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La preparazione alla morte si deve fa-
re con l'acquisto continuo di tesori per
l'altra vita ... Ciò che si semina, si racco-
glie. Giunta la morte, non, si può guada-
gnare più niente per l'eternità.
Quali sono i beni che. bisogna ammas-
sare per l'altra vita? Le opere buone. I
mondani chiamano beni le ricchezze, gli
onori, i piaceri, la salute. Tali beni sono
falsi . o semplicemente passeggeri; moren-
do, si devono lasciare.
Gesù Cristo c'insegna a cercare i veri
beni: Non vogliate accumulare tesori sul-
la terra, dove la ruggine e la tìgnolaIì
consumano ed i ladri li dissotterrano e
li rubano; ma fatevi dei tesori nel Cielo,
dove né ruggine, né tignola consumano,
dove i ladri né scassinano, né rubano;
perchè ove è il tuo tesoro, qui vi è anche
il tuo cuore. -  

I tesori che occorre ammassare e che
in punto di morte saranno sorgente' di
gioia pura e che si godranno per' tutta
l'eternità, sono: le Comunioni ben fatte,
le Sante Messe ascoltate, i Rosari e le pre-
ghiere recitate, la carità fatta al pros-
simo per amor di Dio, la custodia della
purezza, le anime salvate con l'aposto-
lato della preghiera e del sacrificio, le
tentazioni vinte ...

- In fine di vita, dice S. Giovanni Bo-
sco, si raccoglie il frutto delle buone o-
pere. -

Anima cristiana, come ti prepari alla
morte? Ti dai pensiero di accumulare 0-
gni giorno qualche cosa per l'altra vita?
Quando ti accingi' a fare un lungo viag-
gio, non è vero che prepari la tua vali-
gia? Più vi metti dentro e più vi trove-
rai.E la tua mistica valigia, che dovrà
accompagnarti al trono di Dio, è ricca
oppure povera? ... Quanto tempo sprechi
 in occupazioni inutili e forse peccamino-

se; tempo che potresti impiegare nella
preghiera o in altre opere di bene!
Ricorda che il tempo è dono di Dio,
che è un tesoro che bisogna trafficare,
che il tempo passato non ritorna più e
che ogni ora che passa è un'ora meno di
vita che ti rimane! 

PARLA GESU'

La ricchezza, tanto desiderata dagli
uomini, che valore ha davanti a Dio? ..
Ascoltiamo le parole di Gesù, Somma Ve-
rità. Egli chiama « stolto» cioè pazzo co-
lui che confida nei beni terreni
(S. Lu-
ca, XII, 20). Soggiunge: Non potete ser-
vire a due padroni, a Dio e a mammona
(S. Matteo, VI 24), cioè al Signore ed al-
la ricchezza. - La seduzione delle ric-
chezze soffoca la parola di Dio, la quale
quindi non porta alcun frutto (S. Mat-
teo, XIII, 22). - In verità vi dico che dif-

ficilmente un ricco entrerà nel regno dei
Cieli 
Cieli (San Matteo, XIX, 23): - Guai a
voi, ricchi, perché avete già ricevuto la
vostra consolazione! (S. Luca, VI, 24).
Perchè Gesù disprezza la ricchezza?
Perchè chi la possiede, d'ordinario, vi at-
tacca troppo il cuore ed avendo le gioie
quaggiù, difficilmente aspira alle gioie ce-
lesti; il ricco spesso non ha viscere di ca-
rità e spreca il denaro in vani pia-ceri, ne-
gando il soccorso al bisognoso.
Di per sè la ricchezza non è un male,
ma diviene tale per il cattivo uso che se
ne fa.
Quali sono le vere ricchezze davanti a
Dio? ... Le opere buone, che Gesù chiama
tesori celesti."


COSA HA LASCIATO?

Quando qualcuno timore, si suol dire:
Cosa ha lasciato? - Invece bisognerebbe
dire: Che cosa ha portato all’altra vita? -
Poichè siamo al mondo come pellegrini 

 in viaggio per la patria celeste, lavo-
riamo per arricchirci di meriti: Le opere
buone ci accompagneranno per, tutta la
eternità e formeranno la nostra corona di
gloria.

 

SEGRETO DI RICCHEZZA 

Ci sono di quelli che nel mondo lavo-

rano molto e non riescono ad arricchire;
a stento possono sopperire ai bisogni quo-
tidiani; altri invece, forse faticano meno,
ed accumulano tanti beni. Ci sono delle
risorse particolari per far fruttare di più
il proprio lavoro: la previggenza, l'ocula-
tezza nel comprare e nel vendere a tem-
 po propizio, l'economia per evitare gli
 sprechi, ecc ....
 Così nella vita spirituale. Ci sono dei
segreti per arricchirsi di meriti presso Dio
ed uno dei principali è la pratica della
retta intenzione. Purtroppo, un argomen-
to così importante è trattato raramente
nelle prediche e nei libri spirituali, op-
pure è soltanto accennato di passaggio.

Conviene sviscerare l'argomento, affin-
chè le anime ne vedano la preziosità e
sappiano tesoreggiare per il Paradiso.

“Accumulate invece per voi tesori in Cielo”​

La ricchezza, tema attuale anche nel nostro tempo, la si può considera in varia maniera: o come desiderio di possedere, o come una realtà da cui si vorrebbe essere baciati, o come preoccupazione di ciò che si vorrebbe difendere, o come sogno che non è possibile realizzare non avendo, a volte, neanche un lavoro. Con il denaro, almeno nella nostra società occidentale, si pensa di poter avere accesso a tutto, e non solo alle cose materiali.

Oltre che le case, il successo, la salute ecc. si pensa anche che è possibile comprare le persone. La proprietà (siano essi beni o denaro), da mezzo materiale, garanzia di sussistenza per la vita, la si considera, da parte di tanti, come idolo, da realizzare a tutti i costi e la si idolatra fino a diventare « avarizia insaziabile » (Col 3,5).

Davanti al benessere si assume, spesse volte, un atteggiamento da schiavi e la nostra società ci spinge verso un consumismo sfrenato, per cui il possesso delle cose diventa segno di realizzazione personale o di promozione sociale, uno status symbol. Oggi, la Parola di Dio ci chiama ad un confronto della nostra vita con essa e ci sollecita ad una presa di coscienza riguardo al nostro rapporto con la ricchezza.

Dove sta la vita sapiente?

  Nella prima lettura, dal libro del Qoèlet, ci viene fornita la consapevolezza che dobbiamo avere della transitorietà delle cose umane e materiali.

La vera sapienza ci porta ad esaminare le cose spirituali e ci invita a riconoscere quello che davvero conta nella vita, considerando tutto, ricchezza, onori, successo, benessere, fatiche e preoccupazioni del cuore e affanni, come vanità. La sapienza  che viene dall’alto ci invita a ricercare una felicità duratura, un bene veramente prezioso per il nostro cuore. Siamo esortati a considerare le cose che concretamente possediamo alla luce della Parola di Dio e in relazione con il Signore.

Il credente deve, allora, valutare i beni e ciò che si può avere nella vita, anche se raggiunti con fatica, alla luce della fede e della rivelazione di Dio. Gesù, poi, nel Vangelo ci insegna a diffidare  della ricchezza, soprattutto quando si ricerca o la si ritiene con cupidigia e avarizia: perché la  vita non dipende dall’abbondanza dei beni che si possiedono.

Gesù, attraverso la parabola del ricco possidente, i cui campi avevano dato un abbondante raccolto, e che aveva fatto un programma di vita dicendo a stesso: riposati, mangia, bevi e datti alla gioia, senza fare i conti con la morte che lo avrebbe raggiunto nella notte, ci insegna che si è stolti come quell’uomo perché « si accumulano ricchezze per sé  e non ci si arricchisce davanti a Dio».

Gesù considera stoltezza porre la propria felicità nelle cose. Egli non condanna i beni in quanto tali, ma averli ridotti a meta del proprio vivere e unico scopo per poter avere  gioia e felicità. Aver ridotto i beni e le ricchezze ad idolo allontana da Dio: nel Vangelo l’esperienza dei ricchi, come Zaccheo, Matteo, il giovane ricco, mostra come essi sono lontani da Dio, perché sono concentrati sui loro conti e non si accorgono di Gesù se non quando li chiama ed entra nella loro vita, donando loro la gioia dell’incontro con la salvezza. Quando Gesù viene accolto  libera dalla schiavitù della ricchezza e dei beni. Matteo lascia il banco delle imposte, Zaccheo rimborsa coloro che erano stati da lui defraudati.  Nella parabola dell’amministratore infedele esorta a farsi degli amici con la iniqua ricchezza attraverso l’esercizio delle opere di carità. Ma ciò che è importante per Gesù è aver incontrato lui, averlo riconosciuto come Unico Bene per la propria esistenza, essersi affidati a Lui e alla sua parola.

Accumulare tesori per il cielo.

La ricchezza della fede, riconoscere la signoria di Cristo nella propria vita, lasciarsi guidare dal sua Parola, è certamente per il credente il ricercare  la vera ricchezza. Questo  lo impegna come dice san Paolo a perseguire le cose di lassù in cui si trova il proprio patrimonio.

« Sembrerebbe consolatorio ammettere che nella fede tutti siamo ricchi e dunque appagati anche quando, di fatto, viviamo in condizioni precarie di vita, siamo perseguitati dai debiti e dai mutui, condannati a spendere prima ancora di aver guadagnato, dovendo confidare in rate e cambiali » (Messale delle Domeniche e feste, Elle di ci,Ed 2013). Con il suo insegnamento Gesù non vuole togliere dall’uomo il rispetto per le sue esigenze, i suoi bisogni, le sue necessità, perché a chi lo ascolta egli non rivolge solo le sue parole, ma si prende cura delle sofferenze e delle necessità di tutti gli uomini.

E nelle Beatitudini in cui proclama beati i poveri in spirito non giustifica la miseria, né desidera che l’uomo viva di stenti. Dio, se ha dato all’uomo di trarre dal suolo il nutrimento, non vuole che per l’egoismo di alcuni altri muoiano di fame o abbiano a soffrire. Beato, allora, è chi davanti a Dio sa riconoscersi povero, distaccato dai beni di fortuna o meritatamente guadagnati, e si affida al suo amore di Padre. E’ povero, ma ricco di Dio, colui che sa spogliarsi di tutto e sa vivere in comunione con i fratelli, condividendo con essi tutto quello di cui si dispone, come Gesù che da ricco che era divenne povero per arricchirci della sua ricchezza divina, si è abbassato fino alla morte per elevarci  alla sua gloria e alla dignità divina. Spogliarsi, allora, delle proprie ambizioni, della propria superbia, del desiderio di predominio sugli altri, della cupidigia e dell’avarizia, dell’attaccamento e possesso dei beni materiali significa ottenere più facilmente la vita eterna.

Prima Lettura: Qo1,2;2,21-23.

Le cose terrene sono inconsistenti, sfumano in un attimo, ed è vano l’affidarvisi. Ogni realtà è intrisa di  inquietudine e di affanno.  Il messaggio di questa pagina biblica è sempre attuale, di fronte alla tentazione  di appoggiarci alle creature, di affannarci vanamente, credendo di trovare sostegno in cose che in realtà sono destinate a scomparire. Quest’esperienza è preziosa, non perché ci deve portare all’impigrimento, all’accidia o al pessimismo desolato e scettico, ma perché sgombra il cuore e lo induce ad affidarsi a Colui che non passa, che resiste nella mutevolezza delle vicende delle creature terrene; in una parola: ad affidarsi a Dio con la povertà e la libertà del cuore.

Seconda Lettura: Col 3,1-5.9-11.

  Secondo san Paolo siamo già partecipi della risurrezione. E’ vero che questo non è ancora palese, che si trova ancora nascosto. Ma è già realtà, che attende d’essere  manifestata nella gloria. Intanto tutta la nostra attenzione dev’essere oltre questa terra  e il suo orizzonte: la nostra condotta deve assumere  il modello e il principio da Gesù risorto, nella mortificazione di tutto quello che è « terreno », e Paolo per terreno intende  i vari aspetti del peccato, quello che è tipico « del’uomo vecchio », di cui si è ormai spogliati. Dunque ciò che vale veramente e assolutamente non sta fuori, ma dentro di noi: nel mondo interiore, dove opera e si fa sentire il mondo della risurrezione. Quello che è decisivo è la scoperta di questo mondo, la sua esperienza il suo gusto. Il resto passa in secondo ordine. La vita cristiana è un’attesa e un anticipo di quella eterna.

Vangelo: Lc 12,13-21.

Stolto e illuso è il ricco che  affida la propria riuscita e e soddisfazione alle ricchezze, dimenticandone l’intima instabilità e insicurezza, la radicale vanità. Egli credeva che quel che importava  fosse accumulare tesori  terreni per sé, e dimenticava che la ricchezza che vale  e che resiste è quella che si acquista e si accresce davanti a Dio.

C’è gente  che sembra ricca, ed è nella miseria estrema; c’è gente che al giudizio del mondo è povera, ma possiede la vera ricchezza. La grazia, la santità, le opere di carità sono la ricchezza che resiste e non è soggetta alla volubilità e all’inconsistenza  delle cose del mondo. Si tratta di essere poveri secondo il Vangelo.


+ Dal Vangelo secondo Matteo Mt 6,19-23

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

Questo brano si colloca all’interno del “famoso” discorso della montagna ed è bello leggerlo tutto nel suo insieme. Gesù lascia ai suoi discepoli e alla numerosa folla accorsa, dei preziosi insegnamenti di vita, una sorta di regole dell’amore per vivere bene che mette in pratica lui per primo. Sono delle regole di vita valide per tutti i tempi, infatti calzano a pennello anche per la nostra società di oggi dove quello che conta è avere successo, accumulare ricchezze, possedere tutto quello che si desidera, avere sempre più degli altri convinti che solo così si possa essere felici, ma sappiamo bene che è una felicità effimera, momentanea che può colmare un vuoto di un momento e quando lasceremo questo mondo di tutti quei beni non ce ne faremo proprio niente; al contrario in quel momento quello che conterà veramente saranno “i tesori accumulati per noi in cielo”, conterà lo spirito con cui avremo vissuto la nostra vita, i valori a cui avremo dato importanza, la fede che avremo riposto in Dio e il modo in cui ci saremo rapportati con gli altri, con il nostro prossimo.
Ti prego Signore di aiutarci a vivere secondo i tuoi insegnamenti, facendo buon uso dei beni che ci hai donato riscoprendo i veri tesori del cielo e di riuscire a trasmettere queste preziose regole d’amore ai nostri bimbi.


” Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso”

+ Dal Vangelo secondo Matteo Mt 6,24-34

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».
Il passo di oggi ci spinge a riflettere sul nostro rapporto coi beni materiali e sulla loro importanza nella nostra vita. Alcune delle espressioni che abbiamo appena letto possono, a prima vista, lasciarci un po’ stupiti, soprattutto in tempi di crisi come questi: “non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?” oppure, “non affannatevi dunque per il domani” o ancora “osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano”, tutti questi versi sembrano provocazioni se lette con gli occhi di chi fatica ad arrivare alla fine del mese o di chi non ha un lavoro. In realtà la chiave per interpretare quello che ci viene detto sta proprio nel fatto che per essere felici non è necessario circondarsi di ciò che è lussuoso e superfluo: non bisogna essere ricchi per essere felici. Qui c’è, secondo me, un’importante lezione sulla condivisione: “cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”, la giustizia del Signore è la solidarietà tra gli uomini, l’amore verso il prossimo, il dare il primato alle persone anziché alle cose. Spesso mettiamo a tacere la nostra coscienza limitandoci, per esempio, a mandare un SMS per “donare 2 Euro ai terremotati” oppure per “contribuire a costruire un ospedale in Africa”, sono gesti importanti, e per qualcuno possono sicuramente fare la differenza, ma non possiamo illuderci che muovere il pollice sulla tastiera del telefonino costituisca il genere di impegno che il Signore ci chiede.


“Entrate per la porta stretta”

+ Dal Vangelo secondo Matteo Mt 7,6.12-14

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti. Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

Confucio ha detto: “Non fate agli altri ciò che non volete che gli altri facciano a voi”.
Cristo ha detto: “Fate agli altri ciò che vorreste che gli altri facessero a voi”.
La nostra fede non deve essere sulle difensive. Noi abbiamo troppa tendenza a focalizzare i nostri esami di coscienza sui divieti. Non ho fatto né questo né quello, dunque non ho nulla da rimproverarmi. Quando mi capita di rimproverare amichevolmente a uno dei miei parrocchiani le sue rare apparizioni in chiesa, egli mi risponde, convintissimo: “Forse non vengo in chiesa, ma ciò non mi impedisce di essere un credente migliore di molti altri. Non uccido, non rubo, non tradisco nessuno, non faccio del male a nessuno…”.
Molto edificante, non è vero? Mi resta tuttavia il compito di portarlo a capire che la fede in Gesù Cristo non consiste unicamente nell’evitare il male, ma nel fare il bene.
Che ciò gli stia bene o meno, un cristiano sarà giudicato in base all’amore, cioè la messa in atto della sua fede.
I comandamenti di Dio dovrebbero servire come carta di tutte le religioni, di tutte le ideologie, di tutte le politiche, poiché rispondono a ciò che ognuno desidera nel più profondo di se stesso: vita, amore, rispetto, libertà, felicità…
Non dovremmo prendere che una sola risoluzione nella nostra vita e applicarci a viverla nei confronti di tutto e contro tutto: “Metterci al posto di ciascuno dei nostri fratelli e agire come ameremmo che essi agissero nei nostri confronti”.

 

Il Regno dei Cieli
è simile a un tesoro
nascosto...


La Liturgia della XVII Domenica del Tempo Ordinario ci presenta Gesù, grande pedagogo, che insegna la Parola di Dio attraverso un linguaggio comprensibilissimo per i suoi interlocutori, con le parabole del tesoro nascosto e della perla preziosa. Gesù invita a dare il giusto valore tra le cose del mondo ed il Regno di Dio. I veri discepoli lasciano ogni cosa, anche a prezzo di rinunce, perché il Vangelo sia vissuto. “Il Regno dei Cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo”. L’evangelista Matteo evidenzia come l’uomo che lo scopre viene colmato da grande gioia e vende tutto quello che ha pur di possederlo.

Chi è disposto a lasciare per sempre le cose di prima e ad investire tutto nella ricerca del Regno di Dio si comporta come il mercante che, trovata la perla preziosa “vende tutti i suoi averi e la compra”.

Quante volte facciamo finta di non vedere il tesoro nel campo, perché ci impone dei sacrifici e del  coraggio che spesso non vogliamo trovare?

La Liturgia nella prima lettura ci propone il colloquio di Dio con Salomone (1 Libro dei Re 3,5 7-12).

Il Signore apparve a Salomone in sogno durante tutta la notte e gli disse: “Chiedimi ciò che io devo concederti”. E Salomone disse: “… io sono un ragazzo… non so come regolarmi... concedimi un cuore docile perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male, perché chi potrebbe governare questo tuo popolo così numeroso?".
Al Signore piacque che Salomone avesse domandato la saggezza nel governare e disse: “... perché mi hai domandato questa cosa e non hai domandato per te nè una lunga vita, nè la ricchezza, né la morte dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco faccio come tu hai detto. Ti concedo un cuore saggio e intelligente; come te non ci fu alcuno prima di te nè sorgerà dopo di te”.

Cerchiamo di usare  il grande dono che Dio ci ha  fatto, l’intelligenza, e facciamo delle scelte vantaggiose  per la nostra anima.

Il tesoro che la grazia ci apre è tale, che vale la pena di sacrificare ogni cosa per arricchirci di beni superiori e così non vivere invano.

       Sembra assurdo, ma vale la pena di abbandonare tutto per vivere con gioia la vita che Dio ci dona.

 

"La vita consiste nel seguire Gesù"

1. La domanda fatta a Gesù dal giovane ricco urge nel cuore di ogni uomo che non abbia mutilato la sua umanità in ciò che ha di più nobile: la domanda di pienezza di significato per la vita. L’eternità infatti a cui è interessato il giovane, non denota semplicemente la durata cronologica della vita. È una domanda riguardante la qualità della vita. È la domanda sul come giungere semplicemente ad una vita felice, veramente beata.

Ma la pagina evangelica ci rivela al riguardo una verità più profonda. Il desiderio che è in ciascuno di noi di una vita felice, è il segno impresso nella nostra persona dell’attrazione che Dio stesso esercita nei nostri confronti. «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo». Alla domanda può rispondere solo Dio, perché Lui solo è la vita eterna, Lui solo è il Bene. Quel desiderio dunque che è nel nostro cuore è in realtà il nostro orientamento verso Dio, pienezza della Vita e del Bene; è invocazione rivolta a Dio medesimo.

Ed in realtà Dio ha già risposto; ha già indicato la via che conduce l’uomo alla vita eterna, alla vita vera e buona: «tu conosci i comandamenti» dice Gesù al giovane «non uccidere, non commettere adulterio …». Le dieci Parole che Dio ha detto a Mosè come base dell’Alleanza con Israele, sono la risposta. E il giovane della pagina evangelica può dire: «maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». E secondo il Vangelo di Matteo aggiunge: «che cosa mi manca ancora?».

Dunque, cari fratelli e sorelle, l’osservanza dei comandamenti non basta per vivere una vita vera e buona, una vita beata: è necessaria, ma non è sufficiente.

«Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «una cosa sola ti manca: va, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi».

Cari amici, dobbiamo prestare molta attenzione a queste parole, perché costituiscono il vertice del dialogo: Gesù indica la via definitiva e perfetta per giungere alla vita vera. La vita consiste nel seguire Gesù. Non si tratta più soltanto di mettersi in ascolto di un insegnamento o di obbedire ad un comandamento. «Si tratta, più radicalmente, di aderire alla persona stessa di Gesù, di condividere la sua vita e il suo destino, di partecipare alla sua obbedienza libera ed amorosa al Padre» [Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Veritatis Splendor 19, 3; EE 8, 1552].

La vicenda del giovane del Vangelo richiama in modo singolare la vicenda di Paolo.

Anch’egli «era irreprensibile quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della legge» [Fil 3, 6]. Ma quando il Padre “si compiacque di rivelargli il suo Figlio, di farlo incontrare con Gesù” [cfr. Gal 1, 16], Paolo, a differenza del giovane del Vangelo, “reputò tutto una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù” [ cfr. Fil 3, 8].

2. Cari fratelli e sorelle, iniziamo oggi l’Anno della Fede. La pagina evangelica ora commentata può orientarci durante tutta la sua celebrazione. Che cosa è infatti la fede? La fede cristiana è un incontro reale, una relazione con Gesù Cristo, il quale attira il credente dentro al suo intimo legame col Padre e lo Spirito.

Ciò che Dio ci ha rivelato è stata la sua divina decisione, assolutamente gratuita, di renderci partecipi della sua stessa Vita eterna. La sua intenzione primaria che guida tutto il suo divino agire è di partecipare all’uomo in Cristo e mediante Cristo la sua divina beatitudine. È Cristo, il Figlio fattosi uomo, che ci rivela l’amore del Padre e ci introduce nella partecipazione alla vita divina. È questo il centro di tutto il cristianesimo: la deificazione dell’uomo in Cristo e per mezzo di Cristo, Verbo incarnato.

La domanda del giovane ricco ha in fondo lo stesso contenuto di quella della folla di Cafarnao: «che cosa dobbiamo fare per operare le opere di Dio?». Gesù aveva detto che dovevano cercare un cibo che dona la vita eterna [cfr. Gv 6, 27-28]. Egli risponde: «che crediate in colui che Egli ha mandato». Ecco, fratelli e sorelle, la risposta adeguata al nostro desiderio di vivere una vita vera; di poter avere un cibo che nutre non una vita mortale ma una vita eterna: la fede in Gesù. Mediante la fede Cristo abita nel cuore del credente [cfr. Ef 3, 17], e così il discepolo è assimilato al suo Signore.

L’Anno della Fede che oggi apriamo è l’opportunità dataci dalla divina Provvidenza «per riscoprire e riaccogliere questo dono prezioso che è la fede, per conoscere in modo più profondo le verità che sono la linfa della nostra vita; per ricondurre l’uomo di oggi, spesso distratto, ad un rinnovato incontro con Gesù Cristo “via, verità e vita”» [Benedetto XVI, Discorso alla CEI 24. 05. 2012]. Non possiamo essere cristiani senza avere mai deciso di diventarlo; non possiamo ignorare quelle verità che pure professiamo ogni domenica.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica sarà lo strumento che ci accompagnerà durante tutto l’anno. La Madre di Dio, alla quale abbiamo chiesto di essere fra noi e con noi in questo momento tanto solenne, ci conduca all’incontro nella fede col suo Figlio. Così sia.


I DIECI COMANDAMENTI

Ad un giovane che chiedeva cosa dovesse fare per avere la vita eterna, Gesù rispose: "Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti" (Vangelo di Matteo 19,17).

I Dieci Comandamenti, scritti da Dio su due tavole di pietra e consegnati a Mosè (Libro dell'Esodo 31,18; Libro del Deuteronomio 5,22), sono dei mezzi per raggiungere la santità. I primi tre riguardano l'amore verso Dio, gli altri sette l'amore verso il prossimo. Essi iniziano con i tre insegnamenti dedicati al culto di Dio, perché il Signore ha la precedenza su tutto e deve essere amato su ogni essere o cosa. Ma non è l'unica spiegazione per chiarire l'ordine dato al Decalogo.

II movente principale che Dio ha avuto nella disposizione dei suoi precetti è l'amore: aiutarci nella via del bene, darci modo di essere in Lui e Lui in noi, perché questa unione ci dia uno spirito così forte da saper essere sempre vittoriosi sulla carne, il mondo, il demonio. E da questa vittoria giungere al trionfo del cielo, al godimento di Dio, alla vita eterna, al luogo meraviglioso dove non sono più lotte e sacrifici, ma tutto è superato di ciò che è fatica o dolore ed è pace, pace infinita (Libro dell'Apocalisse 21,4).

Come due sono i precetti dell'amore nei quali si compendia tutta la leggé e i profeti (Vangelo di Matteo 22,37­40), così i Dieci Comandamenti sono scolpiti su due tavole di pietra: il cielo e la terra, da cui non si cancelleranno mai. Dice Gesù: "Non pensate che io sia venuto ad abolire la legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli" (Vangelo di Matteo 5,17-19). E il profeta Ezechiele rivela: "Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi" (Libro del profeta Ezechiele 36,27).

"Pieno compimento della legge è l'amore" è detto (Lettera di San Paolo ai Romani 13,10). E Gesù afferma: "Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama" (Vangelo di Giovanni 14,21). I Comandamenti non sono altro che dei precetti d'amore per vivere l'amore. Perciò: "Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!" (Vangelo di Luca 11,28). Beati quelli che accolgono con fede gli insegnamenti del Signore, li vivono con amore, li testimoniano con zelo.

Il Signore Iddio ci chiama ad osservare la sua Parola, perché ci vuol fare santi e renderci felici per sempre: "Osservate le mie leggi e mettetele in pratica. Io sono il Signore che vi vuole fare santi" (Libro del Levitico 20,8); "Io sono il Signore tuo Dio che ti insegno per il tuo bene, che ti guido per la strada su cui devi andare" (Libro del profeta Isaia 48,17); "Camminate sempre sulla strada che vi prescriverò, perché siate felici" (Libro del profeta Geremia 7,23).

Non vi è cosa più impostante al mondo del temere Dio, cioè di credere in Lui e di amarlo, osservando i suoi insegnamenti. Come dice il profeta: "Temi Dio e osservai suoi comandamenti, perché questo per l'uomo è tutto" (Libro di Qoelet 12,13).


« Udite tutti.
In un salmo di David 2 il salmista si chiede : " Chi abiterà nel Tabernacolo di Dio? Chi riposerà sul monte di Dio? " E passa ad enumerare chi saranno i, fortunati e per quali motivi lo saranno. Dice : " Colui che vive senza macchia e pratica giustizia. Colui che parla dal cuore con verità e non ordisce inganni con la sua lingua, che non danneggia il prossimo, che non accoglie parola infamante il suo simile ". E con poche righe, dopo aver detto chi entrerà nei dominii di Dio, dice cosa questi benedetti fanno di bene dopo non aver fatto il male. Ecco. " Agli occhi suoi un niente è il malvagio. Egli onora quelli che temono Dio. Giurando al suo prossimo non inganna. Non dà il suo denaro ad usura, non riceve regali a danno dell'innocente ". E termina : " Chi fa queste cose non vacillerà in eterno ".

In verità, in verità vi dico che il salmista, ha detto la verità e confermo con la mia sapienza che chi fa queste cose non vacillerà in eterno. Condizione prima per entrare nel-Regno dei Cieli: "Vivere senza macchia".

Ma può l'uomo, creatura debole, vivere senza macchia? La carne, il mondo e Satana in un continuo ribollire di passioni, tendenze e di odio schizzano i loro spruzzi a macchiare gli spiriti, e se il Cielo fosse aperto solo a quelli che hanno vissuto senza macchia dall'uso della ragione in poi, pochissimi di tutta l'Umanità entrerebbero in Cielo, così come pochissimi sono gli uomini che giungono alla morte senza aver conosciuto malattie più o meno gravi durante l'esistenza.

E allora? Così è precluso il Cielo ai figli di Dio? E questi dovranno dirsi : " Io l'ho perduto " quando un assalto di Satana o una bufera della carne li fanno cadere e si vedono macchiati nell'anima? Non ci sarà più perdono per chi ha peccato? Nulla cancellerà la macchia che deturpa lo spirito?

Non temete di un timore ingiusto il vostro Dio. Egli è Padre e un padre tende sempre una mano ai figli vacillanti, offre aiuto perchè si rialzino, conforta con mezzi soavi perchè il loro avvilimento non degeneri in disperazione ma fiorisca in umiltà vogliosa di riparare per tornare diletti al Padre.

Ecco. Il pentimento del peccatore, la buona volontà di riparare, ambedue nati da un vero amore per il Signore, detergono la macchia della colpa e rendono degni del perdono 'divino. E quando Colui che vi parla avrà compiuta la sua missione sulla Terra, alle assoluzioni dell'amore, del pentimento e della buona volontà, si unirà, potentissima, l'assoluzione che il Cristo vi avrà ottenuta a prezzo del suo sacrificio $. Più candidi nell'anima di bambini da poco nati, molto più candidi perchè a chi crederà in Me scaturiranno dal seno fiumi d'acqua viva detergenti anche la colpa d'origine, causa prima di ogni debolezza. dell'uomo, potrete aspirare al Cielo, al Regno di Dio, ai suoi Tabernacoli. Perchè la Grazia che Io sto per rendervi vi aiuterà a praticare la giustizia, la quale aumenta tanto più, quanto più è praticata, il diritto che vi dà uno spirito senza macchia di entrare nella gioia del Regno dei Cieli.

Vi entreranno i pargoli e godranno, per la beatitudine data gratuitamente, godranno, perchè il Cielo è gioia. Ma vi entreranno gli adulti, i vecchi, coloro che hanno vissuto, lottato, vinto, e che alla candida corona della Grazia uniranno quella multicolore delle loro opere sante, delle loro vittorie su Satana, il mondo e la carne, e grande, grandissima sarà la loro beatitudine di vincitori, grande, quale l'uomo non può immaginare.

Come si pratica la giustizia? Come si conquista la vittoria?

Con onestà di parole e di azioni, con carità di prossimo. Riconoscendo che Dio è Dio e non mettendo gli idoli delle creature, del denaro, del potere,, al posto del Dio Santissimo. Col dare ad ognuno il posto che gli aspetta senza cercare di dare più o di dare meno di ciò che è doveroso. Colui che, perchè uno gli è amico o parente potente, lo onora e serve anche nelle opere non buone, non è giusto. Colui, all'opposto, che danneggia il suo prossimo perchè da esso non può sperare utile di sorta e giura contro di lui, o si fa comperare con regali per deporre contro l'innocente o giudicare con partigianeria, non secondo giustizia ma secondo il calcolo di ciò che quell'ingiusto giudizio gli può ottenere da chi è il più potente fra i contendenti, non è giusto e vane sono le sue orazioni, le sue offerte, perchè macchiate di ingiustizia agli occhi di Dio.

Voi vedete che ciò che dico è ancora Decalogo. Sempre è Decalogo la parola del Rabbi. Perchè il bene, la giustizia, la gloria è nel compiere ciò che il Decalogo insegna e ordina di fare. Non c'è altra dottrina. Allora data fra le folgori del Sinai °, ora data fra i fulgori della Misericordia, ma la Dottrina è quella. E non muta. E non può mutare. Molti, a loro scusa, diranno in Israele, per giustificare di non essere santi anche dopo il passaggio sulla Terra del Salvatore : " Io non ho avuto modo di seguirlo e ascoltarlo ". Ma, la loro scusa non ha nessun valore. Perchè il Salvatore non è venuto a mettere una nuova Legge, ma a riconfermare la prima, l'unica Legge. Anzi a riconfermarla proprio nella sua nudità santa, nella sua semplicità perfetta. A riconfermare con amore e con promesse di certo amore di Dio ciò che prima era stato detto con rigore da una parte e ascoltato con timore dall'altra °.

Per farvi ben capire ciò che sono i dieci Comandamenti e quale importanza ha il seguirli, vi dico questa parabola.

Un padre di famiglia aveva due figli, ugualmente amati e dei quali egli voleva essere in uguale misura il benefattore. Questo padre aveva, oltre alla dimora che erano i figli, dei possessi dove erano grandi tesori nascosti. I figli sapevano di questi tesori ma non sapevano la via per andarvi perchè il padre, per motivi suoi propri, non aveva rivelato ai figli la via per giungervi e ciò per molti e molti anni. Però, ad un certo momento, chiamò i suoi due figli e disse : " E' bene che ormai voi conosciate dove sono i tesori che il padre vostro ha messi da parte per voi, per poterli raggiungere quando io ve lo dirò. Intanto conoscetene la strada e i segnali che ho messo in essa, perchè voi non smarriate la via giusta. Sentitemi dunque. I tesori non sono in pianura dove stagnapo le acque, arde il solleone, sciupa la polvere, soffocano gli spini e i triboli, e dove facilmente i ladri possono giungere per derubarvi. I tesori sono in cima a quell'alto monte, alto e scabro. Io li ho collocati là in cima e là vi attendono. Il monte ha più di un sentiero, anzi ha molti sentieri. Ma uno solo è buono. Gli altri, quali finiscono in precipizi, quali in caverne senza uscita, quali in fosse di acqua melmosa, quali in serpai di vipere, quali in crateri di zolfo acceso, quali contro muraglie insuperabili. Quello buono, invece, è faticoso, ma giunge alla vetta senza interruzione di precipizi o altri ostacoli. Perchè voi lo possiate riconoscere io ho messo lungo di esso a distanze regolari dieci monumenti di pietra con sopra incise queste tre parole di riconoscimento: . Amore, ubbidienza, vittoria. Andate seguendo questo sentiero e raggiungerete il luogo del tesoro. Io, poi, per altra via, nota a me solo, verrò e ve ne aprirò le porte perchè siate felici ".

I due figli salutarono il padre che finchè potè essere udito da loro ripetè : " Seguite la via che vi ho detto. E' per vostro bene. Non lasciatevi tentare dalle altre anche se vi sembrano migliori. Perdereste il tesoro e me con esso... "

Eccoli giunti ai piedi del monte. Un primo monumento era alla base, proprio all'inizio del sentiero che era al centro di una raggiera di sentieri, che salivano alla conquista del monte in ogni senso. I due fratelli iniziarono la salita sul sentiero buono. Era ancora molto buono nel primo tempo, benchè senza un filo d'ombra. Dall'alto del cielo il sole vi scendeva a picco innondandolo di luce e di calore. La candida roccia in cui era tagliato, il terso cielo sul loro capo, il caldo sole ad abbraccio delle loro membra : ecco ciò che vedevano e sentivano i fratelli. Ma ancora animati da buona volontà, dal ricordo del padre e delle sue raccomandazioni, salivano gioiosi verso la cima. Ecco un secondo monumento... e poi ecco il terzo. Il sentiero era sempre più faticoso, solitario, ardente. Non si vedevano neppur più gli altri sentieri nei quali erano erbe e piante o acque chiare, e sopratutto salita più dolce perchè meno ripida e tracciata nel suolo non già sulla roccia. " Nostro padre ci vuol far giungere morti " disse un figlio giungendo al quarto monumento. E cominciò a rallentare il passo. L'altro lo confortò a proseguire dicendo : " Egli ci ama come altri sé stessi e più ancora perchè ci ha salvato il tesoro così meravigliosamente. Questo sentiero nella roccia che senza smarrimenti sale dal basso alla cima lo ha scavato lui. Questi monumenti li ha fatti lui per guida nostra. Pensa, fratello mio! Lui, da solo, ha fatto tutto questo, per amore! Per darlo a noi! Per fare che vi giungiamo senza sbaglio possibile e senza pericolo ".

Camminarono ancora. Ma i sentieri lasciati a valle ogni tanto si riaccostavano al sentiero nella roccia, e sempre più lo facevano più il monte avvicinandosi alla cima si faceva più stretto nel suo cono. E come erano belli, ombrosi, invitanti!...

« Io quasi prendo uno di quelli " disse il malcontento giungendo al sesto monumento. "Tanto anche quello va alla cima".

" Tu non lo puoi dire... Non vedi se sale o se scende... "

"Eccolo lassù! "

" Non sai se è questo. E poi il padre lo ha detto di non lasciare l'onesto sentiero... "

Di mala voglia lo svogliato proseguì.

Ecco il settimo monumento: "Oh! io me ne vado proprio". " Non lo fare, fratello! "

Su per il sentiero veramente difficilissimi o, ormai. Ma la cima era ormai prossima...

Ecco l'ottavo monumento e vicino, proprio rasente il sentiero fiorito. " Oh! lo vedi che, se non in linea retta, va proprio su anche questo? "

" Non sai se è quello".

" Sì. Lo riconosco ".

"Ti inganni".

" No. Vado ".

" Non lo fare. Pensa al padre, ai pericoli, al tesoro ".

" Ma vadano in perdita tutti! Che me ne faccio del tesoro se giungo in cima morente? Quale pericolo più grande di questa via? E quale odio più grande di questo del padre che ci ha beffati con questo sentiero per farci morire? Addio. Giungerò prima di te, e vivo... " e si gettò nel sentiero attiguo, scomparendo con una esclamazione di gioia dietro i tronchi che l'ombreggiavano.

L'altro proseguì tristamente... Oh! la via nel suo ultimo tratto era proprio tremenda! Il viandante non ne poteva più. Era come ubbriaco di fatica, di sole! Al nono monumento si fermò ansante appoggiandosi alla pietra scolpita e leggendo macchinalmente le parole incise. Vicino era un sentiero d'ombra, d'acque, di fiori... " Quasi, quasi... Ma no! No. Lì è scritto, e l'ha scritto mio padre

Amore, ubbidienza, vittoria'. Devo credere. Al suo amore, alla sua verità, e devo ubbidire per mostrare il mio amore... Andiamo... L'amore mi sorregga..." Ecco il decimo monumento... Il viandante esausto, arso dal sole, camminava curvo come sotto un giogo... Era l'amoroso e santo giogo della fedeltà che è amore, ubbidienza, fortezza, speranza, giustizia, prudenza, tutto... Invece di appoggiarsi si gettò seduto a quella larva d'ombra che il monumento faceva al suolo. Si sentiva morire..: Dal sentiero accosto veniva un rumore di ruscelli e odor di bosco... " Padre, padre, aiutami col tuo spirito, nella tentazione... aiutami a essere fedele sino alla fine! "

Da lontano, ridente, la voce del fratello : " Vieni, ti aspetto. Qui è un eden... Vieni...

« Se andassi?... " e gridando forte : " Si sale proprio alla vetta? "

" Sì, vieni. C'è una galleria fresca che porta su. Vieni! La vedo già, la vetta, oltre la galleria nel masso... "

" Vado? Non vado?... Chi mi soccorre?... Vado... " Puntò le mani per rialzarsi e mentre lo faceva notò che le parole scolpite non erano più sicure come quelle del primo monumento : " Ogni monumento, le parole erano più leggere... come se il padre mio, spossato, avesse faticato a inciderle. E... guarda!... Anche qui quel segno rosso bruno che già era visibile dal quinto monumento... Solo che qui esso. empie il cavo di ogni parola ed è scolato fuori, rigando il masso come di lacrime scure, come... di sangue... " Grattò col dito là dove era una macchia vasta quanto due mani. E la macchia si sfarinò lasciando scoperte, fresche, queste parole:` Così vi ho amato. Sino a spargere il sangue per condurvi al Tesoro ".

" Oh! oh! Padre mio! E io potevo pensare a non fare il tuo comando?! Perdono, padre mio! Perdono ". Il figlio pianse contro il masso, e il sangue che empiva le parole si rifece fresco splendendo come rubino, e le lacrime furono cibo e bevanda al figlio buono, e forza... Si alzò... per amore chiamò il fratello, forte, for, te... Voleva dirgli la sua scoperta... l'amore del padre, dirgli : " Torna ". Nessuno rispose... Il giovane riprese l'andare, quasi a ginocchi sulla pietra rovente, perchè'' era proprio sfinito nella carne dalla fatica, ma lo spirito era sereno. Ecco la vetta... E là ecco il padre.

" Padre mio!"

" Figlio diletto! "

Il giovane si abbandonò sul petto paterno, il padre lo accolse coprendolo di baci.

" Sei solo? "

" Sì... Ma presto giungerà il fratello... "

«No. Non giungerà più. Ha lasciato la via dei dieci monumenti. Non vi è tornato dopo i primi disinganni ammonitori. Vuoi vederlo? Eccolo là. Nel baratro di fuoco... E' stato pertinace nella colpa. Lo avrei ancora perdonato e atteso se, dopo aver cpnosciuto l'errore, fosse tornato sui suoi passi e, sebbene con ritardo, fosse passato per dove l'amore è passato per primo soffrendo sino a spargere il suo sangue migliore, la parte più cara di se stesso per voi ".

" Egli non sapeva... "

" Se egli avesse guardato con amore le parole scolpite nei dieci monumenti avrebbe letto il loro vero significato. Tu lo hai letto sin dal quinto monumento e lo hai fatto notare all'altro dicendo . Il padre qui deve essersi ferito!' e lo hai letto nel sesto, settimo, ottavo, nono... sempre più chiaro, sinchè hai avuto l'istinto di scoprire ciò che era sotto il sangue mio. Sai il nome di quell'istinto? .Tua vera unione con me'. Le fibre del tuo cuore, fuse alle mie fibre, hanno trasalito, e ti hanno detto : . Qui avrai la misura di come ti ama il padre'. Ora entra nel possesso del Tesoro e di me stesso, tu, amoroso, ubbidiente, vittorioso in eterno".

Questa la parabola.

I dieci monumenti sono i dieci comandamenti. Il vostro Dio li ha scolpiti e messi sul sentiero che porta al Tesorot eterno, e ha sofferto per condurvi a quel sentiero. Voi soffrite? Anche Dio. Voi dovete forzare voi stessi? Anche Dio.

Sapete sino a che punto? Soffrendo di separarsi s da Se stesso e di forzarsi a conoscere l'essere uomo con tutte le miserie che l'umanità porta seco : il nascere, il patire freddo, fame, fatica e sarcasmi, affronti, odii, insidie e infine la morte dando tutto il Sangue per darvi il Tesoro. Questo soffre Dio sceso a salvarvi. Questo soffre Dio nell'alto del Cielo, permettendo a Se stesso di soffrirlo.

In verità vi dico che nessun uomo, per faticoso che sia il suo sentiero per giungere al Cielo, non farà mai un sentiero più faticoso e doloroso di quello che il Figlio dell'uomo percorre per venire dal Cielo alla Terra e dalla Terra al Sacrificio per aprirvi le porte del Tesoro.

Nelle tavole della Legge è già il mio Sangue. Nella Via che vi traccio è il mio Sangue. La porta del Tesoro si apre sotto l'onda del mio Sangue. La vostra anima si fa candida e forte per il lavacro e il nutrimento del mio Sangue. Ma voi, perchè non sia sparso invano, dovete battere la via immutabile dei dieci comandamenti.

Ora riposiamo. Al tramonto Io andrò verso Ippo, Giovanni alla purificazione, voi alle vostre case. La pace del Signore sia con voi. »

Il vero cattolico come deve rapportarsi alle "cose del mondo"?

"Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà", dice il Signore, esortando tutti noi a non cedere alle tentazioni ed alle lusinghe del mondo; molto spesso un applauso ricevuto oggi, casomai per essere stati politicamente corretti o per aver omesso delle verità, potrebbe corrispondere ad una severa punizione nell'Aldilà. Punto di partenza e punto di arrivo della vita di un vero cattolico è la voglia di uniformarsi a Cristo, seguendone l'esempio e cercando, con tutte le forze, di allontanare il vizio e di esercitare le virtù, che ben conosciamo e che sono elencate nel Catechismo. La vita del buon cattolico non deve, quindi, essere uno spregiudicato compromesso fra la materia e l'anima, bensì deve tendere all'affido alla Divina Provvidenza; tutto ciò deve avvenire in ogni contesto, in ogni luogo, in ogni momento. Sorgono automatiche le domande, le perplessità, le polemiche: come faccio a vivere degnamente da cattolico in un mondo in preda alla deriva ed all'apostasia? ...

...  A questo proposito sono illuminanti i consigli di Nostro Signore che, già avvertendoci di tutto ciò che sarebbe accaduto, ci lascia in eredità le Sue opere e le Sue parole e, come tutti sappiamo, non lo fa in quanto Dio, bensì come uomo.

La moderna teologia, sovente protestante, minimizza la prospettiva escatologica della fine dei tempi, dunque del Giudizio a cui, pur non volendo, tutti noi saremo sottoposti e, in quel Contesto, non ci sarà un avvocato difensore, ma a pesare sulla bilancia saranno semplicemente le nostre azioni.

Lo scopo (il fine) del vero cattolico, seppur molto difficile, è il raggiungimento di uno stato di santità, dove per santità si intende la totale uniformità ed aderenza ai precetti indicati da Nostro Signore e che, sino ad oggi, ci sono stati tramandati attraverso la Santa romana Chiesa, unica discendente cattolica ed apostolica.

Essere santi, comunque, non significa non peccare mai - solo Gesù e la Madonna sono esenti da peccati - al contrario vuol dire incamminarsi con fiducia in un percorso spirituale che, data la vicinanza a Dio, può e deve condurre l'uomo necessariamente alla perfezione.

A sostegno di questo cammino ci vengono incontro i Sacramenti, fra i quali è fondamentale la Riconciliazione - nota come Confessione - momento di particolare sottomissione a Dio, in cui ci si libera dei peccati commessi e ci si propone, con animo contrito, di non commetterli più. Gesù come esempi da seguire ci offre tutti i suoi consigli, oltre che la sua Vita, Passione, Morte e Resurrezione.

Leggiamo con attenzione quanto segue e, se colpevoli, cerchiamo di abbandonare la via della perdizione e di dirigere i nostri sforzi alla ricerca della Verità, unica fonte di salvezza. Non facciamolo, però, per paura dell'Inferno - che è realtà oggettiva - ma solo ed esclusivamente per piacere a Dio.

Fare l'elemosina in segreto - “Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.”

Pregare in segreto - “Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.  Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.”

La vera preghiera. Il Pater - “Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così:

Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome;
venga il tuo regno;
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e fà che non cadiamo in tentazione,
ma liberaci dal Maligno.

Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.”

Digiunare in segreto - “E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto,  perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.”

Il vero tesoro - “Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano.  Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.”

L'occhio lucerna del corpo - “La lucerna del corpo è l'occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!”

Dio e il denaro - “Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona.” (Per “mammona” il Signore intende, ovviamente, il male, il Maligno, qualsiasi altro dio, divinità, idolo o credenza).

Abbandonarsi alla Provvidenza - “Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?  Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.  Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.  Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.”

Non giudicare - “Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati. Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell'occhio tuo c'è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello.”

Non profanare le cose sante - “Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.”

Efficacia della preghiera - “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto;  perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.  Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra?  O se gli chiede un pesce, darà una serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!”

La regola d'oro - “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.”

Le due vie - “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!”

I falsi profeti - “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi;  un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.”

I veri Discepoli - “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.  Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia.  Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande.” (Matteo 6,7).

Ogni volta che Dio mi concede l’onore e mi dà il coraggio di leggere questa pericope del Vangelo di Matteo, non vi nascondo che mi sento una nullità ed acquisto la consapevolezza che nella vita non ho raggiunto neanche il primo gradino della scala che ci porta alla salvezza. Non lamentiamoci dei nostri insuccessi e di tutti i problemi che ci attanagliano; nella sventura, prima di serbare rancore verso Dio e verso i nostri antagonisti, casomai bestemmiando o adirandoci, facciamoci un sentito esame di coscienza e valutiamo se effettivamente noi meritiamo qualcosa.

Rivisitiamo la nostra vita alla luce dei consigli succitati e, sicuramente, Dio sarà più che benevolo.

Se, invece, ci ostiniamo a fare di testa nostra, ecco che la grazia di nostro Signore si allontana ed interviene ineffabilmente il Maligno con le sue folckloristiche ed immancabili disgrazie.