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L'ora della morte

Questa breve riflessione richiede coraggio e molta sincerità

Appena ti svegli al mattino quali sono i tuoi primi pensieri? La casa, la famiglia, il lavoro, gli amici?
Osserva bene la tua mente: è un continuo peregrinare tra un progetto e l’altro,
tra ricordi frammentati e sentimenti vari.

Soffermati un momento a pensare a quanti di quelli che hai conosciuto si sono alzati al mattino e non sono riusciti a raggiungere la sera.

Ti sembrerà un pensiero lugubre, ma se lo sai utilizzare per il verso giusto potrebbe realmente aiutarti a rettificare tanti atteggiamenti e a bonificare la tua mente.

In effetti, con estrema sincerità, chi ti garantisce che potrai tranquillamente raggiungere questa sera e coricarti tra le calde lenzuola come fai sempre?
Chi è certo di rimanere vivo tra un’ora o tra un minuto? Quanti sono morti improvvisamente per un malore o per un incidente? Erano pronti per presentarsi davanti al loro Creatore?
Forse è stato colpito qualche tuo conoscente, basta leggere la cronaca dei giornali o ascoltare i telegiornali! 

Eppure tendiamo a dimenticare, perchè il nostro cervello rimuove spesso gli eventi spiacevoli. La morte improvvisa degli altri ci fa veramente paura perché temiamo molto la nostra. E anche tu, probabilmente, non osi confessare a te stesso che ti fa molta paura. Preferisci forse pensare a quelli che hanno raggiunto un’età superiore alla tua...

Se però tu avessi il coraggio di pensare spesso al fatto che nessuno è sicuro della propria ora finale, avresti  un atteggiamento diverso con te stesso, gli altri e la vita. Forse guariresti da certi vizi, cominceresti ad essere più tollerante verso il prossimo e ad amare di più i tuoi familiari accettandoli così come sono.

Ricordati spesso della tua morte terrena: questo potrebbe essere un pungolo per migliorarti e vivere più intensamente ogni attimo che ti è stato donato da Dio.

 

I sette vizi capitali

I SETTE VIZI CAPITALI : COLPA E PENA


ACCIDIA
L'accidia è il più intellettuale dei peccati. E' il rifiuto della vita, dei suoi pericoli e dei suoi dolori. E poiché non è naturale dire di no alla vita, solo l'intelligenza può portare a una simile distorsione e mantenerla in essere. Ma ciò significa, dire di no alla bellezza e alla gioia della vita, e condannarsi a un polveroso, gialliccio e stantio destino di romitaggio, tanto più odiato e insopportabile, quanto più necesssario e irrinunciabile.

AVARIZIA
L'avarizia è il più devastante dei peccati. Il possedere non ammette di dividere con altro l'anima degli uomini, il possedere è tiranno potente. Il volto vero dell'avarizia è il potere: chi ha può. E chi più ha, più può. E non è naturale che la vita tenda ad sempre al di più? e dunque dov'è la colpa nel possedere in misura sempre maggiore?
La colpa del possedere è l'essere posseduti. Chi brama di possedere, viene posseduto senza speranza. Alla fine, l'essere posseduti trionfa e il nostro possedere si sgretola.
La colpa non è il possedere, ma l'abietto mercimonio che si fa di sè stessi, in cambio del potere. E la pena del possedere è il perdere. Se stessi prima di tutto.

GOLA
E' il più ignobile dei peccati, e accompagna quelle anime che si ritengono sazie di ciò che sono, tanto da sacrificare alla propria sazietà ciò di cui avrebbero così profondamente bisogno. La gola non coincide con il peso: non sempre chi mangia più del dovuto è colpevole e non sempre chi mangia meno del dovuto è innocente. Colpevoli di questo peccato sono invece quei sazi che si stupiscono di aver ancora fame. La loro colpa è aver rifiutato il cibo più indispensabile quando fu loro offerto; la loro pena è implorare quel cibo quando non c'è più nessuno che gliene può dare.

IRA
L'ira è il più riconoscibile dei peccati. E' un'esplosione incontenibile che viene scatenata quando per troppe volte o su cose troppo vitali ci viene detto di no. L'ira è una tempesta che si scatena alla superficie del nostro essere, accesa però da sommovimenti profondi di cui raramente siamo consapevoli.
Quale sia esattamente la colpa dell'ira è difficile dire: a volte è fragilità, debolezza, troppa sensibilità o un sentore oscuro di una impotenza radicale, che ci divora dall'interno. A volte è disperazione, desolazione, frustrazione a cui lasciamo l'anima in pasto.
E la pena dell'ira è il compimento di ciò che essa oscuramente brama.

LUSSURIA
La lussuria è il più enigmatico dei peccati. Il più enigmatico proprio perchè sembra così palese, chiaro e senza ombre. Questo peccato cela allo sguardo abissi sconvolgenti, sull'orlo dei quali poco volentieri un uomo desidera soffermarsi. Ed ecco, questo vizio, così implacabilmente attraente, offre nel suo calore avvogente un'occasione per perdersi e rimandare di un poco ancora, il momento in cui i nostri occhi si poseranno su ciò che così potentemente ci terrorizza.
La colpa non è cedere al calore avvolgente, ma illudersi che sia scudo a ciò che ci attende. E la pena è l'ingigantire di questa illusione.

INVIDIA
L'invidia è il più velenoso dei peccati. Si insinua nella legittima pretesa - e anche bisogno vitale - che ciascuno ha di valere qualcosa ai propri occhi. Come un parassita, si nutre di questa necessità vitale contaminandola con l' idea che il valere qualcosa significhi essere il primo. Con la conseguenza che chi non è primo non vale nulla; e con un'ulteriore conseguenza per cui chi primeggia ci fa male perché ci condanna a non esistere ai nostri occhi.
Ecco la colpa: permettere al parassita di fiorire ai danni della pianta.
Ed ecco la pena: l'inesorabilità del parassita che consuma lentamente ciò che lo sostiene, fino alla rovina di entrambi.

SUPERBIA
La superbia è il più radicale e universale dei peccati. Può fiorire ovunque, in qualsiasi momento, in qualsiasi azione o passione.
La colpa si innesta sul desiderio che ogni vivente ha di essere se stesso e di giungere al compimento di ciò che è senza esserlo ancora. E di giungervi con ciò che è e ciò che ha. Deviare da questo percorso anche minimamente diviene superbia: autonomia non significa bastare a se stessi e realizzare se stessi non significa essere soli nell'universo. La solitudine che basta a se stessa è quella solo di Dio, e peccare di superbia significa peccare di divinità. E la colpa è dover sostenere la parte di Dio senza essere Dio.

 

La vera devozione a Maria

dal sito Militia Christi


Falsi devoti e di false devozioni a Maria


E' dunque cosa importantissima: 1) conoscere le false devozioni alla santissima Vergine, per evitarle e conoscere quale sia, fra le tante differenti forme di vera devozione alla Vergine santa, la più perfetta, la più gradita a lei, la più gloriosa per il Signore e la più santificante per noi, per abbracciarla.

Vi sono, secondo me, sette specie di falsi devoti a Maria: 1) i devoti critici; 2) i devoti scrupolosi; 3) i devoti esteriori; 4) i devoti presuntuosi; 5) i devoti incostanti; 6) i devoti ipocriti; 7) i devoti interessati.

I veri devoti di Maria

Da falsario e da ingannatore fine e sperimentato, il demonio ha già ingannato e mandato in perdizione numerose anime all'inferno con una falsa devozione alla Vergine. Ed ogni giorno si serve della sua diabolica esperienza per farne dannare molte altre, illudendole e facendole addormentare nel peccato, col pretesto di qualche preghiera mal detta e di qualche pratica esteriore da lui suggerita.

Scoperte e condannate le false devozioni alla Vergine santa, bisogna definire brevemente quella vera.
Essa è: 1) tenera; 2) interiore; 3) santa; 4) costante; 5) disinteressata.


1. I devoti critici
Abitualmente i devoti critici sono dotti orgogliosi, spiriti forti e presuntuosi, che in fondo hanno una certa qual devozione alla Vergine santa, ma criticano come contrarie al loro gusto quasi tutte le pratiche di pietà che le persone semplici compiono ingenuamente e santamente in onore della Madonna. Mettono in dubbio tutti i miracoli e i racconti riferiti da autori degni di fede, attestanti le misericordie e la potenza della Vergine santissima. Si irritano nel vedere la gente semplice e umile inginocchiata a pregare Dio innanzi ad un altare o ad un'immagine di Maria. Arrivano persino ad accusarla d'idolatria, come se adorasse il legno o la pietra. E vanno dicendo che, quanto a loro, non amano affatto queste devozioni esteriori. Allorquando si riferiscono loro le lodi meravigliose tributate dai santi Padri alla santa Vergine, rispondono dicendo che quelli parlano da oratori. Questa specie di falsi devoti e di persone orgogliose e mondane è molto pericolosa. Essi fanno un torto immenso alla devozione verso la santissima Vergine e, col pretesto di distruggerne gli abusi, ne allontanano.

1. Devozione tenera
La vera devozione a Maria è tenera, vale a dire piena di fiducia nella Vergine santa, di quella stessa fiducia che un bambino ha nella propria mamma. Essa spinge l'anima a ricorrere a Maria, in tutte le necessità materiali e spirituali, con molta semplicità, fiducia e tenerezza. La spinge a rivolgersi a lei per aiuto come ad una mamma, in ogni tempo, in ogni luogo e in ogni cosa: nei dubbi per essere illuminato, nei traviamenti per ritrovare il cammino, nelle tentazioni per essere sostenuto, nelle debolezze per essere fortificato, nelle cadute per essere rialzato, negli scrupoli per esserne liberato, nelle croci, fatiche e contrarietà della vita per essere consolato. In poche parole, l'anima si rivolge a Maria abitualmente, in tutti questi malesseri corporali e spirituali, senza timore d'importunare questa Madre buona e di dispiacere a Gesù Cristo.

2. I devoti scrupolosi
I devoti scrupolosi sono persone che temono di disonorare il Figlio onorando la Madre; di abbassare l'uno innalzando l'altra. Non sanno tollerare che si diano alla Vergine le lodi giustissime datele dai santi Padri. Non vogliono che si parli tanto spesso di Maria né che tanto spesso a lei si ricorra. Ecco alcuni detti a loro familiari: «A che pro tanti rosari e devozioni esterne in onore del la Vergine santa? Quanta ignoranza in tali pratiche! È mettere in ridicolo la nostra religione. Bisogna ricorrere a Gesù Cristo: egli è il nostro unico Mediatore.»
Ciò che costoro dicono e fanno, per ostacolare la devozione a Maria, è molto pericoloso ed è una sottile insidia del maligno nascosta sotto il pretesto di un bene maggiore, perché mai si onora di più Gesù Cristo, come quando si onora di più la Vergine santa. Infatti, ci si rivolge a lei come alla via che conduce al traguardo verso cui tendiamo: Gesù Cristo.
La santa Chiesa, con lo Spirito Santo, benedice in primo luogo la Vergine santa e, poi, Gesù Cristo: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!» Gesù. Non perché la Vergine santa sia da più di Gesù Cristo o a lui uguale - sarebbe eresia intollerabile l'affermarlo -, ma perché è necessario benedire prima Maria per benedire in modo più perfetto Gesù Cristo. Diciamo dunque con tutti i veri devoti della Vergine santa, contro i suoi falsi devoti scrupolosi: «O Maria, tu sei benedetta fra le donne, e benedetto è il frutto del seno tuo, Gesù».


3. I devoti esteriori
I devoti esteriori sono persone che fanno consistere tutta la devozione a Maria in pratiche esterne. Non hanno nessuna interiorità e quindi gustano soltanto l'aspetto esterno della devozione alla Vergine santissima. Recitano molti rosari, ma in fretta. Ascoltano parecchie messe, ma senza attenzione. Prendono parte a processioni, ma senza devozione. Si iscrivono a tutte le confraternite mariane, ma senza emendare la propria vita, né vincere le proprie passioni, né imitare le virtù di questa Vergine santissima. Non amano la sostanza della devozione, ma si attaccano a ciò che vi è di sensibile, in modo che se non trovano soddisfazioni nei loro pii esercizi, si scoraggiano e abbandonano tutto o fanno tutto a capriccio. Il mondo è pieno di questa specie di devoti esteriori. Nessuno più di loro critica le persone di orazione, le quali, pur avendo a cuore la modestia esteriore che accompagna sempre la vera devozione, si prendono però cura soprattutto dell'interiorità, come di ciò che è essenziale.

2. Devozione interiore
La vera devozione a Maria è interiore; parte, cioè, dalla mente e dal cuore; deriva dalla stima che si ha di lei, dall'alta idea che ci si forma delle sue grandezze e dall'amore che le si porta.

4. I devoti presuntuosi
I devoti presuntuosi sono peccatori in balia delle loro passioni e amanti del mondo. Sotto il bel nome di cristiani e di devoti della Vergine santa nascondono o l'orgoglio o l'avarizia o l'impurità o l'ubriachezza o la collera o la bestemmia o la maldicenza o l'ingiustizia, ecc. Dormono tranquillamente nelle loro cattive abitudini, senza farsi molta violenza per correggersi, sotto pretesto di essere devoti della Vergine. Sperano che Dio li perdonerà, che non morranno senza confessarsi e non andranno dannati, perché recitano la corona, digiunano il sabato, appartengono alla Confraternita del santo Rosario o dello Scapolare o alle Congregazioni mariane, e perché portano l'abitino o la catenina della Madonna, ecc.
Quando si dice loro che una tale devozione è pura illusione diabolica e pericolosa presunzione che può rovinarli, non lo vogliono credere. Rispondono che Dio è buono e misericordioso, e che non ci ha creati per dannarci; che non c'è uomo che non pecchi; che basta un buon “ho peccato!” pronunciato in punto di morte; che digiunano, ecc.

A conferma di quanto dicono e per accecarsi maggiormente, ripetono che persone morte in peccato mortale e senza confessione, ma che in vita avevano detto qualche preghiera o adempiuto qualche pratica buona, in punto di morte, ottennero da Dio la contrizione, il perdono e la salvezza. La stessa cosa sperano per se stessi.
Nulla, nel cristianesimo, è più condannabile di questa diabolica presunzione. E in realtà, chi potrebbe dire con animo sincero di voler bene e onorare la Vergine santa, se con il peccato colpisce, trafigge, mette in croce e oltraggia senza pietà Gesù Cristo, suo Figlio? Affermo che un simile abuso della devozione al la Vergine santa - devozione che, dopo quella a Nostro Signore nel SS. Sacramento, è la più santa e la più solida di tutte - costituisce un orribile sacrilegio: il più grande e il meno perdonabile dopo quello della Comunione ricevuta indegnamente.

3. Devozione santa
La vera devozione a Maria è santa, cioè conduce l'anima ad evitare il peccato e ad imitare le virtù della Vergine, in modo particolare le dieci virtù principali della santissima Vergine: umiltà profonda, fede viva, obbedienza cieca, orazione continua, mortificazione universale, purezza divina, carità ardente, pazienza eroica, dolcezza angelica e sapienza divina.

5. I devoti incostanti
I devoti incostanti sono coloro che sono devoti della Vergine santa soltanto ad intervalli e secondo il capriccio. Ora sono fervorosi ed ora tiepidi; ora sembrano pronti ad intraprendere qualsiasi cosa per servirla e, pochi istanti dopo, non sono più gli stessi; oggi abbracciano ogni sorta di devozione alla Vergine santa, domani non ne osservano fedelmente le norme.
Cambiano come la luna e Maria se li mette, con questa, sotto i piedi, perché sono instabili e per nulla meritevoli d'aver posto tra i servi di questa Vergine fedele che si distinguono per fedeltà e costanza.
Anziché caricarsi di tante preghiere e pratiche di devozione, è meglio compierne poche con amore e fedeltà, malgrado il mondo, il demonio e la carne.

4. Devozione costante
La vera devozione alla Vergine è costante: conferma l'anima nel bene e la induce a non abbandonare facilmente le pratiche di pietà. La rende coraggiosa nell'opporsi alle mode e alle massime del mondo, alle molestie e agli stimoli della carne, e alle tentazioni del demonio.
Pertanto una persona veramente devota della Vergine santa non è per nulla volubile, triste, scrupolosa o timorosa. Non già che non cada e non provi talora nessun gusto nella devozione, ma se cade, si rialza tendendo la mano a colei che le è madre buona; se si trova senza gusto né fervore sensibile, non se ne affligge. Infatti il giusto e il devoto fedele di Maria vivono della fede di Gesù e di Maria, e non dei sentimenti della natura.

6. I devoti ipocriti
Ci sono ancora falsi devoti della Vergine santa: i devoti ipocriti. Nascondono i loro peccati e le loro malvagie abitudini sotto il manto di questa Vergine fedele, per apparire agli occhi degli altri diversi da quello che sono.


7. I devoti interessati
I devoti interessati, infine, sono quelli che ricorrono alla Vergine santa solo per vincere processi, evitare pericoli, guarire dalle malattie o per altre necessità del genere. Senza queste necessità, la dimenticherebbero. Gli uni e gli altri sono falsi devoti, e non hanno valore davanti a Dio e alla sua santa Madre.

5. Devozione disinteressata
Infine, la vera devozione a Maria è disinteressata: muove l'anima a non ricercare se stessa, ma Dio solo nella sua santa Madre. Un vero devoto di Maria non serve questa augusta Regina per spirito di lucro e di interesse, per il proprio bene temporale o eterno, corporale o spirituale, ma unicamente perché ella merita di essere servita, e Dio solo in lei. Non l'ama perché abbia ricevuto o speri ricevere favori, ma perché ella è degna di amore. Per questo l'ama e la serve fedelmente, sia nelle freddezze e nelle aridità che nelle dolcezze e nei fervori sensibili. L'ama tanto sul Calvario quanto alle nozze di Cana.
Come è gradito e prezioso agli occhi di Dio e della sua santa Madre un tale devoto, che non ricerchi in nulla se stesso nel servirla! Ma adesso, come è raro! Appunto perché non sia più così raro, ho preso la penna in mano per mettere in scritto ciò che ho insegnato con frutto per parecchi anni.
Stiamo dunque bene attenti a non collocarci:
- tra i devoti critici, che non credono a nulla e criticano tutto;
- tra i devoti scrupolosi, che hanno paura di essere troppo devoti della Vergine santa per non mancare di rispetto a Gesù Cristo;
- tra i devoti esteriori, che fanno consistere tutta la loro devozione in pratiche esterne;
- tra i devoti presuntuosi, che con il pretesto della loro falsa devozione a Maria, ristagnano nel peccato;
- tra i devoti incostanti, che, per leggerezza, cambiano le loro pratiche di pietà, o le abbandonano totalmente alla minima tentazione;
- tra i devoti ipocriti, che si iscrivono alle confraternite e portano le livree della Vergine, per farsi credere buoni;
- e, infine, tra i devoti interessati, che ricorrono alla Vergine santa solo per essere liberati dai mali del corpo e per ottenere dei beni temporali.

Ecco la perfetta e totale consacrazione di se stesso a Gesù secondo la vera devozione a Maria di San Luigi da Montfort:

La devozione che io insegno è una perfetta rinnovazione dei voti e delle promesse del santo battesimo.

Scrive san Tommaso: «Nel battesimo si fa voto di rinunciare al diavolo e alle sue vanità». Sant'Agostino aggiunge che questo voto è il più grande e il più necessario. Uguale affermazione si trova nei canonisti: «Il voto principale è quello che facciamo nel battesimo». Ma chi osserva questo grande voto? Chi mantiene fedelmente le promesse del santo battesimo? Non è forse vero che quasi tutti i cristiani tradiscono la fede promessa a Gesù Cristo nel battesimo? Da dove scaturisce questo disordine universale, se non dalla dimenticanza in cui si vive delle promesse fatte e degli impegni contratti nel santo battesimo?

Nella presente devozione si rinuncia (com'è indicato nell'atto di consacrazione) al demonio, al mondo, al peccato ed a se stessi e ci si dà interamente a Gesù Cristo per le mani di Maria.

Questa devozione consiste, dunque, nel darsi interamente alla santissima Vergine allo scopo di essere, per mezzo suo, interamente di Gesù Cristo.

Bisogna darle: 1. il nostro corpo, con tutti i suoi sensi e le sue membra; 2. la nostra anima, con tutte le sue facoltà; 3. i nostri beni esterni, cosiddetti di fortuna, presenti e futuri; 4. i nostri beni interni e spirituali, vale a dire i nostri meriti, le nostre virtù e le nostre buone opere passate, presenti e future.

Con tale forma di devozione si offre a Gesù Cristo, nel modo più perfetto, cioè per le mani di Maria, tutto quanto gli si può dare e molto più che con le altre forme di devozione, nelle quali si dà solo una parte o del proprio tempo, o delle buone opere, o delle soddisfazioni e mortificazioni. Qui, invece, tutto viene dato e consacrato, perfino il diritto di disporre dei beni interni e delle soddisfazioni che si guadagnano di giorno in giorno con le buone opere. Ciò non avviene in nessun Istituto religioso. In questi si danno a Dio i beni di fortuna col voto di povertà; i beni del corpo col voto di castità; la propria volontà col voto di obbedienza e, qualche volta, anche la libertà del corpo col voto di clausura. Non si danno, però, la libertà o il diritto naturale di disporre delle proprie buone opere e nemmeno ci si spoglia totalmente di quel che il cristiano possiede di più prezioso e di più caro: i propri meriti e le proprie soddisfazioni.

Sii sempre grato

RIFLESSIONE SULL'OPERA DI LAURA NONINO (Salt di Povoletto)

 

Quando ti lamenti di qualche situazione ricordati di quello che tu hai e che tanti altri non hanno. Osserva, insomma, la parte piena del bicchiere, non quella vuota. Forse non te ne rendi conto, ma già il fatto di esistere è un grande dono.

Pensa all’Onnipotenza di Dio: Egli ha la possibilità di creare miliardi, anzi un numero infinito di altre creature molto più intelligenti. Ha scelto te tra infinite possibilità: già questo dovrebbe riempirti di meraviglia e stupore.

Se godi di buona salute, ringrazia il Signore. Guardati attorno e considera quanti sono seriamente ammalati, o sono privati della libertà di movimento, della vista, dell’udito, dell’intelletto, degli arti, della serenità interiore.

Se vivi in una casa modesta, pensa a quanti ne sono privi o vivono nei tuguri maleodoranti delle periferie...

Se svolgi un lavoro che non ti gratifica molto, pensa a quanti disoccupati devono arrangiarsi per sbarcare il lunario o a coloro che svolgono mansioni faticose e piene di pericoli come nelle miniere o sulle grandi costruzioni dei cantieri...

Se non sei molto soddisfatto dei tuoi familiari, pensa a coloro che vivono completamente soli e non hanno nessuno che li accudisce o dona loro una parola di incoraggiamento.

Cerca di tenere presente il fatto che Dio è Onnipotente e che può intervenire su tutto e tutti quando e come vuole, perché Egli è la Libertà e nessuna creatura può imporgli di decidere o fare qualcosa.

Egli può arricchire o impoverire all’improvviso. Può anche concedere la salute del corpo e dello spirito o permettere la malattia per fini che non conosciamo.

Quando lo preghi e non interviene subito come vuoi non lo devi ritenere ingiusto, perché nessuno può conoscere la sua azione misteriosa, la quale è sempre finalizzata al bene di ognuno, nonostante possa sembrarti il contrario.

Ricordati che l’uomo ha ancora una visione limitata della vita e ciò che vede è solo la superficie delle cose. Dio non guarda l’apparenza, ma il cuore di ogni uomo.

Se sei pieno di gratitudine verso tutto e tutti, ma principalmente verso di Lui, Egli non tarda a donarti la pace interiore insieme a molte cose che gli chiedi con fede perché non è indifferente verso coloro che lo invocano con cuore puro e sincero.

 

Tu, intellettuale, che cerchi la verità


Tu che cerchi avidamente la verità vorresti argomenti più concreti e risposte dirette alle tue infinite domande.

Nella tua vita hai letto molto su tutto, assetato come sei sempre stato di chiarezza nella Verità. Ma hai avvertito che questo non bastava.

La ragione va anche un po’ pilotata dal cuore, altrimenti si può dire tutto ed il contrario di tutto. Lo stesso Paolo affermava di sapere solo che Gesù è stato crocifisso e poi risorto.
Le prove? La pura ragione vuole le prove...ma si smarrisce di fronte a poche tracce che dicono poco per chi cerca testimonianze dirette e troppo per chi aderisce alla fede con il solo cuore.

Certo, è necessario dare ragione della propria speranza.
Ma cercare i numerosi particolari contraddittori, le tracce storiche evanescenti, i confronti, i parallelismi, le cronologie, i dati più aggiornati... c’è da impazzire. non se ne viene più fuori. Se  scopri qualche dettaglio, ecco che uno molto più esperto di te lo può confutare con qualche altra nuova scoperta.

Kierkegaard ci insegna che l’Assoluto respira il paradosso, e questo  sembra già un primo approccio, una premessa importante per poter continuare nella ricerca.
Il Dio biblico ha una profonda passione per la sua creatura fatta a sua immagine e somiglianza.

Ha voluto rivelarsi gradualmente, ma nei sobri vangeli lo stesso Gesù ci dichiara solennemente: “Ho avuto fame e mi hai dato da mangiare, ho avuto sete e mi hai dato da bere...”
Non ci sono prove per dimostrare l’esistenza di Dio così come le vorresti tu. Ci sono mille ragioni del cuore che la mente non ha, diceva Pascal.

Nessuno potrà mai dare prove convincenti dell’esistenza dell’Assoluto, ed è bene che sia così, altrimenti se tutto fosse improntato sulla nostra logica sarebbe un Dio eccessivamente antropomorfico... Alla nostra ragione viene concesso qualche lume, perché non siamo ancora in grado di sopportare tutta la Verità. Cosa sappiamo dell’attuale dimensione terrena, noi carnali?

Si tratta di decidere se siamo un insieme di atomi organizzati che producono pensiero e che “l’ostetrica spedisce al becchino”, o veramente abbiamo la possibilità di fare un passo qualitativo che ci inoltra nella vera dimensione a cui siamo destinati.

Quando ti deciderai ad abbandonarti all’Assoluto (Lui sa bene quanta confusione abbiamo in testa!) riceverai risposte esistenziali e concrete nella vita di ogni giorno, con eventi che, se saprai leggere con l’aiuto dello Spirito, ti spingeranno a riflettere a lungo sul fatto che veramente siamo amati da Lui sino alla follia.

 

Per chi diffonde l'ateismo

Non essere sicuro dell’inesistenza di Dio. Egli ti da sempre segni, ma tu pensi sia solo il caso. Rifletti: è veramente tutto frutto del caso?
Puoi sinceramente fare a meno di Dio? Ha un senso quello che ti circonda e la tua stessa vita se non esistesse Dio?

Tutta quella complessità così finemente organizzata è davvero frutto del caso? Si tratta di sapere chi veramente se, ma senza un fondamento trascendente il tutto piomba nel nulla più assoluto. Anche se sostieni che niente mi dimostra con certezza l’esistenza di un Dio Onnipotente creatore di tutto, non esiste alcuna certezza del contrario.

Allora si tratta di decidere: se per tutta la vita hai sempre rifiutato di aderire con il cuore alla verità hai una grave responsabilità. Al termine della vita ti troverai davanti a Lui faccia a faccia e tu stesso te ne allontanerai non sopportando il suo splendore, perché nella passata dimensione spazio-temporale lo hai sempre rifiutato.

Se invece con umiltà non hai scartato l’ipotesi della sua esistenza, ma ti sei rifugiato all’ombra della sua Misericordia, allora troverai  pace per l’eternità, perché Dio ha considerato la tua buona volontà. Egli sa molto bene che con le nostre forze non arriviamo a comprenderLo, ma desidera da noi anche la nostra collaborazione.

Un uomo veramente saggio ha il cuore e la mente aperti alla Verità, la quale è evidente per chi aderisce con semplicità, ma si nasconde per chi vuole cavillare con argomentazioni oziose entrando così in un groviglio che porta solo al vuoto esistenziale.

“Senza di me non potete fare nulla” diceva Gesù.
Senza Dio, l’Essere fondante, la nostra vita è vuota di significato. Non cercare di diffondere l’ateismo: non sai quante anime potresti rovinare, anime che sono state riscattate ad un prezzo altissimo con la croce.

Se soffri di dubbi indaga, ma non scartare a priori la Verità evangelica: ricordati che, anche se tu non credi, la nostra anima è immortale ed è destinata a lodare Dio in eterno, non a negarlo e bestemmiarlo senza fine.

 

Meditare è importante

Dovresti soffermarti molto di più a meditare il mistero della vita e quello di Dio che te l’ha donata. Solo il fatto che esisti, significa che sei dei prescelto e per questo l’amore che Dio nutre per te è infinito.

Vale la pena sospendere tutte le altre attività per riflettere in profondità: da qui può scaturire l’amore, quello vero.

La conoscenza della Verità genera stupore e lo stupore genera amore. Un amore primordiale, ancora in nuce, ma proiettato verso la perfezione.
Se si tratta di decidere tra la meditazione del mistero della tua esistenza in rapporto a Dio o sbrigare qualche tuo affare, scegli la prima.

Gesù ha esortato di cercare prima il Regno di Dio, il resto verrà dato in sovrappiù.
Perché non esperimenti anche tu la verità di queste parole? A cosa vale la tua vita terrena a confronto di  quella eterna? A che giova se guadagni il mondo intero e dopo perdi la tua anima?

Guarda che ciò che tu stai facendo, per quanto utile sia, è destinato a dissolversi con il tuo corpo in un un’ora non molto lontana. Se, invece, eserciti la tua mente e la tua anima ad amare il Mistero e cercare in esso il tuo Dio, ti prepari per l’eternità e non te ne pentirai mai.

Se alleni in questa dimensione terrena  nell’aldilà lo slancio vitale che hai dato tu stesso alla tua anima continua perché prende coscienza di essere amata da Dio e lo contraccambia amando di un amore sempre più puro.

Bisogna che tu cominci già ora, è estremamente importante. Tutto il resto deve passare in secondo piano perchè è semplicemente una conseguenza del tuo modo di pensare.
Non rattristarti se non hai potere, ricchezze e onori come vedi negli altri.
Non servono proprio a niente se non ami Dio adeguatamente.
Chi si ricorda più di coloro che sono vissuti negli agi ma si sono disinteressati di Dio?

Ama, dunque, il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente.

Il Matrimonio

Dai Quaderni di Maria Valtorta

Adultero e maledetto è quel vivente che scinde un’unione, prima voluta, per capriccio di carne o per insofferenza morale, perché se egli o ella dicono che il coniuge è ormai per essi cagione di peso e ripugnanza, Io dico che Dio ha dato all’uomo riflessione e intelletto perché lo usi e tanto più lo usi in casi di così grave importanza come la formazione di una nuova famiglia; Io dico ancora che se si è in un primo tempo errato per leggerezza o per calcolo, occorre poi sopportare le conseguenze per non creare maggiori sciagure che ricadono specialmente sul coniuge più buono e sugli innocenti, portati a soffrire  più che la vita non comporti e a giudicare coloro che Io ho fatto ingiudicabili per precetto: il padre e la madre. Io dico infine, che la virtù del sacramento, se foste cristiani, veri e non quei bastardi che siete,  dovrebbe agire in voi coniugi, per fare di voi un’anima sola che si ama in una carne sola e non due belve che si odiano legate ad una stessa catena. (…)
Nulla vi rende lecito l’essere adulteri. Nulla. Non l’abbandono o la malattia del coniuge e molto meno il suo carattere più o meno odioso. (…)
Io ho detto e non muto il mio dire, che è adultero non solo chi consuma adulterio, ma chi desidera consumarlo nel suo cuore perché guarda con fame di sensi la donna o l’uomo non suo. (…)  Il mondo si frantuma in rovine perché per prime si sono rovinate le famiglie. (…) La libidine estingue la Luce dello spirito e uccide la Grazia. Senza Grazia e senza Luce voi non differite dai bruti e compite perciò azioni da bruti. 25.9.43


•Doppiamente male è per la donna presentarsi a Dio, all’altare di Dio per un giuramento ad un uomo, con la macchia più brutta che possa macchiare una donna. Mentitrice a Dio, all’uomo suo compagno, al mondo, carpisce una benedizione, una protezione e un rispetto di cui non è degna. 5.11.43


•Il coniuge onesto e santamente amoroso cerca divenire simile all’altro coniuge, poiché chi ama tende a prendere somiglianza della creatura amata, onde il matrimonio bene inteso, è elevazione reciproca, perché non vi è alcuno completamente perfido e basta migliorare ognuno un punto prendendo ad esempio il buono dell’altro per salire in mutua gara la scala della santità. 28.11.43


•Condizioni prime, nei vostri matrimoni di ora, sono queste di volgersi a Dio chiedendo dalle sue mani compagno conforme al vostro carattere e alla vostra posizione e soprattutto il compagno giusto agli occhi suoi. 11.1.44


•Nulla di più sano e di più santo di due che si amano onestamente e si uniscono per perpetuare la razza umana e dare anime al Cielo. La dignità dell’uomo e della donna divenuti genitori, è la seconda dopo quella di Dio. Neppure la dignità regale è simile a questa perché il re, anche il più saggio, non fa che amministrare dei sudditi. I genitori, invece, attirano su loro lo sguardo di Dio e rapiscono a quello sguardo una nuova anima che chiudono nell’involucro della carne nata da loro. (…)
Quanti coniugi dopo l’inevitabile consuetudine  della cerimonia religiosa, consuetudine ho detto e lo ripeto, perché per la maggioranza non è altro che consuetudine e non aspirazione dell’anima ad avere Dio con sé in tal momento, non hanno più un pensiero a Dio e fanno del Sacramento che non finisce con la cerimonia religiosa, ma si inizia allora e dura quanto dura la vita dei coniugi (…) fanno del Sacramento un festino e del festino uno sfogo di bestialità.L’angelo insegna a Tobia che, facendo precedere con la preghiera l’atto, l’atto diviene santo e benedetto e fecondo di gioie vere e di prole.22.3.44


•Ciò che Dio ha congiunto non può essere separato dall’uomo per nessun motivo. Poiché separare vuol dire spingere all’adulterio e il peccato di adulterio lo commette non solo chi pecca nella materia, ma chi produce le cause del peccato, mettendo una creatura nelle condizioni di peccare. 21.6.44


•Se uno dei due ha mancato, doppio dovere del secondo d’esser fedele per non privare la prole dell’affetto e del rispetto. Affetto dei genitori alla prole, rispetto della prole ai genitori. (…) Non è lecito all’uomo, per nessun motivo, non è lecito al cristiano separare ciò che un sacramento ha congiunto nel nome di Cristo. 21.6.44


•Quando la sposa lascia la casa paterna e diviene moglie di colui che l'ama, sale ad un grado di amore più grande. Non sono più due che si amano. Sono UNO che si ama nel suo doppio. L'uno ama sè riflesso nell'altro, poichè l'amore li stringe in un nodo così stertto che la gioia annulla la personalità e i due singoli in un'unica gioia. 21.6.44


•Benedetta qualla casa dove la santità del Sacramento vive nel vero senso della parola e produce una inesausta fioritora d'atti d'amore. Amore non di carne soltato, ma più di spirito. Amore che dura e anzi cresce quanto più gli anni e gli affanni crescono. Amore che è vero amore, perchè non si limita ad amare per il godimento, ma abbraccia la pena del coniuge e la porta con lui per sollevarlo del peso. 21.6.44


•L'uomo mostra di stimare molto la sua donna se ad essa confida tutto di se stesso per averne consiglio e conforto.
La donna mostra di amare molto il suo uomo se sa comprenderlo nei suoi pensieri e se volonterosa lo aiuta a portare i suoi affanni. Non vi saranno più baci di fuoco e parole di poesia. Ma vi saranno carezze d'anima ad anima e segrete parole che si mormorano gli spiriti, dandosi, l'un l'altro la pace del vero amore del vero matrimonio. 21.6.44


•Il matrimonio è elevazione reciproca, dev'essere tale. Il coniuge migliore deve essere fonte di elevazione, né limitarsi ad essere buono, ma adoperarsi perché alla bontà giunga l’altro. 23.7.44


Dal Vangelo come mi è stato rivelato


•"Non fornicate”.  (…) Quale fra voi non ha messo i denti in questo pane di cenere e sterco che è la soddisfazione sessuale? Ed è lussuria solo quella che vi spinge per un’ora fra braccia meretrici? Non è lussuria anche il profanato connubio con la sposa, profanato perché è vizio legalizzato essendo reciproca soddisfazione del senso, evadendo alle conseguenze dello stesso?
Matrimonio vuole dire procreazione e l’atto vuol dire e deve essere fecondazione. Senza ciò è immoralità. Non si deve del talamo fare un lupanare. E tale diventa se si sporca di libidine e non si consacra con delle maternità. (…)
L’uomo è il seme, la donna è la terra, la spiga è il figlio. Rifiutarsi a far la spiga e sperdere la forza  in vizio, è colpa. 123.3


•La donna: il capolavoro della bontà presso il capolavoro della creazione che è l’uomo.157.4


• Le donne: mute sacerdotesse che predicheranno Dio col loro modo di vivere e che, senza altra consacrazione che quella avuta dal Dio-Amore, saranno, oh! saranno consacrate e degne d'esserlo. 157.5


•Solo la morte rompe il matrimonio. Ricordatevelo. E se avete fatto una scelta infelice portatene le conseguenze come una croce, essendo due infelici, ma santi, e senza fare maggiori infelici nei figli che sono gli innocenti che più soffrono di queste disgraziate situazioni. L’amore dei figli dovrebbe farvi meditare cento volte e cento anche nel caso d'una morte del coniuge. (…) Se sapeste voi  vedovi, e voi vedove, vedere nella morte non una menomazione ma una elevazione a una perfezione di procreatori! Esser madre anche per la madre estinta. Esser padre anche per il padre estinto. Esser due anime in una (…)  174.19


•Amare non vuol dire godere di una carne e per la carne. Quello non è amore, è sensualità. Amore è l’affetto da animo ad animo, da parte superiore a parte superiore, per cui nella compagna non si vede la schiava ma la generatrice dei figli, solo quello, ossia la metà che forma con l’uomo un tutto che è capace di creare una vita, più vite; ossia la compagna che è madre e sorella e figlia dell’uomo, che è debole più di un neonato o più forte di un leone a seconda dei casi e come madre, sorella, figlia, va amata con rispetto confidente e protettore. Ciò che non è quanto Io dico, non è amore: E’ vizio. Non conduce all’alto ma al basso. Non alla Luce ma alle Tenebre. Non alle stelle ma al fango. Amare la donna per sapere amare il prossimo. Amare il prossimo per sapere amare Dio. 242.8


•"Sia fatta la Tua volontà Padre, in Cielo, in Terra e nel cuore delle madri”.
Fare la volontà di Dio attraverso la sorte dei figli è il martirio redentivo delle madri (…) il tormento delle madri è di essere separate dai figli. 253.4 


•Il sacramento dà tutti gli aiuti per una santa convivenza secondo le leggi e i desideri di Dio.
Lo sposo e la sposa divengo ministri di un rito: quello procreativo. Anche il marito e la moglie divengono sacerdoti di una piccola Chiesa: la famiglia. Devono perciò essere consacrati per procreare con benedizione di Dio e per allevare una discendenza nella quale si benedica il Nome Santissimo di Dio. 259.6


• La mamma va ubbidita e amata, perché tutto quello che fa, lo fa per nostro bene. 445.12


•La mamma è il più grande amore della terra, ma Dio è il più grande ed eterno amore della Terra e del Cielo e va ubbidito e amato perché tutto quello che fa, lo fa per nostro bene. 445.12


•La mamma è per l’anima e per il corpo ciò che per gli stessi è Dio. Essa ti veglia, ti cura, t'insegna, ti ama, guarda che tu non ti faccia del male, ti tiene sotto le ali del suo amore. 445.12


•La mamma è quella che compatisce il figlio ostinato, malato, sviato e lo ammansisce con la bontà e lo porta a Dio con la preghiera e la pazienza.445.12


•Alle madri è macigno che schiaccia il disamore dei figli, il loro essere imperfetti agli occhi di Dio e degli uomini. 445.15


•L’uomo deve essere il capo della casa ma non despota, né della sposa né dei figli e nello stesso tempo deve essere il re nel senso biblico della parola.Guai a quei padri che mancano al loro ufficio. 451.3


• Il matrimonio è unione voluta per elevazione e conforto dell’uomo e della donna, oltre che per procreazione; è dovere, è ministero, non è mercato, non è dolore, non è avvilimento, di uno o dell’ altro coniuge. E’ amore e non odio. Giusto  dunque sia il capo senza eccessive durezze o pretese e senza eccessive condiscendenze e debolezze. (…) E giusta sia la donna nella casa verso lo sposo, i figli, i servi. Allo sposo dia ubbidienza e rispetto, conforto e aiuto.
Ubbidienza finché questa non assuma sostanza di consentimento al peccato. La moglie deve essere sommessa ma non degradata. Guardate, o spose, che il primo che vi giudica, dopo Dio, per certe colpevoli condiscendenze, è lo stesso vostro marito che vi induce ad esse. 451.3


•La moglie virtuosa, direi la moglie che anche dopo il coniugio conserva quel “che” di verginale negli atti, nelle parole, negli abbandoni d’amore, può portare il marito a una elevazione dal senso al sentimento, onde lo sposo si spoglia da lussuria e diviene veramente un unico “che”  con la sposa che tratta col riguardo con cui uno tratta una parte di sé stesso e giusto è che ciò sia, perché la donna è “osso delle sue ossa e carne della sua carne”. 451.4


•La moglie sia paziente, materna con il marito. Lo consideri come il primo dei suoi figli, perché la donna è sempre madre e l’uomo è sempre bisognoso d'una madre che sia paziente, prudente, affettuosa, confortatrice. Beata quella donna che del proprio coniuge sa essere la compagna e insieme la madre per sorreggerlo, e la figlia per essere guidata. 451.4


•Vegliare sui figli e sulle figlie, amorosamente, correggere, sorreggere, far meditare e tutto senza preferenze. 451.5


•E tornando a come devono essere i componenti di una famiglia e gli abitanti d'una casa perché in essa si mantenga fruttuosamente la mia benedizione, vi dico, o figli, che voi siate sottomessi ai genitori, rispettosi, ubbidienti, per poterlo essere anche con il Signore Iddio vostro. Perché se non imparate ad ubbidire ai piccoli comandi del padre e della madre, che vedete, come potete ubbidire ai comandi di Dio che vi vengono detti in suo nome, ma che non vedete e non udite? 451.7


•Siate dunque buoni, rispettosi, docili, amate il padre che vi corregge, perché lo fa per il vostro bene, e la madre se vi trattiene da azioni che la sua esperienza giudica non buone. Onorateli non facendoli arrossire con le vostre azioni malvagie. 451.8


•Il  Signore Iddio vostro ha creato il coniugio perché l’uomo e la donna non fossero soli e si amassero formando una carne sola e indissolubile, posto che fu insieme congiunta e vi ha dato il Sacramento perché sulle nozze scendesse la benedizione sua e per i meriti miei voi aveste quanto vi è necessario nella nuova  vita di coniugi e di procreatori. E per volgervi a Lui con volto e animo sicuri siate oneste, buone, rispettose, fedeli, vere compagne dello sposo, non semplici ospiti della sua casa, o peggio ancora: estranee che un caso riunisce sotto un tetto come due che il caso riunisce in un albergo di pellegrini.473.9


•"Coloro che non amano in anima, mente e carne il loro compagno, lo spingono all’adulterio e se a costui Io chiederò il perché del suo peccato, non farò da meno per colei che non ne è l’esecutrice, ma la creatrice”. La Legge di Dio occorre saperla comprendere in tutta la sua estensione e profondità e occorre saperla vivere in piena verità. 473.9


•La moglie sia sottomessa al marito, umile, fedele,casta. Si, egli, l’uomo, è il capo della famiglia. Ma capo non vuol dire despota. Capo non vuol dire capriccioso padrone al quale è lecito ogni capriccio non solo sulla carne ma sulla parte migliore della sposa. 531.10


•Il divorzio (mosaico) è venuto come malvagio frutto della lussuria umana, del peccato d'origine e della corruzione degli uomini. Ma non è venuto spontaneamente da Dio. Dio non muta la sua parola. E Dio aveva detto, ispirando ad Adamo innocente ancora e parlante perciò con intelligenza non offuscata dalla colpa, le parole:  che gli sposi, una volta uniti, dovevano essere una carne sola. La carne non si separa dalla carne altro che per sciagura di morte o di malattia.  (…)
Non è lecito all’uomo separare ciò che Dio ha unito, ed è adultero sempre, colui, o colei che avendo il coniuge vivente passa ad altre nozze.
Il divorzio è prostituzione legale, mettendo in condizione uomo e donna di commettere peccati di lussuria.
La donna divorziata difficilmente resta vedova d'un vivo, e vedova fedele. L’uomo divorziato non resta mai fedele al primo coniugio. Tanto l’uno che l’altra, passando ad altre unioni, scendono dal livello di uomini a quello di bruti, ai quali è concesso di cambiare femmina ad ogni appello di senso.
La fornicazione legale, pericolosa alla famiglia e alla Patria, è delittuosa verso gli innocenti. I figli dei divorziati devono giudicare i genitori. Severo giudizio quello dei figli!  (…) 531.13


•Parlare di nozze, di matrimonio in caso di novella unione d'un divorziato o d'una divorziata, è profanare il significato e la cosa che è il matrimonio. Solo la morte d'uno dei coniugi e la vedovanza consecutiva dell’altro, può giustificare le seconde nozze. 531.13


•E adultero e peccatore sarà colui che contrarrà divorzio civile per contrarre nuova unione. La legge umana non muterà il mio decreto. 531.14


•Il matrimonio sia un atto sacro e indissolubile sul quale scende la grazia del Signore a fare dei coniugi due suoi ministri nella propagazione della specie umana. (…)
Per nessuna ragione si sciolga ciò che Dio ha unito. 635.9


• Il matrimonio s'elevi a contratto spirituale per il quale le anime di due che si amano giurano di servire il Signore nell’ amore reciproco offerto a Lui in ubbidienza al suo comando di procreazione per dare figli al Signore. 635.9

Maria Valtorta

I DETTI DAI QUADERNI


•Non c’è che penitenza e amore che abbiano peso agli occhi di Dio per arrestare gli avvenimenti dolorosi e deviarli. Avete più bisogno di amore che di pane. 1/6/43


•La vita è fatta di cose comuni ma che, rivestite di amore, divengono eccelse.(…)
L’amore è sempre pronto, pieghevole, dolce, ilare, generoso, paziente.
Ed è l’amore che apre i cieli e ne fa scendere la nostra Trinità, la quale viene nei cuori non soltanto con tutti i suoi fulgori, ma anche con tutte le sue tenerezze. 2/6/43


•Un’anima che perde la grazia perde tutto. Per lei inutilmente il Padre l’ha creata, per lei inutilmente il Figlio l’ha redenta, per lei inutilmente lo Spirito Santo l’ha infusa dei suoi doni, per lei inutilmente sono i Sacramenti. E’ morta. (….)
Se un’anima sapesse conservarsi come è dopo il Battesimo e dopo la Confermazione, ossia quando essa è imbibita letteralmente dalla grazia, quell’anima sarebbe di poco minore a Dio. 6/6/43


•Non tutte le anime in grazia possiedono la grazia nella stessa misura, (…) perché in diversa maniera voi la sapete conservare in voi.
Il peccato mortale distrugge la grazia, il peccato veniale la sgretola, le imperfezioni la anemizzano. 6/6/43


•La superbia uccide tutte le virtù, la carità per prima. Conduce quindi con sé la perdita della luce di Dio. Il superbo, mi spiega Gesù, non tratta con santo rispetto il buon Padre dei Cieli, non ha viscere di misericordia per i fratelli, si crede superiore alle debolezze della carne e alle regole della Legge. Pecca perciò continuamente e dello stesso peccato che fu causa della rovina di Lucifero prima, d’Adamo e della progenie d’Adamo poi. Ma soprattutto uccide la carità. Distrugge perciò l’unione con Dio. 6.7.43


•Dice Gesù: Io sono il Dio della Pace. Da Me sgorgano tutte le grazie, ogni dolore in Me si placa, ogni peso diviene leggero. Ogni vostro atto compiuto nel Mio Nome si riveste della mia bellezza. 7/6/43


•Anche se un genitore manca, va rispettato perché è “genitore”.
I padri e le madri che peccano contro i figli, hanno bisogno, in ordine della vita eterna, dell’aiuto dei figli e del perdono dei figli, per avere alleggerita la pena. 10.7.43


•Chi uccide l’amore, uccide la pace. La pace è tanto più viva, quanto più vivo è l’amore.
Quando voi negate l’amore a Dio, cadete, per naturale conseguenza, in potere del principe del Male. 11.7.43


• Dare affetto e ricevere indifferenza e astio, dare opere e vedersele respinte, supera in potenza i colpi dei flagelli e il penetrare delle spine. Queste sono cose che colpiscono solo la carne, ma indifferenza, ingratitudine, astio, colpiscono l’anima, scrollano lo spirito. 16/7/43


•Quanto è detto negli antichi libri ha un riferimento nel presente. (…)
Il mondo ripete se stesso negli errori e nei ravvedimenti, con questa differenza però: che gli errori si sono sempre più perfezionati con l’evoluzione della razza verso la cosiddetta civiltà, mentre i ravvedimenti sono divenuti sempre più embrionali. Perché? Perché, col passare del mondo dall’età fanciulla ad un’età più completa, sono cresciute la malizia e la superbia del mondo.
Ora siete nel culmine dell’età del mondo e avete raggiunto anche il culmine della malizia e della superbia. 21.7.43


•Cosa è promesso a chi osserva la Legge? Prosperità, abbondanza, pace, potenza, discendenza sana e abbondante, trionfo sui nemici (…). Cosa è minacciato a chi la trasgredisce? Fame, carestia, guerre, sconfitte, pestilenze, abbandono da parte di Dio, oppressione di nemici (…). 21.7.43


•Se i buoni fossero un decimo dei malvagi, ciò che è segnato potrebbe conoscere mutamento. 22/7/43


•La speranza vive dove vive la fede. (…)
Colui che ha fede vera chiede con tale insistenza che ottiene. 22/7/43


•Ma quando vedete che una preghiera resta inascoltata, pensate pure che è viziata nella richiesta o viziata nella fede. Se è viziata nella richiesta, allora Io che so, non vi concedo quanto vi darebbe la felicità d’un istante e il dolore per tutto il resto della vita terrena e talora potrebbe darvi anche pene nell’altra per il malo uso che voi potreste fare del mio dono. Se è viziata nella fede allora, Io non la sento e non l’ascolto. 22.7.43


•Dio non è amato. (…)
Non hanno capito cosa è l’amore del Padre verso i figli e dei figli verso il Padre. Dio è, credono che sia. Ma così lontano, astratto… che è come non ci fosse. Dio lo credono non solo lontano, ma arcigno e avaro. Dio lo credono seminatore di punizioni. No. Il vostro Dio è sempre presso a voi. Non è Lui che si allontana, siete voi.
Non è Lui che è avaro e arcigno, siete voi. Non è Lui che chiude le porte delle grazie, siete voi.
Le chiudete col vostro non avere fede e amore e speranza in Lui. (…)
Vivere presso a Me è gioia anche nel dolore. Morire con Me vicino è passare nella gioia. Chi s'affida a Me non deve avere paura di nulla sulla terra e di nulla nell’eternità, perché a chi mi è vero figlio Io apro un cuore di vero Padre pieno di compassione e di perdono.  22.7.43


•L’anima è lo scrigno, l’arca santa, il ciborio che contiene lo spirito, che è la gemma levata dalla mano di Dio dagli sconfinati tesori del suo Io per porla dentro alla creatura.(….)
Come il sangue nelle vene, sta lo spirito nel vostro interno di carne. E come il sangue dà vita alla carne per vivere i giorni della terra, così lo spirito dà vita all’anima per vivere i giorni che non hanno fine.(….)
Non vi è delitto più grande e più condannato da Dio di quello di uccidere uno spirito privandolo della grazia che lo fa figlio di Dio. 4/8/43


•Credere è più alto di conoscere. Credere è amare. (...)
Credere che se Dio vi ha creati è stato per impulso d’amore. Credetelo con amore per rispondere a tale amore. (28/8/43)


•Non obbedire e non volersi assoggettare è come un peccato di idolatria, dice sempre il libro. Infatti che fate non assoggettandovi? Respingete Dio respingendo la sua  volontà. 29/8/43
•Obbedire è fare la volontà di Dio.  29/8/43


•L’anima che arriva a credere fermamente che tutto quanto le accade ha origine da un amore e produce una gioia eterna, è sicura come dentro una fortezza. Non può perire. Soffre ma il suo dolore è soprannaturale e dà frutti soprannaturali di vita.  30/8/43


•Due sono le necessità dell’uomo: l’amore ed il dolore. L’amore che ci impedisce di commettere il male. Il dolore che ripara il male. Questa è la scienza da apprendere: saper amare e sapere soffrire. 23/9/43


•A chi vive in Dio, Dio provvede. 29/9/43


•E’ meglio digiunare di una parola aspra che non di un sontuoso pasto. 1/10/43


•Se amerete sarete salvi. Tutto è facile a chi ama e tutto è perdonato a chi ama. 1/10/43


•Voi siete dei nascituri alla Vita del Cielo. Non è questa la Vita, questa che vivete sulla terra nella giornata mortale. Questa è solo formazione del vostro essere futuro di vivente eterno. 10/10/43


•Morte è separarsi da Dio. 10/10/43


•Il peccato è la causa che vi separa da Dio. 10/10/43


•Che sarà amare il Signore con tutte le potenze dell’essere? Sarà perfezione di sapienza e di intelligenza, perché l’amore è quello che raffina le potenze dell’animo a tale elevazione che porta di conseguenza alla perfezione in ogni campo.  10/10/43


•Colui che ama possiede la vera intelligenza. 10/10/43


•L’amore (…) è la scienza delle scienze perché fa maestri della scienza della Vita: la scienza di conoscere Iddio.  10/10/43


•La vita della terra è il tempo che vi dono per crescere alla Vita vera e per quanto possa essere lungo e penoso, è attimo che fugge rispetto alla mia eternità. 10/10/43


•Ricordatevi di possedere uno spirito. Ricordatevi che lo spirito è eterno. Ricordatevi che per il vostro spirito è morto un Dio. Avete tanta paura per un malanno che poco dura e non temete l’orrore della dannazione i cui tormenti non hanno termine!  13/10/43


•La scienza del mondo non sa elevarsi al livello soprannaturale, ma si sforza di abbassare il soprannaturale delle cose al suo livello terreno. 14.10.43


•Per un atto vero di amore, Dio ferma anche il moto degli astri, revoca il decreto del Cielo. Se la fede può muovere alberi e montagne, l’amore vince Iddio. 25/10/43


•Come sapete chiedere e come esigete d’essere ascoltati, sappiate ringraziare. 25/10/43


•Rifiutano un altro dono della mia paziente Misericordia , rifiutandolo, accumulano su se stessi i carboni della Giustizia mia, perché ebbero chi nuovamente portò la Parola e la Parola ancora una volta hanno sprezzato.  (…)
Generazione adultera e malvagia, che credi con tanta facilità a chi ti uccide nello spirito e rigetti il Cristo e i suoi profeti che ti vogliono dare la Vita. 28.10.43


•Da un secolo vado aumentando le “voci” e le apparizioni, miracoli le une e le altra di Bontà per richiamarvi alla mia Via. Da un secolo aumento il peso dei castighi per richiamarvi alla mia Legge. Non fate conto di nulla. E più Dio si allontana e più voi in luogo di chiamarlo vi allontanate. 4.11.43


•Respingete pure i segni che dal Cielo vi mando e ridete degli avvertimenti ultraterreni. Credetevi pure tutto lecito. Quando meno ve lo crederete, Io vi farò conoscere un segno davanti al quale precipiterete atterriti e la collera che ora scagliate contro gli inermi, si ributterà su di voi. Quel segno sono Io. 6.11.43


•Non vi dovete tanto preoccupare del male o della morte nel senso umano della parola, quanto del Male e della Morte nel senso soprannaturale, il più vero, perché la vostra attual è veste che si posa, la vostra attuale è dimora che si lascia, ma oltre questo giorno vi attende un futuro in cui diverrete possessori di ciò che è vostra vera parte.  8/11/43


•Preghi Maria per il vostro presente di uomini, insidiato da tanti pericoli.(…) Preghi per voi nell’attimo decisivo della vita,(…) ossia quando il vostro spirito colpito dal Male può perire. 8/11/43


•Sempre quando l'uomo si è staccato da Dio e dal soprannaturale per dedicarsi al suo io e alle cose naturali, ha diminuito a sè stesso la felicità di possedere anche il naturale. 2/12/43


•(La) somiglianza con Dio non ha nulla a che fare con ciò che è carne e sangue, ma sibbene lo spirito perché Dio è essere spirituale e perfetto e vi aveva fatti grandi nello spirito e capaci di raggiungere la perfezione mediante la Grazia, e l’ignoranza del male. 7/12/43


•La mia dottrina non è mutata e una è la Legge e vi è un solo Dio e il suo primo comando è l’amore ed Egli ancora (…)  ordina di non rubare, di non fornicare, di non uccidere e di non prendere la roba d’altri. 9/12/43


•L’amore è la forza che regge l’universo, e l’amore è quello che salva il mondo. 12/12/43


•L’amore è più potente della forza e vince anche l’inferno. Tutto vince l’amore.(...)
L’amore piegherà Iddio.(...)
L’amore aprirà il cuore degli uomini.(...)
L’amore ricondurrà l’uomo sulle vie di Dio. 22/12/43



L'esempio trascina nel bene quanto nel male. 23/12/43

 

•I superiori sono sempre ispirati da Dio e quando assegnano un compito vanno ubbiditi con prontezza e senza mormorare. 23/12/43


•Dirigere è doppio onere che essere diretti. 23/12/43


•La bontà frena gli istinti. Fatevi amore e sarete ubbiditi.
Trascinerete alla bontà essendo buoni. 23/12/43


•Le umane filosofie e le umane dottrine sono tutte inquinate di scorie.17/1/44


•In un corpo golosamente nutrito, anche gli altri appetiti sorgono. Viene la concupiscenza nella sua triplice veste. 7/2/44


•La prima conversione la si ottiene con la preghiera e il dolore. Dopo, nell’animo preparato a riceverla, scende la Luce di Dio e si fa Parola e Vita. 8/2/44


•Una sola è la scienza necessaria. Quella che sgorga dalla Sapienza eterna. (…) I santi e i martiri l’amarono più della salute e della bellezza e vollero averla per loro luce, perché il suo splendore viene direttamente da Dio e possederla vuol dire anticipare all’anima la Luce beatifica dell’eterno giorno.  2.3.44


•(Le traduzioni) mutilano sempre il vigore della frase originale. Le descrizioni umane, sia dei luoghi come dei fatti e dei sentimenti sono "traduzioni" e perciò sempre incomplete, inesatte se non nella parola e nei fatti, nei sentimenti. 3/3/44


•L’anima in grazia possiede l’amore e possedendo l’amore, possiede Dio, ossia, il Padre che la conserva, il Figlio che l’ammaestra, lo Spirito che la illumina. Possiede quindi la Conoscenza, la Scienza, la Sapienza. Possiede la Luce. 5/3/44



Religione vuol dire seguire Dio e la sua Legge. Fare dell'uomo animale, l'uomo semidio. 16/3/44

•L’ubbidienza è fatta di minuscole cose di ogni ora, compiuta senza brontolii. 16/3/44



Il pensiero è l'anima della parola. 19/3/44

 

•E' la catasta delle piccole colpe singole, quella che crea la base della Colpa. (28/3/44)


•Non è il Vangelo che deve adattarsi a voi, ma voi al Vangelo. (...) Il vostro voler adattare il Vangelo alla vostra maniera di vivere è una confessione della vostra miseria spirituale. 28/3/44
•Contro il potere del demonio ogni potere ha la croce. 29/3/44


•Natale è l'inizio della Redenzione che è carità operante, mentre la Pasqua è la Redenzione compiuta, la vittoria della Vita sulla Morte attraverso l'Amore sublimato dall'olocausto. 9/4/44


•Ama, sarai salvo. Ama con la parola e con il silenzio. Ama con l’azione o l’immobilità. Ama col fervore o nella sofferenza dell’aridità. Ama nella gioia e nel dolore. Ama nella vittoria o nella debolezza, Ama nella tentazione e nella libertà dal Nemico. Ama sempre. 13/5/44


•La buona volontà d'ubbidienza è già sacrificio. Sacrificio del cuore e della mente, prova di fedeltà a Dio (23/5/44)


•I disperati sono poveri della povertà più grande. Hanno perduto tutto perdendo la speranza in Dio. Sono soli. Non vi è solitudine più vera di questa. E’ l’unica vera solitudine.(...) Sono malati. 29/5/44


•Più uno accetta di essere vilipeso per fare la volontà dell’Eterno, e più diviene per i suoi fratelli colpevoli salvezza e benedizione. 2-6-44


•Gli spiriti viventi nel piano dello spirito sono simili agli animali della Teofania di Ezechiele. Hanno quattro aspetti, perché è quadruplice il loro operare, e usano di quattro bocche. Guardano Dio che è il Sole, col loro volto d’aquila e ne cantano con esso le lodi. Se ne satollano come leoni perché Dio è la loro preda e di Essa sola essi appetiscono. Pazienti come bovi, non si stancano di pregare per i fratelli la cui conquista al regno dello spirito è opera paziente e instancabile. E colla loro bocca d’uomo ripetono agli uomini nel linguaggio dell’uomo, ciò che, volando come aquile nel regno del Sole-Dio, hanno udito da Dio.
La Carità è sempre attiva e i viventi nella Carità sono sempre attivi come essa.
La Carità è multiforme e multi operante ed essi hanno carità multiforme e multi operante. 11.6.44


•Amatevi come Io vi ho amati. L’odio estingue la luce. Anche il semplice astio offusca la pace. Dio è pace, è luce, perché Dio è amore. Ma se non amate, e amate come io vi ho amati, non potrete avere Dio. 14-6-44


•Sono Dio e vi prego di amare il mio Cuore. Vi prego per amore vostro, perché se mi amate fate del bene a voi. Io sono Dio. Con o senza il vostro amore sono sempre Dio. Ma voi no. Senza il mio amore siete nulla: polvere. 14-6-44


•Il vostro pensiero, per essere capace di ricordare, intelligere, volere ciò che è bene, deve essere nutrito della mia dottrina. Essa vi ricorda i benefici e le opere di Dio, chi è Dio, che si deve a Dio. Essa vi fa comprendere il bene e discernerlo dal male. Essa vi fa volere il bene. Senza la mia dottrina divenite schiavi di altre che hanno nome “dottrina”, ma sono errori.
Venite e chiedete. Non abbiate paura di chiedere.Tutto potete chiedere perché Dio tutto può dare. Chiedete per voi e per tutti.
Io vi ho insegnato. Chiedete per i presenti e per gli assenti. Chiedete per i passati, i presenti, i futuri. Chiedete per questa vostra giornata e per la vostra eternità, e per questa e quella di chi amate.
Chiedete, chiedete, chiedete. Per tutti. Per i buoni perché Dio li benedica. Per i malvagi perché Dio li converta. Dite con Me: “Padre perdona loro”. Chiedete: la salute, la pace in famiglia, la pace nel mondo, la pace per l’eternità. Chiedete la santità. Sì, anche questa. Dio è il Santo ed è il Padre. Chiedetegli, in un con la vita che vi mantiene, la santità attraverso la Forza che viene da Lui.
Non abbiate paura di chiedere. 14-6-44


•Il peccato è debolezza per lo spirito, debolezza che tanto più cresce quanto più grave è il peccato o più numeroso e ripetuto e giunge ad uccidere come per consunzione le forze dell’anima. 4/8/44


•Molte volte il fomite del peccato entra per la gola. 8/2/44


•L’albero del bene e del male si drizza davanti a ogni uomo. Sta all’uomo, creatura dotata di ragione e di un’anima datagli da Dio, saper discernere e volere il frutto buono fra i molti che buoni non sono. 8/8/44



La più grande delle indulgenze è quella della carità che copre la moltitudine dei peccati. Per tutti i cristiani; i quali però devono fare un atto di fede continua e di carità continua per godere di questa indulgenza e per meritarla. 18/9/44

 

•I disegni di Dio hanno una continuità e una necessità misteriosa, santa che solo nell’altra vita vi appariranno chiare. Sembrano talora di una incoerenza strana. Vi sembrano, perché voi guardate tutto con occhi umani. (…)
A seconda del corrispondere dell’anima al disegno che Dio le propone, corrisponde una sorta di beatitudine o di   …..12/4/45 


•Non può Il Padre chiedervi nulla che non sia di vostro sicuro e non labile bene.
Se procedeste con fede non dubitereste del Padre. Direste: “Se mi propone questo è certo per mio bene. Lo faccio”. Se procedeste con amore direste : “Egli mi ama, lo amo”.
Se è accettato il volere, il conoscere, il migliorare, più si è aumentato in te l’ubbidienza gioconda e pronta al disegno Mio.  12/4/45


•La terra è luogo di lotta. La beatitudine è qui dove Io sono. Ma per salirvi … E’ come una via di diaspro scheggiato. Tortura. E ogni tortura è un merito. Il figlio di Dio non ha avuto che quella. 20/5/45


•Ogni azione dell'uomo ha sempre due testimoni anche se fatta nel segreto: l'occhio di Dio e l'angelo che ogni uomo ha a custode. 9/1/46


•E’ la misura dell’amore che uno ha in sé, che dà la misura della sua perfezione e della sua refrattarietà ad ogni corruzione. Quando l’amore è completo, nulla può entrare a corrompere. 20/1/46


•Non è conoscenza di Me il povero ricordo di un Dio Uomo morto su una Croce. E’ conoscenza di Me il conoscere tutte le forme dell'evangelizzazione di Cristo, del sacrificio di Cristo, dell’amore di Cristo Uomo e Dio. 2/6/46


•La scienza rinnegherà Dio! 31/12/47


•Il miracolo presuppone la fede. Dio dà il segno, si manifesta. E’ una continua epifania per richiamare gli spiriti alla fede, speranza, carità a Dio. Ma poi vi lascia liberi di credere o non credere.(…)  L’ora della grazia viene, sosta in attesa. Ma se l’uomo non la invita : “Resta con noi”, passa e non torna. 6/1/48


•La verità detta a chi pecca per trarlo dal suo errore è sempre carità e della più eletta. Marzo 49


•Inutile l'aiuto di Dio se l'uomo non l'accoglie. (marzo '49-pag.553)


•"Per poter amare tutto il prossimo vedimi in ognuno”.
E’ molto difficile poter vedere Te in alcuni! (…) E’ vero. Troppo prossimo, anche esteriormente cristiano, è l’opposto, in tutto o in parte, di ciò che Io sono. Ma tu sforzati a vedere Me in ognuno. Un atto di fede che possa provocarti un atto d’amore per quelli che, in verità, non meritano il tuo amore. Ama Me nella loro anima. L’anima viene da Dio, quindi ancora da Me. L’anima, almeno per un momento, fu tempio dello Spirito di Dio, quindi sa ancora di Me.
Sai pur credere che Io sono sotto le apparenze di un poco di farina ridotta a sottile ostia, con tutto il mio Corpo, il mio Sangue, la mia Anima e la mia divinità!
Allora ugualmente credimi celato sotto l’imperfetta materia di molti.
In alcuni sono come in sepolcro ….(…)
In altri sono nascosto, proprio come il SS. Sacramento che è nei templi ma non si vede …..(…)
Altri mi hanno come un sole in stagione instabile ….(…)
Ma tu vedimi in tutti, per poter avvicinare anche i demoni-uomo, i lebbrosi-uomo, i delinquenti-uomo. Io te ne premierò venendo a te per consolarmi del loro disgustoso vivere (…)
E là dove sono come in un sepolcro, chiamami alla risurrezione col tuo amore serafico.
E là dove sono nascosto in un ciborio che viene dimenticato, richiama il dimentico a onorare l’ospite nascosto, e fallo col tuo amore intrepido.
E là dove, divino Sole, non posso raggiare perché le nebbie dell’umanità son tali da nascondermi sovente, disperdi col tuo amore di fortezza queste nebbie nemiche. (…)
Col tuo amore al prossimo, pensando che in esso Io sono, (tutto è nel Cristo), purificali, lavali, salali, perché non siano sozzi e inutili come cose senza sapore. 11.9.49


•La mia Parola è luce, sapienza agli umili di cuore, ma è veleno a chi tale non è. 21/11/49


•L’uomo carnale non può penetrare con la sua pesantezza opaca nei misteri della Luce fatta Parola.6/1/50

I DETTI DALLE LEZIONI SULL'EPISTOLA AI ROMANI

Maria Valtorta


La Sapienza s'impara più per amore che per istruzione. Rm.57


Chi ha carità disarma il cuore di Dio anche per quanto gli avviene di colpevolezza. Rm.57


L’inferno, la dannazione sono orrori che anche l’esatta descrizione di essi, data da Dio stesso, è sempre inferiore a ciò che essi sono. Rm.59


Ma Pace, ma giustizia, ma luce sono promesse agli uomini di buona volontà. Rm.61


Se la scienza è sufficiente per conoscere le nozioni finite, sapienza - ossia fede e amore - è indispensabile per conoscere le verità eccelse. (Rm.120)


L'ubbidienza è amore e rispetto ed è misura di amore e rispetto. Tanto più si ama e si venera una persona, tanto più la si ubbidisce. (Rm.136)


Altra è la predestinazione alla Grazia divina, comune a tutti gli uomini e perciò concessa gratuitamente da Dio in misura sufficiente a salvarsi; altra è la predestinazione alla  gloria che viene data a quelli che durante la vita terrena hanno bene usato del dono della Grazia e le sono rimasti fedeli nonostante ogni prova di tentazione al male e di ogni altro dono straordinario, accettato con commossa gioia ma non preteso e non distrutto facendo di esso una stolta presunzione di essere tanto amati e tanto sicuri di possedere già la gloria, da non essere più necessario lottare e perseverare nell’eroismo per  arrivarvi. Rm. 156 – 3.6.48


Tutto il creato sensibile e soprasensibile è opera dell’amore. Tutte le provvidenze, le leggi fisiche, morali, soprannaturali, sono opera dell’amore. Tutte le azioni di Dio sono opere dell’amore. Amore la Creazione, amore la creazione dell’uomo, figlio adottivo di Dio. Amore l’Incarnazione del Verbo. Amore la Passione per redimere l’uomo. Amore l’Eucarestia. Amore i doni del Paraclito, il quale Paraclito, Teologo dei teologi, Datore della Sapienza, Intelletto, Consiglio, Fortezza, Scienza, Pietà, Timor di Dio, dà a coloro che degnamente lo  ricevono. Egli, Amore del Padre e del Figlio, Fecondatore e Santificatore di quanti lo sanno in sé trattenere con una vita pura e santa. Amore la Chiesa, dispensatrice di Grazia e Maestra ai fedeli. Rm. 161 - 3.6.48


Frutto dell'unione con Dio è la sapienza e la sapienza conduce all'esercizio della giustizia in tutte le cose. (Rm.164)


Chi più ha avuto, più è in dovere di essere perfetto per non avere grande condanna. (Rm.137)


Amare è più facile che adorare, che onorare, che vietarsi di fare. Amare Dio avvicina l'uomo a Dio e Dio all'uomo. (Rm.164)


Dio nella sua amorosa volontà, agisce in modo che tutti possano vedere il Vero per avere il modo di salvarsi.
La salvezza di tutti è il desiderio di Dio. La gloria per tutti è il suo eterno respiro. Il respingere salute e gloria da parte di troppi è il suo infinito dolore. Rm.190


La perfezione è amore. L’amore è armonia. L’armonia è ordine.
Non c’è armonia  là dove viene ad essere turbato l’ordine. Non c’è amore  là dove viene ad essere turbata l’armonia. Non c’è perfezione là dove viene a mancare l’amore.
Così avviene in tutte le cose e le opere, in quelle umane e soprattutto in quelle sovrumane. ( … )
Non potrebbe aversi armonia morale se fra i componenti di una famiglia, di una società, di una nazione, di un complesso di nazioni, venisse a mancare l’amore. Il disamore, ossia il disordine nelle reciproche relazioni, porterebbe alla scissione e rovina della famiglia, alla fine di una società, alla rovina della nazione, alla guerra fra le nazioni.
Non può aversi perfezione di costumi, di leggi, di vita, se viene a mancare l’amore, ossia ancora l’armonia e l’ordine che è base di quanto è buono. Rm. 196 - 19.1.50


Non basta credere nell’esistenza di Dio, del Cristo, dell’altra vita, del premio e in tante verità di fede che è colpa non credere. Occorre anche credere nell’infinita potenza e misericordia di Dio. Rm.261


La Parola di Dio fu derisa, calunniata e spenta su una Croce. Ma da 20 secoli Essa trionfa, empie la terra, risuona non solo sino agli estremi confini di essa…. Rm.265 


Nulla è tanto potente quanto la persecuzione ad un’idea o ad una religione per farne aumentare la potenza. Rm.266


La superbia porta al dubbio, e sulle verità e sui doveri.(….)
Dal dubbio viene l’intiepidimento della fede, poi l’incredulità, poi la perdita del timor di Dio, poi la convinzione che Dio è tanto buono da non saper essere mai severo. Rm.271

Prepararci alla Resurrezione


Che senso ha la nostra vita se non ci prepariamo ad una buona morte?
Che senso ha la buona morte?
Contemplare e scoprire la Verità così come è nel Circolo Trinitario.
Immersione totale nel circolo trinitario d’amore: tutto dovrebbe portarci lì.
E’ giusto compiere in nostro dovere morale perché la giustizia è nell’ordine dell’amore.Ma  non dovremmo fermarci troppo ad osservare i risultati raggiunti nell’ambito etico e morale. Il progresso morale non deve essere fine a se stesso, altrimenti diventerebbe una forma sottile di cosmesi spirituale a scapito dell’umiltà, la quale è la chiave per entrare nel regno dell’amore. Il vero progresso spirituale è completo nell’amore.

Dovremmo piuttosto chiederci come e quanto amiamo, invece di contare le nostre vittorie sui vizi e le passioni disordinate. Spesso esse rimangono incrostate nel nostro essere nonostante la buona volontà di superarle, proprio perché non facessimo troppo affidamento su noi stessi, ma solo su Dio che desidera elevarci nel vero regno dell’amore nell’umiltà. Essa consiste nel prendere coscienza del nostro stato creaturale per essere poi perfettamente obbedienti al Padre compiendo in ogni momento la sua volontà.

Gesù prima di morire ha esclamato: “Tutto è compiuto”(Gv.19,30)
Anche noi dovremo esclamare: “Tutto è compiuto”, nel senso che ogni cosa stabilita dal Padre ha avuto il suo compimento nel far combaciare la nostra volontà con la sua, perché ognuno di noi è un altro “Cristo” che ha come diretto riferimento il primogenito, Gesù di Nazareth, il Dio incarnato in mezzo a noi.

Allora gli offriremo tutto, le nostre buone intenzioni, il progresso spirituale, ma anche ogni nostra infedeltà che da lui è stata annullata con il sacrificio della croce, se crediamo profondamente nella sua incommensurabile misericordia divina.

 

GESU’ E’ CON NOI VIVO, PRESENTE ED OPERANTE

Generalmente noi pensiamo di avere un po’ di fede, ma quando ci troviamo nell’aridità o nelle preoccupazioni tendiamo a scoraggiarci.
Dovremmo, invece, tener sempre presente la famosa frase di Gesù prima di salire in cielo: “Io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo”.(Mt.28,20)
Se non crediamo in questo facciamo di Gesù un bugiardo, perché anche una sola frase falsa squalificherebbe il personaggio.

Quindi Gesù è con noi sino alla fine del mondo.
E’ con noi: cosa significa?
Gesù non è assente dalla vita di ogni uomo perché Egli non vuole che alcuno si perda. Siamo noi a cacciarlo quando “bussa” (ecco io sto alla porta e busso Ap,3,20)) ma siamo immersi nelle preoccupazioni della vita, nella ricerca dei piaceri materiali o appannati nell’incredulità e nell’indifferenza.

Gesù è davvero presente in ognuno di noi, nel più profondo della nostra anima.
Non siamo stati forse creati per Lui ed in vista di Lui? Non siamo stati creati a sua Immagine e Somiglianza? Gesù Cristo ama ogni persona in modo infinito e ha sofferto ed è morto per ognuno di noi, ma il suo sacrificio non è relegato al tempo storico in cui è vissuto sulla terra. Esso si perpetua nel sacrificio dell’Eucarestia tramite il quale Egli si lascia assimilare da noi in corpo, sangue, anima e divinità affinché noi potessimo essere assimilati da Lui.

Non dobbiamo pensare che Egli sia lontano da noi quando soffriamo: anzi ci è più vicino proprio perché sa bene cosa significa soffrire dal punto di vista umano.
Se confidiamo in Lui Egli ci soccorre.
Dobbiamo rivestirci della mentalità cristiana nel senso profondo pensando che ogni evento non è casuale, ma è sempre per la nostra edificazione.
Pensare a Lui spesso significa cercare di corrispondere al suo amore presente ed operante senza sosta. Qualsiasi cosa facciamo dobbiamo farla in Lui e riflettere spesso che Gesù è presente, ci è accanto, ci guarda ed attende che gli apriamo l’anima in modo confidenziale.

Abbiamo a che fare con uno che non è una semplice persona, ma è Dio stesso, quindi Onnipotente, Onnisciente, Onnipresente ecc. Egli può cambiare la nostra vita da un momento all’altro, potrebbe prendere la nostra anima quando vuole, può farci gioire con la sua presenza o tenerci momentaneamente nelle tenebre per mettere alla prova la nostra fiducia ed il nostro amore per Lui.

Quando passeggiamo, ad esempio, sentire che passeggia con noi. Così anche quando mangiamo, leggiamo, lavoriamo o qualsiasi altra cosa: facciamo tutto in Lui consapevoli della sua presenza e della sua condivisione.
Quando contattiamo una persona, pensiamo sempre che stiamo trattando con Gesù stesso, per cui bisogna avere quel rispetto e quella discrezione necessari per non osservare solo i difetti , ma quello che le persone potrebbero diventare con l’aiuto di Gesù.
Chi sente in ogni momento che Gesù è il suo vero amico e confidente è felice e la suo giogo diventa leggero, come Egli aveva promesso: “...poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero.” (Matteo 11:30)

 

PREGATE PER I SACERDOTI!

Messaggio della Regina della Pace a Mirjana (2 Settembre 2012)

Pregate per i sacerdoti. Pregate perché l’unione tra mio Figlio e loro sia più forte possibile, affinché siano una cosa sola. Vi ringrazio".

La Regina della Pace sta insistendo molto negli ultimi messaggi affinché si preghi per i sacerdoti.
Chi sono i sacerdoti?
Ecco che cosa ci dice il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica:

322. Che cos'è il Sacramento dell'Ordine?
È il Sacramento grazie al quale la missione affidata da Cristo ai suoi Apostoli continua ad essere esercitata nella Chiesa, sino alla fine dei tempi.

323. Perché si chiama Sacramento dell'Ordine?
Ordine indica un corpo ecclesiale, di cui si entra a far parte mediante una speciale consacrazione (Ordinazione), che, per un particolare dono dello Spirito Santo, permette di esercitare una sacra potestà a nome e con l'autorità di Cristo a servizio del Popolo di Dio.

325. Di quanti gradi si compone il Sacramento dell'Ordine?
Esso si compone di tre gradi, che sono insostituibili per la struttura organica della Chiesa: l'episcopato, il presbiterato e il diaconato.

326. Qual è l'effetto dell'Ordinazione episcopale?
L'Ordinazione episcopale conferisce la pienezza del Sacramento dell'Ordine, fa del Vescovo il legittimo successore degli Apostoli, lo inserisce nel Collegio episcopale, condividendo con il Papa e gli altri Vescovi la sollecitudine per tutte le Chiese, e gli consegna gli uffici di insegnare, santificare e governare.

327. Qual è l'ufficio del Vescovo nella Chiesa particolare a lui affidata?
Il Vescovo, a cui viene affidata una Chiesa particolare, è il principio visibile e il fondamento dell'unità di tale Chiesa, verso la quale adempie, quale vicario di Cristo, l'ufficio pastorale, coadiuvato dai propri presbiteri e diaconi.

328. Qual è l'effetto dell'Ordinazione presbiterale?
L'unzione dello Spirito segna il presbitero con un carattere spirituale indelebile, lo configura a Cristo sacerdote e lo rende capace di agire nel Nome di Cristo Capo. Essendo cooperatore dell'Ordine episcopale, egli è consacrato per predicare il Vangelo, per celebrare il culto divino, soprattutto l'Eucaristia da cui trae forza il suo ministero, e per essere il Pastore dei fedeli.


335. Quali sono gli effetti del Sacramento dell'Ordine?
Questo Sacramento dona una speciale effusione dello Spirito Santo, che configura l'ordinato a Cristo nella sua triplice funzione di Sacerdote, Profeta e Re, secondo i rispettivi gradi del Sacramento. L'ordinazione conferisce un carattere spirituale indelebile: perciò non può essere ripetuta né conferita per un tempo limitato.

336. Con quale autorità viene esercitato il sacerdozio ministeriale?
I sacerdoti ordinati, nell'esercizio del ministero sacro, parlano e agiscono non per autorità propria e neppure per mandato o per delega della comunità, ma in Persona di Cristo Capo e a nome della Chiesa. Pertanto il sacerdozio ministeriale si differenzia essenzialmente, e non solo per grado, dal sacerdozio comune dei fedeli, a servizio del quale Cristo l'ha istituito.

 

IL SACRO CUORE DI GESÙ E LE SUE PROMESSE 

Promesse fatte da Gesù tramite Santa Margherita Maria Alacoque a coloro che avessero onorati il suo cuore


- Darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato.

- Porterò soccorso alle famiglie che si trovano in difficoltà e metterò pace nelle famiglie divise.

- Li consolerò nelle loro afflizioni. Sarò il loro sicuro rifugio in vita e specialmente in punto di morte.

- Spargerò abbondanti benedizioni sopra tutte le loro opere.

- I peccatori troveranno nel mio Cuore la fonte e l’oceano della Misericordia.

- Riporterò le comunità religiose e i singoli fedeli al loro primo fervore.

- Le anime fervorose giungeranno in breve a grande perfezione.

- Benedirò i luoghi dove l’immagine del mio Sacro Cuore verrà esposta ed onorata.

- A tutti coloro che lavoreranno per la salvezza delle anime darò il dono di commuovere i cuori più induriti.

- Il nome di coloro che propagheranno la devozione al mio sacro Cuore sarà scritto nel mio cuore e non ne verrà mai cancellato.

- Io prometto, nell’eccesso della Misericordia del mio Cuore, che il mio Amore Onnipotente concederà a tutti quelli che si comunicheranno  al primo venerdì del mese per nove mesi consecutivi, la grazia della penitenza finale. Essi non moriranno in mia disgrazia, né senza ricevere i Sacramenti, e il mio Cuore sarà il loro asilo sicuro in quell’ora estrema.

IL SACRO CUORE DI GESU':SANTA MARGHERITA MARIA ALACOQUE E PARAY-LE-MONIAL

GLI ANGELI

Ognuno di noi ha un angelo custode specifico. Ecco quali sono i suoi compiti:

1. ci libera e ci protegge dai pericoli che minacciano il corpo e l'anima;
2. ci stimola a compiere il bene ed evitare il male;
3. allontana i demoni e le tentazioni;
4. presenta a Dio le nostre preghiere;
5. prega per noi;
6. ci corregge delle nostre colpe;
7. al momento della morte condurrò la nostra anima in Cielo, o ci visiterà in Purgatorio per consolarci.

 

L'ANGELO DI CHI HA LA PERCEZIONE DEL PROPRIO FALLIMENTO
Un angelo si rivolge agli uomini per incoraggiarli allorché si sentono falliti...

L'ANGELO DELLO STUPORE ESISTENZIALE
Forse quello che ci manca oggi è lo stupore per il fatto di esistere e per ciò che esiste...

PADRE PIO E L'ANGELO CUSTODE
Lettera che padre Pio scrisse sull'angelo custode...

L'ANGELO DEI BESTEMMIATORI
L'angelo dei bestemmiatori?
Certo che questo vi stupirà, eppure egli è accanto a loro anche quando bestemmiano Dio e i santi. Li protegge continuamente, anche se non lo sanno perché intercede presso Dio affinché prendano coscienza del loro modo di agire. 

L'ANGELO DELLA FEDE
Roberto è un adolescente riflessivo, umile e disponibile.
Si chiedi perché molti suoi compagni di classe ed amici negano l'esistenza di Dio.
Gran parte di loro vogliono mettersi in evidenza a qualsiasi costo.
Un angelo cerca di rispondergli...

L'ANGELO DEL TERZO MILLENNIO
In questa simulazione l'Angelo del terzo millennio esorta gli uomini a rientrare sulla retta via...

L'ANGELO DELLA CRESCITA INTERIORE
Manuel è un ragazzino adolescente
E’ consapevole di non essere più il bambino di una volta e che è diventato adolescente
Ciò significa soprattutto ricerca della propria identità il cui perno è il desiderio di autonomia.
Questa autonomia si concretizza con comportamenti a volte anche contradditori.
Manuel ha la capacità di osservare il mondo senza imbrigliare la mente in schemi preconcetti. E’ affascinato dall’esistenza. A modo suo, si interroga sul suo senso.

L'ANGELO DELLA SPERANZA
Dialogo immaginario tra l'Angelo della Speranza e gli uomini. Diceva San Paolo: "Se siete risorti con Cristo pensate alle cose di lassù"

LE BEATUDINI DELL'ANGELO
Cosa direbbero gli angeli buoni all'uomo di oggi?
(colloquio immaginario)
Gli angeli buoni, creature più perfette, provano una grande ammirazione per l'uomo.
Questo è ciò che vorrebbero dirgli:

L'ANGELO CUSTODE
Ognuno di noi ha il suo angelo custode. Che ruolo ha nella nostra vita terrena? 

DIALOGO CON L'ANGELO
(Un angelo esprime l'ammirazione per gli uomini della terra, i quali devono superare numerose prove per poter arrivare alla luce)

SATANA E LE TENTAZIONI
Dialogo immaginario tra Satana ed un giovane. 

Abbi fiducia in Dio

RIFLESSIONE SULL'OPERA DI Luigi MURELLO


Bisogna usare tutti gli stratagemmi che la nostra intelligenza riesce ad escogitare per cercare le reali cause dei nostri impulsi.

“Più sentivo di essere la miseria stessa, più aumentava la mia fiducia verso Lui” -
“ Anche se avessi sulla coscienza i peccati del mondo intero ed i peccati di tutte le anime dannate, nonostante ciò non dubiterei della bontà di Dio”- sosteneva Santa Faustina K.

In questo caso non ci si deve abbattere se ci si trova enormemente fragili, anzi è meglio rifugiarsi subito nel Signore. Le prove della vita, le grandi tentazioni e le cadute stesse sono permesse affinché aumentasse la nostra fiducia in Lui e nella sua Divina Misericordia.

Forse, prima di scoprire quello che siamo realmente ci credevamo migliori? Questa è sfrontatezza. Noi siamo quello che siamo, con i nostri limiti, le nostre paure, le nostre fragilità e le nostre omissioni...

Gesù Cristo è venuto per i peccatori, non per i giusti. Non l'abbiamo ancora capito?
Tutto ciò che è buono in noi proviene da Dio, mentre noi non siamo capaci di fare nulla di veramente buono senza di Lui.

Gioiamo quando ci scopriamo peccatori e ce ne pentiamo desiderando di cambiare vita. In Cielo Dio esulta con tutti i santi e gli angeli.

Non lamentiamoci della nostra fragilità: lamentiamoci, invece, del fatto che non sappiamo avere sufficiente fiducia in Dio: ciò è dimostrabile dal fatto che proprio gran parte delle nostre cadute derivano da lì.

“Con un occhio guardare l’abisso della propria miseria, con l’altro la profondità della misericordia di Dio” diceva S.Faustina K.

Tutta la nostra vita è un allenamento alla fiducia verso la sua divina misericordia, ricordiamocelo. Egli vuole che prendiamo coscienza della realtà: solo in Lui possiamo tutto, non confidando in noi stessi, perché è da Lui che tutto proviene.

 

Fede e ragione

 

A sentire molti la fede è un comportamento nevrotico...
Dipende. Se essa serve solamente per crearci una nicchia di sicurezza per placare l’assillo dei grandi interrogativi esistenziali...

Ma la fede non esclude i grandi interrogativi: questi servono a non incapsularla nelle nostre limitate categorie mentali. Una fede deve anche crescere ragionevolmente, considerando che Dio ci ha dato una mente per osservare e comprendere. La fede si pone sempre oltre la ragione senza disgregarla.

Essa ci dice che anche il nostro corpo risorgerà. Gli elementi di questa dimensione spazio-temporale verranno recuperati per formare quell’unità del nostro essere futuro. La mente è in continua formazione evolvendosi in auto-coscienza.

Attualmente viviamo nell’illusione di conoscerci a fondo. Stiamo solo cercando.
Ma i nostri tentativi non cadranno nel nulla. Ogni nostra esperienza, anche la più “banale”, o la più dolorosa, aggiunge un  tassello alla nostra auto-coscienza.

Dobbiamo prepararci a vedere come vede Dio, far collimare il nostro punto di vista con il suo, pur mantenendo la nostra identità in Lui.

La fede, quindi, rinforza la ragione. Attraverso la prima quest’ultima trova lo stimolo propulsore per addentrarsi nei misteri più impenetrabili che Dio ci permette di sondare per vivere in pienezza l’esistenza che ci ha donato.

Sembra, quindi, che il presupposto fondamentale, sia credere che esiste Dio-Padre testimoniato dal Figlio Gesù Cristo tramite lo Spirito Santo.

Ma poi tutto ciò deve evolversi ed andare oltre. Si deve iniziare con il salto nel buio, però. Tutto nell’ambito della fede, comunque, è sorretto da una certa ragionevolezza.

Kierkegaard aveva ben sintetizzato: “capire che non si può capire la fede, ovvero comprendere che non si deve capire la fede”
“La fede vuol stabilire l’assoluto, la ragione vuol continuare la deliberazione...
L’oggetto della fede è l’assurdo”
“Di fronte al paradosso il competente è la fede”

E l'arcangelo Gabriele a Maria: “Nulla è impossibile a Dio”

 

Per vivere religiosamente


Innanzittutto si dovrebbe pensare frequentemente all’ora della nostra morte che non sappiamo quando arriva. Dovremo presentarci innanzi al Signore non chissà fra quanto tempo: tutto passa e renderemo conto di ciò che abbiamo fatto durante il tempo che Egli ci ha donato prima di quello che pensiamo.

Poi bisognerebbe essere davvero riconoscenti verso Dio che ci ha dato proprio tutto in sovrabbondanza, persino la sua vita.

Consideriamo la salute, l’età (moltissimi non riuscirono a raggiungerla), la casa, il lavoro, gli affetti famigliari, le amicizie, le persone che ci sostengono, ma anche quelle che ci ostacolano, il piano di Dio su di noi, il mistero che ci circonda e che è dentro di noi...

Poniamoci sempre in atteggiamento di gratitudine e facciamo qualsiasi cosa per la sua gloria... qualsiasi cosa! Fosse anche un breve passeggiata, un momento di colloquio con una persona sola, ascoltare uno che si lamenta, soccorrere chi ha bisogno.

Vediamo negli altri il Signore che attende da noi una risposta d’amore..
Fermiamoci spesso in solitudine ad ascoltare in noi il Signore, ad adorarlo nel SS. Sacramento dell’altare, a meditare sulla sua tremenda passione e morte.

Contempliamo la natura che ci circonda, il suolo che calpestiamo, le stelle che brulicano la notte, il vento che sfiora il nostro viso...

Lasciamo perdere i nostri affari materiali, o gli affanni della vita: non siano essi a prevaricare o soffocare la nostra vita spirituale! Non ha detto che anche i capelli del nostro capo sono contati?

Compiamo il nostro dovere quotidiano consapevoli di servire Gesù: in famiglia, nel posto di lavoro, nelle varie situazioni, in parrocchia.

Cerchiamo di diffondere lo spirito di concordia, di pace, di armonia in tutti i luoghi che frequentiamo. Non rattristiamo nessuno, se possibile.

Crediamo saldamente che Egli ci ama, ci segue e non ci abbandona mai, anche nelle più aspre difficoltà.

Se crediamo che Egli ci ama così come siamo, anche noi , dopo, troviamo il coraggio di iniziarlo ad amare come Lui desidera.

 

Cerchi sicurezza?


Rifletti: Gesù è venuto a portare sicurezza in questo mondo?

Ragioniamo serenamente cercando la pura verità: davvero Lui vuole darci una sicurezza terrena? Oppure solo quella spirituale?

Non ci siamo ancora accorti che non esiste una sicurezza come la intendiamo?

Chi può sinceramete dire di vivere sicuro? Non abbiamo imparato che nulla è fermo o stabile?

Noi ci illudiamo di essere sicuri nella nostra casa, nella salute del corpo, nelle nostre ideologie o nei nostri cerimoniali.

Non ha Egli terminato la sua vita terrena sospeso su una scomodissima croce, con il corpo dolorante in tutte le sue parti?

Quale filosofo potrebbe spiegarci bene lo scopo della nostra vita e convincerci in tutto il perchè realmente viviamo?

Gesù ce lo ha dimostrato con i fatti: l’ultimo fallimento terreno ci ha rivelato  che il suo Regno non era di questo mondo e che la dimensione terrena è solo una transizione per una dimensione più integrale, quella della Resurrezione.

Quindi la sicurezza che cerchiamo è solo un’immagine che proviene da tutta una serie di considerazioni ed esperienze acquisite durante il corso della nostra vita.

Abbiamo assimilato l’insight dall’ambiente uterino, ma la sofferenza ed il dolore ci vogliono richiamare il fatto che non esistono le certezze che cerchiamo, altrimenti il Regno dei Cieli non è fatto per noi: in esso non hanno più senso le illusioni e le effimere immagini di sicurezza che ci siamo creati.

 

Pensare al mistero


Come passiamo il nostro tempo? Ha senso se non amiamo la vita in Lui?
Se tutto dovesse essere un’illlusione e al termine della vita terrena dovessimo ripiombare nel nulla come prima di essere concepiti, saremmo vissuti davvero invano?

Se non avessimo la coscienza di esistere, non esisteremmo autenticamente.
Ecco un paradosso: il nulla prima della nascita e il nulla dopo la morte. Un attimo tra due infiniti. Una porzione di tempo inabissata nell’eternità.
Oppure un attimo tra gli attimi.
All’infinito.

Chi ci mantiene in vita così precariamente? Che senso ha?
Cosa cela questa nostra esistenza così irrazionale, sfuggevole, aleatoria, paradossale, ordinatamente illogica, infinitamente finita e finitamente infinita?

Chi sarà mai quell’artefice così imprevedibile che nasconde il suo dinamismo nell’apparente staticità delle cose, nel fluttuare incostante dei nostri pensieri, nelle profondità che si presentano al nostro sguardo attonito?

Chi mai sarà l’Essere Assoluto che continuamente ricrea senza ripetersi, che ama le sue creature fino ad inabissarsi nel loro tormento interiore, che gioca con le loro singole evoluzioni fino all’assurdo?

Chi sarà quell’Essere Sussistente che ci ha scagliati nell’esistenza e fa in modo  che ognuno di noi decida liberamente cosa diventare? Perché tutta quella passione per noi, fragili creature temporali destinate all’immortalità? Tale passione è sovrabbondanza d’amore che desidera condividere con altre creature fino alla loro divinizzazione?

Perché l’Unità si china a raccogliere la molteplicità dispersa per unificarla in Lei?
Dio non basterebbe a se stesso? Perché scomodarsi tanto per donare l’esistenza a creature superficiali ed ingrate come noi?

“Non importa definire. E’ importante solo andare mattina e sera, sera e notte, senza calcoli, senza misure, senza sapere. Ci rendiamo conto del respiro che ci nutre e ci mantiene in vita?....Tante foglie si staccano danzando nell’aria. Hanno vissuto. Ma non è la fine....” (p.Albino p.323)

 

Le passioni

 

Se sei ossessionato da certe passioni, non ti devi scoraggiare, ma affrontale dignitosamente, cercando soprattutto di indagare quello che sta avvenendo nella tua mente. Ma devi aver pazienza e coraggio, doti fondamentali per l’autoconoscenza.

Esplorare se stessi non è facile, ma non impossibile. Vedrai che certe pulsioni, che prima ti parevano irrefrenabili, cominciano ad attenuare il loro mordente, proprio perché le vedi da un’altra prospettiva e profondità.

Chiediti innanzittutto perché dai loro tanta importanza: probabilmente la scala gerarchica dei tuoi valori è ancora incompleta o il tuo approccio per la vita ha bisogno di essere integrato con altre visuali più aperte.
In genere la passione si attenua di fronte a passioni più interiori, come quella della ricerca della Verità. 

Se riesci a scoprire l’aspetto più grottesco delle tue passioni vedrai che avranno meno presa in te, ma devi essere determinato e costante perché il maligno è furbo ed agisce subdolamente sulle tue fragilità per cercare di farti ricadere.

La passione per la verità mette in secondo piano le altre, dunque. Pensa che lo scopo fondamentale della tua vita è adorare il Creatore in te e fuori di te.

Tu sei tempio dello Spirito Santo e Dio ci tiene a te ed alla tua salvezza eterna e non gode del fallimento delle anime, ma ad ognuno dona la possibilità di rigenerarsi e lo ispira a fare buoni propositi.

 

Gesù è vivo in mezzo a noi


Non siamo soli nella nostra sofferenza.
Dimentichiamo che Gesù è in mezzo a noi vivo, con tutta la sua potenza e che continua ad operare nei nostri cuori..

Quando siamo smarriti tra le tentazioni o tra i vari affanni, ricordiamo che Egli è sempre in fondo al nostro animo e ci ascolta ma non è indifferente al nostro dolore, proprio perché Egli ci ha preceduti con la passione e morte, ma poi è risorto e ci ha promesso di rimanere con noi fino alla fine del mondo.

Egli è infinitamente misericordioso perchè conosce meglio di noi le nostre fragilità e ci ama con un amore speciale. Prova una profonda tenerezza per ognuno di noi ma non può operare se noi non glielo chiediamo o non glielo permettiamo.
Non dimentichiamo quello che Egli ha fatto per noi durante la nostra vita dal nostro concepimento fino ad oggi e tutto quello che farà nel futuro.

Chi ama il Signore non si sente solo, lo sente come amico confidente, come fratello , come maestro interiore (Io sono la Via, la Vita e la Verità - Venite a me voi tutti che siete stanche ed affaticati ed io vi ristorerò)

Serviamo il Signore nella gioia, anche quando siamo tribolati. Non preoccupiamoci eccessivamente se le cose non vanno secondo i nostri schemi mentali: Egli è vivo e se ci abbandoniamo alla sua Divina Provvidenza non tarderà ad intervenire. Molte nostre sofferenze sono dovute al fatto che non ci fidiamo di Lui, non lo sentiamo come amico e Signore della nostra vita.

Confidiamo, dunque, in Lui. Sappiamo che perdona tanti peccati per un solo atto di misericordia che abbiamo nei nostri confronti e nei confronti degli altri.
La misericordia va esercitata anche su noi stessi, quando ci sentiamo eccessivamente in colpa e non riusciamo a proseguire nel cammino spirituale.

Chiediamo perdono al Signore ma perdoniamo anche noi stessi, riconcigliamoci con Lui e scaturirà subito anche la riconcigliazione con noi stessi.
Se Dio ci ama anche noi stessi dobbiamo amarci...
La misericordia che abbiamo ricevuto va esercitata anche con il prossimo che innanzittutto è rappresentato proprio dai famigliari con cui viviamo gomito a gomito per gran parte della nostra vita.

Non lasciamoci prendere troppo dalla tristezza per ogni contrarietà. ma conficiamo realmente nel Signore, pensiamo alla sua misteriosa grandezza, alla grandezza del creato e alle meraviglie che Egli opera in noi.

Gesù Cristo è vivo in ognuno di noi, anche quando non lo badiamo o ce ne disinteressiamo per seguire le nostre passioni. Egli ci tira fuori dalla fossa della miseria ogni volta che lo imploriamo.

Non facciamo nulla senza avere Lui come punto di riferimento, amiamo gli altri in Lui, amiamo noi stessi in Lui e allora potrà scaturire dal nostro cuore la sua pace e la nostra gioia di vivere.

 

Il desiderio di Dio


L’ardente desiderio di Dio è la maggior pena delle anime del purgatorio, come disse l’angelo a Santa Faustina in una visione.
Quindi, il desiderio di Dio dobbiamo coltivarlo già qui, sulla terra.

Ciò significa mettere Dio al primo posto, perché è Lui la Verità, la Via e la Vita. Fuori di Lui nulla. Anche se dovessimo possedere il mondo intero, se non coltiviamo l’amore di Dio, tutto è vano. Siamo fatti per il Creatore ed a Lui ritorneremo. Nulla deve essere prioritario, se non il rapporto con Dio.

Come si coltiva?
Il desiderio di Dio è già prefigurato nella nostra latente insoddisfazione che proviamo per le cose terrene, per il piaceri della vita...
Chi può definirsi realmente soddisfatto di tutto?
Quella sensazione di disgusto che ci segue dopo aver soddisfatto egoisticamente i nostri sensi è un indicatore della nostra finitezza e della nostra natura di origine divina.

La vera soddisfazione c’è quando si ama disinteressatamente, ma è uno stravolgimento del nostro modo di vedere le vita e il mondo che non avviene immediatamente, ma richiede un esercizio costante ed una serie di fallimenti, perché lo spirito ha desideri contrari alla fragile carne.

Per ora, in questa dimensione spazio-temporale, ci stiamo formando alla futura completa visione di Dio, perché a quella siamo destinati (siamo in uno stato di “viatori”) Riceviamo molte luci, ma spesso non ce ne accorgiamo perché la superficialità, l’abitudine, la svogliatezza ci riporta agli elementi prettamente materiali senza riferirli a Dio.

L’uomo più soddisfatto è quello più consapevolmente insoddisfatto .
Si è reso conto che nulla potrà riempire il vuoto infinito che sostiene il suo fragile essere terreno. Né possedimenti, ricchezze, potere, amicizie o relazioni sociali potranno garantirgli la felicità se esse non hanno un diretto riferimento a Dio, il quale ha creato tutto ed è Signore del nostro tempo.

Chi comincia ad acquisire una certa consapevolezza di questa realtà spirituale, inizia anche ad amare Dio nella convinzione di essere da Lui amato infinitamente sin dall’eternità. Usa le cose senza prolungarsi in esse.

Intesse relazioni sociali con lo scopo di aiutare gli altri a conoscere la vera dimensione che li aspetta in Cristo risirto. Spende il suo tempo nella preghiera interiore, confidando in tutto nel suo Creatore e Salvatore, dispone la sua vita terrena come se dovesse terminare tutto da un momento all’altro, vive intensamente la provvisorietà degli eventi con un equilibrato distacco, vede il mondo con occhi diversi, tutto ancora da decifrare e gli pare strano che gran parte degli uomini vivano da addormentati e non cerchino la Verità.

L’esempio perfetto di Uomo che vive nella pienezza è Gesù Cristo.
Distaccato dalle cose terrene, era in continuo contatto con il Padre nel quale riponeva la massima fiducia anche nei momenti più dolorosi.
Non viveva nell’ansia di perdere qualcosa, perché non possedeva nemmeno la casa (dormiva spesso anche all’aperto: il Figlio dell’uomo non ha nemmeno dove riporre il capo”)

Le sue relazioni sociali erano finalizzate alla promozione umana nel vero senso della parola: far scoprire al prossimo l’Amore di Dio per tutti, anche per i poveri peccatori che frequentava o che andava a cercare con zelo.

Sosteneva che Dio non è un Dio dei morti , ma dei viventi (il Dio di Abramo. Isacco, Giacobbe..) Questo significa che ognuno di noi, con la sua storia, è particolarmente amato da Dio e questo amore che noi tutti dobbiamo riconoscere costituirà il vero Regno...

 

NOI E L'ALDILA'


Il Creatore, nell’aldilà, ha riservato per ognuno di noi, tramite suo Figlio, una mansione specifica... Ci saranno esseri più splendenti ed altri meno. Anche il meno splendente godrà dello splendore degli altri senza alcuna invidia.
Attenti, dunque, a come osserviamo gli altri già in questa dimensione..

Lo sguardo di ognuno sarà limpido, semplice.
L’intelligenza sarà molto più acuta e comprensiva.

Oltre la dimensione spazio-temporale, ogni essere innestato nel Divino vedrà tutto nell’eterno presente e tutto sarà sempre estremamente interessante.
Non esisteranno noia, affanno, lutto, lamento, dolore, sofferenza, disagio ecc.

Una beatitudine vera, piena, che sempre soddisferà le anime beate e fa loro gustare le continue novità. Soprattutto esse contempleranno l’infinita Misericordia di Dio, che finirà mai di stupire per quanto ha agito nella loro miserabile condizione terrena.

Nell’aldilà le anime dei beati proveranno una sincera compassione per le anime purganti che vorrebbero con loro in Paradiso.
Stiamo quindi attenti a non condannare nessuno in questa dimensione spazio-temporale...

Nell’aldilà le anime dei beati contempleranno per sempre Dio faccia a faccia. La sua lode è eternamente cantata e non perdono alcuna occasione per ammirare con stupore le sue opere.
Nella dimensione spazio-temporale dobbiamo cominciare a stupirci delle opere di Dio per affinare le potenze dell’anima, altrimenti come potremo stupirci delle opere immortali?

Nell’aldilà le anime dei beati saranno trasparenti perché la luce di Dio le illuminerà e nemmeno un’ombra offuscherà la loro purezza.
Stiamo attenti in questa vita terrena: tutto ciò che coltiviamo dentro di noi, anche se nascosto gli altri, non è nascosto a Dio...pertanto convertiamoci presto.

Nell’aldilà le anime dei beati non sono macchiate dai peccati commessi nella vita terrena, perché hanno pianto sulle loro miserie ed hanno confidato nella Misericordia di Dio. Noi, in questa dimensione spazio-temporale, dobbiamo coltivare l’umiltà ed il desiderio di convertirci, anche se non otteniamo subito il risultato sperato..

Nell’aldilà saranno visibili le stigmate di ogni anima beata: tramite esse si è attuata la conformità al Cristo sofferente. Quando soffriamo ed offriamo il nostro dolore al Signore esso costituirà le stigmate gloriose della nostra esistenza immortale...

 

GRADI DI PERFEZIONE


4. GRADI DI PERFEZIONE (San Giovanni della Croce)


1. Non commettere un peccato per tutto l’oro del mondo, evitare qualsiasi peccato veniale deliberato, come pure ogni altra imperfezione conosciuta.

2. Cercare di essere sempre alla presenza di Dio, sia essa reale, immaginaria o unitiva, compatibilmente con i propri impegni.

3. Non fare cosa né dire parola importante che Cristo non avesse fatto o detto se si fosse trovato nella situazione in cui mi trovo io e avesse avuto la mia età e la mia salute.

4. In tutte le cose cerchi l’onore e la maggior gloria di Dio.

5. Per nessuna occupazione di questo mondo trascuri l’orazione mentale che è nutrimento dell’anima.

6. Non trascuri l’esame di coscienza con la scusa delle occupazioni e faccia una penitenza per ogni mancanza a questo proposito.

7. Si penta amaramente per ogni tempo perso o non impiegato nell’amare Dio.

8. In tutte le cose, eccelse o umili, abbia Dio come fine, poiché diversamente non crescerà nella perfezione e nel merito.

9. Non manchi mai all’orazione e quando proverà aridità e difficoltà, perseveri ugualmente in essa, perché spesso Dio vuole vedere ciò che ha nell’anima e questo non si prova nelle cose facili e piacevoli.

10. Del cielo e della terra scelga sempre le cose più umili, come pure il luogo e l’ufficio più umile.

11. Non s’intrometta mai in ciò che non le viene comandato, né si ostini in cosa alcuna, anche se ha ragione. In ciò che le è comandato, poi, se le danno il dito (come si dice) non prenda tutta la mano; in questo alcuni si sbagliano, convinti di essere obbligati a fare ciò a cui, se vi riflettono bene, nessuno li ha obbligati.

12. Non si preoccupi mai degli affari altrui, buoni o cattivi che siano, perché, oltre al pericolo che vi è di peccare, sono causa di distrazione e di poco raccoglimento.

13. Cerchi sempre di confessarsi con molta conoscenza della propria miseria, con chiarezza e purezza.

14. Anche se le cose che deve fare per il suo ufficio le riescono difficili e sgradite, non si perda d’animo, perché non sarà sempre così; Dio, che prova l’anima facendole sentire fatica nel precetto (cfr. Sal 93 [94], 19.22 Volg.), in breve gliene farà provare il bene e il profitto.

15. Ricordi sempre che tutto ciò che le accade, di bene o di male, viene da Dio, affinché nel primo caso non s’insuperbisca e nel secondo non si scoraggi.

16. Ricordi sempre di essere venuto solo per essere santo e non tolleri quindi che nella sua anima regni qualcosa che non conduca alla santità.

17. Cerchi sempre di accontentare gli altri più che se stesso e così non proverà invidia né spirito di proprietà verso le cose altrui. Questo va inteso per le cose che sono conformi alla perfezione, perché Dio si adira profondamente contro coloro che antepongono il beneplacito degli uomini al suo.

 

Per chi soffre di scrupoli

Consigli per chi è troppo scrupoloso


Perché hai la pretesa di sentirti perfetto davanti agli occhi di Dio? Non sei perfetto. Sei infinitamente fragile. Il sentirsi perfetto è un'insolenza. Anche se ti sei confessato e senti in te una specie di pace interiore, ciò non vuol dire che sei migliore di prima. Ti sono stati perdonati i peccati che hai accusato.

Ma la vita continua con le sue fragilità e appena vieni messo alla prova inciampi subito. Lo sa bene il Creatore che in suo Figlio ha voluto formulare per noi la preghiera del Padre nostro :"non ci indurre in tentazione". La sensazione quasi inconscia di "perfezione" deriva da una presunzione e da una vanità senza limiti, legate estremamente al proprio ego. Non appena cadi in qualche mancanza di cui non sai valutare la gravità, nel dubbio chiedi perdono al Padre attraverso il Figlio. Non serve correre subito al confessionale: devi essere certo della bontà del Dio misericordioso che è felice non appena abbiamo la consapevolezza dei nostri limiti, perché essa è un primo passo verso la conversione interiore.

Quel senso di disagio che avverti subito dopo la presunta colpa è provvidenziale, ma non deve diventare patologico perché altrimenti scoraggerebbe l'azione e ti rinchiuderebbe ancora più su te stesso. Devi imparare a liberarti dall'ossessione della colpa inabissandoti con fiducia nell'infinita magnanimità del Dio Padre, il quale conosce ogni nostro pensiero e ogni più piccola reazione di fronte agli eventi. Se ti ha messo alla prova non è per saggiare la tua fedeltà: Egli già aveva previsto tutto e ha già presente l'intero arco della tua vita.

Ti vuole solo aiutare nel cammino dell'autoconoscenza, affinché tu possa superare l'egoismo e amarLo di più. Egli desidera che tu sia proiettato verso il Regno dei Cieli. Se ti sofferimi eccessivamente sulle tue colpe, dimenticando la grandezza della sua Misericordia, manchi di fiducia nei suoi confronti: qualsiasi padre ne rimarrebbe dispiaciuto: figurati il Padre dei padri!

Se dubiti della colpa, tieni certo di non aver peccato...non confessarti di una colpa se non puoi giurare di averla commessa...nel giorno in cui deciderai di non confessare più i tuoi presunti peccati, ti sarai liberato dai tuoi scrupoli e dalle tue angosce.(Bersini, p.34)


GUARDATI DAGLI SCRUPOLI (La Sapienza del Vangelo, Francesco Bersini, ed Ancora MI, p.34)

Guardati dagli scrupoli che ti impediscono di camminare nella via della perfezione.
Gli scrupoli sono una aberrazione del giudizio della tua coscienza che generano nel tuo animo il timore di aver commesso o di star per commettere una colpa. Forse ti sei creato un'immagine distorta di un Dio terribile e vendicativo e non quella di un Dio che ti ama anche quando tu sbagli. Non considerare Dio un tiranno. Sentiti sì peccatore ma anche perdonato.

Se invece di ripiegarti continuamente su te stesso, fossi piu preoccupato dell'offesa fatta ai fratelli e alla bontà di Dio, quanto più facilmente potresti superare le tue ansie.
Vai alla ricerca ossessiva di una purezza morale che ti liberi da una colpa che ti è sconosciuta e pensi di raggiungere con le sole tue forze l'ideale dell'innocenza assoluta; mentre al contrario dovresti accettare con umiltà la salvezza che Dio gratuitamente ti offre.

Forse sei scrupoloso in piccole cose, e della tua disobbedienza al tuo direttore spirituale non te ne fai scrupolo. Sei ossessionato da un immotivato senso di colpa e non ti preoccupi del tormento che con le tue fisime infliggi a chi ti sta accanto.
Fatti scrupolo di non darti la forza di vincere i tuoi scrupoli. Ricordati che altro è sentire, altro è acconsentire, e che per peccare gravemente si richiede la piena avvertenza della mente e il deliberato consenso della volontà.

Se la tua volontà è contraria all'offesa di Dio, non temer di peccare.
Se dubiti della colpa, tieni per certo di non aver peccato. Vinci quell'esagerato sentimento di colpevolezza; allontana da te il dubbio e l'angoscia; supera quella continua insoddisfazione dei tuoi esami di coscienza che ti porta a ripetere senza fine le tue confessioni.
Non confessarti di una colpa se non puoi giurare di averla commessa. Abbi fiducia in chi dirige la tua anima e ubbidiscigli alIa cieca, perché solo allora potrai riportare aiuto.
Fa' molto conto di cio che egli ti dice in confessione poiché in quel momento tiene il luogo di Dio. Convinciti di essere conosciuto e accettato fino in fondo.
Nel giorno in cui deciderai di non confessare più i tuoi presunti peccati, ti sarai liberato dai tuoi scrupoli e dalle tue angosce.

 

Per chi non è paziente con se stesso

(dal Filotea, San Francesco di Sales, ed. Paoline)


Capitolo IX
LA DOLCEZZA VERSO NOI STESSI

Uno dei metodi piu efficaci per conseguire la dolcezza è quello di esercitarla verso se stessi, non indispettendosi mai contro di sé e contro le proprie imperfezioni.
E' vero che la ragione richiede che quando commettiamo errori ne siamo dispiaciuti e rammaricati, ma non che ne proviamo un dispiacere distruttivo e disperato, carica di dispetto e di collera.
E in questo molti sbagliano grossolanamente perché si mettono in collera, poi si infuriano perché si sono infuriati, diventano tristi perché si sono rattristati, e si indispettiscono di essersi indispettiti.

In tal modo conservano il cuore come frutta candita a bagno nella collera: puoò anche sembrare che la seconda collera elimini la prima, ma in realtà è soltanto per fare spazio maggiore alla seconda, alla prima occasione. c'è di più: queste collere e amarezze contro se stessi portano all'orgoglio e sono soltanto espressione di amor proprio, che si tormenta e si inquieta per le imperfezioni.

Il dispiacere che dobbiamo avere per le nostre mancanze deve essere sereno, ponderato e fermo; un giudice punisce molto meglio i colpevoli quando emette sentenze ragionevoli in ispirito di serenità, che quando procede con aggressività e passione. In tal caso non punirebbe le colpe secondo la loro natura, ma secondo la propria passione.
Allo stesso modo noi puniamo molto meglio noi stessi se usiamo correzioni serene e ponderate e non aspre, precipitose e colleriche; tanto più che queste correzioni fatte con irruenza non sono proporzionate alle nostre colpe ma alle nostre inclinazioni.

Per esempio, chi è attaccato alla castità, andrà su tutte le furie e sarà inconsolabilmente amareggiato per la minima colpa contro di essa, e poi farà le matte risate per una gravissima maldicenza commessa. Per contro chi odia la maldicenza, andrà in crisi per una leggera mormorazione e non darà peso ad una grave mancanza contro la castità; e così via.

E questo capita perché la coscienza di costoro non giudica secondo ragione, ma secondo passione. Devi credermi, Filotea: le osservazioni di un papà, se fatte con dolcezza e cordialità, hanno molta più efficacia per correggere il figlio, della collera e delle sfuriate.
La stessa cosa avviene quando il nostro cuore è caduto in qualche colpa: se lo riprendiamo con osservazioni dolci e serene e gli dimostriamo più compassione che passione, lo incoraggiamo a correggersi, il pentimento sarà molto più profondo e lo compenetrerà più di quanto non farebbe un pentimento pieno di dispetto, di ira e di minacce.

Per conto mio, posto che ci tenessi molto a non cadere nel vizio di vanità, e ciononostante ci fossi caduto, e seriamente, non vorrei correggere il mio cuore con parole come le seguenti: Guarda quanto sei miserabile e abominevole; dopo tante risoluzioni, guarda come ti sei lasciato travolgere! Muori di vergogna, non azzardarti più ad alzare gli occhi verso il cielo; cieco, svergognato, traditore e sleale con il tuo Dio, e simili cose.

Io procederei invece, ragionevolmente, con compassione: Coraggio, mio povero cuore, eccoci caduti nella trappola da cui avevamo promesso di stare lontano; rialziamoci e liberiamocene per sempre, invochiamo la misericordia di Dio e speriamo in essa; d'ora in poi ci darà la sua assistenza per renderci più decisi, rimettiamoci in cammino con umiltà. Coraggio, d'ora in poi stiamo in guardia, Dio ci aiuterà, ce la faremo.

E su questa correzione vorrei costruire un solido e fermo proposito di non ricaderci più, prendendo i mezzi idonei a tal fine, compreso il parere del mio direttore spirituale.
Se poi qualcuno pensasse di non essere sufficientemente scosso da questo tipo di correzione, potrebbe servirsi di un richiamo o di un rimprovero duro e forte per provocare una vergogna profonda, purché, dopo aver rudemente sgridato e strapazzato il proprio cuore, chiuda con una consolazione, ponendo termine alla sua amarezza e al suo corruccio con una dolce e santa fiducia in Dio, ad imitazione di quel grande penitente che, vedendo un'anima afflitta, la risollevava in questo modo:

Perché sei triste, anima mia? Perché ti turbi? Spera in Dio, io lo benedirò ancora perché è la salvezza del mio volto e il mio vero Dio. Rialza dunque dolcemente il tuo cuore quando cade, umiliati grandemente davanti a Dio alIa conoscenza della tua miseria; ma non meravigliarti della tua caduta: è naturale che l'infermità sia malata, che la debolezza sia debole, e la miseria sia misera.

Disprezza con tutte le forze l'offesa che Dio ha ricevuto da te e, con coraggio e fiducia nella sua misericordia, rimettiti nel cammino della virtù, che avevi abbandonato.