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Vediamo come ci si comporta nella vita,
pur sapendo che si ha da morire.
L'Apostolo San Paolo, scrivendo ai Cri-
stiani di Tessalonica, dice:

«La volontà di Dio è questa: la vostra
santificazione, affinché vi asteniate dal-
l'impurità; e sappia ciascuno di noi di esse-
re padrone del proprio corpo nella santità e
nell'onestà, senza farsi dominare dalla con-
cupiscenza, come fanno i pagani che non
conoscono Dio» (I Tess. IV-3 ... ).

San Paolo a nome di Dio inculca il
rispetto al proprio corpo, con il dovere che
abbiamo di tenere a freno le passioni.

L'anima è la padrona del corpo e questo
deve trattarsi da inferiore. Eppure si ha più
interesse di esso anziché dell'anima, sino a
formare l'idolatria di quella carne, che da
un giorno all'altro potrebbe andare alla
tomba. Oggi in figura e domani in se-
poltura.

 

STRAVAGANZE

Fanno bella mostra del corpo gli uomi-
ni, ma di più le donne; e il loro lato debole.
E non solo le giovani, ma anche le
attempate e qualche volta anche le vecchie.
È la mania di credersi belle o di volere
apparire tali.
- Reverendo, le chiedo un consiglio
spirituale. Sono avanzata negli anni, eppu-
re sento di essere ancora giovane. Cosa
vuole, mi piace stare allo specchio e dico a
me stessa: Sono ancora bella ... Dire questo
è vanità?-

Il Sacerdote le dà uno sguardo e rispon-
de: Non è vanità, è semplice bugia! -
Quante stravaganze, tempo sprecato e
spese inutili per abbellire il corpo!
Se si potessero osservare le donne pri-
ma di uscire di casa, si rivelerebbe l'idola-
tria del corpo. Spesso si capovolgono
i valori umani.

È necessario, per gl'idolatri del corpo,
avere la capigliatura all'ultima foggia. I
capelli, parte accessoria del capo, diventa-
no la cosa principale, poco importando se
la testa sia vuota o, peggio ancora, guasta.
La parola «unghie» d'ordinario si pro-
nunzia con aggiungere «parlando con ri-
spetto », per significare che queste parti del
corpo neppure meriterebbero di essere
nominate. Eppure ... eppure ... quante pre-
mure per il tono da dare al "taglio delle
unghie ed alla loro colorazione! Sollecitu-
dine grande di tali sciocchezze... e poco
interesse di utilizzare le mani a bene pro-
prio e del prossimo.
E le labbra? Vera idolatria! Importano
la truccatura ed il profumo; è trascurabile
il resto, cioè se si pronunziano parolacce,
imprecazioni, calunnie e forse bestemmie.
Capelli, unghie, labbra, mosse, sfoggio
di abiti, cibi squisiti, dolci, fumo, rinfre-
"schi, narcotici, gite, appagamento dei sen-
si, ... ecco ciò che conta nella vita per tante 

persone,che sono--anime morte in corpi viventi--

E la morte non dice nulla a costoro?

 

IL TIMORE DELLA VITA!

Davanti al mistero della morte tanti si
comportano da sapienti, perché mettono la
morte a timore della vita. Il pensiero che
hanno da morire è per essi fonte di energia
morale e movente di magnanime risoluzio-
ni. In conseguenza di ciò: chi aspira alla
santità, propriamente detta; chi lascia la
vita mondana e va a chiudersi in un con-
vento; chi si dà all'apostolato; chi si dedica
alla cura dei poveri e degli infermi; chi ab-
braccia la vita strettamente cristiana, in-
trecciata di preghiere, di lavoro e di opere
buone.
La vita di costoro dai cattivi è conside-
rata pazzia, mentre è vera sapienza.

 

RICOGNIZIONE DEL CADAVERE.

Figlio di nobili genitori, aveva contratto
un buon matrimonio; di poi fu assunto

come cancelliere della corte dell'imperato-
re Carlo Quinto.
Morta l'imperatrice Isabella, donna ri-
nomata per la sua bellezza, egli ebbe l'in-
carico di assistere alla ricognizione del ca-
davere prima della sepoltura. Erano passati
alcuni giorni dalla morte ed il corpo della
defunta cominciava a deformarsi.
Quando il cancelliere, scoperto il fere-
tro, vide l'imperatrice deformata nel volto
ed emanante fetore, non ne tolse lo sguar-
do, ma si fermò a meditare:
- Costei è stata la mia sovrana; ora è
nulla. La sua bellezza era affascinante; al
presente il suo volto fà orrore. Quanti
onori ha avuti nei fasti della Corte! Ora
tutto è finito ... La morte ha colpito lei, ha
da colpire anche me! -
Preso da così forte pensiero, non volle
distrarsi, come putroppo fanno tanti, tuf-
fandosi di più nei piacieri della vita, ma
concepì salutari risoluzioni.
- Tutto passa! Putredine è il corpo, 

fumo la gloria, transitoria la ricchezza.
Meglio pensare di più all'anima ed al-
l'eternità. -

Docile ai movimenti della Grazia Divi-
na, fece voto di abbandonare al più presto
la vita mondana per darsi al servizio del Re
dei re. Morta la sua sposa, abbandonò la
Corte ed entrò in un Ordine Religioso.
Abbracciò con generosità la vita di peni-
tenza: poco cibo, sacro cilizio, battiture,
breve sonno, zelo per la salvezza delle
anime... Divenuto Sacerdote, per le sue
preclare virtù fu eletto Superiore Generale
del suo Ordine. Diversi principi, dietro il
suo esempio, abbracciarono la vita di peni-
tenza.

Trascorse il resto della vita nell'eserci-
zio delle virtù cristiane, specialmente del-
l'umiltà, rinunziando alla porpora di Car-
dinale.
Arricchito di celesti carismi, chiuse la
vita all'apice della santità.
Il pensiero della morte ha dato alla
Chiesa Cattolica il grande San Francesco
Borgia,un tempo Quarto Principe di
Gandia.

 


lO SONO ... IO SARÒ!

A Bologna si svolgevano i funerali di
un nobile uomo. Secondo l'uso del tempo,
il cadavere stava scoperto.
Silvestro, giovane universitario, ivi
assisteva. Fissato il cadavere e colpito da
quella scena di morte, disse: lo sono ciò
che quest'uomo fu; io sarò ciò che egli
ora è! - Rimase a meditare a lungo.
Finiti i funerali; sentiva risuonare all'o-
recchio le parole di Gesù: Chi vuole venire
dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la
sua croce e mi segua (S. Maueo XVI-24).
Pensando di continuo alla morte, si decise
a lasciare la carriera del mondo e si ritirò in
un deserto. La fama della sua virtù si dif-
fuse presto e per non essere ricercato da
alcuno più volte cambiò sede. In ultimo si

stabilì presso il monte Fano, ove si costruì
un Tempio e fondò una Congregazione
Religiosa.
Quant'unque avesse fatta aspra peniten-
za, giunse ai novant'anni. La meditazione
sulla morte portò agli onori degli Altari
San Silvestro Abate.

 

PACE E GlOVALITÀ

Il pensiero della morte non deve toglie-
re la giovialità e non è detto che debba
spingere tutti a divenire eremiti o a chiu-
dersi in un convento. Si può benissimo
restare in famiglia, lavorare in società e
vivere dignitosamente secondo il proprio
stato. L'essenziale è che il ricordo della
morte sia frequente e salutare e che la vita
quotidiana si svolga alla luce dell'ultima
ora. Chi vive in questa luce può trascorre-
re la vita nella pace e nella santa allegria.
A Roma, lungo il Corso Vittorio, poco 

prima di giungere al ponte del Tevere, ci si
trova in una piazza, ove sorge un Tempio
detto «Chiesa Nuova », o « Madonna della
V allicella». Annessi al Tempio stanno lo-
cali storici, che ricordano un grande uomo:
San Filippo Neri.

Fu questi il Santo più popolare di Roma,
che conquistò il cuore dei piccoli e dei
grandi con la bontà, la mitezza e la santa
giovialità. Riusciva, simpatico per le sue
trovate spiritose. Era un Santo allegro,
però pensava alla morte e voleva che ci
pensassero anche agli altri e, quando era
richiesto di qualche consiglio, metteva spes-
so avanti il pensiero dell'ultima ora.

Un nobile giovanetto frequentava la sua
Chiesa. Il Santo gli disse: A che cosa
aspiri?  .
- Per ora studio.
- Per divenire cosa?
- Sacerdote.
- Bravo! E dopo cosa farai?
- Spero divenire Vescovo.

 - Bene! E poi?

- Potrei divenire Cardinale.- Benis-
simo! E poi?
- Se Dio vorrà, potrei anche essere
eletto Papa.
- Ottimamente! E poi?
- Poi, basta!
- Ma poi non c'è altro!
- Sì, che c'è altro! E poi... la morte!...

Ricordati che devi morire e che tutto per te
nel mondo finirà. Aspira pure a consacrar-
ti a Dio, ma ricordati che hai da morire e
che ti aspetta l'eternità! 

 

L'autentica cura del corpo che l'Assunta ci insegna

Body building, body guard, body care. Si moltiplicano nel linguaggio comune le espressioni tratte dalla lingua inglese che fanno riferimento al corpo e alle cure di bellezza. E, come sempre, le parole rimandano ad atteggiamenti culturali soggiacenti. In effetti, non c’è epoca che più della nostra abbia avuto per il corpo umano una simile attenzione. In molti casi addirittura una sorta di idolatria, come si può notare uscendo semplicemente per strada, guardando la pubblicità o sfogliando giornali e riviste. Il trionfo del corpo - nel recente passato soprattutto quello femminile, oggi anche quello maschile - è dappertutto, spesso amplificato nelle dimensioni extra large di certa cartellonistica pubblicitaria, fino a rasentare l’inquinamento visivo. Perciò appare ancora più stridente che una festa come l’Assunta, da secoli profondamente radicata in Italia nel sentire comune dei fedeli, rischi di cedere il passo al 'neutro' (imperiale e pre-cristiano) Ferragosto, oggi sinonimo più che di riposo, di svago spesso senza regole e talvolta di sballo e trasgressioni. Al contrario, infatti, questa festa dovrebbe essere tenuta in gran conto in un tempo come il nostro in cui il corpo umano è così al centro dell’interesse. L’Assunzione in cielo di Maria, in corpo (appunto) e anima, ci svela, infatti, qual è il destino eterno che ci attende. Ed è una gran bella notizia, la più bella, sicuramente, dopo la Risurrezione di Gesù. L’Assunzione, infatti, ci dice che anche noi risorgeremo in corpo e anima. E in questo senso è un meraviglioso corollario della Pasqua. Non solo Cristo è risorto ed è tornato in cielo con il suo corpo umano, ma anche noi siamo destinati alla stessa sorte. Lo ripetiamo del resto ogni volta che recitiamo il Credo. La caparra di questa certezza è proprio l’Assunzione di Maria, una prova messa a disposizione di noi poveri 'Tommaso', che ogni tanto abbiamo bisogno di toccare con mano le verità della fede. Soprattutto, però, l’Assunta ci insegna qual è la vera cura di bellezza del nostro corpo. Il clima culturale oggi imperante conduce, infatti, a molti esiti negativi. Sotto la spinta di un eros pervasivo il corpo diventa strumento di piacere nella pornografia, merce di scambio (quando non addirittura mezzo di schiavitù) nella prostituzione, o puro contenitore ornamentale nella ricerca di una bellezza a tutti i costi, che passa per pratiche costose e qualche volta anche pericolose come la chirurgia estetica e l’abbronzatura artificiale. Un corpo in taluni casi anche 'violentato' (come dimostra il doping nello sport: di drammatica attualità in questi giorni di Olimpiadi). Un corpo, infine, addirittura negato ad alcuni (feti abortiti, embrioni congelati) o dato in 'prestito' per ospitare gravidanze altrui (il cosiddetto 'utero in affitto', pratica - meno male - oggi vietata per legge in Italia). In realtà tutto questo ha come denominatore comune una bugia antropologica, che una festa come l’Assunta smaschera. L’idolatria del corpo nasce infatti dal materialismo ateo, dall’aver separato il corpo dall’anima, dall’aver cioè trasformato l’uomo in una sorta di «visconte dimezzato». In Maria, invece, quella frattura non è mai avvenuta. E quindi è guardando al suo esempio che si può ritrovare la strada per riportare il corpo lì dove il Creatore lo aveva destinato fin dall’inizio e il Redentore lo ha riportato, sanando la ferita del nostro peccato. Altro che body building e body care. È possibile immaginare una cura di bellezza più efficace di questa?