Crea sito

Con la venuta gloriosa del Figlio dell'uomo si apre lo
scenario del giudizio finale che abbraccia l'intera creazio-
ne. Sarà un momento solenne e grandioso, profondamen-
te desiderato dai buoni e altrettanto temuto dai malvagi.
Il Giudice sarà il Figlio di Dio, il Verbo incarnato, il no-
stro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Il cielo, la terra e
l'inferno saranno in attesa delle parole che usciranno dal-
la sua bocca. Egli verrà vestito di maestà, con potenza e
forza grandi, assiso sul trono della sua gloria. Nulla gli re-
sisterà, nulla potrà opporvisi, perché il Padre ha messo nelle
sue mani ogni potere in cielo e in terra. 

Per quanto importante sia il giudizio particolare per la
nostra vita, in quanto è in esso che viene deciso il destino
eterno dell'anima, nulla vi è di più maestoso, austero e
regale del giudizio universale. Soltanto il genio sublime
di Michelangelo è riuscito a cogliere quel momento uni-
co e irripetibile della storia nel quale al male viene detto:
«Basta!».
Proprio nell' ora del massimo scatenamento del mistero
di iniquità, quando apparentemente sembra riuscire a ot-
tenere la vittoria, ecco che viene il vero padrone del mon-
do. La sua venuta trova nella Sacra Scrittura descrizioni
insuperabili per bellezza e potenza: «l suoi occhi sono co-
me fiamma di fuoco, ha sul suo capo molti diademi; porta
scritto un nome che nessuno conosce all'infuori di lui. È
avvolto in un mantello intriso di sangue e il suo nome è
Verbo di Dio. Gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli
bianchi, vestiti di lino bianco e puro. Dalla sua bocca esce
una spada affilata per colpire con essa le genti. Egli le go-
vernerà con scettro di ferro e pigerà nel tino il vino dell'i-
ra furiosa del Dio onnipotente. Un nome porta scritto sul
mantello e sul femore: Re dei re e Signore dei signori»
(Apocalisse 19,12-16).
Dobbiamo ritenere che la realtà sarà ancora più gran-
diosa di queste pur suggestive descrizioni, perché assiste-
remo alla manifestazione irresistibile dell' onnipotenza e
della giustizia divine. La guerra, dichiarata fin dall'inizio
da Lucifero a Dio, avrà la sua conclusione perentoria e
definitiva. Gli empi, radunati da satana da ogni parte della
terra, numerosi quanto la sabbia del mare, tenteranno l'ul-
timo assalto. L'esito ce lo descrive l'apostolo Giovanni in
visione: «Un fuoco discese dal cielo e li divorò. E il dia-
volo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco
e di zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: sa-
ranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli»
(Apocalisse 20,9-10).
La sconfitta definitiva del maligno è il primo atto del
dramma finale che si apre con l'apparizione del Figlio del-
l'uomo sulle nubi del cielo. A esso seguirà un evento al-
trettanto grandioso nel quale saremo tutti coinvolti: la ri-
surrezione della carne. Fino a quel momento le anime dei 

defunti si trovavano in paradiso, o nel purgatorio o all'in-
ferno. L'anima non è l'uomo completo, per quanto possa
sussistere nella pienezza della sua vita spirituale senza il
corpo.
Nel momento del compimento della storia assisteremo
a un avvenimento la cui grandezza è pari a quella della
creazione, perché ognuno riavrà il suo corpo, parte inte-
grante della sua persona. In quell'ora «tutti coloro che so-
no nei sepolcri udranno la voce del Figlio dell'uomo e ne
usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di
vita e quanti fecero il male per una risurrezione di con-
danna» (Giovanni 5,28-29). Tutti quindi risorgeranno, sia
i giusti come gli ingiusti, ma i primi avranno un corpo a
immagine della gloria divina, gli altri a immagine della lo-
ro tenebrosa condizione di morte spirituale.
La teologia classica ha molto discusso sulla qualità dei
corpi risorti. Ma tutto ciò che al riguardo possiamo sape-
re ci è rivelato nelle apparizioni pasquali del Risorto. In-
fatti la risurrezione dei giusti sarà a immagine di quella
di Gesù Cristo. Come la sua santa umanità partecipa del-
lo splendore della divinità, così avverrà anche per noi, che
siamo membra del corpo di Cristo. Il nostro corpo sarà
avvolto dalla medesima gloria divina.
Sarà allora, quando davanti al Figlio dell'uomo si rac-
coglieranno tutte le genti, che egli «separerà gli uni dagli
altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà
le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra ... E se ne
andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eter-
na» (Matteo 25,32-33.46).
La conclusione della storia umana non potrebbe avve-
nire in modo più solenne, giusto e drammatico nel mede-
simo tempo. Dio, che ha creato il mondo per renderlo par-
tecipe della sua gloria immortale, ha dovuto correre il ri-
schio della libertà creata. Senza la libertà non sarebbe pos-
sibile neppure 1'amore. Senza la libertà l'uomo non avrebbe
la dignità di vero interlocutore davanti a Dio. Il Creatore
non ha voluto creare dei robot, ma degli esseri liberi e re-
sponsabili, quali sono gli angeli e gli uomini. Li ha messi
nella condizione di amarlo, ma anche di rifiutare il suo
amore.

Il giudizio universale non sarebbe comprensibile senza
il grande dono della libertà che Dio ha voluto dare ad al-
cune sue creature, elevandole infinitamente al di sopra delle
altre. Qualcuna di esse ha fatto uso del libero arbitrio per
opporsi a Dio e per sostituirsi a lui, nell'illusione di una
totale emancipazione. Il mistero del male, che attraversa
tutta la storia e anche le nostre singole esistenze, affonda
qui le sue radici. Ma il progetto di eliminare Dio ha come
unico futuro la perdizione eterna dei maledetti.
Se saremo con i benedetti, come ardentemente dobbia-
mo pregare, in quel giorno «conosceremo il senso ultimo
di tutta l'opera della creazione e di tutta l'economia della
salvezza, e comprenderemo le mirabili vie attraverso le qua-
li la Provvidenza divina avrà condotto ogni cosa verso il
suo fine ultimo. Il giudizio finale manifesterà che la giu-
stizia di Dio trionfa su tutte le ingiustizie commesse dalle
sue creature e che il suo amore è più forte della morte»
(Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1040).

 

Cieli nuovi e terra nuova

Nel progetto mirabile di Dio riguardante la creazione
e la redenzione è compreso l'intero universo. L'uomo non
può essere separato dal cosmo, il quale nel male e nel be-
ne è legato alla nostra sorte. Per quanto immenso, inaf-
ferrabile e sconosciuto, l'universo narra la gloria di Dio
agli uomini che lo ammirano.
La Bibbia è molto netta nell'unire l'uomo e il cosmo
in un unico destino. «La creazione stessa, afferma Paolo,
attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio ...
e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schia-
vitù della corruzione ... Sappiamo bene infatti che tutta
la creazione geme e soffre fino a oggi nelle doglie del par-
to; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le
primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettan-
do l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo» (let-
tera ai Romani 8,19-23).
Che cosa avverrà dunque della terra e del cosmo inte-
ro? Da una parte la Scrittura afferma che passa l'aspetto 

di questo mondo deformato dal peccato. Dall'altra assi-
cura che Dio preparerà «cieli nuovi e terra nuova» (secon-
da lettera di Pietro 3,13). Di che cosa si tratta? È diffici-
le per noi, ancora così carnali, immaginare quello che Dio
ci ha preparato nella vita che non ha fine. Il centro di ir-
radiazione sarà Cristo risorto nella cui umanità glorifica-
ta verranno ricapitolate tutte le cose, quelle del cielo e quel-
le della terra (cfr. lettera agli Efesini 1,10).
In un mondo restaurato e rinnovato dalla potenza del-
la risurrezione di Cristo dimorerà la comunità dei reden-
ti, la «Città santa» di Dio e «la Sposa dell' Agnello», come
si esprime con immagini indimenticabili 1'Apocalisse. «Essa
non sarà più ferita dal peccato, dalle impurità, dall' amor
proprio, che distruggono o feriscono la comunità terrena
degli uomini. La visione beatifica, nella quale Dio si ma-
nifesterà in modo inesauribile agli eletti, sarà sorgente pe-
renne di gaudio, di pace e di reciproca comunione» (Cate-
chismo della Chiesa Cattolica, n. 1045).
Questo è lo scenario di luce che attende l'umanità e
ognuno di noi che siamo in cammino verso la meta. Il ma-
le sarà vinto e punito; il bene, la verità, la bellezza e l'a-
more regneranno per sempre. Dio allora sarà «tutto in tut-
ti» (prima lettera ai Corinzi 15,28) nella vita eterna.