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La vita umana sulla terra è un viaggio
verso l'eternità, che comincia con la nasci-
ta e finisce con la morte.

Chi viaggia è un pellegrino: tutta l'uma-
nità perciò è pellegrina sulla terra. Oggi
siamo nel mondo, domani non ci saremo.
Basta dare uno sguardo alle passate gene-
razioni, per convincersi che sulla terra tutto
è vanità: onori, ricchezze e piaceri.

La vita passata è come un sogno, del
quale resta solo il ricordo. L'attimo presen-
te, di cui godiamo, fugge rapidamente ed
intanto il tempo inesorabilmente spinge 

tutti alla fine del pellegrinaggio, bambini e
vecchi, buoni e cattivi, gaudenti e tribolati.
Chi arriva prestò alla fine e chi tardi, ma
arrivano tutti.
L'ora dell'arrivo è quella della morte.
L'ultima ora della vita è la più importante,
perché da essa dipende l'ingresso nei gaudi
eterni, in Cielo, ovvero l'ingresso negli
abbissi infernali.

 

ORA SUPREMA

INCERTEZZA

Il maestro Divino, Gesù, ha rilevato agli,
uomini le grandi verità eterne, ma non
ha rivelato l'ora del trapasso da questo
mondo.
Vuole che tutti stiano in vigilante attesa
dell'ultima ora, la quale avrà per epilogo il
nostro incontro con Lui.
Quando Gesù parlava ai suoi contempo-
ranei, intendeva rivolgersi a tutte le umane
generazioni ed inculcava il dovere della
vigilanza servendosi dei paragoni del suo
tempo:
« I vostri fianchi siano cinti ed accese le
lucerne nelle vostre mani; siate come colo-
ro che aspettano il loro padrone quando

 ritorni dalle nozze, per aprirgli la porta

appena giungerà e batterà.
«Beati quei servi che il padrone, arri-
vando' troverà vigilanti! In verità vi dico
che, cintosi, li farà sedere a tavola e si
metterà a servirli ...
«Sappiate ancora, che se il padrone
conoscesse in quale ora viene il ladro,
senza dubbio veglierebbe e non si lasce-
rebbe derubare.
«Anche voi state preparati, perché, nel-
l'ora che non pensate, verrà il Figlio del-
l'uomo» (S. Luca XII-35 ... ).
La morte è la cessazione della vita sulla
terra. L'anima umana staccata dal corpo
sopravvive e subito si trova davanti a Gesù
Cristo Giudice.
Ogni giorno sono centinaia di migliaia
coloro che partono da questo mondo. Sono
tutti vigilanti? ..
Quando meno ci si pensa, la morte
arriva, proprio come un ladro di notte
tempo. 

 

VITA DI GRAZIA

Si deve vivere abitualmente in grazia di
Dio, cioè menare una vita veramente cri-
stiana, ricca di buone. opere.

Vive cristianamente chi tiene presenti
gl'insegnamenti di Gesù Cristo: nel pensa-
re, nel parlare e nell'agire. Regola della
vita sia dunque la legge di Dio.

Non si preparano al passo estremo colo-
ro che colpevolmente vivono nell'ignoran-
za religiosa; in conseguenza di ciò credono
che tutto sia lecito. Infatti si pascolano di
pensieri di superbia, di odio, d'impurità;

parlano scandalosamente; danno catnvi
consigli; imprecano e forse lanciano insulti
alla divinità; commettono ingiustizie e si
permettono piaceri illeciti.
Chi vive abitualmente così, è degno di
commiserazione, perché non si prepara alla
morte e corre rischio di morire male.

 

SE QUESTA NOTTE TU MORISSI?

Quando si combatte si può ricevere
qualche ferita; allora si va subito all'ospe-
dale per curarsi.
In questa vita, data la debolezza umana,
malgrado i buoni propositi può avvenire di
cadere in peccato mortale. Subito ci si
rialzi! Il ferito si rivolge al medico; il
peccatore si rivolge al Ministro di Dio, al
Confessore. Non si resti nell'inimicizia di
Dio a lungo! È tanto facile entrare in una
Chiesa e ricevere l'assoluzione sacramen-
tale! Basta volerlo!

 Nell'impossibilità di fare ciò, si chieda

subito perdono di cuore a Gesù, si faccia
un atto di dolore perfetto e si prometta di
confessarsi al più presto. Finché l'anima è
in peccato mortale, deve tenere seriamente
di fare una cattiva fine.
San Giovanni Bosco, per carisma ecce-
zionale, aveva il dono di scrutare i cuori.
Si accorse che un giovane ricoverato
nel suo Oratorio era in disgrazia di Dio e
non si dava pensiero di rimediare. Il Santo
scrisse sopra un foglietto queste parole: Se
questa notte tu morissi? .. - Poi pose il
foglietto sotto il guanciale del giovane
peccatore. Quando q uesti andò a letto e
vide lo scritto, fu colpito dalle parole
ammonitrici. Avrebbe voluto rimandare al
domani la sistemazione della coscienza;
ma non riuscendo a chiudere occhio, si
levò dal letto, battè alla camera di Don
Bosco, si confessò e dopo prese riposo.
Questo episodio, frutto dello zelo di un
Santo, sia di monito a tutti! Mai mettersi a
letto in disgrazia di Dio! 

 

COMPIERE OPERE BUONE

Il tempo ci è dato dalla munificenza di
Dio per acquistare tesori eterni. Dice Gesù:
Verrà la notte, quando nessuno più potrà
operare! -
Venuta la morte, cessa la possibilità di
fare il bene. I Santi e le anime pie moltipli-
cano le opere buone, vivendo in santa
attività.
San Domenico Savio, al quale pare che
Dio abbia manifestato la data della morte,
nell'ultimo anno di vita era come un ape
industriosa tra i suoi compagni. Atti di
carità, piccoli sacrifici, preghiere, buoni
consigli, buon esempio, risorse di aposto-
lato, iniziative meravigliose ... tutto abbrac-
ciava con amore e gioia, tanto che un com-
pagno gli disse: Ma insomma! Tutto il
bene tu vorresti farlo quest'anno? E negli
altri anni cosa ti resterà a fare? -
Gli rispose il Santo Giovanetto: Penso
che mi mancherà il tempo. Voglio appro-
fittare mentre ne ho la possibilità. 

Le vergini prudenti, di cui parla Gesù
nella parabola evangelica, tenevano in mano
le lampade ripiene di olio; appena giunto
lo sposo, si misero nel corteo ed entrarono
nella sala delle nozze. Furono prudenti
perché vigilanti e quindi preparate.
La lampada ripiena di olio è simbolo
dell'anima cristiana ricca di buone opere:
preghiere, Messe, Comunioni, vittoria sul-
le passioni, opere di apostolato, rassegna-
zione nel dolore, fiducia in Dio, spirito di
fede ... L'anima intenta a fare il bene, aspet-
ta lo Sposo Celeste; in qualunque ora Egli
verrà, sarà pronta. 

 

SUGGERIMENTI

Giungere alla vecchiaia non è di tutti; è
un dono che Dio fa, affinché si abbia modo
di prepararsi all'ultima ora.

A chi si trova verso il tramonto della vita
si danno alcuni suggerimenti.
I vecchi si preparino alla morte con lo
stare abitualmente in grazia di Dio o, se
fossero in disgrazia di Dio, si dispongano al
riacquisto dell'amicizia divina.

Preghino molto; non lunghe, ma brevi e
frequenti preghiere.
Chi è nella vecchiaia faccia celebrare,
secondo le possibilità, delle Messe: 1) Per
perseverare nel bene sino all'ultimo.

2) Per riparare i peccati, specialmente
quelli della gioventù.
I vecchi si accostino spesso alla comu-
nione, domandando a Gesù la grazia di po-
terla ricevere un giorno come Viatico.
Se non possono andare in Chiesa, s'in-
tendano con qualche zelante Sacerdote per
comunicarsi in casa.
Si offrano a Dio le noie della vecchiaia
in penitenza dei peccati.
Se i vecchi genitori e i nonni non dimo-
strassero interesse della loro anima, se ne
interessino bellamente e con prudenza i
figli ed i nipoti. Si preghi assai per loro, si
dica all'occasione la buona parola, si faccia
celebrare qualche Messa per i loro bisogni
spirituali.
Per lo più si ha tanta premura dei genitori
e dei nonni dopo la loro morte per suffragar-
li; mentre la premura spirituale maggiore
dovrebbe aversi durante la loro vecchiaia,
affinché non cadano nell'inferno ed affin-
ché riducano al minimo il loro Purgatorio. 
Se si facessero celebrare per i genitori
vecchi e per i nonni ancora viventi le Messe
che si è disposti a far celebrare dopo la loro
morte, quanto maggiori ne sarebbero i
frutti! Ma purtroppo non tutti compren-
dono ciò.

 

L’ALLARME

Il corpo umano è insidiato da molti mali,
occulti o palesi. Un corpo che all'esterno
sembra sanissimo, potrebbe essere interna-
mente minato.
Finché un male è incipiente, o non si
avverte o non se ne fa gran caso; ma in un
dato momento la mina esplode: sarà una
paralisi parziale o una polmonite, un infarto
o un'embolia, una meningite o un tumore ...

Avuto l'allarme, si corre ai ripari.
Quando si ha qualche allarme e lo stesso
dottore lascia intravvedere o dice chiara-
mente che il caso è grave, allora nulla si
risparmia per strappare alla morte una vita.

Se tanto si fa per liberare il corpo dalla
morte terrena, perché non fare di più per
liberare l'anima dalla morte eterna? ..
Se la malattia è grave, c'è pericolo di
morte e conviene disporsi all'eventuale
passaggio all'eternità. Perché illudersi o il-
ludere gli altri? Si chiama il medico per il
corpo; si chiami con più premura il Sacer-
dote per l'anima.
Il primo dovere di chiedere il Sacerdote
l'ha l'infermo.
Proviene da ignoranza e spesso da catti-
veria il non apprezzare la presenza del Sa-
cerdote quando c'è probabilità di morire.
Chi scrive queste pagine è un sacerdote; la
preghiera che rivolge a Dio è questa: Signo-
re, ti chiedo umilmente questa grazia: che
io possa essere assistito da un altro
Sacerdote nell'ora del mio trapasso.
Chi ha fede, chieda spesso a Dio una
grazia così importante e viva in modo da
poterla meritare.
In fin di vita c'è l'obbligo grave, potendo,

di ricevere il Viatico, come c'è l'obbligo
grave di comunicarsi nel tempo di Pasqua.
Peccano perciò gravemente quelli che
per noncuranza o per timore della critica o
per non impressionare l'infermo o per altri
sciocchi motivi lasciano morire i loro cari e
i dipendenti, senza aver chiamato il Sacer-
dote.
Tanti sono causa della rovina eterna dei
loro congiunti, per non aver chiamato col-
pevolmente in tempo il Sacerdote. 

 

DAVANTI ALLA MORTE

Chi si sente ormai prossimo a morire, si
ricordi di quanto segue:
1) È inutile illudersi! La realtà è realtà!
Bisogna guardare in faccia alla morte, ab-
bracci aria con fede, sottomettersi ad essa
con dedizione assoluta ed accettarne il cumulo
di sofferenze, uniformandosi alla volontà di
Dio.

2) Si richiami alla mente la morte di
Gesù, dicendo almeno con il pensiero: Gesù,
agonizzante sulla Croce, unisco le mie sof-
ferenze alle tue! ... Vergine Addolorata, come

tu hai assistito il tuo Figlio morente, assisti
me!... - Dopo simile preghiera scenderà
un balsamo celeste sull'agonizzante e la
morte non farà più tanto orrore.
3) S'invochi spesso il Divin Sangue, anche
col semplice pensiero: Gesù, lava con il tuo
Sangue l'anima mia! Che possa presentarmi
a Te ben purificata!... - Si abbia qualche
Crocifissetto, possibilmente indulgenziato
per baciarne sovente le Piaghe.
Si ripetano giaculatorie: San Giuseppe,
Patrono degli agonizzanti, assistimi tu!' ..
Angelo mio Custode, aiutami in questa
ora!... -
È assai meritorio il dire: Signore, sia
fatta la tua volontà! -
La preghiera di chi agonizza suole essere
efficace, sia perché fatta con molta fede e
disinteresse, sia perché nell'ultima ora la
Misericordia Divina apre le braccia per
liberare le anime dall'inferno.
4) Un timore che assale le anime pie sul

letto di morte è il pensiero del Purgatorio. 

Volendo, questo timore può allontanarsi,
perché un solo atto di perfetto amore a Dio
potrebbe annullare tutto il Purgatorio di
un'anima. Il buon ladrone, morente fece un
atto di puro amore di Dio, dicendo a Gesù:
quando sarai nel tuo regno, ricordati di
me! - Avrebbe forse meritato l'inferno; se
non l'inferno, almeno avrebbe dovuto at-
tenderlo un lungo Purgatorio. Ma quel sem-
plice atto di vero amor di Dio annullò ogni
colpa ed ogni pena, tanto che meritò sentirsi
dire da Gesù: Oggi sarai con me in
Paradiso! -
I moribondi facciano atti d'amor di Dio;
li facciano con più perfezione che sia possi-
bile; in tal modo potrebbero annullare o
ridurre al minimo il loro Purgatorio.
5) Si tenga dinnanzi qualche immagine
del Crocifisso e dell'Addolorata. Il guarda-
re amorosamente ed in atto di supplica l'ef-
fige di Gesù e della Vergine, è vera preghie-
ra. Quanti moribondi acquistano in tal modo
forza e serenità! 

6) Al moribondo resta poco tempo per
presentarsi al Divin Giudice, che è Gesù
Cristo. Prima di spirare, mentre si è ancora
lungo la via, conviene rendersi amico il
Giudice.
Un'anima amante di Gesù diceva: Vorrò
morire dopo aver dato l'ultimo bacio alle
Piaghe di Gesù, l'ultimo sguardo alla sua
immagine e dopo aver detto: Gesù, ti amo! ...
Per te, Gesù, l'ultimo palpito del mio
cuore! -
Com'è dolce il morire tra le braccia di
Gesù! Dalla terra si passa al Cielo.

 

COLLOQUIO

Tutto nel mondo è vanità; la vita presen-

 te è un intreccio di spine e di rimorsi; vale

solo il riposarsi e l'elevarsi a Dio.
Tutto sulla terra è miseria che declina;
ciò che passa è nulla. Non è qui che deve
riposare il tuo cuore; la tua mente deve
pensare ad un giorno che non vedrà sera, ad
un sereno che non vedrà nube. Non è forse
questo un pensiero potente e magnifico,
atto ad elevare l'uomo, a migliorarlo ed a
cambiarlo?
Quanto è invidiabile il riposo d'una tomba,
se su quella sono scolpite le parole evange-
liche: « lo sono la risurrezione e la vita. Chi
crede in me, non morrà in eterno!»
Abbiamo peccato; dobbiamo accettare
la distruzione del nostro corpo composto 

come un omaggio che dobbiamo rendere
alla Maestà Divina offesa.
Ogni qualvolta il nostro cuore sarà come
ferito da molte spine, per gli sforzi che
dovrà sostenere, per l'attaccamento alla vita
presente e per la lotta contro i nemici della
nostra anima, dobbiamo ravvivare la fede
ed abbracciare la penitenza, poiché la peni-
tenza è un poten te coefficente della vi ta mo-
rale ed è strumento di espiazione e di meri-
to. Inoltre la penitenza è gioia intima, inef-
fabile, che fa traboccare nel cuore la speran-
za della gloria e del premio, che il Signore
tiene preparato per coloro che muoiono nel
suo bacio.
Alla sera di quel giorno, che tramonta
per non svegliarci più mai sulla terra dei
mortali, quando gli spasimi della morte ci
abbatteranno, forse per un giorno o due
giorni di lenta agonia, allora noi volgeremo
gli occhi lacrimosi al Cielo per implorare
pietà e diremo ancora, benché l'animo ri-
fugga: Grazie, o Signore!

 E quel giorno varrà un eterna esultanza,

perché abbiamo compreso, che accettando
la morte dalle mani di Dio, chinando la
nostra testa nella polvere del sepolcro, of-
frendo la propria vita al Signore, questa vita
non ci sarà tolta, ma sarà cambiata! 

I cattivi hanno
interesse di non pensare alla morte.
I buoni invece devono pensare alla morte
e devono saperci pensare!

Di per sè il pensiero di lasciare il corpo,
che andrà a marcire, di lasciare i propri
cari e di spezzare tutti i legami terreni,
produce un senso di paura e di sgomento.
È naturale, perché la morte è conseguenza
e castigo del peccato. La morte però deve
guardarsi alla luce della fede.. come la
guardavano i Santi e come la guardano
tanti amanti di Gesù.
Un pittore aveva dipinto un affresco in
una camera..figurando la morte, le aveva
messa in mano una falce. Il padrone, che
era San Carlo Borromeo, disse al pittore:
Non va quella falce! Bisogna mettere in
mano alla morte una chiave d'oro, perché
con questa si apre la porta dell'eternità e si
entra nel Paradiso.

 

MORTE DEI PECCATORI

I peccatori di scacciano il pensiero della
morte per vivere in pace; ma non hanno la
vera pace. Quando si troveranno nelle an-
guste della morte, inutilmente cercheranno
la pace. Allora non potranno sfuggire al
tormento della loro mala coscienza.
La certezza che stanno per morire, il
pensiero di dover lasciare il mondo, i ri-
morsi della coscienza, il tempo perduto, il 

pensiero del divino giudizio, tutto ciò su-
scita in loro una grande tempesta che con-
fonde la mente. Se non pensano a rifugiarsi
nella Misericordia di Dio, come fece il
buon ladrone nell'ultima ora, passeranno
all'altra vita nella disperazione.

L'anima peccatrice al tempo della morte
è presa d'assalto dai demoni, che mettono
tutta la loro forza per farla dannare.

Essi sanno che resta loro poco tempo
per perderla eternamente e perciò mettono
in atto le insidie: Non ti preoccupare, per-
ché forse guarirai! Non allarmarti dell'al di
là, perché non esiste né l'inferno né il Pa-
radiso! Non è il caso di pensarci...

Il cuore dei cattivi, indurito nel male,
sarà oppresso nell'ora della morte.

I gaudenti del mondo vivono nella
dimenticanza di Dio; voltano le spalle al
Creatore per pensare solo alle creature; le
loro divinità sono i piaceri del corpo, il
denaro e la vanità. Quando saranno nell'an-
goscia della morte, il Signore dirà: Mi 

hanno rivolto il dorso e non la faccia: nel
momento della loro angoscia diranno: Sorgi
e vieni a liberarci! Risponderò: Dove sono
le divinità che vi siete fatte'? Sorgano esse
a liberarvi! (Geremia, 11-27).
Se non c'è un miracolo della Divina
Misericordia, frutto di preghiera e di sacri-
ficio da parte di anime buone, coloro che
fanno mala vita, faranno anche mal a
morte.
Dio minaccia ai peccatori la triste fine.
Si legge nella Sacra Scrittura: Nella vostra
morte io riderò e farò beffe di voi. (Prov.,I-
26). Commenta S. Gregorio Magno: Il
ridere di Dio è il negare la Misericordia.
I giudizi del Signore sono bilance. (Prov.,
XV -l l ). Il peccatore non tiene conto delle
grazie che gli fa il Signore; ma ne tiene ben
conto il Signore e le misura; e quando le
vede disprezzate sino ad un certo limite,
allora lascia il peccatore nel suo peccato e
così lo fa morire. (S. Alfonso).
Dice lo Spirito Santo: Allorché la morte 

piomberà come tempesta sui cattivi ... allo-
ra m'invocheranno, ma io non li esaudirò .
inghiottiranno quindi i frutti della loro vita
(Prov., 1-27).
Tanti che vivono in peccato facilmente
s'illudono. Dice S. Paolo: Non v'illudete!
Con Dio non si scherza, imperocché l'uo-
mo raccoglierà ciò che avrà seminato. Chi
semina nella carne, mieterà nella corruzio-
ne della carne (Galati, VI-7).
Sarebbe uno scherzare Dio, dice San-
t'Alfonso, il vivere disprezzando la sua
legge e poi pretendere il premio nell'altra
vita. A chi semina piaceri di carne, vietati
da Dio, altro non tocca che corruzione,
miseria e morte eterna. 

 

MORTE DEI GIUSTI

Preziosa nel cospetto del Signore è la
morte dei suoi giusti! (Salmo, 115-15).
La morte, secondo la fede, consola e si
fa desiderare quale cosa amabile.
È detto nel libro della Sapienza: Le
anime dei giusti sono nelle mani di Dio e
non saranno toccate dalle angosce della
morte (Sap., III-1).  
Chi muore amando Dio, non s'inquieta
dei dolori che porta con sè la morte, ma
piuttosto si compiace di essi, pensando che
già finisce la vita e che non gli resta più il
tempo di patire per il Signore e di offrirgli
altri segni del suo amore; con affetto e
pace gli offre quegli ultimi resti della vita
e si consola di unire il sacrificio della sua
vita al sacrificio che Gesù Cristo offri per
lui sulla Croce. E così muore felicemente.
Quale pace apporta il morire nelle brac-
cia di Gesù, che ci ha amato sino alla morte
ed ha voluto fare Lui una morte amara per
ottenere a noi una morte dolce e con-
solante!
La morte, dice San Bernardo, è la porta
della vita; deve passare necessariamente
per essa chi vuole entrare in Cielo a vedere
Dio.
Ecco la porta del Signore! I giusti entre-
ranno per essa (Salmo, 117-20). San Giro-
lamo dice: Morte, sorella mia, se tu non mi
apri la porta, io non posso andare a godere
il-mio Signore! -
San Brunone afferma: La morte dei
giusti non deve chiamarsi morte, ma vita. -
La Chiesa chiama giorno di nascita il
giorno della morte dei Santi.
Sant'Agostino pregava così: O Signore,
che io muoia, per godere della tua vita! -
Il Profeta Osea parlando del Redentore
disse: O morte, io sarò la tua morte! (Osea,
XIII-14) volendo significare che Gesù Cristo
morendo per noi avrebbe fatto sì che la
nostra morte divenisse vita.

 


L'ULTIMO ISTANTE

La sera si va a riposo. Chi sta bene,
specie se il corpo è stanco, dopo alcuni
istanti si assopisce e più non parla, non
sente e non è responsabile dei suoi atti.
In un attimo egli passa dalla veglia al
sonno, senza accorgersi dell'istante del
passaggio.
Così la morte! Chi sta per morire, in un
dato momento si assopisce, perdendo la 

conoscenza. Si dice che è entrato nello sta-
to comatoso. Tale stato può essere più o
meno lungo.
Emesso l'ultimo respiro, l'anima si stac-
ca dal corpo e senza intervallo alcuno si
trova nell'eternità.
Dentro una grande palla, ricoperta di
plastica oscura, è rinchiusa una forte lam-
pada elettrica. La luce c'è, ma non si vede.
Aperta la palla ed estratta la lampada,
appare la luce nel suo fulgore.
I paragoni calzano in qualche modo.
L'anima, finché è rinchiusa, per così dire,
nelle leggi naturali del corpo, non può
mostrare la sua luminosa bellezza, ma,
uscita dal corpo, appare a se stessa, a Dio
ed ai suoi Beati nel soprannaturale suo
splendore.
A che cosa paragonare il passaggio
dell'anima dal tempo all'eternità? Al pas-
saggio dal crudo inverno alla dolce prima-
vera, dal buio della notte alla luce del sole.
Appena spirata, l'anima non s'interessa 

più del suo corpo, che considera solo
quale ex-strumento dei suoi atti intellet-
tivi e volitivi.
"Il corpo, senza l'anima, resta inerte ed
impassibile, presto comincia a deformarsi,
finché non sia giunto alla completa disso-
luzione.
Il corpo umano, senza l'anima, si chia-
ma spoglia mortale o cadavere e desta
orrore ai viventi.
L'ultimo respiro sarà emesso da me che
scrivo e da te, che leggi. Tutti e due passe-
remo per la stessa via. Quando? ... Dove? ...
Come? ... Dio solo lo sà!


MOTIVI DI GIOIA

Si è soliti guardare nella morte i lati
negativi; si guardino più che tutto quelli
positivi.
Con la morte cessano i dolori, le malat- 

tie ed i pianti. Queste cose accompagnano
soltanto nel pellegrinaggio della vita.
Non si è più soggetti alla tentazione e
quindi finisce il pericolo di offendere Dio.
Si va a ricevere il premio del ben fatto.
Altro che laurea, vincita alla Sisal, meda-
glia d'oro al merito!. ..
È il Creatore, l'Onnipotente, che nella
sua infinita munificenza ripaga ad usura
anche il minimo atto buono compiuto in
vita. La ricompensa è assai grande, perché
è proporzionata alla grandezza di un Dio
Rimuneratore.
L'anima non rimpiange la sua dipartita
dal mondo, anzi si meraviglia di non aver
bramato sulla terra l'istante della morte.
Ancorché l'anima non abbia ad entrare
subito in Paradiso per purificarsi nel Pur-
gatorio, dal luogo di purificazione pregu-
sta già la felicità, pensando che ormai è
sicura di entrare in Cielo.
Quel Dio, nel quale l'anima ha creduto
per fede, che ha conosciuto indirettamente 

mirando il Creato e che ha cercato di
servire con fedeltà, quel Dio si manifesta
all'anima tale quale è, faccia a faccia.

La fortunata anima contempla il Crea-
tore della luce, Luce Eterna Increata, il
Datore di ogni bellezza, la Fonte dell'amo-
re e della felicità. Ne adora le Divine
Perfezioni infinite, specialmente la Miseri- 
cordia, la quale si è degnata ammetterla nel
numero degli eletti.
Contempla Dio ed in Lui le sue creatu-
re. Mira il capolavoro della Divinità, Maria
Vergine, ammantata di gloria, le stermina-
te schiere Angeliche nella loro smagliante
bellezza e varietà, gl'innumerevoli Beati...
tutti osannanti al Dio tre volte Santo.
L'anima riconosce in Cielo coloro che
l'hanno preceduta con la morte. In Cielo i
legami del sangue e dell'amicizia vengono
perfezionati e rafforzati dallo stato di
gloria.
Estasiata dal possesso di tanti beni,
inabbissata nell'oceano della Divinità, l'a-
nima dice a se stessa: Questo Cielo è mio!... E’ mio per sempre!...
I gaudi eterni, ora appena accennati,
come li immaginiamo sono ben piccola
cosa perché l'uomo, come dice San Paolo,
è incapace di esprimere la felicità celeste.
Il grande Apostolo delle Genti, ammesso
ancora vivo a contemplare la gloria del
Paradiso, interrogato a dire ciò che avesse
visto, rispose:
- Son cose che l'occhio mai vide, l'o-
recchio mai udì, cose che mai entrarono
nel cuore dell'uomo, quelle che Dio ha
preparato per coloro che lo amano!
(I Corinti, 11-9).

 

IL CORPO

Il pensiero dei destini del corpo deve
riempire di gaudio. Non ci si fermi alla
bara ed al cimitero! Si richiamino alla
mente le parole di Gesù Cristo:
«lo sono la risurrezione e la vita. Chi
crede in me, ancorchè morto, vivrà. E 

chiunque vive e crede in me, non morrà in 
eterno» (S. Giovanni XI-25 ... ).
«La volontà del Padre che mi ha man-
dato è questa: che io non perda nemmeno
uno di quelli che mi ha dato, ma che io li
risusciti nell'ultimo giorno» (S. Giovanni
VI-39).
I corpi nei cimiteri dormono il sonno
della pace, in attesa del gran giorno, del
giorno del Figlio di Dio.
Al Giudizio Universale risorgeranno a
novella vita e si riuniranno all'anima: i
corpi dei buoni per essere glorificati e
quelli dei cattivi per essere sepolti nell'in-
ferno .
Infatti nel Vangelo è detto:
«Viene l'ora in cui tutti nei sepolcri
udranno la voce del Figlio di Dio; e ne
usciranno; quanti fecero il bene, alla risur-
rezione della vita, quanti poi fecero il
male, alla risurrezione della condanna»
(S. Giovanni, V-28).
«Il Figlio dell'uomo manderà i suoi

 Angeli, che a gran voce di tromba radune-

ranno i suoi eletti dai quattro venti, da
un'estremità all'altra dei cieli» (S. Matteo
XXIV-31).

Il corpo dei buoni, appena risorto, en-
trerà nello stato di glorificazione assieme
all'anima, perché fu strumento di bene
sulla terra; diverrà simile al corpo di
Gesù risorto.

Il corpo glorificato acquisterà nuove
qualità; sarà impassibile, cioè non potrà
soffrire e non morrà più; sarà risplendente,
perché partecipe della luce di gloria, di cui
sarà arricchita l'anima; sarà agile, cioè in
un attimo potrà andare da un luogo all'altro
con la velocità del pensiero; sarà spiritua-
lizzato, cioè non sarà soggetto alle funzio-
ni proprie del corpo umano.

Questa sarà la bella sorte del corpo dei
buoni dopo l'umiliazione del sepolcro."

La risurrezione dei corpi è verità di
fede, rivelata da Dio; si pecca a negarla o
anche solo a metterla in dubbio.

 Nel «Credo» noi ricordiamo quest'arti-

colo di Fede, dicendo: Credo nella risurre-
zione della carne.
Dunque, quelli che cercano di vivere
secondo la legge di Dio, pensando alla morte
non devono restare terrorizzati; più tosto
aprano il cuore alla speranza ed aspettino
con serenità l'ora ultima della vita.
La sorte riservata ai cattivi sarà ben
differente poiché l'anima ed il corpo loro
andranno a finire, come dice Gesù, nel
«luogo dei tormenti». 

LA FEDE

Maria Valtorta

I riferimenti posti in calce ai singoli brani tratti da "L'Evangelo come mi è stato rivelato" si riferiscono ai numeri progressivi dei vari capitoli ed alla numerazione interna ad ogni singolo capitolo (ediz. 2005).
I riferimenti relativi ai brani tratti dai Quaderni si riferiscono alla data in cui il brano è stato scritto.


Uno dei segreti per raggiungere la santità è questo: non distogliere mai la mente da un pensiero che deve reggere tutta la vita: Dio. Il pensiero di Dio deve essere come la nota su cui tutto il canto dell’anima s’intona.
Secondo punto per raggiungere la santità: non perdere mai la fede nel Signore. Qualunque cosa avvenga, credere che avviene per bontà di Dio. Se è cosa penosa, anche cattiva e perciò voluta da forze estranee a Dio, pensare che Dio la permette per bontà. Le anime che sanno vedere Dio ovunque, sanno anche cambiare tutte le cose in moneta eterna. Le cose cattive sono monete fuori corso, ma se le sapete trattare come si deve, esse divengono legali e vi acquistano il Regno eterno. Sta a voi rendere buono ciò che non è buono; fare delle prove, tentazioni, disgrazie – che fanno rovinare del tutto anime già crollanti – tanti puntelli e fondamenta per edificare il tempio che non muore. Il tempio di Dio in voi al presente, il tempio della beatitudine nel futuro, nel mio Regno. 22.6.43


Credere è segno di purezza oltre che di fede. Credere è intelligenza oltre che fede. Chi crede in purezza e intelligenza distingue la mia voce e la raccoglie.
Gli altri sofisticano, discutono, criticano, negano. Perché? Perché vivono nella pesantezza e non nello spirito. Sono ancorati alle cose che hanno trovato e non pensano che siano cose venute da uomini, i quali non sempre hanno visto giusto e se anche hanno visto giusto e scritto giusto, hanno scritto per il loro tempo e sono stati male capiti dai futuri. Non pensano che Io possa avere altro da dire, atto ai bisogni dei tempi e che sono padrone di dirlo come e a chi mi piace, poiché Io sono il Dio e il Verbo eterno che mai non c essa di essere Parola del Padre. 18.7.43


La speranza vive dove vive la fede. La disperazione che conduce alla morte tante anime oggi ha per presupposto la mancanza di una vera fede. Infatti, chi ha fede vera, chiede con tale insistenza che ottiene. Quando vedete che una preghiera resta non ascoltata, pensate pure che è viziata nella richiesta o viziata nella fede. ( … ) Il mondo non ha più fede e perciò non ha più speranza. Il mondo non crede che Dio è Padre onnipotente. Il mondo non crede che Dio è Padre amoroso. Se sapesse il mondo com’è doloroso per Me non potervi aiutare sempre e non potere sempre farvi felici!  22.7.43


Vivere senza credere è impossibile. Chi non crede in Dio, nel Dio vero, crederà per forza ad altri dei. Chi non crede in nessun dio, crederà agli idoli, crederà alla carne, crederà al denaro, avrà fede nella forza delle armi. Ma insomma senza credere a nulla non si può stare. Peggio del buio che avvolge il cieco, è il buio dell’anima che non ha fede in nessuna cosa umana o sovrumana. Non gli resta che uccidere anima e corpo nella morte violenta. 1.8.43


Poche sono le cose che Io condanno severamente come questa del razionalismo che svergina, sconsacra e uccide la Fede, dico Fede con la maiuscola per dire Fede vera, assoluta, regale. Io lo condanno come mio sicario. E’ desso che uccide Me nei cuori e che ha preparato e prepara tempi ben tristi alla Chiesa e al mondo. 2.8.43


•La bellezza, la potenza, la forza della Fede sono tali che la pienezza della stessa la potrete capire solo in Cielo. Quaggiù ne avete solo un pallido riflesso, anche nelle anime più pervase di Fede ma questo riflesso è già tanto vasto che basta a dare orientamento a tutta la vita e a condurla dritta a Me.
Parlo della Fede, della Fede vera, della mia Fede. Non vi è che un Dio, non vi è che un Cristo, non vi è che una Fede.
Questa Fede vera che è nata con l’uomo, abitante della Terra, unico fiore nel deserto e nell’esilio del primo uomo e dei suoi nati che si è perfezionata nei secoli attingendo la pienezza con la mia venuta, sigillo che non mentisce e che non si può smentire, alla fede dei patriarchi e dei profeti, questa Fede di cui è custode la Chiesa, depositaria dei tesori del Verbo, non è mutabile, perché del suo Creatore condivide gli attributi d’immutabilità e di perfezione.
Guarda bene. Che assicurava la Fede ai padri antichi? La mia venuta, atto di una carità così eccelsa che basta esso solo a rendere sicuri di un Dio, Padre del genere umano. Assicurava la vita eterna riservata a tutti coloro che sono morti nel Signore e annunciava eterna punizione ai trasgressori della Legge del Signore. Assicurava la nostra Una e Trina Entità. Assicurava l’esistenza dello Spirito Santo da cui viene ogni soprannaturale lume spirituale.
Che assicura la Fede dei cristiani, da 20 secoli a questa parte? Le stesse cose. Ho forse modificato Io la Fede? No, anzi l’ho confermata e le ho costruito intorno la roccaforte della mia Chiesa Cattolica, apostolica, romana, nella quale è la Verità da Me stesso deposta.
Fino all’ultimo giorno e all’ultimo uomo la Fede è e resta “quella”, non ve ne può essere un’altra. Che se voi mi dite che il mondo si evolve, Io vi rispondo che tale evoluzione non è d’ostacolo alla Fede, ma anzi deve sempre più rendere facile il credere.
Credere non vuol dire essere dei creduloni. Credere è accettare e comprendere secondo il lume dell’intelligenza quanto vi viene detto da coloro che non hanno mentito mai: dai Santi di Dio, partendo dai patriarchi; credere è capire alla luce della Grazia, che Io vi ho portata piena e sovrabbondante, quanto ancora resta oscuro all’intelligenza. Credere è soprattutto amare. La credulità è sciocca. Il credere è santo perché è avere lo spirito ubbidiente ai misteri del Signore.
Beati coloro che non mutano la loro fede. Beati quelli che restano fedeli al Signore. Luce su luce è la Fede in un essere. Le cose, tutte le cose: soprannaturali o naturali che siano, si svelano in un lume di verità, ignorato dagli increduli e l’anima sale ad altezze di amore, di venerazione, di pace, di sicurezza.
No, che non si può descrivere con parola umana ciò che è la Fede in un cuore e non si può neppure capire, da parte di coloro che credono, quale abisso di terrore, di tenebra, di annientamento, sia un cuore privo di Fede. 26.8.43


•Credete in Me, amici miei e chiedetemi la grazia di sempre più credere. La luce della Fede e quella della Carità vi permetteranno di vedere sempre più chiaramente il vostro Dio, il vostro Gesù, fin da questa vita. 28.8.43


•Colui che ama Uno solo della Triade Santa e non ama gli Altri Due, questi non è un vero federe e manca verso la Carità e la Fede. Mancando verso la Fede, manca anche verso la Verità, perché mette in dubbio la Verità che Io sono venuto a portarvi e si rifiuta di conoscerla mettendo un impedimento alla sua intelligenza. 27.9.43


Di Fede ce n’è una sola che sia vera. La mia; così come Io ve l’ho data, gemma divina la cui luce è vita. In essa fede non basta rimanere di nome così come rimane un pezzo di marmo messo per caso in una stanza. Ma occorre fondersi ad essa e fare di essa parte di voi. ( … ) Non deve essere una cosa appoggiata in date ore su voi, così come un velo per apparire più belli e sedurre i fratelli, ma deve essere parte intrinseca di voi, inseparabile da voi, vitale in voi. La fede non è soltanto speranza di cose credute, la fede è realtà di vita. Vita che comincia qui, in questa chimera della vita umana e che si compie nell’al di là, in quel vivere eterno che vi attende. 17.1.44


•Le virtù teologali sono morenti là dove già non sono morte e quelle cardinali neppure le ricordate. Non avendo la carità, è logico non possiate amare Dio sino all’eroismo. Non amandolo, non sperate in Lui, non avete in Lui fede. Non avendo fede, speranza, carità, non siete forti, prudenti, giusti. Non essendo forti, non siete temperanti, amate la carne più dell’anima e tremate per la vostra carne. 29.2.44

Fede, fede, figli miei. E’ questione vitale per voi. O credete e avrete bene, o non credete e sempre più conoscerete il male. ( …)
Più l’ora della riunione con Dio è prossima e più occorre aumentare la fede. 29.3.44


Tutto il Cielo sta proteso su voi che lottate col mio Nome nel cuore e per il mio Nome e vi aiuta. Non uscite fuor dalla triplice barriera delle teologali virtù, dalle quadruplici virtù cardinali. La fede, la speranza e la carità. La giustizia, la temperanza, la fortezza e la prudenza, ecco le vostre difese. Contro di esse si spezzano le unghie di Satana ed esso perde il rigore senza nuocervi. 11.5.44


Quando si vive di fede, si muore con uno splendore di fede in cuore e sul labbro. Quando si vive di purezza, si converte senza molte parole. L’odore delle virtù fa volgere il mondo. Non tutto si converte, ma lo fanno i migliori fra esso. E ciò basta.
Quando saranno cognite le azioni degli uomini, si vedrà che più delle altisonanti prediche sono valse a santificare le virtù dei santi sparsi sulla terra. Dei santi: gli amorosi di Dio. 22.7.44


Io premio la vera fede e ricordatevi di una grande verità: ogni atto di fede è frutto dell’amore. L’amore è per se stesso l’indulgenza totale che annulla la moltitudine dei peccati. 4.8.44


La fede per essere vera, deve essere coraggiosa. Eroicamente coraggiosa contro tutte le cose che sono create a deriderla, ad osteggiarla, ad abbatterla. Il mondo, la carne, oltre
Satana, costituiscono i nemici della fede contro i quali occorre essere eroicamente coraggiosi.
La bontà di Dio è tale che concede la gloria del martirio non solo ai martiri veri e propri, periti nel loro sangue per la Fede, ma anche a quelli che contro tutto e tutti, sanno rimanere fedeli, integralmente fedeli al Signore.
Quanti combattimenti sono mossi alla Fede! Quante astute manovre usa Satana per sminuirla, per coprirla di ridicolo, per mostrarla impossibile a seguirsi! Ma ecco dove si vede la giustizia delle tre virtù teologali. La Fede sorretta dalla Speranza e soprattutto dalla Carità, non crolla per nessuna ragione e vince. La fede è conoscenza che viene dall’amore. Più forte è l’amore, più forte è la fede, perché l’amore fa conoscere Dio.
Az. 16.6.46


Abbiate fede nella giustizia di Dio e nelle sue promesse, così come la ebbe il patriarca Abramo. La fede nelle promesse di Dio è un incentivo a vita perfetta più ancora della Legge, tanto che molto prima che la Legge fosse data agli uomini, Dio dette ad Abramo e alla progenie di popoli che sarebbe venuta da lui, la promessa, perché in essa i popoli trovassero il motivo di camminare alla presenza di Dio per meritare il compimento della promessa. Az. 8.9.46


Fede, fede, fede. Chi crede alla vita futura da godere uniti a Dio, chi crede alle verità insegnate, non si perde. I dardi infuocati, dice Paolo – io dico i dardi avvelenati del Maligno – vengono resi freddi e innocui dal candido fiume della Fede. Fede, Fortezza e Sapienza e avrete lo spirito vittorioso sulle seduzioni e assalti di tutto ciò che è odio a Dio. Az. 3.11.46


“Il giusto vive di fede”
“Ai tuoi tabernacoli, o popolo cristiano. Alla tua fede! Al tuo Signore Gesù Cristo! Alla Vincitrice che vince Satana! Sorgi! Riaccendi il lume e il fuoco della fede e della carità, svesti le vesti troppo carnali che ti fanno ottuso e pigro e rivestiti di giustizia”.
Difendete voi stessi, le vostre famiglie, la vostra quiete, il vostro benessere, difendendo l’Idea divina, la Chiesa, la Fede. Satana e i suoi servi cercano colpire l’Idea divina, la Chiesa, la Fede. Satana e i suoi servi cercano colpire l’Idea: la Chiesa, la Fede, ossia il cuore, il sangue, il respiro che mantiene viva la stessa vita vostra. Dolorosa, sì; faticosa, sì ma se trionfasse Satana in un mondo senza più Dio, tre volte guai a voi. Rm. 4.1.48


Il Verbo di Dio disse un giorno: “Se avrete tanta fede quanto un granello di senape, potrete dire a quel monte, o a questa pianta: “strappati di là e piantati in mare” e l’otterreste”.
Ma è questo granello di fede che vi occorre per strappare da voi i fomiti e le tentazioni, per comandare a questi tentacoli che vi abbrancano e vi torturano e talora vi conducono a morte spirituale, di “gettarsi in mare” lasciandovi liberi; ma è questo granello di fede che vi farà forti come eroi e vi sarà giustificazione e perdono anche delle opere imperfette o delle cadute.
Uno che ha fede non può perire. Chi ha fede ha in sé il mezzo che gli impedisce di offendere irreparabilmente il Padre. Chi ha fede crede in Gesù Figlio del Padre, in Gesù Salvatore e Redentore e di lui è detto che chi crede il Lui e in chi l’ha mandato, avrà la vita eterna. Chi ha fede crede nella Terza Persona, nell’Amore dell’Amore di Dio, nel perfettissimo Amore che è Dio Uno e Trino e chi crede nell’Amore, ama, e chi crede e ama ha Dio in sé e chi ha Dio non può conoscere la morte eterna. Per questo, chi ha fede ha il Regno di Dio, in Sé, nella giornata terrena, il regno di Dio nel suo interno. Dio Re, Dio Amico, Dio Maestro, Luce, Via, Verità, Vita. Nell’altra vita, possesso e conoscenza beatifica senza fine. Rm. 1.2.48


La fede illumina la scienza e l’aiuta a comprendere. E’ come il latte materno che fa dell’infante un essere sempre più formato. Ma come non potrebbe un neonato sostenere e nutrire la madre e neppure un adulto, così non può la scienza nutrire e aiutare la fede. Perché fede è religione; e la religione permette alla creatura, intelligente ma limitata, di comprendere il sopraintelligibile e l’infinito. Se la scienza è sufficiente per conoscere le nozioni finite, sapienza – ossia fede e amore – sono indispensabili per conoscere le verità eccelse. Nel credere è luce. Nell’analizzare per comprendere, disputare e accettare il mistero, perché investigato come un medico o un avvocato investiga su una malattia fisica o su una lesione morale, è creare tenebre e gelo.
La fede non è contraria alla scienza, anzi la scienza umana dalla religione trova aiuto a spiegarsi e a raggiungere le scoperte e le leggi del Creato. Ma mentre una scienza umana senza aiuto della religione deve necessariamente cadere nell’errore, la religione, anche senza aiuto delle scienza, conduce alla Verità e alla conoscenza delle verità essenziali. Quando poi non le leggi naturali e i fatti naturali sono le cose investigate unicamente con scienza umana, ma si vogliono investigare i misteri soprannaturali – Dio, che all’uomo è sempre mistero – allora più che all’errore si giunge alla negazione Rm. 16.5.48


Tutto è verità nella Religione. Solo che da millenni e millenni alcune verità sono date e dette con figure e simboli.
La favoletta del pomo, così com’è detta, non persuade, non è accettata, non dà aumenti di fede, ma anzi indebolisce la fede sulla verità della Colpa d’Origine e perciò sulla verità della mia venuta per redimere la Colpa d’Origine e perciò sulla mia predicazione perché ero Maestro tra le folle e perciò sull’istituzione della divina Chiesa e perciò sulla verità dei Sacramenti e potrei durare per molto ad elencare quanto fa crollare il non accettare la quarta verità di fede, cioè, la colpa d’Adamo.
La prima verità è l’esistenza di Dio.
La seconda, la ribellione di Lucifero e perciò la libera trasformazione dell’Arcangelo in Demonio, in Satan e perciò dello spirito del Male e delle Tenebre, opposto allo spirito del Bene e della Luce.
La terza, la Creazione.
La quarta, la colpa di Adamo, ante veduta nella sua divina conseguenza da Lucifero che divenne Satan per non adorare Me, Gesù Cristo, Figlio di Dio, Redentore dell’Uomo, suo avversario e vincitore. 4.11.47


Il miracolo presuppone la fede. Dio dà il segno, si manifesta. E’ una continua epifania per richiamare gli spiriti alla fede, speranza, carità a Dio; ma poi vi lascia liberi di credere o non credere. 6.1.48


Senza la speranza non può esservi Fede e senza speranza muore la Carità. Fede presuppone speranza sicura: Come credere di giungere a Dio se non si spera nella sua bontà? Come sorreggersi nella vita se non si spera in un’eternità?  Come poter persistere nella giustizia se non ci anima la speranza che ogni nostra buona azione è da Dio vista e per darci di essa premio? Ugualmente come fare vivere la Carità se non c’è speranza in noi? (...) L’uomo spera per credere, crede per amare. 256.6


La fede è data da Dio a chi ha l’animo di buona volontà. Perciò nessuno può venire a Me, se non lo conduce a Me il Padre mio, vedendolo nelle tenebre ma rettamente desideroso di luce.  354.12


Chi possiede la Fede, possiede la via della Vita. Chi sa credere non erra. Vede, riconosce, serve il Signore, ed ha salvezza eterna. Per lui è vitale il Decalogo, e ogni ordine di esso è una gemma di cui si orna la sua futura corona. 390.7


Di tutto si preoccupano i novanta centesimi dei cattolici, di tutto, meno che della vita nella  e per la mia Fede e allora Io intervengo. Intervengo con l’insegnamento diretto che si sostituisce, con le sue luci e le sue fiamme, a tanti pulpiti troppo gelidi e troppo bui.
Dove è fede in ME, (Dio) è presente la provvidenza. 441.10


La fede deve essere tale anche senza sostegno di fatti. (…)
Più grande è la scienza e più bassa è la fede, perché i dotti si credono esenti dalla fede semplice e schietta che crede per forza d’amore e non per ausilio di scienza. 447.3


Quando si vedranno farsi molto scarsi i miracoli veri si dica allora che la fede e la giustizia sono languenti. Perché ho detto: “Se avrete fede, potrete smuovere le montagne”. Perché ho detto: “I segni che accompagneranno quelli che hanno vera fede in Me saranno la vittoria sui demoni e sulle malattie, sugli elementi e le insidie”.
Dio è con chi lo ama. Segno di come i miei fedeli saranno in Me, sarà il numero e la forza dei prodigi che faranno in nome mio e per glorificare Iddio. Ad un mondo senza miracoli veri si potrà senza far calunnia dire: “Hai perduto fede e giustizia. Sei un mondo senza santi”. 634.


Dai Quadernetti


Tutta la rivelazione è Fede. Senza la Fede non potreste accettare la Rivelazione. Il Vangelo è Fede perfetta essendo rivelazione diretta delle divine Verità e dei mezzi per conseguire il Regno dei Cieli, ossia ciò che conforta la Speranza, virtù per la quale i credenti aspettano sicuri la vita eterna, conseguita per la Carità, quella carità verso Dio e verso il prossimo che è contenuta nel Codice del Figlio mio.
Non ci sono intelligenza e salute se non si riveste l’anima di Fede, Speranza e Carità per capire la Parola, non c’è vita e pace senza Fede, Speranza, Carità per vivere veramente la Parola e conseguire la Vita e Pace eterna.
La Rivelazione senza la Fede diviene accumulo di parole vane e incomprensibili e forma oggetto di scherno verso l’Altissimo, deriso nelle sue Verità, per chi è senza Fede e oggetto di rovina singola e collettiva, terrena e ultraterrena. Quad.tti 47.4

PREGHIERA

Ascenda a Dio la mia preghiera come
incenso e l'elevazione delle mie mani sia un
sacrificio di lode!
O Gesù, agonizzante sulla Croce, sii la
mia forza nell'ora della morte! O gesù,
voglio fin da ora impiegare tutte le mie
forze nel sottomettermi a tutte le circostan-
ze ed ai dolori della mia morte.
Fin da ora voglio accettare di buon cuore
la morte nel luogo, nell'ora e nella maniera
non più mortale e corruttibile, ma immorta-
le e gloriosa. Amen!

 

PER ASSICURARCI UNA BUONA MORTE

Domandiamo di unire il supremo istante
di nostra vita all'immolazione perfetta di
Gesù al Padre Celeste, nelle Sante Messe
che si celebreranno in quell'ora sui vari
punti della terra, fiduciosi che Gesù vorrà
supplire a ciò che a noi mancherà nel com-
parirgli dinanzi: Padre Santo, vi offro il
sacrificio della mia vita in olocausto, a vo-
stra maggiore gloria. Unisco il mio ultimo
respiro e l'ultimo battito del mio cuore al-
l'immolazione del vostro Divin Figlio su
tutti gli altari, dove si offrirà vittima al
momento della mia morte, per adorarvi, per
ringraziarvi di tutte le grazie che vi siete
degnato di accordarmi nel corso della vita,
per espiare i miei peccati e la pena ad essi
dovuta, affinché non sia ritardata l'unione
eterna con Voi e per implorare la salvezza
di tutte le anime.