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Intervista a Don Sergio

Partiamo da una domanda autobiografica: chi è Sergio Messina oggi?

Non credo di essere cambiato molto, rispetto all'infanzia o alla giovinezza. Il desiderio di fare qualcosa di costruttivo e di efficace in vista di un mondo migliore migliore è sempre stata la mia identità. Mi vedo come uno che vorrebbe togliere tutte le sovrastrutture, gli impedimenti, i fardelli inutili di cui la vita è inspiegabilmente così piena. Non sono un rivoluzionario, ma un semplificatore. Anche dal punto di vista teologico: vorrei che tutti si rendessero conto che gli esseri umani sono solo piccole luci alimentate dall'infinito e tenero Generatore che tutti ama con tenerezza eterna e incondizionata. Non amo complicare la vita, ma semplificarla; non voglio privilegiare i gesti formali ma quelli reali; non cerco di elaborare teorie, ma di conoscere il passato per non rivivere la realistica predizione di Primo Levi: «Chi non conosce la storia, sarà obbligato a riviverla». Trovo difficoltà quando nel mondo ed anche nella Chiesa domina qualcos'altro: l'esteriorità, la ritualità, il politicamente corretto, il tradizionalismo dannoso. Trovo difficoltà a rimanere sereno quando ti viene continuamente inviato questo messaggio: non puoi essere sincero, non puoi dire quello che pensi, devi temere la reazione di tutti, perfino di Dio. Sono convinto che siamo su questa terra per una bellissima esperienza che ci viene concesso di fare: diventare sempre più umani, nel modo più efficiente possibile, che per me vuol dire gioioso, solidale, altruistico ma soprattutto non formale, realistico, senza fronzoli inutili. Spero di lasciare questo mondo avendo creato attorno a me qualche piccola oasi dove si sono cercate strade nuove e si sono realizzati piccoli progetti di umanità.

Ora un cenno al tuo essere sacerdote

Per me essere prete vuol dire essere dentro all’umanità più profondamente degli altri. Vuol dire avere più spazio e più tempo per accogliere, per non legarsi a situazioni belle ma che possono bloccare il tuo esistere. Non mi sono mai sentito il mediatore del sacro, casomai dell’umano. La mia formazione, in seminario, è avvenuta nel decennio del Concilio Vaticano II. Era un periodo di cambiamento, di apertura, di speranze negli uomini della Chiesa. La Bibbia veniva letta in senso più critico, sembrava si potessero realizzare i sogni della Chiesa dei poveri del Card. Lercaro o di mons. Helder Camara. L’assemblea liturgica puntava a realizzare la presenza di Gesù in mezzo a noi: nel pane, nella Parola, nella richiesta di perdono e nella condivisione della comunità. Ecco perché non tendo a privilegiarne un aspetto solo: tutte le volte devo parlare di Gesù, ma anche lavare i piedi ai miei fratelli più bisognosi… Diventando prete sono entrato subito in crisi soprattutto perché mi si chiedeva di tacere anziché dire la verità, di adeguarmi anziché proporre qualcosa di nuovo. Non per il gusto di essere originale, ma per rispondere ai bisogni veri dell’umanità. Anche oggi, se sapessi che dove vivo c’è bisogno di lavare i gabinetti, io lo farei. Invece mi chiedevano cose che per me non hanno senso: investire sui bambini quando agli adulti si fa passare tutto; fare riti di vita e di morte, quando la vita reale è quella della finanza e del lavoro, come se su questo non avessimo molto da dire. Io non mi sento un teologo, perché non darei la vita per una teologia piuttosto che per un’altra. Invece darei la vita per poter essere più umano verso qualcuno, o verso tutti se di fatto fosse possibile.

Ora passiamo a quello che è stato per te l'ambito principale di presenza umana e pastorale: la sanità, o meglio il dolore

Per fortuna la vita ha voluto che lavorassi nel mondo della malattia. Ciò mi ha permesso di realizzare qualcosa di diverso, perché sono dovuto stare vicino alle persone concrete, asciugare le loro lacrime, animare il loro tempo libero, celebrare in modo adatto ai bambini malati e agli adulti persi nel dolore e poi anche cosa fare per i parenti che venivano da lontano, a casa mia, poveri e indebitati. Seguire la morte di 1500 bambini mi ha "obbligato" ad evitare frasi teoriche, frasi fatte, prive di anima ed invece trovare risposte "logiche" e umane al perché si vive, al perché si soffre, al perché si muore. Nel 1980, uscendo dalla congregazione dei Giuseppini del Murialdo, diedi inizio ad una comunità che in quindici anni ospitò 27 minori. Parallelamente iniziò il mio lavoro in ospedale, al Regina Margherita di Torino. Nella nostra piccola comunità trovarono accoglienza oltre cento famiglie di bambini malati di tumore, tra cui una che rimase a casa nostra per un anno intero. Mi resi conto che i cristiani chiedevano solo miracoli per continuare a credere e a fidarsi di Dio e allora decisi di offrire non risposte teoriche o teologicamente perfette, ma opportunità di diminuire il dolore: ospitarli a casa, condividere il mangiare e l'ascoltare, riflettere insieme sul senso della nostra vita che è inevitabilmente segnata dal limite, dalla fragilità, dai condizionamenti, dalla terminalità. Questa mole di esperienza mi ha fatto capire che non è la teologia che salva, ma l'antropologia illuminata dalla fede; non sono le risposte teologicamente perfette che risolvono i problemi, ma la vicinanza fisica, la condivisione del quotidiano, l'accoglienza incondizionata del dolore che distrugge. Dai bambini venni trasferito nel 1997 all'ospedale delle malattie infettive. Lì per sette anni seguii malati di AIDS (ne vidi morire tanti) e ora lavoro con i malati mentali. Continuo ad avere la grazia di poter stare dentro l'umanità, di camminare insieme a chi fa fatica, a chi è ai margini, a chi non vede spiragli di luce, a chi nel momento della tragedia ha buttato alle ortiche gli insegnamenti ricevuti da piccolo.

A questo punto, facci capire verso quali direzioni stai ora guardando, ora che hai cessato il servizio diretto in clinica

Mi sono "affezionato" a Gesù perché ha fatto discorsi antropologicamente illuminanti, mi ha detto che Dio è bontà e tenerezza; ha usato parole non ambigue: «gratuitamente avete ricevuto e gratuitamente date»; (siamo) «figli di Dio e fratelli». Mi ha parlato della vita in modo così semplice e lineare, che mi dà la certezza che questa esperienza valga la pena farla, indipendentemente dal "credere" in Dio, dal pretendere delle cose da Lui. Credo che il ruolo di Dio è quello di illuminare sempre e comunque tutti. Lui continua ad essere Luce anche se qualcuno per motivi che non conosciamo non vuole o non può o non riesce ad aprire gli occhi. Ed è Gesù il testimone di questa luce. Lui mi ha insegnato a cercare sempre e solo l'umanità, ad impegnarmi a diventare più umano. Gesù chiama Simone «pietra» (Mt 16,13-20), ma anche «scandalo», lo chiama Satana (Mt 16,21-27). Tutti noi siamo insieme pietra e scandalo, siamo insieme Pietro e Satana, perchè questa è la condizione umana. Non voglio "costruire" sulla condizione umana; voglio conoscerla, accoglierla e spassionatamente amarla. Perché parlo spesso di morte? Perché non posso vivere senza conoscerla, accoglierla, spassionatamente amarla. Perché costruirci sopra una teologia negativa quando essa c'è, riguarda tutti ed è scritta nel nostro DNA? Quando essa è dono, opportunità, grazia che ci permette di vedere finalmente Lui? Credo fermamente a quanto affermava Teillhard de Chardin, «Non siamo esseri umani che vivono un'esperienza spirituale, siamo esseri spirituali che vivono un'esperienza umana».

Ma le religioni cosa dicono all'uomo ? e specie ai giovani?

Mi ha sempre impressionato una frase di Jonathan Swift: «Abbiamo abbastanza religione per odiare il prossimo, ma non per amarlo». Ho l'impressione che le religioni non amano la vita, perchè non la conoscono; preferiscono teologizzarla senza guardarla, interpretarla senza amarla, dogmatizzarla senza accettarla. Se Dio è Creatore, questa creazione svela qualcosa di Dio nel momento in cui noi la accogliamo, la accettiamo, possibilmente l'amiamo. Se osserviamo la storia capiamo che succede sempre ciò che …può succedere. Perché allora tutte le volte sembra che capiti la prima volta? Perchè tutte le volte che ci succede qualcosa che è già avvenuto miliardi di volte rimaniamo sbalorditi, scandalizzati, disorientati? Perchè tanto orrore per la morte se so che questa esperienza tocca tutti gli umani? Perché non accettare, diventando vecchi, che è assai probabile che diventeremo incontinenti, impotenti, disorientati? Non posso far finta che tutto ciò non esista. E che capiti solo agli altri. Faccio un secondo esempio. Se il Maestro ha detto che «Quanto avete fatto tutto, dite: "siamo servi inutili"» (Mt, 7,20), perché i cristiani pretendono di essere "ricompensati" per il bene che fanno? Perché esigono privilegi ed esenzioni? Gesù assicura ai discepoli che andrà a Gerusalemme dove verrà sì flagellato e ucciso, ma dove anche risorgerà. Ho trovato così poche persone che accettano la croce e credono nei fatti alla resurrezione… Anche Pietro non capisce.

A questo punto Gesù reagisce …

Sì, lui reagisce: Pietro non l'ha ascoltato, è diventato Satana, ostacolo perchè il discorso globale pur terminando in una visione di fede, cioè nella Resurrezione, di fatto non viene recepito come tale dai discepoli. Cosa me ne faccio, allora, di chi crede che il suo corpo è risorto, ma poi non usa tutti gli insegnamenti di Gesù in famiglia, sul lavoro, nella politica e nell'economia, nella Chiesa? E' ininfluente per me avere trovato il sepolcro vuoto se poi si vive senza la nostalgia del mondo sognato da Lui! «Non scomunicate e non sarete scomunicati». è una frase che tra miliardi di anni sarà ancora valida, validissima e non potrà mai andare perduta. Sarà sempre vera. Perché allora non viene messa in pratica da coloro che credono che il suo corpo è risorto? «Chi non rinuncia a tutti i suoi averi non può essere mio discepolo". Nella Chiesa solo nella liturgia ha visibilità questa frase, ma appena vai sul concreto e chiedi di destinare ai poveri parte dei vari "tesori" sparsi abbondantemente nella penisola, passi per eretico e scismatico. Non siamo discepoli di un Maestro che è risorto, dopo aver dato la vita? Non è Lui annunciatore di un messaggio che ci assicura che Dio «abbatte i potenti dai troni?». Non è Lui che ci ha ordinato di privilegiare l'ultimo posto?

La vita al primo posto, dunque!

Sì, io prima di tutto devo vivere amando la vita. Dico spesso che la vita ha tre caratteristiche: è gratuita. bella, benevolente, cioè piena di benevolenza, piena di "nutrimento" sufficiente per fare nella tua vita le tre esperienze fondamentali: la sobrietà, la sincerità, la solidarietà. Noi siamo i partner di questa realtà che, essendo sempre segnata dalla fragilità, comporterà prima o poi che noi umani dovremo fare l'esperienza del limite, della sofferenza, del dolore, del lutto, del tradimento, della paura,ecc. Se però siamo su questa terra non solo per contemplarla, ma sopratutto per migliorarla, il nostro impegno dovrebbe focalizzarsi sull'umanizzazione della fragilità, del lutto, del dolore, del tradimento, ecc. Inventare strade sempre nuove per rendere il limite e il male occasione di crescita, di condivisione, di conversione, di resurrezione.

Dio, quindi, alla fine non ha bisogno della religione …

La religione è per l'uomo, non l'uomo per la religione. Una tradizione ebraica racconta di alcuni giovani che chiedono a un anziano rabbino quando sia cominciato l'esilio di Israele. «L'esilio di Israele» risponde il rabbino «cominciò il giorno in cui Israele non ha più sofferto del fatto di essere in esilio». Il vero esilio non comincia quando si lascia la patria, ma quando non c'è più nel cuore la struggente nostalgia della patria. Ho nostalgia della patria voluta da Gesù, ho nostalgia del regno di Dio e di una religione che viva il detto di Gesù così dimenticato: «Vuoi che tutto sia puro in te? Condividi ciò che c'è nel tuo piatto». (Luca 11). D'altra parte quando i primi cristiani di origine greca si domandarono cosa fare per fare memoria di Gesù, presero coscienza che lui incontrava le persone nei pranzi e lì condivideva pane che allora era solo non benedetto, ma che ora è consacrato dalla sua parola, dalla sua vita e dalla sua morte e dalla sua resurrezione. A quei pasti pochi era gli osservanti, mentre molti erano gli scomunicati, gli esclusi, i non garantiti. E oggi? E' il pranzo, la Grazia! Ma se appena esco da qual pranzo comincio a giudicare chi non c'era o a pettegolare su chi c'era, vuole dire che quella cena del Signore non è riuscita a sprigionare tutta la ricchezza umana che era intrinseca all'azione compiuta. Perché ci accontentiamo di protesi quando potremmo correre liberamente con le gambe per l'immenso prato della vita?

Dunque, siamo tutti chiamati a una missione sacerdotale …

Sì, io non parlerei più di vocazione, ma solo di missione. Con la prima si fanno distinzioni e separazioni tra le persone, si inventano privilegi ed emolumenti diversi, con la missione tutti abbiamo la stessa meta e lo stesso scopo nella vita. L'Eucarestia è missio. Una missione valida condizione che ci impegniamo a diventare più umani. «Uomini ricordate la vostra umanità e dimenticate tutto il resto». affermava Einstein nel 1955. Si diventa preti per diventare più umani, ci si sposa per diventare più umani, cioè più accoglienti nelle reciproci diversità, per rimanere fedeli aldilà delle difficoltà e degli imprevisti, per imparare a dialogare, cioè a mettere in mezzo alle nostre parole (dia – logos) la ricerca della compassione, della salvaguardia dei diritti reciproci, dell'unità, della giustizia. E' questa la missione sacra che tutti dobbiamo svolgere. Non conservare icone, non imbalsamare corpi di defunti, non difendere manufatti, ma far vivere gli uomini nella dignità, nel minimo necessario, iberi da violenze e manipolazioni. Per questo mi ero fatto prete. Questo sognavo di fare come discepolo di Gesù

Quindi è la vita, il sacrificio!

E' la vita il primo sacramento. Posso credere in Dio, ma se disprezzo la sua opera più evidente, più reale, più quotidiana che è la vita è come se lo bestemmiassi continuamente. Per me Gesù è colui che si è sacrificato perché vedessimo nella vita la paternità di Dio, capissimo che il quotidiano è luogo dove noi lo incontriamo, che il reale è da conoscere, accettare, trasfigurare. Sì, verum et factum convertuntur. «Il tempo galoppa, la vita sfugge tra le mani. Ma può sfuggire come sabbia oppure come una semente», diceva Thomas Merton. Gesù è stato la semente, la più eccezionale semente che ha fatto rifiorire questo mondo. Pensiamo alla Lex aurea che quasi tutti presentano come Lex Argentea: «Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te». Lui invece ha detto: «Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te». Ed ha anche aggiunto in Mt 7,21 qualcosa di inimmaginabile ed incredibile: «Qui sta tutta la Torah e i Neviim», cioè tutta la religione. Perché non scandalizza nessuno questa frase, perché viene accettata impunemente? Eppure è rivoluzionaria perché riconduce la religione aI suo alveo più logico e naturale: quello della uguaglianza dei diritti umani, quello della comunione tra le persone, quello della sentirsi legato (re-ligare) a tutti come fratelli, come partners, come coinquilini dello stessa casa comune. Certo occorrerebbe prima prendere atto che quando sei bambino hai corso fortemente il rischio di essere invaso dai barbari. I genitori, i nonni, l'entourage, i catechisti hanno approfittano della tua fragilità per passarti i propri pregiudizi, i propri preconcetti, i rancori, i rimpianti, i rimorsi, le ferite, le violenze subite, le umiliazioni patite, la propria visione moralista o formale del mondo. E adesso fai tanta fatica a liberarti di questo fardello. Se poi i catechisti continuano a narrare il secondo racconto della creazione che c'è nella Genesi e non il primo, non possiamo meravigliarci che i nostri piccoli crescano maschilisti, ossessionati dal peccato originale e dalla rabbia verso questa "valle di lacrime".

Come impatta tutto questo nella vita cristiana?

Invece di fare tanta catechesi, non sarebbe ora che facessimo un po' di scuola di umanità, di perdono, di solidarietà? La nostra religione è spesso trasmessa fondandola sulle apparizioni e non su tutte le parole di Gesù, sui castighi di cui abbondano i racconti biblici e non sulla bontà intrinseca delle opere di Dio. Del resto nella nostra tradizione occidentale la menzogna e la paura non sono stati considerati vizi capitali. Sarà per questo che quando ci parla qualche occidentale non sappiamo mai se ci sta davvero dicendo la verità? Dio è un pezzo di pane che si fa mangiare, non un orco che divora i suoi figli per capriccio o per vendetta. Ogni gesto che fa nei nostri confronti è impacchettato dall'amore e con l'amore. Questo deve essere l'impatto che la catechesi ha nella vita cristiana. Non è irenismo, è realismo. Se ogni fiocco di neve è stupendo nella sua diversità è perché Dio è prodigo, è illimitato nella sua tenerezza, incondizionato nel suo amore. Il rito è lo strumento, non la realtà. Le cerimonie sono la cornice, non il quadro. Le tradizioni spesso sono solo folclore e nulla più. L'essenziale è non bestemmiare la vita, salvarla dalle invasioni barbariche di chi ci obbliga a guardare indietro e ci vieta di aprire bene gli occhi sull'oggi, di chi in nome del passato uccide il presente. Le persone hanno bisogno di sapere che l'Eucarestia è l'opportunità massima per imparare a diventare umani, per riprendere in mano la propria vita, per imparare a giocarsi, sulla scia di Gesù, per qualcosa di grande.

Quindi è un incontro

Sì, un incontro umano dove il sacramento è la Vita, l'agente sacramentario per eccellenza, perché tutto è grazia, tutto è gratuito, tutto è dono.? Origene cita un agraphon di Gesù che dice: «Siate cambiavalute abili». Ecco l'opportunità che vita mi offre: diventare responsabile, cioè abile nella risposta in modo da far fruttificare al massimo i doni ricevuti. Ci devo mettere tutto il mio opere operantis perché Lui ci ha messo il suo opere operato. Il sole è gratis: il partner del sole sono io, ma devo aprire gli occhi per essere inondato dalla luce. Piedi per terra e occhi bene aperti davanti a noi: questo credo che sia stato l'insegnamento del Messia. Il Padre ci vuole partner nella creazione e nella trasformazione di questo mondo. Perchè allora dobbiamo disprezzare il nostro partneraggio? Se Lui ci ha dato il potere di creare qualcosa o qualcuno (pensiamo a un figlio) che altrimenti non sarebbe mai esistito, ciò mostra l'enorme considerazione che Dio ha per gli umani. L'educazione avuta in famiglia e, a volte, anche nella religione, spesso fa di noi un pezzo di marmo insensibile al bene e alla solidarietà, ma Dio non perde la speranza di trasformare il nostro cuore di pietra in un cuore di carne. La vita, se tieni aperti gli occhi, può riuscire a modellare in meglio la tua esistenza, aprendola alle esigenze della giustizia e della fratellanza. Perché Dio è umano. I testi lo dicono: «Riconosceranno che siete miei discepoli se siete umani». E Gesù parlando col giovane ricco gli cita solo i comandamenti che riguardano i rapporti con gli umani, non quelli con Dio. Se sono attento davvero alla vita, presto o tardi sarò messo nell'occasione di incontrare l'Autore della vita. Ma se sono connesso con Dio, tantissime volte correrò il rischio di essere connesso con le teorie su Dio, non con la sua realtà, con la sua essenza. Dovremmo fare come Gesù che non ha mai inventato teorie e che quando ha detto che Dio è Padre ha chiamato a testimonianza i gigli del campo e i passeri del cielo. Siamo qui per fare un vita bella, buona e felice, come l'ha fatta Gesù. Una vita, certo, segnata dalla fragilità, ma più ancora dalla creatività. Una vita che è incontro con il limite, ma che è anche anelito incessante all'infinito. Essa ci è donata gratuitamente perché noi impariamo a donare gratuitamente. E' imperfetta perché noi la miglioriamo e la completiamo. E' espressione della nostra creaturalità, ma anche della nostra somiglianza con Dio. E' preda dei serpenti tentatori, ma è anche l'opportunità somma che abbiamo di cominciare a realizzare la profezia del terzo capitolo della Genesi. Quella che riguarda noi, la stirpe di Eva, chiamati da Dio a schiacciare una volta per tutte la testa dello stupido serpente ingannatore.
Intervista a cura di Pierfortunato Raimondo, Silvia de Todaro, Luciano Mazzoni Benoni

Don Sergio Messina

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Papa Francesco ti vogliamo bene! W il Papa!

Frasi di Papa Francesco

L’uomo ridotto a una sola esigenza: il consumo. E’ una delle “deformità” della società attuale. L’essere umano è considerato egli stesso come un bene di consumo che si può usare e poi gettare. Abbiamo incominciato una cultura dello scarto…E’ l’adorazione dell’antico vitello d’oro che ha trovato una nuova e spietata immagine nel feticismo del denaro e nella dittatura dell’economia senza volto, né scopo realmente umano… Il denaro deve servire e non governare.
PAPA FRANCESCO – Jorge Mario Bergoglio giovedì 16 maggio)

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Voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma: Sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo.
PAPA FRANCESCO – Jorge Mario Bergoglio

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Siamo qui. Vi ringrazio per l’accoglienza… Grazie. Prima di tutto vorrei fare una preghiera per il nostro vescovo emerito Benedetto XVI, preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca… Vi chiedo un favore, pregate il Signore perché mi benedica. La preghiera del popolo perché benedica il suo vescovo.
PAPA FRANCESCO  – Jorge Mario Bergoglio

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Buonanotte e buon riposo!
PAPA FRANCESCO  – Jorge Mario Bergoglio

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“Incominciamo questo cammino della chiesa di Roma, vescovo e popolo, con fratellanza, amore, fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi, l’uno per l’altro, preghiamo per tutto il mondo perchè vi sia una grande fratellanza.”
PAPA FRANCESCO  – Jorge Mario Bergoglio

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Mi auguro che questo cammino di chiesa che oggi cominciamo… sia fruttuoso per l’evangelizzazione per questa bella città.
PAPA FRANCESCO  – Jorge Mario Bergoglio

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Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.
PAPA FRANCESCO  – Jorge Mario Bergoglio

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Non cediamo al pessimismo a quell’amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno.
PAPA FRANCESCO  – Jorge Mario Bergoglio

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“Camminare, edificare, confessare.
Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce non siamo discepoli del Signore: siamo mondani: siamo vescovi, preti, cardinali, papi, ma non discepoli del Signore!”
PAPA FRANCESCO  – Jorge Mario Bergoglio

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“Alcuni non sapevano perché il vescovo di Roma ha voluto chiamarsi Francesco. Alcuni pensavano a Francesco Saverio, a Francesco di Sales, anche a Francesco d’Assisi. Io vi racconterò la storia. Nell’elezione, io avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo e anche prefetto emerito per il Clero, il cardinale Claudio Hummes: un grande amico, un grande amico. Quando la cosa stava diventando un po’ “pericolosa”, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi, è giunto l’applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi ha abbracciato e mi ha detto: “Non dimenticarti dei poveri!”. E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri. Poi, subito in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. Poi, ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’uomo della pace. l’uomo che ama e custodisce il Creato, in questo momento in cui noi abbiamo con il Creato una relazione non tanto buona, no? E’ l’uomo che ci da questo spirito di pace, l’uomo povero … Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!“.
PAPA FRANCESCO  – Jorge Mario Bergoglio

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Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio.
PAPA FRANCESCO  – Jorge Mario Bergoglio

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La vocazione del custodire non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. È il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. È l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. È il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio!
PAPA FRANCESCO  – Jorge Mario Bergoglio

 

Papa Francesco - Blog

Indulgenze in occasione dell'Anno della Fede

Anno della Fede 2012 - 2013

Le 30 Sante Messe Gregoriane per i Defunti

Origine – (L’artefice di questa devozione è San Gregorio Magno, Papa…) L'apparizione più importante e certamente ricca di conseguenze molto positive narrata nel IV libro dei Dialoghi, è quella del defunto monaco Giusto morto nel monastero di Roma, di cui era superiore Gre­gorio, prima di essere eletto papa,Gregorio M. che alle volte potè sem­brare duro con gli altri come era rigoroso con se stesso, era stato infor­mato di una mancanza verso la regola dell'ordine da parte del monaco Giusto e lo punì, per destare in lui pentimento e riparazione, molto du­ramente alla sua morte e perfino dopo la morte ordinando per il povero monaco una speciale sepoltura. 

A questo proposito il papa racconta più tardi: «Passati 30 giorni dalla morte del monaco Giusto io provai, un sentimento di compassione verso il povero defunto confratello; io pensai con grande dolore alle sue pene nel Purgatorio e pensai a un modo di liberarlo da esse, lo chiamai quindi Prezioso, il priore del nostro monastero, e pieno di dolore gli dis­si: «È da molto tempo ormai che il defunto confratello è tormentato nel Purgatorio; noi dovremmo offrirgli un'opera di carità, per quanto pos­siamo per liberarlo dalle sue pene. Perciò va, e offri per lui per 30 giorni consecutivi il santo sacrificio della messa, in modo che non ci sia mai un giorno in cui non sia celebrata per lui la s. messa». Prezioso fece come gli era stato comandato. Ora mentre noi stavamo pensando a altre cose e non avevamo contato i giorni, una volta di notte apparve il monaco Giusto in visione al suo fratello carnale Copioso. Quando questo lo vide gli chiese: «Che cosa c'è fratello, come stai? (come la va con te)» Quel­lo, rispose: «Finora mi andò molto male, ma adesso, sto bene; perchè oggi io fui accolto nella Comunione dei Santi in Cielo. » Subito fratello Copioso raccontò la cosa ai suoi confratelli nel monastero. Allora essi contarono attentamente i giorni ed ecco che era precisamente il trentesi­mo giorno in cui era stata celebrata la s. messa per lui. Mentre Copioso non sapeva nulla della cosa e i confratelli non sapevano della visione di Copioso, questi seppe ciò che i confratelli avevano fatto e ciò che egli aveva visto lo conobbero i confratelli.

La visione e il sacrificio concordavano, era quindi evidente che il defunto monaco Giusto era stato liberato dalle pene del Purgatorio at­traverso le celebrazioni del s. Sacrificio. 

A questo racconto di san Gregorio M. risale quindi il pio uso del­le cosiddette «Messe gregoriane»: per trenta giorni consecutivi vengono celebrate trenta ss. messe per un defunto nella fiduciosa speranza, che il defunto in questo modo possa ottenere la gloria beata in Paradiso. In seguito nel medesimo capitolo s. Gregorio racconta anche di un defunto che era apparso a un sacerdote e lo aveva pregato di aiutarlo: «Il sacer­dote fece per una settimana penitenza con grande pianto a favore del de­funto e celebrò per lui il s. Sacrificio e poi non lo trovò più nel luogo do­ve lo aveva visto prima per parecchi giorni. » È chiaro quindi quanto giovi alle povere anime l'offerta del santo sacrificio della messa, poichè le anime dei defunti lo chiedono ai vivi e fanno capire che attraverso es­so s. sacrificio hanno potuto avere la liberazione dalle loro pene. 

Nel cap. 39 del libro dei Dialoghi, dove san Gregorio prova con argomenti scritturistici l'esistenza di un Purgatorio dopo la morte, egli fa ancora questa memorabile osservazione: «Questo si deve sapere che, là nel Purgatorio nessuno può ottenere nemmeno la remissione dei più piccoli peccati veniali, se qui sulla terra non lo ha prima meritato con le opere buone! Nessuno riceve, se prima non ha dato!»
 

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Riflessioni

Incontro all'infinito

Ama e dentro il tuo cuore ci sarà un piccolo frammento dell'infinito di Dio, un piccolo specchio che rifletterà l'azzurro del cielo. Entra nella cella del tuo cuore e immergiti nel suo silenzio...Ascolta, parla il tuo Maestro! Colui che creò le imponenti montagne e il mare immenso...

Oltre i confini

L'amore non conosce barriere, va sempre oltre i confini.. Non si ferma davanti a nulla. Nemmeno la morte può spezzare quel vincolo d'amore! L'abitudinarietà di uno stile di vita può distorcere l'idea della perfezione. L'idea della perfezione si riduce ad un adempimento di un certo dovere dire alcune preghiere vocali, andare a messa ed espletare alcuni riti e doveri. Questa è invece la nube della perfezione, un sottile, debole strato, pronto a spezzarsi e a rivelare sotto di essa tutto il marciume che cela.E' il discorso di Gesù sui sepolcri imbiancati: fuori sono belli, ornati di colorati e splendidi fiori ma dentro nascondono ossa putride...

Va bene, stai adempiendo tutto ciò che dovevi fare, ma quella Messa, ti sta cambiando il cuore? O ti curi semplicemente che gli altri vedano che tu sei santo?
L'amore, invece, non ha confini. Quando Dio permette che incontriamo persone un po' difficili, ci sta domandando di crescere nell'amore e non soltanto di crescere nella forza o di saper resistere a quella situazione.
Quella situazione ci deve trasformare....
Dobbiamo uscirne non solo più forti, ma più caritatevoli. Non è facile né rilassante intraprendere la strada della carità: essa è una continua rinunzia.Non dobbiamo però dimenticare che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio. Perciò, quella persona o situazione difficile serve per la nostra crescita, oppure Dio, attraverso queste, desidera dirci qualche cosa. Dio sa bene che abbisogniamo proprio di quello e ci darà la forza per superarla o per accettare. Ci fornirà delle armi necessarie per combattere, non ci lascerà in balia delle onde se confidiamo in Lui.

Salmo 26 (27)  Fiducia in Dio nei pericoli

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?

Quando mi assalgono i malvagi
per divorarmi la carne,
sono essi, avversari e nemici,
a inciampare e cadere.

Se contro di me si accampa un esercito,
il mio cuore non teme;
se contro di me si scatena una guerra,
anche allora ho fiducia.

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.

Nella sua dimora mi offre riparo
nel giorno della sventura.
Mi nasconde nel segreto della sua tenda,
sopra una roccia mi innalza.

E ora rialzo la testa
sui nemici che mi circondano.
Immolerò nella sua tenda sacrifici di vittoria,
inni di gioia canterò al Signore.

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!

Il mio cuore ripete il tuo invito:
“Cercate il mio volto!”.
Il tuo volto, Signore, io cerco.

Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.

Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,
ma il Signore mi ha raccolto.

Mostrami, Signore, la tua via,
guidami sul retto cammino,
perché mi tendono insidie.

Non gettarmi in preda ai miei avversari.
Contro di me si sono alzàti falsi testimoni
che soffiano violenza.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.

Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.

 

Salmo 49/48-Le ricchezze sono un nulla

1 Al maestro del coro. Dei figli di Core. Salmo.
2 Ascoltate questo, popoli tutti,
porgete l’orecchio, voi tutti abitanti del mondo,
3 voi, gente del popolo e nobili,
ricchi e poveri insieme.
4 La mia bocca dice cose sapienti,
il mio cuore medita con discernimento.
5 Porgerò l’orecchio a un proverbio,
esporrò sulla cetra il mio enigma.
6 Perché dovrò temere nei giorni del male,
quando mi circonda la malizia
di quelli che mi fanno inciampare?
7 Essi confidano nella loro forza,
si vantano della loro grande ricchezza.
8 Certo, l’uomo non può riscattare se stesso
né pagare a Dio il proprio prezzo.
9 Troppo caro sarebbe il riscatto di una vita:
non sarà mai sufficiente
10 per vivere senza fine
e non vedere la fossa.
11 Vedrai infatti morire i sapienti;
periranno insieme lo stolto e l’insensato
e lasceranno ad altri le loro ricchezze.
12 Il sepolcro sarà loro eterna dimora,
loro tenda di generazione in generazione:
eppure a terre hanno dato il proprio nome.
13 Ma nella prosperità l’uomo non dura:
è simile alle bestie che muoiono.
14 Questa è la via di chi confida in se stesso,
la fine di chi si compiace dei propri discorsi.
15 Come pecore sono destinati agli inferi,
sarà loro pastore la morte;
scenderanno a precipizio nel sepolcro,
svanirà di loro ogni traccia,
gli inferi saranno la loro dimora.
16 Certo, Dio riscatterà la mia vita,
mi strapperà dalla mano degli inferi.
17 Non temere se un uomo arricchisce,
se aumenta la gloria della sua casa.
18 Quando muore, infatti, con sé non porta nulla
né scende con lui la sua gloria.
19 Anche se da vivo benediceva se stesso:
«Si congratuleranno, perché ti è andata bene»,
20 andrà con la generazione dei suoi padri,
che non vedranno mai più la luce.
21 Nella prosperità l’uomo non comprende,
è simile alle bestie che muoiono.

Salmo 56/55-Fiducia nella parola di Dio

1 Al maestro del coro. Su «Colomba dei terebinti lontani».

Di Davide. Miktam. Quando i Filistei lo tenevano prigioniero a Gat.

2 Pietà di me, o Dio, perché un uomo mi perseguita,
un aggressore tutto il giorno mi opprime.
3 Tutto il giorno mi perseguitano i miei nemici,
numerosi sono quelli che dall’alto mi combattono.
4 Nell’ora della paura
io in te confido.
5 In Dio, di cui lodo la parola,
in Dio confido, non avrò timore:
che cosa potrà farmi un essere di carne?
6 Travisano tutto il giorno le mie parole,
ogni loro progetto su di me è per il male.
7 Congiurano, tendono insidie,
spiano i miei passi, per attentare alla mia vita.
8 Ripagali per tanta cattiveria!
Nella tua ira abbatti i popoli, o Dio.
9 I passi del mio vagare tu li hai contati,
nel tuo otre raccogli le mie lacrime:
non sono forse scritte nel tuo libro?
10 Allora si ritireranno i miei nemici,
nel giorno in cui ti avrò invocato;
questo io so: che Dio è per me.
11 In Dio, di cui lodo la parola,
nel Signore, di cui lodo la parola,
12 in Dio confido, non avrò timore:
che cosa potrà farmi un uomo?
13 Manterrò, o Dio, i voti che ti ho fatto:
ti renderò azioni di grazie,
14 perché hai liberato la mia vita dalla morte,
i miei piedi dalla caduta,
per camminare davanti a Dio
nella luce dei viventi.

Salmo 104 (103)
INNO ALLA CREAZIONE

Altissimo, onnipotente, bon Signore,
tue so le laude, la gloria e l'onore e onne benedizione.
A te solo, Altissimo, se coniano
e nullo omo è digno te mentovare.
Laudate sie, mi Signore, cun tutte le tue creature...

(dal «Cantico delle creature» di S. Francesco).

 

1 Anima mia, da' lode al Signore:
quanto sei grande, Signore mio Dio,
tue vesti sono magnificenza e splendore.

2 Egli come di un manto si avvolge di luce,
egli come una tenda dispiega i cieli.

3 Egli sulle acque innalza le sue dimore,
egli fa delle nubi il suo cocchio regale,
egli sulle ali del vento avanza.

4 Egli i venti scatena come suoi messaggeri,
suoi ministri il fuoco e la fiamma.

5 Egli ha fissato le basi alla terra,
perché non vacilli in eterno, per sempre.

6 L' avevi avvolta come di un manto
dentro le acque dell'abisso:
fin sopra le montagne
si levavano le acque.

7 Le mise in fuga la sua minaccia,
al fragore del tuono si trassero atterrite.

8 Salivano sui monti scendevano le valli,
lungo gli alvei da te fissati.

9 Un confine hai posto a tutte le acque
che mai più varcheranno,
e mai torneranno a sommerger la terra.

10 Egli fa scaturire sorgenti
e scorrere fiumi giù per le valli
e in mezzo alle montagne.

11 Ivi a bere vanno gli animali dei campi
e la zebra vi spezza la sete.

12 Sopra le lor sponde fan nido gli uccelli
e tra le fronde compongono canti.

13 Egli irriga i monti dalle alte sue stanze:
dal frutto delle opere tue tu pasci la terra.

14 L 'erba fai crescere per tutti gli armenti
e vegetali per la vita di ogni mortale;
perché raccolga pane da tutta la terra.

15 E vino che allieta il cuore dell'uomo,
e olio che fa brillare il suo volto,
e pane ancora a irrobustirne il vigore.

16 E alberi di Dio sazi e robusti,
i cedri del Libano piantati da lui!

17 Là i volatili fanno illor nido
e in mezzo ai cipressi
ove la cicogna ha la sua casa.

18 Per i camosci ci son le montagne,
le rocce sono rifugio agli iraci.

19 Ha posto la luna a segnar le stagioni
e il sole che sa l'ora del suo tramonto.

20 Tu apri alle tenebre e sale la notte,
e già per le selve è tutto un vagare d' animali .

21 Escono leoni in cerca di preda
e chiedono cibo a Dio ruggendo .

22 Rispunta il sole ed essi scompaiono,
tutti ritornano nelle loro tane.

23 Allora esce l'uomo e si avvia al lavoro,
alla fatica che avrà fino a sera.

24 Quante le cose che hai fatto, Signore,
e con quale sapienza le hai fatte:
di tue creature è piena la terra!

25 Ecco il gran mare spazioso e profondo:
è un agitarsi laggiù senza fine
d'infiniti e svariati viventi:

26 Lo solcano navi e il grande Leviatan
che tu per gioco tuo hai plasmato.

27 Tutti aspettano da te alimento,
che tu li nutra a tempo opportuno.

28 Tu lo provvedi ed essi lo accolgono: tu apri la mano
e ciascuno di loro si sazia di beni.

29 Ma se appena tu distogli il tuo volto
subito il panico li piglia:
se togli loro il tuo spirito
subito periscono e tornano polvere.

30 Il tuo spirito mandi e sono creati
e rinnovi la faccia alla terra.

31 Sia eterna la gloria del Signore,
egli goda in eterno della sua creazione.

32 Egli la guarda e la terra trema,
tocca i monti e prendono fuoco.

33 Fin che vita mi duri,
a Dio voglio cantare;
inni comporre al mio Dio
finche avrò vita.

34 Salga il mio carme fino al suo cuore
e questa sia la mia gioia in Dio.

35 Sia mondata la terra
da tutti i profanatori:
dissolti tutti gli empi!
Anima mia, al Signore da' lode.

S.Michele Arcangelo

CONSACRAZIONE A S. MICHELE ARCANGELO

Principe nobilissimo delle angeliche gerarchie, valoroso guerriero dell'Altissimo, amatore zelante della gloria del Signore, terrore degli angeli ribelli, amore e delizia di tutti gli Angeli giusti, Arcangelo San Michele, desiderando io di essere nel numero dei tuoi devoti a te oggi mi offro e mi dono.

Pongo me stesso, il mio lavoro, la mia famiglia, gli amici e quanto a me appartiene sotto la tua vigile protezione. E’ piccola la mia offerta essendo io un misero peccatore, ma tu gradisci l'affetto del mio cuore. Ricordati che se da quest'oggi sono sotto il tuo patrocinio, Tu devi assistermi in tutta la mia vita.

Procurami il perdono dei miei molti e gravi peccati, la grazia di amare dì cuore il mio Dio, il mio caro Salvatore Gesù, la mia dolce Madre Maria, e tutti gli uomini miei Fratelli amati dal Padre e redenti dal Figlio.

Impétrami quegli aiuti che sono necessari per arrivare alla corona della gloria.

Difendimi sempre dai nemici dell'anima mia, specialmente nell'ultimo istante della mia vita. Vieni in quell'ora o glorioso Arcangelo, assistimi nella lotta e respingi lontano da me, negli abissi dell'inferno, quell'angelo prevaricatore e superbo che già prostrasti nel combattimento in Cielo. Presentami, allora, al trono di Dio per cantare con te, Arcangelo San Michele, e con tutti gli Angeli lode, onore e gloria a Colui che regna nei secoli eterni.

Amen.

IL Volto Santo di Gesù Cristo

CONSACRAZIONE AL S. VOLTO DI GESU'

Dolcissimo Signore Gesù, Tu conosci il nostro presente e conosci, Signore, il nostro futuro. Noi, o Signore, niente sappiamo del nostro futuro, ma noi, Gesù, prostrati dinanzi a Te consacriamo e raccomandiamo a Te, o Signore, il nostro futuro. Sia impresso nel nostro cuore, o Signore, il Tuo Volto Benedetto impresso nel nostro cuore e impresso nel nostro pensiero. Impresso, Signore, con tanta potenza come è restato impresso nella S. Sindone; e, conforme, o Gesù, nella S. Sindone nessuna potenza Lo potè cancellare, così, Gesù, nessuna avversità della vita, nessun nemico, o Signore, nessun avvenimento sia capace, o Signore, cancellare dal nostro cuore il SS. Tuo Volto, togliere dal nostro pensiero il Santissimo Volto Tuo, o Gesù, portarLo sempre nel cuore e nel pensiero, e, finalmente, o Signore, per tutta quanta l'eternità lodarLo, benedirLo nella pace degli eletti, e dire a Te tutta la profonda riconoscenza nostra, insieme alle Pie Donne, insieme ai SS. Martiri, insieme ai SS. Confessori, insieme alle SS. Vergini, o Signore Gesù, che Ti vollero sempre bene, Ti vollero sempre amare e tutto vollero affrontare per Te, tutto soffrire per Te. E finalmente, ecco: nel trionfo finale, Signore, godono!

O Gesù, concedi anche a noi di lodarTi con queste creature da Te benedette, da Te santificate. Eternamente! Gloria al Padre...

Preghiera di Madre Teresa di Calcutta

Chi è Gesù per me

Il Verbo fatto carne.
Il pane di vita.
La vittima che si offre sulla croce per i nostri peccati.
Il sacrificio offerto nella santa messa
per i peccati del mondo e miei personali.
La parola che devo dire.
Il cammino che devo seguire.
La luce che devo accendere.
La vita che devo vivere.
L’amore che deve essere amato.
La gioia che dobbiamo condividere.
Il sacrificio che dobbiamo offrire.
La pace che dobbiamo seminare.
Il pane di vita che dobbiamo mangiare.
L’affamato che dobbiamo sfamare.
L’assetato che dobbiamo dissetare.
Il nudo che dobbiamo vestire.
Il senzatetto al quale dobbiamo offrire riparo.
Il solitario al quale dobbiamo far compagnia.
L’inatteso che dobbiamo accogliere.
Il lebbroso le cui ferite dobbiamo lavare.
Il mendicante che dobbiamo soccorrere.
L’alcolizzato che dobbiamo ascoltare.
Il disabile che dobbiamo aiutare.
Il neonato che dobbiamo accogliere.
Il cieco che dobbiamo guidare.
Il muto a cui dobbiamo prestare la nostra voce.
Lo storpio che dobbiamo aiutare a camminare.
La prostituta che dobbiamo allontanare dal pericolo
e colmare della nostra amicizia.
Il detenuto che dobbiamo visitare.
L’anziano che dobbiamo servire.
Gesù è il mio Dio.
Gesù è il mio sposo.
Gesù è la mia vita.
Gesù è il mio unico amore.
Gesù è tutto per me.
Gesù, per me, è l’unico.

Benedizione della Medaglia o Croce di San Benedetto

(può essere recitata solo da un sacerdote)

Io ti esorcizzo per Dio  + Padre Onnipotente, che ha fatto il cielo e la terra, il mare e tutto ciò che si trova in essi: ogni potenza del nemico, tutto l'esercito del diavolo, ogni influenza di Satana sia strappato e sia messo in fuga da questa medaglia, affinché a tutti coloro che ne faranno uso, procuri la salvezza dell'anima e la salute del corpo. Te lo chiediamo nel nome di Dio Padre + Onnipotente, di Gesù Cristo + suo Figlio e Signore nostro e dello Spirito Santo + Consolatore e nell'amore del medesimo Signore nostro Gesù Cristo, che verrà a giudicare i vivi e i morti e regnerà nei secoli dei secoli.

R. Amen.

Signore Pietà. Cristo Pietà. Signore Pietà.

Il Signore sia con voi.

R. E con il tuo spirito.

Preghiamo:

O Dio Onnipotente, dispensatore di ogni bene, noi ti supplichiamo ardentemente, per l'intercessione del nostro Padre San Benedetto: fa' scendere la tua benedizione su que­sta medaglia, affinché tutti coloro che la por­teranno e compiranno opere di bene, meriti­no di ottenere la salute dell'anima e del corpo, la grazia della santificazione, le indulgenze a loro concesse; con il soccorso della tua misericordia, possano sfuggire le insidie del demonio e presentarsi un giorno santi e immacolati davanti al tuo cospetto nella carità (Ef 1,4). Per Cristo nostro Signore.

R. Amen.

Lo Scapolare della Madonna del Carmelo

Maria Santissima ha promesso di preservare i suoi devoti, vestiti dello scapolare, dalle fiamme dell'inferno
e di liberarle da quelle del purgatorio, il primo sabato dopo la morte.

LA GRANDE PROMESSA DELLA MADONNA DEL CARMINE

PER CHI PORTA L"'ABITINO"

La Regina del Cielo, apparendo tutta raggiante di luce, il 16 luglio 1251, al vecchio generale dell'Ordine Carmelitano, San Simone Stock (il quale L'aveva pregata di dare un privilegio ai Carmelitani), porgendogli uno scapolare -detto comunemente «Abitino»- così gli parlò: «Prendi figlio dilettissimo, prendi questo scapolare del tuo Ordine, segno distintivo della mia Confraternita, privilegio a te e a tutti i Carmelitani. CHI MORRA RIVESTITO DI QUESTO ABITO NON SOFFRIRA II. FUOCO ETERNO; questo è un segno di salute, di salvezza nei pericoli, di alleanza di pace e di patto sempiterno».

Detto questo, la Vergine scomparve in un profumo di Cielo, lasciando nelle mani di Simone il pegno della Sua Prima «Grande Promessa».

La Madonna, dunque, con la Sua rivelazione, ha voluto dire che chiunque indosserà e porterà per sempre l'Abitino, non solo sarà salvato eternamente, ma sarà anche difeso in vita dai pericoli.

Non bisogna credere minimamente, però, che la Madonna, con la sua Grande Promessa, voglia ingenerare nell'uomo l'intenzione di assicurarsi il Paradiso, conti­nuando più tranquillamente a peccare, o forse la speranza di salvarsi anche privo di meriti, ma piuttosto che in forza della Sua Promessa, Ella si adopera in maniera efficace per la conversione del peccatore, che porta con fede e devozione l'Abitino fino in punto di morte.

CONDIZIONI PER OTTENERE IL FRUTTO DELLA GRANDE PROMESSA DELLA MADONNA

1) Ricevere al collo l'Abitino dalle mani di un sacerdote, il quale, imponendolo, recita una sacra formula di consacra­zione alla Madonna (RITO DI IMPOSIZIONE DELLO SCAPOLARE). Ciò è necessario solo la prima volta che s'indossa l'Abitino. Dopo, quando s'indossa un nuovo «Abitino», esso si mette al collo con le proprie mani.

2) L'Abitino, deve essere tenuto, giorno e notte, indosso e precisa­mente al collo, in modo che una parte scenda sul petto e l'altra sulle spalle. Chi lo porta in tasca, nella borsetta o appuntato sul petto non partecipa alla Grande Promessa.

3) È necessario morire rivestivo del sacro abitino. Chi l'ha portato per tutta la vita e sul punto di morire se lo toglie, non partecipa alla Grande Promessa della Madonna.

ALCUNI CHIARIMENTI

L'Abitino (che non è altro che una forma ridotta dell'abito dei religiosi carmeli­tani), deve essere necessariamente di panno di lana e non di altra stoffa, di forma quadrata o rettangolare, di colore marrone o nero. L'immagine su di esso, della Beata Vergine, non è necessaria ma è di pura devozione. Scolorandosi l'immagine o staccandosi l'Abitino vale lo stesso.

L'Abitino consumato si conserva, o si distrugge bruciandolo, e il nuovo non ha bisogno di benedizione.

Chi, per qualche motivo, non può portare l'Abitino di lana, può sostituirlo (dopo averlo indossato di lana, in seguito all'imposizione fatta dal sacerdote) con una medaglietta che abbia da una parte l'effige di Gesù e del Suo Sacro Cuore e dall'altra quella della Beata Vergine del Carmelo.

L'Abitino si può lavare, ma prima di toglierlo dal collo è bene sostituirlo con un altro o con una medaglietta, in modo che non si resti mai privi di esso.

Non è necessario che l'Abitino tocchi direttamente il corpo, ma può portarsi sugl'indumenti, purché sia messo al collo.

Chi porta l'Abitino, pur non essendo obbligato, è bene che reciti spesso la giaculatoria: «O Maria Santissima del Carmelo pregale per noi».

Baciando lo Scapolare o la medaglia propria o quello di altra persona si lucra l'indulgenza parziale.

IL PRIVILEGIO SABATINO

Il Privilegio Sabatino, è una seconda Promessa (riguardante lo scapolare del Carmine) che la Madonna fece in una Sua apparizione, ai primi del 1300, al Pontefice Giovanni XXII, al quale, la Vergine comandò di confermare in terra, il Privilegio ottenuto da Lei in Cielo, dal Suo diletto Figlio.

Questo grande Privilegio, offre la possibilità di entrare in Paradiso, il primo sabato dopo la morte. Ciò vuol dire che, coloro che otterranno questo privilegio, staranno in Purgatorio, massimo una settimana, e se avranno la fortuna di morire di sabato, la Madonna li porterà subito in Paradiso.

Non bisogna confondere la Grande Promessa della Madonna con il Privilegio Sabatino. Nella Grande Promessa, fatta a S. Simone Stock, non sono richieste né preghiere né astinenze, ma basta portare con fede e devozione giorno e notte indosso, fino al punto di morte, la divisa carme­litana, che è l'Abitino, per essere aiutati e guidati in vita dalla Madonna e per fare una buona morte, o meglio per non patire il fuoco dell'Inferno.

Per quanto riguarda il Privilegio Sabatino, che riduce ad una settima­na, massimo, la sosta nel Purgatorio, la Madonna chiede che oltre a portare l'Abitino si facciano anche preghiere e alcuni sacrifici in Suo onore.

CONDIZIONI VOLUTE DALLA MADONNA PER OTTENERE IL PRIVILEGIO SABATINO

1) Portare, giorno e notte indosso, l’«Abitino», come per la Prima Grande Promessa.

2) Essere iscritti nei registri di una Confraternita Carmelitana ed essere, quindi, confratelli Carmelitani.

3) Osservare la castità secondo il proprio stato.

4) Recitare ogni giorno le ore canoniche (cioè l'Ufficio Divino o il Piccolo Ufficio della Madonna). Chi non sa recitare queste preghiere, deve osservare i digiuni della S. Chiesa (salvo se non è dispensato per legittima causa) e astenersi dalle carni, nel mercoledì e nel sabato per la Madonna e nel venerdì per Gesù, eccettuato il giorno del S. Natale.

La S. Chiesa, per venire incontro ai fedeli, dà al Sacerdote, che impone l'Abitino, la facoltà di commutare la recita delle ore canoniche e l'astinenza del mercoledì e del sabato in alcune facili preghiere e in un po' di penitenza, a piacimento del sacerdote stesso. Tutte queste pratiche, generalmente vengono commutate nella recita quotidiana del Santo Rosario oppure di 7 Pater, 7 Ave, 7 Gloria e nell'astinenza dalla carne il mercoledì, in onore della Madonna del Carmine.

ALCUNE PRECISAZIONI

Chi non osserva la recita delle suddette preghiere o l'astinenza dalle cami non commette alcun peccato; dopo la morte, potrà entrare anche subito in Paradiso per altri meriti, ma non godrà del Privilegio Sabatino.

La commutazione dell'astinenza dalle carni in altra penitenza si può chiedere a qualunque sacerdote.

ATTO DI CONSACRAZIONE ALLA BEATA VERGINE DEL CARMINE

  O Maria, Madre e decoro del Carmelo, a te con­sacro oggi la mia vita, quale piccolo tributo di gratitu­dine per le grazie che attraverso la tua intercessione ho ricevuto da Dio. Tu guardi con particolare benevolenza coloro che devotamente portano il tuo Scapolare: ti supplico perciò di sostenere la mia fragilità con le tue virtù, d'illuminare con la tua sapienza le tenebre della mia mente, e di ridestare in me la fede, la speranza e la carità, perché possa ogni giorno crescere nell'amore di Dio e nella devozione verso di te. Lo Scapolare richiami su di me lo sguardo tuo materno e la tua protezione nella lotta quotidiana, sì che possa restare fedele al Figlio tuo Gesù e a te, evi­tando il peccato e imitando le tue virtù. Desidero of­frire a Dio, per le tue mani, tutto il bene che mi riu­scirà di compiere con la tua grazia; la tua bontà mi ottenga il perdono dei peccati e una più sicura fedeltà al Signore. O Madre amabilissima, il tuo amore mi ottenga che un giorno sia concesso a me di mutare il tuo Scapolare con l'eterna veste nuziale e di abitare con te e con i Santi del Carmelo nel regno beato del Figlio tuo che vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen.

PREGHIERA ALLA MADONNA DEL CARMINE PER LE ANIME DEL PURGATORIO

Ricordati, o pietosissima Vergine Maria, gloria del Libano, onore del Carmelo, della consolante promessa che saresti discesa a liberare dalle pene de Purgatorio le Anime dei tuoi devoti. Incoraggiati da questa tua promessa, Ti supplichiamo, Vergine Consolatrice, di aiutare le care Anime, del Purgatorio, e specialmente… O Madre dolce e pietosa, rivolgi al Dio di amore e di misericordia con tutta la potenza della tua mediazione: offri il Sangue prezioso del tuo santissimo Figlio insieme ai tuoi meriti ed alle tue sofferenze: avvalora le nostre preghiere e quelle della Chiesa tutta, e libera le Anime del Purgatorio. Amen. 3 Ave, 3 Gloria. 

LODE ALLA MADONNA DEL CARMELO

L'abitino che io porto

è sicuro mio conforto,

e lo stimo mio tesoro più d'argento, gemme e oro.

Da Voi spero, Gran Signora, ciò che voi diceste allora

a Simone Vostro amato, dando l'abito sacrato.

Prometteste, certamente,

a chi il porta piamente,

esentar da cruda sorte ed in vita e dopo morte.

Ed il sabato che viene, esentarlo dalle pene

col sovrano Vostro zelo e condurlo poi nel Cielo.

Orsù dunque, Verginella,

Madre, Sposa, tutta bella, me infelice liberate d'ogni male e consolate.

Aiutatemi nei guai mentre afflitto sono assai,

specialmente, allora, quando il mio fiato sta spirando.

Allora sì datemi aiuto,

d'impetrar l'eterna vita, e sfuggire in tutti i modi di Lucifero le frodi.

Fate allora che io gioiendo e con gli Angeli godendo, canti dolce melodia,

Viva, viva del Carmine Maria. Salve Regina

Chi può, diffonda questo foglio tramite fotocopie.

TESTIMONIANZA SULLA POTENZA DELLO SCAPOLARE

Sulla Piazza di Jlfurt in Alsazia (Francia) vi è una Statua monumentale in bronzo dell'Immacolata, con questa iscrizione:

«In memoria della liberazione dei due ossessi - Teobaldo e Giuseppe Burner - ottenuta per l'inter­cessione della B.V. M. Immacolata - Anno del Signore 1869».

Questi due fratelli furono invasi dal demonio per circa quattro anni (1864-69; curati inutilmente e visitati da molti Medici e specialisti, quando varie volte finalmente furono esorcizzati dal Parroco Brey e da tre Sacerdoti e Religiosi, incaricati dalla Curia di Strasburgo. Molte volte furono presenti, oltre ai genitori e parenti, anche il Sindaco del luogo Tresch e persone importanti, tra cui il Deputato Sig Ignazio Spies.

Teobaldo morì poi il 3-4-1871, all'età di 16 anni. Giuseppe morì più tardi - 1882 - a 25 anni.

Molti fatti diabolici sono pure registrati nel Vangelo e in molte Vite di Santi.

Quindi non è fantasia: il demonio esiste, come l'Inferno!!!

I due ossessi erano soggetti a fenomeni straordinari, per es.:

- Torcere il collo o le gambe all'indietro, in modo straziante.

- Arrampicarsi sugli alberi, fino a tenui rami, che non si rompevano.

- Vomitare fuoco, schiuma, piume che appestavano la casa.

- Parlavano tutte le lingue e dialetti.

- Svelavano colpe segrete o delitti di persone presenti, che fuggivano.

- Quando i visitatori si erano prima Confessati, i ragazzi ossessi (per opera del demonio) dicevano: Prima siete stati nel porcile (la Chiesa) a togliere lo sterco dalle vostre coscienze!

- Al contrario quando si presentavano coloro che vivevano male o in peccato, dicevano: Oh! ecco uno dei nostri!... Che brava gente! Dovrebbero essere tutti così!... Risparmiano fatica al nostro padrone, e 'gli guadagnano molte anime. - ecc...

- Quando la camera o altre cose, a loro insaputa, venivano benedette con l'Acqua santa, dicevano: l'hanno spalmata col lordume!...

Bestemmiavano Dio, Gesù, l'Eucarestia, La Chiesa, i Santi... e mai la Madonna.

Fu loro chiesto: Perché bestemmiate Tutti... e mai la Madonna?

- Perché la Marionetta (Gesù) sulla Croce ce lo ha proibito!

Che pensate dell'Immacolata Concezione?

- Vattene alla malora con la tua Grande Signora!

Gli si mise addosso l'Abitino della Madonna del Carmine a Teobaldo, senza che se ne accorgesse.

Ma tosto egli gridò: toglimi questo strazio! Mi brucia...!

- Non è uno straccio - si rispose - e te lo toglierò solo quando tu mi dirai cos'è.

L'Abitino della Grande Signora!

Un'altra persona chiede a Giuseppe: Che cosa odiate di più nei Cristiani?

- ... La Devozione alla Grande Signora!... - fu risposto. Capite? Oh! Come dobbiamo essere grati alla Mamma del Cielo, che ci vuol vestire del Suo Santo Abitino: lo Scapolare!!!  

La Medaglia Miracolosa

Apparizione della Madonna a Rue du Bac

 Nella notte tra il 18 ed il 19 luglio 1830 

La Madonna a Santa Caterina Labourè presso la Rue du Bac a Parigi (Francia - 1830):
Allora si fece sentire una voce che mi disse: "Fate coniare una medaglia su questo modello; tutte le persone che la porteranno, riceveranno grandi grazie specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia... ".

Riguardo i raggi che provengono dalle mani di Maria, la Vergine stessa rispose:

"Sono il simbolo delle Grazie che io spargo sulle persone che me le domandano".

Pertanto è bene portare la medaglia e pregare la Madonna, chiedendo grazie soprattutto spirituali!

A Medjugorje la Regina della Pace ha nominato la medaglia miracolosa in un messaggio dato a Marija presso la Croce blu il 27 Novembre del 1989.

La Vergine Maria le disse: "Desidero che in questi giorni preghiate in modo particolare per la salvezza delle anime. Oggi è il giorno della Medaglia Miracolosa e desidero che preghiate in particolare per la salvezza di tutti coloro che portano la Medaglia. Desidero che la diffondiate e la portiate perché si salvi un gran numero di anime, ma in particolare desidero che preghiate".

Portiamo la medaglia della Vergine, meglio se al collo, come sigillo e segno di umile e fiducioso affidamento a Lei (Mediatrice di tutte le grazie) che ci permetterà di consacrarci meglio a Cristo per mezzo di Maria. Un'ultima cosa molto importante: preghiamoLa con fede, se non preghiamo non chiediamo, e se non chiediamo non possiamo ricevere le grazie (materiali e spirituali, quest'ultime sono le più importanti). Chiediamo non tanto le grazie materiali, ma la salvezza delle anime, compresa la nostra. Non sottovalutiamo questo aspetto importantissimo. Al resto ci penserà Maria con Suo Figlio Gesù!

NOVENA ALLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

Iniziare la novena giornaliera con :

1 Segno della croce

2 Atto di contrizione : Mio buon Gesù che per me sei morto sulla croce,abbi pietà di me,perdona i miei peccati e dammi la grazia di non peccare mai più.

3 Lettura del giorno

4 Supplica alla Madonna


Novena n°1:

NOVENA DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA: preghiera da ripetersi nei nove giorni precedenti la ricorrenza della Medaglia del 27 novembre (esattamente dal 18 al 26 novembre)
O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, che, mossa a piet àdalle nostre miserie scendesti dal cielo per mostrarci quanta parte prendi alle nostre pene e quanto ti adoperi per stornare da noi i castighi di Dio e ottenerci le Sue grazie, muoviti a pietà della presente nostra necessità; consola la nostra afflizione e concedici la grazie che ti domandiamo. Salve Regina; O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te!
O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa che quale rimedio a tanti mali materiali e spirituali che ci affliggono, ci hai portato la tua Medaglia affinch éfosse difesa delle anime, medicina dei corpi e conforto di tutti i miseri, ecco che noi la stringiamo riconoscenti sul nostro cuore e ti domandiamo per essa di esaudire la nostra preghiera. Salve Regina; O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te!
O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, tu hai promesso che grandi sarebbero state le grazie per i devoti della tua Medaglia che ti avessero invocata con la giaculatoria da te insegnata; ecco, o Madre, noi pieni di fiducia nella tua parola, ricorriamo a te e ti domandiamo, per la tua Immacolata Concezione, le grazie di cui abbiamo bisogno. Salve Regina; O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te!

Novena n°2 (una riflessione per ognuno dei 9 giorni):

NOVENA DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

(Segno della Croce) Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Confiteor O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi (3 volte)

Primo giorno: prima apparizione della Madonna Contempliamo l'Immacolata Vergine nella sua prima apparizione a Caterina Labouré. Guidata dal suo Angelo custode, la pia novizia viene presentata all'Immacolata. Consideriamo la sua ineffabile gioia. Anche noi saremo felici come lei, se opereremo con ardore per la nostra santificazione; godremo le delizie del Paradiso, se rinunceremo ai piaceri terreni. Ave Maria (3 volte) O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi (dopo ogni Ave)
Secondo giorno: le lacrime di Maria
Contempliamo la Madonna che piange sulle calamità che si abbatteranno sul mondo, pensando che il Cuore del suo Figlio viene offeso, la Croce schernita e i suoi figli prediletti perseguitati. Confidiamo nella Vergine compassionevole, e partecipiamo anche noi ai frutti delle sue lacrime. Ave Maria (3 volte)
O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi (dopo ogni Ave)
Terzo giorno: la protezione di Maria
Contempliamo la nostra Madre Immacolata che dice a Santa Caterina: "Io sarò sempre con voi senza perdervi mai di vista e vi concederò abbondanti grazie". O Vergine Immacolata, siate sempre mio scudo e difesa in tutte le necessità. Ave Maria (3 volte)
O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi (dopo ogni Ave)
Quarto giorno: seconda apparizione
Il 27 novembre 1830, mentre santa Caterina era in preghiera, le apparve la splendente Vergine Maria, nell'atto di schiacciare la testa dell'infernale Serpente. In questa apparizione si vede il suo immenso desiderio di proteggerci sempre dal nemico della nostra salvezza. Invochiamo dunque la nostra Immacolata Madre con fiducia e amore! Ave Maria (3 volte)
O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi (dopo ogni Ave)
Quinto giorno: le mani di Maria
Contempliamo oggi le mani della Madonna mentre diffondono raggi splendenti. "Questi raggi -disse Ella- sono simbolo delle grazie che diffondo su tutti coloro che me le chiedono e su coloro che portano con fede la mia Medaglia". Non dissipiamo tante grazie! Chiediamole con fervore, umiltà e perseveranza, e l'Immacolata ce le otterrà. Ave Maria (3 volte)
O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi (dopo ogni Ave)
Sesto giorno: terza apparizione
Contempliamo Maria che appare a santa Caterina, piena di bontà, raggiante di luce, circondata da stelle, mentre comanda di coniare una Medaglia e promette molte grazie a tutti coloro che la porteranno con fede e amore. Osserviamo con fervore questa santa Medaglia e, come uno scudo, essa ci proteggerà nei pericoli. Ave Maria (3 volte) O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi (dopo ogni Ave)
Settimo giorno della Novena (e primo del Triduo)
O miracolosa Vergine ed eccelsa Regina, o Immacolata Signora, siate la mia avvocata, il mio rifugio e asilo terreno, la mia fortezza e difesa in vita e in morte, la mia consolazione e gloria in Cielo. Ave Maria (3 volte)
O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi (dopo ogni Ave)
Ottavo giorno della Novena (e secondo del Triduo)
O Immacolata Vergine della Medaglia, fate che questi raggi luminosi diffusi dalle vostre verginali mani illuminino la mia mente per meglio conoscere il Bene e incendino il mio cuore con vivi sentimenti di fede, di speranza e di carità. Ave Maria (3 volte)
O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi (dopo ogni Ave)
Nono giorno della Novena (e terzo del Triduo)
O Madre Immacolata, fate la Croce della vostra Medaglia brilli sempre davanti ai miei occhi, addolcisca le pene della vita presente e mi guidi a quella eterna. Ave Maria (3 volte)
O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi (dopo ogni Ave)
Preghiera finale
O Beatissima Vergine, credo e confesso la vostra santa e immacolata Concezione, pura e senza macchia. O Purissima Vergine Maria, per questa immacolata Concezione e per la gloriosa prerogativa di Madre di Dio, ottenetemi dal vostro amato Figlio l'umiltà, la carità, l'obbedienza, la castità, la santa purezza di corpo, di cuore e di spirito, la perseveranza nella pratica del bene, una santa vita e una buona morte, e anche questa grazia che chiedo con piena fiducia.   Amen

SUPPLICA ALLA MADONNA DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

Da recitarsi alle 17 del 27 novembre, festa della Medaglia Miracolosa, in ogni 27 del mese e in ogni urgente necessità.

O Vergine Immacolata, noi sappiamo che sempre ed ovunque sei disposta ad esaudire le preghiere dei tuoi figli esuli in questa valle di pianto, ma sappiamo pure che vi sono giorni ed ore in cui ti compiaci di spargere più abbondantemente i tesori delle tue grazie. Ebbene, o Maria, eccoci qui prostrati davanti a te, proprio in quello stesso giorno ed ora benedetta, da te prescelta per la manifestazione della tua Medaglia.
Noi veniamo a te, ripieni di immensa gratitudine ed illimitata fiducia, in quest'ora a te sì cara, per ringraziarti del gran dono che ci hai fatto dandoci la tua immagine, affinché fosse per noi attestato d'affetto e pegno di protezione. Noi dunque ti promettiamo che, secondo il tuo desiderio, la santa Medaglia sarà il segno della tua presenza presso di noi, sarà il nostro libro su cui impareremo a conoscere, seguendo il tuo consiglio, quanto ci hai amato e ciò che noi dobbiamo fare, perché non siano inutili tanti sacrifici tuoi e del tuo divin Figlio. Sì, il tuo Cuore trafitto, rappresentato sulla Medaglia, poggerà sempre sul nostro e lo farà palpitare all'unisono col tuo. Lo accenderà d'amore per Gesù e lo fortificherà per portar ogni giorno la propria croce dietro a Lui. Questa è l'ora tua, o Maria, l'ora della tua bontà inesauribile, della tua misericordia trionfante, l'ora in cui facesti sgorgare per mezzo della tua Medaglia, quel torrente di grazie e di prodigi che inondò la terra. Fai, o Madre, che quest'ora, che ti ricorda la dolce commozione del tuo Cuore, la quale ti spinse a venirci a visitare e a portarci il rimedio di tanti mali, fai che quest'ora sia anche l'ora nostra: l'ora della nostra sincera conversione, e l'ora del pieno esaudimento dei nostri voti.
Tu che hai promesso, proprio in quest'ora fortunata, che grandi sarebbero state le grazie per chi le avesse domandate con fiducia: volgi benigna i tuoi sguardi alle nostre suppliche. Noi confessiamo di non meritare le tue grazie, ma a chi ricorreremo, o Maria, se non a te, che sei la Madre nostra, nelle cui mani Dio ha posto tutte le sue grazie? Abbi dunque pietà di noi.
Te lo domandiamo per la tua Immacolata Concezione e per l'amore che ti spinse a darci la tua preziosa Medaglia. O Consolatrice degli afflitti, che già ti inteneristi sulle nostre miserie, guarda ai mali da cui siamo oppressi. Fai che la tua Medaglia sparga su di noi e su tutti i nostri cari i tuoi raggi benefici: guarisca i nostri ammalati, dia la pace alle nostre famiglie, ci scampi da ogni pericolo. Porti la tua Medaglia conforto a chi soffre, consolazione a chi piange, luce e forza a tutti.
Ma specialmente permetti, o Maria, che in quest'ora solenne ti domandiamo la conversione dei peccatori, particolarmente di quelli, che sono a noi più cari. Ricordati che anch'essi sono tuoi figli, che per essi hai sofferto, pregato e pianto. Salvali, o Rifugio dei peccatori, affinché dopo di averti tutti amata, invocata e servita sulla terra, possiamo venirti a ringraziare e lodare eternamente in Cielo. Cosi sia.  Salve Regina

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