soffrire e di morire e non nel senso di insensibilità, perché la perfezione dei sensi del corpo risorto ne moltiplicheranno la sensibilità.
2) Sottigliezza o spiritualità: non nel senso che il corpo risorto si trasformerà in spirito (come l’Angelo), o che diventi così sottile da assumere aspetto aeriforme (come il fantasma), ma nel senso che il corpo risorto acquisterà una dote che lo sottrarrà alla limitazione dell’impenetrabilità della materia. L’anima avrà un dominio completo sul corpo, in quanto sua forma sostanziale.
3) Agilità: cioè capacità del corpo risorto di ubbidire all’anima nei suoi movimenti con grandissima facilità e agilità. Questa dote si contrappone alla pesantezza del corpo terreno, sottomesso alla legge di gravità, per il motivo che l’anima glorificata ha il perfetto dominio sul corpo e lo muove come vuole.
4) Chiarezza: cioè assenza di ogni bruttura e pienezza di bellezza e di splendore. Con queste nuove qualità il corpo risuscitato non cambia, non diventa un altro corpo. La trasformazione non toglierà nulla alla sua realtà materiale. Il corpo glorioso dei Beati non cessa di essere corpo per diventare spirito, no; ma rimane vero corpo in carne e ossa, visibile, palpabile, ecc., a somiglianza del corpo di Gesù risorto.
Il nostro corpo risorto sarà composto dai medesimi elementi materiali che lo componevano in terra. E di fede cattolica che noi risorgeremo con quello stesso corpo che avemmo sulla terra. Il Concilio Lateranense IV, infatti, ha definito che «Tutti risorge ranno col proprio corpo che hanno adesso». Nel Simbolo contro i Priscilliani, compilato nel 675 dall’XI Concilio di Toledo, si legge: «Crediamo che risorgeremo non in una carne aerea o comunque diversa, come certuni delirano, ma in questa stessa carne in cui viviamo, siamo costituiti e ci muoviamo».
San Tommaso d’Aquino (P. III, 0. 54, a. i e 2) insiste parecchie volte nell’affermazione che il nostro corpo, anche dopo la resurrezione, conserverà inalterata la sua propria natura.
La trasformazione dei corpi gloriosi nulla toglierà alla materialità corporale della nostra natura. Il nostro corpo resterà in eterno quello che è al presente, perché sarà composto dai medesimi elementi materiali che lo componevano in terra. Perciò tra le nostre due vite terrena e celeste ci sarà stretta connessione e vera continuazione.
Con la resurrezione, le trasformazioni del nostro corpo saranno molte e grandi.
La natura stessa ce ne offre degli esempi. Il bruco, come abbiamo accennato avanti, si assopisce nel suo bozzolo, rinchiudendovi la forma di verme strisciante per terra, per ridestarsi in primavera nella forma di farfalla variopinta, volteggiante nell’aria. Sono ben diverse le due forme eppure è identico l’individuo insetto!
San Paolo insiste nella similitudine che il corpo futuro si distingue dall’attuale come la pianta dal seme. E sempre lo stesso vegetale vivente che trapassa da uno stato ad un altro. Il seme interrato, per dir così, muore, ma in realtà si svolge in uno splendido germoglio e nessuno può vedere nel seme la ricchezza del foglia- me, dei rami, dei fiori, dei frutti futuri con i loro colori e sapori, eppure tutto vi è contenuto e racchiuso in germe.
Nello stesso modo nessuno può scorgere nel corpo umano terrestre, soggetto alla morte e abbandonato alla corruzione del sepolcro, lo splendore celeste di cui lo farà brillare un giorno l’onnipotenza di Dio. Usciamo dalla tomba non per riprendere una condizione di vita su per giù uguale a quella della vita presente, ma molto migliore e immensamente più perfetta.
Tutti i guai di cui oggi piange e si lamenta l’umanità, non sono altro che le ripercussioni crudeli del peccato sul nostro fisico. La Redenzione, da parte di Gesù Cristo, è stata compiuta tutta, ma perché sia completa davvero deve annullare, fino all’ultima, tutte le conseguenze del peccato, reintegrando in pieno anche i nostri corpi, perché Gesù ci ha salvati non solo come anime, ma anche come corpi. Questi, strumenti e compagni dell’anima su questa terra di fatiche, di dolori e di espiazioni, richiedono di essere profondamente mutati per essere compagni e strumenti dell’anima adatti a una vita di delizie e di felicità eterna in Paradiso.
Fatta questa sintetica introduzione, passiamo ora alla descrizione delle doti del corpo risorto: corpo integro, spiritualizzato, eternamente giovane, luminoso, bello.

 

Corpo integro

La tomba che ha ingoiato cadaveri disfatti dalla malattia, dalla morte, restituirà corpi viventi, sani, robusti, integri, perfetti.
Molte volte su questa terra il nostro corpo, decaduto e guasto a causa del peccato, nasce malaticcio, malformato, alle volte anche mostruoso, per cause di natura infettiva, patogena, traumatica che hanno boicottato l’opera sapiente della natura nel suo sviluppo fisico.
Su questa terra le malattie, gli infortuni, la vecchiaia, intaccano ogni giorno il nostro corpo sfigurandolo più o meno: rughe che deturpano il nostro viso; artrosi che deformano le nostre ossa; caduta di denti che sfigura la nostra bocca; malattie di fegato che ci costringono a tante privazioni; miopia, presbiopia, Cataratte che, nonostante i mezzi fornitici dalla scienza, rendono poco efficienti la nostra vista; infortuni con frattura di ossa che ci rendono invalidi al lavoro; tumori che disfanno fra tanti dolori il nostro corpo, ecc. ecc.
Sarebbe lungo continuare l’elenco dei malanni che ci affliggono su questa terra. Dio non vuole ma permette che agiscano queste forze demolitrici (conseguenze del peccato originale aggravate dai nostri peccati personali) della nostra integrità fisica, affinché noi, portando per qualche tempo la croce della sofferenza, partecipiamo all’opera redentrice di Cristo e ci meritiamo la felicità eterna del Paradiso.
Quando però suonerà l’ora della resurrezione, i nostri corpi usciranno dalla tomba integri, perfetti perché li ricostruirà l’azione onnipotente di Dio.
I lineamenti, la fisionomia, la conformazione somatica del nostro corpo, per cui noi ci distinguiamo l’uno dall’altro, resteranno e quindi in Paradiso ognuno di noi sarà riconoscibile. Verranno invece eliminati completamente tutti i difetti, tutte le imperfezioni, tutte le deformità, tutte le irregolarità che più o meno alterano la perfezione del nostro corpo, ne offuscano la bellezza e guastano l’armonia delle sue forme.
Immaginiamo allora l’ebrezza di gioia, per esempio, dei ciechi che riavranno la vista nella sua perfezione; dei sordomuti quando riavranno l’udito e la parola; delle persone nane quando acquisteranno la statura perfetta; dei focomelici, dei poliomelitici, dei mutilati, di coloro che sono stati afflitti e umiliati davanti agli altri per le loro malformazioni fisiche; di tutti gli altri sofferenti quando finalmente avranno riottenuta la tanto invidiata e sospirata sanità e integrità del loro corpo! E il vecchio, che per lungo tempo ha languito e sofferto nelle sue membra logorate, impiagate, immobilizzate dagli anni, con quale ebrezza di gioia ritornerà a muoversi, a saltare vegeto e snello immensamente di più di come era stato nei giorni migliori della sua gioventù terrena!
Questo risanamento integrale, però, l’avranno soltanto coloro che si salveranno, i Beati, ma non i dannati. Tutti risorgeranno, però con differenze indicibili. I Beati, a somiglianza di Gesù, risorgeranno con un corpo perfetto, bello, agile, sfolgorante di luce, di gloria e di felicità. Al contrario i dannati (coloro cioè che non hanno voluto amare il Signore, non hanno voluto osservare i suoi Comandamenti, non hanno voluto ricevere i suoi Sacramenti, non hanno voluto corrispondere alla grazia divina che li chiamava alla conversione fino all’ultimo istante della loro vita terrena) risorgeranno con un corpo orrido, deforme, schifoso, pesante, soggetto ai dolori, portando sopra di sé il marchio dell’eterna riprovazione. I corpi dei peccatori, che riflettono tutta la deformità della loro anima, soffriranno ogni sorta di mali, mentre la loro anima sarà tormentata dalla disperazione per la felicità perduta.
Qualcuno potrebbe domandare: Nei bambini come sarà rimediata la mancanza del loro sviluppo fisico? I bambini morti prima dell’uso della ragione, i bambini che non ebbero neppure il tempo per la formazione completa del loro corpicino perché uccisi nel grembo materno a causa dell’aborto, non resteranno per sempre in uno stato infantile, puerile, o addirittura di feto: a quel poco o pochissimo di materia che costituì il loro corpicino, Dio onnipotente ne aggiungerà quanto ne occorre per formare un corpo normale, completo, con tutti gli organi in efficienza. L’anima poi, entrando a dare forza vitale a siffatta materia aggiunta, la farà suo corpo.

 

Corpo spiritualizzato

Una premessa. Quando diciamo «spirito» non dobbiamo pensare all’alcool, che viene ricavato per disti!lazione di liquidi fermentati, ed è una cosa materiale. Non dobbiamo pensare neppure al corpo aeriforme del fantasma, anch’esso materiale.
Quando invece diciamo « spirito» ci riferiamo al nostro spirito (o anima) e all’Angelo, che sono puri spiriti senza alcunché di materiale. Questo per adesso è molto difficile, anzi impossibile ad essere compreso da noi, perché, avendo un corpo materiale, non possiamo capire una sostanza spirituale.
Fatta questa premessa, parliamo un po’ del corpo risorto spiritualizzato. Il nostro corpo, come ci dice San Paolo (1 Cor. 15,44), si seppellice materiale e risorgerà spirituale. In che senso?
Non nel senso che il nostro corpo risorto perda la sua materialità, la sua corporeità e si trasformi in spirito, come l’Angelo: noi non siamo angeli. E neppure nel senso che diventi così sottile da assumere un aspetto aerif orme come il fantasma: noi non siamo fantasmi.
Ma nel senso che il nostro corpo materiale, pur restando materiale, corporeo come è su questa terra, sarà completamente sottomesso alle leggi dello spirito, sarà interamente soggetto all’anima. L’anima umana è spirituale come l’Angelo, però, contrariamente a questo, essa è legata al corpo, è come imprigionata nel corpo. L’anima, pur essendo spirituale, è talmente sottomessa alle leggi del nostro corpo da sembrare quasi materiale. Esemplifichiamo:

1) il nostro corpo, per la legge della gravità, è pesante e non può sollevarsi in alto se non è trasportato da qualche mezzo, per esempio l’aereo. L’anima nostra, pur essendo spirito, sottomessa quaggiù al corpo, deve fare altrettanto;

2) il nostro corpo pesante non può muoversi con sveltezza. Per fare un percorso di tot chilometri impiega tot ore. E l’anima nostra, sottomessa al corpo, non può fare diversamente;

3) il nostro corpo occupato nel lavoro dopo un certo tempo si stanca, ha bisogno di bere, di mangiare, di riposare. E la nostra anima, sottomessa alle leggi del corpo, è soggetta agli stessi bisogni.

Dopo la resurrezione le sorti cambieranno: il corpo materiale sarà sottoposto alle leggi dello spirito o anima. Esemplifichiamo:
1) lo spirito attraversa i corpi materiali, gli ostacoli di qualsiasi natura senza incontrare la minima resistenza. Così il nostro corpo, sottomesso alle leggi del nostro spirito, attraverserà i corpi materiali senza incontrare la minima resistenza;
2) lo spirito si trova dove vuole in un attimo con la velocità del pensiero. Lo stesso farà il nostro corpo risorto. Vogliamo andare, per esempio, in Australia, in un attimo saremo là; vogliamo andare in una stella lontana milioni di chilometri, in un istante saremo là;
3) lo spirito nella sua continua attività non si stanca mai. Così sarà per il nostro corpo. In Paradiso, immersi in una vita attivissima di godimenti sempre nuovi, non ci stancheremo mai, non avremo più bisogno di bere, di mangiare, di riposare.
Fino a quando ci troveremo su questa terra, tutto questo ci riesce molto difficile a capire, tuttavia il Signore, anche su questa terra, ci ha dato nel fenomeno della bilocazione, ben nota nella vita di alcuni Santi, come un saggio e una pregustazione della spiritualità dei corpi gloriosi. Un esempio.
Una notte di novembre 1917, dopo la disfatta di Caporetto, il generale Luigi Cadorna, comandante supremo dell’esercito italiano nella prima guerra mondiale, è in preda alla tristezza (per essere stato sostituito nel comando supremo dal Generale Armando Diaz e per vedere intaccato il proprio operato militare da indecorosi commenti) e pensa al suicidio. Una sera, dopo aver disposto le sentinelle attorno alla sua tenda con l’ordine perentorio di non fare entrare nessuno, si chiude nella sua tenda e prende la rivoltella per suicidarsi... Tutt’a un tratto un frate vestito di saio entra. Aveva le mani sanguinanti e uno sguardo dolce. Si ferma un istante ed alza un dito con aria di disapprovazjo. «Andiamo, generale, voi non farete questa sciocchezza, non compirete un gesto insano da disperato!».
Il generale, che aveva severamente comandato di non essere disturbato da nessuno per qualsiasi motivo, pieno di collera si precipita fuori, ma non vede nessuno. Il Frate era sparito. Le sentinelle, interrogate giurano sulla loro testa di non aver visto, né fatto passare nessuno. La collera cede alla meraviglia e di colpo l’ossessione del suicidio si dilegua. Il generale si impone un ripensamento: è salvo.
Nondimeno questa storia lo lascia perpiesso e si accanisce per scoprirne la chiave. Chi era quel giovane francescano, abbastanza insolente per violare il suo isolamento e così potente da fargli cadere la rivoltella dalla mano? Il generale, che non aveva mai visto Padre Pio, riferendo i particolari dell’accaduto, si sentì dire che quel Frate non poteva essere altro che lo stimmatizzato di S. Giovanni Rotondo: Padre Pio. Gli nacque il desiderio di rivederlo. Per rendersi conto di ciò che gli era accaduto, il generale Cadorna parte per S. Giovanni Rotondo.
Intanto in quell’epoca Padre Pio, per disposizione del Vaticano, era segregato e nessuno poteva parlargli. Il generale insiste. Lasciatemelo vedere, almeno!
— «Va bene — replica il Padre Guardiano — resterete là nel corridoio, mentre andremo in chiesa per fare il ringraziamento dopo pranzo. Lo vedrete passare».
Messosi in un angolo, il generale aspetta. I Frati passano ed egli riconosce il suo visitatore notturno: E questo il Frate che è venuto da me! — Padre Pio gli sorride e leva il dito con quello stesso gesto, fra burlesco e minaccioso, come se volesse dirgli: «L’avete scampata bella quella brutta notte!».
A confermare un’altra bilocazione di Padre Pio sono stati molti piloti dell’aviazione anglo-americana, di varie nazionalità (inglese, americana, polacca, palestinese) e di diverse religioni (cattolica, protestante, musulmana, ebraica). Durante l’ultima guerra, ogni volta che sorvolavano il Gargano per eseguire bombardamenti, vedevano in aria un Frate che, protendendo le mani ferite, proibiva loro di sganciare bombe.
Foggia e quasi tutti i centri delle Puglie subirono ripetuti bombardamenti. Su S. Giovanni Rotondo, la cittadella di Padre Pio, non cadde una bomba.
A guerra finita, salendo a S. Giovanni Rotondo, quegli aviatori riconobbero con assoluta certezza in Padre Pio quel Frate che essi avevano incontrato e veduto nei loro voli.
Il nostro corpo risorto spiritualizzato, a somiglianza del corpo di Cristo risorto, sarà un vero corpo umano in carne e ossa, però sottomesso alle leggi dello spirito. Leggiamo nel Vangelo di S. Luca (24, 36-43): «Mentre essi parlavano di queste cose (riferite dai due discepoli di Emmaus), Gesù in persona (nonostante le finestre e le porte fossero ben chiuse per timore dei giudei) apparve in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse: “Perché siete turbati e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi (segnati dalle cicatrici dei chiodi): sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che ho io”. Dicendo questo mostrò loro le mani e i piedi (certamente i discepoli li avranno osservati e toccati). Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: “Avete qui qualche cosa da mangiare?”. Gli offrirono una porzione di pesce arrostito: egli lo prese e lo mangiò davanti a loro» (dimostrando così di essere quello di prima).
Il nostro corpo perciò, ripetendo quanto è stato detto, pur acquistando dopo la resurrezione le doti dello spirito, resterà sempre un vero corpo umano in carne e ossa.

 

Corpo eternamente giovane

Un’altra dote del nostro corpo risorto è l’eterna giovinezza. La tomba che ha inghiottito cadaveri puzzo- lenti di ogni età, di ogni dimensione, molti neppure formati del tutto, restituirà corpi viventi, completi, eternamente giovani. Su questa terra le nostre forze vengono meno, si esauriscono per cui abbiamo bisogno di nutrirci, di dormire, di riposare ecc. In Paradiso invece le nostre forze saranno sempre fresche, sempre efficienti, sempre in piena forma.
Su questa terra i nostri organi (cuore, polmoni, fegato, reni, ecc.) a poco a poco si guastano, si ammalano. In Paradiso invece saranno sempre sani, sempre efficienti. Nei corpi resuscitati non ci sarà più traccia delle ingiurie del tempo, perché saranno eternamente giovani.
La gioventù è l’età della poesia e dell’amore, l’età dei rosei sogni e dei generosi ardori, l’età degli ardimenti e delle audacie. Però su questa terra essa è destinata a tramontare per cedere il posto all’età matura e alla vecchiaia. In Paradiso invece la gioventù si fermerà su di noi e non ci lascerà più. Noi vivremo la vita in una eterna giovinezza.
In Paradiso saremo eternamente giovani. Immaginiamo allora quale sarà la gioia e l’incanto di convivere per tutta l’eternità in Cielo con miriadi di Beati nel fiore più fresco della gioventù — «Nel quadro estansiante dei nuovi cieli e nuova terra — scrive il Maiocchi nel suo libro sul Paradiso — miliardi e miliardi di Beati, con il loro corpo glorificato, conversano allegramente; si esprimono con gesti e movimenti che sprizzano ardore giovanile; si cercano e si uniscono a cantare armoniosamente le lodi a Dio; si amano con l’ardore caldo e sincero di una prima amicizia, di un primo amore; occhi pieni di tenerezza; bocche piene delle più dolci parole; volti di sorrisi affascinanti; mani e braccia perfette protese ad accarezzare, abbracciare e stringere affettuosamente; membra purissime e impeccabili, splendenti del fulgore dell’eterna giovinezza: in quale deliziosa compagnia noi conviveremo per tutta l’eternità!»
Adesso tutto questo sembra soltanto una fervida e bella immaginazione, mentre in Paradiso sarà una realtà eterna ed estasiante, infatti San Paolo ci dice (2 Cor. 2,9): «Occhio umano non ha mai visto, orecchio umano non ha mai udito, né è entrato nel cuore dell’uomo quello che Dio ha preparato per coloro che lo amano».

 

 

Corpo bello

Al nostro corpo risorto Dio conferirà la massima bellezza, con tale intensità e vivezza che in tutto l’universo rinnovato il nostro corpo sarà certamente il capolavoro più leggiadro e affascinante.
Su questa terra il nostro corpo viene deformato in mille modi dalle fatiche, dagli stenti, dalle malattie, dalla vecchiaia. In Paradiso invece esso sarà così bello da essere invidiato, per così dire, da tutto il creato perché la sua bellezza sarà tale da non temere nessun raffonto: bellezza perfettissima.
Bellezza non artificiale, come sulla terra, a base di cosmetici e profumi per rimediare a certe imperfezioni, alla mancanza di freschezza della pelle, ecc. Quanto tempo impiega la donna specialmente giovane, per impomatarsi la faccia, per tingersi le labbra, le ciglia e le sopracciglia, le unghie non solo delle mani, ma anche dei piedi, ecc. Quanti esercizi, quanta cura per mantenere in forma l’effimera bellezza del corpo.
In Paradiso il nostro corpo risorto perderà ogni imperfezione, ogni deficienza della natura decaduta e avrà per sempre una bellezza delicata, squisita: bellezza indicibile!
Bellezza non passeggera come quella dei fiori più vistosi, che appassiscono presto, ma bellezza genuina che proviene dalla perfetta armonia di tutte le membra, di tutte le singole parti del corpo, e soprattutto bellezza che non appassirà mai, non scolorirà mai, ma sarà eternamente affascinante. L’autore che abbiamo citato scrive: «Guance candide e rosee; occhi splendenti come stelle del mattino; labbra rosate; carnagione dalle tinte celesti, immensamentepiù belle e delicate di tutte le colorazioni dei nostri fiori, dei nostri tramonti, delle nostre aurore; capigliature lucenti e morbide, fluenti su spalle e petti bianco-iridescenti, ondeggianti come aureole luminose intorno ai capi nobilmente eretti; colli eburnei; mani e braccia alabastrine; membra tutte esteticamente perfette e con i loro contorni rivestiti e adorni della maggior gloria possibile! Tutta la perizia dell’Artefice Divino sarà impegnata a fondo per creare alle anime sante abitazioni viventi che raggiungano i limiti massimi della bellezza sensibile.
I corpi dei beati, rivestiti di candore immacolato e verginale, impregnati di luce e fulgore divini, affascinantj di una freschezza sempre giovane, di una morbidezza vellutata, di una leggiadrja rosea celestiale, si offriranno alla nostra contemplazione e ammirazione, alla nostra conversazione e convivenza in miriadi di esemplari, uno più seducente dell’altro, ognuno con la sua bellezza e leggiadrja particolare che lo distingue dagli altri. Negli occhi il lampeggiare più luminoso; nei volti il sorriso più soave, più gentile, più invitante in tutta la persona, dai lineamenti purissimi, c’è l’atteggiamento più accogliente e avvincente, tutto nobiltà e santità, affabilità e cortesia.
Quanta ebbrezza di felicità si procureranno l’un l’altro i Beati col solo apparirsi, presentarsi, mostrarsi, stare insieme, amarsi dell’amore più puro e più ardente! Quanta deliziosità estasjante convivere e intrattenersi per sempre con persone stupendamente belle, care e simpatiche! Corpi tutti belli, tutti perfetti, tutti meravigliosi, tutti impastati di diversa bellezza, come di diversa bellezza è quella che contempliamo divisa nei mille fiori che creano l’incanto dei nostri giardini e delle nostre campagne! Anime tutte belle, tutte sublimi, tutte sante, anime che l’infinta bellezza di Dio impregnerà per formare di ognuna di esse immagini sublimi della suprema bellezza umana!».
Tutto questo, che è stato scritto dal citato autore, sembra frutto di fantasia, invece in Paradiso sarà dolce ed estasjante realtà eterna.
Santa Teresa d’Avila, ammessa a contemplare per pochi istanti Gesù con il corpo glorioso, scrisse che da quel giorno tutte le persone più affascinanti non le sembravano ormai più deliziose di uno scheletro.
Anche noi, se ci salveremo, siamo destinati a diventare tanto inconcepibilmente belli.

 

Corpo luminoso

Un’altra stupenda dote dei nostri corpi risorti è la luminosità. San Paolo (I Cor. 15,43) dice: «Si semina un corpo spregevole e risorge glorioso pieno di splendore». Risorge nello splendore di quella luce e bellezza radiosa che la visione di Dio comunica all’anima beata e compenetra il corpo. Sul monte Tabor, dice il Vangelo (Mat. 17,2), il volto di Gesù splendeva come il sole tanto che gli occhi dei tre Apostoli abbagliati non reggevano a contemplano. Gesù stesso (Mat. 13,43) ci dice: «Nel regno del Padre celeste (cioè in Paradiso) i giusti (ossia i Beati) splenderanno come il sole».
Una conferma al riguardo ci viene da Fatima. Il 13 maggio 1917, in pieno pomeriggio, i tre fanciulli — Lucia, Francesco, Giacinta — scorgono dinanzi a loro, a due passi di distanza, su un piccolo elce verdeggiante, alto poco più di un metro, una bellissima Signora, tutta luce, più splendente del sole, la quale con un grazioso gesto li rassicurò dicendo: Non abbiate paura, non voglio farvi del male —. La loro paura era causata dai lampi, i quali non erano altro che lo splendore annunziante l’arrivo della celeste apparizione.
Lo splendore luminoso aggiungerà alla perfetta bellezza dei nostri corpi uno spettacolo fantasticamente suggestivo! Splendore luminoso che, partendo dall’anima, si irradierà all’esterno attraverso i corpi immortali e li renderà tutti rosei trasparenti. Splendore luminoso che è riflesso fedele della luce stessa di Dio. Il corpo luminoso e ardente dei Beati irraggerà la stessa abbagliante bellezza del volto di Dio, tanto che tutto il creato sarà costretto, per dire così, ad esclamare estatico: quanto si rassomigliano!