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Le esperienze esistenziali negative dell 'uomo di ogni
tempo hanno prodotto sempre in lui sconvolgimenti interio-
ri. Tutto è contemporaneamente causa ed effetto di delusioni
e frustrazioni di ogni genere, che gli fanno sperimentare una
forte mancanza di significato della vita e lo precipitano nel
vuoto esistenziale. L'uomo non è l'animale portato avanti da
impulsi e istinti, che non si pone interrogativi sul proprio
esistere e agire; l'uomo è un essere cosciente di sé, che non
percorre una strada segnata da semaforo con luci rosse o
verdi, ma ad ogni passo deve scegliere il sentiero e portare
le conseguenze delle proprie scelte. E' una realtà precaria
quella che sperimenta soprattutto l'uomo d'oggi, che ha
respinto valori e tradizioni del passato, e ogni conformismo,
per finire in un conformismo nuovo: il rifiuto di tanti valori,
a cominciare da quelli religiosi. Si sente e vuole essere
libero, ma nel contempo è agitato da complessi e conflitti, né
riesce a far tacere la coscienza. Perplessità e buio sempre più
fitto lo portano spesso ai limiti della disperazione.
Mai forse come oggi l'uomo ha fatto l'esperienza di
questa realtà chiamata vuoto esistenziale, fenomeno profon-
damente umano. L'uomo di questo nostro tempo, sotto molti
aspetti, è cresciuto in confronto dei suoi avi e fa esperienze
esaltanti a loro sconosciute. E' un uomo più maturo, più
colto, più cosciente di sé, che rifiuta la passività. Tutto
questo può essere costruttivo, ma se non trova una risposta
soddisfacente ai suoi interrogativi esistenziali, la vita diven- 

ta un non senso, un brancolare nel buio, un precipitare nel
nulla. Freud e i suoi seguaci hanno cercato di scrutare la
psiche dell'uomo; si è inventata la psicologia del profondo
per tirar fuori l'uomo da questo vuoto. Ma la caratteristica
frustrazione esistenziale dell 'uomo di questo nostro tempo
è davvero solo o prevalentemente un fatto psichico, o è
qualcosa di più remoto, di più profondo che è nell 'io di ogni
uomo? Se l'uomo fosse solo carne, per usare un termine
biblico, cioè corpo e psiche, oggi l'uomo potrebbe trovare la
medicina per curare certi mali oscuri che porta dentro di sé.
L'uomo invece è spirito, anima, una realtà che rasenta
l'infinito e non trova nelle realtà esistenziali le ragioni del
suo esistere e del suo agire. E' un mistero chiuso in se stesso,
che solo Dio "luce vera" può rivelare.

Bisogna allora avere il coraggio di aggrapparsi alla croce
sulla quale Cristo si è fatto la grande luce, "la luce vera che
illumina ogni uomo" (Gv 1,9). Nella croce è la rivelazione
dei valori che, unici, possono riempire il cuore dell 'uomo,
dargli pienezza interiore e così tirarlo fuori dal buio esisten-
ziale. Fu Gesù stesso a indicare il quotidiano dell 'uomo,
segnato dal lavoro, dall' amore con le sue gioie e delusioni,
e dalla sofferenza, come una croce, una condanna, un suppli-
zio al quale nessuno mai potrà sottrarsi, come non ne
sottrasse se stesso pur essendo in grado di farlo. Prese la sua
croce per dare valore alla croce di ogni uomo e insegnargli
come portarla quale strumento di crescita e di maturazione,
sino alla piena realizzazione di sé. "Se qualcuno vuol venire
dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni
giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la
perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà.
Cosa giova all'uomo guadagnare anche il mondo intero, se
poi perde o rovina se stesso?" (Le 9,23-25). Più volte Gesù
parlò della propria croce, tanto che un giorno «Pietro lo prese

in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma Gesù, guardando i
suoi discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: "Lungi da me,
satana! perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli
uomini"» (Mc 8,22-23).

Cerchiamo di tradurre nel linguaggio della nostra cultura
quello che Gesù intese dire agli ascoltatori che erano abituati
a vedere i condannati alla croce passare per le vie dei paesi
o delle città: denudati, con il patibulum sulle spalle e con le
braccia ad esso legate, curvi sotto il peso di quel legno,
procedevano sferzati ogni tanto con colpi di flagello. Se il
condannato andava avanti senza ribellarsi o tentare di eva-
dere si risparmiava un po' di colpi, ma, se cercava di
sottrarsi, questi si moltiplicavano. Al condannato conveniva
prendere la sua croce e percorrere la strada, seguendo il
centurione romano che precedeva il picchetto dei soldati
incaricati dell'esecuzione: non poteva sfuggire alla croce!
La vita è questa dura fatica, questo pesante cammino verso
la morte alla quale mai nessuno è sfuggito. Gesù non era
venuto a liberare l'uomo dalle pesanti realtà esistenziali, ma
a dare loro valore tramite la croce. Chi si immette nella
sequela di Cristo scopre questi valori. Per questo Pietro, che
da Gesù aveva appreso che anche lui sarebbe finito in croce
(Cfr Gv 21,18-19), scrive agli schiavi: "Cristo patì per voi,
lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme" (1 Pt
2,21). L'uomo di oggi sperimenta quanto sono vere le citate
parole di Gesù: se uno vuol sottrarsi a tutti i costi al peso della
vita finisce nella disperazione.

E' necessario comprendere bene il significato di quel
"rinneghi se stesso" che è la chiave di lettura di quanto Gesù
intendeva dire. Gesù non invita all' autodistruzione, a igno-
rare o rifiutare la propria dignità, ma a evitare il ripiegamento
su se stessi, alla chiusura a quel dono di vita interiore che solo
Dio può dare all 'uomo e che lui era venuto a portare: "lo sono 

venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza"
(Gv 10,10). 

 

 E', sì, un invito a eliminare l'egoismo, a una
morte interiore, ma questo per passare a una vita nuova, alla
vera vita, alla scoperta del proprio io quale immagine e
somiglianza di Dio che solo può rivelare il mistero dell'uo-
mo. Nell'insegnamento di Gesù il peccato è la vera distru-
zione dell 'uomo, un chiudersi alla luce e all'amore di Dio, un
farsi schiavi di se stessi. "In verità, in verità vi dico: chiunque
commette il peccato è schiavo del peccato" (Gv 8,35). Il
peccato di cui parla Gesù non è tanto un atto peccaminoso
che l'uomo nella sua debolezza può sempre commettere, ma
una scelta esistenziale che esclude Dio, la sua luce, il suo
amore. Ora se questo uomo non rinnega se stesso, non muore
al peccato, non avrà mai la forza di abbracciare la croce del
quotidiano, di vedere luci davanti a sé, di vivere la vera vita.
Cristo con la sua morte in croce ha creato l'uomo nuovo,
quello capace di seguirlo portando la propria croce esisten-
ziale con pazienza e amore, perché sa che così costruisce se
stesso. E' la vita nuova che nell'uomo immette il Battesimo
che è mistero di morte e risurrezione in Cristo. " Per mezzo
del battesimo siamo dunque stati sepolti nella morte, perché
come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria
del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita
nuova. Se infatti siamo stati completamente uniti a lui in una
morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezio-
ne. Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato
crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato,
e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto,
è ormai libero dal peccato" (Rm 6,4-7). Paolo non parla della
morte fisica, ma della morte mistica che genera l'uomo
nuovo.
A questo punto siamo in grado di capire come l'unico
mezzo per eliminare in noi il vuoto esistenziale è la conver

sione del cuore, che è apertura totale dell 'uomo a Dio. Tutto
questo richiede una vera morte interiore, una visione sopran-
naturale della vita, 1'accoglimento totale di Dio che, unico,
può dare pienezza al cuore inquieto dell'uomo. Quando
chiesero a G. K. Chesterton quello che aveva sperimentato
al momento del battesimo disse: "Ho visto il mondo rove-
sciarsi, un crollo apocalittico intorno a me; ma quando tutto
si è fermato mi sono accorto che si era messo nella posizione
giusta". Mettere il mondo e se stessi nella posizione giusta,
sentirsi liberi dal peccato, facendo proprio quanto S. Paolo
diceva di sé: "Quanto a me non ci sia altro vanto che nella
croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo del quale il
mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo" (GaI
6,14), è dare significato al proprio vivere, uscendo fuori dal
vuoto esistenziale.
Prendere allora la propria croce esistenziale come seque-
la di Cristo è lo sforzo che l'uomo deve quotidianamente
fare, se non vuole restare schiacciato dal peso della vita. Due
sono le cause prime che producono nell'uomo il vuoto
esistenziale. La prima è il terribile quotidiano, la monotonia,
il ripetitivo che hanno sempre caratterizzato la vita dell 'uo-
mo. L'invito di Gesù a prendere ogni giorno la vita come la
propria croce si riferisce a quell' ordinario più ordinario che
spinge l'uomo a chiudersi in se stesso e lo precipita nel nulla
di un vuoto senza fine.L'umana ragione è una candelina
incapace di diradare la tenebra che è nell 'io dell 'uomo e che
porta a quelle frustrazioni e angosce che sperimenta soprat-
tutto l'uomo di oggi. Non c'è altra scelta: o il vuoto esisten-
ziale o l'apertura a Dio seguendo Cristo, accogliendo la
consolazione che solo lui è in grado di dare: "Venite a me,
voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono
mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.

Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero" (Mt Il,
28-30). Se l'uomo non si apre a Dio l'infelicità lo schiaccia.
"La porta della felicità si apre solo verso l'esterno: chi tenta
di forzarla in senso contrario, finisce col chiuderla ancora
più", scriveva Kierkegaard.
L'altra causa sono i desideri che torturano il cuore del-
l'uomo. Dietro tanta infelicità c'è un turbinare di desideri di
di cose grandi, irraggiungibili, che deludono l'uomo e gli
impediscono di godere le tante piccole cose che la vita offre
ogni giorno e che, se valutate dal punto di vista della croce,
sono buone e gratificanti. Gli stoici avevano capito che
l'infelicità dell 'uomo è frutto dei desideri e allora invitavano
a far morire dento di sé ogni desiderio e vivere passivamente
l'attimo fuggente. Ma la passività non risolve il problema,
come il benessere, il piacere, il divertimento, l'evasione da
se stessi ampliano sempre più il vuoto interiore. Tutti speri-
mentiamo che, come riusciamo a soddisfare un desiderio, si
fa strada la delusione ed emergono prepotenti altri desideri.
Scriveva S. Agostino: "Quale abisso è l'uomo, di cui tu,
Signore, conosci persino il numero dei capelli .. Eppure è più
facile contare i capelli che i sentimenti e i vuoti del cuore".
L'uomo è veramente questo abisso, questo vuoto che
rasenta l'infinito, nel quale desideri contrastanti si rincorro-
no e si scontrano. Per questo Dio è sceso sulla terra in Gesù
Cristo, per donare all'uomo la vita eterna nella quale "avrà
più di quanto sperato", dice Tommaso d'Aquino che prose-
gue: "La ragione è che nessuno in questa vita può appagare
pienamente i suoi desideri, né alcuna cosa creata è in grado
di colmare le aspirazioni dell 'uomo. Solo Dio può saziarlo,
anzi andare molto più in là, fino all'infinito. Per questo le
brame dell'uomo si appagano solo in Dio". Bisogna che
l'uomo faccia crescere in sé solo il desiderio di Dio. "La

nostra vita", dice ancora Agostino, "è una ginnastica del
desiderio" .
Prendere ogni giorno la croce del vuoto esistenziale, del
senso del proprio nulla e della vanità del tutto per mettersi
sulle orme di Cristo, è imboccare la strada della luce, della
pace, della voglia di vivere. E' l'esperienza di tutti i santi,
uomini e donne, di ogni luogo e tempo. A vvicinatisi a Cristo,
saliti sulla sua croce accogliendo quella del quotidiano,
hanno liberato il proprio io dai desideri mondani per immer-
gerlo nell 'unico desiderio a misura dell 'uomo, quello di Dio,
e hanno vissuto una vita gratificante. Non c'è santo che non
abbia amato la' vita pur nel cocente desiderio dell' eterno, che
si sia proclamato infelice, che abbia tentato il suicidio. Nella
croce tutto acquista senso e valore. 

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Papa Francesco

Papa Francesco ti vogliamo bene! W il Papa!

Frasi di Papa Francesco

L’uomo ridotto a una sola esigenza: il consumo. E’ una delle “deformità” della società attuale. L’essere umano è considerato egli stesso come un bene di consumo che si può usare e poi gettare. Abbiamo incominciato una cultura dello scarto…E’ l’adorazione dell’antico vitello d’oro che ha trovato una nuova e spietata immagine nel feticismo del denaro e nella dittatura dell’economia senza volto, né scopo realmente umano… Il denaro deve servire e non governare.
PAPA FRANCESCO – Jorge Mario Bergoglio giovedì 16 maggio)

*

Voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma: Sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo.
PAPA FRANCESCO – Jorge Mario Bergoglio

*

Siamo qui. Vi ringrazio per l’accoglienza… Grazie. Prima di tutto vorrei fare una preghiera per il nostro vescovo emerito Benedetto XVI, preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca… Vi chiedo un favore, pregate il Signore perché mi benedica. La preghiera del popolo perché benedica il suo vescovo.
PAPA FRANCESCO  – Jorge Mario Bergoglio

*

Buonanotte e buon riposo!
PAPA FRANCESCO  – Jorge Mario Bergoglio

*

“Incominciamo questo cammino della chiesa di Roma, vescovo e popolo, con fratellanza, amore, fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi, l’uno per l’altro, preghiamo per tutto il mondo perchè vi sia una grande fratellanza.”
PAPA FRANCESCO  – Jorge Mario Bergoglio

*

Mi auguro che questo cammino di chiesa che oggi cominciamo… sia fruttuoso per l’evangelizzazione per questa bella città.
PAPA FRANCESCO  – Jorge Mario Bergoglio

*

Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.
PAPA FRANCESCO  – Jorge Mario Bergoglio

*

Non cediamo al pessimismo a quell’amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno.
PAPA FRANCESCO  – Jorge Mario Bergoglio

*

“Camminare, edificare, confessare.
Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce non siamo discepoli del Signore: siamo mondani: siamo vescovi, preti, cardinali, papi, ma non discepoli del Signore!”
PAPA FRANCESCO  – Jorge Mario Bergoglio

*

“Alcuni non sapevano perché il vescovo di Roma ha voluto chiamarsi Francesco. Alcuni pensavano a Francesco Saverio, a Francesco di Sales, anche a Francesco d’Assisi. Io vi racconterò la storia. Nell’elezione, io avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo e anche prefetto emerito per il Clero, il cardinale Claudio Hummes: un grande amico, un grande amico. Quando la cosa stava diventando un po’ “pericolosa”, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi, è giunto l’applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi ha abbracciato e mi ha detto: “Non dimenticarti dei poveri!”. E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri. Poi, subito in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. Poi, ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’uomo della pace. l’uomo che ama e custodisce il Creato, in questo momento in cui noi abbiamo con il Creato una relazione non tanto buona, no? E’ l’uomo che ci da questo spirito di pace, l’uomo povero … Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!“.
PAPA FRANCESCO  – Jorge Mario Bergoglio

*

Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio.
PAPA FRANCESCO  – Jorge Mario Bergoglio

*

La vocazione del custodire non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. È il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. È l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. È il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio!
PAPA FRANCESCO  – Jorge Mario Bergoglio

 

Le 30 Sante Messe Gregoriane per i Defunti

Origine – (L’artefice di questa devozione è San Gregorio Magno, Papa…) L'apparizione più importante e certamente ricca di conseguenze molto positive narrata nel IV libro dei Dialoghi, è quella del defunto monaco Giusto morto nel monastero di Roma, di cui era superiore Gre­gorio, prima di essere eletto papa,Gregorio M. che alle volte potè sem­brare duro con gli altri come era rigoroso con se stesso, era stato infor­mato di una mancanza verso la regola dell'ordine da parte del monaco Giusto e lo punì, per destare in lui pentimento e riparazione, molto du­ramente alla sua morte e perfino dopo la morte ordinando per il povero monaco una speciale sepoltura. 

A questo proposito il papa racconta più tardi: «Passati 30 giorni dalla morte del monaco Giusto io provai, un sentimento di compassione verso il povero defunto confratello; io pensai con grande dolore alle sue pene nel Purgatorio e pensai a un modo di liberarlo da esse, lo chiamai quindi Prezioso, il priore del nostro monastero, e pieno di dolore gli dis­si: «È da molto tempo ormai che il defunto confratello è tormentato nel Purgatorio; noi dovremmo offrirgli un'opera di carità, per quanto pos­siamo per liberarlo dalle sue pene. Perciò va, e offri per lui per 30 giorni consecutivi il santo sacrificio della messa, in modo che non ci sia mai un giorno in cui non sia celebrata per lui la s. messa». Prezioso fece come gli era stato comandato. Ora mentre noi stavamo pensando a altre cose e non avevamo contato i giorni, una volta di notte apparve il monaco Giusto in visione al suo fratello carnale Copioso. Quando questo lo vide gli chiese: «Che cosa c'è fratello, come stai? (come la va con te)» Quel­lo, rispose: «Finora mi andò molto male, ma adesso, sto bene; perchè oggi io fui accolto nella Comunione dei Santi in Cielo. » Subito fratello Copioso raccontò la cosa ai suoi confratelli nel monastero. Allora essi contarono attentamente i giorni ed ecco che era precisamente il trentesi­mo giorno in cui era stata celebrata la s. messa per lui. Mentre Copioso non sapeva nulla della cosa e i confratelli non sapevano della visione di Copioso, questi seppe ciò che i confratelli avevano fatto e ciò che egli aveva visto lo conobbero i confratelli.

La visione e il sacrificio concordavano, era quindi evidente che il defunto monaco Giusto era stato liberato dalle pene del Purgatorio at­traverso le celebrazioni del s. Sacrificio. 

A questo racconto di san Gregorio M. risale quindi il pio uso del­le cosiddette «Messe gregoriane»: per trenta giorni consecutivi vengono celebrate trenta ss. messe per un defunto nella fiduciosa speranza, che il defunto in questo modo possa ottenere la gloria beata in Paradiso. In seguito nel medesimo capitolo s. Gregorio racconta anche di un defunto che era apparso a un sacerdote e lo aveva pregato di aiutarlo: «Il sacer­dote fece per una settimana penitenza con grande pianto a favore del de­funto e celebrò per lui il s. Sacrificio e poi non lo trovò più nel luogo do­ve lo aveva visto prima per parecchi giorni. » È chiaro quindi quanto giovi alle povere anime l'offerta del santo sacrificio della messa, poichè le anime dei defunti lo chiedono ai vivi e fanno capire che attraverso es­so s. sacrificio hanno potuto avere la liberazione dalle loro pene. 

Nel cap. 39 del libro dei Dialoghi, dove san Gregorio prova con argomenti scritturistici l'esistenza di un Purgatorio dopo la morte, egli fa ancora questa memorabile osservazione: «Questo si deve sapere che, là nel Purgatorio nessuno può ottenere nemmeno la remissione dei più piccoli peccati veniali, se qui sulla terra non lo ha prima meritato con le opere buone! Nessuno riceve, se prima non ha dato!»
 

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Riflessioni

Incontro all'infinito

Ama e dentro il tuo cuore ci sarà un piccolo frammento dell'infinito di Dio, un piccolo specchio che rifletterà l'azzurro del cielo. Entra nella cella del tuo cuore e immergiti nel suo silenzio...Ascolta, parla il tuo Maestro! Colui che creò le imponenti montagne e il mare immenso...

Oltre i confini

L'amore non conosce barriere, va sempre oltre i confini.. Non si ferma davanti a nulla. Nemmeno la morte può spezzare quel vincolo d'amore! L'abitudinarietà di uno stile di vita può distorcere l'idea della perfezione. L'idea della perfezione si riduce ad un adempimento di un certo dovere dire alcune preghiere vocali, andare a messa ed espletare alcuni riti e doveri. Questa è invece la nube della perfezione, un sottile, debole strato, pronto a spezzarsi e a rivelare sotto di essa tutto il marciume che cela.E' il discorso di Gesù sui sepolcri imbiancati: fuori sono belli, ornati di colorati e splendidi fiori ma dentro nascondono ossa putride...

Va bene, stai adempiendo tutto ciò che dovevi fare, ma quella Messa, ti sta cambiando il cuore? O ti curi semplicemente che gli altri vedano che tu sei santo?
L'amore, invece, non ha confini. Quando Dio permette che incontriamo persone un po' difficili, ci sta domandando di crescere nell'amore e non soltanto di crescere nella forza o di saper resistere a quella situazione.
Quella situazione ci deve trasformare....
Dobbiamo uscirne non solo più forti, ma più caritatevoli. Non è facile né rilassante intraprendere la strada della carità: essa è una continua rinunzia.Non dobbiamo però dimenticare che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio. Perciò, quella persona o situazione difficile serve per la nostra crescita, oppure Dio, attraverso queste, desidera dirci qualche cosa. Dio sa bene che abbisogniamo proprio di quello e ci darà la forza per superarla o per accettare. Ci fornirà delle armi necessarie per combattere, non ci lascerà in balia delle onde se confidiamo in Lui.

Salmo 26 (27)  Fiducia in Dio nei pericoli

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?

Quando mi assalgono i malvagi
per divorarmi la carne,
sono essi, avversari e nemici,
a inciampare e cadere.

Se contro di me si accampa un esercito,
il mio cuore non teme;
se contro di me si scatena una guerra,
anche allora ho fiducia.

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.

Nella sua dimora mi offre riparo
nel giorno della sventura.
Mi nasconde nel segreto della sua tenda,
sopra una roccia mi innalza.

E ora rialzo la testa
sui nemici che mi circondano.
Immolerò nella sua tenda sacrifici di vittoria,
inni di gioia canterò al Signore.

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!

Il mio cuore ripete il tuo invito:
“Cercate il mio volto!”.
Il tuo volto, Signore, io cerco.

Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.

Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,
ma il Signore mi ha raccolto.

Mostrami, Signore, la tua via,
guidami sul retto cammino,
perché mi tendono insidie.

Non gettarmi in preda ai miei avversari.
Contro di me si sono alzàti falsi testimoni
che soffiano violenza.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.

Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.

 

Salmo 49/48-Le ricchezze sono un nulla

1 Al maestro del coro. Dei figli di Core. Salmo.
2 Ascoltate questo, popoli tutti,
porgete l’orecchio, voi tutti abitanti del mondo,
3 voi, gente del popolo e nobili,
ricchi e poveri insieme.
4 La mia bocca dice cose sapienti,
il mio cuore medita con discernimento.
5 Porgerò l’orecchio a un proverbio,
esporrò sulla cetra il mio enigma.
6 Perché dovrò temere nei giorni del male,
quando mi circonda la malizia
di quelli che mi fanno inciampare?
7 Essi confidano nella loro forza,
si vantano della loro grande ricchezza.
8 Certo, l’uomo non può riscattare se stesso
né pagare a Dio il proprio prezzo.
9 Troppo caro sarebbe il riscatto di una vita:
non sarà mai sufficiente
10 per vivere senza fine
e non vedere la fossa.
11 Vedrai infatti morire i sapienti;
periranno insieme lo stolto e l’insensato
e lasceranno ad altri le loro ricchezze.
12 Il sepolcro sarà loro eterna dimora,
loro tenda di generazione in generazione:
eppure a terre hanno dato il proprio nome.
13 Ma nella prosperità l’uomo non dura:
è simile alle bestie che muoiono.
14 Questa è la via di chi confida in se stesso,
la fine di chi si compiace dei propri discorsi.
15 Come pecore sono destinati agli inferi,
sarà loro pastore la morte;
scenderanno a precipizio nel sepolcro,
svanirà di loro ogni traccia,
gli inferi saranno la loro dimora.
16 Certo, Dio riscatterà la mia vita,
mi strapperà dalla mano degli inferi.
17 Non temere se un uomo arricchisce,
se aumenta la gloria della sua casa.
18 Quando muore, infatti, con sé non porta nulla
né scende con lui la sua gloria.
19 Anche se da vivo benediceva se stesso:
«Si congratuleranno, perché ti è andata bene»,
20 andrà con la generazione dei suoi padri,
che non vedranno mai più la luce.
21 Nella prosperità l’uomo non comprende,
è simile alle bestie che muoiono.

Salmo 56/55-Fiducia nella parola di Dio

1 Al maestro del coro. Su «Colomba dei terebinti lontani».

Di Davide. Miktam. Quando i Filistei lo tenevano prigioniero a Gat.

2 Pietà di me, o Dio, perché un uomo mi perseguita,
un aggressore tutto il giorno mi opprime.
3 Tutto il giorno mi perseguitano i miei nemici,
numerosi sono quelli che dall’alto mi combattono.
4 Nell’ora della paura
io in te confido.
5 In Dio, di cui lodo la parola,
in Dio confido, non avrò timore:
che cosa potrà farmi un essere di carne?
6 Travisano tutto il giorno le mie parole,
ogni loro progetto su di me è per il male.
7 Congiurano, tendono insidie,
spiano i miei passi, per attentare alla mia vita.
8 Ripagali per tanta cattiveria!
Nella tua ira abbatti i popoli, o Dio.
9 I passi del mio vagare tu li hai contati,
nel tuo otre raccogli le mie lacrime:
non sono forse scritte nel tuo libro?
10 Allora si ritireranno i miei nemici,
nel giorno in cui ti avrò invocato;
questo io so: che Dio è per me.
11 In Dio, di cui lodo la parola,
nel Signore, di cui lodo la parola,
12 in Dio confido, non avrò timore:
che cosa potrà farmi un uomo?
13 Manterrò, o Dio, i voti che ti ho fatto:
ti renderò azioni di grazie,
14 perché hai liberato la mia vita dalla morte,
i miei piedi dalla caduta,
per camminare davanti a Dio
nella luce dei viventi.

Salmo 104 (103)
INNO ALLA CREAZIONE

Altissimo, onnipotente, bon Signore,
tue so le laude, la gloria e l'onore e onne benedizione.
A te solo, Altissimo, se coniano
e nullo omo è digno te mentovare.
Laudate sie, mi Signore, cun tutte le tue creature...

(dal «Cantico delle creature» di S. Francesco).

 

1 Anima mia, da' lode al Signore:
quanto sei grande, Signore mio Dio,
tue vesti sono magnificenza e splendore.

2 Egli come di un manto si avvolge di luce,
egli come una tenda dispiega i cieli.

3 Egli sulle acque innalza le sue dimore,
egli fa delle nubi il suo cocchio regale,
egli sulle ali del vento avanza.

4 Egli i venti scatena come suoi messaggeri,
suoi ministri il fuoco e la fiamma.

5 Egli ha fissato le basi alla terra,
perché non vacilli in eterno, per sempre.

6 L' avevi avvolta come di un manto
dentro le acque dell'abisso:
fin sopra le montagne
si levavano le acque.

7 Le mise in fuga la sua minaccia,
al fragore del tuono si trassero atterrite.

8 Salivano sui monti scendevano le valli,
lungo gli alvei da te fissati.

9 Un confine hai posto a tutte le acque
che mai più varcheranno,
e mai torneranno a sommerger la terra.

10 Egli fa scaturire sorgenti
e scorrere fiumi giù per le valli
e in mezzo alle montagne.

11 Ivi a bere vanno gli animali dei campi
e la zebra vi spezza la sete.

12 Sopra le lor sponde fan nido gli uccelli
e tra le fronde compongono canti.

13 Egli irriga i monti dalle alte sue stanze:
dal frutto delle opere tue tu pasci la terra.

14 L 'erba fai crescere per tutti gli armenti
e vegetali per la vita di ogni mortale;
perché raccolga pane da tutta la terra.

15 E vino che allieta il cuore dell'uomo,
e olio che fa brillare il suo volto,
e pane ancora a irrobustirne il vigore.

16 E alberi di Dio sazi e robusti,
i cedri del Libano piantati da lui!

17 Là i volatili fanno illor nido
e in mezzo ai cipressi
ove la cicogna ha la sua casa.

18 Per i camosci ci son le montagne,
le rocce sono rifugio agli iraci.

19 Ha posto la luna a segnar le stagioni
e il sole che sa l'ora del suo tramonto.

20 Tu apri alle tenebre e sale la notte,
e già per le selve è tutto un vagare d' animali .

21 Escono leoni in cerca di preda
e chiedono cibo a Dio ruggendo .

22 Rispunta il sole ed essi scompaiono,
tutti ritornano nelle loro tane.

23 Allora esce l'uomo e si avvia al lavoro,
alla fatica che avrà fino a sera.

24 Quante le cose che hai fatto, Signore,
e con quale sapienza le hai fatte:
di tue creature è piena la terra!

25 Ecco il gran mare spazioso e profondo:
è un agitarsi laggiù senza fine
d'infiniti e svariati viventi:

26 Lo solcano navi e il grande Leviatan
che tu per gioco tuo hai plasmato.

27 Tutti aspettano da te alimento,
che tu li nutra a tempo opportuno.

28 Tu lo provvedi ed essi lo accolgono: tu apri la mano
e ciascuno di loro si sazia di beni.

29 Ma se appena tu distogli il tuo volto
subito il panico li piglia:
se togli loro il tuo spirito
subito periscono e tornano polvere.

30 Il tuo spirito mandi e sono creati
e rinnovi la faccia alla terra.

31 Sia eterna la gloria del Signore,
egli goda in eterno della sua creazione.

32 Egli la guarda e la terra trema,
tocca i monti e prendono fuoco.

33 Fin che vita mi duri,
a Dio voglio cantare;
inni comporre al mio Dio
finche avrò vita.

34 Salga il mio carme fino al suo cuore
e questa sia la mia gioia in Dio.

35 Sia mondata la terra
da tutti i profanatori:
dissolti tutti gli empi!
Anima mia, al Signore da' lode.

S.Michele Arcangelo

CONSACRAZIONE A S. MICHELE ARCANGELO

Principe nobilissimo delle angeliche gerarchie, valoroso guerriero dell'Altissimo, amatore zelante della gloria del Signore, terrore degli angeli ribelli, amore e delizia di tutti gli Angeli giusti, Arcangelo San Michele, desiderando io di essere nel numero dei tuoi devoti a te oggi mi offro e mi dono.

Pongo me stesso, il mio lavoro, la mia famiglia, gli amici e quanto a me appartiene sotto la tua vigile protezione. E’ piccola la mia offerta essendo io un misero peccatore, ma tu gradisci l'affetto del mio cuore. Ricordati che se da quest'oggi sono sotto il tuo patrocinio, Tu devi assistermi in tutta la mia vita.

Procurami il perdono dei miei molti e gravi peccati, la grazia di amare dì cuore il mio Dio, il mio caro Salvatore Gesù, la mia dolce Madre Maria, e tutti gli uomini miei Fratelli amati dal Padre e redenti dal Figlio.

Impétrami quegli aiuti che sono necessari per arrivare alla corona della gloria.

Difendimi sempre dai nemici dell'anima mia, specialmente nell'ultimo istante della mia vita. Vieni in quell'ora o glorioso Arcangelo, assistimi nella lotta e respingi lontano da me, negli abissi dell'inferno, quell'angelo prevaricatore e superbo che già prostrasti nel combattimento in Cielo. Presentami, allora, al trono di Dio per cantare con te, Arcangelo San Michele, e con tutti gli Angeli lode, onore e gloria a Colui che regna nei secoli eterni.

Amen.

IL Volto Santo di Gesù Cristo

CONSACRAZIONE AL S. VOLTO DI GESU'

Dolcissimo Signore Gesù, Tu conosci il nostro presente e conosci, Signore, il nostro futuro. Noi, o Signore, niente sappiamo del nostro futuro, ma noi, Gesù, prostrati dinanzi a Te consacriamo e raccomandiamo a Te, o Signore, il nostro futuro. Sia impresso nel nostro cuore, o Signore, il Tuo Volto Benedetto impresso nel nostro cuore e impresso nel nostro pensiero. Impresso, Signore, con tanta potenza come è restato impresso nella S. Sindone; e, conforme, o Gesù, nella S. Sindone nessuna potenza Lo potè cancellare, così, Gesù, nessuna avversità della vita, nessun nemico, o Signore, nessun avvenimento sia capace, o Signore, cancellare dal nostro cuore il SS. Tuo Volto, togliere dal nostro pensiero il Santissimo Volto Tuo, o Gesù, portarLo sempre nel cuore e nel pensiero, e, finalmente, o Signore, per tutta quanta l'eternità lodarLo, benedirLo nella pace degli eletti, e dire a Te tutta la profonda riconoscenza nostra, insieme alle Pie Donne, insieme ai SS. Martiri, insieme ai SS. Confessori, insieme alle SS. Vergini, o Signore Gesù, che Ti vollero sempre bene, Ti vollero sempre amare e tutto vollero affrontare per Te, tutto soffrire per Te. E finalmente, ecco: nel trionfo finale, Signore, godono!

O Gesù, concedi anche a noi di lodarTi con queste creature da Te benedette, da Te santificate. Eternamente! Gloria al Padre...

Preghiera di Madre Teresa di Calcutta

Chi è Gesù per me

Il Verbo fatto carne.
Il pane di vita.
La vittima che si offre sulla croce per i nostri peccati.
Il sacrificio offerto nella santa messa
per i peccati del mondo e miei personali.
La parola che devo dire.
Il cammino che devo seguire.
La luce che devo accendere.
La vita che devo vivere.
L’amore che deve essere amato.
La gioia che dobbiamo condividere.
Il sacrificio che dobbiamo offrire.
La pace che dobbiamo seminare.
Il pane di vita che dobbiamo mangiare.
L’affamato che dobbiamo sfamare.
L’assetato che dobbiamo dissetare.
Il nudo che dobbiamo vestire.
Il senzatetto al quale dobbiamo offrire riparo.
Il solitario al quale dobbiamo far compagnia.
L’inatteso che dobbiamo accogliere.
Il lebbroso le cui ferite dobbiamo lavare.
Il mendicante che dobbiamo soccorrere.
L’alcolizzato che dobbiamo ascoltare.
Il disabile che dobbiamo aiutare.
Il neonato che dobbiamo accogliere.
Il cieco che dobbiamo guidare.
Il muto a cui dobbiamo prestare la nostra voce.
Lo storpio che dobbiamo aiutare a camminare.
La prostituta che dobbiamo allontanare dal pericolo
e colmare della nostra amicizia.
Il detenuto che dobbiamo visitare.
L’anziano che dobbiamo servire.
Gesù è il mio Dio.
Gesù è il mio sposo.
Gesù è la mia vita.
Gesù è il mio unico amore.
Gesù è tutto per me.
Gesù, per me, è l’unico.

Benedizione della Medaglia o Croce di San Benedetto

(può essere recitata solo da un sacerdote)

Io ti esorcizzo per Dio  + Padre Onnipotente, che ha fatto il cielo e la terra, il mare e tutto ciò che si trova in essi: ogni potenza del nemico, tutto l'esercito del diavolo, ogni influenza di Satana sia strappato e sia messo in fuga da questa medaglia, affinché a tutti coloro che ne faranno uso, procuri la salvezza dell'anima e la salute del corpo. Te lo chiediamo nel nome di Dio Padre + Onnipotente, di Gesù Cristo + suo Figlio e Signore nostro e dello Spirito Santo + Consolatore e nell'amore del medesimo Signore nostro Gesù Cristo, che verrà a giudicare i vivi e i morti e regnerà nei secoli dei secoli.

R. Amen.

Signore Pietà. Cristo Pietà. Signore Pietà.

Il Signore sia con voi.

R. E con il tuo spirito.

Preghiamo:

O Dio Onnipotente, dispensatore di ogni bene, noi ti supplichiamo ardentemente, per l'intercessione del nostro Padre San Benedetto: fa' scendere la tua benedizione su que­sta medaglia, affinché tutti coloro che la por­teranno e compiranno opere di bene, meriti­no di ottenere la salute dell'anima e del corpo, la grazia della santificazione, le indulgenze a loro concesse; con il soccorso della tua misericordia, possano sfuggire le insidie del demonio e presentarsi un giorno santi e immacolati davanti al tuo cospetto nella carità (Ef 1,4). Per Cristo nostro Signore.

R. Amen.

Lo Scapolare della Madonna del Carmelo

Maria Santissima ha promesso di preservare i suoi devoti, vestiti dello scapolare, dalle fiamme dell'inferno
e di liberarle da quelle del purgatorio, il primo sabato dopo la morte.

LA GRANDE PROMESSA DELLA MADONNA DEL CARMINE

PER CHI PORTA L"'ABITINO"

La Regina del Cielo, apparendo tutta raggiante di luce, il 16 luglio 1251, al vecchio generale dell'Ordine Carmelitano, San Simone Stock (il quale L'aveva pregata di dare un privilegio ai Carmelitani), porgendogli uno scapolare -detto comunemente «Abitino»- così gli parlò: «Prendi figlio dilettissimo, prendi questo scapolare del tuo Ordine, segno distintivo della mia Confraternita, privilegio a te e a tutti i Carmelitani. CHI MORRA RIVESTITO DI QUESTO ABITO NON SOFFRIRA II. FUOCO ETERNO; questo è un segno di salute, di salvezza nei pericoli, di alleanza di pace e di patto sempiterno».

Detto questo, la Vergine scomparve in un profumo di Cielo, lasciando nelle mani di Simone il pegno della Sua Prima «Grande Promessa».

La Madonna, dunque, con la Sua rivelazione, ha voluto dire che chiunque indosserà e porterà per sempre l'Abitino, non solo sarà salvato eternamente, ma sarà anche difeso in vita dai pericoli.

Non bisogna credere minimamente, però, che la Madonna, con la sua Grande Promessa, voglia ingenerare nell'uomo l'intenzione di assicurarsi il Paradiso, conti­nuando più tranquillamente a peccare, o forse la speranza di salvarsi anche privo di meriti, ma piuttosto che in forza della Sua Promessa, Ella si adopera in maniera efficace per la conversione del peccatore, che porta con fede e devozione l'Abitino fino in punto di morte.

CONDIZIONI PER OTTENERE IL FRUTTO DELLA GRANDE PROMESSA DELLA MADONNA

1) Ricevere al collo l'Abitino dalle mani di un sacerdote, il quale, imponendolo, recita una sacra formula di consacra­zione alla Madonna (RITO DI IMPOSIZIONE DELLO SCAPOLARE). Ciò è necessario solo la prima volta che s'indossa l'Abitino. Dopo, quando s'indossa un nuovo «Abitino», esso si mette al collo con le proprie mani.

2) L'Abitino, deve essere tenuto, giorno e notte, indosso e precisa­mente al collo, in modo che una parte scenda sul petto e l'altra sulle spalle. Chi lo porta in tasca, nella borsetta o appuntato sul petto non partecipa alla Grande Promessa.

3) È necessario morire rivestivo del sacro abitino. Chi l'ha portato per tutta la vita e sul punto di morire se lo toglie, non partecipa alla Grande Promessa della Madonna.

ALCUNI CHIARIMENTI

L'Abitino (che non è altro che una forma ridotta dell'abito dei religiosi carmeli­tani), deve essere necessariamente di panno di lana e non di altra stoffa, di forma quadrata o rettangolare, di colore marrone o nero. L'immagine su di esso, della Beata Vergine, non è necessaria ma è di pura devozione. Scolorandosi l'immagine o staccandosi l'Abitino vale lo stesso.

L'Abitino consumato si conserva, o si distrugge bruciandolo, e il nuovo non ha bisogno di benedizione.

Chi, per qualche motivo, non può portare l'Abitino di lana, può sostituirlo (dopo averlo indossato di lana, in seguito all'imposizione fatta dal sacerdote) con una medaglietta che abbia da una parte l'effige di Gesù e del Suo Sacro Cuore e dall'altra quella della Beata Vergine del Carmelo.

L'Abitino si può lavare, ma prima di toglierlo dal collo è bene sostituirlo con un altro o con una medaglietta, in modo che non si resti mai privi di esso.

Non è necessario che l'Abitino tocchi direttamente il corpo, ma può portarsi sugl'indumenti, purché sia messo al collo.

Chi porta l'Abitino, pur non essendo obbligato, è bene che reciti spesso la giaculatoria: «O Maria Santissima del Carmelo pregale per noi».

Baciando lo Scapolare o la medaglia propria o quello di altra persona si lucra l'indulgenza parziale.

IL PRIVILEGIO SABATINO

Il Privilegio Sabatino, è una seconda Promessa (riguardante lo scapolare del Carmine) che la Madonna fece in una Sua apparizione, ai primi del 1300, al Pontefice Giovanni XXII, al quale, la Vergine comandò di confermare in terra, il Privilegio ottenuto da Lei in Cielo, dal Suo diletto Figlio.

Questo grande Privilegio, offre la possibilità di entrare in Paradiso, il primo sabato dopo la morte. Ciò vuol dire che, coloro che otterranno questo privilegio, staranno in Purgatorio, massimo una settimana, e se avranno la fortuna di morire di sabato, la Madonna li porterà subito in Paradiso.

Non bisogna confondere la Grande Promessa della Madonna con il Privilegio Sabatino. Nella Grande Promessa, fatta a S. Simone Stock, non sono richieste né preghiere né astinenze, ma basta portare con fede e devozione giorno e notte indosso, fino al punto di morte, la divisa carme­litana, che è l'Abitino, per essere aiutati e guidati in vita dalla Madonna e per fare una buona morte, o meglio per non patire il fuoco dell'Inferno.

Per quanto riguarda il Privilegio Sabatino, che riduce ad una settima­na, massimo, la sosta nel Purgatorio, la Madonna chiede che oltre a portare l'Abitino si facciano anche preghiere e alcuni sacrifici in Suo onore.

CONDIZIONI VOLUTE DALLA MADONNA PER OTTENERE IL PRIVILEGIO SABATINO

1) Portare, giorno e notte indosso, l’«Abitino», come per la Prima Grande Promessa.

2) Essere iscritti nei registri di una Confraternita Carmelitana ed essere, quindi, confratelli Carmelitani.

3) Osservare la castità secondo il proprio stato.

4) Recitare ogni giorno le ore canoniche (cioè l'Ufficio Divino o il Piccolo Ufficio della Madonna). Chi non sa recitare queste preghiere, deve osservare i digiuni della S. Chiesa (salvo se non è dispensato per legittima causa) e astenersi dalle carni, nel mercoledì e nel sabato per la Madonna e nel venerdì per Gesù, eccettuato il giorno del S. Natale.

La S. Chiesa, per venire incontro ai fedeli, dà al Sacerdote, che impone l'Abitino, la facoltà di commutare la recita delle ore canoniche e l'astinenza del mercoledì e del sabato in alcune facili preghiere e in un po' di penitenza, a piacimento del sacerdote stesso. Tutte queste pratiche, generalmente vengono commutate nella recita quotidiana del Santo Rosario oppure di 7 Pater, 7 Ave, 7 Gloria e nell'astinenza dalla carne il mercoledì, in onore della Madonna del Carmine.

ALCUNE PRECISAZIONI

Chi non osserva la recita delle suddette preghiere o l'astinenza dalle cami non commette alcun peccato; dopo la morte, potrà entrare anche subito in Paradiso per altri meriti, ma non godrà del Privilegio Sabatino.

La commutazione dell'astinenza dalle carni in altra penitenza si può chiedere a qualunque sacerdote.

ATTO DI CONSACRAZIONE ALLA BEATA VERGINE DEL CARMINE

  O Maria, Madre e decoro del Carmelo, a te con­sacro oggi la mia vita, quale piccolo tributo di gratitu­dine per le grazie che attraverso la tua intercessione ho ricevuto da Dio. Tu guardi con particolare benevolenza coloro che devotamente portano il tuo Scapolare: ti supplico perciò di sostenere la mia fragilità con le tue virtù, d'illuminare con la tua sapienza le tenebre della mia mente, e di ridestare in me la fede, la speranza e la carità, perché possa ogni giorno crescere nell'amore di Dio e nella devozione verso di te. Lo Scapolare richiami su di me lo sguardo tuo materno e la tua protezione nella lotta quotidiana, sì che possa restare fedele al Figlio tuo Gesù e a te, evi­tando il peccato e imitando le tue virtù. Desidero of­frire a Dio, per le tue mani, tutto il bene che mi riu­scirà di compiere con la tua grazia; la tua bontà mi ottenga il perdono dei peccati e una più sicura fedeltà al Signore. O Madre amabilissima, il tuo amore mi ottenga che un giorno sia concesso a me di mutare il tuo Scapolare con l'eterna veste nuziale e di abitare con te e con i Santi del Carmelo nel regno beato del Figlio tuo che vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen.

PREGHIERA ALLA MADONNA DEL CARMINE PER LE ANIME DEL PURGATORIO

Ricordati, o pietosissima Vergine Maria, gloria del Libano, onore del Carmelo, della consolante promessa che saresti discesa a liberare dalle pene de Purgatorio le Anime dei tuoi devoti. Incoraggiati da questa tua promessa, Ti supplichiamo, Vergine Consolatrice, di aiutare le care Anime, del Purgatorio, e specialmente… O Madre dolce e pietosa, rivolgi al Dio di amore e di misericordia con tutta la potenza della tua mediazione: offri il Sangue prezioso del tuo santissimo Figlio insieme ai tuoi meriti ed alle tue sofferenze: avvalora le nostre preghiere e quelle della Chiesa tutta, e libera le Anime del Purgatorio. Amen. 3 Ave, 3 Gloria. 

LODE ALLA MADONNA DEL CARMELO

L'abitino che io porto

è sicuro mio conforto,

e lo stimo mio tesoro più d'argento, gemme e oro.

Da Voi spero, Gran Signora, ciò che voi diceste allora

a Simone Vostro amato, dando l'abito sacrato.

Prometteste, certamente,

a chi il porta piamente,

esentar da cruda sorte ed in vita e dopo morte.

Ed il sabato che viene, esentarlo dalle pene

col sovrano Vostro zelo e condurlo poi nel Cielo.

Orsù dunque, Verginella,

Madre, Sposa, tutta bella, me infelice liberate d'ogni male e consolate.

Aiutatemi nei guai mentre afflitto sono assai,

specialmente, allora, quando il mio fiato sta spirando.

Allora sì datemi aiuto,

d'impetrar l'eterna vita, e sfuggire in tutti i modi di Lucifero le frodi.

Fate allora che io gioiendo e con gli Angeli godendo, canti dolce melodia,

Viva, viva del Carmine Maria. Salve Regina

Chi può, diffonda questo foglio tramite fotocopie.

TESTIMONIANZA SULLA POTENZA DELLO SCAPOLARE

Sulla Piazza di Jlfurt in Alsazia (Francia) vi è una Statua monumentale in bronzo dell'Immacolata, con questa iscrizione:

«In memoria della liberazione dei due ossessi - Teobaldo e Giuseppe Burner - ottenuta per l'inter­cessione della B.V. M. Immacolata - Anno del Signore 1869».

Questi due fratelli furono invasi dal demonio per circa quattro anni (1864-69; curati inutilmente e visitati da molti Medici e specialisti, quando varie volte finalmente furono esorcizzati dal Parroco Brey e da tre Sacerdoti e Religiosi, incaricati dalla Curia di Strasburgo. Molte volte furono presenti, oltre ai genitori e parenti, anche il Sindaco del luogo Tresch e persone importanti, tra cui il Deputato Sig Ignazio Spies.

Teobaldo morì poi il 3-4-1871, all'età di 16 anni. Giuseppe morì più tardi - 1882 - a 25 anni.

Molti fatti diabolici sono pure registrati nel Vangelo e in molte Vite di Santi.

Quindi non è fantasia: il demonio esiste, come l'Inferno!!!

I due ossessi erano soggetti a fenomeni straordinari, per es.:

- Torcere il collo o le gambe all'indietro, in modo straziante.

- Arrampicarsi sugli alberi, fino a tenui rami, che non si rompevano.

- Vomitare fuoco, schiuma, piume che appestavano la casa.

- Parlavano tutte le lingue e dialetti.

- Svelavano colpe segrete o delitti di persone presenti, che fuggivano.

- Quando i visitatori si erano prima Confessati, i ragazzi ossessi (per opera del demonio) dicevano: Prima siete stati nel porcile (la Chiesa) a togliere lo sterco dalle vostre coscienze!

- Al contrario quando si presentavano coloro che vivevano male o in peccato, dicevano: Oh! ecco uno dei nostri!... Che brava gente! Dovrebbero essere tutti così!... Risparmiano fatica al nostro padrone, e 'gli guadagnano molte anime. - ecc...

- Quando la camera o altre cose, a loro insaputa, venivano benedette con l'Acqua santa, dicevano: l'hanno spalmata col lordume!...

Bestemmiavano Dio, Gesù, l'Eucarestia, La Chiesa, i Santi... e mai la Madonna.

Fu loro chiesto: Perché bestemmiate Tutti... e mai la Madonna?

- Perché la Marionetta (Gesù) sulla Croce ce lo ha proibito!

Che pensate dell'Immacolata Concezione?

- Vattene alla malora con la tua Grande Signora!

Gli si mise addosso l'Abitino della Madonna del Carmine a Teobaldo, senza che se ne accorgesse.

Ma tosto egli gridò: toglimi questo strazio! Mi brucia...!

- Non è uno straccio - si rispose - e te lo toglierò solo quando tu mi dirai cos'è.

L'Abitino della Grande Signora!

Un'altra persona chiede a Giuseppe: Che cosa odiate di più nei Cristiani?

- ... La Devozione alla Grande Signora!... - fu risposto. Capite? Oh! Come dobbiamo essere grati alla Mamma del Cielo, che ci vuol vestire del Suo Santo Abitino: lo Scapolare!!!  

La Medaglia Miracolosa

Apparizione della Madonna a Rue du Bac

 Nella notte tra il 18 ed il 19 luglio 1830 

La Madonna a Santa Caterina Labourè presso la Rue du Bac a Parigi (Francia - 1830):
Allora si fece sentire una voce che mi disse: "Fate coniare una medaglia su questo modello; tutte le persone che la porteranno, riceveranno grandi grazie specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia... ".

Riguardo i raggi che provengono dalle mani di Maria, la Vergine stessa rispose:

"Sono il simbolo delle Grazie che io spargo sulle persone che me le domandano".

Pertanto è bene portare la medaglia e pregare la Madonna, chiedendo grazie soprattutto spirituali!

A Medjugorje la Regina della Pace ha nominato la medaglia miracolosa in un messaggio dato a Marija presso la Croce blu il 27 Novembre del 1989.

La Vergine Maria le disse: "Desidero che in questi giorni preghiate in modo particolare per la salvezza delle anime. Oggi è il giorno della Medaglia Miracolosa e desidero che preghiate in particolare per la salvezza di tutti coloro che portano la Medaglia. Desidero che la diffondiate e la portiate perché si salvi un gran numero di anime, ma in particolare desidero che preghiate".

Portiamo la medaglia della Vergine, meglio se al collo, come sigillo e segno di umile e fiducioso affidamento a Lei (Mediatrice di tutte le grazie) che ci permetterà di consacrarci meglio a Cristo per mezzo di Maria. Un'ultima cosa molto importante: preghiamoLa con fede, se non preghiamo non chiediamo, e se non chiediamo non possiamo ricevere le grazie (materiali e spirituali, quest'ultime sono le più importanti). Chiediamo non tanto le grazie materiali, ma la salvezza delle anime, compresa la nostra. Non sottovalutiamo questo aspetto importantissimo. Al resto ci penserà Maria con Suo Figlio Gesù!

NOVENA ALLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

Iniziare la novena giornaliera con :

1 Segno della croce

2 Atto di contrizione : Mio buon Gesù che per me sei morto sulla croce,abbi pietà di me,perdona i miei peccati e dammi la grazia di non peccare mai più.

3 Lettura del giorno

4 Supplica alla Madonna


Novena n°1:

NOVENA DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA: preghiera da ripetersi nei nove giorni precedenti la ricorrenza della Medaglia del 27 novembre (esattamente dal 18 al 26 novembre)
O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, che, mossa a piet àdalle nostre miserie scendesti dal cielo per mostrarci quanta parte prendi alle nostre pene e quanto ti adoperi per stornare da noi i castighi di Dio e ottenerci le Sue grazie, muoviti a pietà della presente nostra necessità; consola la nostra afflizione e concedici la grazie che ti domandiamo. Salve Regina; O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te!
O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa che quale rimedio a tanti mali materiali e spirituali che ci affliggono, ci hai portato la tua Medaglia affinch éfosse difesa delle anime, medicina dei corpi e conforto di tutti i miseri, ecco che noi la stringiamo riconoscenti sul nostro cuore e ti domandiamo per essa di esaudire la nostra preghiera. Salve Regina; O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te!
O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, tu hai promesso che grandi sarebbero state le grazie per i devoti della tua Medaglia che ti avessero invocata con la giaculatoria da te insegnata; ecco, o Madre, noi pieni di fiducia nella tua parola, ricorriamo a te e ti domandiamo, per la tua Immacolata Concezione, le grazie di cui abbiamo bisogno. Salve Regina; O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te!

Novena n°2 (una riflessione per ognuno dei 9 giorni):

NOVENA DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

(Segno della Croce) Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Confiteor O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi (3 volte)

Primo giorno: prima apparizione della Madonna Contempliamo l'Immacolata Vergine nella sua prima apparizione a Caterina Labouré. Guidata dal suo Angelo custode, la pia novizia viene presentata all'Immacolata. Consideriamo la sua ineffabile gioia. Anche noi saremo felici come lei, se opereremo con ardore per la nostra santificazione; godremo le delizie del Paradiso, se rinunceremo ai piaceri terreni. Ave Maria (3 volte) O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi (dopo ogni Ave)
Secondo giorno: le lacrime di Maria
Contempliamo la Madonna che piange sulle calamità che si abbatteranno sul mondo, pensando che il Cuore del suo Figlio viene offeso, la Croce schernita e i suoi figli prediletti perseguitati. Confidiamo nella Vergine compassionevole, e partecipiamo anche noi ai frutti delle sue lacrime. Ave Maria (3 volte)
O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi (dopo ogni Ave)
Terzo giorno: la protezione di Maria
Contempliamo la nostra Madre Immacolata che dice a Santa Caterina: "Io sarò sempre con voi senza perdervi mai di vista e vi concederò abbondanti grazie". O Vergine Immacolata, siate sempre mio scudo e difesa in tutte le necessità. Ave Maria (3 volte)
O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi (dopo ogni Ave)
Quarto giorno: seconda apparizione
Il 27 novembre 1830, mentre santa Caterina era in preghiera, le apparve la splendente Vergine Maria, nell'atto di schiacciare la testa dell'infernale Serpente. In questa apparizione si vede il suo immenso desiderio di proteggerci sempre dal nemico della nostra salvezza. Invochiamo dunque la nostra Immacolata Madre con fiducia e amore! Ave Maria (3 volte)
O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi (dopo ogni Ave)
Quinto giorno: le mani di Maria
Contempliamo oggi le mani della Madonna mentre diffondono raggi splendenti. "Questi raggi -disse Ella- sono simbolo delle grazie che diffondo su tutti coloro che me le chiedono e su coloro che portano con fede la mia Medaglia". Non dissipiamo tante grazie! Chiediamole con fervore, umiltà e perseveranza, e l'Immacolata ce le otterrà. Ave Maria (3 volte)
O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi (dopo ogni Ave)
Sesto giorno: terza apparizione
Contempliamo Maria che appare a santa Caterina, piena di bontà, raggiante di luce, circondata da stelle, mentre comanda di coniare una Medaglia e promette molte grazie a tutti coloro che la porteranno con fede e amore. Osserviamo con fervore questa santa Medaglia e, come uno scudo, essa ci proteggerà nei pericoli. Ave Maria (3 volte) O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi (dopo ogni Ave)
Settimo giorno della Novena (e primo del Triduo)
O miracolosa Vergine ed eccelsa Regina, o Immacolata Signora, siate la mia avvocata, il mio rifugio e asilo terreno, la mia fortezza e difesa in vita e in morte, la mia consolazione e gloria in Cielo. Ave Maria (3 volte)
O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi (dopo ogni Ave)
Ottavo giorno della Novena (e secondo del Triduo)
O Immacolata Vergine della Medaglia, fate che questi raggi luminosi diffusi dalle vostre verginali mani illuminino la mia mente per meglio conoscere il Bene e incendino il mio cuore con vivi sentimenti di fede, di speranza e di carità. Ave Maria (3 volte)
O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi (dopo ogni Ave)
Nono giorno della Novena (e terzo del Triduo)
O Madre Immacolata, fate la Croce della vostra Medaglia brilli sempre davanti ai miei occhi, addolcisca le pene della vita presente e mi guidi a quella eterna. Ave Maria (3 volte)
O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi (dopo ogni Ave)
Preghiera finale
O Beatissima Vergine, credo e confesso la vostra santa e immacolata Concezione, pura e senza macchia. O Purissima Vergine Maria, per questa immacolata Concezione e per la gloriosa prerogativa di Madre di Dio, ottenetemi dal vostro amato Figlio l'umiltà, la carità, l'obbedienza, la castità, la santa purezza di corpo, di cuore e di spirito, la perseveranza nella pratica del bene, una santa vita e una buona morte, e anche questa grazia che chiedo con piena fiducia.   Amen

SUPPLICA ALLA MADONNA DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

Da recitarsi alle 17 del 27 novembre, festa della Medaglia Miracolosa, in ogni 27 del mese e in ogni urgente necessità.

O Vergine Immacolata, noi sappiamo che sempre ed ovunque sei disposta ad esaudire le preghiere dei tuoi figli esuli in questa valle di pianto, ma sappiamo pure che vi sono giorni ed ore in cui ti compiaci di spargere più abbondantemente i tesori delle tue grazie. Ebbene, o Maria, eccoci qui prostrati davanti a te, proprio in quello stesso giorno ed ora benedetta, da te prescelta per la manifestazione della tua Medaglia.
Noi veniamo a te, ripieni di immensa gratitudine ed illimitata fiducia, in quest'ora a te sì cara, per ringraziarti del gran dono che ci hai fatto dandoci la tua immagine, affinché fosse per noi attestato d'affetto e pegno di protezione. Noi dunque ti promettiamo che, secondo il tuo desiderio, la santa Medaglia sarà il segno della tua presenza presso di noi, sarà il nostro libro su cui impareremo a conoscere, seguendo il tuo consiglio, quanto ci hai amato e ciò che noi dobbiamo fare, perché non siano inutili tanti sacrifici tuoi e del tuo divin Figlio. Sì, il tuo Cuore trafitto, rappresentato sulla Medaglia, poggerà sempre sul nostro e lo farà palpitare all'unisono col tuo. Lo accenderà d'amore per Gesù e lo fortificherà per portar ogni giorno la propria croce dietro a Lui. Questa è l'ora tua, o Maria, l'ora della tua bontà inesauribile, della tua misericordia trionfante, l'ora in cui facesti sgorgare per mezzo della tua Medaglia, quel torrente di grazie e di prodigi che inondò la terra. Fai, o Madre, che quest'ora, che ti ricorda la dolce commozione del tuo Cuore, la quale ti spinse a venirci a visitare e a portarci il rimedio di tanti mali, fai che quest'ora sia anche l'ora nostra: l'ora della nostra sincera conversione, e l'ora del pieno esaudimento dei nostri voti.
Tu che hai promesso, proprio in quest'ora fortunata, che grandi sarebbero state le grazie per chi le avesse domandate con fiducia: volgi benigna i tuoi sguardi alle nostre suppliche. Noi confessiamo di non meritare le tue grazie, ma a chi ricorreremo, o Maria, se non a te, che sei la Madre nostra, nelle cui mani Dio ha posto tutte le sue grazie? Abbi dunque pietà di noi.
Te lo domandiamo per la tua Immacolata Concezione e per l'amore che ti spinse a darci la tua preziosa Medaglia. O Consolatrice degli afflitti, che già ti inteneristi sulle nostre miserie, guarda ai mali da cui siamo oppressi. Fai che la tua Medaglia sparga su di noi e su tutti i nostri cari i tuoi raggi benefici: guarisca i nostri ammalati, dia la pace alle nostre famiglie, ci scampi da ogni pericolo. Porti la tua Medaglia conforto a chi soffre, consolazione a chi piange, luce e forza a tutti.
Ma specialmente permetti, o Maria, che in quest'ora solenne ti domandiamo la conversione dei peccatori, particolarmente di quelli, che sono a noi più cari. Ricordati che anch'essi sono tuoi figli, che per essi hai sofferto, pregato e pianto. Salvali, o Rifugio dei peccatori, affinché dopo di averti tutti amata, invocata e servita sulla terra, possiamo venirti a ringraziare e lodare eternamente in Cielo. Cosi sia.  Salve Regina

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