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E' certo, dalla Sacra Scrittura, che i Santi Angeli esercitano quaggiù un ministero di giustizia. Tra gli ufficiali della corte celeste, c'è l'Angelo sterminatore. Egli passò, senza che la Scrittura lo designi chiaramente, la notte della Pasqua, nella terra d'Egitto e colpì di morte i primogeniti degli Egiziani. Egli eseguì la sentenza che puniva di morte gli Israeliti per un peccato di vanità del re Davide. Egli coprì i dintorni di Gerusalemme di cadaveri dell'esercito di Sennacherib. Colpì il re Erode, nel momento in cui il suo orgoglio era salito fino al delirio e dove si diceva un dio.
    Mille esempi della storia ecclesiastica ci rivelano, per la loro analogia con i fatti trascritti, l'azione vendicatrice degli Angeli. Chi è che colpì  i persecutori, Ario, Nestorio, Giuliano l'Apostata e tanti altri nemici di Dio e del suo Cristo? Chi è che scatenò in diversi tempi terribili flagelli? Come Davide aveva visto l'Angelo del Signore, presso l'area di Ornan, che brandiva la spada contro Gerusalemme, rimettendola poi nel fodero (1 Para.21,16,27), così San Gregorio Magno scorse un Angelo in piedi sul molo di Adriano - ora Castel Sant'Angelo - e che riponeva ugualmente il suo gladio nel fodero per indicare la cessazione della peste. ...
  
    ...L'Apocalisse, l'abbiamo visto, conferma altamente questo dato. Gli Angeli vi si mostrano in ogni istante come ministri delle vendette divine. Sette Spiriti celesti, grandi giustizieri di Dio, vuotano sulla terra le sette coppe della sua collera, emblema di formidabili castighi di cui gli uni appartengono probabilmente al passato, gli altri al futuro.
    Dio non aspetta l'ultimo giorno per esercitare i suoi giudizi, solamente li esercita d'un modo più segreto. Giudizio di Dio, la morte prematura degli empi! Giudizio di Dio, le grandi catastrofi, flagelli, guerre e pesti! Giudizio di Dio, le rivoluzioni e gli sconvolgimenti sociali! Giudizio di Dio, la perdita della fede presso i popoli che hanno abusato di questo dono inestimabile! Giudizio di Dio, una certa prosperità temporale che contribuisce all'indurimento del cuore! Giudizio di Dio, la dominazione dei cattivi e degli ipocriti! In tutti questi giudizi si fa vedere l'azione degli Angeli, non perché favoriscano mai il male morale
od il peccato, ma nel senso che regolano il corso del mondo in modo tale che scoppi finalmente la giustizia e la misericordia di Dio.
    Nell'ultimo giorno, come il giudizio di Dio sarà evidente, la loro azione sarà ugualmente manifesta. La Scrittura ce lo dichiara in maniera formale.
    Nel Vangelo di San Matteo, Nostro Signore propone e poi spiega differenti parabole avendo tratto alla grande ed unica questione sociale che sia degna di occupare gli spiriti, la salvezza eterna delle anime con la sua Chiesa. In una di queste parabole, il mondo è paragonato ad un campo dove spuntano mischiate il loglio con il buon grano. Chi mieterà quel campo? Sono gli Angeli, dice il divin Maestro: "messores sunt Angeli".  Come pure che i mietitori cominciano col raccogliere il loglio, e lo mettono in fastelli destinati al fuoco, poi raccolgono il buon grano che portano nei granai del padre di famiglia; così gli Angeli inviati dal Figlio dell'uomo toglieranno dal regno di Dio tutti gli artefici di scandali e gli operai d'iniquità, e li getteranno nella fornace di fuoco dove saranno i pianti e gli stridori di denti. E comunque i giusti risplenderanno come il sole nella casa di Dio loro Padre (Mt.13, 39-44).
         Più avanti questi stessi spiriti sono assimilati ai pescatori che vuotano le loro reti, riservando i buoni pesci e rigettando i cattivi. "Così sarà alla fine dei secoli: gli Angeli usciranno e separeranno i cattivi da mezzo ai giusti, e li getteranno nella fornace di fuoco dove saranno pianti e stridori di denti" (Mt.13, 49-50).
    Qui Nostro Signore impiega dei paragoni, per far risaltare la verità; più tardi egli si accontenta  di esporla senza parabola. "Allora, egli dice, -nell'ultimo giorno - apparirà il segno del Figlio dell'uomo nel cielo, allora piangeranno tutte le tribù della terra, ed esse vedranno il Figlio dell'uomo che viene con grande potenza e maestà.
    Ed Egli invierà i suoi Angeli con una tromba ed una voce formidabile; ed essi riuniranno i suoi eletti dai quattro venti, da un'estremità all'altra del cielo" (Mt.24, 31).
    Secondo questi dati evangelici, gli Angeli avranno un grande ministero da compiere nel dramma della fine del mondo; si può distinguerlo in tre parti: prima del giudizio, durante il giudizio, dopo il giudizio.
    Tutto dapprima, dice il testo evangelico, "gli Angeli usciranno - exibunt Angeli". Questa uscita degli Angeli sarà verosimilmente la loro manifestazione sotto una forma visibile, eclatante e formidabile. Essi suoneranno la tromba, grideranno con voce forte. Non bisogna prendere queste espressioni, soprattutto la prima, alla lettera; ma non bisognerà non più scartare troppo dal senso letterale. Gli Angeli si faranno sentire così come si faranno vedere: la loro voce avrà la potenza di risvegliare i morti nelle loro tombe; essi raggrupperanno gli eletti come un capo riunisce al suono della tromba i suoi soldati dispersi; spingeranno in un luogo i reprobi perduti; saranno incaricati in una parola dei preparativi del giudizio.
    Essi saranno poi gli assessori del sovrano Giudice. "Chiunque mi avrà riconosciuto davanti agli uomini, dice Nostro Signore, il Figlio dell'uomo lo riconoscerà davanti agli Angeli di Dio" (Lc.12,8). Risulta da queste parole che i Santi Angeli assisteranno al giudizio e che la loro presenza non aggiungerà poco alla gioia dei buoni ed alla confusione dei cattivi.
    Infine essi interverranno come esecutori del giudizio. Nostro Signore ce lo fa chiaramente intendere con la parabola della messe. I mietitori fanno la separazione del loglio e del buon grano, e mentre che gettano il loglio nel fuoco, essi portano il buon grano nei granai. Così faranno gli Angeli di fronte agli eletti ed ai reprobi. Ed essi agiranno con un meraviglioso ed infallibile discernimento. Faranno in qualche modo la classificazione dei santi e dei reprobi, mettendoli per gruppi secondo il grado dei castighi o delle ricompense. E' questo il senso della parola evangelica: "Essi metteranno il loglio in fascine". Perché niente è inutile nel Sacro Testo. L'ordine sarà messo dalla mano degli angeli fin nel luogo spaventoso dove è detto che "non vi regna alcun ordine ma vi abita un orrore eterno" (Gb.10,22). Quelli che hanno commesso dei peccati simili saranno legati insieme nello spavento e nella disperazione d'uno stesso castigo.
    Ma volgiamo il nostro sguardo da questo spettacolo spaventoso, seguiamo con gli occhi i Santi Angeli che accompagnano gioiosamente gli eletti al paradiso, introducendoli al soggiorno beato delle gioie pure ed eterne.
    Il pio pittore domenicano, Fra Angelico da Fiesole, noto come Beato Angelico, ha rappresentato qualche parte, col suo dolce pennello, un ultimo giudizio. Occorre dirlo, i dannati hanno un'espressione che ridice imperfettamente l'orrore di un'anima disperata. Ma per contro, gli eletti sono dipinti divinamente. Nell'alto del quadro, al soglio del paradiso, un Angelo dona il santo bacio ad un eletto, scena attraente! L'Angelo e l'eletto di Dio hanno camminato insieme quaggiù; essi si sono conosciuti, si sono amati nella maniera in cui uno spirito ed un'anima si possono amare e conoscere; vi sono state delle lotte: grazie all'Angelo, vi sono state delle vittorie; vi sono state delle cadute forse: grazie all'angelo, vi sono stati dei sollevamenti. Infine, sostenuto dall'Angelo, l'eletto è arrivato al termine eternamente felice del suo laborioso pellegrinaggio. Egli vede allora, in una luce divina, il suo compagno invisibile; egli lo vede, come Dante contemplava Beatrice, splendente di chiarezza, raggiante di allegrezza. Si fa allora un abbraccio, una fusione di queste due intelligenze, di questi due cuori. Tra di essi, quale dialogo! Chi dirà la soavità di questo santo bacio? L'Angelo introduce l'eletto nel cielo. E tutti e due se ne vanno in Dio come nell'oceano infinito della loro comune beatitudine.

 

Gli Angeli e la giustizia divina

Nel diario di santa  Faustina Kowalska si legge dell'apparizione di un Angelo che stava per eseguire un tremendo castigo sull'umanità. È la sera del 13 settembre 1935 e suor Faustina, apostola della misericordia divina, annota: "Mentre ero nella mia cella, vidi un Angelo che era l'esecutore dell'ira di Dio. Aveva una veste chiara ed il volto risplendente. una nuvola sotto i suoi piedi e dalla nuvola uscivano fulmini e lampi che andavano nelle sue mani, e dalle sue mani partivano e colpivano la terra. Quando vidi quel segno della collera di Dio che doveva colpire la terra ed in particolare. un certo luogo, che per giusti motivi non posso nominare, cominciai a pregare l'Angelo, perché si fermasse per qualche momento ed il mondo avrebbe fatto penitenza. Ma la mia invocazione non ebbe alcun risultato di fronte allo sdegno di Dio. In quel momento vidi la Santissima Trinità. La grandezza della sua maestà mi penetrò nel profondo e non osai ripetere la mia invocazione. In quello stesso ...

... istante sentii che nella mia anima c'era la forza della grazia di Gesù. Quando ebbi la consapevolezza di tale grazia, nello stesso momento venni rapita davanti al Trono di Dio. Oh! quanto è grande il Signore e Dio nostro ed incomprensibile la Sua Santità. Non cercherò nemmeno di descrivere tale grandezza, poiché fra non molto Lo vedremo tutti quale Egli È. Cominciai ad implorare Dio per il mondo con parole che si udivano interiormente. Mentre pregavo così vidi l'impotenza dell'Angelo che non poté compiere la giusta punizione, che era equamente dovuta per i peccati. Non avevo ancora mai pregato con tale potenza interiore come allora. Le parole con le quali ho supplicato Dio sono le seguenti: "Eterno Padre, Ti offro il Corpo e il Sangue„ l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Nostro Signore Gesù Cristo, per i peccati nostri e del mondo intero; per la Sua dolorosa Passione abbi misericordia di noi ".

Anche la mistica tedesca la beata Anna Katharina Emmerich ebbe una visione dell'intervento angelico riguardo la giustizia di Dio. Nel mese di Dicembre del 1819 la Emmerich raccontò al poeta Brentano questa visione: "Io vidi intorno alla Chiesa di Pietro una enorme quantità di persone, alcune occupate a distruggerla e molte, invece, a ripristinarla. Vidi il Papa in preghiera circondato da falsi amici, i quali spesso agivano in contrasto alle sue disposizioni. Un individuo piccolo e nera agiva freneticamente contro la Chiesa di Dio, e mentre quest'ultima veniva così abbattuta, dall'altra parte era anche ricostruita, ma, per la verità senza molto vigore. Vidi molti religiosi che conoscevo, come il vicario generale, questo fatto mi confortò dandomi molta gioia. Egli camminava diritto attraverso le rovine, senza lasciarsi disturbare minimamente da quelle scene, e disponeva per la conservazione o la costruzione. Vidi anche il mio confessore fare un lungo giro vizioso, trascinandosi dietro una grande pietra. Mi apparvero pure altri preti, che pregando con il loro breviario, portavano il peso di un sassolino come se facessero un grande sacrificio; il sassolino lo portavano sotto il mantello pronti a passarlo addirittura agli altri. Costoro mi apparivano come se non avessero fiducia in quello che facevano e nessuna voglia di sapere per quale scopo si lavorava. Tali visioni erano dense di realtà strazianti.

Tra queste immagini mi apparve tutta la parte anteriore della Chiesa in piena rovina. Solo il Santissimo reggeva ancora. Poi scorsi una figura femminile ergersi maestosa nella grande piazza di fronte alla Chiesa. Vidi che essa si librò leggermente in alto e giunse sulla cupola, ivi giunta afferrò con entrambi le mani il suo immenso mantello dai raggi dorati e lo allargò sulla Chiesa in segno di protezione. I distruttori non potevano più farsi avanti e in nessun modo erano in grado di avvicinarsi allo spazio coperto dal mantello. Incoraggiati da questa apparizione, i costruttori della Chiesa aumentarono il loro lavoro. Si raggrupparono in quel luogo uomini vecchissimi, storpi e persone cadute nella dimenticanza, come anche molti giovani forti, donne e bambini, religiosi e laici, tutti accorsero in un sol punto per ristabilire l'edificio della Chiesa. Poi vidi giungere un nuovo Papa con una processione. Sebbene questo fosse più giovane del Papa precedente, era anche molto più severo. Venne accolto con i più grandi festeggiamenti. Sembrava come se volesse inaugurare la Chiesa, ma io sentii una voce: "Non c'è bisogno di una nuova inaugurazione, soltanto il Santissimo è rimasto al suo posto". Ci fu però una duplice celebrazione eucaristica, un giubilo generale e la Chiesa fu ripristinata. Prima che il. Papa iniziasse la celebrazione il suo contorno era già preparato alle varie sostituzioni; vidi uscire dall'assemblea un certo numero di persone distinte e strettamente religiose che senza obiezioni proseguirono il suo cammino in altra direzione, mentre altri lasciarono l'assemblea con rabbia e brontolii.

Il Papa allora, dopo aver proceduto alla sostituzione di laici e religiosi, iniziò la grande celebrazione nella Chiesa di San Pietro". I130 Dicembre 1819 la Emmerìch ebbe quest'altra visione: "Di nuovo vidi la Chiesa di San Pietro con la sua alta cupola, Michele stava lì sopra luccicante, nella sua veste rosso sangue, con una grande bandiera di guerra nella mano. Frattanto nel mondo si svolgeva un grande conflitto. Verdi e blu lottavano contro i bianchi sui quali pendeva una spada e sembravano interamente soccombere; ma nessuno conosceva il motivo per cui si lottava. La Chiesa aveva pure assunto il colore rosso fuoco come quello dell'Angelo e vi fu detto: "Essa sarà lavata nel sangue". Quanto più durava la battaglia tanto più il colore della Chiesa diveniva acceso. L'Angelo allora scese dalla cupola sulla terra ed entrò nel folto della mischia, poi si addentrò tra le schiere dei bianchi. Lo vidi quindi in molteplici azioni attivo fra le fazioni in lotta. A quella presenza i bianchi presero un coraggio meraviglioso, ma non ne conoscevano la causa, poiché l'Angelo agiva mantenendosi invisibile. I nemici dei bianchi, dietro l'influsso di quella forza invisibile furono colti dalla paura e presero a fuggire da tutte le parti. [„.] Quando l'Angelo scese dalla cupola della Chiesa vidi, su di essa, apparire in cielo una croce grande e scintillante sulla quale era appeso il Salvatore. Dalle sue piaghe splendenti sì irradiavano su tutto il mondo fasci luminosi". Passando dal misticismo cristiano alla Sacra Scrittura, la Bibbia afferma chiaramente che uno dei compiti principali degli Spiriti celesti è quello di eseguire i giudizi di Dio, cioè di dirigere i destini delle persone e delle nazioni disubbidienti alla volontà di Dio secondo i precetti celesti. L'Antico Testamento ci dice che gli esseri umani che non vollero essere obbedienti furono cacciati dal giardino dell'Eden che venne posto sotto la sorveglianza di un Angelo che brandisce una spada fiammeggiante.

L'esegeta Claus Westermann così commenta: "Qualcuno qui potrà turbarsi, spaventarsi: un angelo armato di spada? Angeli armati di spada s'incontrano anche in altri passi della Bibbia, in contesti completamente diversi da questo. La Bibbia non ha avuto timore di porre spade nelle mani degli Angeli, in quelle mani che noi preferiamo veder reggere qualche strumento musicale.. Può essere necessario che l'Angelo porti la spada. Qui la spada, cioè lo strumento di morte, viene nobilitata; ce n'è bisogno perché non si cada in rovina. Nessuna "autorità" umana ha questo titolo di nobiltà. In quel passo del tredicesimo capitolo della Lettera ai Romani in cui si parla 'dell'autorità’ che porta la spada, si adduce a motivo che "è al servizio di Dio". Gli Angeli sono i servitori di Dio nel senso più proprio. Il servire in tutta la Bibbia è un rapporto personale, duplice. Se "un'autorità" ha rotto ogni rapporto con Dio non può più essere al servizio di Dio. Riguardo agli Angeli spesso si hanno idee teologiche incomplete; normalmente si sottolinea quasi esclusivamente il loro ruolo di custodi, cioè di spiriti celesti inviati ad aiutare gli eredi della salvezza e si dimentica il loro. ruolo di "vendicatori" nel senso che sono stati autorizzati da Dio a separare le pecore dai capri, il grano dalla pula. Nel Libro della Genesi (cap. 18), Dio decise di distruggere le città di Sodoma e Gomorra a causa della loro grande corruzione morale.

Il Signore si servì degli Angeli per rendere noto ad Abramo il giudizio di punizione sulle due città. Abramo, il cui nipote Lot viveva con la sua famiglia in mezzo a quel popolo malvagio, cominciò a chiedere a Dio di allontanare questa giusta punizione se si fossero trovati in Sodoma cinquanta giusti. Dio replicò che se sì fossero trovata cinquanta persone per bene non l'avrebbe distrutta. Allora Abramo, di nuovo, chiese di sospendere l'esecuzione anche se fossero stati presenti solo quarantacinque giusti. Anche in questo caso Dio fu d'accordo. Abramo poi chiese la sospensione del castigo se vi fossero stati solo trenta giusti e poi venti e poi dieci. Dio accettò di non punire Sodoma se in essa vi fossero stati dieci giusti, ma siccome le persone buone non arrivavano neppure a quel numero limitato, Dio ordinò agli Angeli di eseguire la sua condanna. Prima della punizione, due sconosciuti messaggeri celesti visitarono Sodoma per avvertire Lot e la sua famiglia di fuggire dall'ira incombente. Moltissimi uomini della città, che erano anche omosessuali, tentarono di molestare fisicamente gli Angeli, ma essi li resero ciechi impedendogli così di dare sfogo ai loro vergognosi ed innaturali impulsi. Ritornando ai nostri temi il sottoscritto ha sempre pensato e dichiarato che il virus dell'Aids che, specialmente all'inizio, si era diffuso negli ambienti omosessuali era da considerarsi una punizione di Dio versa coloro che erano giunti ad un livello estremo di depravazione. Nel primo Libra delle Cronache è scritto che poiché il re Davide trasgredì gravemente la legge divina, il Signore mandò una pestilenza per la quale trovarono la morte 70.000 Israeliti e mandò un Angelo per distruggere Gerusalemme. Il re Davide: "vide l'Angelo di Dio che stava tra terra e cielo, avendo in mano una spada sguainata, rivolta contro Gerusalemme" (1 Cron. 21,16).

Quando il re chiese perdono, lo spirito celeste gli ordinò di erigere un altare nell'aia di Ornan, il Gebuseo. Dopo quell'offerta di Davide, Dio ordinò all'Angelo distruttore: "Basta, ritieni ora la tua mano!" (2 Sam. 24,16). Il più famoso di tutti gli angeli giustizieri è lo Spirito celeste che colpì i primogeniti egiziani per indurre così il Faraone a rimettere in libertà il popolo d'Israele (Cfr. Es. 12, 18-30). In una ventina di passi della Bibbia,  la Sacra Scrittura afferma che Dia si servirà dei suoi Angeli per eseguire i suoi giudizi su tutti coloro che hanno rifiutato di obbedire alla Sua volontà e di ricevere Cristo come Salvatore e Signore. Il Vangelo di san Matteo è estremamente crudo nel presentare gli Angeli come esecutori della giusta sentenza di Dio e li presenta "mentre tolgono dal regno gli operatori di iniquità e li gettano nella fornace ardente" (Mt. 13,42). L'immagine degli Angeli, ministri della giustizia di Dio ci costringe ad affrontare uno degli aspetti della rivelazione di Dio mena compresi oggi, non solo dai non credenti, ma dagli stessi fedeli. Il messaggio biblico dell'ira di Dio solleva molte obiezioni. Certamente, come afferma il gesuita Carlo Colonna, una obiezione "proviene dalla superbia umana che non vuole riconoscere il suo stato di peccato e il giusto castigo, che si merita. Di fronte alla realtà dei castighi divini, invece di fare penitenza e accusare se stesso, l'uomo impenitente accusa Dio e giustifica se stesso".

A tal riguardo San Giovanni scrive nel Libro dell'Apocalisse: "Gli uomini si mordevano la lingua per il dolore e bestemmiavano il Dio del cielo a causa dei dolori e delle piaghe, invece di pentirsi delle loro azioni". (Ap. 16, 10-11). Certamente il linguaggio con cui la Sacra Scrittura ci parla dell'ira di Dio è, a prima vista, alquanto impressionante perché Dio viene presentato emotivamente coinvolto nella sua ira contro i peccatori. Sempre Padre Carlo Colonna rileva: "Anche la stessa parola ‘ira’ e i suoi sinonimi: `sdegno, furore, sfogo, vendetta, ecc. fanno problema. Nel nostro linguaggio infatti, queste parole designano spesso passioni incontrollate ed irrazionali, che la predicazione morale giustamente condanna. Ci sembra quindi strano che vengano usate per descrivere gli stati d'animo di Dio nei confronti del peccato e dei peccatori". Indubbiamente la Bibbia usa un linguaggio estremamente antropomorfico e in tal modo vuole farci prendere coscienza delle realtà del giudizio di Dio contro il mondo del peccato usando una terminologia cruda che è più efficace di qualsiasi linguaggio raffinato ma astratto. Il peccato è la negazione radicale della Santità di Dio che è all'origine di tutte le cose. L'ira di Dio si manifesta nella Bibbia in tre momenti: all'inizio vi è lo sdegno divino, cioè la giusta riprovazione del delitto commesso per difendere la vittima e punire il malvagio; il secondo momento è la sentenza divina, con cui viene condannato il trasgressore dei comandamenti divini; infine il terzo momento è l'esecuzione della condanna che può essere differita in vista del pentimento del colpevole, perché Dio non vuole la morte del peccatore ma che si converta e viva. Anche Gesù parla frequentemente dell'ira di Dio che viene paragonata a quel re che si adirò fortemente davanti al servitore malvagio che non condonò i debiti al suo debitore come invece il re aveva fatto con lui.

Per questo il sovrano ordinò che tale servo infingardo fosse incatenato finché non avesse scontato tutti i debiti con lui. Gesù conclude la parola affermando: "E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche, il Padre vostro celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello". (Cfr. Mt. 18, 23-35). Come abbiamo detto, nell'esecuzione della giustizia divina la Bibbia fa intervenire gli Angeli. Proprio prima che fuoco e zolfo cadessero sull'iniqua città di Sodoma a causa dei suoi misfatti, l'Angelo giustiziere disse: "Poiché noi distruggeremo questo luogo... Dio ci ha mandati a distruggerlo" (Gen. 19,13). Comunque la Bibbia ci dice che gli Angeli ministri della giustizia divina si rallegrano, per la salvezza dei peccatori. Il Vangelo di San Luca riporta la parabola di un pastore che ha cento pecore e avendone perduta una, lasciò le novantanove nel deserto e andò a cercarla. Quando la trovò se la mise sulle spalle e la riportò all'ovile. Il pastore, pieno di felicità, chiamò tutti i suoi amici a rallegrarsi con lui. Gesù commenta: "Io vi dico che così vi sarà in Paradiso più gioia per un solo peccatore che si converte, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione" (Lc. 15,7). Lo stesso concetto Gesù lo manifesta nella parabola della donna che avendo smarrito una moneta d'argento di gran valore, guardò dovunque e, finalmente, avendola trovata, chiamò tutte le sue amiche e le invitò a gioire con lei. Così commenta Gesù: "Vi è gioia dinanzi agli Angeli di Dio per un solo peccatore che si ravvede".

 

INCONTRI DIVINI E ANGELICI

Dio prova gioia nell’organizzare per noi incontri divini e gli angeli sono chiamati ad aiutarci nella predicazione del vangelo. Se li accogliamo e crediamo che Dio li farà intervenire, gli angeli verranno mandati ad operare in nostro favore. Cornelio era centurione romano, una persona devota che temeva Dio e pregava sempre.  Un giorno verso le tre del pomeriggio vide chiaramente in visione un angelo di Dio venirgli incontro e chiamarlo: “ Cornelio!”. Egli lo guardò e preso da timore disse: “ Che c’è, Signore? “. Gli rispose: “ le tue preghiere e le tue elemosine sono salite, in tua memoria, innanzi a Dio. E ora manda degli uomini a Giaffa e fa venire un certo Simone detto anche Pietro. Egli è ospite presso un tal Simone conciatore, la cui casa è sulla riva del mare” ( Atti 10,3-6). Perché l’angelo non predicò il vangelo? Gli angeli non conoscono la grazia della salvezza e quindi non possono annunciarla, ma Dio si serve di loro per far incontrare gli ambasciatori del vangelo ai peccatori che sono pronti ad accogliere Cristo. ...
... Dio stava preparando per Pietro un incontro divino, il cui frutto sarebbe stato la salvezza e il battesimo nello Spirito Santo. L’intera famiglia di Cornelio, i domestici, i servitori e gli amici vennero tutti salvati il giorno seguente. Pietro ebbe ben poco da fare in quella circostanza, se non essere presente e partecipare all’opera che Dio aveva compiuto. Dio fece il resto e Pietro rimase sbalordito. Gli incontri divini lasciano sempre così: stupiti e meravigliati. Cornelio godeva di una certa autorità e Dio desidera che noi incontriamo i leader dei paesi e delle comunità; gli angeli sono pronti a preparare per noi degli incontri con loro. Ci è capitato spesso di pregare per essere accettati in alcuni paesi e molte volte siamo stati accolti in maniera sorprendente. Abbiamo pregato perché gli angeli mandassero visioni e sogni nelle aree in cui ci apprestavamo ad operare e alcune delle persone che abbiamo poi incontrato ci hanno chiesto di interpretare questi sogni, facendoci così capire che gli angeli di Dio erano stati lì prima di noi. Anche Anania fu protagonista di uno di questi incontri divini. “ Ma il Signore disse: “ Va, perché egli è per me uno strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele” ( At 9,15). Anania non era un apostolo, un profeta o un predicatore, ma un semplice discepolo, eppure ricevette l’ordine di recarsi da Paolo, cieco, per parlargli di Gesù e restituirgli la vista. Anania vinse la sua paura e obbedì, con risultati sorprendenti. Un incontro divino si verifica quando Dio organizza un appuntamento con un gruppo di persone o con un singolo individuo. Può trattarsi di una riunione con migliaia di persone, o anche solo con un individuo o con la vostra famiglia. Gesù predicò e operò con grandi folle, ma si riservò anche il tempo e le risorse per compiere lunghi viaggi al fine di portare aiuto ad una singola persona. Coloro che svolgono il ministero per le grandi masse devono anche essere disposti ad incontri con una sola persona o un solo nucleo familiare. Un giorno Dio si rivolse a una signora cristiana. Il suo ordine era chiaro: “ Vai in Australia”. Ricevute indicazioni più precise, la signora si recò in Australia.  Tre giorni dopo incontrò evidentemente secondo il piano di Dio, un uomo che accolse Cristo nella sua vita ed entrò a far parte di una valida chiesa locale. Dio disse allora alla donna: “ Ora puoi tornare a casa; hai portato a termine il lavoro che ti ho chiamato a svolgere qui”. Riuscite a cogliere il valore che Dio attribuisce a ogni essere umano? La spesa e tutte quelle ore di viaggio solo per cambiare il destino di una persona! 

 

CONDIVIDERE L’UNIVERSO CON GLI ANGELI

In un Sermone pronunciato a Evensong nel collegio di St. John, Oxford il primo marzo 1992. Le letture scelte furono Isaia 6: 1¬-8 e rivelazione 22: 1-9. La poesia è tratta da Duino Elegies di Rilke, il passo in S. Tommaso è tratto da Summa Theologiae I q. 61 a.3. Sono onorato ed eccitato di essere stato invitato a predicare in Collegio su un tema scelto da me. Onorato per ovvi motivi ed  emozionato  perché come Cattolico Romano sono abituato che tutto sia proibito a meno che non sia obbligatorio. E’ un’ eccitante occasione per gustare la libertà anglicana e per scegliere testi e tema propri. Così, ho scelto di riflettere sugli Angeli, basandomi su quelli intriganti testi biblici di cui abbiamo appena sentito parlare dal profeta Isaia e dal libro della Rivelazione. Ma è stata una scelta saggia il tema degli angeli? Non vi è qualcosa di irresponsabile nel predicare su un tema così astruso e specializzato al giorno d’ oggi? Sarà questo un modo per esercitarsi a sognare ad occhi aperti e raccontare fiabe in una maniera cristiana? ...
...  Si potrebbe dire che se gli Angeli provano qualcosa, allora provano la non pertinenza della nostra fede oggi. Alcuni diranno che questo è ciò che ci si dovrebbe aspettare se s’ invita un frate Domenicano a predicare; teologia antica. Alcuni diranno che questo è il tipo di ansietà che rende bella la Cristianità ma di uso irreale; sensata stupidità.
Gli Angeli, dunque, costituiranno un argomento di discordia. Prendiamo i nostri amici, prima. Menzionare gli Angeli oggi, in una cappella bella come questa durante una liturgia splendida come la vostra potrebbe in realtà non produrre obiezioni né incredulità. Al contrario. Alcuni di voi possono sentire un brivido segreto di piacere. Questo è ciò di cui s’ interessa la nostra religione. Questa è religione con meraviglia e mistero e timore in essa. Gli angeli sarebbero molto presenti, e accettati, in questo tipo di mondo religioso:

I primi successi, i preferiti della Tenera Creazione, distese, cime distese rosse come l’ alba che ogni cosa danno alla luce- polline di fiorente divinità, giunture di luce, corridoi, costellazioni, troni, camere di essenza, scudi di felicità, tumulti di violenti sentimenti estetici, e improvvisamente separati, gli specchi che innalzano ancora la loro bellezza controcorrente nelle loro facce.
Ma cosa dire delle critiche? Nessuno approva il discorso sugli angeli. Essi hanno i loro sfidanti anche dall’interno della Chiesa. Un distinto teologo una volta mi disse che gli uomini medievali parlavano degli UFO, oggetti volanti non identificati. Pensava che gli “angeli” fossero un modo di parlare dei pezzettini dell’universo che ancora non riuscivano a spiegare bene.
Un’altra tipologia di critica adotta un criterio più biblico, avendo ammesso che le Scritture contengono molto sugli angeli. Questo tipo di credente ammetterà di avere una mente aperta sul tema. Velocemente aggiungerà che, naturalmente, nella Bibbia “angelo”semplicemente tende a significare un messaggero. Discretamente.
Gli angeli erano quegli spiriti scelti per essere gli strumenti per mezzo dei quali annunciare e realizzare il rapporto che Dio stava creando con uomini e donne, in particolare con  il popolo da lui prescelto “Israele”. L’angelo, quando non era un modo indiretto per dire “Dio”, potrebbe essere la personificazione dell’assistenza e implicazione di Dio. Quando Dio scelse di agire nel mondo creato in un certo modo allora gli angeli tendevano ad apparire.
Entrambi i critici ne sembravano falsare l’evidenza, urtare contro la solida esperienza e conoscenza cristiana. I primi critici, gli entusiasti degli UFO , hanno ridotto la creazione alla materia. La seconda posizione dei critici, quelli che semplicisticamente trattano gli angeli come messaggeri, come spettacolari piccioni corrieri, hanno ridotto lo spirituale al funzionale. Accettare gli angeli come simili creature significa accettare che il mondo di Dio sia più ricco e misterioso di quanto possiamo facilmente far credere.
Proprio come l’ecologia cerca di renderci consapevoli che c’è in vita più della vita umana, e che l’esistenza è collegata, così il discorso sugli angeli cerca di avvertirci su come condividere l’universo con altre spirituali creature. Proprio come l’ecologia ci insegna ad usare e non abusare, così la dottrina degli angeli ci insegna che non tutte le cose sono a nostra disposizione. Tutto ciò che c’è per la gloria di Dio. Tutto ciò che esiste è disposto secondo un piano provvidenziale di Dio. In un certo senso gli angeli sono parte dell’ecologia nel senso che bisogna che noi impariamo come condividere la nostra comune famiglia, l’universo, con gli angeli. E’ possibile, la Bibbia ci dice, scoprire che siamo stati ad ospitare gli angeli senza saperlo.
Finora abbiamo visto che gli angeli hanno amici e critici.
Il Nuovo Testamento concorda con gli amici nel continuare ed affermare l’esistenza degli angeli.
Concorda anche con i critici riguardo alla sua limitazione, e nel dare il primato di mediazione fra Dio e noi a Gesù Cristo. Gli angeli possono essere intermediari, ma solo Cristo è il mediatore.
Possiamo andare avanti? Possiamo accettare che la nostra fede pretende che siamo amici critici degli angeli? Vedete, essere un amico non critico degli angeli ha un solo lato pericoloso. Noi viviamo di verità, e la verità non è sempre immediatamente confortante. Gli angeli, intendo gli angeli buoni non quelli cattivi che chiamiamo diavoli, in realtà corrono i pericoli per noi viventi.
Noi tendiamo ad essere meno sospettosi di loro che non del demoniaco. Il tempo degli angeli in un mondo secolare può trovarci smontati di guardia, abbagliati. Lascia dietro di te quelle immagini Pre-Raffaellite  di angeliche giovini, così come di alberi natalizi con vistosi angeli.
Gli angeli non sono giocattoli domestici.
Sono spiriti, sono immortali. In Paradiso gli angeli guardano il volto di Dio. Il Figlio dell’uomo verrà in gloria, nella gloria del Padre; accompagnato dagli angeli. Gli angeli si danno un largo senso dei limiti della creazione. E dovrebbero terribilmente stupirci con le loro manifestazioni. Credere negli angeli significa che non restringiamo il mondo e Dio ad una maneggevole misura. Noi non siamo la misura di tutto. La nostra esistenza ha i suoi limiti e andare contro di loro è provocare la tragedia, la tragedia dell’uomo o donna che oltrepassa.
In tanti modi la nostra è un’età di compassione, un’età di ansietà sociale.
Il ruolo del servizio, appoggio, aiuto pratico è quello che molti cristiani trovano il più importante. Ma non potrebbero il lavoro sociale, tutti i modi in cui cerchiamo di rendere il mondo un posto migliore, portare il rischio di trasformarci in Dio? La persona che si è fatta da se adora il suo creatore. Pian piano coloro che si considerano completi, adeguati, capaci, innalzano le vite di coloro che considerano piccoli e inadeguati. Pian piano crediamo che tutto è in nostro potere, e poi ciò che non può essere misurato o controllato è cancellato. Gli angeli sono caparbie promemoria che c’è di più al mondo, che esiste di quanto incontra l’occhio o la mano aiutante. Il lato più oscuro dell’esistenza angelica, il demoniaco, è anche prova che la nostra lotta è contro qualcosa di più della carne e del sangue toccato dal diavolo.
Le Scritture ci dicono come gli angeli sono coinvolti nei grandi momenti della nostra salvezza. Gli eventi degli ultimi tempi. Annunciano la nascita di Gesù a Maria e la proclamano ai pastori:”e un angelo del Signore apparve dinanzi a loro, e la gloria del Signore splendette intorno a loro e furono pieni di paura”. Gli angeli circondano la resurrezione di Cristo:”e osservano che ci fu un grande terremoto, per questo un angelo del Signore discese dal Paradiso e venne e rotolò indietro la pietra e si sedette sopra. La sua apparizione fu come un fulmine e il suo vestito bianco come la neve”. Le guardie, abbiamo detto, erano scosse, così terrorizzate dall’angelo che erano come morti. Gli angeli saranno presenti alla fine del mondo. Sono lì nei tempi estremi. In questi momenti il Regno di Dio irrompendo nella storia umana per condurla dall’interno ad una vita nuova. Questa nuova vita è la vita di Dio Stesso, il tipo di vita che non potevamo mai aver generato da noi.Arriva come un semplice dono.
L’apparizione degli angeli è parte della sorpresa, le grandezze straordinarie dell’amore di Dio. I cori angelici ci intrattengono cantando le lodi di Dio ad un livello elevato.
Accettate dunque il dono dello spirituale nella creazione. Accogliete gli angeli nel vostro senso dell’universo comune che abitiamo. Lasciamo che gli angeli facciano smettere di pensare che possiamo misurare e quantificare tutto. Credete che ci sono angeli, ma non credete senza senso critico Ricordate che essi sono ambigui, ingannevolmente così. Il pericolo si trova nell’abbagliamento della loro perfezione. Senza fede negli angeli noi riduciamo la creazione. Con l’errata fede negli angeli escludiamo Dio e in particolare Gesù Cristo. Lo scrittore dell’Epistola agli Ebrei non sottovalutò gli effetti distorti della fede non critica negli angeli della denigrazione di Cristo. Gli angeli buoni ci abbagliano quando crediamo che essi sono fonti indipendenti di santità.
Gli angeli possono essere trasformati da noi in immagini di perfezione senza un volto reale, senza una storia, senza vulnerabilità. Dunque guardiamo le immagini di santità in disparte intangibili ed infine insopportabili, gli angeli non possono sanguinare, gli angeli non possono morire.
Chi ,se gridavo mi avrebbe sentito tra gli ordini angelici? E anche se uno di loro improvvisamente mi premeva contro il suo cuore mi sarei scolorito nell’intensità della sua più forte esistenza.

L’Epistola agli Ebrei ci racconta di un Redentore molto diverso dagli angeli.
Era essenziale che Cristo diventasse come noi così che poteva essere un sommo prete pietoso e fidato.La maggior parte della storia è perdita e guadagno. In termini degli angeli, abbiamo perso la capacità che avevano i nostri antenati medievali di considerare ciò che è umano mettendolo in relazione con l’animale e l’angelico. Considerando ciò che abbiamo in comune con e come differiamo da anomali e angeli, giungiamo a capire meglio che significa essere umano. Allora saremo meno adatti a voler perdere la nostra umanità nel disperato tentativo di essere come gli angeli o come gli animali. Noi dobbiamo essere noi stessi, abbiamo bisogno di dimorare in armonia con il resto della creazione senza perdere la nostra specifica identità. Quanto segue può suonare come un’affermazione molto moderna, ma in realtà è una citazione diretta da San Tommaso d’Aquino, un membro dominicano, vissuto nel XIII sec.:

…gli angeli sono parte dell’universo, nel senso che essi non costituiscono un universo a parte, ma sono combinati con la creazione fisica per formare un unico mondo…Il bene totale dell’universo consiste nel rapporto delle cose; e nessuna parte è completa e perfetta in isolamento dal tutto.

E’ immensamente liberatorio, parte delle Buone Notizie, che gli angeli sono parte degli scambi di Dio con noi. Credere negli angeli, staccarsi da Dio, potrebbe diventare il tocco finale per un auto-perfezionismo. Potrebbe questo non accaderci? No, perché ci è stato detto che gli angeli gioiscono  per un peccatore che si pente. E’ la nostra fede che la maestà del divino, il mistero e la meraviglia dell’ineffabile e inaccessibile Dio ci viene vicino al lato del levato corpo dell’unico che andò a portare l’amore di Dio agli uomini e alle donne con un’intera vita di predicazione, guarigione, perdono e una passione della morte. Lì, in Lui, è la perfezione della quale gli angeli sono solo un pallino riflesso:

“Nei giorni della sua carne, Gesù offri preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime per Lui che riuscì a salvarlo dalla morte, e si sentiva parlare di Lui per la sua devota paura. Sebbene fosse un Figlio, imparò da quanto soffrì; ed essendo creato perfetto divenne la fonte dell’eterna salvezza per tutti coloro che lo ubbidiscono…”.

Gli angeli non possono amare fino al punto di morte. E’ attraverso Gesù Cristo che noi umani siamo stati portati vicino a Dio, che possiamo guardare così intimamente il Padre nello Spirito.
Con quanto potere San Luca scrive che il viso di Stefano, l’uomo distinto per il martirio era come quello di un angelo. In quella sorta di auto-darsi con Dio al centro di tutto troviamo la trasformazione che  ci porta nella gloria a Dio. Noi non  diventiamo perfetti stando in disparte dall’ineguale umanità e dai fedeli angeli. Ancora, l’ultima parola era meglio diretta dagli angeli, in caso fossero stati a spiare nella cappella stasera e ad udire di nascosto il mio discorso. Nel libro della Rivelazione c’è una storia che sintetizza tutto ciò che dovrebbe essere detto degli angeli se vogliamo essere veri amici ed evitare la sensata stupidità. Dalla nostra seconda lettura voi ricorderete che ad un certo punto appare un angelo e da a qualcuno un messaggio di Dio. L’uomo prontamente cade ai piedi dell’ angelo per adorarlo, ma gli viene detto:”Non devi farlo. Io sono un servo proprio come te e come i tuoi fratelli i profeti e come coloro che custodiscono ciò che hai scritto in questo libro. E’ Dio che devi adorare”.

 

Apparizioni Angeliche in punto di morte

La mia relazione in questo primo Convegno “OLTRE LA VITA” tratterà delle visioni di  angeli ai moribondi. Secondo la Dottrina Cattolica ogni essere umano nell’ora dell’agonia combatterebbe una lotta impari contro l’assalto dei demoni se Dio, nella sua bontà, non gli  inviasse in soccorso quegli esseri meravigliosi che sono gli angeli. Quando parlo di angeli mi riferisco agli angeli buoni, cioè ad esseri personali, che lodano Dio, lo servono, aiutano gli uomini, anzi sono i migliori loro amici, e che sono uniti con i santi nell’eterna felicità del Cielo. La teologia cattolica considera gli angeli come esseri personali cioè intendiamo degli esseri simili all’uomo, perché dotati di intelligenza e volontà, e che quindi sono in grado di entrare in contatto con gli altri.

Gli angeli sono esseri inferiori a Dio, quindi dipendenti da lui e sue creature come tutti gli esseri finiti. Gli angeli però sono superiori agli uomini, in quanto sono dotati di poteri straordinari che l’uomo non possiede. Gli angeli infatti non sono legati alle leggi del mondo materiale nello stesso modo degli uomini. Gli angeli sono anche definiti con il termine di “ beati spiriti celesti”, anche se con il termine “spirito” non s’intende dare sempre tutto il suo significato metafisico, quello cioè che indica un essere totalmente indipendente dalla materia. Nella Bibbia Gli angeli sono citati centinaia di volte sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento.

La designazione dell’influsso angelico sulla vita umana come custodia trae la sua origine dal salmo 90,11: “Ai suoi angeli comanderà per te di custodirti in tutte le tue vie, sulle loro palme ti reggeranno, affinché non inciampi in un sasso il tuo piede”. Nel Vangelo secondo Matteo 18, 10 Cristo applica questa dottrina, per mostrare il valore della persona umana: “Guardatevi dal non disprezzare nessuno di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono continuamente la faccia del Padre mio che è nei Cieli”, con questo brano  Gesù non cita soltanto un’opinione popolare senza farla propria. Egli afferma con un’attestazione solenne, non solo l’esistenza di un angelo che è specialmente congiunto con ciascuno di noi che ci custodisce e protegge, ma anche l’intima relazione dell’angelo custode con Dio. Nella vita di san Camillo De Lellis, scritta da uno dei suoi primi biografi, il padre Sanzio Cicatelli, viene confermato l’importante ruolo svolto dagli angeli  a favore di ogni persona specialmente al momento del trapasso tra la morte e la vita. Gli angeli ispirano ai sacerdoti le opportune parole di conforto e di speranza per sollevare lo spirito del moribondo durante l’agonia. Scrive il p. Cicatelli nella biografia del santo fondatore dei Ministri degli Infermi ( meglio conosciuti come padri Camilliani): “…A maggior sostegno di ciò voglio riferire la testimonianza del beato Filippo Neri.

Il quale trovandosi presente nell’agonia del signor Vergilio di Crescenzo, patrizio romano e gentiluomo di famosa bontà, disse ad un nostro sacerdote, Claudio Vincenzo, anche lui presente alla detta agonia: “Padri, attendete pure di buon animo a questo santo  ufficio di carità verso i morenti perché io vi dico, per vostra consolazione, che ho visto gli angeli santi mettere le parole in bocca ad uno dei vostri mentre raccomandava l’anima ad un altro morente dove anche io mi trovavo presente.”.  Sono sempre gli angeli che ispirano l’idea ai sacerdoti di portare i sacramenti dell’Eucarestia  e dell’Unzione degli Infermi a persone morenti in luoghi solitari. L’angelo custode assiste ogni uomo e ogni donna, durante tutta la sua esistenza senza abbandonarlo mai; se nonostante ciò le persone patiscono tribolazioni e cadono in peccati, ciò non si deve spiegare con un abbandono da parte dell’angelo, ma perché la custodia angelica si conforma all’ordine universale della divina provvidenza, che non vuole eliminare ogni dolore dal nostro mondo né impedire ogni peccato. La custodia angelica non è del tutto inefficace, neppure in quei grandi peccatori, che difatti si dannano, perché non fanno al prossimo tutto quel male che farebbero se non fossero trattenuti dagli angeli.  Dal libro di Joan Wester Anderson, “Là, dove camminano gli angeli” prendo una storia esemplare a riguardo. Padre O’Keeffe di Cork in Irlanda, racconta che venne chiamato da un bellissimo giovane affinché si recasse al più presto ad assistere una donna in punto di morte.

Il religioso seguì il ragazzo in un misero quartiere di Cork, una zona in cui si vedevano solo baracche malridotte. “Dove si trova questa persona?” domandò alla sua guida. “Siamo quasi arrivati, Padre”, lo rassicurò il giovane prima di sparire improvvisamente. Il sacerdote, stupito e incerto sul da farsi, sentì gemere e dopo pochi minuti trovò una ragazza moribonda, nascosta in una delle baracche più sporche. Questa gli raccontò di provenire da una famiglia benestante e di aver frequentato un collegio di suore, dove le avevano insegnato che in caso di bisogno occorre chiamare il proprio angelo custode. La donna aveva poi vissuto una vita depravata e ora, abbandonata e rimasta sola davanti la morte, si era ricordata gli antichi insegnamenti e aveva pregato il suo angelo di portarle un prete. Dal libro di Hope Prince "Angeli custodi" riporto due episodi di interventi angelici al capezzale di persone che stanno per morire. Verso il 1960, in Inghilterra, Andrey Graham era un'allieva infermiera. quando, mentre si trovava nella corsia dell'ospedale, la sua attenzione fu attratta da un suono frusciante, simile a quello del vento che soffia tra il grano. Riconobbe un Angelo nella corsia, dall'aria dolce e gentile, in piedi accanto a un letto. L'infermiera si avvicinò e la paziente le disse: "Non si preoccupi; infermiera, è appena venuto un Angelo per annunciarmi che questa notte sarò con Gesù.

L'Angelo mi ha detto di non aver paura; lui mi aiuterà in questo difficile passo. Quando sarò là, racconterò a Gesù di lei". Andrey Graham continua: "Sebbene non volessi defraudarla neppure di una minima parte della sua esperienza, le risposi dolcemente: Non crede che Gesù mi conosca già? - il suo volto si illuminò - Naturalmente. Non ci avevo pensato". Questa amabile signora morì tranquillamente, nel sonno, quella notte stessa. Il secondo episodio riguarda Philipa Dodd, che era al capezzale di suo padre. Verso l'una e mezzo di notte dell' 8 aprile 1982, un giovedì Santo, Philipa stava vegliando, mentre le sue due sorelle dormivano. Ecco il suo racconto: "Stavo recitando delle preghiere a bassa voce quando improvvisamente udii me stessa dire a voce alta: Dio ti benedica, papà, ora sei nelle mani del Signore ". Proprio allora, lo guardai di sbieco. Sapevo che aveva esalato il suo ultimo respiro ed era in pace. Poi, per pochi secondi, vidi una  foschia gialla sopra di lui e degli Angeli che lo trasportavano verso l'alto, apparentemente su per una scalinata. Il mio unico dispiacere fu che, al momento della morte di mio padre, le mie sorelle non erano sveglie per assistere all'evento e per avvertire la pace meravigliosa che regnava nella stanza. La vista degli Angeli fu una tale emozione per me che, sul cartello che accompagnava la corona di fiori del funerale, scrissi: `Dio ti benedica, papà; Vennero gli angeli. Li vidi là; Ti portarono su per la scala d'oro". Nella Liturgia cattolica, già prima che la morte si compia, gli Angeli vengono invocati in una preghiera di intercessione della Liturgia delle ore dei Vespri: "Raccogli, Signore, il gemito dei morenti, il tuo Santo Angelo li visiti e li conforti". Sul momento che il moribondo sta per esalare l'ultimo respiro, il sacerdote invoca gli Spiriti celesti, dicendo: "Andategli incontro, Angeli del Signore: accogliete la sua anima, offritela all'Altissimo, portatela al suo cospetto". Nei riti dei funerali, alla fine, dopo aver bene¬detto con l'acqua e incensato la salma, il sacerdote dice: "In Paradiso ti conducano gli Angeli e al tuo ingresso ti accolgano i Martiri per introdurti nella santa Gerusalemme. Il  coro degli Angeli ti accolga per darti eterna pace".

Gli Angeli, che hanno assistito gli uomini durante la loro vita sulla terra, hanno ancora un compito importante da svolgere, ai momento della loro morte. È assai interessante notare come la Tradizione biblica e la tradizione filosofica greca si armonizzino sulla funzione degli Spiriti `psicagoghi", cioè degli Angeli che hanno il compito di accompagnare l'anima all'ultimo destino. I rabbini ebrei insegnavano che possono essere introdotti in cielo soltanto quelli la cui anima è portata dagli Angeli. Nella Parabola famosa del povero Lazzaro e del ricco Epulone, è lo stesso Gesù che attribuisce agli Angeli questa fun¬zione. "Il mendicante morì e fu portato dagli Angeli nel seno di Abramo" (Lc. 16,22), Nella lettura apocalittica giudaico-cristiana dei primi secoli si parla di tre angeli "psycopompes"; che coprono il corpo di Adamo (cioè dell'uomo) "con lini preziosi e lo ungono con olio fragrante; poi lo mettano in una grotta rocciosa, dentro una fossa scavata e costruita per lui. Ivi resterà fino alla resurrezione finale". Allora comparirà Abbatan, l'Angelo della morte, per avviare gli uomini in questo viaggio verso il giudizio; in gruppi diversi secondo le loro virtù, sempre guidati dagli Angeli.

È assai frequente tra i primi scrittori cristiani e tra i Padri della Chiesa, l'immagine degli Angeli che assistono l'anima al momento della morte e l'accompagnano in Paradiso. La più antica e chiara indica¬zione di questo compito angelico, si trova negli Atti della Passione di Santa Perpetua e compagni martiri, scritta nel 203, quando Satiro narra di una visione avuta in carcere: "Noi avevamo lasciato la nostra carne, quando quattro Angeli, senza toccarci, ci portarono nella direzione dell’Orìente. Noi non eravamo cori¬cati nella posizione abituale, ma ci sembrava dì salire un pendio molto dolce". Tertulliano nel "De Ani¬ma" così scrive: "Quando, grazie alla virtù della morte, l'anima viene estratta dal suo ammasso di carne e balza fuori dal velo del corpo verso la pura, semplice e serena luce, esulta e trasale nello scorgere il viso del suo Angelo, che si prepara ad accompagnarla alla sua dimora". San Giovanni Crisostomo, con la sua proverbiale arguzia, commentando la Parabola del povero Lazzaro, dice: "Se abbiamo bisogno di una guida, quando passiamo da una città ad un'altra, quanto più l’anima che -rompe i legami della carne e passa alla vita futura, avrà bisogno di qualcuno che le indichi la via". Nelle preghiere per i morti è consueto invocare l'assistenza dell'Angelo. Nella "Vita di Macrina", Gregorio Nisseno pone, sulle lab¬bra della sorella morente, questa meravigliosa preghiera: "Mandami l'Angelo della luce perché mi guidi verso il luogo del refrigerio, ove si trova l'acqua del riposo, nel seno dei Patriarchi".

Le Costituzioni Apostoliche hanno quest'altra preghiera per i morti: “Volgi gli occhi al tuo servo. Per¬donagli se ha peccato e rendigli gli Angeli propizi". Nella storia delle comunità religiose fondate da San Pacomio si legge che, quando una persona giusta e pia muore, si portano presso di lui quattro Angeli, quindi il corteo si eleva con l'anima attraverso l'aria, dirigendosi verso Oriente, due Angeli trasportano, in un lenzuolo, l'anima del defunto, mentre un terzo Angelo canta inni in una lingua sconosciuta. San Gregorio Magno annota nei suoi Dialoghi: "Bisogna sapere che gli Spiriti beati cantano dolcemente le lodi di Dio, quando le anime degli eletti partono da questo mondo affinché, occupate ad intendere questa armonia celeste, esse non sentano la separazione dai loro corpi". Ma è, in modo particolare, ai Martiri, che si sono purificati nel loro sangue e che non hanno bisogno del Purgatorio, che gli Angeli ricevano l'accoglienza più splendida. Origene nell'Esortazione al martirio, scrive: "Una grande moltitudine è convocata mentre lottate e quando siete chiamati al martirio. Voi non parlate diverso da San Paolo, quando dice che noi siamo divenuti uno spettacolo per il mondo, per gli angeli e per gli uomini. È dunque il mondo intero, tutti gli angeli a destra e a sinistra, e tutti gli uomini che vi vedranno combattere la battaglia per il cristianesimo. Gli Angeli che sono in cielo si rallegreranno con noi ". Negli atti dei martiri, la figura degli Angeli che li conducono in Paradiso è un tema assai frequente, ad esempio, negli atti delle sante Perpetue e Felicita, è scritto, a proposito della visione di Saturno: "Avevamo subito il martirio ed eravamo usciti dalla carne: quattro Angeli cominciarono a portarci verso l'Oriente; le loro mani non toccano i nostri corpi. Arrivammo allora in un luogo vasto, che assomigliava a un frutteto, con i roseti ed ogni sorta di fiori. Là vi erano altri quattro Angeli, più splendenti ancora dei primi. Appena ci videro ci salutarono e dissero agli altri Angeli: Eccoli, eccoli! Con ammirazione". San Giovanni Crisostomo, nella sua Omelia sui martiri, dice: "Ricordati di quella scala spirituale che il patriarca Giacobbe ha visto, elevata dalla terra al cielo: per mezzo suo gli Angeli discendevano; ancora per mezzo suo i Martiri salivano... Vedete spesso all'aurora il sole leva e lancia in tutte le direzioni raggi quasi incorporati. Tali erano i corpi dei Martiri, inondati da ogni parte dai getti del loro sangue, come dai raggi di porpora e illuminati dagli stessi molto più di quanto il sole rischiara il cielo: Gli Angeli contemplavano questo sangue con delizia; i demoni fremevano e il diavolo stesso tremava... I Martiri salgono in cielo preceduti dagli Angeli e circondati dagli Arcangeli, come da guardie del corpo...

Quando sono giunti in cielo, tutte le sante Potenze di lassù li accolgono con gioia e li abbracciano. Poi esse formano un'immensa scorta per accompagnarli verso il Re del cielo, che siede sul trono di gloria fra i Serafini e i Cherubini. Là essi si uniscono ai Cori e prendono parte ai cantici mistici". Con l'arrivo della morte, l'uomo viene a trovarsi in mezzo a due contendenti e San Giovanni della Croce nel suo scritto mistico "Notte oscura" avverte che nel momento "in cui l'Angelo buono sta per comunicare all'anima la contemplazione, ella non può entrare nell'interno del suo nascondiglio così presto da non poter essere scarta dal demonio, il quale l'assale immediatamente con orrori e turbamenti spirituali, a volte molto penosi per lei". Quando mi trovo ad assistere un moribondo, dopo aver dato l'Unzione degli Infermi, faccio recitare sempre la Coro¬na angelica, in onore di San Michele, affinché il Principe delle Milizie celesti favorisca colei che, termi¬nata la corsa terrena, deve essere inoltrata in seno a Dio. Un testo liturgico del decimo secolo contiene queste invocazioni: "Signore Gesù Cristo, Re della gloria, libera le anime di tutti i fedeli defunti dalle pene dell'inferno e dal profondo abisso; liberale dalle fauci del leone, affinché non siano preda del tartaro e non cadano nelle tenebre; ma le conduca il vessillifero San Michele alla Luce Santa, che un giorno promettesti ad Abramo e alla sua discendenza". Che sia specialmente l'Arcangelo Michele, a difendere i defunti dagli ultimi assalti di satana, sembra suggerirlo il testo della Lettera di Giacomo, dove è scritto: "L'Arcangelo Michele, quando, in contesa con il diavolo, disputava con il corpo di Mosè, non osò accusarlo con parole offensive, ma disse: `Ti condanni il Signore" (Gc. 9).

Questo brano dell'Antico Testamento è anche interpretato nel senso che gli Angeli vegliano sulle sepolture dei Santi, impedendo che siano profanate. Questa idea che gli Angeli proteggano le tombe dei cristiani è ripresa da numerose iscrizioni funerarie antiche come, ad esempio, questa: "Qui riposano Aschepiade, Elpice e un altro Aschepiade. Vi prego, in nome dell'Angelo che sta ritto qui accanto, che nessuno osi introdurvi un altro cadavere". Nella benedizione del sepolcro, il Rituale Romano suggeriva questa pre¬ghiera: "Degnati, Signore, di benedire questo tumulo e poni a sua custodia il tuo Angelo santo". Se l'anima del defunto, che l'Angelo accompagna dopo la morte, non è completamente pura, essa deve purificarsi in Purgatorio, prima di essere ammessa fra gli Angeli e i Santi del Paradiso. L'anima penitente deve ricevere un battesimo di fuoco di purificazione; che completi l'effetto del Battesimo di acqua. Que¬sto battesimo di fuoco è amministrato dagli Spiriti celesti, secondo le antiche tradizioni nelle quali viene trasmessa la dottrina del Purgatorio. È interessante ricordare, a questo riguardo, che, nella Divina Commedia, il poeta Dante Alighieri impe¬gna gli Angeli a scrivere sulla sua fronte sette "P" quali segni dei peccati capitali (Purg. 9,75-84; 109¬114) e poi a cancellarli, nel frattempo che il poeta sale sulla montagna della perfezione (12,88-93). II vate conferisce agli Angeli un ministero sacerdotale, insieme al ruolo liturgico di far risuonare, nella mente, le parole evangeliche, personificando l'umiltà (12, 108-109), la misericordia (15, 16-39), la pace (17, 70¬69), la consolazione (19, 40-52), la giustizia (22, 1-5), la temperanza (24, 132-154), la purezza di cuore (27, 6-12). Quando Dante finalmente giunge nel Paradiso terrestre, gli Angeli non appaiono più come singole figure, ma come schiere, ad accogliere chi si è purificato, per essere introdotto presso il trono dell'Altissimo. Riguardo al rapporto tra gli  Angeli e i defunti vi è un  brano meraviglioso del grande cardinale inglese J.H. Newman che termina "Il sogno di Geronzio" con queste parole dell'Angelo al¬l'anima sua protetta, che in Purgatorio si sta emendando, per poi essere ammessa alla visione celeste. "Dolcemente e teneramente o anima, a caro prezzo riscattata, nelle mie braccia amatissime ti stringo, e, nel fiume dell'espiazione, dolcemente ti immergo. Lasciati dolcemente immergere in questo fiume! Senza un lamento, senza resistenza, immergiti in queste acque. E nella profondità discendi, discendi ancora!

E gli Angeli che hanno ricevuto il dolce compito ti custodiranno, ti vigileranno, ti culleranno. E sulla terra le Messe e nel cielo le preghiere ti verranno in aiuto dal Trono dell'Altissimo. Addio, fratello amatissimo, ma non per sempre; sii coraggioso e paziente nel tuo letto di dolore; la tua notte di prova sarà passata ed lo ti verrò a svegliare al mattino". Secondo la mistica cattolica austriaca Gabrielle Bitterlich (1896-1978), fondatrice dell’Opus Angelorum, è proprio durante l’agonia del cristiano che l’angelo custode può intervenire efficacemente. Nelle rivelazioni private della  Bitterlich, l’angelo custode è proprio colui che ricorda al moribondo i fatti della sua infanzia, le sue prime preghiere, la sua mamma che gli mostrò la croce e gli richiama i ricordi positivi… in tal modo in innumerevoli casi  si scoglie nell’uomo e nella donna la crosta indurita della lontananza da Dio e in questi minuti egli ritorna bambino e aperto alla grazia. Soprattutto l’angelo custode allontana le tremende seduzioni dei demoni maligni che tentano di spingere il moribondo alla disperazione. L’angelo  tenta di rivolgere lo sguardo del morente verso la croce e l’immagine della madonna e verso quelle persone che lo possono aiutare spiritualmente. Poco prima di morire la persona diventa come un bambino stanco, che cerca solo di tornare a casa. E’ questo il momento della lotta diretta tra l’angelo e il demonio per la conquista definitiva di quest’anima, dove l’angelo combatte in sua difesa come una madre combatte per la sua creatura. Nell’istante in cui l’anima si separa dal corpo e si deve presentare al Giudizio di Dio anche allora l’angelo ha ancora la possibilità di aiutare il suo protetto presentando tutte le opere buone che quell’anima ha fatto in vita. Che cosa succede all’angelo custode se il suo protetto va in Paradiso?L’angelo custode accompagna quest’anima tra il giubilo di tutti gli angeli che hanno avuto qualche parte nella salvezza di questa persona fino al trono di Dio. Il suo servizio di angelo custode è finito, egli non guida piu’ alcun’altra persona.Egli ritornerà ancora alla fine dei tempi, al momento del giudizio universale per lodare in eterno Dio insieme al suo protetto. Che cosa avviene invece all’angelo custode se il suo protetto va a finire all’inferno?

Sempre la Bitterlich nelle sue rivelazioni private, scrive che tale angelo farà parte degli “ angeli martiri”cioè farà parte di quella schiera di angeli che nonostante tutti i loro sforzi hanno avuto i loro protetti dannati per sempre. Dice la Bitterlich che tali angeli portano una striscia rossa sul loro vestito e vengono incaricati di uno speciale servizio alla madonna. Che cosa invece accade all’angelo se il suo protetto va in Purgatorio? L’angelo aspetta fino a che il suo protetto abbia riparato la pena e scontato la pena. Anche in questo caso, dice la Bitterlich, l’angelo viene messo a disposizione di Maria, regina degli angeli, e trasmette e implora per il suo protetto tutti gli aiuti e i soccorsi della Chiesa militante, specialmente dei vivi che offrono le sante messe per le anime del Purgatorio e così riducono la loro purificazione, dopo la quale  l’angelo lo accompagna in cielo. La vita eterna è presentata nelle orazioni liturgiche  della Chiesa Cattolica come un “consortium angelorum”, cioè come un gaudio eterno  in compagnia dei santi  angeli di Dio.

In questo mese di novembre in cui la Chiesa ci fa pregare in modo particolare per i nostri cari defunti , è opportuno riflettere sull’aiuto che i santi angeli di Dio ci offrono al momento del nostro trapasso dalla vita terrestre alla vita celeste. Con la morte che cosa succede al nostro corpo e alla nostra anima? Secondo la Dottrina Cattolica ogni essere umano nell’ora dell’agonia combatterebbe una lotta impari contro l’assalto dei demoni se Dio, nella sua bontà, non gli  inviasse in soccorso quegli esseri meravigliosi che sono gli angeli. Quando parlo di angeli mi riferisco agli angeli buoni, cioè ad esseri personali, che lodano Dio, lo servono, aiutano gli uomini, anzi sono i migliori loro amici, e che sono uniti con i santi nell’eterna felicità del Cielo. La teologia cattolica considera gli angeli come esseri personali cioè intendiamo degli esseri simili all’uomo, perché dotati di intelligenza e volontà, e che quindi sono in grado di entrare in contatto con gli altri. Gli angeli sono esseri inferiori a Dio, quindi dipendenti da lui e sue creature come ... 

...  tutti gli esseri finiti. Gli angeli però sono superiori agli uomini, in quanto sono dotati di poteri straordinari che l’uomo non possiede. Gli angeli infatti non sono legati alle leggi del mondo materiale nello stesso modo degli uomini. Gli angeli sono anche definiti con il termine di “ beati spiriti celesti”, anche se con il termine “spirito” non s’intende dare sempre tutto il suo significato metafisico, quello cioè che indica un essere totalmente indipendente dalla materia. Nella Bibbia Gli angeli sono citati centinaia di volte sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento.

La designazione dell’influsso angelico sulla vita umana come custodia trae la sua origine dal salmo 90,11: “Ai suoi angeli comanderà per te di custodirti in tutte le tue vie, sulle loro palme ti reggeranno, affinché non inciampi in un sasso il tuo piede”. Nel Vangelo secondo Matteo 18, 10 Cristo applica questa dottrina, per mostrare il valore della persona umana: “Guardatevi dal non disprezzare nessuno di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono continuamente la faccia del Padre mio che è nei Cieli”, con questo brano  Gesù non cita soltanto un’opinione popolare senza farla propria. Egli afferma con un’attestazione solenne, non solo l’esistenza di un angelo che è specialmente congiunto con ciascuno di noi che ci custodisce e protegge, ma anche l’intima relazione dell’angelo custode con Dio. Nella vita di san Camillo De Lellis, scritta da uno dei suoi primi biografi, il padre Sanzio Cicatelli, viene confermato l’importante ruolo svolto dagli angeli  a favore di ogni persona specialmente al momento del trapasso tra la morte e la vita. Gli angeli ispirano ai sacerdoti le opportune parole di conforto e di speranza per sollevare lo spirito del moribondo durante l’agonia.

Scrive il p. Cicatelli nella biografia del santo fondatore dei Ministri degli Infermi ( meglio conosciuti come padri Camilliani): “…A maggior sostegno di ciò voglio riferire la testimonianza del beato Filippo Neri. Il quale trovandosi presente nell’agonia del signor Vergilio di Crescenzo, patrizio romano e gentiluomo di famosa bontà, disse ad un nostro sacerdote, Claudio Vincenzo, anche lui presente alla detta agonia: “Padri, attendete pure di buon animo a questo santo  ufficio di carità verso i morenti perché io vi dico, per vostra consolazione, che ho visto gli angeli santi mettere le parole in bocca ad uno dei vostri mentre raccomandava l’anima ad un altro morente dove anche io mi trovavo presente.”.  Sono sempre gli angeli che ispirano l’idea ai sacerdoti di portare i sacramenti dell’Eucarestia  e dell’Unzione degli Infermi a persone morenti in luoghi solitari. L’angelo custode assiste ogni uomo e ogni donna, durante tutta la sua esistenza senza abbandonarlo mai; se nonostante ciò le persone patiscono tribolazioni e cadono in peccati, ciò non si deve spiegare con un abbandono da parte dell’angelo, ma perché la custodia angelica si conforma all’ordine universale della divina provvidenza, che non vuole eliminare ogni dolore dal nostro mondo né impedire ogni peccato. La custodia angelica non è del tutto inefficace, neppure in quei grandi peccatori, che difatti si dannano, perché non fanno al prossimo tutto quel male che farebbero se non fossero trattenuti dagli angeli.  Dal libro di Joan Wester Anderson, “Là, dove camminano gli angeli” prendo una storia esemplare a riguardo. Padre O’Keeffe di Cork in Irlanda, racconta che venne chiamato da un bellissimo giovane affinché si recasse al più presto ad assistere una donna in punto di morte.

Il religioso seguì il ragazzo in un misero quartiere di Cork, una zona in cui si vedevano solo baracche malridotte. “Dove si trova questa persona?” domandò alla sua guida. “Siamo quasi arrivati, Padre”, lo rassicurò il giovane prima di sparire improvvisamente. Il sacerdote, stupito e incerto sul da farsi, sentì gemere e dopo pochi minuti trovò una ragazza moribonda, nascosta in una delle baracche più sporche. Questa gli raccontò di provenire da una famiglia benestante e di aver frequentato un collegio di suore, dove le avevano insegnato che in caso di bisogno occorre chiamare il proprio angelo custode. La donna aveva poi vissuto una vita depravata e ora, abbandonata e rimasta sola davanti la morte, si era ricordata gli antichi insegnamenti e aveva pregato il suo angelo di portarle un prete. Dal libro di Hope Prince "Angeli custodi" riporto due episodi di interventi angelici al capezzale di persone che stanno per morire. Verso il 1960, in Inghilterra, Andrey Graham era un'allieva infermiera. quando, mentre si trovava nella corsia dell'ospedale, la sua attenzione fu attratta da un suono frusciante, simile a quello del vento che soffia tra il grano. Riconobbe un Angelo nella corsia, dall'aria dolce e gentile, in piedi accanto a un letto. L'infermiera si avvicinò e la paziente le disse: "Non si preoccupi; infermiera, è appena venuto un Angelo per annunciarmi che questa notte sarò con Gesù.

L'Angelo mi ha detto di non aver paura; lui mi aiuterà in questo difficile passo. Quando sarò là, racconterò a Gesù di lei". Andrey Graham continua: "Sebbene non volessi defraudarla neppure di una minima parte della sua esperienza, le risposi dolcemente: Non crede che Gesù mi conosca già? - il suo volto si illuminò - Naturalmente. Non ci avevo pensato". Questa amabile signora morì tranquillamente, nel sonno, quella notte stessa. Il secondo episodio riguarda Philipa Dodd, che era al capezzale di suo padre. Verso l'una e mezzo di notte dell' 8 aprile 1982, un giovedì Santo, Philipa stava vegliando, mentre le sue due sorelle dormivano.

Ecco il suo racconto: "Stavo recitando delle preghiere a bassa voce quando improvvisamente udii me stessa dire a voce alta: Dio ti benedica, papà, ora sei nelle mani del Signore ". Proprio allora, lo guardai di sbieco. Sapevo che aveva esalato il suo ultimo respiro ed era in pace. Poi, per pochi secondi, vidi una  foschia gialla sopra di lui e degli Angeli che lo trasportavano verso l'alto, apparentemente su per una scalinata. Il mio unico dispiacere fu che, al momento della morte di mio padre, le mie sorelle non erano sveglie per assistere all'evento e per avvertire la pace meravigliosa che regnava nella stanza. La vista degli Angeli fu una tale emozione per me che, sul cartello che accompagnava la corona di fiori del funerale, scrissi: `Dio ti benedica, papà; Vennero gli angeli. Li vidi là; Ti portarono su per la scala d'oro". Nella Liturgia cattolica, già prima che la morte si compia, gli Angeli vengono invocati in una preghiera di intercessione della Liturgia delle ore dei Vespri: "Raccogli, Signore, il gemito dei morenti, il tuo Santo Angelo li visiti e li conforti". Sul momento che il moribondo sta per esalare l'ultimo respiro, il sacerdote invoca gli Spiriti celesti, dicendo: "Andategli incontro, Angeli del Signore: accogliete la sua anima, offritela all'Altissimo, portatela al suo cospetto". Nei riti dei funerali, alla fine, dopo aver bene¬detto con l'acqua e incensato la salma, il sacerdote dice: "In Paradiso ti conducano gli Angeli e al tuo ingresso ti accolgano i Martiri per introdurti nella santa Gerusalemme. Il  coro degli Angeli ti accolga per darti eterna pace".

Gli Angeli, che hanno assistito gli uomini durante la loro vita sulla terra, hanno ancora un compito importante da svolgere, ai momento della loro morte. È assai interessante notare come la Tradizione biblica e la tradizione filosofica greca si armonizzino sulla funzione degli Spiriti `psicagoghi", cioè degli Angeli che hanno il compito di accompagnare l'anima all'ultimo destino. I rabbini ebrei insegnavano che possono essere introdotti in cielo soltanto quelli la cui anima è portata dagli Angeli. Nella Parabola famosa del povero Lazzaro e del ricco Epulone, è lo stesso Gesù che attribuisce agli Angeli questa funzione. "Il mendicante morì e fu portato dagli Angeli nel seno di Abramo" (Lc. 16,22), Nella lettura apocalittica giudaico-cristiana dei primi secoli si parla di tre angeli "psycopompes"; che coprono il corpo di Adamo (cioè dell'uomo) "con lini preziosi e lo ungono con olio fragrante; poi lo mettano in una grotta rocciosa, dentro una fossa scavata e costruita per lui. Ivi resterà fino alla resurrezione finale". Allora comparirà Abbatan, l'Angelo della morte, per avviare gli uomini in questo viaggio verso il giudizio; in gruppi diversi secondo le loro virtù, sempre guidati dagli Angeli.

Don Marcello Stanzione

 

Gli Angeli alla venuta finale del Cristo nell'Apocalisse

La presenza e l’azione degli angeli si disseminano lungo il percorso storico dell’umanità con una forza e una incisività particolari e sorprendenti, al fine di sollecitare le creature umane a orientarsi verso la pienezza della salvezza che avrà il suo culmine nella fine dei tempi, quando il Cristo tornerà nella sua gloria per giudicare i vivi e i morti. Ciò si nota in modo chiaro e abbondante nel libro dell’Apocalisse, con cui si chiude la Rivelazione divina contenuta nei libri sacri.  Noi seguiremo la traccia segnata propriamente da questo libro interessantissimo, suddividendo la nostra analisi e le nostre considerazioni in tre momenti: 1. Gli angeli lungo la storia dell’umanità in vista del suo compimento finale; 2. Gli angeli nella prospettiva escatologica in cui viviamo; 3. Gli angeli nella parusia finale del Cristo. 1. Gli angeli lungo la storia del mondo - Anche il mondo, che ormai vive la sua storia come storia di decisione per il vangelo o contro di esso, non è abbandonato dagli angeli. ...

... Essi svolgono il loro ministero soprattutto riguardo al giudizio che si attua nei confronti del mondo. Secondo l’Apocalisse, questo giudizio è iniziato quando Michele e i suoi angeli hanno combattuto contro il diavolo e i suoi angeli, precipitandoli sulla terra:

“Una guerra si scatenò nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano col drago. Il drago combatteva coi suoi angeli, ma non prevalsero, per cui non vi fu più posto per essi nel cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che si chiama Diavolo e Satana, il seduttore dell’umanità, fu scagliato sulla terra e con lui furono scagliati i suoi angeli”(Ap 12,7 ss.).

Ma altri angeli potenti sollecitano il corso della storia perché l’umanità si renda disponibile e si orienti verso la venuta di Cristo vittorioso nel mondo, il quale si contrappone e fa da ostacolo. Il mondo come potenza negatrice della verità di Cristo e del suo regno deve essere annientato. A tale scopo gli angeli annunciano l’avvicinarsi del giudizio con parole e segni potenti:

“Vidi poi un altro angelo, forte, discendere da cielo, avvolto in una nube: l’arcobaleno era sul suo capo, il suo volto brillava come il sole e le sue gambe erano come colonne di fuoco. Nella mano reggeva un piccolo libro aperto. Mise il suo piede destro sul mare e il sinistro sulla terra e gridò a gran voce come un leone che ruggisce. Quand’ebbe gridato, sette tuoni fecero sentire il loro rombo… Allora l’angelo, che avevo visto ritto sul mare e sulla terra, levò la destra verso il cielo e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli e che ha creato il cielo e ciò che esso contiene, la terra e quanto contiene, il mare e quanto contiene: ‘non ci sarà più tempo! Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce e starà per suonare la tromba, allora giungerà a compimento il mistero di Dio, come egli aveva annunziato ai suoi servi, i profeti’.” (Ap 10,1 – 7;  cf. Ap 8,5; 14,6 ss.; 18,1 ss.; 18,21).

Essi presentano “un vangelo eterno da annunziare agli abitanti della terra e ad ogni nazione, razza, lingua e popolo”. Inoltre richiamano gli uomini al timore di Dio e alla sua adorazione, “perché è giunta l’ora del suo giudizio”

Tutta la storia è percorsa dal grido degli angeli: “non vi sarà più indugio”, perché sta attuandosi il compimento del mistero di Dio, come è stato annunciato ai profeti (Ap 10,6-7), la grande Babilonia è caduta (Ap 14,8; 18,1s.). L’angelo fa sentire la sua voce quando si percepisce la vicinanza della fine della storia e l’arrivo nascosto di lui. La sua voce è motivo di sollecitazione e di conversione, affinché la storia giunga al compimento. In tal modo gli angeli collaborano al cammino storico degli uomini e del mondo in attesa della venuta gloriosa di Cristo. In effetti il tempo attuale è precisamente il tempo in cui si attende la venuta ultima di Cristo, dopo che egli si è incarnato, è morto e risorto per la salvezza degli uomini; è questo il tempo ultimo, durante il quale si compie e si consuma il giudizio della verità e dell’amore di Cristo di fronte a tutto ciò che si oppone a lui, di fronte cioè alla menzogna e all’egoismo, alla incredulità e all’orgoglio umano. In questo tempo, del già e del non ancora, l’azione angelica si rivela pertanto utile e stimolante, conforme al disegno amoroso di Dio e allo svolgimento della storia secondo la libera disponibilità degli uomini.

2. Gli angeli nella prospettiva apocalittica
L’evento finale della storia è attuato da Dio per mezzo degli angeli. Ormai la storia si trova nella fase escatologica (ultima), poiché viviamo nel tempo ultimo, quello della salvezza definitiva e totale, dopo che Cristo ha vinto la morte e le potenze del male. Infatti nessuno degli esseri celesti  e terrestri o infraterrestri è in grado di aprire il libro della storia e di leggerlo. Lo dichiara un angelo a gran voce: “Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?” (Ap 5,2). Solo il Signore glorificato, l’Agnello immolato, si avvicina e riceve il libro della storia dalla mano di Dio; egli solo è degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli. La storia quindi è dominata e guidata da Cristo. Gli angeli si pongono al suo servizio anche in questo supremo gesto della sua azione redentrice, quello di condurre il mondo al giudizio finale, che sta ormai irrompendo sulla terra.

 Anzi l’atto definitivo che il Figlio dell’uomo deve compiere è suscitato dall’invito dell’angelo: “Getta la tua falce e mieti; è giunta l’ora di mietere, perché la messe della terra è matura. Allora colui che era seduto sulla nuvola gettò la sua falce sulla terra e la terra fu mietuta” (Ap 14,15-16). L’angelo si fa strumento sollecito nelle mani di Dio affinché, per mezzo suo, il tempo giunga al suo compimento e si attui il giudizio. In effetti l’azione angelica assume un valore particolare nella prospettiva escatologica dell’avvento del Regno di Dio sulla terra.

D’altronde sono essi stessi a guidare e produrre tale evento. Il suono della tromba dei sette angeli causa alla terra molteplici e gravissime sventure (Ap 8; 9¸10,7; 11,15). Altri sette angeli con i sette flagelli sono pronti a versare sulla terra le sette coppe dell’ira di Dio (Ap 15; 16). Per mezzo di questi segni catastrofici, che manifestano l’avvicinarsi del giudizio divino, gli angeli conducono la storia del mondo al suo capolinea. Sono essi che svolgono questo servizio a cui Dio li ha destinati, aiutando gli uomini a ritrovare il senso vero della loro storia, che sta appunto nel riconoscere la signoria assoluta di Cristo e nell’accogliere la sua parola di salvezza. È pure un angelo del cielo che ha il potere di aprire e chiudere l’abisso, per incatenarvi Satana:

“Vidi un angelo che scendeva dal cielo reggendo la chiave dell’Abisso e una grossa catena in mano. Afferrò il drago, il serpente antico – cioè il diavolo, Satana – e lo incatenò per mille anni; lo getto nell’Abisso. Lo rinchiuse e lo sigillò perchè non potesse più sedurre le nazioni fino al compimento dei mille anni. Dopo questi, egli dev’essere sciolto per breve tempo” (Ap 20,1 – 3

 Per mezzo dell’angelo la potenza sovrana di Dio si estende fino agli abissi della storia e della malvagità delle creature razionali.

3. Gli angeli alla parusia gloriosa del Cristo
La storia avrà la sua conclusione con la parusia di Cristo, la quale costituisce, dopo l’incarnazione e la pasqua, il terzo grande avvenimento decisivo della salvezza. Anche in questo momento sono presenti gli angeli attorno al Signore quali annunciatori ed esecutori della sua volontà. Infatti il Signore Gesù scenderà dal cielo alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio (1Ts 1,7); Egli si manifesterà dal cielo con gli angeli della sua potenza (cf. Mt 16,27; 25,31; 1Tm 5,21); il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali eseguiranno il giudizio, dividendo i buoni dai cattivi, similmente ai mietitori che separano il grano buono dalla zizzania: “La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli” (Mt 13,39.41). Essi formano la corte divina, davanti alla quale gli uomini verranno giudicati dalla loro fede e testimonianza resa a Cristo: “Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio” (Lc 12,8-9). Proprio gli angeli hanno avuto il mandato da Cristo, quando egli apparirà nella sua gloria, di radunare “tutti gli eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro del cielo” (Mt 24,31).

Anche nella parusia, come negli altri momenti essenziali della redenzione, gli angeli sono a completo servizio di Cristo e della sua azione salvifica a beneficio degli uomini. In tal modo si dimostra ancora una volta che la loro funzione specifica consiste nel rendersi trasmettitori ed esecutori del volere divino, di essere a disposizione del rapporto salvifico che unisce Dio e gli uomini, non di essere una realtà autonoma. Si riafferma anche la speciale subordinazione degli angeli a Cristo.
Nella descrizione della liturgia celeste dell’Apocalisse, l’Agnello immolato che sta davanti al trono di Dio (Ap 5,6) rappresenta Cristo crocifisso e glorioso. Gli angeli rivolgano a lui la lode e la glorificazione degna dell’essere divino, come racconta Giovanni:

“Durante la visione poi intesi voci di molti angeli intorno al trono e agli esseri viventi e ai vegliardi.Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce: L’Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione “ (Ap 5,11-12).

Al coro degli angeli si uniscono le acclamazioni di tutti gli enti in un tripudio di onore a Cristo:

“Tutte le creature del cielo e della terra, sotto terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute, udii che dicevano: A colui che siede sul trono e all’Agnello lode, onore, gloria e potenza nei secoli dei secoli. I quattro esseri viventi dicevano: Amen. E i vegliardi si prostrarono in adorazione” (Ap 5,13-14).

In Ap 7,11 – 12 gli angeli prolungano una liturgia intonata dalla folla innumerevole dei redenti. Prostrati a terra in adorazione, gli spiriti angelici innalzano un omaggio ancora settuplice – questa volta a Dio -, fatto di benedizione, gloria, sapienza, rendimento di grazia, onore, potenza e forza. Infine in Ap 8,3 – 5 un angelo, andandosi a collocare sull’altare del tempio celeste e recando un incenziere d’oro, dona alle preghiere dei santi i profumi da lui a sua volta ricevuti, così che il fumo dei profumi “donati” alle preghiere sale gradito a Dio.

Conclusione
Gli angeli accompagnano gli uomini in tutto il  loro percorso verso la pienezza della vita in Cristo. L’importante che ognuno li riconosca e li invochi, soprattutto li segua nei loro indirizzi e interventi salutari. Ma come si fa a vivere questa reale comunione tra noi e gli angeli?

Si tratta di crescere e maturare nella fede, soprattutto attraverso alcuni strumenti a nostra disposizione, che sono: la preghiera viva e continua al proprio angelo custode; il silenzio interiore che permette di ascoltare la sua voce sottile e delicata; la fuga dal peccato che allontana da Dio e perciò anche dall’angelo, il quale tuttavia resta accanto a noi per aiutarci a ritrovare la grazia divina con la richiesta di perdono.

Se pratichiamo tale familiarità con gli angeli, certamente la nostra vita cristiana acquisterà una grande forza e luce, per camminare sulle strade del mondo senza mai perderci nel buio e nella nebbia del male, ma seguire l’orientamento del vero bene che ci conduce alla salvezza eterna.

 

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