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"Eterno" suscita l'idea dell'interminabile, del ripetitivo che annoia. Invece, deve tornare a essere un annuncio, capace di orientare l'esistenza terrena, la vita quotidiana. L'eternità sarà il momento "dell'immergersi nell’oceano dell'infinito amore, nel quale il tempo - il prima e il dopo - non esiste più". Un tuffarsi in Dio, così da essere sopraffatti dalla gioia

 

Forse nessuna festa come quella di “Tutti i Santi” o nessun ricordo come quello della Commemorazione dei defunti pongono davanti a ciascuno la domanda seria: dove andremo dopo questa vita? O, più radicalmente: c’è qualcosa dopo la morte? I credenti hanno ricevuto su questo una parola certa, cui guardare con fiducia e il Vangelo insegna che cosa aspettare con gratitudine.
L’attesa di un dopo è inscritta nel cuore di ognuno: l’uomo avverte che non può finire tutto con questa vita; sente di aspirare a qualcosa di più. Certamente, non riusciamo ad immaginare come deve essere in realtà la vita dopo la morte, ma sentiamo che c’è. Qualcosa in noi lo testimonia, lo attesta. Non è frutto della nostra immaginazione, ma piuttosto è la prova che Dio ha messo nel cuore dell’uomo la nozione dell’eternità (cfr. Qoelet 3,11). Sì Dio, dopo aver creato nel mondo bella ogni cosa, ha posto nell’uomo la chiamata a qualcosa di più. S. Agostino a questo proposito ha scritto “c’è dunque in noi, per così dire, una dotta ignoranza” (Lettera a Proba). Da soli non sappiamo che cosa ci sia dopo questa vita, ma siamo certi che qualcosa ci sia.
Questo qualcosa è quello che noi chiamiamo “vita beata” o “vera vita”. “La vera vita è quella – dice ancora S. Agostino – al cui confronto questa nostra, da noi tanto amata, per quanto piacevole e lunga, non merita d’essere chiamata vita”. E, ancora: l’unica vera vita, la sola beata è “il poter contemplare, immortali per l’eternità e incorruttibili nel corpo e nello spirito le delizie di Dio”. L’uomo è stato creato per questa beatitudine e si realizza pienamente solo così. Ecco perché i beni terreni possono essere di conforto, ma non offrono al cuore dell’uomo la pienezza che solo quelli eterni possono dare. Sbaglia l’uomo quando considera le ricchezze, le sicurezze umane, gli onori, i piaceri come la propria realizzazione. Questi possono esserci, ma si possono anche perdere; se ci sono, devono servire come mezzi per compiere il bene agli altri. Si confonde l’uomo quando considera i beni materiali come il fine della propria esistenza, come se questi offrissero la vita beata. No questa sta altrove!
Cerca l’uomo la vita vera, la vita beata? Ecco è il punto. Dio ha messo nel cuore dell’uomo il pensiero e il desiderio dell’eternità, ma questi talvolta sembrano ormai spenti. Forse a motivo di una cattiva comprensione del concetto stesso di eternità. Essa sarebbe un continuo susseguirsi di giorni del calendario, un prolungamento all’infinito delle nostre attività e relazioni. Basti pensare che il paradiso viene talvolta presentato come una continuazione materiale di questa vita, come il luogo dove le famiglie si riuniscono al sicuro per sempre. “Vita eterna” è oggi una parola insufficiente e crea confusione; “eterno” suscita l’idea dell’interminabile, del ripetitivo che annoia. Così, l’annuncio della vita eterna per molti è divenuta un’informazione, che può essere messa accanto alle tante che si possiedono su svariati argomenti.
Invece, deve tornare ad essere un annuncio, capace di orientare l’esistenza terrena, la vita quotidiana. L’eternità sarà il momento “dell’immergersi nell’oceano dell’infinito amore, nel quale il tempo – il prima e il dopo – non esiste più” (Spe salvi, 12). Questo momento, giorno che non tramonta, è la vita in senso pieno; un tuffarsi in Dio, così da essere sopraffatti dalla gioia. Sarà lo svelamento della condizione definitiva di figli, abbracciati tutti dall’amore del Padre. Se è questa, la vita eterna torna ad essere desiderabile!

LA PRESENTE VITA È VIAGGIO ALL'ETERNITÀ

 

Ibit homo in domum aeternitatis suae (Eccl 12,5)

PUNTO I

Dal vedere che in questa terra tanti malviventi vivono tra le prosperità, e tanti giusti all'incontro vivon tribulati, anche i gentili col solo lume naturale han conosciuta questa verità che essendovi Dio, ed essendo questo Dio giusto, debba esservi un'altra vita, in cui siano puniti gli empi e premiati i buoni. Or quello che han detto i gentili col solo lume della ragione, noi cristiani lo confessiamo per fede. "Non habemus hic manentem civitatem, sed futuram inquirimus" (Hebr 13,14). Questa terra non è già la nostra patria, ella per noi è luogo di passaggio, per dove dobbiamo passare tra breve alla casa dell'eternità. "Ibit homo in domum aeternitatis suae". Dunque, lettor mio, la casa dove abiti, non è casa tua, è ospizio, dal quale, tra breve, e quando meno te l'immagini, dovrai sloggiare. Sappi che giunto che sarà il tempo di tua morte, i tuoi più cari saranno i primi a cacciartene. E quale sarà la tua vera casa? una fossa sarà la casa del tuo corpo sino al giorno del giudizio, e l'anima tua dovrà andare alla casa dell'eternità, o al paradiso, o all'inferno. Perciò ti avvisa S. Agostino: "Hospes es, transis et vides". Sarebbe pazzo quel pellegrino, che passando per un paese volesse ivi impiegare tutto il suo patrimonio, per comprarsi ivi una villa o una casa, che tra pochi giorni avesse poi da lasciare. Pensa pertanto, dice il santo, che in questo mondo stai di passaggio; non mettere affetto a quel che vedi; vedi e passa; e procurati una buona casa, dove avrai da stare per sempre.

Se ti salvi, beato te, oh che bella casa è il paradiso! Tutte le reggie più ricche de' monarchi sono stalle a rispetto della città del paradiso, che sola può chiamarsi: "Civitas perfecti decoris" (Ez 23,3). Colà non avrai più che desiderare, stando in compagnia de' santi, della divina Madre e di Gesù Cristo, senza timore più d'alcun male; in somma viverai in un mar di contenti ed in un continuo gaudio che sempre durerà. "Laetitia sempiterna super capita eorum" (Is 35,10). E questo gaudio sarà così grande, che per tutta l'eternità, in ogni momento, sembrerà sempre nuovo. All'incontro, se ti danni, povero te! Sarai confinato in un mare di fuoco e di tormenti, disperato, abbandonato da tutti e senza Dio. E per quanto tempo? Passati forse che saranno cento e mille anni, sarà finita la tua pena? Che finire! Passeranno cento e mille milioni d'anni e di secoli; e l'inferno tuo sempre sarà da capo. Che sono mille anni a rispetto dell'eternità? meno d'un giorno che passa. "Mille anni ante oculos tuos, tanquam dies hesterna quae praeteriit" (Ps 89,4). Vorresti or sapere quale sarà la tua casa, che ti toccherà nell'eternità? Sarà quella che tu ti meriti, e ti scegli tu stesso colle tue opere.

PUNTO II

"Si lignum ceciderit ad austrum, aut ad aquilonem, in quocunque loco ceciderit, ibi erit" (Eccl 11,3). Dove caderà in morte l'albero dell'anima tua, ivi avrai da restare in eterno. E non vi è via di mezzo, o sempre re nel cielo, o sempre schiavo nell'inferno. O sempre beato in un mare di delizie, o sempre disperato in una fossa di tormenti. S. Gio. Grisostomo considerando l'epulone, che fu stimato felice, ma poi era stato confinato all'inferno, e Lazzaro all'incontro, che fu stimato misero, perché povero, ma poi era felice nel paradiso, esclama: "O infelix felicitas, quae divitem ad aeternam infelicitatem traxit! O felix infelicitas, quae pauperem ad aeternitatis felicitatem perduxit!".

Che serve angustiarsi, come fa taluno dicendo: Chi sa se son prescito, o predestinato! L'albero allorché si taglia, dove cade? cade dove pende. Dove pendete voi, fratello mio? che vita fate? Procurate di pender sempre dalla parte dell'austro, conservatevi in grazia di Dio, fuggite il peccato; e così vi salverete e sarete predestinato. E per fuggire il peccato, abbiate sempre avanti gli occhi il gran pensiero dell'eternità, chiamato appunto da S. Agostino: "Magna cogitatio". Questo pensiero ha condotti tanti giovani a lasciare il mondo, ed a vivere ne' deserti, per attendere solo all'anima; e l'hanno accertata. Ora che son salvi, se ne trovan certamente contenti, e se ne troveran contenti per tutta l'eternità.

Una certa dama, che vivea lontana da Dio, fu convertita dal P. M. Avila con dirle solamente: Signora, pensate a queste due parole: "Sempre e Mai". Il P. Paolo Segneri ad un pensiero ch'ebbe di eternità in un giorno, non poté prender sonno per più notti, e d'indi in poi si diede ad una vita più rigorosa. Narra Dresselio che un certo vescovo con questo pensiero dell'eternità menava una vita santa, replicando sempre tra sé: "Omni momento ad ostium aeternitatis sto". Un certo monaco si chiuse in una fossa ed ivi non faceva altro che esclamare: "O eternità, o eternità!". Chi crede all'eternità, e non si fa santo, diceva il medesimo P. Avila, dovrebbe chiudersi nella carcere de' pazzi.

PUNTO III

"Ibit homo in domum aeternitatis suae": dice il profeta, "ibit", per dinotare che ciascuno andrà a quella casa, dove vuole andare; non vi sarà portato, ma esso vi andrà di propria volontà. È certo che Dio vuol tutti salvi, ma non ci vuole salvi per forza. "Ante hominem vita, et mors". Ha posta avanti ad ognuno di noi la vita e la morte, quella ch'eleggeremo, ci sarà data: "Quod placuerit ei, dabitur illi" (Eccli 15,18). Dice finalmente Geremia che il Signore ci ha date due vie da camminare, una del paradiso e l'altra dell'inferno: "Ego do coram vobis viam vitae, et mortis" (Ier 21,8). A noi sta di scegliere. Ma chi vuol camminare per la via dell'inferno, come mai potrà ritrovarsi poi giunto al paradiso? Gran cosa! tutti i peccatori si voglion salvare, e frattanto si condannano da se stessi all'inferno con dire, spero di salvarmi. Ma chi mai, dice S. Agostino, trovasi così pazzo, che voglia prendersi il veleno colla speranza di guarirsi? "Nemo vult aegrotare sub spe salutis". E poi tanti cristiani, tanti pazzi, si danno la morte peccando con dire: Appresso penserò al rimedio! O inganno che ne ha mandati tanti all'inferno!

Non siamo noi così pazzi come questi; pensiamo che si tratta d'eternità. Quante fatiche fanno gli uomini per farsi una casa comoda, ariosa e in buon'aria, pensando che vi han da abitare per tutta la loro vita? E perché poi sono così trascurati, trattando di quella casa, che loro toccherà in eterno? "Negotium pro quo contendimus, aeternitas est", dice S. Eucherio; non si tratta d'una casa più o meno comoda, più o meno ariosa, si tratta di stare o in un luogo di tutte le delizie tra gli amici di Dio, o in una fossa di tutti i tormenti tra la ciurma infame di tanti scelerati, eretici, idolatri. E per quanto tempo? non per venti, o per quarant'anni, ma per tutta l'eternità. È un gran punto. Non è questo negozio di poco momento, è un negozio che importa tutto. Quando Tommaso Moro fu condannato a morte da Arrigo VIII, Luisa sua moglie andò a tentarlo di consentire al volere di Arrigo; egli le disse allora: Dimmi, Luisa, già vedi ch'io son vecchio, quanti anni potrei aver di vita? Rispose la moglie: Voi potreste vivere venti altri anni. O sciocca mercantessa, ripigliò allora Tommaso, e per venti altri anni di vita su questa terra vuoi che perda un'eternità felice, e mi condanni ad una eternità di pene?

O Dio, dacci lume. Se il punto dell'eternità fosse una cosa dubbia, fosse un'opinione solamente probabile, pure dovressimo metter tutto lo studio per viver bene, acciocché non ci ponessimo al pericolo di essere eternamente infelici, se mai quest'opinione si trovasse vera; ma no, che questo punto non è dubbio, ma certo; non è opinione, ma verità di fede: "Ibit homo in domum aeternitatis suae". Oimè che la mancanza di fede, dice S. Teresa, è quella che è causa di tanti peccati e della dannazione di tanti cristiani. Ravviviamo dunque sempre la fede, dicendo: "Credo vitam aeternam". Credo che dopo questa vita vi è un'altra vita, che non finisce mai; con questo pensiero sempre avanti gli occhi prendiamo i mezzi per assicurare la nostra salute eterna. Frequentiamo i sagramenti, facciamo la meditazione ogni giorno e pensiamo alla vita eterna; fuggiamo le occasioni pericolose. E se bisogna lasciare il mondo, lasciamolo, perché non vi è sicurtà che basta per assicurare questo gran punto dell'eterna salute. "Nulla nimia securitas, ubi periclitatur aeternitas" (S. Bernardo).

 

La Vita Eterna è una certezza

 

Giacinta, la piccola veggente di Fatima, mentre, tra tante sofferenze, stava per morire, con flebile voce disse: "La Madonna mi ha rivelato che se gli uomini pensassero all’eternità cambierebbero vita".

Ricordate l’innominato di cui parla il Manzoni nei Promessi sposi? In quella terribile notte, "si trovò ingolfato nell’esame di tutta la sua vita: indietro indietro, d’anno in anno, di sangue in sangue, di scelleratezza in scelleratezza. L’orrore crebbe fino alla disperazione. S’alzò in furia, afferrò la pistola, la staccò, e, al momento di finire una vita divenuta insopportabile, il suo pensiero si slanciò nel tempo. S’immaginava con raccapriccio il suo cadavere sformato, immobile, buttato chi sa dove. Andava alzando e riabbassando con una forza convulsiva del pollice il cane della pistola, quando gli balenò in mente un altro pensiero: se quell’altra vita di cui mi hanno parlato quand’ero ragazzo, di cui parlano sempre, come se fosse cosa sicura, e se c’è quest’altra vita? a un tal dubbio, a un tal rischio, gli venne addosso una disperazione più nera, più grave, dalla quale non si poteva fuggire, neppure con la morte. Lasciò cader l’arma, battendo i denti, tremando".

Al mattino udì uno scampanio a festa. Vide tanti uomini, donne, fanciulli, in cammino verso la chiesa. Scese anche lui, senza scorta, di corsa. C’era il Card. Federico Borromeo, al quale, umilmente chiese un colloquio. Alle dolci parole sulla bontà e misericordia di Dio del santo Arcivescovo di Milano, "i suoi occhi che dall’infanzia più non conoscevano lacrime, si gonfiarono e diede in dirotto pianto". Era una piena conversione al Signore. Radunò i suoi "bravacci" e disse: "Figliuoli, la strada per la quale siamo andati finora conduce nel profondo dell’inferno. Io sono avanti a tutti, il peggiore di tutti; ma Dio misericordioso m’ha chiamato a mutar vita, e io la muterò, l’ho già mutata: così il Signore faccia con tutti voi. Sappiate dunque e tenete per fermo che sono risoluto di prima morire che far più nulla contro la sua santa legge" (1).

Che cos’è che ha cambiato radicalmente quest’uomo immerso in ogni vizio e violenza? Il pensiero della sicura esistenza della vita al di là della morte.

 

1. NON C’È PROBLEMA PIU’ IMPORTANTE DELL’ESISTENZA DELLA VITA ETERNA.

Problema drammatico! Eppure molti non se lo pongono e tanti lo negano.

Pascal afferma: "Quella trascuratezza (di non pensare all’esistenza dell’al di là), in un affare in cui si tratta di loro stessi, della loro eternità, del loro tutto, mi irrita più che mi commuova; mi stupisce e mi spaventa; è un mostro per me".

Dante Alighieri (nel Convivio) grida: "Fra tutte le bestialità ve n’è una stoltissima, vilissima e dannosissima ed è questa: credere che dopo questa vita non ve ne sia un’altra".

Se non ci fosse la vita futura, questa mia vita terrena non avrebbe alcun significato, poiché io sono sulla terra unicamente per conoscere, amare Dio, far la sua volontà, e così raggiungere la felicità eterna.

 

2. LA RAGIONE ESIGE UNA VITA ULTRATERRENA IN CUI SI FACCIA GIUSTIZIA

Ogni giorno, quante violenze e ingiustizie, quanti fattacci che restano impuniti!. In questo nostro secolo (dal 1917, anno delle apparizioni della Vergine a Fatima), ecco la comparsa di tre feroci persecutori e dittatori, (Hitler, Stalin e Mao), senza Dio e contro Dio, i più sanguinari della storia umana, ciascuno dei quali è stato la causa di torture e della morte di decine e decine di milioni di persone innocenti. E nessuno sulla terra è riuscito a punirli come meritavano anzi dalle folle e dalla stampa erano applauditi come degli dei. Ora, se non ci fosse un’altra vita in cui si faccia piena giustizia, Dio o non esisterebbe o non sarebbe Dio. Ma Dio esiste ed è Dio, cioè è giustizia infinita. C’è, dunque, un’altra vita in cui Dio farà perfetta giustizia.

Perfino Rousseau esclamava "Se non avessi altra prova dell’immortalità dell’anima che il trionfo dei malvagi e l’oppressione dei buoni in questo mondo, ciò solo basterebbe ad impedirmi di metterla in dubbio".

 

3. C’È UN CONSENSO UNIVERSALE SULL’ESISTENZA DELL’AL DI LÀ

È criterio di verità ciò che sempre, ovunque e da tutti è stato creduto. Tal è il problema dell’esistenza di una vita oltre le soglie della morte.

L’hanno creduta tutti i popoli e tutte le religioni di tutti i luoghi e in ogni tempo; come risulta da rigorose indagini. Inoltre quasi tutti gli uomini più intelligenti dell’umanità (sommi filosofi, sommi scienziati, e artisti e letterati, ecc.) hanno creduto nella vita ultraterrena. Noi credenti siamo in compagnia dei sommi geni dell’umanità e di tutti i Santi che sono le persone più sagge e più sapienti.

Omero dice: "Gli uomini pii vivono beati nell’altra vita" (2). Shakespeare afferma: "Raccomando la mia anima al mio Dio Creatore, sperando e fermamente credendo che io sarò ammesso a partecipare alla vita immortale". Goethe ammonisce: "Coloro che non sperano una vita futura, sono morti anche per la vita presente". Victor Hugò esclama: "Io non cesserò mai di ripeterlo: la morte non è la notte, ma la luce; non è la fine, ma il principio; non è il niente, ma l’eternità". Perfino Mazzini parla di un’altra vita oltre la morte nella quale rivedremo per sempre i nostri cari defunti: "La verità della nostra fede mi è balzata agli occhi nei momenti i più solenni, i più terribili della vita: io so che ci rivedremo. La riunione delle nostre anime avrà luogo sotto l’ala di Dio. Vedrete tutti quelli che avete amato. Soffrite, dunque, mia buona madre e amica, soffrite rassegnatamente e con gli occhi fissi in quell’avvenire. Dio vi destina fuori di questa terra. Questa non è vita, abbiamo l’altra. Guai se questa fede mi mancasse. Ma la ho fermissima". (3)

 

4. LA BIBBIA CI DÀ LA CERTEZZA ASSOLUTA DELLA VITA ETERNA

Ecco qualche affermazione, fra tante: "Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura" (4) "Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero...; per una breve pena riceveranno grandi benefici" (5). "Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo. Divenuto caro a Dio, fu amato da Lui, e poiché viveva tra i peccatori, fu trasferito. La sua anima fu gradita al Signore, perciò Egli lo tolse in fretta da un ambiente malvagio" (6). Gli empi che deridevano il giusto, quando compariranno al Giudizio di Dio riconosceranno di essere stati stolti e che per loro ci sarà la perdizione eterna, mentre i giusti andranno tra i Santi a ricevere una meravigliosa corona dal Signore (7).

Giovanni Paolo II per confermare in questa fondamentale verità coloro che sono nel dubbio, ha fatto emanare dalla "Congregazione per la difesa della fede" una dichiarazione sull’esistenza della vita eterna (nel 1979) in cui ci ricorda che l’anima è spirituale e quindi non morirà mai, e, con la morte corporale l’anima entra nell’eternità. Alla fine del mondo ci sarà certamente la risurrezione dei corpi. Siamo certi che esiste il purgatorio e l’inferno ("ove una pena eterna attende per sempre il peccatore"), e il paradiso ove "noi saremo con Cristo e vedremo Dio", partecipi per sempre della sua gloria.

 

5. MOLTI SONO VENUTI DALL’ALTRA VITA! SOPRATTUTTO È VENUTO GESU’!...

Non possiamo non rispondere a una obiezione che tanti ripetono: Non esiste l’al di là perchè nessuno dei morti o degli angeli è venuto a dircelo. Questa è una obiezione tanto vecchia quanto insensata; infatti la nostra partenza per l’eternità è irreversibile e nessuno può ritornare sulla terra, se Dio, nella sua infinita potenza e misericordia, non lo permette Ebbene Dio ha permesso che tante persone venissero dall’altro mondo, prendendo forme visibili. Molte apparizioni sono riportate dalla Bibbia e moltissime altre sono attestate da documenti e testimonianze sicurissime e irrefutabili. Anche una sola apparizione documentata sarebbe sufficiente per darci la certezza dell’esistenza della vita eterna!

I Morti sono apparsi frequentemente: A Gesù sul Tabor apparve Mosè ed Elia (8). Quando Gesù spirò sulla croce, molti morti uscirono dai sepolcri e si fecero vedere per le vie di Gerusalemme (9). A S. Tommaso apparvero due anime del purgatorio: una sorella e un Frate domenicano (Romano). A S. Perpetua apparve il fratellino Dimocrate; a S. Vincenzo Ferreri, la sua sorella Francesca; a S. Caterina da Siena, il suo padre; a S. Giovanni Bosco, la sua mamma. A Roma, in Via Lungotevere Prati, c’è un museo del Purgatorio in cui si conservano oggetti diversi (tavolette, coperte, libri) sui quali sono delle impronte che i defunti, apparendo, lasciarono.

Anche i Demoni sono apparsi, prendendo forme diverse: sono apparsi ai nostri progenitori, a Gesù nel deserto, a S. Antonio Abate, a S. Francesco, al S. Curato d’Ars, a P. Pio da Pietrelcina, a moltissimi altri.

I Santi sono apparsi numerosissime volte: molte di queste apparizioni sono narrate da Santi, come S. Bonaventura che racconta tante apparizioni di S. Francesco d’Assisi dopo la sua morte; moltissime altre sono state attestate con giuramento da persone oneste e spesso scrupolose in occasione dei processi di beatificazione e di canonizzazione.

Gli Angeli sono apparsi molte volte: S. Gabriele apparve alla Vergine (10). S. Raffaele apparve a Tobiolo e lo accompagnò nel suo viaggio (11). S. Michele apparve più volte nelle vicende del popolo ebraico. Ci sono altre innumerevoli apparizioni di angeli.

È apparsa la MADONNA molte volte, in tante località della terra; e sono numerosi i Santuari mariani che testimoniano tali apparizioni. Ricordiamo in particolare le celebri apparizioni a Lourdes, a Fatima, ecc.

"Le testimonianze di tante apparizioni di anime purganti (o dannate o felici in Cielo) ormai sono una realtà scientifica anche per gli scienziati miscredenti".

"È un fatto forse poco conosciuto che oggi la realtà della vita di oltre tomba, e determinatamente l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, sono una nuova scienza, come è scienza la psicanalisi, la chimica, la fisica, ecc... È una scienza non empirica o metafisica, ma positiva, perchè, come la costanza dei fenomeni fisici rende positiva la scienza fisica, così la costanza delle testimonianze della vita di oltre tomba rende positiva la scienza che le indaga e le studia". Sono pensieri di un santo Sacerdote (12).

Soprattutto è venuto GESU’ dall’altra vita ed è venuto specialmente per assicurarci che esiste la vita oltre la morte. Nel suo insegnamento, contenuto nel vangelo, ad ogni passo parla della "vita eterna"; sovente parla del premio eterno e del castigo eterno (come mediteremo nelle seguenti catechesi), e della risurrezione dei corpi.

Dunque certamente esiste la vita eterna; ma c’è un’eternità di gioia, e un’eternità di tormenti. Affinché possiamo conquistare una eternità di gioia, tutto in noi – pensieri, parole, opere, desideri, affetti, azioni – tutto deve essere orientato verso Gesù, tutto illuminato dalla fede in Lui, tutto animato dall’amore a Gesù e al prossimo. Così l’anima nostra, insieme al nostro corpo risuscitato, vivrà con Gesù, con la Madonna, con tutti i santi nell’eternità beata.

ESEMPIO. Il Servo di Dio Papa Giovanni XXIII con la sua dolorosa e santa agonia commosse tutto il mondo; fu come una predicazione a tutta l’umanità; ogni sua parola era accolta da tutti con commovente devozione. Molte furono le conversioni. Ripeteva ai suoi fratelli e alle sorelle: non piangete; sono alla vigilia di una grande festa (alludeva al suo ingresso nel Cielo). E soggiungeva: la vera vita non è questa vita terrena, la quale passa tanto velocemente, ma è quella che c’è dopo la morte del corpo, poiché quella è eterna, non avrà mai fine. E si preparava sempre meglio all’ingresso alla vita eterna con frequenti invocazioni alla Madonna: ripeteva: "Mater mea, fiducia mea!" E continuò a ripetere questa invocazione fino all’ultimo respiro, quando aggiunse le parole: "Gesù! Maria!" e dolcemente spirò.

È con questa grande fiducia nella Madonna che anche noi potremo scorgere nella morte non il termine, non il nulla (come dicono gli stolti), ma la culla ossia l’inizio di un avvenire meraviglioso, tanto da poter ripetere con il poeta Zanella: "Cadrò, ma con le chiavi / d’un avvenire meraviglioso. Il nulla / a più veggenti savi; / io nella tomba troverò la culla!"

 

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Rivelazioni di Dio Padre a Santa Ildegarda di Bingen: “L’eternità è il Padre, il Verbo è il Figlio, e il soffio che li connette è chiamato Spirito santo, e di ciò Dio ha posto il segno nell’uomo, in cui vi sono corpo, anima e razionalità.”

 

-Ildegarda di Bingen Dottore della Chiesa Universale-

Volevo condividere un pezzo tratto dal Libro delle opere divine. LIBER DIVINORUM OPERUM (Libro delle opere divine), scritta fra il 1161 e il 1173, Ildegarda in dieci visioni descrive la Creazione nel suo stretto rapporto con Dio, riprendendo l’immagine dell’uomo in una struttura complessa di rapporti fra microcosmo e macrocosmo.

“O uomo, guarda l’uomo: egli contiene in sé il cielo e le altre creature; è una forma e in lui tutte le cose sono implicite.”

 […]Ecco nel quarantesimo anno della mia esistenza, mentre ero avvinta dalla visione celeste, spaventata e tremante, vidi una gran luce dalla quale usciva una voce che mi diceva_ O fragile essere umano, cenere di cenere, putredine di putredine, parla e scrivi, secondo quanto ascolti e vedi[…]Le parole che dico non provengono da me, ma io le vedo in una suprema visione…Fin dalla mia infanzia, quando ero debole di ossa e di nervi e soffrivo nel sangue, sempre fin da allora, ho ricevuto le visioni… (Ildegarda di Bingen, “Vita”).

INNO ALLA FORZA DELLA VITA

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“E vidi come nel centro dell’aria australe un’immagine nel mistero di Dio bella e mirabile, di forma simile a quella umana, il cui volto era così bello e splendente, che è più facile fissare il sole che non quel volto. Così parlò l’immagine, che comprendiamo essere l’amore, che rivela il suo nome come vita di fuoco della sostanza divina e narra i molteplici effetti della sua potenza sulle nature e le qualità delle creature: Io sono la suprema forza di fuoco che ho acceso tutte le scintille viventi, in nessuna cosa mortale ho posto il mio soffio, le distinguo nel loro essere, ed ho ordinato rettamente con le mie penne più alte – cioè con la sapienza che vola – il circolo che le circonda.

Io, vita di fuoco, fiammeggio sulla bellezza dei campi, risplendo nelle acque e ardo nel sole, nella luna e nelle stelle, e con l’aereo vento suscito tutte le cose, vivificandole con la vita invisibile, che tutte le sostiene.

Perché l’aria vive nella vegetazione e nei fiori, le acque scorrono come se vivessero, e il sole vive nella sua luce, e la luna, quando è quasi scomparsa, è riaccesa dalla luce del sole come per vivere di nuovo, e le stelle risplendono nel suo splendore come esseri viventi. Io ho posto le colonne che contengono tutto il globo terrestre e quei venti che hanno penne a loro sottomesse, cioè i venti più lievi, che con la loro levità fanno da sostegno ai più forti, affinché non si mostrino pericolosamente, come il corpo è a contatto dell’anima e la contiene, affinché non evapori. E come il soffio dell’anima tiene insieme con fermezza il corpo, affinché non muoia, così i venti più forti animano quelli a loro sottomessi, affinché essi possano svolgere debitamente il loro compito. Ed io, forza di fuoco, sono nascosta in essi, essi da me avvampano, come il respiro continuo dell’uomo, o come nel fuoco la fiamma che guizza.

 Tutte queste cose sono vive nella loro essenza, non possono morire, perché io sono la vita.

 E sono anche la razionalità, col vento della parola che risuona, da cui ogni creatura è stata fatta, ed in tutte ho immesso il mio soffio, affinché nessuna nel proprio genere sia mortale, perché io sono la vita.

Sono la vita nella sua integrità, non quella che manca alle pietre, non quella che fa nascere le fronde dai rami, non quella che ha radice nella forza virile, ma io sono la radice di ogni vivente.

La razionalità infatti è la radice, la parola che risuona fiorisce in essa. E poiché Dio è razionale, come potrebbe non operare? le sue opere giungono a perfetta fioritura nell’essere umano, che fece a sua immagine e somiglianza, ponendo in esso il segno di tutte le creature secondo la sua misura.

Nell’eternità, da sempre, Dio volle fare l’essere umano, la sua opera, e quando ebbe fatto quest’opera le dette tutte le creature perché facesse le sue opere con esse, allo stesso modo in cui Dio aveva fatto la propria opera, l’essere umano. Ma sono io il suo ministro, perché tutte le cose vitali ricevono da me il loro ardore; sono la vita che permane uguale nell’eternità, che non ha avuto inizio e non avrà fine, e Dio è la vita stessa che si muove ed opera, una sola vita in un triplice vigore. L’eternità è il Padre, il Verbo è il Figlio, e il soffio che li connette è chiamato Spirito santo, e di ciò Dio ha posto il segno nell’uomo, in cui vi sono corpo, anima e razionalità.”

 

 

-Riflessione Fondamentale-

 

PER IL TUO INTERESSE E PER LA TUA VITA

Venite tutti a me: Io sono la via, la verità e la vita

Sac. Dain Cohenel (don Dolindo Ruotolo) - 

 

Ascoltami: Sì tratta di un tuo interesse.

Leggi attentamente e medita quello che sta scritto in questo libretto, perchè si tratta del tuo supremo interesse e della tua vera vita temporale ed eterna. Sei uomo  ragionevole, creato da Dio a sua immagine e somiglianza, e non puoi ridurti come povero bruto che non sa donde venga, nè dove vada. Guarda il Cielo, là devi giungere con l’aiuto di Dio, per godervi eternamente. Se non vuoi guardare il Cielo devi guardare il sepolcro, perchè certamente morirai, ed il sepolcro senza la certa speranza dell’eterna vita fa orrore! Quanti anni hai? Qualunque sia la tua età, tu puoi dire con sicurezza assoluta: Di qui a dieci, quindici, trenta, quarant’anni sgombrerò dalla terra. Non mi serviranno più né la casa, né i mobili, né gli abiti, né le ricchezze; sarò portato in fretta al Camposanto, forse le persone care mi piangeranno per qualche giorno o per qualche mese, e poi sarò dimenticato sulla terra, per sempre! Morirò certamente, e se non avrò pensato all’anima mia, che cosa ne sarà di me nell`eternità? E` dunque supremo tuo interesse pensare all’eternità, pensare all’anima e coltivarla; conoscere, amare e servire Dio, per goderlo eternamente nel Paradiso.

Tutta la vita terrena si riduce a queste sapienti parole, che devi stamparti nel cuore: Vita breve, morte certa. Del morire l’ora è incerta.

Un’ anima sola si ha. Se si perde che sarà? Finisce tutto, finisce presto. L’eternità non finisce mai.

 

I - Non perdere il tempo nella vita.

La nostra vita passa, e ce ne accorgiamo ogni giorno. E’ un viaggio verso la morte e l’eternità. Ogni giorno, ogni mese, ogni anno che passa è un cammino percorso verso queste due mete, e diremmo, verso queste due stazioni. Chi intraprende un viaggio fa due tappe: Va prima alla stazione o al porto, e poi sale sul treno o sul piroscafo, ed e portato lontano, tra i saluti e le lagrime di quelli che restano. Noi andiamo prima verso la morte, e dalla morte passiamo all'eternità.  È’ una grande stoltezza dunque concentrarsi nella vita presente, lavorare e stentare per il benessere del corpo, e dimenticare le cose più essenziali: l'anima e l’eternità.

Non saresti stolto se, dovendo lavorare per produrre, tu perdessi il tempo a lucidare i perni o le ruote di una macchina e ti curassi solo della pulizia dello stabile, trascurando proprio il lavoro ? Si, è bene tenere tutto pulito, è bene anche avere un posticino più comodo per lavorare, ma l’essenziale è che tu produca, che la tela cresca, che il ferro sia modellato, che il legno grezzo diventi un mobile; se non fai questo, non sei un operaio. Un cuoco che si preoccupa di tener pulita la cucina, ordinato il suo vestito e non prepara il pranzo, a che serve? Le occupazioni della vita presente sono come l’ambiente e il mezzo per lavorare e produrre per la vita eterna, servono a compire la missione che Dio ci ha data, per meritare il premio eterno; se tu dimentichi il tuo fine ultimo, e la necessità di operare il bene per salvarti, lavori, stenti, sudi, e praticamente ti affatichi invano.

 - Sì, tu dici, ma la vita è la vita, ed io non posso trascurare il campo, la bottega, l’ufficio, e così mi passa tutta la giornata.- Benissimo, ma tu per le tue occupazioni non trascuri di dormire, di lavarti, di mangiare, leggere il giornale, e persino di fumare e divertirti. Ora come puoi, per le occupazioni materiali non pensare mai o quasi mai a quello che ti serve per la vita eterna, cioè a pregare, ad ascoltare la Messa, a ricevere i Sacramenti, a confessarti, a comunicarti, ad istruirti nelle verità della Fede, tu che in questo sei così ignorante?

Che cosa penosa, per es., che un avvocato, si occupi da mane a sera e persino la notte, della difesa di un reo, e non pensi almeno per mezz’ora alla causa della propria anima innanzi a Dio! Che cosa triste che un muratore stia occupato da mane a sera ad innalzare case ed edifizi, e non metta nel giorno neppure una pietruzza per il suo bene eterno, e per la celeste dimora! Una vita tutta spesa nelle occupazioni materiali, senza curarsi di quelle spirituali ed eterne, è simile a quella delle bestie da soma, che lavorano per gli altri e non fanno mai nulla per sè! - Ma io lavoro per la casa e per i figli, tu dici, e sono degno di lode e vero galan- tuomo. Come posso avere il tempo di badare all’anima? - Stolto, e credi tu che quelli per i quali lavori potranno supplire a ciò che tu non fai per l’ anima tua? E credi poi che te ne saranno veramente grati? Ti perderai eternamente per chi non ti ricorderà neppure? E non sai tu che amando e servendo Dio, compiendo i tuoi doveri religiosi, e curando l'anima tua, porti la benedizione sulla tua casa e sul tuo lavoro, ed è proprio allora che vivi veramente per il bene della tua famiglia? Non devi lasciare solo un’ eredità materiale ai tuoi figli o provvedere solo al loro corpo, ma con la tua vita cristiana, praticante, devi lasciare loro l’esempio della virtù, e guidarli ai beni eterni. Ti preoccupi del loro avvenire terreno e non ti preoccupi del loro avvenire eterno? Come puoi meritare il nome di padre, se ti mostri senza fede e senza virtù innanzi ai tuoi figli, se vivi disordinatamente e raccogli il loro compatimento e persino il loro disprezzo? Un padre lontano alla Chiesa e dai Sacramenti, un padre che non prega, che bestemmia, si ubriaca, si dà a vizi turpi, ha relazioni cattive e commette il male, che razza di padre è ?

Una madre che pensa solo ad ornarsi, a fare la civetta, a chiacchierare, ad inveire, e non si preoccupa dell’anima sua e di quella dei suoi figli, che razza di madre è?

Molti fannulloni parlano spesso di benessere materiale, e dicono che vogliono la redenzione, il miglioramento e l’agiatezza della vita, e specialmente della vita operaia; promettono mari e monti, e lo promettono distaccando le anime da Dio e dalla Chiesa.

L’operaio crede di poter fare la vita del principe, applaudisce, si lascia trascinare, perde la fede, diventa brutale, e quando pensa di poter raccogliere il frutto che gli è stato promesso, si accorge d’essere stato burlato ferocemente e di essere caduto in una obbrobriosa schiavitù. Cosi è avvenuto nei paesi invasi dal comunismo bestiale e senza Dio.  Come si può prestare fede a chi non ha la Fede? Come si può credere sincera la parola di chi non rispetta il Papa, i Vescovi, i Sacerdoti, la Chiesa e le cose più sante? 

Cè un solo mezzo per redimersi davvero  e per procurarsi il benessere anche nella vita temporale: Conoscere, amare e servire Dio, frequentare i sacramenti e compire i propri doveri religiosi. Questo  il fondamento assolutamente indispensabile. Non bisogna ridursi come una macchina, o come un asino, che tira il carretto ed aspetta solo l’ erba e la stalla, ma è necessario coltivare il cuore e l’anima, e pensare ai beni eterni.

Abbi rispetto e carità verso tutti, per amore di Dio, e vivi in pace nella tua famiglia. Osserva la Divina Legge, lavora, ama, compatisci, perdona e riguarda tutti come fratelli, in Gesù Cristo e per Gesù Cristo; misurati bene, e non presumere di essere superiore agli altri, ma sii contento del tuo stato, senza aspirare a ricchezze o a beni fantastici, e sappi che solo cosi conquisterai il benessere e la pace. Dio ha posto la gerarchia nella società; c’è chi comanda e chi obbedisce, c'è chi è più in alto e chi sta più in basso, e tutti concorrono al bene comune. Siamo tutti uguali solo innanzi a Dio, i figli di uno stesso Padre Celeste, e discendenti dal primo uomo creato da Dio; siamo tutti redenti da Gesù Cristo che ci ha affratellati nel suo Sangue. Nel corpo umano la mano non può essere testa, e il piede non può essere mano; ma ogni membro ha il suo ufficio, e nell”armonia coopera al bene del corpo.

Siamo tutti pellegrini sulla terra, passiamo tutti e ci livella la morte. Stare in un treno di prima classe o di terza non è poi grande differenza. Si viaggia sempre. La vita più felice non è quella dei ricchi, ma quella degli umili e de  semplici. Chi ha l’automobile ha mille pensieri e preoccupazioni. E' più felice chi cammina a piedi o chi paga pochi soldi, e senza affanno va in tranvia. Il molto ingombra, il soverchio pesa; mentre il poco si gusta, e quello ch’è giusto sazia.

Chi ha la fede e la pratica, è un gran signore, perchè ha la sapienza soprannaturale, ha l’amicizia di Dio, ha la pace nell'anima ch’è superiore ad ogni bene; è contento di quello che ha, gode della Divina Provvidenza, gode in anticipo dei beni eterni, e nell’esilio di questa valle di lagrime è come uno che viaggia in pieno giorno senza soverchi bagagli, con la certezza di giungere ad una vita immensamente migliore. Senza la fede vera, la fede cattolica, apostolica, romana, senza la fede pratica, la vita è infelicità, è disperazione, è angustia, è lotta continua, e le ricchezze servono solo a renderla più amara! Un ricco che non ha fede, o che ne ha un poco e non è praticante, è un povero smarrito, uno stolto, infelice nelle sue ricchezze, e più infelice quando deve lasciare tutto con la morte.

 

II - Finisce tutto con la morte

Quando stai nel circolo, nel caffè o nella bettola, ed hai davanti un buon pranzo, o un buon litro di vino, tu non pensi ad altro, e dici con facilità: - Io ora mi diverto, giacchè quando viene la morte tutto finisce, e dopo il sepolcro non c’è più nulla. - E’ una stoltezza che nasce dal disordine. Dell’impurità o dai fumi del vino. Ma quando tua madre sta sul letto di morte, o quando ci sta tua moglie, un tuo figliuolo, o un’altra persona cara, tu non dici così; tu senti il mistero di una vita eterna e te ne preoccupi. Non così quando muore il tuo cane affezionatissimo, o il tuo uccellino; senti che non è la stessa cosa la morte di una persona cara e quella di una bestiolina. E poi, la vita è tanto piena di aspirazioni e di desideri che niente riesce ad appagare, ed è ricolma di pene, di disinganni e di vessazioni che ci fanno vedere chiaro che non può terminare tutto con la morte. Che cosa sono 70, 80, 100 anni di fronte alle tue aspirazioni? Sono un nulla. Proprio quando cominci a vivere, allora muori. E’ chiaro dun- que che non è possibile che tutto finisca con la morte. E’ invece proprio allora che tutto comincia, perchè la vita presente è una prova ed una preparazione alla vita futura. Con gli ultimi esami che si fanno, finisce la scuola e comincia la carriera nel mondo.

Che cosa penseresti di un alunno che non guardando più lontano della sua scuola, dicesse: - Io non voglio studiare, voglio divertirmi, tanto, quando sarò giunto all’ultima classe finirà tutto! - Finirà la scuola, ma non finisce la vita, e l’alunno che non ha superato bene la sua prova e non ha studiato, resta un asino, ed invece di diventare un professionista o un onesto operaio, è costretto a fare gli uffici più vili.

Finisce la vita presente e comincia la vita eterna, nella quale abbiamo il premio o il castigo eterno, secondo che abbiamo fatto il  bene o il male. Ma tu dici: - Chi è mai venuto dall'altro mondo? - Ti rispondo che molte volte sono venute persone dall’altro mondo a confermarci l’ esistenza della vita eterna. Di questo ci sono argomenti irrefutabili, e si veggono ancora i segni lasciati da quelli che sono apparsi sulla terra dopo la morte.

Basta che uno solo sia venuto certamente dall'America per convincerti col fatto che l’esistenza di quella terra lontana è una realtà. Non è necessario che ne vengano molti, anzi è contrario alla serietà il pensare che dovrebbero venire proprio nella tua casa, ogni giorno persone dall' America, per convincerti che quella terra esiste. Sarebbe trattato per pazzo chi invece di prepararsi i bagagli ed il biglietto per partire, volesse prima assicurarsi di persona che l’America esiste.

Quando succede un terremoto, un ciclone, una pubblica epidemia, tu tremi e cerchi scampare dal pericolo. Ti preoccupi non solo della morte, ma di ciò che viene dopo la morte.

Non essere stolto, e mentre tutti camminiamo verso l’eternità, preparati con una vita cristiana e santa, a conseguire la felicità eterna. Non lo esperimenti? Non vedi quanto è infelice la vita senza Dio, anche in questa terra? Non senti la voce del rimorso che ti chiama a penitenza? Non senti la voce della misericordia di Dio che t’invita? Puoi tu con un pensiero stolto della mente distruggere la realta? Se non ammetti l’elettricità o l’effetto di un esplosivo, forse perchè non l'ammetti, l’elettricità non ti fulmina e l’esplosivo non ti fa saltare in aria?

Pensa che se sbagli in ciò che riguarda la tua salvezza eterna, sbagli per sempre!

 

III - Io sono libero di pensare ciò che voglio.

Non è vero. Tu non sei libero di pensare a tuo modo dell’elettricità, del fuoco, delle leggi che regolano il mondo ecc. Tu devi pensare quello che è, non quello che ti pare in un momento di confusione. Un avvocato può pretendere di modificare il codice come gli garba? Se un operaio, stando nell’officina per lavorare, crede invece che ci stia per divertirsi, e si mette a cantare ed a ballare, è subito cacciato fuori, e perde la paga.

Tuo figlio è forse libero di pensare ciò che vuole e di metterti in disordine la casa? Tu lo prendi a scappellotti ed a pedate se crede un giocattolo la tua macchina, e si diverte a svitarla! La Verità è una sola: se è acceso il lume elettrico, nessuno è libero di dire chi è spento, senza essere trattato da cieco o da pazzo.

La spiegazione della vita è solo quella che ci vien data dalla Fede cattolica; qui solo sta la verità, e ce ne sono mille prove evidentissime. Tu non puoi pensare diversamente e crearti una fede a modo tuo; faresti la figura dello stolto. Un suonatore non può suonare come vuole, ma come deve; un professore non può insegnare come vuole, ma deve insegnare la verità. Se non fa così è un ciarlatano, non è un professore.

Invece di dire sciocchezze, istruisciti bene nelle verità della Fede, impara bene almeno il Catechismo, ascolta la parola dei Sacerdoti, dei Vescovi e del Papa, e sii certo che sarai grande, non quando pensi a modo tuo tutte le sciocchezze che ti vengono in mente, ma quando dici veramente: Io credo in Dio Padre onnipotente, io credo tutto ciò che crede ed insegna la Chiesa Cattolica.

 

IV - La vera religione consiste nel fare il proprio dovere.

E siamo d’ accordo, ma qual è il tuo dovere? E' solo quello di consumarti in un ufficio o in una scuola, o stare vicino ad una macchina a lavorare? Non è tuo dovere strettissimo conoscere Dio che ti ha creato, amarlo con tutto il cuore e con tutte le forze, ed osservarne fedelmente la Legge? Non è tuo dovere essere vero cattolico, andare in Chiesa, ascoltare la Messa, riceverei Sacramenti, pregare, onorare Dio, e per suo amore rispettare, amare ed aiutare il prossimo tuo? Questi sono doveri elementari, e se tu sei un galantuomo nella vita materiale, e non lo sei con Dio, non fai il tuo dovere.

Credere in Dio, obbedire a Dio ed alla Chiesa, combattere le tue passioni, il tuo carattere cattivo e i tuoi vizi, ecco il tuo preciso dovere. Se ti formi una fede a modo tuo, se trasgredisci la Legge di Dio e quella della Chiesa, se trascendi in peccati di superbia, di avarizia, d’impurità, d’ira, di violenza, di vendetta, d’intemperanza, di stravizi, di noncuranza in ciò che riguarda l’onore di Dio e l’anima  tua, d’invidia, di mormorazioni, di menzogne, di calunnia ecc., tu non fai il tuo dovere, anche quando hai un’apparenza di onestà.

Sissignore, tu non defraudi il prossimo, non sei un ladro va bene. Non uccidi, va benissimo, e ci mancherebbe altro; ma se hai una pratica cattiva, in’amicizia impura, un vizio nascosto che nessuno vede, puoi dire che fai il tuo dovere? Guarda bene che quando non pratichi veramente la Religione, quando tralasci la Messa, non ti confessi, non ti comunichi, quando profani il giorno festivo, lavorando, o peggio peccando, con tutte le buone qualità che dici di avere, tu non fai il tuo dovere!

Oh, se si scrutasse la vita di certi uomini come sta innanzi a Dio, quanti che si credono o sono creduti galantuomini, apparirebbero cattivi, pessimi, anzi farebbero orrore!

Tu dici: - Se mi mostro religioso, gli altri mi burlano e profittano di me. - Non è vero, anzi è vero il contrario. Chi compie i suoi doveri col Signore, s’impone anche ai più cattivi, e riscuote il rispetto di tutti. Sono burlati quelli che vogliono servire due padroni e non hanno una coscienza forte.

Chi affiderebbe il suo portafoglio ad uno senza Dio? Chi gli affiderebbe la figliuola? E se anche ti burlassero perché tu sei fedele a Dio, che te ne importa? Se ti burlassero perché stai mangiando, cesseresti di mangiare?

E se uno straccione burla un professore, forse il professore abbandona la sua cattedra, si veste da straccione e si mette a raccattare le  immondizie della Strada? Quale nobiltà più grande e quale onore più glorioso che l’essere veri cattolici, senza dedizioni al male, senza tentennamenti, fieri di amare e di servire Dio, fieri di essere i figli della Chiesa!

 

V - Tanti sono religiosi e sono peggiori degli altri! E’ vero?

Se sono peggiori non sono religiosi, perché non si può essere veramente devoti e religiosi senza essere migliori degli altri. Ma dimmi, se uno é cattivo pur frequentando la Chiesa, che cosa sarebbe se non la frequentasse? Se un ferito va all’ospedale e ne esce zoppicante, come ne sarebbe uscito senza la cura? Sarebbe morto o avrebbe perduto interamente l’uso delle gambe. Chi è religioso, fa sempre minor male che se non lo fosse, perché ha il freno della coscienza e un po’ di timore di Dio.

Tu vedi un animale feroce ammaestrato, che rugge e matte fuori gli artigli, e dici:  “Guarda, é ammaestrato, ha il domatore che lo comanda, eppure rugge e minaccia. - Ma, caro mio, se quell’animale non avesse il domatore, invece di ruggire ti sbranerebbe.”

Ci sono uomini di carattere pessimo, d’indole: cattiva, nervosi, nevrastenici, infermi, che se non fossero religiosi sarebbero immensamente peggiori di quello che sono.

Ma poi rifletti pur questo: Tu nell’uomo religioso noti più facilmente i difetti che ha, perché lo vorresti vedere perfetto, mentre nell’uomo senza fede, ogni più piccola buona qualità ti stupisce, appunto perché non te l’aspetti. Tu ridi se un professore parlando dice un errore, e gli dai dell’asino, ma sei ammirato nel sentire un operaio poco istruito che parla più o meno bene l’italiano, dicendo pochi spropositi. Sull’abito bianco una macchia sembra più brutta, mentre sull’abito scuro appare trascurabile.

Capisci allora perché ti meravigli quando una persona religiosa cade in un difetto? Tu poi sei cosi esigente con gli altri e non guardi te stesso? Guardi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello e non vedi la trave che sta nel tuo?

E il fatto stesso che mormori degli altri, non ti dimostra che il cattivo sei proprio tu?

 

VI - Un mostro: ll cattolico non praticante.

Tu dici che sei cattolico, ci tieni a dirlo, massime se parli con persone buone, e mostri subito l’immagine sacra che hai nel portafoglio e la medaglia o l’abitino che porti al collo, dicendo - Io sono più cattolico degli altri. - Ma sai che cosa significa cattolico? Significa Un’anima illuminata dalla Fede, sottomessa al Papa, Vicario di Gesù Cristo, ai Vescovi, ai Sacerdoti,  fedele alla Legge di Dio e a quella della Chiesa; un’anima che prega, si unisce a Gesù Cristo nei Sacramenti, ascolta la Messa, loda Dio, esercita la carità, compatisce, perdona, è gelosa della purità, fugge dagli spettacoli immorali e custodisce il suo cuore e la sua lingua dal male.

Tu invece? Tu meni una vita disordinata, hai pratiche e relazioni cattive, se ti adiri bestemmi, se hai un torto ti vendichi, se puoi fare un guadagno illecito non te ne fai scrupolo; non vai a Messa, non ascolti mai una predica, non ti confessi, non ti comunichi, lavori di festa, frequenti il cinema, il teatro, il circolo equivoco, la bettola, cadi spesso nell’impurità, sei sboccato nel parlare, ti piacciono le labbra dipinte, le unghie color sangue di porco, le nudità obbrobriose, le avventure indegne... ma che razza di cattolico sei tu?

Tu dici: - Io pratico la Fede a modo mio.

Dio sta da per tutto, e perciò non è necessario andare in Chiesa. - Guarda un poco che stoltezza dici! Puoi mai esercitare un’arte o una professione a tuo capriccio? E se il Re ha stabilito un luogo speciale per darti udienza, puoi rimanere in casa o oziare sulla strada? Dio è da per tutto, ma in Chiesa ci sta per ascoltarti, per benedirti e per consolarti.

La Chiesa è così bella, è un luogo di pace e di raccoglimento, e tu che meni una vita cosi agitata nel mondo, non senti il bisogno di un poco di pace innanzi a Dio? Non sai che nel Santo Tabernacolo Eucaristico ci sta Gesù Cristo, vivo e vero?

E poi, tu che sei tanto debole nella fede e tanto incapace a pregare, trovi in Chiesa l’aiuto della fede e della preghiera degli altri; là ci sono gli Angeli che raccolgono i tuoi sospiri e le tue pene, e tu ne esci consolato, quando ci stai non per ciarlare o per guardare a destra ed a sinistra, ma per pregare.

Un alunno dice: - Io non vado a scuola, studio da me, tanto il maestro mi ripete ciò che sta nel libro. - Ma no, da se stesso non conclude nulla, e se non va a scuola è più asino di prima.

Tu dici che pratichi la fede a modo tuo, e che adori Dio e preghi, ma quando? Esamina la tua vita: Ti alzi di letto, e non solo non preghi, ma tante volte gridi, inveisci, bestemmi. Poi vai all’ufficio o al lavoro, o te la passi a leggere il giornale, il romanzo, ecc.

Fuori casa non ti ricordi di Dio, dentro ci stai come un cane arrabbiato; mangi, giochi, ti diverti, ti corichi senza neppure una preghiera.

Dimmi quand'è che onori Dio?

Tu dici: - Io non ho il tempo di andare in Chiesa e di pregare. - Ma il tempo di ciarlare, di leggere, di divertirti, lo trovi. Se devi guadagnare qualche cosa o fare una gita, sai levarti anche di notte, e non sai levarti di letto mezz’ ora prima per cominciare la giornata con la S. Messa, ch’è benedizione del tuo lavoro, e con la Comunione, vita ed augurio dell’anima tua? Quanta pace godresti nella tua giornata, cominciandola con la preghiera e terminandola con la visita al Sacramento o col S. Rosario, recitato con la tua famiglia!

Tu dici: - Chi è religioso è meno prosperato di chi non lo è. - Non è vero, è un’illusione di satana. Chi veramente ama e serve Dio, è benedetto anche temporalmente, è contento anche del poco e gode la pace ch’è superiore ad ogni prosperità. La casa dei cattivi, pur se è colma di ricchezze, è un inferno. Vale più un tozzo di pane nella pace, che un pranzo abbondante nella discordia. Il poco si moltiplica nelle mani dei buoni, ed il molto si dissipa e si disperde nelle mani dei cattivi. La vita terrena è una prova, ma chi ama e serve Dio, sa di soffrire per godere eternamente, mentre i cattivi soffrono disperandosi nel tempo e nell’eternità.

Sii dunque veramente cattolico, fedele e praticante, e la tua vita sarà ricca di pace e di prosperità.

La bontà di Dio è ammirabile con quelli che lo amano, ma tu non andare a Lui per un fine interessato; amalo perchè ti è Padre, adoralo perchè è tuo Creatore, cerca il suo regno e la sua giustizia, ed Egli non ti farà mancare mai il necessario. Se a volte per mette che tu sia tribolato, lo permette per farti scontare i peccati, per allontanarti dai pericoli dell’anima, per farti ricordare di Lui ed aspirare alla vita eterna. Anche la mamma castiga il suo figliuolo per correggerlo e gli dà la medicina amara per risanarlo.

 

VII - Mi confesso con Dio.

Qualcuno può dire: - Sì, io vado in Chiesa, capisco che quello è il luogo della preghiera, ma quanto a confessarmi, non me ne parlate, perchè io lo fo direttamente con Dio. - Dice un caporale al suo sergente: - Non occorre che io dia conto a voi del mio drappello, lo farò direttamente col generale. - Che sciocchezza! Tu arrivi al generale, proprio per i gradi gerarchici, proprio per il tuo sergente. Se tu andassi alla presenza del generale t’ impapineresti.

O piccolo uomo, come potresti confessarti direttamente con Dio, tu peccatore che gli ti sei reso nemico? Se Egli ti mostra la sua maestà, ne rimani fulminato, e se si nasconde e tace, non sei certo nè della tua confessione, nè del suo perdono.

Dio ha posto in terra i suoi rappresentanti, i Sacerdoti, muniti della sua autorità, ricchi della sua misericordia e capaci di comunicartela in modo più proporzionato alla tua piccolezza. Tu vai a confessarti, trovi un uomo, sei certo di quello che fai, deponi il fardello dei tuoi peccati, ne ricevi l’ assoluzione, ne rimani consolato. Tu, povero fratello mio,  non ti sei mai confessato bene?

Facci la prova, e vedrai quanta gioia e quanta pace te ne verrà.

Ti confidi facilmente con i tuoi amici, dici loro tutti i fatti tuoi, racconti le avventure più brutte e vergognose, eppure essi non ti danno la pace. Come puoi dire di non voler esporre i fatti tuoi al Confessore che ti rappresenta Dio, ti dà in suo nome la misericordia e la pace, e conserva nel suo cuore quello che gli hai detto senza dirlo a nessuno? Il Sacerdote è uomo come te, ma è rivestito dell’autorità e del carattere di Gesù Cristo; ti ascolta, ti assolve e ti consola in nome di Gesù, e ti rende novella creatura.

Ma chi è che trova difficoltà a confessarsi? L’esperienza non ci lascia dubbio in questo: è colui che ha cattive relazioni e vizi innominabili che non vuole troncare,è colui che da il danaro a usura, che sfrutta gli altri o li defrauda, che fa il male e vive scioperatamente. l galantuomini, gli onesti e quelli di retta coscienza, non solo non hanno difficoltà a confessarsi, ma lo fanno con gioia.

Chi dice di confessarsi con Dio, in realtà non si confessa con nessuno, marcisce nei suoi peccati, e fa una pessima fine.

 

VIII - Non ti degradare.

Non bestemmiare e non fare discorsi turpi. La tua lingua deve lodare e benedire Dio in ogni momento della vita.

Quando bestemmi ti accomuni al maledetto diavolo, e diventi un mostro d’ingratitudine. La besteminia attira la maledizione sulla tua casa, e come dice il proverbio: distrugge anche la cenere del focolare. Quelle sventure inaspettate, quei contrasti furiosi, quelle perdite, quelle malattie e quei dolori che ti crucciano, chi ti dice che non siano conseguenze delle tue bestemmie? E’ tuo interesse non bestemmiare, è tuo decoro, perchè la bestemmia avvilisce, è tuo dovere. Se per sventura hai questo vizio maledetto, fai, di lutto per emendarti. Se vuoi sfogarti, maledici il diavolo ch’è già maledetto da Dio, ma non ardire di nominare con poco rispetto il nome del Signore, quello della Madonna, dei Santi, o di maledire le anime ed i morti.

Non fare discorsi turpi, perchè questo offende Dio, ti degrada e ti mostra poco educato. Se parli così, non sei uomo civile.

Non lavorare di festa. Non ci guadagni, anzi ci perdi, e Dio non benedice il tuo lavoro. Il guadagno fatto nella festa, entra per la porta ed esce per la finestra.

Perchè Dio vuole che non lavori di festa? Per sollevarti almeno in quel giorno dalla pena del lavoro, per elevarti l’anima e per farti ricordare dei beni eterni. E’ stolto, empio ed ingrato rifiutare questo santo sollievo che ci pone in colloquio col Paradiso,e continuare come le bestie da soma la fatica.

Tu dici: - Ma io ho i figli da nutrire.- E lavorando di festa li riduci in maggiore miseria, come ci mostra l’esperienza.

Tu dici: - Sono stato disoccupato tutta la settimana, mi capita il lavoro di festa e lavoro.- No, proprio se non lavori di festa la Provvidenza ti aiuterà. La disoccupazione è una piaga sociale dovuta principalmente alla profanazione della festa.

Tu dici: Io sono comandato, chi mi è superiore stabilisce che nella festa si lavori. - Nessuno può presumere di modificare la Legge divina. Il riposo festivo l’ha stabilito Dio, non è un diritto umano; se ti si comanda di lavorare di festa, non lavorare, salvo casi eccezionali, per i quali domanderai volta per volta al tuo Parroco, o per quei servizi pubblici inerenti alle necessità della vita, consentiti dalla Chiesa.

Non lavorare non significa passare la giornata nell’ozio o nel peccato, ma passarla prima onorando Dio, ascoltando la Messa, visitando Gesù Sacramentato e compiendo opere buone, e poi anche onestamente, pigliandosi qualche svago nella serena compagnia della propria famiglia.

Non essere violento. Per ogni più piccola cosa ti adiri, gridi, e meni persino le
mani. Eppure quando t’incontri con una persona di buone maniere, ti consoli e non finisci di lodarla. Ti piace negli altri la calma, la dolcezza, l’educazione, la carità, e perché non ti mostri anche tu buono? Ti adiri, e ti fai abborrire, o compatire come un pazzo.

Gridi e non sei amato. Bestemmi e sei disprezzato come un bruto. Percuoti senza misura e senza pietà, e sei come una belva inferocita. Vergognati! Dovresti essere la gioia della tua famiglia e ne sei la spina ed il tormento.

Tu dici: - Mi fanno disperare. - E non sai che adirandoti aggiungi frastuono a frastuono? Se vuoi farti rispettare, fatti amare;  l’amore è più forte di qualunque violenza.

Non abusare del vino o di bevande alcooliche. Se ti ubriachi perdi la ragione, e ti riduci al di sotto di una bestia. Che cosa triste essere trasportato a casa, perchè non ti reggi sulle gambe! Tua moglie ed i tuoi figli che ti veggono cosi ridotto, qual conto e rispetto possono fare di te? Quale esempio dai loro? Fuggi la bettola e il vino, ama la tua casa e la tua famiglia che, nel timore santo di Dio, sono il luogo più bello di pace. Se devi spendere una lira, spendila coi tuoi cari.

Come hai il coraggio di gozzovigliare sapendo che i tuoi figli desiderano il pane?

Non ti far vincere dal rispetto umano.

Professa la tua Fede a fronte alta e non te ne vergognare. E’ il più grande onore per te, poichè per la Fede sei figlio di Dio ed erede del Cielo. Non c’è per te un avvilimento più grande quanto quello di mostrarti vizioso, infedele e miscredente per rispetto umano!

Che cosa diresti se un Figlio tuo avesse vergogna di te, ti voltasse la faccia e dicesse di non conoscerti? Quando sarai innanzi a Dio, Egli ti scaccerà da Sè, e dirà di non conoscerti, se l’avrai rinnegato per rispetto umano!

Oggi tutti sentono il bisogno di ritornare a Dio; sono falangi gli uomini, i giovani e le donne che corrono al Signore in Chiesa, frequentano i Sacramenti e pregano. C’è un risveglio consolante, e se ci sono ancora molti cattivi, essi sono riguardati come il rifiuto dell’umanità. Non ridurti anche tu tra i rifiuti, per rispetto umano; leva la fronte segnata col Sangue di Gesù Cristo, mostrati veramente cattolico, con profonda pietà e con una vita intemerata. Se i cattivi ti scherniscono perchè vai in Chiesa, sei tu che devi riprenderli. Se ti mottegggiano per la tua modestia, tu schernisci l’immodestia degli altri e mostra loro che ti fanno disgusto.

 

IX - Leva in alto la fronte gloriosa: sei cattolico!

Tu non sei schiavo, sei figlio del Padre Celeste e membro vivo della Chiesa Cattolica! Sei mortale, ma tendi alla vita eterna!

Se vivi da vero cristiano hai il massimo titolo di nobiltà, compi il lavoro della tua giornata terrena e sarai coronato nel Paradiso! Se non vivi da cristiano sei un infelice, stretto fra mille dolori, senza conforto, e passerai dal tempo all’eternità infelicissima dell’inferno!

Forma nel tuo cuore il Regno di Dio, istruisciti nelle verità della Fede, non vivere come uno stolto che non capisce nulla delle verità eterne, non conosce il suo, ultimo fine. Forma del tuo cuore un tempio vivo di Dio, accostandoti spesso ai Sacramenti, vivendo di sante aspirazioni, pregando ed operando il bene.

Non ti far ingannare da chi ti promette una fugace felicità terrena e ti toglie l’eterna! Sii contento del tuo stato, non t’ illudere più credendo che gli empi possano darti il benessere materiale. Siamo tutti uguali solo innanzi a Dio, nella Chiesa e di fronte agli eterni tesori. Siamo figli di uno stesso Padre, redenti da uno stesso Sangue, accolti da una stessa Mamma, Maria, santificati dalla stessa grazia, commensali della stessa Mensa Eucaristica! Questa è uguaglianza vera e santa, questa è comunanza di beni che nessuno può rubare. Non è l’orgoglio che ti fa grande; l’orgoglio avvilisce! Quello che ti fa grande è il timore di Dio, la bontà, la carità, il compatimento, il perdono. Sopraffare gli altri non è grandezza, non è comando, non è forza, è viltà che porta a rovina. Spezza le catene del male, fuggi le occasioni del peccato e non essere indegno del tuo Redentore che ti ha tratto dalla morte alla vita. Se vivi con Gesù partecipi alla sua divina nobiltà, ed anche se la tua condizione è quella di umile operaio, sei onorato da Lui che per amor tuo lavorò in una bottega, ed essendo ricchissimo Re, si fece servo, immolò Se stesso e morì in Croce! Se non vivi di Gesù sei schiavo del peccato e, dolorosamente, di quelli che ti parlano di grandezze e ti rendono misero, perchè ti tolgono Dio. Comincia una vita novella, convertiti a Dio veramente, non esitare, non rimandare sempre al domani la tua conversione; pensa che puoi morire da un momento all'altro e preoccupati dell’eternità!

 

X - Ricordati...

Quale vergogna per te non conoscere le verità della Fede, e non saper pregare! Vai a confessarti e ti si domanda: - Sai chi ti ha creato, chi è Gesù Cristo, che cosa sono i Sacramenti? Conosci i comandamenti di Dio e quelli della Chiesa? Sai recitare il Pater, l’Ave, il Credo? - Tu rimani come uno smarrito, non conosci nulla ed hai dimenticato persino il primo Catechismo! Ricordati perciò almeno delle principali verità della Fede e delle principali preghiere, affinché tu non sia come un cieco ed un muto innanzi a Dio.

Ti ha creato Dio. Dio è uno spirito purissimo, perfettissimo, infinito, onnipotente, Creatore e Signore del Cielo e della terra.

Dio è in cielo, in terra e da per tutto; ti è sempre presente, e non puoi nasconderti da Lui. Chi opera il bene è premiato da Lui col Paradiso eterno. Chi fa il male è castigato con l’inferno eterno.

Dio è uno solo, ma in tre Persone uguali e distinte, che sono la SS. Trinità, e si chiamano Padre, Figliuolo e Spirito Santo.

La seconda Persona della SS. Trinità s’incarnò nel seno purissimo di Maria Vergine, per opera dello Spirito Santo, prese un corpo e un’anima come l'abbiamo noi, e morì in Croce per redimerci dal peccato. Il Figliuolo di Dio incarnato per amor nostro si chiama Gesù Cristo. Egli ci salva, unendoci a Sè coi Sacramenti e comunicandoci la grazia.

Noi però dobbiamo compire il bene, osservare la Legge di Dio e quella della Chiesa.

La fede senza le opere è morta e non serve a nulla. Chi pecca gravemente perde la grazia di Dio e se non si converte si danna eternamente.

Nell’Ostia consacrata c’è Gesù Cristo vivo e vero, in Anima, Corpo, Sangue e Divinità. Maria SS. è vera Madre di Dio, è nostra Madre amorosissima, rifugio dei poveri peccatori. I Santi sono i nostri intercessori presso Dio.

 

l DIECI COMANDAMENTI DI DIO

lo sono il Signore Dio tuo:

1° Non avrai altro Dio fuori che me.

2° Non nominare il nome di Dio invano.

3° Ricordati di santificare le feste.

4° Onora il padre e la madre.

5° Non ammazzare.

6° Non commettere atti impuri.

7° Non rubare.

8° Non dir falso testimonio.

9° Non desiderare la donna d’altri.

10° Non desiderare la roba altrui.

 

I DUE COMANDAMENTI DELLA CARITA’:

1° Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la ma mente.

2° Amerai il prossimo tuo come te stesso.

 

l CINQUE PRECETTI DELLA CHIESA:

1° Udir la Messa tutte le domeniche e nelle altre feste comandate.

2° Non mangiar carne nel venerdì e negli altri giorni proibiti, e digiunare nei giorni prescritti.

3° Confessarsi almeno una volta l’anno, e comunicarsi almeno a Pasqua.

4° Sovvenire alle necessità della Chiesa, contribuendo secondo le leggi e le usanze.

5° Non celebrare solennemente le nozze nei tempi proibiti.

 

l SETTE SACRAMENTI.

Battesimo, Cresima, Eucaristia, Penitenza, Estrema Unzione, Ordine Sacro e Matrimonio.

 

XI - Prega.

Prega, poichè pregando conversi con Dio ed implori le grazie che ti sono necessarie.

 

IL CREDO. Io credo in Dio Padre onnipotente, Creatore del Cielo e della terra; e in Gesù Cristo suo unico Figliuolo, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morto e seppellito; discese all’inferno; il terzo giorno risuscitò da morte, salì al Cielo, siede alla destra di Dio Padre Onnipotente. Di là deve venire a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa Cattolica, la comunione dei Santi, la remissione dei peccati, la resurrezione della carne, la vita eterna. Così sia.

 

PATER NOSTER. Padre nostro che sei nei Cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in Cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non c’indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Cosi sia.

 

 GLORIA PATRI. Gloria al Padre e al Figliuolo ed allo Spirito Santo.Come era nel principio e ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Così sia.

 

AVE MARlA. Ave, o Maria, piena  di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra tutte le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. - Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Cosi sia.

 

LA SALVE REGlNA. Salve, o Regina, madre di misericordia, Vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo esuli figli di Eva, a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi, e mostraci dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto del tuo seno, o clemente, o pietosa, o dolce Vergine Maria.

 

ALL’ANGELO CUSTODE. Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà suprema di Dio. Così sia.

 

IL REQUIEM AI DEFUNTI. L’eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Così sia.

 

IL CONFITEOR. Io confesso a Dio onnipotente, alla Beata Maria sempre Vergine, al Beato Michele Arcangelo, al Beato Giovanni Battista, ai Santi Apostoli Pietro e Paolo,a tutti i Santi, e a te, o Padre, che ho peccato assai col pensiero, con la parola e con l’opera, (battendosi il petto) per mia colpa,per mia colpa, per mia massima colpa. Perciò prego la Beata Maria sempre Vergine, il Beato Michele Arcangelo, il Beato Giovanni Battista, i Santi Apostoli Pietro e Paolo, tutti i Santi e te, o Padre, a pregare per me il Signore Dio nostro.

 

ATTO DI FEDE. Mio Dio, credo fermamente quanto Voi, infallibile verità, avete rivelato, e la santa Chiesa ci propone a credere. Ed espressamente credo in Voi, unico vero Dio, in tre persone uguali e distinte, Padre, Figliuolo e Spirito Santo; e nel Figliuolo, incarnato e morto per noi, Gesù Cristo, il quale darà a ciascuno, secondo i meriti il premio o la pena eterna. Conforme a questa fede voglio sempre vivere. Signore, accrescete la mia fede.

 

ATTO DI SPERANZA. - Mio Dio, spero dalla bontà vostra, perle vostre promesse e per i meriti di Gesù Cristo, nostro Salvatore, la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere che io debbo e voglio fare.

 

ATTO DI CARITA’.  - Mio Dio, amo con tutto il cuore, sopra ogni cosa Voi, bene in finito e nostra eterna felicità, e per amor vostro amo il prossimo mio come me stesso e perdono le offese ricevute. Signore, fate che io vi ami sempre più.

 

ATTO DI DOLORE. - Mio Dio, mi pento con tutto il cuore dei miei peccati, e li  odio e detesto come offesa della vostra Maestà infinita, cagione della morte del vostro Divin Figliuolo Gesù, e mia spirituale rovina. Non voglio più commetterne in avvenire, e propongo di fuggirne le occasioni. Signore, misericordia, perdonatemi.

 

PER BEN CONFESSARSI. Mettiti alla presenza di Dio, e recita gli atti di Fede, di Speranza e di Carità. Poi esamina la tua coscienza chiedendoti:

1° Da quanto tempo non ti confessi.

2°Quali peccati hai commessi contro i comandamenti di Dio e quelli della Chiesa, e quante volte li hai commessi.

3° Quali peccati hai fatto contro i doveri particolari del tuo stato, specie come marito e come padre, o come moglie e come madre.

4° Considera, senza scusarti, l’orrore dei tuoi peccati, e recita di cuore l’atto di dolore proponendo di non peccare più.

Va’ al Sacerdote con grande umiltà, inginocchiati, fatti il segno della Croce e recita il Confìteor. Accusa con dolore i tuoi peccati, tutti, senza tralasciarne nessuno, e comincia dai più gravi, per togliertene subito il peso. Ascolta gli avvisi del Confessore e la penitenza che ti dà, e ripeti l’atto di dolore, prima di ricevere l’assoluzione. Dopo raccogliti e fa’ la penitenza avuta ch’è, quasi sempre, la recita di alcune preghiere.

 

PER BEN COMUNICARSI. Prima di tutto devi essere in grazia di Dio e non avere sulla coscienza peccati mortali. Perciò devi confessarti se conosci di aver peccato gravemente. Devi essere digiuno completamente, (un’ora prima della Santa Messa. Il fumare non rompe questo digiuno, quindi, puoi comunicarti, anche se avessi fumato.

Pensa che ricevi Gesù Cristo vivo e vero, Ascolta la Messa con raccoglimento. Non stare in ozio senza pregare, non guardare attorno, non ti distrarre. Dopo l’Elevazione, preparati alla Comunione recitando gli atti di Fede, di Speranza di Carità e di pentimento, e poi dici a Gesù con la Chiesa:

 

PRIMA DELLA COMUNIONE. (Dalla preghiera di S. Tommaso d’Aquino) - Dio onnipotente ed eterno, ecco che m’accosto al Sacramento dell’Unigenito tuo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo. Mi accosto come un infermo al medico della vita, come un immondo alla lente della misericordia, come un cieco al lume dell’eterna chiarezza, come un povero al Signore del Cielo e della terra. Invoco perciò l’abbondanza della tua immensa generosità, perchè ti degni curare le mie infermità spirituali, lavare le mie lordure, illuminare la mia cecità, arricchire la mia povertà, vestire la mia nudità, affinché io riceva il Pane degli Angeli, il Re dei Re, il Signore dei dominanti con tanta riverenza ed umiltà, con tanta contrizione e devozione, con tanta purezza e fede, e con tale proposito e intenzione, com’è espediente alla salute dell’anima mia. Fa’ che io riceva non solo materialmente questo Sacramento di amore, ma ne riceva la grazia, e ricevendo Gesù, meriti d’essere incorporato al suo Corpo Mistico e annoverato tra i suoi servi devoti. Concedimi di contemplare svelatamente nel Paradiso il Figlio tuo che ora ricevo velato dalle Sacre Specie sacramentali, e fa’ che lo ami con tutto il cuore e viva da vero cristiano.

O Beatissima Vergine Maria, io, misero e indegno peccatore, ricorro a Te con tutto il cuore e l'affetto, affinché come assistesti Gesù pendente dalla Croce, cosi ti degni assistere benignamente anche me peccatore, affinchè io riceva meno indegnamente Gesù e mi faccia tutto vivificare dalla sua grazia e dal suo amore.

Accostati all'Altare con raccoglimento, e ritorna al tuo posto senza frastuono, facendo atti di fede e pregando affinché Gesù ti ottenga le grazie che desideri. Non guardare attorno, non parlare con gli altri, non sputare subito se te ne venisse il bisogno prega, perchè quei momenti sono preziosi.

Finita la Messa non te ne andare subito, quasi che ti scottasse il pavimento. Ringrazia Gesù almeno per una decina di minuti, e digli con la Chiesa:

 

DOPO LA COMUNIONE (Dal messale).- Ti rendo grazie, Signore, che senza alcun merito mio, ma per sola degnazione della tua misericordia, ti sei degnato saziare me peccatore, indegno tuo servo, del prezioso Corpo e Sangue del Figlio tuo, Signor nostro Gesù Cristo. Ti supplico che questa Comunione mi sia d’intercessione salutare e di perdono. Accresca la mia fede, sostenga la mia volontà, mi liberi dai vizi, dall’impurità, dall’ira, dalle intemperanze, e mi sia di aumento di carità, di pazienza, di umiltà, di obbedienza e di tutte le virtù. Difendimi, o Gesù mio, contro le insidie dei miei nemici, visibili ed invisibili; dammi il perfetto annientamento dei moti disordinati sia del corpo che dell’anima; fammi fedele a Te, sino alla morte e conducimi all’eterno convito, dove col Padre e lo Spirito Santo Tu sei luce vera, sazietà piena, gaudio eterno, gioia e felicità perfetta. Così sia.

Ricevi, o Signore, l’intera mia libertà, ricevi la mia memoria, l’intelletto e tutta la mia volontà. Quanto ho e possiedo, Tu me lo hai donato, e tutto io ti restituisco e rimetto interamente al dolce dominio della tua volontà. Dammi solo il tuo amore con la tua grazia, e sono ricco di tutto, nè domando altro.

O Maria,Vergine e Madre Santissima, ecco che io ho ricevuto il tuo dilettissimo Figlio, che Tu concepisti nel tuo seno immacolato, generasti, nutristi e stringesti con soavissimi abbracci. Ecco, quel medesimo il cui aspetto formava ogni tua delizia e gioia, io con umiltà e con amore presento ed offro alle tue braccia, perchè tu lo stringa al tuo Cuore, lo ami per me e lo offra alla SS. Trinità, in suprema adorazione, in onore e gloria di te  stessa, e per le necessità mie e di tutto il mondo. Ti prego, o piissima Madre, di impetrarmi il perdono di tutti i miei peccati, le grazie abbondanti per servire Dio con maggiore fedeltà, ed infine la grazia finale affinché possa lodarlo con Te per tutta l’eternità. Così sia.

Quando ritorni a casa dopo la Comunione, ricordati che hai ricevuto Gesù, e che non devi ricadere nei medesimi peccati, né adirarti o mancare di carità. Mostra che
non hai ricevuto invano Gesù, e conserva il frutto del gran dono che Egli ti ha fatto.

 

BREVI PREGHIERE PER ASCOLTARE LA SANTA MESSA.

- Prima della S. MESSA.

- Eterno Padre, mi unisco alle intenzioni ed agli affetti che ebbe Maria SS, Addolorata sul Calvario, e vi offro il sacrifizio che fece di se stesso sulla Croce, ed ora rinnova su questo santo Altare il vostro diletto Figliuolo Gesù:

1° Per adorarvi e darvi l’onore che meritate, confessando in Voi il supremo dominio su tutte le cose, da Voi l’assoluta dipendenza delle medesime, in Voi il nostro unico ed ultimo fine.

2° Per  ringraziarvi degli innumerevoli benefizii ricevuti.

3° Per placare la vostra giustizia disgustata per tanti peccati, e darvene degna sod-

disfazione.

4° Per implorare grazia e misericordia per me, per gli aflitti e tribolati, per i poveri peccatori, per il mondo tutto e per le anime benedette del Purgatorio.

Quando il Sacerdote esce dalla sagrestia.

Signore, fate camminare l’ anima mia per le vie della vostra Legge e della vostra gloria, come questo Sacerdote si avvia all’Altare per glorifìcarvi sopra tutte le cose.

Quando il Sacerdote sale all'Altare.

 Signore, possedete Voi l’aninia mia, portatela in alto, staccatela dal peccato e dal mondo, perchè se non la elevate Voi, essa rimane inerte e vuota ai piedi dell`Altare della vostra gloria.

Quando il Sacerdote apre il Messale.

Signore, aprite il mio cuore e riempitelo di Voi, perchè esso viva della vostra Legge e della vostra Volontà, e ricerchi solo la vostra gloria.

Al Confiteor. Signore, mio Dio, ecco quello che sono, nullità e miseria! Utilizzate la mia stessa nullità perla vostra gloria, e con vertitemi (Si reciti il Confiteor).

Quando il Sacerdote risale l'Altare.

Signore, sono peccatore, ma pentito del male commesso, mi dono a Voi, e mi presento a Voi con maggiore fiducia, ricoperto dei meriti di Gesù, di Maria SS. e dei Santi.

All'Introito.

Mi0 Dio, vi supplico ad avere misericordia di me, a servirvi di me come vi piace, e ad accettare le mie attività naturali e spirituali, solo per la vostra gloria. Fate ch’io cammini nel terreno pellegrinaggio, con gli occhi rivolti a Voi,mio Dio.

Al Kyrie ed al Gloria.

 Signore, abbiate pietà di me (Tre volte). Gesù Cristo, abbiate pietà di me (Tre volte). Signore, abbiate pietà di me (Tre volte). Gloria a Voi, mio Dio! Gloria eterna a Voi solo, Uno e Trino! Gloria a Voi in questo mio cuore; io mi vuoto totalmente di me, mi dono tutto a Voi! Lode a Voi solo nell’immolazione completa di me e nel pieno compimento della Vostra Volontà.

Alle Orazioni.

 Io vi supplico, o Signore, per i meriti di Gesù Cristo, per l'intercessione di Maria SS., e per i Santi dei quali si fa memoria in questo giorno, a concedermi la salvezza dell’anima, le grazie che mi sono necessarie per servirvi fedelmente, e le grazie per la mia vita temporale.

All'Epistola.

 Imprimete, o Signore, nel mio cuore i vostri santi insegnamenti e la vostra Legge, affinché io mi ricordi che sono vostra creatura, e che sono in questa terra per conoscervi, amarvi e servirvi fedelmente.

All'Evangelo.

 Signore, fate che io viva secondo le massime dell’Evangelo, e datemi lo spirito di apostolato, perchè io faccia conoscere la vostra parola, e con l’esernpio di una vita veramente cristiana, attragga a Voi le anime che non vi conoscono. Vi offro la mia mente perchè la illuminiate con l’eterna verità; vi offro il cuore perchè lo incendiate d’amore, e vi offro la libertà, perchè sia tutta vostra, nel compimento pieno del vostro volere.

Al Credo.

Datemi fede, o Signore, perché nella fede viva ed operativa io vi glorifichi mostrandomi vero cristiano, e non mi vergogni mai di esservi fedele. Liberatemi dal rispetto umano, e servitevi di me come istrumento della vostra gloria e della vostra volontà (Si reciti il Credo).

All'Offertorio.

 Ricevetemi, o Signore, come ostia immacolata, e fate che ogni mia attività, ogni mia iniziativa, ogni mio ideale, ogni mio desiderio sia sempre per la vostra gloria. Che io vi glorifichi nelle occupazioni della giornata, e nella condizione nella quale mi avete messo sulla terra.

Alle Orazioni segrete.

Esauditemi, o Signore, nelle mie necessità spirituali e temporali, e guidatemi con la vostra grazia in tutti gli atti della mia vita, affinché io non cada in peccato, e sia libero da ogni sventura.

Al Sanctus.

(Quando suona il campanello). Mio Dio, unisco la mia voce a quella degli Angeli, e ripeto con tutto l’amore del cuore: Santo, Santo, Santo siete Voi, Signore e padrone di tutte le creature. Fate che io vi lodi nella purità del cuore e nella semplicità della mente, non permettete che vi disonori nella mia vita con parole stolte di mormorazione contro la vostra giustizia e la vostra provvidenza.

Dopo il Sanctus.

Fra pochi momenti discenderete su questo Altare, o Gesù mio!

Venite, io vi credo, vi amo e vi adoro profondamente. Vi raccomando l’anima mia, la

mia famiglia, le persone care, e affido a Voi tutte le mie necessità spirituali e temporali. Vi raccomando il Papa, la Chiesa, i Vescovi, i Sacerdoti, le autorità che ci governano, e quelli che si raccomandano alle mie preghiere.

Alla Consacrazione (quando s’ innalza l’Ostia ed il Calice).

 Signore, Gesù mio, io mi metto nelle vostre mani: Fate che io viva di Voi, dolce Gesù! Che voi possiate dire di me, compiacendovi della mia povera vita: in quest’anima io mi compiaccio! Mio Dio, non è il mio cuore che Vi loda in questo momento, è il cuore stesso di Gesù: siate adorato, siate ringraziato, siate amato da me per Gesù che si offre su questo Altare.

Al Momento dei morti e al Pater.

 Signore, vi raccomando l’anima dei miei cari defunti, e di tutti quelli che si sono addormentati nel sonno della pace, e dimorano nel Purgatorio (Recita il Requiem e poi il Pater col Sacerdote).

Alla Comunione.

(Se devi comunicarti, fai l’apparecchio Se non devi comunicarti, di’ a Gesù Venite, dolce Gesù, nell”anima mia, io vi desidero. Vorrei ricevervi sacramentalmente, ma poichè ora non

lo posso, venite almeno spiritualmente nel mio cuore e saziatemi di voi. Mi offro a Voi

interamente; suggellatemi in voi col vostro amore, e fate che io vi cerchi sopra tutte  le cose.

Alle ultime Orazioni.

Signore, io vi supplico in nome di Gesù e di Maria, di darmi la grazia di perseverare nella vita veramente cristiana, e di farmi ricordare dall’Angelo mio, di consacrarvi tutto, anche le più piccole occupazioni della giornata. Liberatemi da ogni peccato, da ogni occasione di peccato, da ogni cattiva compagnia, e fate ch'io vi sia fedele sino alla morte.

Alla benedizione.

 Beneditemi, o Signore, benedite la mia casa, e fate che io viva per benedirvi sempre. Beneditemi e datemi l`occasione di difendervi e di farvi amare da tutti.

ln fine.

Dio mio, vi amo, la mia vita sia tutta per Voi. Fate che io parta dall’ Altare pieno della calma del Cielo, pieno del vostro spirito, e sia degno di portare dovunque il sospiro di Gesù, l’amore Suo e la Sua misericordia. O Maria, Madre mia, ricopritemi col vostro manto, e fate che tutta la mia vita sia un continuo cantico di amore a Dio: L’anima mia glorifichi il Signore. (Se ti sei comunicato fai il ringraziamento).

 

CONCLUSIONE

Vivi da vero cristiano e ne guadagnerai per la salute dell’ anima e del corpo. Che cosa penosa e triste è la vita di un peccatore! Quando ritorni in grazia di Dio non senti nel cuore una grande pace? E perchè questa pace la godi cosi raramente? La Chiesa vuole che ti confessi e ti comunichi almeno una volta l’anno, ma come puoi stare un anno senza ricevere Gesù? Mangi tu forse solo una volta all'anno? E se per un giorno solo nell’anno tu facessi una cura ricostituente, non ti ammaleresti subito novellamente? Il desiderio della Chiesa è che tu ti confessi e ti comunichi spesso, anche ogni giorno. Pensa quale vergognoso bilancio è quello della tua vita, se porti nell’eternità solo poche Confessioni e Comunioni!

Recita ogni giorno il Santo Rosario, ricorri alla Madonna perché ti faccia veramente  buono, e pensa che la vita non ti serve a nulla, se non ami e servi Dio, anzi ti sarà di eterna rovina.

 

DIO TI BENEDICA!

 

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