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P a c e   e   S e r e n i t à

a   te

L e t t o r e


Prima di addentrarti nei vari argomenti offerti dal mio Sito, che riguardano i valori essenziali dell’Etica, della Fede e della Tradizione Cristiana, desidero proporti degli argomenti di fondamentale importanza:   Il Progetto Mariano, oggi più che mai attuale e necessario, per un adeguato cammino di santità e per la salvezza del Popolo di Dio;Cos'è la Creazione?;La Presenza di Dio; il Mistero della Creazione e la SS Trinità.  

 

Grazie e Buona Riflessione

 

 

​"Parentesi iniziale LA MEDITAZIONE DELLA MORTE"

  1.     Ben presto la morte sarà qui, presso di te. Considera, del resto, la tua condizione: l'uomo oggi c'è e domani è scomparso; e quando è sottratto alla vista, rapidamente esce anche dalla memoria. Quanto grandi sono la stoltezza e la durezza di cuore dell'uomo: egli pensa soltanto alle cose di oggi e non piuttosto alle cose future. In ogni azione, in ogni pensiero, dovresti comportarti come se tu dovessi morire oggi stesso; ché, se avrai retta la coscienza, non avrai molta paura di morire. Sarebbe meglio star lontano dal peccato che sfuggire alla morte. Se oggi non sei preparato a morire, come lo sarai domani? Il domani è una cosa non sicura: che ne sai tu se avrai un domani? A che giova vivere a lungo, se correggiamo così poco noi stessi? Purtroppo, non sempre una vita lunga corregge i difetti; anzi spesso accresce maggiormente le colpe. Magari potessimo passare santamente anche una sola giornata in questo mondo. Molti fanno il conto degli anni trascorsi dalla loro conversione a Dio; ma scarso è sovente il frutto della loro emendazione. Certamente morire è cosa che mette paura; ma forse è più pericoloso vivere a lungo. Beato colui che ha sempre dinanzi agli occhi l'ora della sua morte ed è pronto ogni giorno a morire. Se qualche volta hai visto uno morire, pensa che anche tu dovrai passare per la stessa strada. La mattina, fa conto di non arrivare alla sera; e quando poi si farà sera non osare sperare nel domani. Sii dunque sempre pronto; e vivi in tal modo che, in qualunque momento, la morte non ti trovi impreparato.  

  2.     Sono molti coloro che muoiono in un istante, all'improvviso; giacché "il Figlio dell'uomo verrà nell'ora in cui non si pensa che possa venire" (Mt 24,44; Lc 12,40). Quando sarà giunto quel momento estremo, comincerai a giudicare ben diversamente tutta la tua vita passata, e molto ti dorrai di esser stato tanto negligente e tanto fiacco. Quanto é saggio e prudente l'uomo che, durante la vita, si sforza di essere quale desidera esser trovato al momento della morte! Ora, una piena fiducia di morire santamente la daranno il completo disprezzo del mondo, l'ardente desiderio di progredire nelle virtù, l'amore del sacrificio, il fervore nella penitenza, la rinuncia a se stesso e il saper sopportare ogni avversità per amore di Cristo. Mentre sei in buona salute, molto puoi lavorare nel bene; non so, invece, che cosa potrai fare quando sarai ammalato. Giacché sono pochi quelli che, per il fatto di essere malati, diventano più buoni; così come sono pochi quelli che, per il fatto di andare frequentemente in pellegrinaggio, diventano più santi. Non credere di poter rimandare a un tempo futuro la tua salvezza, facendo affidamento sui suffragi degli amici e dei parenti; tutti costoro ti dimenticheranno più presto di quanto tu non creda. Perciò, più che sperare nell'aiuto di altri, è bene provvedere ora, fin che si è in tempo, mettendo avanti un po' di bene. Ché, se non ti prendi cura di te stesso ora, chi poi si prenderà cura di te? Questo è il tempo veramente prezioso; sono questi i giorni della salvezza; è questo il tempo che il Signore gradisce (2Cor 6,2). Purtroppo, invece, questo tempo tu non lo spendi utilmente in cose meritorie per la vita eterna. Verrà il momento nel quale chiederai almeno un giorno o un'ora per emendarti; e non so se l'otterrai. Ecco, dunque, mio caro, di quale pericolo ti potrai liberare, a quale pericolo ti potrai sottrarre, se sarai stato sempre nel timore di Dio, in vista della morte. Procura di vivere ora in modo tale che, nell'ora della morte, tu possa avere letizia, anziché paura; impara a morire al mondo, affinché tu cominci allora a vivere con Cristo; impara ora a disprezzare ogni cosa, affinché tu possa allora andare liberamente a Cristo; mortifica ora il tuo corpo con la penitenza, affinché tu passa allora essere pieno di fiducia.  

  3.     Stolto, perché vai pensando di vivere a lungo, mentre non sei sicuro di avere neppure una giornata? Quante persone sono state ingannate, inaspettatamente tolte a questa vita! Quante volte hai sentito dire che uno è morto di ferite e un altro è annegato; che uno, cadendo dall'alto, si è rotto la testa; che uno si è soffocato mentre mangiava e un altro è morto mentre stava giocando? Chi muore per fuoco, chi per spada; chi per una pestilenza, chi per un assalto dei predoni. Insomma, comunque destino è la morte; e passa rapidamente come un'ombra la vita umana. Chi si ricorderà di te, dopo che sarai scomparso, e chi pregherà per te? Fai, o mio caro, fai ora tutto quello che sei in grado di fare, perché non conosci il giorno della tua morte; né sai che cosa sarà di te dopo. Accumula, ora, ricchezze eterne, mentre sei in tempo. Non pensare a nient'altro che alla tua salvezza; preoccupati soltanto delle cose di Dio. Fatti ora degli amici, venerando i santi di Dio e imitando le loro azioni, "affinché ti ricevano nei luoghi eterni, quando avrai lasciato questa vita" (Lc 16,9). Mantienti, su questa terra, come uno che è di passaggio; come un ospite, che non ha a che fare con le faccende di questo mondo. Mantieni libero il tuo cuore, e rivolto al cielo, perché non hai stabile dimora quaggiù (Eb 13,14). Al cielo rivolgi continue preghiere e sospiri e lacrime, affinché, dopo la morte, la tua anima sia degna di passare felicemente al Signore. Amen.

 

 

LA CONSACRAZIONE

AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA.

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La Madre di Dio invita i Suoi figli a Pregare il Santo Rosario e a consacrarsi a Lei.

Solo l’Amore per la Santissima Vergine Maria, la Madre di Cristo Gesù e Madre Nostra Celeste, ci potrà proteggere da ogni ‘insidia’ e condurci alla Salvezza Eterna.

Cristo, mediante la Preghiera del Padre Nostro, insegnò agli uomini ad implorare la Volontà di Dio sulla Terra.

Per evitare il Supremo Giudizio finale, per ricevere l’Aiuto Divino e meritare il Gaudio della Vita Eterna, occorre rispettare i Comandamenti, accostarsi con zelo ai Sacramenti (pentiti e confessati -Sacramento della Penitenza e della Santa Eucaristia-) e saper accettare la Volontà dell'Eterno Padre, per ricevere la Misericordia infinita di Dio, l'Onnipotente Creatore.
 

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Molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti.


PREGHIAMO AFFINCHÉ GLI UOMINI CREDANO E CORREGGANO LA LORO CONDOTTA... (abbandonando l’orgoglio e la presunzione, riconoscendo che Dio non è morto, ma che Egli è più che mai Vivo, anche se amareggiato o, forse, anche in collera, perché il Suo popolo si è rivoltato contro di Lui, adorando gli ‘idoli’).
 

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Il Regno dei Cieli è aperto a tutti, ma,

come accade per la rete gettata nel mare,

una cernita finale è inevitabile.

S’è indurito infatti il cuore di questo popolo:

sono diventati duri di orecchi;

e hanno serrato gli occhi

in modo da non vedere con gli occhi,

non sentire con le orecchie,

non comprendere con il cuore

e convertirsi,

e allora li avrei guariti.

(Mt 13,15-53)

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Liberiamoci, quindi, dalla moda degli ‘idoli’, dalla vita comoda, dal benessere e dal divertimento incondizionato; adottiamo l’umiltà, la povertà di spirito. Accettiamo la via della Croce, seguendo la Beata Vergine Maria, Che sarà la nostra Guida sicura, come progettato da di Dio, sin dall'inizio della Creazione.

Solo così cadrà il ‘velo’ dagli occhi e sarà tolto il torpore dalla mente. Una coscienza libera saprà riconoscere la bellezza della natura, la grandezza e l'estensione del Regno di Dio; ad essa sarà rivelato il ruolo che gli compete ed il posto che occupa nel Suo Regno.

Cristo Gesù, Nostro Re e Redentore, ha permesso a Sua Madre, la Santissima Vergine Maria, di essere lo Strumento con cui il Suo popolo può contribuire al compimento del Suo Regno.

Prendiamo con fiducia la Sua mano e Lei, per la via migliore, ci condurrà a Cristo e all'Eternità di Dio.

Preghiamo il Santo Rosario e, come suggeriva il Beato Bartolo Longo, non deponiamolo finché non saremo liberi e puri per essere degni figli di Dio.

Nessuno potrà rubarci o distruggere il tesoro della nostra anima, che avremo costruito con la perseverante Preghiera e con l’alimento della Fede.

Se preghiamo il Santo Rosario, otterremo la serenità e, cancellando i cattivi pensieri, riceveremo il  meritato aiuto, per ottenere le Grazie Divine.

Se molte persone pregano sufficienti Rosari, milioni di cattivi pensieri possono essere cancellati, così la bilancia della nostra vita può essere spostata dal male al bene.

Una grande comunità o nazione, così trasformata, può salvare il mondo intero.

Molti si sono già attivati in questo cammino, ma i Rosari sono tenuti in mani malferme; le parole delle preghiere sono mormorate timorose ed espresse quasi meccanicamente; le meditazioni sono monotone, fatte senza preparazione e da menti improvvisate ed inesperte.

Occorre approfondire con zelo il cammino spirituale, con una adeguata preparazione alla Preghiera, quella del cuore, oltre che della mente. Sarà così che il Rosario riuscirà a scorrere tra le dita in maniera devota e sublime, magnificata dalla Presenza della Santissima Madre Celeste, Che potenzierà la nostra Preghiera, per farla salire fermamente al Cielo e far ricevere le Grazie da Dio.

 

I'obiettivo è anche quello di adoperarci per dare ai nostri discendenti una eredità spirituale, per far fronte alle ultime battaglie con cui Lucifero fragellerà il Mondo e l’intera umanità, in cui regna e domina l’arrivismo, il potere ed il successo materiale.

 

Per questo la Madre Celeste esorta tutti, i singoli cuori, le famiglie e le comunità, a ritornare a Dio attraverso la Preghiera ed il Santo Rosario.

Gli uomini non possono capire come avviene e cosa produce l’effetto della Preghiera, poiché sono incapaci di comprendere la Mente ed il Mistero di Dio.

La Beata Vergine Maria è la porta stretta, perché attraverso Lei venne al mondo Gesù e, attraverso Lei, tutti devono arrivare a Gesù. Una volta attraversata questa porta stretta, si incontrerà la vera via che è Cristo, vera Luce, Verità e Vita.

La Madre di Dio ci tende le Sue braccia. Lasciamo che Lei prenda il nostro cuore e lo deponga ai piedi del Suo Divin Figlio Gesù. Ella aspetta la nostra risposta.

 

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Missione telematica

nel Mondo

 

CERCATE IL REGNO DI DIO,

IL RESTO VI SARA' DATO IN PIU'.

ANDATE PER TUTTO IL MONDO

E PREDICATE IL VANGELO

AD OGNI CREATURA.

(Mc 16, 15)

« Se qualcuno vuol venire dietro a Me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e Mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa Mia e del Vangelo, la salverà. Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il Mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita? Chi si vergognerà di Me e delle Mie Parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’Uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella Gloria del Padre Suo con gli Angeli Santi ». (Mc 8,34-9,1)

Il comando di Nostro Signore è stato ed è: «Andate dunque in tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato (Mt. 28, 19-20)». «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato (Mc. 16, 16)».

«È venuto ormai il tempo, e il Vaticano II ne ha inaugurato appunto la stagione, di un dialogo aperto e senza preconcetti che riapra le porte per un serio e fecondo incontro.». “Dialogo” che dovrebbe superare l’«incomunicabilità» che «lungo i secoli della modernità» si è venuta a determinare «tra la Chiesa e la cultura d’ispirazione cristiana, da una parte, e la cultura moderna d’impronta illuminista, dall’altra». “Dialogo”, dunque, che dovrebbe avere per oggetto «la realtà… della Fede, che si richiama alla predicazione e alla Figura di Gesù».

«Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato. … Se non avessi fatto in mezzo a loro opere, che nessun altro mai ha fatto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre Mio (Gv. 15, 22 e 24).»

«Dice infatti la Scrittura: “Chiunque crede in Lui non sarà deluso”. Poiché non c'è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che Lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che l'invocano. Infatti: “Chiunque invocherà il Nome del Signore sarà salvato”. Ora, come potranno invocarLo senza aver prima creduto in Lui? (Rm. 10, 11-14)»; …

Alla luce dell’ortodossìa teologica, molte attuali accondiscendenze catechistiche, ecclesiastiche e liturgiche appaiono in netto contrasto con la Dottrina Eterna della Chiesa Universale.

Il Magistero della Chiesa Cattolica, fondata da Gesù Cristo, segue il Vangelo Storico per elargire, attraverso i Sacramenti, le Grazie Santificanti, indispensabili per la Salvezza di tutto il Popolo di Dio.

 

"Io sono la Luce del Mondo;

chi segue Me,

non camminerà nelle tenebre,

ma avrà la Luce della Vita"

(Gv 8,12)


Purtroppo, anche se

"la Luce splende nelle tenebre,

le tenebre non l'hanno accolta"!


(cfr.: Gv 1,5)

Veni, Sancte Spiritus !

“Gli uomini non sono puniti per le loro colpe, ma dalle loro colpe” (E. Hubbard).

"La cosa più importante della vita non è tanto dove stiamo, ma in quale direzione stiamo andando" (Oliver Holmes).


”Verrà una Donna tutta splendente, tutta piena di Paradiso e dal Suo grembo purissimo spunterà, come Germoglio, il Salvatore”.

“Verrà Mio Figlio tra voi, verrà per voi. AccoglieteLo, amateLo, ascoltateLo. In Lui e grazie a Lui, sarete perdonati”.

Egli, nella pienezza dei tempi, si è fatto Uomo, si è fatto Maestro di Verità e di Vita, si è fatto Redentore e, compiuta la Sua Missione, ha riaperto il Cielo entrando nella Gloria, assicurandoci e dicendoci che: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del Mondo”(Mt 28,20).

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Dagli Atti degli Apostoli leggiamo il racconto dell'incontro che Paolo fece con Gesù: «Saulo frattanto, sempre fremente minaccia di strage contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati. E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una Luce dal Cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?". Rispose: "Chi sei, o Signore?". E la voce: "Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare". Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda» (At 9,1-9).

Gesù rivela che il male fatto ai cristiani viene compiuto contro Lui: "… perché mi perseguiti?".

L'uomo di oggi è come Paolo caduto da cavallo, non vede nulla se non una realtà colorata secondo le proprie inclinazioni o corruzioni.

Chi è presuntuoso e troppo sicuro di sé cade da cavallo… rimane accecato se non cerca Gesù e non chiede la guarigione.

 

Accogliamo l'appassionato invito

di San Paolo Apostolo:


“VI SUPPLICHIAMO

IN NOME DI CRISTO:

LASCIATEVI TUTTI

RICONCILIARE CON DIO.”

(2 Cor 5,20)
 

Gloria al Padre

e al Figlio

e allo Spirito Santo

 

 

 

 Un tempo

quasi tutti i Cristiani

erano Missionari,

oggi

sembra che solo i Missionari

siano Cristiani.

 

Oggi molti sono in cerca della Fede, che non poggia più su stanche formule ripetitive di contenuti, di celebrazioni, di incontri teologici, ma su la forza della convincente testimonianza della Verità, che produce le vere ragioni del credere.

Paolo VI affermava che il mondo di oggi non ascolta più volentieri i maestri, ma ascolta i testimoni e, se ascolta i maestri, è perché essi sono testimoni (Evangelii nuntiandi, 41).

Per questo oggi il mondo ha fame di testimoni, ne sente un bisogno vitale, poiché ricerca coerenza, lealtà e giustizia.

La sfida, pertanto, è quella di poter coniugare con intelligenza le ragioni del cuore, sostenute con la convincente credibilità della propria vita, evidenziando il valore della personale testimonianza, vissuta con coerente Fede.

La forza della Fede è la gioia di aver incontrato la Persona viva di Gesù Cristo, Che cambia e trasforma la nostra vita.

Occorre, quindi, uscire dal torpore della pigrizia e dell’abitudine, per armarsi di coraggio, per risvegliare la forza della Fede, affinché si propaghi nel mondo il Messaggio di Cristo.

La Fede è necessaria, è la cosa più preziosa della vita, è la risposta alla Parola di Dio,  è la Salvezza dell’uomo.

La Fede è il principio della vita, è la fonte della serenità, è il dono della pace, poiché in Essa si nasconde il conforto della Vitalità Divina.

La Fede è Luce. La Fede è Verità. La Fede è Vita.


La Fede si alimenta con la Preghiera.

La difficoltà sta nel cominciare a pregare. Più il cuore e la mente si apre alla volontà di pregare e più si riceve la pace, la serenità interiore e la Luce Divina.

Sii felice di pregare… cerca di pregare e sforzati di pregare spesso, nel corso della tua giornata. La Preghiera allarga il cuore, fino a renderlo capace di contenere il Dono di Dio.

E’ con la Preghiera che si ottiene la forza per superare ogni debolezza umana, per vincere le insidie del maligno, per superare tutte le altre avversità.

Le Preghiera non è solamente il respiro dell’anima, ma è anche l’oasi di pace in cui possiamo attingere l’acqua che alimenta la nostra vita spirituale e che trasforma la nostra esistenza. E’ così che Dio ci attira verso di Sé, ci fa salire il Monte della Santità, affinché siamo sempre più vicini a Lui, offrendoci lungo il cammino luci e consolazioni (cfr 2 Cor 12, 1).


Come pregare?

Una domanda che molti si pongono e che quando  fu posta a Madre Teresa di Calcutta lei così rispose:

Pregando! Se pregate di più, pregherete sempre meglio.

Pregare non è chiedere. Pregare è mettersi nelle Mani di Dio, accettare la Sua Santa Volontà, mettersi a Sua disposizione ed ascoltare la Sua Voce in fondo al cuore.

Pregare con generosità non basta: occorre pregare con devozione, con fervore e pietà religiosa.

Bisogna pregare con perseveranza e con vero amore.

Quando pregate, è a Lui che voi parlate: fatelo con infinito rispetto e fiducia.

Le nostre preghiere, che passano soprattutto attraverso la bocca, dovrebbero essere parole ardenti di fuoco, sgorgate dalla fornace di un cuore che deborda di Amore.

Per pregare, aiutatevi con tutti i vostri sensi. Non distraetevi, cercate il silenzio. Fate attenzione soprattutto al modo con cui vi inginocchiate, a come tenete le mani giunte o quando passate innanzi al Santo Tabernacolo.

Prendete dell’Acqua Santa ed utilizzate Immagini Sacre per elevare il vostro spirito verso Dio. Se pregate, avrete un cuore puro, avrete Dio in voi e allora vi amerete gli uni gli altri. (Agnese Gonxha Bojaxhiu).

E’ così che Madre Teresa insegnava a pregare, poiché per lei non vi è supplica o devozione a Dio se non si attua con umiltà, prima interiormente e poi esteriormente, il senso della viva Fede, non confidando nella propria persona, ma attendendo tutto dalla Santa Volontà del Padre Celeste. Se non si prega con le mani giunte e non si accoglie il prossimo con il gesto puro delle mani giunte, con l’abbraccio delle mani giunte (ndr. che è l’abbraccio più casto e puro tra tutti), non possiamo diventare santi, non possiamo diventare persone autentiche, realizzate cristianamente, per appagare la sete d’infinito che esiste in noi, per intraprendere la giusta strada che conduce al Divino Maestro.

 

<<Solo una fiamma

può accendere un’altra fiamma>>.

Con lo stesso Fuoco con cui Gesù Cristo ha acceso nei cuori dei Cristiani la scintilla della Fede, così essi devono accenderla nel cuore degli altri, testimoniandola con il loro esempio, con la loro azione, con il loro zelo.

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LA FEDE:A CHE COSA SERVE?

Abituati come siamo a giudicare le cose sotto l’aspetto della loro utilità, ci domandiamo: a cosa serve la Fede? Quali vantaggi mi può portare? Non è, piuttosto, un ostacolo, una sorgente di dubbi e di scrupoli, una perdita di tempo? Oppure è qualcosa di più?


Invitiamo il lettore a cogliere, da questa breve sintesi, gli spunti per approfondire gli argomenti che riguardano la Fede, consultando alla fine il libro indicato sotto, sfogliandolo, leggendolo o scaricandolo online.

L’uomo, oggi, concentra la sua attenzione solo sul benessere terreno, derivante dai beni materiali, che minano e trasfigurano la natura dell’uomo, con il dilagante materialismo, l’egoistica ambizione del potere, l’avidità di guadagno, il diabolico orgoglio.

Rimanendo legato alla sua effimera esistenza, l’uomo non sa più riconoscere che  la sua vita, per quanto longeva, è sempre un tempo ridotto in confronto all’eternità!

Egli è talmente assorbito dalla routine giornaliera e da un diffuso materialismo, che non va al di là della logica e della ragione, in termini di spazio e di tempo, tanto da non saper alimentare la ‘scintilla divina’ che lo spinge all’elevazione, come l’albero che, per sua natura, adempie al compito di innalzarsi verso il cielo.

Se non fosse accecato dall’orgoglio umano, dovrebbe almeno ammettere che egli, proprio per la sua limitata condizione terrena, appartiene ad un altro Mondo, ad un altro Universo, dove sarà inevitabilmente trasportato, che va al di là di ogni immaginabile confine, in una dimensione divina, che conduce eternamente a Dio.

L’uomo contemporaneo, quando la sua fede non è essenziale, scintillante, ma vaga ed opaca, la considera un po’ come sottofondo, utile solo per scongiurare il terrore del nulla dopo la morte che aspetta dietro l’angolo. Questo è già un concetto che capovolge l’ordine dovuto alle cose, quindi concetto satanico, poiché la Verità sta esattamente all’opposto: Dio è la Verità, e la vita sulla terra, invece, è il sottofondo, nel senso che l’esistenza terrena ci è stata assegnata quale possibilità di elevazione verso il Vero, verso la Luce Divina.

L’uomo d’oggi sta privilegiando, con progressione infernale, il polo opposto, anteponendo -detto in parole povere- la Terra al Cielo, creando una pesante coltre di tenebre sempre più spessa, che imprigiona l’essere umano nella materia -elemento fisico pesante del pianeta-. Occorre alleggerire la zavorra per volare in alto.

Anche se con fatica, bisogna scalare sino in cima la ‘piramide’ della vita, poiché solo quando si è giunti al vertice si riesce a vedere l’intera base che la forma, per distinguerne i suoi quattro lati, in quanto rimanendo fermi a terra ne scorgiamo solo una faccia, con un singolo lato. E’ dall’alto, più vicini al Cielo, che si allarga la visione dell’insieme e del reale... della Verità.


Se il nostro Credo fosse soltanto legato alla cognizione razionale, quindi limitato al mondo fisico-materiale, non potrebbe raggiungere la Divinità, che sconfina in un’estensione infinita; tale è la Divinità per concetto, definizione, necessità.

Il Credo, quindi la Fede, deve essere accettata dominando con umiltà la passione per la ricerca sfrenata sul "perché di ogni cosa", cui l’uomo con la semplice ragione non può arrivare.

(Da alcune riflessioni sulle idee di Spiro Dalla Porta Xydias)

 

Se apriamo bene gli occhi - come ha fatto San Tommaso - ci accorgiamo che la Fede è necessaria: essa è Verità, è Vita, è Salvezza. In Essa non solo troviamo la pienezza della vita cristiana, ma la fortezza ed il conforto dell’Amore di Dio. Quante volte dovremmo ringraziare Dio per averci fatto questo dono, il dono della vita, del Suo Amore.

Paolo VI scriveva che: “la Fede toglie la disperazione, lo scetticismo, la ribellione, di cui l’uomo moderno, non più sostenuto dalla Fede, oggi è pervaso. Essa gli dà il senso della vita e delle cose, la speranza nelle azioni oneste, la forza di saper soffrire e di saper amare.”

Camillo Benso, Conte di Cavour, soleva dire: “Che cosa è l’uomo più felice senza la Fede? Un fiore in un bicchiere d’acqua, senza radici e senza durata.”

Cerchiamo di conoscere le ragioni della Fede. Approfondiamola ed alimentiamola, per saperla testimoniare con serenità, affinché Essa sia la nostra risposta alla Parola Divina.

Solo Dio può abbattere le frontiere che ostacolano la fratellanza tra i popoli. Solo la Bontà di Dio supera ogni male e ci aiuta a procedere con sicurezza lungo il cammino della vita.

(Dall’OSSERVATORE ROMANO -Aprile 2012-)

 

"Un uomo senza Fede

è come un viandante senza mèta,

uno che lotta

senza speranza di vittoria"

(Sant'Agostino)

 

Se la tua Fede vacilla

consulta il libro

LA SPERANZA NELLA VERITA’

che puoi scaricare qui sotto

“ LE BEATITUDINI “


sono l’Orizzonte di Salvezza per ogni uomo,

il Cuore dell’Etica Cristiana,

che Gesù proclama come Base

per alimentare tutte le Virtù

(pazienza, perseveranza, fedeltà,

prudenza, umiltà, ubbidienza,

generosità, carità, coraggio ecc.);

sono il mezzo sicuro

per un cammino di Fede e di Speranza,

per giungere all’Unione intima

con Dio Padre,

Nostro Eterno ed Onnipotente Creatore.

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Nelle dure prove,

nell'amarezza dei tradimenti,

nel difficile cammino della vita,

ricorda le sofferenze

della Sacra Famiglia.


Quando sentirai

il turbamento della sfiducia,

lo sconforto della tristezza,

il vuoto dell’abbandono…

…riempilo con la Preghiera,

che sarà offerta dalla

Santissima Vergine Maria

al Suo Divin Figlio Gesù.

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Innaffiamo ogni giorno

con l’acqua pura

della Preghiera

il delicato

ma variopinto

e profumato fiore

della Fede.

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Preghiamo con la sincerità del cuore.

Preghiamo con la volontà del cuore.

Preghiamo con la fiducia del cuore.

Offriamo il Santo Rosario a Maria.

“ Pregate sempre il Rosario.

Pregatelo spesso, appena potete.

Satana cerca di distruggere questa preghiera

ma non ci riuscirà mai.

E’ una preghiera che regna su tutto e su tutti.

Lei ci ha insegnato a pregare con il Rosario,

come Gesù ci ha insegnato a pregare

Nostro Padre nei Cieli ”.

( San Pio da Pietrelcina )

“Pregate con costanza;

cercate di testimoniare la Fede

con zelo, con coraggio e con giustizia,

per essere umili portatori di Verità,

per far risplendere la Chiesa di Luce viva,

per santificare voi stessi ed il Mondo”.

 

Signore Gesù,

viviamo in tempi in cui

si esaltano l’efficienza,

la programmazione,

il tangibile risultato.

Questa non è la logica del Tuo Vangelo

e per questo noi Ti rendiamo grazie!

Restiamo nel nostro solco,

maceriamo nel silenzio,

maturiamo nel nascondimento,

certi che è questa l’unica via “efficiente”

che produce e continua a creare

un sorprendente dinamismo di amore!


(Fratel Michael Davide -frate cattolico-)

 

NELLO SMARRIMENTO,

RICORDA LA RESURREZIONE

DI LAZZARO, CHE RIVELA

LA DIVINITA’ DI GESU’.


 

Allertiamo la Fede

con l’impegno spirituale

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PREGHIERA 

 

PENITENZA 

 

EUCARISTIA

 

 

Con cuore puro Consacriamoci

alla Santissima Vergine Maria,

Madre di Dio,

l ’Immacolata Concezione,

l’Assunta in Cielo,

la Regina del Mondo.
 

 

MESSAGGIO

Se hai paura dell’ignoto,

se sei ancora legato

agli effimeri progetti

della tua vita quotidiana,

rimandando la tua risposta

alla chiamata della Madre Celeste,

prega come noi,

nel silenzio della tua casa.


Se il tuo cuore è turbato

dalle intime divisioni,

dal troppo riflettere,

perché ancora coinvolto

dalle fallaci attrazioni del mondo,

prega con più costanza.


Se anche tu ti senti chiamato dal Signore,

se hai fatto qualche intima esperienza

e non puoi più fare a meno di seguirLo,

unisciti alla nostra Preghiera,

scoprendo come rimanere,

anche da solo,

spiritualmente abbandonato a Lui.

 

Solo così,

pur nell’incomprensione,

il tuo cammino terreno

sarà meno faticoso,

perché comprenderai

sempre di più te stesso,

sempre più il prossimo.


Solo così,

darai un senso logico

alla tua sofferenza,

offrendoti con più serenità

per il dolore del Mondo.


Solo così,

sapendo donare il tuo sacrificio,

parteciperai alla Passione di Gesù,

perché si possa compiere

il Progetto di Salvezza

del Cuore Immacolato di Maria.


La Preghiera

è una esigenza interiore dell’uomo,

è una fonte di immensa Grazia,

che da senso alla vita,

per trovare il conforto

della Presenza di Dio Padre.

Scoprire l’importanza

e la Potenza della Preghiera

è un traguardo spirituale

comune

a tutti gli uomini di Buona Volontà.


PREGHIERA PER LA CONVERSIONE

“Il tempo che impieghiamo nella preghiera,

Dio ce lo restituisce

con altrettante Benedizioni nelle nostre opere”.

(San Francesco di Sales)


” L’uomo fa della vera scienza quando dimentica se stesso

e si affida interamente alla luce che dalla natura promana:

egli sa di non essere creatore di nulla

e che la sua grandezza è solo nella fedeltà

con cui accetta il vero ”. 

Enrico Medi


“Il mondo sta andando verso la rovina.

Gli uomini hanno abbandonato la giusta strada,

per avventurarsi in viottoli

che finiscono nel deserto della violenza...

Se non ritorneranno subito

ad abbeverarsi alla fonte dell'umiltà,

della carità e dell'amore,

sarà la catastrofe”.

( Padre Pio )


“Siamo figli di Dio e tali vogliamo rimanere.

Nessuno ci strapperà la Fede dal nostro cuore,

perché siamo stati rigenerati

dal Sangue di Gesù Cristo

Nostro Dio e Nostro Signore

e con Lui, per Lui ed in Lui

riporteremo vittoria".

(Da “Le Profezie di Padre Pio” -vedi pagina nel sito-)

 

 

Non voi avete scelto Me,

ma Io ho scelto voi.

( Gv 15,16 )


 

PACE E SERENITA’

Invocando Maria

 

 

Cos'è la Creazione?

 

Dio era, da sempre, nella Sua Perfezione unica e Trina e tutto era in Lui. Inesistente lo spazio e nullo il tempo. Ma Dio era. Era un Padre, un Figlio ed uno Spirito Santo. Egli bastava a sé stesso e nulla gli serviva per poter essere Dio. La Trinità, nel suo santissimo abbraccio d'amore, non aveva bisogno di null'altro per poter essere, per poter esistere. Inesistenti gli spazi: essere dovunque; inesistenti i tempi: essere da sempre e per sempre. Dio non aveva bisogno di null'altro che di sé stesso per essere tale; ma ugualmente, nonostante questa sua indiscutibile certezza, un giorno diede inizio alla Creazione. Perché Dio creò? Perché il Dio Trino, la Perfezione, l'ineffabile Purezza vollero creare? Perché un Dio, l'unico Dio, l'unico Essere Perfetto, potendo essere ed esistere eternamente con la Sua unica essenza volle originare la Creazione? La risposta è una: per amore. L'amore di un Dio bastante a sé stesso, vivente nel fuoco eterno del proprio amore e che dal proprio amore purissimo, in un palpito dello stesso, decide per propria volontà di creare.

In una dimensione dove il tempo non esiste, la dimensione spirituale, la dimensione di Dio, dobbiamo comprendere cosa veramente significhi l'assenza del tempo. Nel nostro mondo tutto è regolato, cadenzato, dalla successione del tempo: ore,minuti,secondi. Nel mondo spirituale è come se le lancette di un orologio venissero bloccate e rimanessero così per l'eternità. Per sempre. In una dimensione dove non esiste il tempo, quindi, non possiamo utilizzare le parole "prima" e "dopo", perché le stesse includono implicitamente l'esistenza di una sequenza temporale. Dobbiamo per forza di cose utilizzare il concetto di "esistere" e "non esistere", "presenza" e "mancanza di presenza". Perché questo? Perché Dio era, Essere Infinito nell'infinito, ed era presente. La sua presenza era unica, nel senso che nessun'altro era con Lui. Quando il Suo Eterno amore creò permise un' ulteriore presenza, in quell' infinito, anche di altri spiriti: Dio creò gli spiriti angelici.

Ma se nel mondo degli spiriti non esiste il tempo, come abbiamo detto, dobbiamo pensare che essere presenti o non presenti sia la stessa identica cosa? Significa che l'apparire di un qualsiasi essere, nel momento stesso in cui Dio lo crea, equivale, data l'inesistenza del tempo, ad essere sempre stati? Se fossa posta in questi termini, la questione temporale, darebbe origine ad un paradosso. Il paradosso è questo: Dio sappiamo che è eterno e che è sempre stato e che prima di Lui nessuno era perché Egli è il Principio (eterno) di tutto; sappiamo che Dio è l'unico Creatore e quindi nessuno, a parte Lui, può generare. Ma seguendo il discorso del tempo sembrerebbe che, nonostante Dio sia tutto questo, nell'istante in cui il Suo amore creò si trovò dall' eternità in compagnia delle Sue creature. Come se non ci fosse mai stato un Principio in cui vi era, nell'eterna infinità della Sua essenza, solo il Suo Spirito. Questo comprendiamo che non può essere vero, perché qualsiasi cosa Dio abbia creato dall'inizio ad oggi è stata comunque ed in ogni caso una Sua creazione, quindi divenuta presente da uno stato di assenza, di mancanza. Possiamo dire, per non cadere in questa contraddizione, che Dio originò e permise la presenza, con la Sua unica volontà, di ciò che non era ancora presente e che mai sarebbe potuto essere senza di Lui; quindi di tutto ciò che il Suo Pensiero perfetto volle creare.

Dio con un pensiero volle e diede la possibilità, sino ad allora negata, all'eternità di contemplare la Creazione. La Creazione di Dio ebbe origine nello Spirito. Dio era e sarà sempre spirito, la Sua volontà creatrice volle riempire l'immenso di altri spiriti: gli angeli. L'amore di Dio creò queste creature spirituali le quali amavano il loro creatore in un abbraccio dove gli uni ricevevano amore dagli altri e viceversa: gli angeli da Dio e Dio dagli angeli. Sappiamo e comprendiamo che Dio per esistere, come abbiamo già detto, non aveva assolutamente bisogno dell'amore degli angeli per sussistere. Dio non aveva e non ha bisogno di nulla per essere ciò che Egli è. Ma proviamo ad immaginare solo per un attimo cosa sia un Amore infinito. Tutti noi abbiamo, almeno una volta nella vita, avuto il cuore traboccante di gioia per un evento piacevole. Magari un istante brevissimo ma la cui intensità, la cui dolcezza, si ritrovano pensando a quell'evento nel nostro animo anche a distanza di anni. Ebbene: Dio è quell'istante di gioia decuplicato, centuplicato all'infinito per sempre e poi per sempre. Amore senza fine. Il solo pensiero di questo nostro istante di amore, umano amore, annega nel nostro nulla perdendosi nelle maestose ed imprendibili, insondabili, eccelse altezze del Creatore. Questo Amore incomprensibile che crea per amore, pur non essendo dipendente dalle Sue creature, ne è affascinato e soggetto proprio per la natura stessa che essi hanno. Tutto ciò che è amore attira l'occhio di Dio. Dio essendo Amore attira ad esso tutto ciò che è amore e, da qual mare infinito di Amore che Egli è, ne travasa ancora di più nelle Sue creature. Oltre le possibilità di contenerne delle creature stesse. Se Dio abbonda, abbonda sicuramente in Amore. Oltre ogni misura.

Quindi creò gli angeli e li creò con un pensiero di amore; li creò per ordini e per gradi. Ognuno con le sue caratteristiche peculiari, ognuno con la sua identità perfetta, ognuno con la sua libertà intoccabile. L'Amore aveva generato nell'Amore e questo sentimento eccelso, oltre a generare la vita spirituale, generò anche la libertà della vita spirituale: la perfezione di un atto di Amore perfetto. Quanti angeli creò Dio? Il Suo Infinito Pensiero generò infinite creature. Dagli angeli ai serafini, dai cherubini ai troni, dagli arcangeli ai principati ogni creatura era libera di esistere, di pensare e di amare. La perfezione di Dio, la sua infinita sapienza, avevano voluto creare questi spiriti capaci, limitatamente perché pur sempre creature, di amarLo e da cui erano infinitamente amati. Nulla era l'amore di tutti gli spiriti al confronto di un solo palpito di Dio, eppure Dio li amava tutti, indistintamente, di un amore incommensurabile. Ognuno di essi aveva un nome, il nome con cui Dio li aveva creati dal nulla con la potenza del Suo pensiero che dal nulla crea.

Al culmine della scala spirituale, al vertice della perfezione angelica creata, vi era l'angelo a cui Dio aveva dato nome di lucifero. Anche lucifero era libero, libero di agire e di interagire all'interno della creazione. Se Dio non avesse concesso la libertà alle creature non sarebbe stato un atto di amore. Dio non può negare la libertà a nessuna delle sue creature perché il Suo è un Amore che si dona e non un amore possessivo, coercitivo. Dio non è egoista, non potrà mai esserlo. Dio non può negare la Sua stessa natura divina, natura di Amore, che si esprime proprio nella libertà da Lui concessa alle Sue stesse creature. Diversamente non sarebbe più un atto di Amore, sarebbe solo un amore egoistico. Esiste un elemento in tutto il creato che è più forte, spiritualmente parlando, dell'Amore di Dio: la libertà che Dio stesso ha concesso alle creature da Egli create. L'amore e la libertà sono strettamente correlate l'una all'altra, la libertà è la condizione prima dell'amore e ne santifica, rendendola degna del Creatore, l'amore stesso.

Così anche lucifero era libero e di questa sua libertà, donata per raggiungere e specchiarsi nel Creatore, ne fece l'uso che lui volle. Anziché avvicinarsi a Dio la libertà di lucifero gli servì per allontanarsene. Completamente libero di poterlo fare perché chi Ama non costringe mai nessuno, altrimenti non amerebbe. Altrimenti sarebbe come colui che non ama, il quale costringe tutti a fare tutto quello che solo egli vuole. lucifero non volle amare. Decise volutamente, senza nessuna costrizione, di non amare. Se avesse amato avrebbe concesso a Dio ciò che ogni creatura deve al Creatore per natura: l'amore stesso; ma lucifero non volle rispondere all'Amore con l'amore perché l'atto sarebbe stato equivalente al prostrarsi. L'orgoglio lo insuperbì, facendogli credere di poter fare a meno di Dio stesso. Lui che era l'angelo più perfetto di tutte le corti angeliche volle sfidare l'Amore di Dio. Il suo orgoglio si trasformò presto in odio perché più si allontanava da Dio e più cresceva in lui la perfetta conoscenza della sua condizione senza Dio. Era Dio il centro di tutto e non lui, era Dio ad aver creato gli angeli e non lui, era Dio che attirava a sé con la libertà di amare e non lui. Lui non poteva attirare con l'amore, perché se ne era allontanato sempre più di propria volontà, ed attirò con l'odio. Utilizzo l'arma a doppio taglio che egli stesso aveva liberamente creato: l'odio che genera altro odio e che allontana sempre più dall'Amore del Padre. lucifero attirò a sé gli angeli corrompendoli con la sua libera presenza; una miriade di spiriti accolse l'odio di lucifero ma altrettanti lo respinsero e si strinsero ulteriormente alla Fiamma dell'Amore Eterno.

Dio avrebbe potuto, in un solo istante, sterminare tutti gli angeli ribelli a Lui. Ma non poté farlo perché sarebbe andato contro la sua stessa natura, Dio non rinnega mai sé stesso. Dio tutto può e nulla gli è impossibile. Avrebbe potuto mantenere con sé gli angeli fedeli, come del resto fece, ed annullare dal Pensiero stesso della Creazione gli angeli infedeli. Ma allora che Dio sarebbe stato se dopo aver creato per un atto di Amore, dopo aver concesso la libertà perché la libertà è sorella dell'Amore, avrebbe poi sterminato e distrutto le creature che liberamente gli si opposero? Sarebbe stato un Dio creatore? No. Sarebbe stato un Dio sterminatore. Gli angeli, spiriti purissimi, sono stati creati da Dio per essere e rimanere eterni e non per essere distrutti.

Quale Amore immenso può giungere a tanto? Dio nella sua onniscienza aveva visto, nel momento stesso della creazione angelica, che la libertà da Lui stesso donata alle Sue creature avrebbe potuto generare un distaccamento delle creature da Lui. Gli spiriti angelici erano liberi e Dio, nonostante sapesse tutto e tutto conoscesse, non negò alle creature la loro libertà. Non gliela negò mai, in nessun tempo ed in nessun luogo Dio lo farà mai. Dio Ama a tal punto da non modificare di un solo atomo i Suoi progetti pur di essere sempre quello che Egli è. Anche contro sé stesso. Un Dio che ama così tanto quanto avrà sofferto nel vedere le Sue stesse creature, a cui nulla chiedeva se non un infinitesimo del Suo Amore, allontanarsi da Lui? Dio non poté fare niente. Non poté, per Amore, costringere nessuna di quelle creature a tornare indietro contro la loro volontà. Ma nello stesso tempo non avrebbe potuto permettere che osassero oscurare il Suo Amore con il loro odio. Il legame spirituale che li univa si era ormai irrimediabilmente ed eternamente rotto. Chi si era messo contro Dio non poteva più tornare indietro. Non voleva più tornare indietro e questo Dio lo sapeva.

Dio prese la decisione di allontanare gli angeli ribelli. La Sua natura, il Paradiso della Sua natura, e la natura liberamente corrotta di quegli angeli non potevano più coesistere per incompatibilità. L' Amore non poteva permettere all'odio di avvicinarsi ulteriormente e non poteva permettere che gli angeli a Lui fedeli avvertissero la presenza palpabile dell'odio. La libertà degli uni non doveva assolutamente negare la libertà degli altri. Tutti avevano gli stessi diritti e gli stessi doveri e per questa ragione, nella Sua Immensa Perfezione, volle è creò ciò che gli angeli a Lui ribelli ardentemente ormai desideravano. Dio perfezionò con la Sua Giustizia quello che essi avevano semplicemente incominciato con la loro ingiustizia: Dio creò l'inferno. Diede origine a quel luogo che gli angeli ribelli si erano, con un atto libero e volontario, preposti di raggiungere allontanandosi da Dio. In un mondo spirituale anche l'inferno è spirituale. L'inferno rappresenta la negazione di Dio, la negazione del Creatore. Nell'inferno non vi è il minimo barlume di questo Amore ed è per questo motivo che esso si oppone totalmente ed eternamente al Paradiso. il Paradiso che è Dio stesso. Il Paradiso che non è null'altro che il riflesso purissimo della Perfezione, il volto eterno dello Spirito del Creatore. Ogni angelo in Paradiso vive nel seno del Padre perché il Paradiso è il Padre, il Paradiso è l'Amore del Padre, il Paradiso è la Perfezione del Padre. L'inferno è esattamente l'opposto di tutto questo.

Ma nella dimensione spirituale non dobbiamo dimenticare mai che non esistono luoghi. Non esistono recinti. Il Paradiso e l'inferno sono condizioni spirituali perché tutto è spirito e nulli sono il tempo e lo spazio. In questa situazione è la volontà libera degli spiriti a definire la loro sorte, una sorte che una volta perseguita non può più essere modificata a causa della libertà stessa che lo impedisce. Dio era con i suoi angeli fedeli e lucifero con i suoi angeli decaduti e tutto era compiuto: ognuno aveva fatto la propria scelta volontariamente e liberamente. Da una parte gli angeli con al centro Dio e dall'altra i diavoli con al centro lucifero. Da una parte spiriti che amavano e dall'altra spiriti che odiavano, da una parte spiriti che ringraziavano e dall'altra spiriti che bestemmiavano.

Dio poteva fermarsi a questo stato di cose. Avrebbe potuto farlo. Aveva dato Vita alla vita spirituale, aveva creato i suoi angeli nonostante una parte di essi lo avessero lasciato, e quindi avrebbe anche potuto bearsi delle Sue fedeli creature in eterno. Ma Dio non si fermò a questo. Egli andò oltre perché l'Amore di un Dio infinito non ha confini. L'Amore di Dio non si può scrutare perché Egli è l'Imperscrutabile, non si può definire perché Egli è l'Indefinibile, non si può raggiungere perché Egli è l'Irraggiungibile. Tutto questo Egli è, e molto di più. Tanto di più da aver dato un seguito alla Creazione spirituale: la Creazione materiale.

Dopo gli spiriti purissimi creò, traendo tutto da quell'inconcepibile abisso di Amore che Egli è, l'universo intero. La materia....meravigliosa opera ricolma dell'Amore di Dio con tutte le sue leggi note ed ignote, con tutti i suoi misteri imprendibili ed inafferrabili. Dio creò la materia e quindi anche tutto ciò che la materia poteva potenzialmente divenire. All'apice della creazione materiale Dio mise la sua opera più eccelsa: l'uomo. L'uomo era la perfezione della Creazione perché sublimava entrambe le creazioni: quella spirituale e quella materiale. L'uomo, posto al centro del Paradiso Terrestre, era il culmine dell'Opera di Dio; l'unica creatura materiale ad avere in sé la scintilla spirituale. Nella creatura umana si univano, in un felice connubio di amore, il cielo e la terra. Adamo era la perfezione della Creazione, di quella creazione che ebbe inizio nello spirito e che continuò nella materia. Ecco Adamo. Ecco l'immagine e la somiglianza di Dio, un'immagine ed una somiglianza spirituale viventi nella materia. Adamo era costantemente alla presenza del Creatore perché unito ad esso dalla Purezza perfetta che Dio gli aveva concesso. Una Purezza anche per lui libera perché anche nella materia, fissate le leggi fisiche che la regolano, lo spirito era e rimaneva libero.

Adamo era libero di amare Dio e libero di vivere nel Paradiso terrestre creato solo per lui: egli era immortale, eterno, purissimo e perfetto. Dio amò talmente tanto questa Sua creatura da concedergli una compagna. Nonostante l'Amore di Dio potesse bastare a colmare qualsiasi lacuna ecco che Dio vede e comprende. Dio non nega ad Adamo una compagna, non gli nega una compagnia diversa che non fosse solo il Suo amore. Il Creatore dell'uomo non è stato geloso di questa richiesta. Non vuole L'Amore egoistico solo per sé, egli vuole l'amore ed il bene per ogni creatura e la felicità maggiore di Dio sta nel sapere le Sue creature felici. Così nacque, da una costola di Adamo, Eva. Tutto gli era concesso e tutto potevano permettersi tranne che di mangiare del frutto proibito. Adamo ed Eva sapevano che mai avrebbero dovuto infrangere quest'unico comando di Dio, altrimenti certamente sarebbero morti.

Il nemico di Dio, l'eterno nemico che da sempre negò l'amore, intervenne su questa creatura prediletta da Dio. Non potendo niente contro Dio tentò di macchiare la perfezione della Sua creazione, il suo odio era eterno e non diminuiva, non poteva diminuire. lucifero era lì quando la materia prese vita, era lì quando i cieli e le terre presero vita, era lì quando il fuoco e le acque presero vita ed era lì quando la creatura umana prese vita. lucifero era sempre stato lì, presente da quando Dio lo creò, al principio della creazione spirituale, con il suo odio eterno e nel contemplare la creatura umana ebbe un sussulto e fremette. Egli comprese che poteva vendicarsi di Dio e della sua condanna, autovoluta condanna, corrompendo l'opera più eccelsa di Dio. Egli aveva visto l'uomo e la donna nascere, li aveva visti venire alla luce dalla potenza creatrice di Dio e li aveva scrutati con i suoi occhi indagatori ed ingannatori. lucifero aveva visto che nella libertà di Adamo e di Eva vi poteva essere, vi doveva essere, la porta di accesso alla loro anima. Lui che della propria libertà ne aveva prodotto una condanna voleva, dalla stessa libertà dell'uomo, produrne una condanna per l'uomo stesso.

lucifero, dopo aver soppesato le loro anime e dopo aver compreso che l'uomo era meno incline della donna alle sue lusinghe, rivolse la sua meschina attenzione ad Eva. La donna, liberamente ingannata, cadde nella trappola satanica. Eva comprendeva bene quale sarebbe stata la sua condanna se avesse mangiato del frutto proibito. Dio aveva posto solo una condizione ai Primi: non mangiare del frutto proibito altrimenti, certamente, sarebbero morti. Eva lo sapeva, ma nonostante sapesse non riuscì ad evitare il maligno; Eva non riuscì a lottare contro la terribile tentazione perché l'orgoglio, la superbia e l'invidia presero il sopravvento su di lei. L'orgoglio di poter conoscere il Bene ed il Male, la superbia di poter fare a meno di Dio e l'invidia per colui che invece possedeva questa conoscenza. lucifero tastò le corde dell'animo di Eva alla perfezione, riuscì a possedere la donna attirando la donna nel suo inganno. Così avvenne il Peccato Originale e la Perfezione della prima donna venne avvelenata dal morso del serpente tentatore, del grande ingannatore; poi Eva andò da Adamo e l'opera diabolica si compì: la morte, spirituale e materiale, entrò nel mondo. E Dio dovette soffrire nuovamente: prima vide cadere i suoi angeli e poi vide cadere la sua creatura più perfetta.

La rovinosa caduta dell'uomo portò la morte nel mondo, una morte causata da un peccato che mai nessun uomo avrebbe potuto cancellare perché l'uomo era divenuto, causa del male, un essere limitato. Essendo Dio infinito ed il male inflitto all'uomo un male infinito non avrebbe mai potuto, l'uomo divenuto mortale, rimediare a qualcosa di infinito ed eterno. L'uomo con il peccato originale fu marchiato dal male il quale ottenne, in via di diritto, la possibilità di entrare nel mondo; se l'uomo si era scelto liberamente il male allora, per Giustizia, non glielo si poteva più negare. Solo Dio poteva riscattare il prezzo infinito di quel pegno che lucifero avrebbe preteso per tutta l'eternità; solo Dio, Essere Infinito, avrebbe potuto pagare per tutta l'umanità. Gesù Cristo venne ricolmo d'amore per la Sua creatura e venne per pagare questo riscatto. Venne per poter nuovamente avere diritto di Vita sulle Sue creature dopo che lucifero si ebbe guadagnato, con l'inganno, il diritto di morte.

Gesù Cristo si incarnò nella Purezza paradisiaca di Maria di Nazareth prendendo sembianze umane. Egli dovette riscattare tutte le miserie del mondo e dovette subire su di sé ogni sorta di miseria, solo così avrebbe strappato via dagli artigli di satana tutte le creature di Dio. Egli divenne il Verbo del Padre, la Sua Parola, ed istruì il mondo sul come tornare ad essere pienamente Figli di Dio. Sulla croce il Cristo vinse la morte ed aprì le porte del Paradiso, si lasciò innalzare per poter attirare tutti a sé.

Gesù ha segnato ed insegnato a tutti noi la strada da percorrere per poterLo raggiungere: Egli che è l'unica Luce, l'unica Verità e l'unica vera Vita del mondo.
 

LA PRESENZA DI DIO

 

TUTTO È PER IDDIO: DIO È DAPPERTUTTO. - Da Dio, in Dio, per Iddio, sono tutte le cose, dice S. Paolo (Rom. XI, 36). Tutto è dal Padre, per il Figlio, nello Spirito Santo, talmente che in Dio noi viviamo, ci muoviamo ed esistiamo (Act. XVII, 28). Dio tiene in suo potere la nostra vita, la nostra morte, il nostro tempo, la nostra eternità, la nostr'anima, il nostro corpo; noi dipendiamo da lui come i raggi dal sole, l'ombra dal corpo. Egli ci ha creati, Egli ci conserva, ossia ci crea continuamente con la sua paterna provvidenza; da lui abbiamo i nostri sensi interiori ed esteriori; da lui i beni temporali e le grazie spirituali.
Dice S. Gregorio: «Dio dimora in tutte le cose, fuori di tutte le cose, sopra tutte le cose, sotto tutte le cose. Sta sopra di tutto per la sua potenza, al di sotto di tutto per il sostegno che dà a tutte le cose; è al di fuori per la sua grandezza, al di dentro per la sua sottigliezza. Egli è uno e insieme tutto. Dappertutto ci sostiene presiedendo a tutte le cose e presiede sostenendo dovunque ogni cosa: circondandola la penetra, e penetrandola la circonda; al di sopra di tutte le cose, tutto governa senz'affanno, tutto sostiene Senza fatica. Egli è adunque al di sopra e al di sotto senza luogo, è al di là di tutto senza estensione (Moral. l. II, c. VIII)». S. Bernardo dice: «Pecca là dove sii sicuro che non si trovi Dio; ah! non c'è luogo fuori di questo Essere infinito (De modo bene viv., c. XXIX)». «Perché se salgo al cielo, là egli dimora, se mi sprofondo nell'inferno ve lo trovo: se prese le ali in sull'aurora me ne volo ad abitare all'estremità dei mari, colà la destra sua mi guida e trasporta» (Psalm. CXXXVIII, 8-10).

DIO VEDE E CONOSCE TUTTO. - «Non vi è creatura invisibile a Dio, scrive il grande Apostolo, ma tutto è aperto e chiaro ai suoi occhi» (Hebr. IV, 13). Questo faceva dire a S. Agostino: «Se vuoi commettere peccato, cerca un luogo dove Iddio non ti veda, e allora fa' quello che vuoi (De Spiritu et Anima)». Ma dove trovarlo questo luogo, se Iddio, secondo la sua parola medesima, penetra le viscere e legge nel cuore? (Apoc. II, 23).
Di questa verità si mostra ben persuaso il re Davide i cui salmi spirano i sensi della più viva fede nella presenza di Dio. « Voi avete posto le nostre iniquità dinanzi al vostro cospetto, e la nostra vita è stata rischiarata dalla luce della vostra faccia» (Psalm. LXXXIX, 8). «Egli (Dio), non dormirà punto; non mai sonnecchia quegli che guarda Israele» (Psalm. CXX, 4). «Voi avete conosciuto, o Signore, il momento del mio sonno e il punto del mio svegliarmi; scoprite da lungi i miei pensieri. Voi conoscete tutte le cose, quelle che furono come quelle che sono; voi mi avete plasmato e posto sulla vostra mano. La vostra scienza è meravigliosamente innalzata al di sopra di me, e non posso raggiungerla. Dove andrò io dinanzi al vostro soffio? Dove fuggirò a nascondermi dal vostro sguardo? Io ho detto: Forse le tenebre mi celeranno, e la notte coprirà i miei piaceri. Ah! davanti a voi le tenebre non hanno oscurità e la notte splende come il giorno; il buio e la luce sono per voi una sola e medesima cosa» (Psalm. CXXXVIII, 2, 3-7, 12). «Il Signore conosce tutti i pensieri degli uomini» (Psalm. XCIII, 11), «e le sue pupille interrogano i figli degli uomini» (Psalm. X, 5).
«Dio è il vero scrutatore dei cuori, nelle sue mani siamo noi e i nostri discorsi e tutta la nostra sapienza e la scienza delle opere e la regola della vita», dice il Savio (Sap. I, 6). - In manu illius, et nos, et sermones nostri, et omnis sapientia, et operum scientia et disciplina (Id. VII, 16). La stessa cosa ripete la Scrittura dove nota che il Signore è il Dio delle scienze; che egli penetra col suo sguardo il cuore, e che egli dispone i pensieri (I Reg. II, 3) ; (Ib.).
L'autore dei Proverbi ci assicura che tutti i portamenti dell'uomo sono manifesti agli occhi di Dio; il quale pesa gli spiriti, cioè li dirige, li dispone, li misura, li pesa, li giudica (Prov. XVI, 2). «Dio osserva le strade degli uomini e considera tutti i loro andamenti; in ogni luogo i suoi occhi contemplano i buoni e i cattivi» (Prov. V, 21); (Ib. XV, 3). Dio guarda dall'alto dei cieli, o meglio dal profondo della sua eternità vede, considera tutto quello che si fa nel cielo, su la terra, negli inferni; tutto quello che è passato, presente, futuro; tutti gli arcani e i misteri del cuore. Ora dobbiamo anche noi, a nostra volta, vederlo, rispettarlo e ricordarci di lui in ogni tempo e luogo.

«Dobbiamo temere Iddio in pubblico, osserva qui S. Agostino, dobbiamo temerlo in privato. Cammini? Egli ti vede. Splende la luce? Egli ti vede. È buio? Ti vede. Entri nella camera? Ti vede. Ah! temiamo colui che ha cura di tenerci l'occhio sopra, e temendolo guardiamoci dall'offenderlo (Serm. XLVI, de verbis Domini)». «Egli è tutto occhio, tutto mani, tutto piedi; perché tutto vede, tutto fa, ed è dovunque (Epist. III ad Fortunat.)». Questa cosa già aveva conosciuto e confessato Platone medesimo; avendo lasciato scritto: «Dio è tutto intelligenza, tutto occhio, tutto orecchio (Lib. II, cap. VII)». «Tutte le cose erano conosciute dal Signore prima che le creasse, leggiamo nell'Ecclesiastico; ed egli le vede tutte ora che sono fatte» (Eccli. XXIII, 29). Dio vede tutto, essendo il creatore, il conservatore, il governatore di tutte le creature... Tutte le cose stanno presenti innanzi a Dio, perché i tempi passati non passano per lui, come i futuri non arrivano per lui. Il passato non se ne va, tutto resta davanti i suoi occhi: l'eternità non ha né passato né futuro, tutto è presente... «Gli occhi del Signore sono più penetranti del sole, vedono l'uomo tutto intero, scoprono il. fondo dell'abisso, penetrano gli arcani più misteriosi del cuore» (ut sup. 28). «Le opere di tutti gli uomini sono palesi a Dio, niente si tiene celato ai suoi occhi; il suo sguardo abbraccia i secoli, e niente di straordinario, di meraviglioso succede alla sua presenza» (Id. XXXIX, 24-25). Dio, immobile nella sua eternità, vede ogni cosa dinnanzi a sé... Ah sì! «sappiano tutti gli abitanti della terra che voi siete il Dio che, contempla i secoli» (Id. XXXVI, 19). Voi contemplate, che è quanto dire voi provvedete, voi prevedete, voi ordinate, voi conoscete, voi governate, voi ricompensate, voi punite...

Signore, esclama S. Agostino nei suoi Soliloqui, voi considerate i miei passi e le mie vie, e notte e giorno vegliate alla mia custodia; voi notate tutto. Voi osservate i miei pensieri e le mie azioni con tale diligenza come se, dimenticando terra e cielo, di nient'altro vi deste pensiero se non di me solo. La luce immutabile della vostra vista non può crescere quando guardate una sola cosa, non può scemare quando le guardate tutte insieme. Come infatti vedete perfettamente un oggetto in particolare, così vedete perfettamente tutte le cose insieme, non ostante la loro diversità e dissomiglianza. Voi vedete tutte le cose, come se. fossero una sola, e ciascuna cosa come tutto a un tratto, senza divisione, o mutamento, o diminuzione. Voi siete tutto intero in tutti i tempi, senza che per voi vi sia tempo; voi mi vedete come se non aveste altra cosa a vedere. Voi vegliate sopra di me come se non aveste altro pensiero che di me solo. Voi vi mostrate sempre presente, e vi mostrate sempre pronto, se trovate pronto me stesso. In qualunque parte io sia, voi non vi allontanate, perché siete dappertutto, affinché dovunque io vada trovi voi, per il quale solamente io posso essere, affinché io non perisca privo di voi, non potendo esistere senza di voi. lo confesso che tutto ciò che faccio, dovunque lo faccia, lo fa in vostra presenza; tutto quello che io fa, voi lo vedete meglio di me che lo faccio. Voi infatti siete presente a tutte le mie azioni, come continuo testimonio di tutti i miei pensieri, di tutte le mie intenzioni, di tutte le mie gioie, di tutti i fatti miei. E quando io vi penso, o Signore, o Dio potente e terribile, io mi confondo di timore e di vergogna; perché una rigorosa necessità ci è imposta di vivere in giustizia e rettitudine, facendo tutto sotto gli occhi di un giudice che tutto vede. «Ricordati, scriveva S. Basilio ad un suo figlio spirituale, che tu sei sempre sotto lo sguardo di Dio il quale indaga e scopre i segreti del cuore, che vede quello che si cela in fondo all'anima. In tutto ciò che vuoi fare, esamina prima se è secondo Dio; quindi se è cosa retta innanzi al Signore, mettivi mano; ma se non lo è, non pensarci neppure (Ad fil. spirit.)».
«Ingannatore e impenetrabile è il cuore dell'uomo, dice Geremia, chi lo potrà conoscere? Io, il Signore che scruto il cuore e indago le viscere, che dò a ciascuno secondo i suoi fatti, e a proporzione dei frutti delle opere sue» (IEREM. XVII, 9-10).

Sempre ed incessantemente Dio ci guarda, sempre e continuamente Egli opera in noi; infine Egli è tutto in noi. (Deuter. VI, 15); o come si esprime S. Paolo: «Dio ci sta sempre vicino» (Philipp. IV, 5). «Come l'anima è la vita del corpo, dice S. Agostino, così Dio è la vita dell'anima; e come il corpo muore quando ne esce l'anima, così l'anima muore quando perde Iddio (Serm. XVIII, de Verb. Apost.)» Noi siamo talmente uniti a Dio fisicamente, che tutte le volte che respiriamo, aspiriamo Dio. Guardiamo di esserlo anche moralmente, sicché l'anima nostra non aspiri che a Dio, non pensi che a Dio, invochi incessantemente Dio. Dio è più e meglio in noi che non noi in noi medesimi; e vicendevolmente noi siamo in Dio come la luce è nell'aria e l'aria è nella luce.


VANTAGGI DELLA PRESENZA DI DIO. - 1° La presenza di Dio esclude ogni peccato, dice S. Gerolamo (In Ezech. 1. VII, c. 22), ed è rimedio efficacissimo contro ogni genere di vizi, dice S. Basilio (In Psalm.). Perciò San Ignazio scriveva a Gerone: «Ricordati di Dio, e non cadrai mai in peccato».

2° La presenza di Dio rende costante nel bene e quasi impeccabile. «Io ho sempre dinanzi agli occhi miei il Signore, diceva il Profeta; egli sta alla mia destra, ed io non patirò scossa veruna» (Psalm. XV, 8). «Deh! invocate, cercate il Signore, tenetevi del continuo alla sua presenza e riceverete stabilità e saldezza » (Psalm. CIV, 4). Rammentando la presenza del giudice, che sa tutto, si prende vivo orrore al vizio e lo si schiva, nota Boezio; si ama e si pratica la virtù (De Consol. 1. V, p. VI). Giuseppe è violentemente assalito: che fa? si richiama al pensiero la presenza di Dio dicendo: «Come mai posso io commettere questo male e peccare in faccia al Signore mio Dio?» (Gen. XXXIX, 9); ed esce vittorioso della tentazione. Susanna anch'essa è fortemente sollecitata, si ricorda che Dio la vede e trionfa (DAN. XIII). Tertulliano ribatteva le calunnie dei nemici e dei persecutori dei cristiani, accusati di vari e gravi delitti, rispondendo che ne erano incapaci, perché sanno che sono sotto gli occhi di Dio, loro giudice incorruttibile, e questo pensiero li rende come impeccabili (Apolog.).

3° Il ricordo della presenza di Dio ci fa osservare la sua santa legge. Ne dà la prova il Salmista: «Signore, se l'anima mia ha osservato i vostri precetti e li ha grandemente amati; se ho custodito la vostra legge e Adempito i vostri voleri, è perché fa tutte le mie azioni alla vostra presenza» (Psalm. CXVIII, 167-168).

4° Per la presenza di Dio i nostri nemici sono messi in fuga. «Il terrore investe i nemici della salute, leggiamo nella Scrittura; ed essi si dànno alla fuga in presenza del Dio che vede tutto» (II Mach. XII, 22). La presenza di Gesù Cristo cacciava legioni di demoni dai corpi degli ossessi; non meno efficace a scacciare i demoni dall'anima nostra è il ricordo della presenza di Dio. Il mondo, la concupiscenza, l'inferno, tutto è vinto ed atterrato da quest'arma potente ed invincibile... Sicché l'uomo si tiene alla presenza di Dio, diceva l'abate Serapione, nulla possono contro di lui i suoi nemici (In Vit. Patr.). «L'unico ed infallibile mezzo per trionfare del nemico, soggiunge S. Antonio, sta nel ricordo continuo della presenza del Signore. Questo pensiero sconcerta i disegni dei demoni e manda in fumo tutti i loro sforzi (Vit. Patr.)».

5° Dio ascolta i voti di colui che si tiene alla sua divina presenza. «Gli occhi del Signore posano sui giusti, canta il Salmista, le sue orecchie stanno aperte ad accogliere le loro preghiere» (Psalm. XXXIII, 10).

6° Questa santa presenza dà la gioia e la felicità. Dice il Profeta: «Io mi sono richiamato a mente la presenza di Dio, e il mio cuore fu inondato di gioia; la mia bocca, o Signore, ha cantato le vostre lodi, e la mia carne ha riposato nella speranza» (Psalm. XV, 8-9). «L'anima mia non trovava conforto; allora mi sono ricordato del Signore e mi sentii riempire di gioia» (Psalm. LXXVI, 3-4). Cassiano dice, dietro l'abate Isacco, che la felicità di questa vita consiste nel frequente ricordo di Dio: questa divina presenza procura all'uomo, in questa vita, un'anticipazione della beatitudine eterna. Come infatti non vivere felici alla presenza di Dio, sapendo ch'egli ci guarda, che ha cura di noi, che ci protegge, e desidera colmarci dei suoi favori? Come il sole rallegra, illumina, abbellisce, vivifica, feconda il creato, così la presenza di Dio apporta gioia, luce, calore, fecondità e vita all'anima.

7° Questa preziosa presenza rende la vita all'anima e gliela conserva. «Nella presenza di Dio noi vivremo» - dice il profeta Osea (VI, 3). Quelli che stanno alla presenza di Dio, che sanno come Dio li vede dappertutto e sempre, non possono non santamente vivere, e non vi è altra vera vita fuori di questa: e cercano di piacere a Dio in ogni cosa, e di fare la sua volontà. Noi vivremo, cioè, saremo pieni di vigore e di sanità, produrremo frutti, saremo attivi, forti, energici, colmi di onore e di gloria. Per la presenza di Dio noi vivremo della virtù e nella virtù; vivremo della grazia in questo. mondo e della gloria nell'altro. «Ecco quello che dice il Signore: Cercatemi, ricordatevi di me, e vivrete» (AMOS. V, 4).

8° La presenza di Dio ci rende perfetti. Il Signore apparve ad Abramo e gli disse: «Io sono il Dio onnipotente; cammina alla mia presenza e sii perfetto» (Gen. XVII, 1). La via alla perfezione è la presenza di Dio. « Voi sarete perfetti e senza macchia, tenendovi al cospetto del Signore vostro Dio», leggiamo nel Deuteronomio (XVIII, 13). Infatti, è impossibile non tendere alla perfezione, stando alla presenza di Dio; mediante questa presenza, si vive di Dio, e vivere di Dio vuol dire andare presto alla più alta perfezione; perché in tale condizione l'uomo studia di evitare tutto ciò che spiace a Dio e di fare tutto ciò che a lui piace. Ascoltate il consiglio di Seneca: «Vivete con gli uomini come se foste sotto lo sguardo di Dio; trattenetevi con Dio, come se gli uomini vi udissero (Epist. X, ad Lucillum.)».
9° La presenza di Dio ci procura tutti i beni. Il 1° frutto di questa presenza è la fuga del peccato...; il 2° è la vittoria su le tentazioni, sui pericoli, sui nemici...; il 3° è che l'anima, pure stando in terra, abita il cielo...! il 4° è che ci assimila agli Angeli, perché gli Angeli, secondo la parola del Redentore (MATTH. XVIII, 20), si specchiano del continuo nella faccia di Dio...; il 5° è l'amor di Dio...; il 6° è che dissipa la collera, la cupidigia, le noie, le distrazioni... «Come potrete voi ottenere di non essere distratti nella preghiera? domanda S. Basilio; e risponde: pensando seriamente che vi trovate sotto gli occhi di Dio (In Psalm)». Con tre legami i Santi s'incatenano fortemente a Dio, per essergli fedeli e non offenderlo: il primo è il rispetto per la Maestà divina presente a tutto e giudicante tutto...; il secondo è il ricordo della bontà e dei benefizi di Dio...; il terzo è il timor di Dio, fondato su la considerazione dell'ultimo giudizio e della vendetta divina.

Dice il Crisostomo: « Se noi ci facciamo uno studio di vedere continuamente Iddio con gli occhi dell'anima, se procuriamo di figurarcelo sempre in mente, tutto ci parrà facile, tutto ci riuscirà leggero; noi sopporteremo ogni cosa, vinceremo ogni difficoltà. Se chi ricorda un amico, ritempra il suo coraggio, e si sente inondare il cuore di gioia a questo dolce ricordo; come potrà essere triste, o temere disgrazie colui che alla mente si richiamerà Iddio, così buono, e che si è degnato di amarci così teneramente? (Hom. XXVI, in Epist. ad Hebr.)». Di qual bene patirà difetto chi sta alla presenza di Dio? dice Filone: «Ah! egli abbonda di ogni cosa: perché è impossibile che manchi qualche cosa dove presiede Dio, solito a largheggiare di squisiti favori in tutto (De Migratione Abrahae)».

Il continuo ricordo della presenza di Dio è il principio di tutti i beni, come la dimenticanza della presenza di Dio è la causa di tutti i mali. Perciò Mosè non finiva di ripetere agli Ebrei: «Ricordatevi del vostro Dio» (Deuter. XIII, 2). Perciò gli uomini savi e i Santi di tutti i luoghi e di tutte le età, ebbero grandemente a cuore di non dimenticarsi mai di Dio, e cercarono sempre di rammentarsene la presenza, col pensiero, con l'invocazione, con la lode, con l'amore... Chi si occupa della presenza di Dio, si assicura la grazia, la virtù, la salute e la gloria eterna... Tanti inestimabili vantaggi della presenza di Dio, ci devono animare a vivere di questa ineffabile presenza...

 

NON BISOGNA PERDERE MAI DI VISTA LA PRESENZA DI DIO. - Di Noè e di Enoc, dice la Sacra Scrittura, che camminarono del continuo alla presenza di Dio (Gen. VI, 9). Ecco il nostro modello. «Siccome non vi è minuto, dice Ugo da S. Vittore, in cui l'uomo non si giovi o non goda della bontà e della misericordia di Dio; così non deve scorrere momento in cui non ne ricordi la santa presenza; perciò ritieni come sciupato quel tempo che non pensi a Dio (De Anima, lib. III)». La medesima cosa ripete S. Bernardo, e, prima di loro, così già pregava S. Agostino: «Come non passa ora od attimo della mia vita, in cui di qualche tuo dono, o Signore, io non mi serva, perciò ornai più non deve passare nessun momento senza che io ti abbia presente agli occhi dell'anima mia, e ti ami con tutte le forze del mio cuore (Soliloq., c. XVIII)».

«Tienti Iddio presente all'anima in tutti i giorni della tua vita» - diceva il vecchio Tobia al figlio (IV, 6). Abbiate Dio nella memoria, per ricordarvi sempre di lui; nell'intelletto, per pensare sovente a lui e meditare su le infinite sue perfezioni e bontà; nella volontà, per rispettarlo, amarlo, benedirlo, invocarlo, obbedirgli, glorificarlo e per vegliare del continuo su di voi per evitare ogni offesa e peccato... «In tutte le tue imprese pensa a Dio, dice il Savio, ed egli dirigerà i tuoi passi» (Prov, III, 6). Pensate a Dio, 1° soventissimamente...; 2° riconoscete Dio in tutto e dovunque, cioè temetelo e adoratelo presente dappertutto...; 3° pensate a Dio, cioè non guardate nei fatti vostri altro scopo fuorché Dio...; 4° pensate a Dio, cioè alla sua operazione ed alla sua grazia...; 5° riconoscete Dio in tutte le vostre idee, cioè figuratevi che la volontà di Dio, la sua dottrina, la sua morale, la sua vita, la sua legge vi stia sempre dinanzi come la norma della vostra condotta, dei vostri costumi, dei vostri pensieri, delle vostre opere, insomma di tutto il vostro vivere.

«Che cosa domanda da voi il Signore, leggiamo in Michea, se non che camminiate guardinghi alla presenza del vostro Dio?» (VI, 8). E infatti, se in ogni tempo e luogo gli occhi di Dio stanno rivolti su di noi è giusto che per parte nostra lo stiamo contemplando in ogni luogo e in ogni tempo, ora pregando, ora inneggiando, ora lodandolo, ora ringraziandolo; ora esclamando col Salmista: «L'anima mia benedice il Signore in tutti i luoghi del suo dominio» (Psalm. CII, 22); ora dicendo col medesimo: «Benedici, anima mia, il Signore, e non dimenticare mai le sue misericordie» (Ib. 2).

Pratichiamo l'avviso di S. Basilio il quale ci esorta a vegliare sul nostro cuore, e non lasciare che mai da noi si allontani il pensiero di Dio e di tutto ciò che Dio ha fatto per utile nostro; di non permettere che pensieri futili e vani macchino la nostra memoria, ma di occuparci assiduamente della santa presenza di Dio, d'imprimerla fortemente come suggello nell'anima nostra; perché col ricordo continuo di questa presenza si acquista l'amor di Dio e si dura nella fedele osservanza della sua santa legge (In Gen.).

 

MOTIVI DI RICORDARE LA PRESENZA DI DIO. - Il primo motivo è che, volere o non volere, non possiamo sottrarci alla vista di Dio...; il secondo è il conto che dovremo rendere a Dio di tutto ciò che egli vede in noi; il terzo sta nel pensare quanto grande e terribile sia quella maestà divina, in faccia alla quale tremano le colonne dei cieli e i Cherubini e i Serafini si fanno delle ali schermo al viso...; il quarto è di rammentarci le sollecitudini di Dio per noi..; il quinto è che questa maestà esige da noi che l'abbiamo sempre presente, che la serviamo con umiltà, l'ascoltiamo con obbedienza...; il sesto è che dalla dimenticanza di Dio provengono tutte le nostre cadute...; il settimo si deduce dai molti e terribili nemici che abbiamo da vincere, e dei quali non possiamo trionfare se non con l'esercizio della presenza di Dio...; l'ottavo è di riflettere che tutto ciò che noi abbiamo, ci viene da Dio e dipende da lui, in faccia al quale noi non siamo che poveri mendichi...; il nono è che la necessità di camminare alla presenza di Dio obbliga tutti gli uomini, in tutti i loro pensieri, in tutte le loro azioni, ecc.; che anche ogni menomo atto nostro deve esser fatto, sia per il corpo, sia per l'anima, con esattezza, sollecitudine, secondo la legge e la volontà di Dio, affinché noi possiamo in ogni cosa piacergli sempre meglio e ottenere le sue grazie. Una azione mediocre, fatta con perfezione, vale molto di più che un'azione eccellente, fatta con negligenza e con tepidezza; perché Dio guarda piuttosto al come è fatta un'opera, anziché alla grandezza dell'opera in se medesima.


DISGRAZIA DI CHI NON PENSA ALLA PRESENZA DI DIO. - Il Profeta Davide ha con un solo tratto dipinto al vero il carattere del mondo, chiamandolo: «Terra di oblio». E infatti, dove trovare nel mondo chi pensi a Dio? A che cosa pensano i ragazzi?... dove hanno la mente i giovani?... Di che cosa si occupa la maggior parte delle donne?... Quali sono i pensieri del letterato, del negoziante, dell'artista, del contadino? L'ubriacone, il bestemmiatore, il libertino, l'invidioso, il mondano, l'empio, l'incredulo, lo spensierato, a che pensano?... forse a Dio?... le loro iniquità provano il contrario... A quanti si potrebbe fare quel rimprovero di Giovanni Battista agli Ebrei, a proposito della presenza di Gesù Cristo; «In mezzo a voi abita un tale, che voi non conoscete» (IOANN. I, 26). Una gran parte degli uomini non conosce altro altare se non quello veduto già da S. Paolo in Atene, sul quale stava scritto: «Al Dio ignoto». Ma guai a loro! perché con la dimenticanza di Dio nascono e allignano nel loro cuore tutte le ree semenze delle passioni...; le virtù vi restano soffocate nel nascere; tutti i nemici lo corrono da padroni...; tutte le loro azioni, in una parola, sono lordura e feccia (Psalm. X, 5). La dimenticanza di Dio è origine di tutti i mali... Noi dimentichiamo Iddio... Tutto è perduto, il tempo e l'eternità...

 

In principio Dio creò il cielo e la terra(Gn 1,1).

Con queste solenni parole incomincia la Sacra Scrittura. Il Simbolo della fede le riprende confessando Dio Padre onnipotente come « Creatore del cielo e della terra »,« di tutte le cose visibili e invisibili ».Parleremo perciò innanzi tutto del Creatore, poi della sua creazione, infine della caduta a causa del peccato, da cui Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è venuto a risollevarci.

 La creazione è il fondamento di « tutti i progetti salvifici di Dio », « l'inizio della storia della salvezza »,  che culmina in Cristo. Inversamente, il mistero di Cristo è la luce decisiva sul mistero della creazione: rivela il fine in vista del quale, « in principio, Dio creò il cielo e la terra » (Gn 1,1): dalle origini, Dio pensava alla gloria della nuova creazione in Cristo. 

 Per questo le letture della Veglia pasquale, celebrazione della nuova creazione in Cristo, iniziano con il racconto della creazione; parimenti, nella liturgia bizantina, il racconto della creazione è sempre la prima lettura delle vigilie delle grandi feste del Signore. Secondo la testimonianza degli antichi, l'istruzione dei catecumeni per il Battesimo segue lo stesso itinerario. 

 

La catechesi sulla creazione

La catechesi sulla creazione è di capitale importanza. Concerne i fondamenti stessi della vita umana e cristiana: infatti esplicita la risposta della fede cristiana agli interrogativi fondamentali che gli uomini di ogni tempo si sono posti: « Da dove veniamo? », « Dove andiamo? », « Qual è la nostra origine? », « Quale il nostro fine? », « Da dove viene e dove va tutto ciò che esiste? ». Le due questioni, quella dell'origine e quella del fine, sono inseparabili. Sono decisive per il senso e l'orientamento della nostra vita e del nostro agire.

 La questione delle origini del mondo e dell'uomo è oggetto di numerose ricerche scientifiche, che hanno straordinariamente arricchito le nostre conoscenze sull'età e le dimensioni del cosmo, sul divenire delle forme viventi, sull'apparizione dell'uomo. Tali scoperte ci invitano ad una sempre maggiore ammirazione per la grandezza del Creatore, e a ringraziarlo per tutte le sue opere e per l'intelligenza e la sapienza di cui fa dono agli studiosi e ai ricercatori. Con Salomone costoro possono dire: « Egli mi ha concesso la conoscenza infallibile delle cose, per comprendere la struttura del mondo e la forza degli elementi [...]; perché mi ha istruito la Sapienza, artefice di tutte le cose » (Sap 7,17-21).

 Il grande interesse di cui sono oggetto queste ricerche è fortemente stimolato da una questione di altro ordine, che oltrepassa il campo proprio delle scienze naturali. Non si tratta soltanto di sapere quando e come sia sorto materialmente il cosmo, né quando sia apparso l'uomo, quanto piuttosto di scoprire quale sia il senso di tale origine: se cioè sia governata dal caso, da un destino cieco, da una necessità anonima, oppure da un Essere trascendente, intelligente e buono, chiamato Dio. E se il mondo proviene dalla sapienza e dalla bontà di Dio, perché il male? Da dove viene? Chi ne è responsabile? C'è una liberazione da esso?

 Fin dagli inizi, la fede cristiana è stata messa a confronto con risposte diverse dalla sua circa la questione delle origini. Infatti, nelle religioni e nelle culture antiche si trovano numerosi miti riguardanti le origini. Certi filosofi hanno affermato che tutto è Dio, che il mondo è Dio, o che il divenire del mondo è il divenire di Dio (panteismo); altri hanno detto che il mondo è una emanazione necessaria di Dio, scaturisce da questa sorgente e ad essa ritorna; altri ancora hanno sostenuto l'esistenza di due principi eterni, il Bene e il Male, la Luce e le Tenebre, in continuo conflitto (dualismo, manicheismo); secondo alcune di queste concezioni, il mondo (almeno il mondo materiale) sarebbe cattivo, prodotto di un decadimento, e quindi da respingere o oltrepassare (gnosi); altri ammettono che il mondo sia stato fatto da Dio, ma alla maniera di un orologiaio che, una volta fatto, l'avrebbe abbandonato a se stesso (deismo); altri infine non ammettono alcuna origine trascendente del mondo, ma vedono in esso il puro gioco di una materia che sarebbe sempre esistita (materialismo). Tutti questi tentativi di spiegazione stanno a testimoniare la persistenza e l'universalità del problema delle origini. Questa ricerca è propria dell'uomo.

 Indubbiamente, l'intelligenza umana può già trovare una risposta al problema delle origini. Infatti, è possibile conoscere con certezza l'esistenza di Dio Creatore attraverso le sue opere, grazie alla luce della ragione umana, anche se questa conoscenza spesso è offuscata e sfigurata dall'errore. Per questo la fede viene a confermare e a far luce alla ragione nella retta intelligenza di queste verità: « Per fede sappiamo che i mondi furono formati dalla Parola di Dio, sì che da cose non visibili ha preso origine ciò che si vede » (Eb 11,3).
 La verità della creazione è tanto importante per l'intera vita umana che Dio, nella sua tenerezza, ha voluto rivelare al suo popolo tutto ciò che è necessario conoscere al riguardo. Al di là della conoscenza naturale che ogni uomo può avere del Creatore, Dio ha progressivamente rivelato a Israele il mistero della creazione. Egli, che ha scelto i patriarchi, che ha fatto uscire Israele dall'Egitto, e che, eleggendo Israele, l'ha creato e formato, si rivela come colui al quale appartengono tutti i popoli della terra e l'intera terra, come colui che, solo, « ha fatto cielo e terra » (Sal 115,15; 124,8; 134,3).

 La rivelazione della creazione è, così, inseparabile dalla rivelazione e dalla realizzazione dell'Alleanza dell'unico Dio con il suo popolo. La creazione è rivelata come il primo passo verso tale Alleanza, come la prima e universale testimonianza dell'amore onnipotente di Dio. E poi la verità della creazione si esprime con una forza crescente nel messaggio dei profeti, nella preghiera dei Salmi e della liturgia, nella riflessione della sapienza del popolo eletto.

 Tra tutte le parole della Sacra Scrittura sulla creazione, occupano un posto singolarissimo i primi tre capitoli della Genesi. Dal punto di vista letterario questi testi possono avere fonti diverse. Gli autori ispirati li hanno collocati all'inizio della Scrittura in modo che esprimano, con il loro linguaggio solenne, le verità della creazione, della sua origine e del suo fine in Dio, del suo ordine e della sua bontà, della vocazione dell'uomo, infine del dramma del peccato e della speranza della salvezza. Lette alla luce di Cristo, nell'unità della Sacra Scrittura e della Tradizione vivente della Chiesa, queste parole restano la fonte principale per la catechesi dei misteri delle « origini »: creazione, caduta, promessa della salvezza.

 

«Il mondo è stato creato per la gloria di Dio»

È una verità fondamentale che la Scrittura e la Tradizione costantemente insegnano e celebrano: « Il mondo è stato creato per la gloria di Dio ».Dio ha creato tutte le cose, spiega san Bonaventura, « non [...] propter gloriam augendam, sed propter gloriam manifestandam et propter gloriam suam communicandam – non per accrescere la propria gloria, ma per manifestarla e per comunicarla ».Infatti Dio non ha altro motivo per creare se non il suo amore e la sua bontà: « Aperta enim manu clave amoris, creaturæ prodierunt – Aperta la mano dalla chiave dell'amore, le creature vennero alla luce ». E il Concilio Vaticano I spiega:

« Nella sua bontà e con la sua onnipotente virtù, non per aumentare la sua beatitudine, né per acquistare perfezione, ma per manifestarla attraverso i beni che concede alle sue creature, questo solo vero Dio ha, con la più libera delle decisioni, dall'inizio dei tempi, creato insieme dal nulla l'una e l'altra creatura, la spirituale e la corporale ».

 La gloria di Dio è che si realizzi la manifestazione e la comunicazione della sua bontà, in vista delle quali il mondo è stato creato. Ci ha predestinati « a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia » (Ef 1,5-6). « Infatti la gloria di Dio è l'uomo vivente e la vita dell'uomo è la visione di Dio: se già la rivelazione di Dio attraverso la creazione procurò la vita a tutti gli esseri che vivono sulla terra, quanto più la manifestazione del Padre per mezzo del Verbo dà la vita a coloro che vedono Dio ».Il fine ultimo della creazione è che Dio, « che di tutti è il Creatore, possa anche essere "tutto in tutti" (1 Cor 15,28), procurando ad un tempo la sua gloria e la nostra felicità ».

 

 Il mistero della creazione

 

Dio crea con sapienza e amore

Noi crediamo che il mondo è stato creato da Dio secondo la sua sapienza. Non è il prodotto di una qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso. Noi crediamo che il mondo trae origine dalla libera volontà di Dio, il quale ha voluto far partecipare le creature al suo essere, alla sua saggezza e alla sua bontà: « Tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono » (Ap 4,11). « Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza » (Sal 104,24). « Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature » (Sal 145,9).

 

Dio crea «dal nulla»

 Noi crediamo che Dio, per creare, non ha bisogno di nulla di preesistente né di alcun aiuto. La creazione non è neppure una emanazione necessaria della sostanza divina. Dio crea liberamente « dal nulla »:

« Che vi sarebbe di straordinario se Dio avesse tratto il mondo da una materia preesistente? Un artigiano umano, quando gli si dà un materiale, ne fa tutto ciò che vuole. Invece la potenza di Dio si manifesta precisamente in questo, che egli parte dal nulla per fare tutto ciò che vuole ».

 La fede nella creazione « dal nulla » è attestata nella Scrittura come una verità piena di promessa e di speranza. Così la madre dei sette figli li incoraggia al martirio:

« Non so come siate apparsi nel mio seno; non io vi ho dato lo spirito e la vita, né io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi. Senza dubbio il Creatore del mondo, che ha plasmato all'origine l'uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituirà di nuovo lo spirito e la vita, come voi ora per le sue leggi non vi curate di voi stessi. [...] Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche l'origine del genere umano » (2 Mac 7,22-23.28).

 Dio, poiché può creare dal nulla, può anche, per opera dello Spirito Santo, donare ai peccatori la vita dell'anima, creando in essi un cuore puro, e ai defunti, con la risurrezione, la vita del corpo, egli « che dà vita ai morti e chiama all'esistenza le cose che ancora non esistono » (Rm 4,17). E, dal momento che, con la sua Parola, ha potuto far risplendere la luce dalle tenebre, può anche donare la luce della fede a coloro che non lo conoscono.

 

Dio crea un mondo ordinato e buono

Per il fatto che Dio crea con sapienza, la creazione ha un ordine: « Tu hai disposto tutto con misura, calcolo e peso » (Sap 11,20). Creata nel Verbo eterno e per mezzo del Verbo eterno, « immagine del Dio invisibile » (Col 1,15), la creazione è destinata, indirizzata all'uomo, immagine di Dio, chiamato a una relazione personale con Dio. La nostra intelligenza, poiché partecipa alla luce dell'Intelletto divino, può comprendere ciò che Dio ci dice attraverso la creazione, certo non senza grande sforzo e in spirito di umiltà e di rispetto davanti al Creatore e alla sua opera. Scaturita dalla bontà divina, la creazione partecipa di questa bontà (« E Dio vide che era cosa buona [...] cosa molto buona »: Gn 1,4.10.12.18.21.31). La creazione, infatti, è voluta da Dio come un dono fatto all'uomo, come un'eredità a lui destinata e affidata. La Chiesa, a più riprese, ha dovuto difendere la bontà della creazione, compresa quella del mondo materiale. 

 

Dio trascende la creazione ed è ad essa presente

Dio è infinitamente più grande di tutte le sue opere: « Sopra i cieli si innalza » la sua « magnificenza » (Sal 8,2), « la sua grandezza non si può misurare » (Sal 145,3). Ma poiché egli è il Creatore sovrano e libero, causa prima di tutto ciò che esiste, egli è presente nell'intimo più profondo delle sue creature: « In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo » (At 17,28). Secondo le parole di sant'Agostino, egli è « interior intimo meo et superior summo meo – più intimo della mia parte più intima, più alto della mia parte più alta ».

 

Dio conserva e regge la creazione

 Dopo averla creata, Dio non abbandona a se stessa la sua creatura. Non le dona soltanto di essere e di esistere: la conserva in ogni istante nell'« essere », le dà la facoltà di agire e la conduce al suo termine. Riconoscere questa completa dipendenza in rapporto al Creatore è fonte di sapienza e di libertà, di gioia, di fiducia:

« Tu ami tutte le cose esistenti, e nulla disprezzi di quanto hai creato; se tu avessi odiato qualcosa, non l'avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l'avessi chiamata all'esistenza? Tu risparmi tutte le cose, perché tutte sono tue, Signore, amante della vita » (Sap 11,24-26).

Dio realizza il suo disegno: la provvidenza divina

 

La creazione ha la sua propria bontà e perfezione, ma non è uscita dalle mani del Creatore interamente compiuta. È creata « in stato di via » (« in statu viae ») verso una perfezione ultima alla quale Dio l'ha destinata, ma che ancora deve essere raggiunta. Chiamiamo divina provvidenza le disposizioni per mezzo delle quali Dio conduce la creazione verso questa perfezione.

« Dio conserva e governa con la sua provvidenza tutto ciò che ha creato, "essa si estende da un confine all'altro con forza, governa con bontà eccellente ogni cosa" (Sap 8,1). Infatti "tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi" (Eb 4,13), anche quello che sarà fatto dalla libera azione delle creature ».

La testimonianza della Scrittura è unanime: la sollecitudine della divina Provvidenza è concreta e immediata; essa si prende cura di tutto, dalle più piccole cose fino ai grandi eventi del mondo e della storia. Con forza, i Libri Sacri affermano la sovranità assoluta di Dio sul corso degli avvenimenti: « Il nostro Dio è nei cieli, egli opera tutto ciò che vuole » (Sal 115,3); e di Cristo si dice: « Quando egli apre, nessuno chiude, e quando chiude, nessuno apre » (Ap 3,7); « Molte sono le idee nella mente dell'uomo, ma solo il disegno del Signore resta saldo » (Prv 19,21).

Spesso si nota che lo Spirito Santo, autore principale della Sacra Scrittura, attribuisce alcune azioni a Dio, senza far cenno a cause seconde. Non si tratta di « un modo di parlare » primitivo, ma di una maniera profonda di richiamare il primato di Dio e la sua signoria assoluta sulla storia e sul mondo educando così alla fiducia in lui. La preghiera dei salmi è la grande scuola di questa fiducia. 

Gesù chiede un abbandono filiale alla provvidenza del Padre celeste, il quale si prende cura dei più elementari bisogni dei suoi figli: « Non affannatevi dunque dicendo: "Che cosa mangeremo? Che cosa berremo?" [...]. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta » (Mt 6,31-33). 

 

La provvidenza e le cause seconde

Dio è il Padrone sovrano del suo disegno. Però, per realizzarlo, si serve anche della cooperazione delle creature. Questo non è un segno di debolezza, bensì della grandezza e della bontà di Dio onnipotente. Infatti Dio alle sue creature non dona soltanto l'esistenza, ma anche la dignità di agire esse stesse, di essere causa e principio le une delle altre, e di collaborare in tal modo al compimento del suo disegno.

 Dio dà agli uomini anche il potere di partecipare liberamente alla sua provvidenza, affidando loro la responsabilità di « soggiogare » la terra e di dominarla. In tal modo Dio fa dono agli uomini di essere cause intelligenti e libere per completare l'opera della creazione, perfezionandone l'armonia, per il loro bene e per il bene del loro prossimo. Cooperatori spesso inconsapevoli della volontà divina, gli uomini possono entrare deliberatamente nel piano divino con le loro azioni, le loro preghiere, ma anche con le loro sofferenze. Allora diventano in pienezza « collaboratori di Dio » (1 Cor 3,9) e del suo Regno. 

 Dio agisce in tutto l'agire delle sue creature: è una verità inseparabile dalla fede in Dio Creatore. Egli è la causa prima che opera nelle cause seconde e per mezzo di esse: « È Dio infatti che suscita » in noi « il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni » (Fil 2,13). Lungi dallo sminuire la dignità della creatura, questa verità la accresce. Infatti la creatura, tratta dal nulla dalla potenza, dalla sapienza e dalla bontà di Dio, niente può se è separata dalla propria origine, perché « la creatura senza il Creatore svanisce »; ancor meno può raggiungere il suo fine ultimo senza l'aiuto della grazia.

 

La provvidenza e lo scandalo del male

Se Dio Padre onnipotente, Creatore del mondo ordinato e buono, si prende cura di tutte le sue creature, perché esiste il male? A questo interrogativo tanto pressante quanto inevitabile, tanto doloroso quanto misterioso, nessuna risposta immediata potrà bastare. È l'insieme della fede cristiana che costituisce la risposta a tale questione: la bontà della creazione, il dramma del peccato, l'amore paziente di Dio che viene incontro all'uomo con le sue alleanze, con l'incarnazione redentrice del suo Figlio, con il dono dello Spirito, con la convocazione della Chiesa, con la forza dei sacramenti, con la vocazione ad una vita felice, alla quale le creature libere sono invitate a dare il loro consenso, ma alla quale, per un mistero terribile, possono anche sottrarsi. Non c'è un punto del messaggio cristiano che non sia, per un certo aspetto, una risposta al problema del male.

Ma perché Dio non ha creato un mondo a tal punto perfetto da non potervi essere alcun male? Nella sua infinita potenza, Dio potrebbe sempre creare qualcosa di migliore. Tuttavia, nella sua sapienza e nella sua bontà infinite, Dio ha liberamente voluto creare un mondo « in stato di via » verso la sua perfezione ultima. Questo divenire, nel disegno di Dio, comporta, con la comparsa di certi esseri, la scomparsa di altri, con il più perfetto anche il meno perfetto, con le costruzioni della natura anche le distruzioni. Quindi, insieme con il bene fisico esiste anche il male fisico, finché la creazione non avrà raggiunto la sua perfezione. 

 Gli angeli e gli uomini, creature intelligenti e libere, devono camminare verso il loro destino ultimo per una libera scelta e un amore di preferenza. Essi possono, quindi, deviare. In realtà, hanno peccato. È così che nel mondo è entrato il male morale, incommensurabilmente più grave del male fisico. Dio non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente, la causa del male morale. Però, rispettando la libertà della sua creatura, lo permette e, misteriosamente, sa trarne il bene:

« Infatti Dio onnipotente [...], essendo supremamente buono, non permetterebbe mai che un qualsiasi male esistesse nelle sue opere, se non fosse sufficientemente potente e buono da trarre dal male stesso il bene ». 

Così, col tempo, si può scoprire che Dio, nella sua provvidenza onnipotente, può trarre un bene dalle conseguenze di un male, anche morale, causato dalle sue creature: « Non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio. [...] Se voi avete pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene [...] per far vivere un popolo numeroso » (Gn 45,8; 50,20). Dal più grande male morale che mai sia stato commesso, il rifiuto e l'uccisione del Figlio di Dio, causata dal peccato di tutti gli uomini, Dio, con la sovrabbondanza della sua grazia, ha tratto i più grandi beni: la glorificazione di Cristo e la nostra redenzione. Con ciò, però, il male non diventa un bene.

« Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio » (Rm 8,28). La testimonianza dei santi non cessa di confermare questa verità:

Così santa Caterina da Siena dice a « coloro che si scandalizzano » e si ribellano davanti a ciò che loro capita: « Tutto viene dall'amore, tutto è ordinato alla salvezza dell'uomo, Dio non fa niente se non a questo fine ». 
E san Tommaso Moro, poco prima del martirio, consola la figlia: « Non accade nulla che Dio non voglia, e io sono sicuro che qualunque cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in realtà sempre per il meglio ». 
E Giuliana di Norwich: « Imparai dalla grazia di Dio che dovevo rimanere fermamente nella fede, e quindi dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene [...]. Tu stessa vedrai che ogni specie di cosa sarà per il bene ». 

 Noi crediamo fermamente che Dio è Signore del mondo e della storia. Ma le vie della sua provvidenza spesso ci rimangono sconosciute. Solo alla fine, quando avrà termine la nostra conoscenza imperfetta e vedremo Dio « a faccia a faccia » (1 Cor 13,12), conosceremo pienamente le vie lungo le quali, anche attraverso i drammi del male e del peccato, Dio avrà condotto la sua creazione fino al riposo di quel Sabato definitivo, in vista del quale ha creato il cielo e la terra.

 

In sintesi

 Nella creazione del mondo e dell'uomo, Dio ha posto la prima e universale testimonianza del suo amore onnipotente e della sua sapienza, il primo annunzio del suo « disegno di benevolenza », che ha il suo fine nella nuova creazione in Cristo.

Sebbene l'opera della creazione sia particolarmente attribuita al Padre, è ugualmente verità di fede che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono il principio unico e indivisibile della creazione.

 Dio solo ha creato l'universo liberamente, direttamente, senza alcun aiuto.

Nessuna creatura ha il potere infinito necessario per « creare » nel senso proprio del termine, cioè produrre e dare l'essere a ciò che non l'aveva affatto (chiamare all'esistenza « ex nihilo » – dal nulla). 

Dio ha creato il mondo per manifestare e per comunicare la sua gloria. Che le sue creature abbiano parte alla sua verità, alla sua bontà, alla sua bellezza: ecco la gloria per la quale Dio le ha create.

Dio, che ha creato l'universo, lo conserva nell'esistenza per mezzo del Verbo, suo Figlio che « sostiene tutto con la potenza della sua parola » (Eb 1,3), e per mezzo dello Spirito Creatore che dà vita.

 La divina Provvidenza consiste nelle disposizioni con le quali Dio, con sapienza e amore, conduce tutte le creature al loro fine ultimo.

 Cristo ci esorta all'abbandono filiale alla provvidenza del nostro Padre celeste e l'apostolo san Pietro gli fa eco: gettate « in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi » (1 Pt 5,7). 

 La provvidenza divina agisce anche attraverso l'azione delle creature. Agli esseri umani Dio dona di cooperare liberamente ai suoi disegni.

Che Dio permetta il male fisico e morale è un mistero che egli illumina nel suo Figlio, Gesù Cristo, morto e risorto per vincere il male. La fede ci dà la certezza che Dio non permetterebbe il male, se dallo stesso male non traesse il bene, per vie che conosceremo pienamente soltanto nella vita eterna.

 

La Creazione è opera della SS Trinità

 

La riflessione sulla verità della creazione, con cui Dio chiama all'esistenza il mondo dal nulla, spinge lo sguardo della nostra fede alla contemplazione di Dio Creatore, il quale rivela nella creazione la sua onnipotenza, la sua sapienza e il suo amore. L'onnipotenza del Creatore si mostra sia nel chiamare le creature dal nulla all'esistenza, sia nel mantenerle nell'esistenza. «Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l'avessi chiamata all'esistenza?», chiede l'Autore del libro della Sapienza (Sap 11,25).L'onnipotenza rivela anche l'amore di Dio che, creando, dona l'esistenza ad esseri diversi da lui e insieme differenti tra di loro. La realtà del suo dono permea tutto l'essere e l'esistere del creato. Creare significa donare (donare soprattutto l'esistenza). E colui che dona, ama. Lo afferma l'Autore del libro della Sapienza, quando esclama: «Tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato, se avessi odiato qualcosa, non l'avresti neppure creata»; e aggiunge: «Tu risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore, amante della vita» (Sap 11,24.26).L'amore di Dio è disinteressato: mira soltanto a che il bene venga all'esistenza, perduri e si sviluppi secondo la dinamica che gli è propria. Dio Creatore è colui «che tutto opera efficacemente, conforme alla sua volontà» (Ef 1,11). E tutta l'opera della creazione appartiene al piano della salvezza, il misterioso progetto «nascosto da secoli nella mente di Dio, creatore dell'universo» (Ef 3,9). Mediante l'atto della creazione del mondo, e in particolare dell'uomo, il piano della salvezza inizia a realizzarsi. La creazione è opera della Sapienza che ama, come la Sacra Scrittura ricorda a più riprese.E chiaro quindi che la verità di fede sulla creazione si contrappone in modo radicale alle teorie della filosofia materialistica, che vedono il cosmo come risultato di una evoluzione della materia riconducibile a puro caso e necessità.Sant'Agostino dice: «E necessario che noi, guardando il Creatore attraverso le opere da lui compiute, ci eleviamo alla contemplazione della Trinità, di cui la creazione in una certa e giusta proporzione porta la traccia» («De Trinitate», VI, 10,12). E verità di fede che il mondo ha il suo inizio nel Creatore, il quale è Dio Uno e Trino. Benché l'opera della creazione venga attribuita soprattutto al Padre - così infatti professiamo nei simboli della fede («Credo in Dio Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra«) - è anche verità di fede che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono l'unico e indivisibile «principio» della creazione.La Sacra Scrittura conferma in diversi modi questa verità: prima di tutto per quanto riguarda il Figlio, il Verbo, la parola consostanziale al Padre. Sono già presenti nell'Antico Testamento alcuni accenni significativi, come ad esempio questo eloquente versetto del Salmo: «Dalla parola del Signore furono fatti i cieli» (Sal 33,6). E una affermazione che trova la sua piena esplicitazione nel Nuovo Testamento, come ad esempio nel Prologo di Giovanni: «In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio... Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste... e il mondo fu fatto per mezzo di lui» (Gv 1,1-2.10). Le lettere di Paolo proclamano che ogni cosa è stata fatta «in Gesù Cristo»: vi si parla infatti di «un solo Signore Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo per lui» (1Cor 8,6). Nella lettera ai Colossesi leggiamo: «Egli (Cristo) è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché, per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili... Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui» (Col 1,15-17).L'Apostolo sottolinea la presenza operante di Cristo sia come causa della creazione («per mezzo di lui»), sia come suo fine («in vista di lui»). E un tema sul quale occorrerà tornare. Intanto notiamo che anche la lettera agli Ebrei afferma che Dio per mezzo del Figlio «ha fatto anche il mondo» e che il «Figlio... sostiene tutto con la potenza della sua parola» (1,2-3).Così il Nuovo Testamento, e in particolare gli scritti di san Paolo e di san Giovanni, approfondiscono e arricchiscono il richiamo alla Sapienza e alla Parola creatrice già presente nell'Antico Testamento... «Dalla parola del Signore furono fatti i cieli» (Sal 33,6). Precisano che quel Verbo creatore non soltanto era «presso Dio», ma «era Dio», e anche proprio in quanto Figlio consostanziale al Padre, il Verbo ha creato il mondo in unione con il Padre: «e il mondo fu fatto per mezzo di lui» (Gv 1,10).Non solo: il mondo è stato anche creato in riferimento alla persona (ipostasi) del Verbo. «Immagine del Dio invisibile» (Col 1,15), il Verbo, che è l'eterno Figlio, «irradiazione della gloria del Padre e impronta della sua sostanza» (cf. Eb 1,3) è anche colui che è stato «generato prima di ogni creatura» (Col 1,15), nel senso che tutte le cose sono state create nel Verbo-Figlio, per diventare, nel tempo, il mondo delle creature, chiamato dal nulla all'esistenza «al di fuori di Dio». In questo senso «tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di ciò che esiste» (Gv 1,3).Si può dunque affermare che la rivelazione presenta, dell'universo, una struttura «logica» (da «Logos»: Verbo) e una struttura «iconica» (da «eikon»: immagine, immagine del Padre). Fin dai tempi dei Padri della Chiesa si è consolidato infatti l'insegnamento, secondo cui il creato porta in sé «le vestigia della Trinità» («vestigia Trinitatis»). Esso è opera del Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo. Nella creazione si rivela la Sapienza di Dio: in essa l'accennata duplice struttura «logico-iconica» delle creature è intimamente unita alla struttura del dono, come dicono alcuni teologi moderni.Le singole creature non sono soltanto «parole» del Verbo, con cui il Creatore si manifesta alla nostra intelligenza, ma sono anche «doni» del Dono: esse portano in sé l'impronta dello Spinto Santo, Spirito creatore.Non è forse detto già nei primi versetti della Genesi: «In principio Dio creò il cielo e la terra (l'universo)... e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque» (Gen 1,1-2)? L'accenno, suggestivo anche se vago, all'azione dello Spirito in quel primo «principio» dell'universo, appare molto significativo per noi che lo leggiamo alla luce della piena rivelazione neotestamentaria.La creazione è opera di Dio Uno e Trino. Il mondo «creato» nel Verbo-Figlio viene «restituito» insieme con il Figlio al Padre, mediante quel Dono increato consostanziale ad entrambi, che è lo Spirito Santo. In tal modo il mondo viene «creato» in quell'Amore che è lo Spirito del Padre e del Figlio. Questo universo abbracciato dall'eterno Amore, incomincia a esistere nell'istante scelto dalla Trinità come inizio del tempo.In tal modo la creazione del mondo è opera dell'Amore; l'universo, dono creato, scaturisce dal Dono increato, dall'Amore reciproco del Padre e del Figlio, dalla santissima Trinità.

INNO ALLA SS. TRINITA’

   Ave o eterno sovrano, Dio vivente, che esisti dall’eternità! Giudice tremendo e giusto, Padre sempre buono e misericordioso! A te sia resa nuova ed eterna supplica, lode, onore e gloria, per mezzo della tua Figlia vestita di sole, nostra ammirabile Madre! Amen. “Tu grande Mediatrice di grazie, - “Prega per noi”!

    Ave, o Uomo – Dio immolato Agnello sanguinante, Re della pace, Albero della vita, tu nostro Capo, porta di ingresso al Cuore del Padre, Figlio eterno del Dio vivente, che con Colui che è, regni in eterno! A te sia data potenza, ora e nei secoli, e gloria e grandezza, e adorazione e riparazione e lode, Per mezzo della tua immacolata Genitrice, nostra ammirabile Madre! Amen. “Tu, fedele Mediatrice di grazie, - “Prega per noi!”

   Ave, o Spirito dell’Eterno, sorgente inesauribile di santità, operante in Dio dall’eternità! Torrente del fuoco dal Padre al Figlio, Uragano impetuoso, che spiri forza, luce e fuoco nelle membra del Corpo mistico! Tu eterno incendio d’amore, Spirito di Dio che operi nei viventi, tu rosso torrente di fuoco che scorri eternamente vivo nei mortali, a te sia data gloria, potenza e bellezza ora e in tutta l’eternità per mezzo della Tua Sposa coronata di stelle, nostra ammirabile Madre! Amen. “Tu, Mediatrice di tutte le grazie: “Prega per noi”.

 

INNO O Trinità infinita, cantiamo la tua gloria in questo vespro, perché nel Cristo tu ci hai resi figli e i nostri cuori sono tua dimora.

   Eterno, senza tempo, sorgente della vita che non muore, a te la creazione fa ritorno nell’incessante flusso dell’amore.

   Noi ti cantiamo, o immenso, in questo breve sabato del tempo che annuncia il grande giorno senza sera in cui vedremo te vivente luce.

   A te la nostra lode, o Trinità dolcissima e beata, che sempre sgorghi e sempre rifluisci nel quiete mare del tuo stesso Amore. Amen.

 

MIO DIO, TRINITA’ CHE ADORO

Mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi interamente per fissarmi in te, immobile e tranquilla come se la mia anima fosse già nell’eternità. Niente possa turbare la mia pace né trarmi fuori di te, o mio immutabile; ma che ogni istante mi immerga sempre più nella profondità del tuo mistero. Pacifica l’anima mia, rendila tuo cielo, tua dimora prediletta e luogo del tuo riposo. Che io non ti lasci mai solo, ma ti sia presente, con fede viva, immersa nell’adorazione, pienamente abbandonata alla tua azione creatrice. Gesù, mio diletto, crocifisso per amore, io vorrei coprirti di gloria, vorrei amarti fino a morire. Ma sento la mia impotenza e ti chiedo di rivestirmi di te, di identificare la mia anima a tutti i movimenti della mia anima, di sommergermi, di invadermi, di sostituirti a me, affinché la mia vita sia un riflesso della tua  vita. Vieni in me come Adoratore, come Riparatore, come Salvatore. O Verbo eterno,Parola del mio Dio, voglio passar la vita ad ascoltarti. Voglio rendermi docile ai tuoi insegnamenti per imparare tutto da te: e poi, nelle tenebre dello spirito, nel vuoto, nell’impotenza, voglio fissare lo sguardo in te e restare nella luce del tuo splendore. O mio astro adorato, affascinami, affinché io non possa mia più sottrarmi alla tua luce. O fuoco divorante, Spirito d’amore, sopravvieni in me, affinché si faccia nella mia anima come una nuova incarnazione del Verbo, ed io gli sia una umanità aggiunta in cui egli rinnovi il suo mistero. E Tu, o Padre, degnati di curvarti verso la tua povera creatura, e vedi in essa il Diletto in cui hai messo tutte le tue compiacenze. O miei Tre, mio Tutto, mia Beatitudine, Solitudine infinita, immensità in cui mi perdo, io mi do a voi come una preda: immergetevi in me, affinché io mi immerga in voi, aspettando di venire a contemplare nella vostra luce l’abisso delle vostre grandezze.

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IL SEGNO DELLA S. CROCE
SEGNO D'AMORE ALLA SS. TRINITA'

 

I misteri principali della fede professati nel
Credo sono due:

1) l'Unità e Trinità di Dio; 2) l'Incarnazione,
la Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo.

Il primo mistero si riferisce a Dio, in se stesso,
alla sua natura; il secondo invece, riguarda Gesù
Cristo, che ci ha salvati, incarnandosi e morendo
sulla croce.

Questi due «misteri» li manifestiamo, sin-
tesi luminosissima di tutte le verità della nostra
benefica Fede, manifestazione aperta coraggiosa
di questa Fede, quando li... concretizziamo con il
Segno della Croce.

Segno di Croce: distintivo dei Figli di Dio,
del Cristiano che china la fronte e adora il Mi-
stero sublime della SS. Trinità;
Segno' di Croce: confessione orgogliosa e fi-
liale della Maestà infinita del Padre nostro Iddio;
Segno di Croce: luce che illumina la mia fronte,
forza che stringe sul mio cuore il dolce Cuore del
mio Gesù.

Santa Bernadetta dimostrò la sua Fede nel
segno della Croce ch'essa faceva in modo perfetto,
non omettendo mai di portare la mano sino alle
spalle. I presenti dicevano: Si comprende che la
VERGINE STESSA GLIEL'HA INSEGNATO. 

 

La SS. Trinità
Prove Bibliche versetti e riflessioni

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IL MISTERO DELL'UNITA' E TRINITA'
DI DIO REALTA' D'AMORE


Apparso sopra una montagna di Galilea, il
Signore risorto disse agli Apostoli queste parole
solenni: «Andate, battezzate e istruite tutte le
genti: Nel Nome del Padre e del Figlio e dello
Spirito Santo».
E' meraviglioso: con ciò che non si capisce
si devono istruire le genti. Il Mistero della SS.
Trinità è come il sole che non si può guardare,
ma che illumina tutte le altre cose. In sè è in-
comprensibile, ma rende comprensibile tutto quan-
to l'Universo.

 

DIO E' UNO SOLO: Egli è infinito, eterno
onnipotente. Ha creato e governa tutto quanto esi-
ste: le cose visibili e invisibili.

IN DIO VI SONO TRE PERSONE. Distinte
perchè l'una non è l'altra ed ha CIASCUNA
proprio nome. PADRE si chiama la prima perso

e non procede da alcuno. FIGLIO si chiama la
seconda persona, ed è generata dal PADRE. SPI-
RITO SANTO si chiama la terza persona, e pro
cede dal Padre e dal Figlio insieme.

Distinte ma uguali sono le Persone Divine
ugualmente eterne, onnipotenti, infinite.

CIASCUNA è ugualmente Dio, come le altre
due: però non sono tre Dei, perchè hanno un'unica

e comune natura divina. NON E' UN ASSURDO, perchè la fede non

ci fa credere che uno è uguale a tre, che tre è
uguale a uno. DIO è uno, se consideriamo la sua
natura; DIO è trina se consideriamo le persone
da cui quell'unica natura divina è posseduta.

Dunque anche nel MISTERO della SS. TRI-
NITA': una natura è una non tre; tre persone
sono tre non una.

La Trinità, oggetto della nostra fede. Ammet-
tere il Dio unico è, teoricamente, alla portata dei
filosofi e dei sapienti. Credere alle tre persone
è proprietà della vera fede perchè è un mistero
insondabile che Gesù solo ha potuto rivelarci. Ecco
perchè, al momento di lasciare questa terra, egli
dà l'ordine ai suoi apostoli di predicare la fede
(Evangelo).

Trinità e battesimo. Ma la fede si concreta
e si conferma nel battesimo dato «in nome del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Questo
non significa solamente che colui che battezza lo
fa per mandato e come ministro di tre persone,
ma anche e - soprattutto che egli battezza per il
nome cioè per la gloria delle tre persone, e che
egli introduce nella loro intimità.

S. Agostino (qual filosofo, teologo può pre-
dere di paragonarsi a S. Agostino?) stava per dare
l'ultima mano ai suoi QUINDICI LIBRI sulla
SS. TRINITA'. Assorto in questo mistero, passeg-
giava sulla spiaggia del mare, quando vide un  fanciullo, il quale, scavata una piccola buca nella

sabbia, andava e veniva con misure di acqua, che
riversava dentro.
Sorride il santo: «Che fai piccolo?» chiede.
Risponde il fanciullo:

- «Voglio mettere il mare in questa buchet-
ta».
«Ma non vedi, scioccherello, quando è grande
il mare e come è piccola questa buca?».
Il bambino si ferma ritto sulla punta dei piedi
e guardandolo gli dice:

- «Lo scioccherello sei tu, se presumi di fare
entrare nella tua testa il mistero della SS. TRI-
NITA')).
E detto ciò scompare.

Dio è troppo grande per essere «capito» da
cervelli minuscoli come i nostri.
Crediamo ed adoriamo umilmente il MISTERO:

O DIO Padre, che hai mandato nel mondo
Tuo Figlio, Parola di verità e lo Spirito Santifica-
tore per rivelare agli uomini il mistero della T
vita, fa che nella professione della vera fede,
conosciamo la gloria della TRINITA' e adoriamo
l'unico DIO in Tre Persone.
Il dogma della Trinità non solo è la confiden-
za più sublime che il Signore abbia fatto a noi
sue povere creature, ma da qui provengono i no-
stri migliori sentimenti d'amar di Dio e d'amor del
prossimo. Ci fu rivelato perchè meglio amassimo Dio.

- DIO Padre creò l'universo per noi. Ci amò.

Ci adottò (Battesimo) come suoi figli, facendoci
parte fin da ora della sua vita e un giorno del
la sua gloria.

- DIO Figlio s'è degnato di rivestirsi della
nostra carne e delle nostre debolezze, soffrendo
e morendo per la nostra redenzione. Ha voluto
abitare fra noi e farsi nostro cibo.

- DIO Spirito Santo, amore consostanziale
del Padre e del Figlio, abita nelle nostre anime,
e illumina, le infiamma, le santifica.
Il mistero ci fu rivelato anche perchè amassi
mo il nostro prossimo.

Nostro Signore Gesù Cristo ha improntati i
motivi più alti dell'amore tra noi, al dogma della
SS Trinità. Nell'utima sua cena pregò suo Padre
per i discepoli così: «Come Voi, Padre, amate me
e io amo Voi, così essi siano una sola cosa tra
di loro»,
Ecco perchè nei secoli di maggior fede nu-
merosi ospedali si dedicarono alla SS. Trinità.
Gloria al Padre! Gloria al Figlio! Gloria allo
Spirito Santo! Ieri, oggi, domani e nei secoli.

S. Bernardo scrive ad Eugenio papa (al Papa,
. Maestro della Fede, colui che deve insegnare
a tutti gli uomini a conoscere Dio) «Tu doman-
derai forse come ciò sia possibile l'Unità e la Tri-
nità di Dio. Non domandarlo: ti basti credere
che è così.
Scrutare questo Mistero è una temerità, cre-
derlo invece è Pietà. Conoscerlo sarà possibile solo
nella Vita Eterna».
Cantare bisogna:

Noi canteremo gloria a te, Padre che dai la
vita, Dio d'immensa carità, Trinità infinita.
La tua Parola venne a noi, annuncio del tuo
dono; la tua Promessa porterà salvezza e perdono.
Manda, Signore, in mezzo a noi, manda il
Consolatore, lo Spirito di Santità;. Spirito del-
l'amore.

 

«O Signore, pregherà il prete nell'ultima rac-
comandazione; E' per un povero peccatore che io
imploro la Tua clemenza; la sua vita non fu im-
mune da debolezze e da cadute; tuttavia non negò
il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo.  

 Santa Trinità, che Sei Dio, pietà di noi!

 

Dal Dio della storia al Dio della creazione

L’attuazione dell’eterno disegno del Padre, incentrato nel suo Figlio Gesù Cristo, passa anzitutto attraverso la creazione. Ma proprio a riguardo di essa numerosi sono gli interrogativi che ci si pongono.

La moderna immagine scientifica del mondo non corrisponde più a quella dell’ambiente in cui fu scritta la Bibbia. Ed ecco allora per noi domande inevitabili: il progresso scientifico contraddice forse la fede biblica? l’evoluzione è forse incompatibile con la creazione? qual è il senso della dottrina sulla creazione? intende descrivere come il mondo è iniziato e si è sviluppato, oppure vuole affermare soltanto la totale dipendenza da Dio?

La fede biblica in Dio creatore è nata come esplicitazione della fede in Dio salvatore.
Israele, nell’esodo dall’Egitto e in tutta la sua storia, ha sperimentato come Dio tenga nelle sue mani le persone, i popoli e gli avvenimenti. Di lui ci si può fidare assolutamente. È onnipotente e può sempre mantenere le promesse. È il Signore incontrastato della storia e dell’universo. È il Signore, perché è il creatore e tutto dipende da lui.
Israele ha anche sperimentato come Dio sia imprevedibile, pronto a capovolgere le sorti dei potenti e degli oppressi, ad aprire nuove strade quando tutto sembra bloccato, sovranamente libero nel suo agire storico. Ciò presuppone che sia ugualmente libero nella sua azione creatrice: «Egli parla e tutto è fatto, comanda e tutto esiste» (Sal 33,9).

Il mondo esiste perché Dio lo vuole. Dio è il Signore incondizionato di tutta la realtà. Questo propriamente interessa la fede religiosa. Questo in definitiva è il messaggio che la Bibbia intende dare, anche quando narra diffusamente l’opera divina.

I racconti della creazione

I due racconti biblici della creazione fanno parte della cosiddetta“storia primitiva”, comprendente anche il peccato delle origini, la diffusione del male e le promesse di salvezza.
Si tratta di una introduzione alla successiva storia dei patriarchi e di Israele. Non tramanda, secondo l’interpretazione ormai comunemente accettata, avvenimenti singoli, accaduti una sola volta e narrati sulla base di precisi ricordi e testimonianze. Con una sequenza di scene simboliche, di personaggi e fatti emblematici, presenta in forma narrativa una riflessione sapienziale sulla condizione umana e sulla dinamica costante della storia. Per quanto riguarda la creazione, il redattore finale non ha esitato a giustapporre due rappresentazioni, nate in diversi ambienti culturali e assai diverse tra loro.
Il primo racconto, più recente, procede solenne, come un inno, intessuto di ripetizioni e parallelismi; segue lo schema dei sette giorni, non per indicare sette epoche, ma per insegnare che l’uomo è chiamato a continuare l’opera di Dio con il lavoro e a riposare e far festa con lui, come suo collaboratore e amico; presenta il mondo come un’armonia mirabile, che in virtù dello Spirito e della parola di Dio sorge dalle acque e dalle tenebre, simbolo del caos e del nulla.

Il secondo racconto è il più antico; unisce vivacità e colore descrittivo alla fine penetrazione psicologica; utilizza un altro modello di pensiero simbolico; qui il mondo fiorisce in mezzo al deserto del nulla come un’oasi, irrigata dai fiumi e rigogliosa di vita, come un giardino affidato alle cure dell’uomo; questi non compare più al termine, ma al centro della successione.

Il redattore non avverte alcuna contraddizione tra i due racconti, perché, sia pure con diverse rappresentazioni, essi danno un insegnamento convergente. A lui non interessano le modalità e la successione dei fenomeni, ma la totale dipendenza da Dio, la fondamentale bontà delle creature, la preminente dignità della creatura umana, il valore del lavoro e del riposo, della sessualità e del matrimonio.


Creazione continua

Nella Bibbia la creazione è presentata come l’inizio della storia della salvezza, la prima delle mirabili opere di Dio; ma anche come la sua attività continua, il fondamento perenne di ogni cosa. L’universo dipende sempre da Dio, sia per iniziare sia per continuare ad esistere e per svilupparsi verso nuove e più alte forme di vita. Il soffio dello Spirito avvolge e penetra le creature, le sostiene e le fa germogliare come vento di primavera: «Tutti da te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno. Tu lo provvedi, essi lo raccolgono, tu apri la mano, si saziano di beni. Se nascondi il tuo volto, vengono meno, togli loro il respiro, muoiono e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra» (Sal 104,27-30). La creazione non è il gesto compiuto da Dio in un tempo remoto, ma il dono di ogni giorno: «In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17,28). 

Discorso religioso e discorso scientifico

Dipendenza continua e totale da Dio: ecco il contenuto della fede. Restano fuori dalla sua prospettiva le modalità fenomeniche del divenire cosmico. Viceversa la scienza indaga proprio queste modalità. Ne consegue che non ha senso contrapporre discorso religioso e discorso scientifico; e neppure tentare di armonizzarli, quasi si trovassero ambedue sullo stesso piano.
Tuttavia l’immensità, la complessità e l’ordine mirabile della natura, messi in luce dalla scienza moderna, ci fanno rimanere stupiti e ci invitano a considerare l’infinita potenza e sapienza del Creatore. La stessa immagine evolutiva del mondo di per sé non contraddice la fede nella creazione; anzi, implicando nella continuità dello sviluppo una serie di passaggi dal meno al più, costituisce un’ottima base di partenza per la riflessione filosofica, che trova una spiegazione sufficiente solo in una causa trascendente.

 

Il mediatore della creazione

Se il Padre è l’origine prima e il fine ultimo di tutte le cose, Gesù Cristo è il mediatore universale della creazione, non meno che della salvezza. Un motivo in più per alimentare la nostra fiducia e liberarci da ogni soggezione nei confronti di forze minacciose e oppressive: «In realtà, anche se vi sono cosiddetti dèi sia nel cielo sia sulla terra,... per noi c’è un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui; e un solo Signore Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo per lui» (1Cor 8,5-6).

Come gli antichi ebrei a partire dall’esperienza dell’esodo hanno approfondito la conoscenza di Dio salvatore, fino a riconoscerlo creatore del cielo e della terra
così i cristiani, a partire dall’esperienza della Pasqua penetrano nel mistero del Cristo salvatore fino a comprendere che tutto viene creato per mezzo di lui e trova in lui consistenza e significato.
In Gesù di Nàzaret incontrano il Verbo, espressione perfetta ed eterna del Padre, autore con lui della creazione, che riflette la sua perfezione in tutte le cose e illumina tutti i popoli: «In principio era il Verbo... tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini» (Gv 1,13-4).
Le creature vengono all’esistenza e si sviluppano, in quanto il Padre le chiama dal nulla e le attrae a sé mediante il Figlio con la potenza dello Spirito. Il Verbo e lo Spirito Santo sono, per così dire, «le mani»
del Padre e «non c’è nulla che non abbia origine e compimento mediante il Verbo e nello Spirito»
Noi esistiamo e ci muoviamo verso la perfezione come eco della Parola eterna e riflesso della sua bellezza, come dono elargito a motivo del primo Dono. 
Dio può salvarci, perché è il creatore libero e onnipotente: la creazione è presupposto e inizio della storia della salvezza.

Le creature spirituali e materiali dipendono da Dio in tutto il loro essere: per iniziare, per continuare ad esistere e per svilupparsi.

La ragione potrebbe conoscere la verità della creazione. Facilmente però rimane offuscata e ha bisogno di una luce e di una conferma superiore. «Per fede noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sì che da cose non visibili ha preso origine quello che si vede» (Eb 11,3).

Scienza e teologia devono essere consapevoli dei loro limiti: la scienza non riguarda il fondamento primo e il senso ultimo; la fede non riguarda le modalità evolutive. 

Dai quaderni di Maria Valtorta

 La Creazione 

 

•Sarei un ben piccolo e limitato Iddio Creatore se non avessi creato che la Terra come mondo abitato! Con un palpito del mio volere ho suscitato mondi e mondi dal nulla e li ho proiettati, pulviscolo luminoso, nell’immensità del firmamento.
La Terra, di cui siete tanto orgogliosi e feroci, non è che uno dei pulviscoli rotanti nell’infinito e non il più grande. Certo però è il più corrotto. Vite e vite pullulano nei milioni di mondi che sono la gioia del vostro sguardo nelle notti serene e la perfezione di Dio vi apparirà quando potrete vedere, con la vista intellettuale dello spirito congiunto a Dio, le meraviglie di quei mondi. 22.8.43


•Quanti misteri ha ancora l’Universo per voi! Siete immersi nel mistero. Mistero di Dio. Mistero dei perché di Dio. Mistero delle leggi cosmiche. Mistero di rapporti fra questo vostro pianeta e gli altri mondi. 28.8.43


•Non v'è bisogno di poderose opere di scienza per giungere a credere. Il più bel libro è l’universo che ho creato dal nulla e senza aiuto di uomo. Sappiate leggere in esso il nome di Dio e guardando l’immensità del firmamento, cominciate a capire l’immensità mia, guardando il moto degli astri, cominciate a capire la mia potenza.
Atomi di polvere sul granello rotante negli spazi che chiamate Terra – un pulviscolo portato dal soffio di Dio e che passa veloce presso altri infiniti pulviscoli ad esso simili – non vi sentite stritolare la vostra superbia se contemplate il firmamento oltre il quali Io sono? Effimere che durate lo spazio di un attimo d’eternità, non cominciate a comprendere la mia Eternità la cui durata è baratro senza fondo in cui sprofondano i millenni e sono pulsazioni del mio ardore? 23.11.43


•Quando il Creatore creò la Terra, la trasse dal nulla adunando i gas dell’etere, già creato e divenuto il firmamento, in una massa che rotando si solidificò come valanga meteorica che sempre più cresceva intorno a un nucleo primitivo. (…)
La Terra, formandosi così nella sua corsa di proiettile nebulare che si solidifica traversando gli spazi, dovette per forza rapire ad essi, emanazioni ed elementi provenienti da altre fonti, i quali e le quali, sono rimaste chiuse in essa sotto forma di fuochi vulcanici, zolfi, acque e minerali diversi, i quali affiorano alla superficie testimoniando la loro esistenza e i misteri, che con tutta la vostra scienza, non riuscite a spiegare con esatta verità, della Terra, pianeta creato dal nulla da Dio, Padre mio.11.12.43


•Pensate che Dio, dal nulla ha fatto l’Universo, e da millenni lancia i pianeti negli spazi e ne regola il percorso, pensate che contiene le acque sui lidi e senza barriere d’argini, pensate che dal fango ha fatto quell’organismo che voi siete, pensate che in esso organismo un seme e poche gocce di sangue che si mescolano, creano un nuovo uomo, il quale nel formarsi è in rapporto con fasi astrali, lontane migliaia di chilometri, ma che pure non sono assenti nell'opera di formazione di un essere, così come regolano, coi loro eteri e i loro sorgere e tramontare sui vostri cieli, il germinare delle biade ed il fiorire degli alberi; pensate che nel suo potere sapiente ha dotato i fiori dotati di organi atti a fecondare altri fiori ai quali fanno da pronubi i venti e gli insetti. Pensate che non vi è nulla che non sia stato creato da Dio, così perfettamente creato, dal sole al protozoo, e che voi a tale perfezione non potete nulla aggiungere. Pensate che la sua sapienza ha ordinato, dal sole al protozoo, tutte le leggi per vivere, e convincetevi che nulla è impossibile a Dio, il quale può disporre a suo agio di tutte le forze del cosmo, aumentarle, arrestarle, renderle più veloci, sol che il suo Pensiero lo pensi. 31.12.43


•Si legge nella Genesi che Dio fece l’Uomo dominatore su tutto quanto era sulla Terra, ossia su tutto meno che su Dio e i suoi angelici ministri. 5.3.44


•Dio Creatore è illimitato nel suo potere. Dio Creatore  è perfetto nel suo creare. Dio Creatore è previdente nel suo operare.
Non ha fatto unicamente stelle per il cielo  (………)
Non ha fatto unicamente le erbe del prato  (………)
Non ha fatto unicamente i placidi ruminanti   (……..)
E tutte queste specie ubbidiscono alla ragione per cui furono fatte, all’ordine che venne dato loro.  31.5.44


Dal Libro di AZARIA


• Il Padre si manifesta la prima volta nella Creazione. Immensa Epifania della Potenza che ha, dal nulla, fatto tutto, perché il Tutto può fare dal nulla le cose, mentre il nulla, il non essere, non può da sé formarsi né formare.
Creare, è, quando dal nulla si ottiene questo tutto che vi circonda, questo firmamento coi suoi pianeti, questi mari con le loro acque, questa terra con le piante e gli animali che l’abitano, questi uomini sorti dalla polvere prima, da Dio trasformata in uomo, questo creato uomo che viene non solo vivificato di vita limitata, ma di vita eterna con lo spirito, non solo munito d’istinto ma di intelletto. Questo è creare. E il Creatore si è manifestato nel creare. Az 150 - 9-6-46


•La creazione attende di conoscere i figli di Dio per distinguerli dai figli del peccato. Quando lo conoscerà?  Quando, il tempo essendo finito, saranno passati nella grande rassegna tutti gli uomini e separati, secondo giustizia, i figli di Dio dai figli del peccato.
Per ora è un lavoro continuo, incessante, per giungere a questa rivelazione. Ogni creatura lo deve compiere in se stessa e l’unione di tutte le creature e la conoscenza del lavoro di ognuno, darà la rivelazione dei figli di Dio da distinguersi da quelli che non vollero esserlo.
Quando tutte le vite saranno riunite nella risurrezione finale, si comporrà il gran quadro della storia dell’umanità, di questo lato della creazione, il più eletto, e, per essere il più eletto, il più insidiato dall’Avversario che nei progenitori assoggettò tutta l’umanità alla vanità, con la permissione di Dio, per provare i suoi figli e poterli premiare con moltiplicati meriti per la loro santità, conseguita con sforzo proprio e non con dono gratuito di Dio. Az.203 - 7.7.46

•Nel Creato, gli elementi che erano confusi nel caos, ubbidirono ordinandosi. (..)  “Dio creò il cielo e la terra e la terra era informe e vuota,e le tenebre coprivano la faccia dell’abisso, e lo Spirito di Dio si librava sulle acque e Dio disse: “sia fatta la luce”.  Aria, acqua, fuoco e luce erano dunque fatti, ma non erano separati e ordinati. Dio comandò loro di separarsi e di ordinarsi, secondo la legge che Egli dava loro, ed essi ubbidirono e ubbidiscono da migliaia di anni, facendo il giorno e la notte, i mari e le terre, e lavorando, il fuoco, nelle vene del globo, a preparare i minerali dei quali l’uomo necessita.
Ubbidienza nel Creato: Dio dopo aver fatto il cielo, ossia gli strati dell’atmosfera, li sparse d’astri comandando loro di seguire una certa via immutabile, e gli astri ubbidirono. Dio dopo aver fatto la Terra,ossia dopo aver reso compatta e ordinata la materia, prima sparsa e confusa di polvere e di acque, creò le piante e gli animali della Terra e delle acque, e comandò loro di fruttificare e moltiplicare, ed animali e piante, ubbidirono.
Poi venne l’uomo, la creatura-re del creato, e Dio diede all’uomo comando di ubbidienza. E l’ubbidienza dell’uomo avrebbe mantenuto la Terra allo stato di un Paradiso terrestre, nel quale la morte, fame, guerre, sventure, malattie, fatiche, sarebbero state ignorate; un giocondo soggiorno di pace e amore nell’amicizia di Dio sarebbe stata la vita dell’uomo sino al suo passaggio alla Dimora celeste. Az.377 - 5.1.47


Dalla Epistola ai Romani


•"Lo Spirito di Dio si librava sulle acque” è detto, ed è una delle prime parole della meravigliosa storia della Creazione.
Già era Dio. Sempre Egli fu. E per il suo Essere potè creare dal nulla il tutto; dal disordine, l’ordine; dall’incompleto, più, dall’informe, il completo, formato con legge di sapienza potentissima. Dal caos sorse l’Universo. Dai vapori carichi di molecole confuse, dall'anarchia degli elementi  “creò il cielo e la terra”  e subito il suo Spirito “si librò sulle acque”.
E a mano a mano che le successive opere della Creazione si compivano, “lo Spirito del Signore” si librava su di esse con le sue leggi e provvidenze, successive opere e sempre più potenti. Dal caos che si separa e ordina per famiglie – parti solide con parti solide per formare il globo del pianeta Terra, parti umide con parti umide, per formare successivamente i mari, i laghi, fiumi, ruscelli – alla luce, la prima delle cose non solo ordinate con elementi già esistenti nel caos, ma creata, con potere proprio, dal nulla.
Perché la luce non era, “le tenebre coprivano la faccia dell'abisso”, ossia del caos nel quale confusamente si urtavano masse di vapori, carichi di umidità, di gas, di molecole. E Dio creò la luce. La sua luce. Egli concesse al mondo, che sorgeva dal nulla per suo volere, l’attributo, uno degli attributi suoi: la luce.
Dio è Luce ed è il Padre della Luce e delle luci. E alla terra, sua prima creatura, concede e dona la luce. Rm 82 - 2.2.48


•Dal caos Dio creò l’Universo, ordinando le caotiche materie ed elementi in quella perfezione di mondi , stagioni, creature ed elementi, che da milioni di secoli dura. Ma  pochi, osservando il Creato, sanno meditare come la creazione sia simile ad una scala ascensionale, ad un canto che sempre più sale da nota a nota sino a toccare la nota perfetta e sublime. Come sia simile ad un generarsi di vite che dalla precedente escono sempre più perfette e complete, sino a raggiungere la completezza perfetta.
Guarda: prima dalle molecole solide, dai vapori e fuochi disordinati che erano la nebulosa primitiva, si formano la Terra e le acque e nella Terra e nelle acque ancor mescolati ai futuri mari, laghi, sorgenti, fiumi, vengono chiusi o diluiti i minerali, mentre le molecole solide fanno crosta e forno agli interni fuochi e agli interni zolfi e metalli e fondo alle acque. L’atmosfera si purifica alquanto, liberata com’è in  parte, da ciò che rendeva pesante la nebulosa originaria, il nulla caotico e la Terra, lanciata nella sua traiettoria, ancor nuda, sterile, muta, trascorre per i muti spazi con le creste calve delle sue montagne emergenti appena dalle cupe acque dei futuri bacini.
Poi fu la luce. Non quella solare, non quella lunare, non quella stellare. Il sole, la luna, le stelle, sono creature più giovani del globo terrestre. Dopo la loro creazione, il cielo, ossia l’elemento “aria”, fu mondo da ogni resto della nuvola primitiva e gli astri e i pianeti splendettero dando col loro splendore elementi vitali al globo terrestre.
Ma la luce fu prima di essi. Una luce propria, indipendente da ogni altra sorgente che non fosse il volere di Dio. Una luce misteriosa che solo gli angeli videro operare misteriose operazioni a favore del globo terrestre, perché nessuna delle cose create da Dio è inutile,  né nessuna è stata creata senza una ragione d’ordine perfetto. Così, se prima fu la luce degli astri e dei pianeti, segno è che la Perfezione volle quest’ordine creativo per motivo utile e ragionevole. Poi fu il sole, la luna, le stelle.
L’elemento “aria”, privato dei gas deleteri e ricco di quelli utili alla vita, favorì il persistere delle nuove creature: i vegetali. Quelle che ancora sono creature schiave nelle radici, ma che già hanno moto nelle fronde; quelle che create una volta, hanno già in se stesse elementi per riprodursi, cosa che non è concessa alla polvere della Terra, ai minerali, alle acque. Queste tre cose possono mutare aspetto e natura, da legna sommersa diventar carbone, da fuochi, zolfi, da carboni gemme, trasformarsi da acque in vapori e da questi in acque, o consumarsi, ma riprodursi non possono.
Il mondo vegetale, sì. In esso è già la linfa, gli organi riproduttivi atti a fecondare e ad essere fecondati; manca però ad essi la libertà del volere, anche istintivo. Ubbidiscono a leggi climatiche, stagionali, al volere degli elementi e dell’uomo. Non può la palma vivere e fruttificare nelle terre fredde, né il lichene polare decorare le rocce nelle terre torride. Non può la pianta fiorire fuor della stagione della fioritura o sfuggire al ciclone, all’incendio, alla scure. Eppure la vita vegetale è già un prodigio di ascesa, dal caos, alla perfezione della Creazione. Ascesa che aumenta con la vita animale, libera nei moti, negli istinti, nel volere dei suoi esseri. Vi è un ordine anche in essa. Ma l’animale gode già della libertà di scegliersi una tana e una compagna, di fuggire dall’insidia dell’uomo e degli elementi; anzi, ha un istinto, più: un magnetismo suo proprio che lo avverte dell’avvicinarsi di un cataclisma e lo guida nel cercare salvezza, così come una rudimentale capacità di pensare e decidere sul come nutrirsi e difendersi e offendere, sul come farsi amico l’uomo ed essergli amico.
Nell’animale oltre che le perfezioni creative della linfa vitale (il sangue) e gli organi riproduttori come sono nelle piante, sono anche le perfezioni creative della polvere, della pietra, dei minerali. Lo scheletro, il midollo, il sangue, gli organi, non v’insegnano forse gli scienziati che sono composti e contengono quelle sostanze chiamate minerali delle quali è, in fondo, composta la Terra che l’uomo abita e che popolano gli animali?
Dunque negli animali è già rappresentato e perfezionato ciò che è nei regni inferiori: il minerale e il vegetale e la scala ascende. La nota si fa più alta e pura, più completa, più magnificante Iddio.
Ed ecco l’uomo, l’uomo nel quale i tre regni precedenti – privo di linfa il primo, di moto il secondo, di ragione il terzo – è aggiunto il quarto regno: quello delle creatura ragionevole, dotata di parola, d’intelligenza, di ragione, ragione che regola gli istinti. Intelligenza che apre il pensiero a comprensioni e visioni che sono molto, talora infinitamente, superiori a quelle che danno agli animali capacità di pensare a un bene materiale. Parola che lo fa capace d’esprimere i suoi bisogni e i suoi affetti, capire quelli del suo simile e soprattutto lodare Dio suo Creatore e pregarlo o evangelizzarlo a chi lo ignora.
Nell’uomo sono il regno minerale, vegetale, animale, quello umano e, perfezione nella perfezione, quello spirituale.
Ecco la scala che dal disordine del caos, sale all’ordine soprannaturale, passando per quello naturale. Ecco che alla creatura naturale in cui sono rappresentati e riuniti in sintesi tutti gli elementi e caratteri di ciò che forma le altre creazioni, riuniti e perfezionati; alla creatura fatta col fango, ossia con la polvere nella quale sono sminuzzati i sali minerali e con l’elemento acqua , dotata di calore (elemento fuoco), di respiro (elemento aria), di vista naturale e intellettiva (elemento luce), di sangue e umori, di ghiandole e organi riproduttivi, (linfa), di istinti e di pensiero, di moto, di libertà e volere, Dio infonde il suo soffio, ossia “il soffio della Vita”. Rm. 12.2.48


•Non ci fu autogenesi, e non ci fu evoluzione; ma ci fu la Creazione voluta dal Creatore. La ragione, di cui siete tanto orgogliosi, dovrebbe farvi persuasi che dal nulla non si forma la cosa iniziale, e dalla cosa unica e iniziale, non può venire il tutto.
Solo Dio può ordinare il caos e popolarlo d’innumeri creature che formano il Creato.  E questo potentissimo Creatore non ha avuto limitazioni nel suo creare, che fu molteplice, né nel creare creature già perfette, ognuna perfetta secondo il fine per il quale è stata creata.
E’ stolto pensare che Dio abbia creato, volendo darsi un Creato, cose informi, attendendo di essere da esse glorificato quando le singole creature, e tutte le creature, avessero raggiunto, con successive evoluzioni, la perfezione della loro natura perché fossero atte al fine naturale o soprannaturale per il quale sono state create. (…)
L’uomo attuale non è il risultato di un’evoluzione ascendentale, ma il doloroso risultato di un’evoluzione discendentale, perché la colpa di Adamo ha per sempre leso la perfezione fisico-morale-spirituale dell’uomo originale. (…)
L’uomo non è il risultato di un’evoluzione, così come il Creato non è il prodotto di un’autogenesi. Per avere un’evoluzione occorre avere sempre una prima sorgente creativa. E pensare di avere avuto dall’autogenesi di ‘una sola’ cellula le infinite specie, è un assurdo impossibile. ( … )
E questo potentissimo Creatore non ha avuto limitazioni nel suo creare, che fu molteplice, né nel creare creature  già perfette, ognuna perfetta secondo il fine per il quale è stata creata. Rm.21.5.48


• Il sesto giorno fu fatto l’uomo, nel quale sono in sintesi rappresentati e tre regni del creato sensibile e, in meravigliosa verità, la sua creazione da Dio per l’anima spirituale infusa da Dio nella materia dell’uomo. L’uomo: vero anello di congiunzione fra Terra e Cielo, vero punto d’unione fra il mondo spirituale e quello materiale, l’essere, in cui lo spirito anima la materia, non solo per la vita limitata mortale ma, per la vita immortale dopo la finale risurrezione.
L’uomo: la creatura in cui splende e dimora lo Spirito Creatore.
L’uomo: la meraviglia della potenza di Dio che infonde il suo soffio, parte di Se stesso Infinito, nella polvere, elevandola alla potenza di uomo e dona a esso la Grazia che eleva la potenza dell’uomo animale, alla potenza della vita e condizione di creatura soprannaturale, di figlio di Dio per partecipazione di natura. La fa capace di mettersi in diretta relazione con Dio, disponendola a comprendere l’Incomprensibile, rendendole possibile e lecito amare Colui che sovrasta talmente ogni altro essere che, senza un suo divino dono, non potrebbe l’uomo, per capacità e per venerabondo rispetto, anche soltanto desiderare d’amare. ( … )
Il sesto giorno fu dunque creato l’uomo, completo, perfetto in ogni sua parte materiale e spirituale, fatto secondo il Pensiero di Dio, secondo l’ordine (il fine) per cui era stato creato: amare e servire il suo Signore durante la vita umana, conoscerlo nella sua Verità e quindi godere di Lui, per sempre, nell’altra. Rm.28.5.48  

La Resurrezione Finale e la morte dell'universo

Visione di Maria Valtorta

Una immensa estensione di terra. Un mare, tanto è senza confini. Dico “terra” perché vi è della terra come nei campi e nelle vie. Ma non vi è un albero, non uno stelo, non un filo d’erba. Polvere,polvere e polvere.
Vedo questo ad una luce che non è luce. Un chiarore appena disegnato, livido, di una tinta verde-viola quale si nota in tempo di fortissimo temporale o di eclissi totale.
Una luce, che fa paura, di astri spenti.
Ecco. Il cielo è privo di astri. Non ci sono stelle, non luna, non sole. Il cielo è vuoto come è vuota la terra. Spogliato l’uno dei suoi fiori di luce, l’altra della sua vita vegetale e animale. Sono due immense spoglie di ciò che fu.
Ho tutto l’agio di vedere questa desolata visione della morte dell’universo, che penso sarà dello stesso aspetto dell’attimo primo, quando era già cielo e terra ma spopolato il primo d’astri e la seconda nuda di vita, globo già solidificato ma ancora inabitato, trasvolante per gli spazi in attesa che il dito del Creatore le donasse erbe e animali.
(…) E poi da solchi di terra e da solchi di mare sorgono, ricomponendosi, le bianche cose che ho visto sparse e slegate. Sono milioni e milioni e milioni di scheletri che affiorano dagli oceani, che si drizzano su dal suolo. Scheletri di tutte le altezze. Da quelli minuscoli degli infanti dalle manine simili a piccoli ragni polverosi, a quelli di uomini adulti, e anche giganteschi, la cui mole fa pensare a qualche essere antidiluviano.
E stanno stupiti e come tremanti, simili a coloro che sono svegliati di soprassalto da un profondo sonno e non si raccapezzano del dove si trovano.
La vista di tutti quei corpi scheletriti, biancheggianti in quella “non luce” da Apocalisse, è tremenda.
E poi intorno a quegli scheletri si condensa lentamente una nebulosità simile a nebbia sorgente dal suolo aperto, dagli aperti mari, prende forma e opacità, si fa carne, corpo simile a quello di noi vivi; gli occhi, anzi le occhiaie, si riempiono d’iridi, gli zigomi si coprono di guance, sulle mandibole scoperte si stendono le gengive e le labbra si riformano e i capelli tornano sui crani e le braccia si fanno tornite e le dita agili e tutto il corpo torna vivo, uguale a come è il nostro.
Uguale, ma diverso nell’aspetto. Vi sono corpi bellissimi, di una perfezione di forme e di colori che li fanno simili a capolavori d’arte. Ve ne sono altri orridi, non per sciancature o deformazioni vere e proprie, ma per l’aspetto generale che è più da bruto che da uomo. (…) Comprendo di aver visto la risurrezione finale.
 

Spiegazione di Gesù

Quando il tempo sarà finito e la vita dovrà essere unicamente Vita nei cieli, il mondo universo
tornerà, come hai pensato, ad essere quale era all’inizio, prima d’esser dissolto completamente.
Il che avverrà quando io avrò giudicato. Molti pensano che dal momento della fine al Giudizio universale vi sarà un attimo solo. Ma Dio sarà buono sino alla fine, o figlia. Buono e giusto.
Non tutti i viventi dell’ora estrema saranno santi e non tutti dannati. Vi saranno fra quei primi coloro che sono destinati al Cielo ma che hanno un che da espiare. Ingiusto sarei se annullassi ad essi l’espiazione che pure ho comminata a tutti coloro che li hanno preceduti trovandosi nelle loro medesime condizioni alla loro morte.
Perciò, mentre la giustizia e la fine verranno per altri pianeti, e come faci su cui uno soffia si spegneranno uno ad uno gli astri del cielo, e oscurità e gelo andranno aumentando, nelle mie ore che sono i vostri secoli – e già si è iniziata l’ora dell’oscurità, nei firmamenti come nei cuori – i viventi dell’ultima ora, morti nell’ultima ora, meritevoli di Cielo ma bisognosi di mondarsi ancora, andranno nel fuoco purificatore. Aumenterò gli ardori di quel fuoco perché più sollecita sia la purificazione e non troppo attendano i beati di portare alla glorificazione la loro carne santa e di far gioire anche la stessa vedendo il suo Dio, il suo Gesù nella sua perfezione e nel suo trionfo.
Ecco perché hai visto la terra priva di erbe e alberi, di animali, di uomini, di vita, e gli oceani privi di vele, distesa ferma di acque ferme poiché non sarà più necessario ad esse il moto per dar vita ai pesci delle acque, come non più necessario calore alla terra per dar vita alle biade e agli esseri.
Ecco perché hai visto il firmamento vuoto dei suoi luminari, senza più fuochi e senza più luci. Luce e calore non saranno più necessari alla terra, ormai enorme cadavere portante in sé i cadaveri di tutti i viventi da Adamo all’ultimo figlio di Adamo.
La Morte, mia ultima ancella sulla Terra, compirà il suo ultimo incarico e poi cesserà d’essere essa pure. Non vi sarà più Morte. Ma solo Vita eterna. Nella beatitudine o nell’orrore. Vita in Dio o vita in Satana per il vostro io ricomposto in anima e corpo.

Evoluzionismo

Dai Quaderni di Maria Valtorta

Se l’uomo è derivato dalla scimmia, la quale per evoluzione progressiva è divenuta uomo, come mai in tanti anni che sostenete questa teoria, non siete mai riusciti, neppure con i perfezionati strumenti e metodi di ora, a fare di una scimmia un uomo? Potevate di una coppia di scimmie intelligenti prendere i più intelligenti figli e poi i figli intelligenti di questi e così via. Avreste ormai molte generazioni di scimmie selezionate, istruite, curate dal più paziente, tenace e sagace metodo scientifico, ma avreste sempre delle scimmie. Se mai vi fosse una mutazione, sarebbe questa: che le bestie sarebbero meno forti fisicamente delle prime e più viziose moralmente, poiché con tutti i vostri metodi e strumenti avreste distrutto quella perfezione scimmiesca che il Padre mio creò per questi quadrumani.
Un’altra domanda. Se l’uomo è venuto dalla scimmia, come mai ora l’uomo, anche con innesti e ripugnanti incroci, non torna scimmia? Sareste capaci di tentare anche questi orrori se sapeste che ciò potesse dare sanzione approvativa alla vostra teoria, ma non lo fate perché sapete che non riuscireste a fare di un uomo una scimmia. Ne fareste un brutto figlio d’uomo, un degenerato, un delinquente forse, ma mai una vera scimmia. Non lo tentate perché sapete in anticipo che fareste una pessima riuscita e la vostra reputazione ne uscirebbe rovinata.
Per questo non lo fate, non per altro. Perché di avvilire, per sostenere una vostra tesi, un uomo a livello di un bruto, non sentite nessun rimorso né orrore. Siete capaci di questo e di ben altro. Siete già voi dei bruti perché negate Dio e uccidete lo spirito che vi differenzia dai bruti. 20.12.43



La bellezza è uno dei doni che Dio ha dato ai Progenitori. Essi riflettevano la Perfezione che li aveva creati. Questa era purissimo Spirito, ma anche se non poteva l’uomo essere tutto spirito come il suo Creatore, poteva – e Dio volle così fosse – testimoniare con la perfezione di un corpo armonico e bellissimo, vaso vivo per contenere uno spirito senza labe di colpa, da quale Origine provenisse e ciò a frantumare la vergognosa teoria del vostro discendere da un quadrumane.
Da Dio venite, non da una bestia che l’antica legge mosaica diceva “immonda”. Ricordate: “Fra tutti gli animali che camminano a quattro piedi, saranno immondi quelli che camminano sopra le loro mani”. 30.5.44



L’uomo ha l’immagine che per l’uomo Dio Creatore ha ideato. Non aveva certo bisogno il Potente e l’Infinito di ottenere l’uomo da un’evoluzione secolare di quadrumani. Il quadrumane fu quadrumane dal momento in cui fu creato e fece i primi lazzi sugli alberi del terrestre paradiso. L’uomo fu uomo dal momento che Dio lo creò dal fango e, cosa non fatta per nessun altro creato, gli alitò lo spirito in volto. 14.7.44



Gen.6,1-4 “ E avendo cominciato gli uomini a moltiplicarsi sulla terra e avendo avuto delle figliole, i figli di Dio, o figli di Set, videro che le figliole degli uomini (figlie di Caino) erano belle e sposarono quelle che fra tutte a loro piacquero … Ora dunque, dopo che i figli di Dio si congiunsero colle figlie degli uomini e queste partorirono, ne vennero fuori quegli uomini potenti, famosi nei secoli”.
Gli uomini che per potenza del loro scheletro colpiscono i vostri scienziati e ne deducono che al principio dei tempi l’uomo era molto più alto e forte di quanto è ora e dalla struttura del loro cranio, deducono che l’uomo derivi dalla scimmia. I soliti errori degli uomini davanti ai misteri del creato.
Se la disubbidienza all’ordine di Dio e le conseguenze della stessa avevano potuto inoculare negli innocenti il Male con tutte le sue diverse manifestazioni di lussuria, gola, ira, invidia, superbia e avarizia e presto l’inoculazione fiorì in fratricidio provocato da superbia, ira, invidia e avarizia, quale più profonda decadenza e quale più profondo dominio di Satana avrà provocato questo peccato secondo?
Adamo ed Eva avevano mancato al primo dei comandi di Dio all’uomo (…) ma non peccarono nell’altro ramo dell’amore: quello verso il proprio prossimo. Non maledissero neppure Caino, ma piansero sul morto nella carne e sul morto nello spirito in ugual misura, riconoscendo che giusto era il dolore da Dio permesso, perché essi avevano creato il Dolore col loro peccato e per primi dovevano sperimentarlo in tutti i suoi rami. Rimasero perciò figli di Dio e con loro i discendenti venuti dopo questo dolore. Caino peccò contro l’amore di Dio e contro l’amore di prossimo. Infranse l’amore totalmente e Dio lo maledisse e Caino non si pentì, perciò egli e i propri figli furono figli dell’animale detto uomo.
Se il primo peccato di Adamo ha fatto tanto decadere l’uomo che avrà prodotto di decadenza il secondo al quale si univa la maledizione di Dio? Quali fomiti di peccato nel cuore dell’uomo-animale perché privo di Dio e a quale potenza saranno giunti, dopo che Caino ebbe non soltanto ascoltato il consiglio del Maledetto, ma lo ebbe abbracciato come suo padrone diletto, uccidendo per ordine suo? La discesa di un ramo, di quello avvelenato dal possesso di Satana, non ebbe sosta ed ebbe mille volti. Quando Satana prende, corrompe in tutti i rami. Quando Satana è re, il suddito diviene un satana, un satana con tutte le sfrenatezze di Satana. Un satana che va contro la legge divina e umana, un satana che viola anche le più elementari e istintive norme di vivere da uomini dotati di anima e s‘imbruttisce nei più laidi peccati dell’uomo bruto.
Dove non è Dio, è Satana. Dove l’uomo non ha più anima viva, è l’uomo bruto. Il bruto ama i bruti. La lussuria carnale, più che carnale  perché afferrata ed esasperata da Satana, lo fa avido di tutti i connubi. Bello e seducente gli pare ciò che è orrido e sconvolgente come un incubo. Il lecito non lo appaga. E’ troppo poco e troppo onesto, e pazzo di libidine cerco l’illecito, il degradante, il bestiale.
Quelli che non erano più figli di Dio, perché col padre e come il padre avevano fuggito Dio per accogliere Satana, si spinsero a questo illecito, degradante, bestiale ed ebbero mostri per figli e figlie. Quei mostri che ora colpiscono i vostri scienziati e li traggono in errore. Quei mostri che, per la potenza delle forme e per la selvaggia bellezza e una radenza belluina, frutti del connubio fra Caini e i bruti, fra i bruttissimi figli di Caino e le fiere, sedussero i figli di Dio, ossia i discendenti di Set (…) Fu allora che Dio, a impedire che il ramo dei figli di Dio si corrompesse tutto con il ramo dei figli degli uomini, mandò il generale diluvio a spegnere sotto il peso delle acque la libidine degli uomini e a distruggere i mostri generati dalla libidine dei senza Dio, insaziabili nel senso perché arsi dai fuochi di Satana.
L’uomo, l’uomo attuale, farnetica sulle linee somatiche e sugli angoli zigomatici e non volendo ammettere un Creatore, perché troppo superbo per poter riconoscere di essere stato fatto, ammette la discendenza dai bruti! Per potersi dire: “Noi, da soli, ci siamo evoluti da animali a uomini”. Si degrada, si auto degrada, per non volersi umiliare davanti a Dio e discende. Oh, se discende! Ai tempi della prima corruzione ebbe dell’animale l’aspetto, ora ne ha il pensiero e il cuore e la sua anima, per sempre più profondo connubio col male, ha preso il volto di Satana in troppi. 30.12.46


Dall'Epistola ai Romani


•Parlare di avvilenti discendenze non serve per giustificare il prodigio spontaneo dell’uomo intelligente. L’evoluzione non potrebbe mai dare a una bestia la perfezione umana ‘visibile’. Parlando di quelli che non ammettono lo spirituale, non parlo che di perfezione umana materiale e perciò ‘visibile’. Anche questa sola è sufficiente a negare l’evoluzione della bestia a uomo e a testimoniare della creazione divina. Rm. 49 – 7.1.48


•Non ci fu autogenesi e non ci fu evoluzione ma ci fu la Creazione voluta dal Creatore. La ragione di cui siete tanto orgogliosi, dovrebbe farvi persuasi che dal nulla non si forma la cosa iniziale e dalla cosa unica ed iniziale non può venire il tutto.
Solo Dio può ordinare il caos e popolarlo d’innumeri creature che formano il Creato e questo potentissimo Creatore non ha avuto limitazioni nel suo creare che fu molteplice, né nel creare creature già perfette, ognuna perfetta secondo il fine per il quale è stata creata. E’ stolto pensare che Dio abbia creato, volendo darsi un Creato, cose informi, attendendo di essere da esse glorificato quando le singole creature e tutte le creature, avessero raggiunto, con successive evoluzioni, la perfezione della loro natura perché fossero atte al fine naturale o soprannaturale per il quale sono state create. (…)
L’uomo attuale non è il risultato di un’evoluzione ascendentale, ma il doloroso risultato di un’evoluzione discendentale, perché la colpa di Adamo ha per sempre leso la perfezione fisico-morale-spirituale dell’uomo originale. (…)
L’uomo non è il risultato di un’evoluzione, così come il Creato non è il prodotto di un’autogenesi. Per avere un’evoluzione occorre sempre avere una prima sorgente creativa. Pensare di aver avuto dall’autogenesi di una sola cellula le infinite specie, è un assurdo impossibile. Per vivere, la cellula ha bisogno di un terreno vitale in cui siano gli elementi che permettono e mantengono la vita. Se la cellula si auto formò dal nulla, dove trovò gli elementi per formarsi, vivere e riprodursi?  Rm. 128 – 28.5.48


• La tesi dell’origine dell’uomo secondo la teoria evoluzionista che si appoggia sulla conformazione dello scheletro e sulla diversità dei colori della pelle e dell’aspetto per sostenere il suo errato asserto, non è tesi ‘contro’ la verità dell’origine dell’uomo – creatura creata da Dio – ma a favore. Perché ciò che rivela l’esistenza di un Creatore è proprio la diversità dei colori, delle strutture, delle specie delle creature da Lui, il Potentissimo, volute. Se questo vale per le creature inferiori, più ancora vale per la creatura – uomo; il quale è uomo creato da Dio anche se, per circostanze di clima e di vita e anche per corruzione – per cui venne il diluvio e poi, molto dopo, nelle prescrizioni del Sinai e nelle maledizioni mosaiche, così severo comando e castigo – mostra diverso aspetto e colore da razza a razza. Rm. 131– 28.5.48


• Nel diluvio perirono i rami corrotti dell’umanità brancolante nelle tenebre conseguenti alla caduta, nelle quali e solo per i pochi giusti, come attraverso nebbie pesanti, giungeva ancora un solo raggio della perduta stella: il ricordo di Dio e della sua promessa.
Perciò, distrutti i mostri, l’Umanità fu conservata e moltiplicata nuovamente dalla stirpe di Noè, giudicata giusta da Dio. Venne perciò resa alla natura prima del primo uomo: fatta sempre di materia e di spirito e rimasta tale anche dopo che la colpa aveva spogliato lo spirito della Grazia divina e della sua innocenza.
Quando e come avrebbe dovuto l’uomo ricevere l’anima, se egli fosse il prodotto ultimo di un’evoluzione dai bruti? E’ da supporsi che i bruti abbiano ricevuto insieme alla vita animale l’anima spirituale? L’anima immortale? L’anima intelligente? L’anima libera? E’ bestemmia solo pensarlo. Come allora potevano trasmettere ciò che non avevano?  E poteva Dio offendere se stesso infondendo l’anima spirituale, il suo divino soffio, in un animale, evoluto sin che si vuole pensarlo ma sempre venuto da una lunga procreazione di bruti? Anche questo pensiero è offensivo al Signore.
Dio, volendosi creare un popolo di figli per espandere l’amore di cui sovrabbonda e ricevere l’amore di cui è sitibondo, ha creato l’uomo ‘direttamente’, con un suo volere perfetto, in ‘un’unica operazione’ avvenuta nel sesto giorno creativo, nella quale fece della polvere una carne viva e perfetta che poi ha animata, per la sua speciale condizione di uomo, figlio adottivo di Dio ed erede del Cielo, non solo già dell’anima (che anche gli animali hanno nelle nari) e cessa con la morte dell’animale, ma dell’anima spirituale che è immortale, che sopravvive oltre la morte del corpo e che rianimerà il corpo, oltre la morte, al suono delle trombe del Giudizio finale e del trionfo del Verbo Incarnato, Gesù Cristo, perché le due nature, che insieme vissero sulla Terra, vivano insieme gioendo o soffrendo, a seconda di come insieme meritarono, per l’eternità. Rm. 132 – 28.5.48

Perchè crediamo in Dio?

 

Una domanda tutt’altro che scontata! Questa pone le sue radici nella storia stessa dell’uomo che da sempre si è dimostrato interessato alla ricerca delle radici della propria esistenza.

Perché?

Perché ogni uomo desidera raggiungere la felicità, la vita piena, l’amore, perché tutti gli esseri umani in quanto finiti si scontrano con l’inevitabile ed inspiegabile morte, perché la vita pur essendo bellissima è anche segnata dal male (ingiustizia, violenze, menzogne…). L’insieme di queste realtà ha posto da sempre l’uomo dinnanzi ad alcune fatidiche domande esistenziali.
“Chi ci ha creati? Perché viviamo? Dove andremo?”.

Domande che trovano la loro risposta solo in Dio.

Mentre l'umanità dalle sue origini, guidata dalla ragione che la fede confermava, ha affermato l'esistenza di Dio e gli ha sempre innalzato altari e templi, ed anche l'umanità di oggi, ove la violenza non lo impedisce, manifesta la sua comune credenza in Dio, non sono mancati e non mancano pensatori che negano l'esistenza di Dio: da Democrito, che per primo pronunciò la frase fatale: “Non est Deus naturae immortalis” agli odierni negatori di Dio e suoi avversari.
Da qui nasce l’esigenza di una risposta apologetica, sia per confutare l'avversario, sia per confermare il credente di fronte al dubbio imprudente che talora può affiorare alla sua coscienza nelle alterne vicende della vita.

Le prove fisiche dell'esistenza di Dio

 

Uno dei fenomeni che più colpisce chi si pone a contemplare lo spettacolo della natura è l'ordine che vi riluce, ordine meraviglioso e costante. Di qui la mente arguta della gente semplice trae uno degli argomenti più profondi per risalire a Dio, argomento che lo scienziato analizza e perfeziona dandogli forma di rigorosa dimostrazione scientifica. Così provarono l'esistenza di Dio Platone, Aristotele, Cicerone fra i pagani; così nei tempi cristiani usarono questo argomento i primi apologeti, i Padri lo ampliarono eloquentemente e S. Tommaso lo espose in forma nitida e rigorosa nella sua Summa, così come tutta la sua scuola lo espose e lo difese. Anche i razionalisti ne sentirono la forza. Voltaire diceva: «L'universo mi imbarazza e io non posso sognare che questo orologio esista e non abbia orologiaio».
L'argomento si può brevemente riassumere nella seguente affermazione: nella natura esiste un mirabile ordine teleologico. Dunque necessariamente esiste una suprema intelligenza ordinatrice. Ma questa intelligenza ordinatrice deve essere anche creatrice dell'universo. Dunque esiste un Dio creatore e ordinatore dell'universo.


L'ordine del cosmo

Esso ci appare chiaramente considerando la scala degli esseri dai più semplici ai più complessi.

1) Regno vegetale. Un piccolo seme: uno dei tanti di quei minuscoli granellini sparsi nella natura: quale mirabile ordine nella sua struttura, nel suo progressivo sviluppo, nella formazione della pianta! Basti pensare al rivestimento protettivo dei semi o alle diverse forme che questi assumono per raggiungere zone favorevoli alla crescita (ad es. a forma di elica per planare vorticosamente) oppure alla straordinaria varietà di pollini tutti straordinariamente diversi se visti al microscopio elettronico. E ancora…la disposizione delle foglie lungo il picciolo secondo un ciclo determinato in modo da ricoprirsi il meno possibile e che tutte possano ricevere la maggior quantità di luce. «Se voi mi volete salvare da una miserabile morte – scriveva Darwin ad un botanico – ditemi perché l'angolo fogliare è sempre di 1/2, 1/3, 2/5, 3/8 (...) e non mai diverso. Basterebbe questo solo fatto per fare impazzire l'uomo più tranquillo». Disposizioni non meno complesse e sapienti si trovano nei fiori per favorire l'impollinazione di piante diverse e impedire l'autofecondazione, che sarebbe nociva alla specie per il manifestarsi di caratteri difettosi; disposizioni ancor più mirabili per assicurare, ottenuta la fecondazione e la formazione dei semi, la disseminazione in modo che non cadano tutti in un terreno sterile e ombroso, ma siano trasportati in terreno adatto e sia assicurata la sopravvivenza della specie…. E quanto altro ancora si potrebbe dire!

2) Regno animale. Dai più minuscoli viventi ai più complessi ed evoluti. La struttura dell'organismo, i vari organi della nutrizione, della riproduzione, del movimento, della sensazione; la loro adattabilità secondo l'ambiente e le circostanze o nei casi di malattia; tutto ciò presenta un evidente finalismo. I mirabili istinti in virtù dei quali gli animali agiscono e operano con tanta sicurezza, precisione e perfezione di mezzi, risolvendo con la massima semplicità i problemi più difficili: le formiche (organizzazione del lavoro), le api (la struttura dell'alveare), i ragni (l'ingegnosa costruzione della tela), gli uccelli (il nido, la cura della prole)…
Organi, tessuti, cellule e apparati specializzati, non possono essere frutto del caso!

3) L’uomo. Il corpo e le sue parti: sono milioni di cellule differenziate fra loro, riunite in tessuti diversi che formano i vari organi, ciascuno dei quali sapientemente costituito per la sua funzione che esercita spontaneamente, naturalmente, senza che ce ne accorgiamo. La mirabile struttura dei singoli organi; l'orecchio, l'occhio (Newton diceva che chi ha fatto l'occhio dell'uomo doveva conoscere bene le leggi dell'ottica), ecc. Il grande anatomista americano Alexis Carrell, in un libro che ebbe grande successo, L'uomo, questo sconosciuto, cita molti esempi di tali meraviglie nel corpo umano e conclude: «L'esistenza di una finalità nell'organismo è innegabile: tutto avviene come se ogni organo conoscesse i bisogni presenti e futuri dell'insieme e si modificasse secondo questi».

4)La terra. La sua posizione rispetto al sole (per una temperatura conveniente alla vita); il duplice moto di rotazione e di traslazione (per l'avvicendarsi dei giorni e delle notti, per l'alternarsi delle stagioni a vantaggio dei viventi); le terre glaciali e la zona torrida (per i dislivelli di temperatura necessari per le correnti benefiche dell'aria e degli oceani), la presenza di acqua e terra sapientemente distribuite, la salinità delle acque regolata da un ben preciso ciclo…

5) L’universo. Gli astri: il loro numero, la loro grandezza, la loro distanza, i movimenti che compiono, ecc.

I vari regni della natura sono l'uno all'altro subordinati armonicamente per il bene universale. Ordine e subordinazione hanno sempre colpito i più geniali osservatori. Già Aristotele scriveva: «Tutto nell'universo è sottoposto a un determinato ordine (...) Le cose non vi sono disposte in modo che una non abbia alcun rapporto con l'altra, che anzi tutte sono in relazione fra loro, concorrono con perfetta regolarità ad un unico risultato. Si verifica nell'universo quello che vediamo in una casa ben governata».

 

Colui che stabilisce l'ordine è Dio

a) Ordinare i mezzi al fine è proprio del solo intelletto. Infatti, per adattare qualche cosa al fine è necessario conoscere il fine. Ma conoscere tutto questo è solo degli esseri intelligenti. Quindi la finalità non può spiegarsi se non si ammette una mente ordinatrice; perciò l'universo, così mirabilmente ordinato, esige una mente ordinatrice. L'argomento è semplicissimo; come dinanzi a un orologio, a una statua, ad una macchina, l'intelletto non può rifiutarsi ­ dall'affermare l'esistenza di un'intelligenza che è la causa di quell'ordine, quanto più dinanzi all'universo così complesso e tuttavia ordinato.

b) Ma questa intelligenza ordinatrice non è nell'universo. Infatti, non può essere nella materia inorganica, né nelle piante, né negli animali, in quanto tutti esseri materiali, mentre l'intelligenza, è prerogativa dell'essere spirituale. Neppure può trattarsi dell’intelligenza dell'uomo, perché l'ordine del mondo esisteva prima che esistesse l'uomo, e l'uomo è tanto lontano dall'essere ordinatore del mondo che si considera genio chi ha scoperto (non creato) qualche nuova meraviglia già esistente nell'universo. Dunque, l'intelligenza ordinatrice del mondo è l'intelligenza di un Essere spirituale distinto dall'universo.

c) Ma dobbiamo ancora osservare che l'ordine dell'universo non è puramente un ordine estrinseco e accidentale, bensì intrinseco ed essenziale, che risulta dalla natura stessa delle cose; per cui, chi ha ordinato il mondo deve averlo anche creato, deve avere costituito in quel determinato modo e per quel determinato fine tutti gli esseri che lo compongono e le loro parti. Dobbiamo dunque concludere che il supremo ordinatore del mondo è anche il creatore dell'universo, è Dio. Esiste dunque un Dio creatore e ordinatore dell'universo.

Così, questa è la conclusione di tutti i grandi scienziati che non chiudono gli occhi dinanzi alle bellezze dell'universo e che sanno, spogliandosi dei pregiudizi, guardare in faccia la verità.

Il grande naturalista Linneo diceva: «Il Dio eterno, il Dio immenso, sapientissimo e onnipotente è passato dinanzi a me. Io non l'ho veduto in volto, ma il riverbero della sua luce ha ricolmato di stupore l'anima mia. Io ho studiato qua e là le tracce dei suo passaggio nelle creature e in tutte le sue opere, anche le più piccole, le più impercettibili: quale forza, quale sapienza, quale immensa perfezione»;

Newton: «L'astronomia trova ad ogni passo la traccia dell'azione di Dio»; e

Keplero terminava la sua opera così: «Ti ringrazio, o mio Creatore e Signore, di tutte le gioie che mi hai fatto gustare nell'estasi in cui mi ha rapito la contemplazione delle opere della Tua mano. La grandezza di queste io mi sono studiato di proclamare dinanzi agli uomini, e ho posto cura di far conoscere quanta sia la Tua sapienza, la Tua potenza, la Tua bontà».

Le prove metafisiche dell'esistenza di Dio

 

Le prove metafisiche sono quelle che poggiano sui primi ed universali principi della ragione, e che pertanto hanno un valore assoluto causando nella mente un'adesione perfetta (certezza metafisica).
Gli argomenti metafisici, se ben compresi, costituiscono sempre la dimostrazione più bella e più solida dell'esistenza di Dio. Tra le più celebri forme in cui queste sono proposte, vi sono le cinque vie di S. Tommaso (Summa theol., I, q. 2, a. 3) con le quali si prova l'esistenza di Dio, come primo motore immobile, prima causa incausata, essere necessario, essere perfettissimo, sapientissimo ordinatore.

Prendiamo in considerazione la terza che in un certo qual modo riassume anche le altre.

Dio è Essere necessario

1) L'universo è un complesso di esseri contingenti.

2) Ma l'essere contingente esige l'Essere necessario come sua prima causa.

3) Dunque oltre l'universo esiste un Essere necessario, creatore dell'universo, che è Dio.

L'universo è un complesso di esseri contingenti.

Per spiegare questa prima affermazione basta guardare a ciò che ci circonda, l’universo che scorgiamo sensibilmente è composto da un’infinità di cose: noi uomini, gli animali, le piante, i minerali, gli astri, le cellule, gli elementi chimici, gli atomi e così via… Tutti questi esseri, compreso l’uomo (come abbiamo detto) non sono necessari. Perché?
Perché necessario è soltanto ciò che necessariamente è (quindi non può non essere) e che necessariamente è quello che è (quindi non può mutarsi). Invece tutte le cose che compongono l'universo sono mutabili e di fatto continuamente mutano. I viventi nascono, crescono e muoiono; e durante la loro vita si evolvono e si modificano sempre. Le sostanze inorganiche sono ugualmente soggette a continue trasformazioni. Tutto in natura è soggetto a trasformazioni. Dunque tutti gli esseri che costituiscono l'universo sono contingenti.

Ma l'essere contingente esige l'Essere necessario come sua prima causa.

L’uomo in quanto contingente può essere e non essere. Per esempio alla natura dell'uomo appartiene la razionalità (per cui un uomo senza razionalità è assurdo) ma non appartiene alla natura dell'uomo la bontà, per cui può essere buono e cattivo. Se per sua natura l'essere contingente è indifferente ad essere e a non essere, vuol dire che non ha in sé la ragione sufficiente della propria esistenza; ed allora è chiaro che questa sua esistenza deve averla ricevuta da un altro, cioè ci deve essere un altro ente che sia la ragione sufficiente della sua esistenza, la causa che l'abbia determinato ad essere. Questa causa che l'ha determinato ad essere o è un essere contingente o è un essere necessario. Se è contingente, neppure esso ha in sé la ragione sufficiente della propria esistenza, che perciò deve essere causata da un altro essere; e riguardo a questo si riproduce la medesima questione. Orbene non si può procedere all'infinito nella serie delle cause essenzialmente subordinate, altrimenti si avrebbe una serie infinita di anelli che stanno sospesi senza un fulcro di attacco, si avrebbe, cioè, una serie infinita di specchi che riflettono la luce senza un corpo per sé lucente, una somma di zeri che, per quanto prolungata, non può dare l'unità.

Dunque ci deve essere un essere necessario

Un essere che abbia in sé la ragione sufficiente del proprio essere e che sia ragione sufficiente di tutti gli altri, causa prima dell'universo. Ed allora è evidente la conclusione: oltre l'universo esiste un Essere necessario, creatore dell'universo, che è appunto DIO.

Dio è la bellezza che salva!


“Verrà un giorno in cui gli uomini saranno talmente stanchi di sentir parlare dell’uomo che piangeranno di gioia quando si parlerà loro di Gesù” (S.Curato d’Ars)

Innegabile, questo è il giorno! Le brutte notizie, le tragedie, le ingiustizie, le cattiverie degli uomini sono sulla bocca di tutti, se ne sente parlare ovunque, se ne legge in ogni parte… l’informazione! La cattiva informazione è sempre facilmente accessibile ad ogni ora del giorno e della notte. Così il male prende forza, acquista spazio e suggestiona, facendo credere di avere quel potere che non ha. La pessima realtà che vediamo e ascoltiamo, quella che ci toglie ogni speranza, non è la VERITA’! Tutto ciò che il mondo ci propone, attraverso i tanti mezzi di informazione, è una realtà senza Cristo, è deformata, è immagine del demonio e non di Dio, quindi non è la Verità, perchè solo Dio è la Verità!

Le cattive notizie scoraggiano, deprimono, stancano… perchè continuare a diffonderle? Perchè parlarne tanto, sempre e con chiunque, come se non ci fossero altri argomenti? Gli effetti di questa pessima consuetudine si vedono e si sentono nel profondo del cuore, perchè inevitabilmente, turbano e disorientano, tolgono l’entusiamo di fare il bene, anestetizzano la volontà, la mente, paralizzano l’azione, perchè al confronto il bene che si può fare appare sempre poca cosa. Ma non è così!!! Apriamo gli occhi e apriamo il Vangelo, perchè Il Vangelo dice ben altro!!! E questa è la Verità a cui credere e sulla quale misurare ogni azione, pensiero, iniziativa… non il mondo o quello che il mondo dice. Seppure vedessimo crollare la terra sotto i nostri piedi, seppure ci dicessero che non c’è più speranza per l’umanità… noi sappiamo che tutto questo NON E’ VERO, perchè non è Vangelo! Dio ha vinto, il demonio è stato già sconfitto dalla Croce di Cristo, una volta per sempre! Ora l’unico potere che ha è quello di farci credere nella sua potenza… ma è illusoria, è vana, è perdente… non possiamo metterci nelle mani di uno sconfitto! Diamoci piuttosto al vincitore!

Parliamo di Gesù, mettiamo da parte il rispetto umano e diventiamo cristiani veri, senza compromessi, senza vie di mezzo, bisogna scegliere senza più rimandare, chi rimanda anche di un solo giorno la sua conversione ha già scelto il demonio, la neutralità non è possibile, è anch’essa un inganno del demonio per tenere i più dalla sua parte… ritroviamo il coraggio di cambiare il mondo! “Nulla è impossibile a chi crede” perchè è sufficiente un granello di fede per spostare una montagna! E allora come si può pensare che il male possa vincere? Teniamolo fuori dalla nostra mente, dal nostro cuore, custodiamo i nostri pensieri in Cristo Gesù, preoccupiamoci solo di avere i suoi stessi sentimenti verso tutti… è una dura lotta da combattere in questi tempi per non precipitare nel baratro della menzogna, che ha spalancato le sue porte. E quando davanti allo spettacolo del male ci perdiamo d’animo, è segno che stiamo cedendo alla suggestione del male, perciò chiudiamo in fretta la porta a ogni pensiero negativo e recuperiamo un pò di quella Buona Notizia che non passa mai!

 

SVEGLIATI, O TU CHE DORMI, E IL SIGNORE TI ILLUMINERA’

Iniziamo a parlare bene, ad agire bene, nutriamo pensieri di sano ottimismo, guardiamo intorno con gli occhi della fede e non con quelli della tv e dei giornali e impariamo a ringraziare Dio per tutto ciò che abbiamo… in una parola, recuperiamo la FEDE! Chiediamo a Dio la fede, supplichiamoLo di donarla a ogni uomo, perchè, il nostro atteggiamento, la nostra tristezza, la nostra instabilità, le nostre azioni e i nostri pensieri, troppo spesso testimoniano davanti a Dio e agli uomini la debolezza della nostra fede, il vuoto che abbiamo nel cuore, l’errore che contamina la nostra mente. Chiediamo la Fede, chiediamola tutti, laici, sacerdoti, religiosi/e e comprenderemo che una cosa sola davvero non va nel mondo: IL NOSTRO CUORE. In troppi casi, il cuore di pietra non è ancora diventato un cuore di carne e le nostre piccole scelte di ogni giorno lo dimostrano, anche quando quelle grandi che un tempo abbiamo fatto, sembrano dire il contrario (vedi, ad esempio, i sacramenti ricevuti)! Ma soltanto alla luce del Signore, dialogando con Lui, nella preghiera, mettendo da parte ogni orgoglio, conosceremo la Verità e allora la Verità ci farà liberi.

Ed è proprio questo l’unico modo per NON farci rubare la speranza e per restituirla anche agli altri.

Alla fine, “la bellezza salverà il mondo”, saremo belli se saremo buoni, quando nel bene diventeremo “trasparenza” di Dio, recuperando la Sua immagine di Bontà in noi, perchè ciò che è buono è sempre anche bello! Raggiungere la bellezza è possibile anche oggi, sforzandosi nel bene, che Dio comanda e come Dio lo comanda. Perchè…solo Dio è la Bellezza che salva!

Grazie per la creazione!     

Sant'Agostino

 

"Grazie a te, Signore! (Ap 11,17). Noi vediamo il cielo e la terra, ossia la parte corporea superiore e quella inferiore, come la creazione spirituale e corporea. Ornamento delle due parti, di cui consta tanto il complesso della mole del mondo, quanto in generale il complesso della creazione, vediamo la luce, creata e divisa dalle tenebre. Vediamo il firmamento del cielo, quello situato fra le acque spirituali superiori e le acque corporee inferiori, corpo primario dell’universo, come la distesa fisica dell’aria, cui pure si dà il nome di cielo, ove vagano i volatili del cielo fra le acque che sono portate sopra di esso in forma di vapore per poi cadere in rugiada nelle notti serene, e le acque pesanti, che scorrono sulla terra. Vediamo il bell’aspetto delle acque riunite nella distesa del mare, e la terra arida, ora spoglia, ora ornata, fatta visibile e armoniosa quale madre di erbe e di alberi. Vediamo i lumi celesti brillare sul nostro capo, il sole bastare da solo al giorno, la luna e le stelle consolare la notte, tutti insieme regolare e indicare il tempo.

Vediamo l’elemento umido pullulare dovunque di pesci, di mostri e di esseri alati, poiché la densità dell’aria, sostegno al volo degli uccelli, si forma mediante l’evaporazione delle acque. Vediamo la faccia della terra adornarsi di animali terrestri, e l’uomo, fatto a tua immagine e somiglianza, collocato sopra tutti gli animali privi di ragione, appunto perché tua immagine e somiglianza, ossia dotato di ragione e intelletto. E come nell’anima dell’uomo v’è una parte che delibera e quindi domina, e una parte che soggiace, per obbedire, così vediamo la donna fatta anche fisicamente per l’uomo. Essa possiede, sì, uguale natura nell’intelligenza razionale, ma nel sesso fisico è sottoposta al sesso maschile, come è sottoposto l’impulso dell’azione per generare dalla ragione una norma di condotta sagace. Queste cose vediamo singolarmente buone e tutte buone assai.

Le tue opere ti lodano (cf. Pr 31,31; Dn 3,57), affinché ti amiamo, e noi ti amiamo affinché ti lodino le tue opere."

 Meditazione: LA CREAZIONE

Preparazione

1.Mettiti alla presenza di Dio.
2.Chiedigli di ispirarti.

Considerazioni

1.Rifletti che qualche anno fa tu non esistevi, anzi il tuo essere era proprio il nulla. O anima mia, dov’eri allora? Il mondo esisteva da tanto, e dite, proprio nulla.
2.Dio ti ha fatto fiorire da quel nulla per renderti ciò che sei, non perché avesse bisogno di te, ma per sua esclusiva bontà.
3.Rifletti sull’essere che Dio ti ha dato; è il primo nella scala degli esseri viventi; fatto per vivere nell’eternità e per unirsi perfettamente a Dio.

Affetti e propositi

1.Umiliati profondamente davanti a Dio, dicendo di cuore con il Salmista: Signore, davanti a te sono come nulla. Come hai fatto a ricordarti di me per crearmi? Anima mia, tu eri sprofondata in quell’abisso senza fondo, e ci saresti ancora se Dio non ti avesse tirata fuori; e che faresti in quel nulla?
2.Ringrazia Dio. = Creatore, buono e potente, ti sono tanto riconoscente per avermi tirato fuori dal mio nulla, per avermi resa, per tua bontà, quella che sono. Che cosa posso fare per benedirti degnamente e rendere grazie alla tua immensa bontà?
3.E ora vergognati. Mio Creatore, anziché unirmi a te in amore e spirito di servizio, mi sono ribellata indegnamente con i miei affetti sregolati; mi sono separata e allontanata da te per confondermi con il peccato; non mi sono ricordata dell’onore di cui ti ero debitrice: ho dimenticato che sei il mio Creatore.
4.Umiliati davanti a Dio. Anima mia, devi sapere che il Signore è il tuo Dio; è lui che ti ha creato; non ti sei fatta da sola! Signore, sono opera delle tue mani.
5.Per quanto, d’ora in poi, non voglio più compiacermi in me stessa, perché sono proprio nulla. Di che cosa vorresti gloriarti? Tu, polvere e cenere, o meglio, nulla? Di che ti esalti? Per umiliarmi voglio fare e questo e quello; sopportare quel disprezzo, quell’altro. Voglio cambiare vita e seguire il mio Creatore e sentirmi onorata per l’essere che egli mi ha dato; voglio impegnarlo totalmente nell’obbedire alla sua volontà, nei modi che mi verranno indicati, e sui quali mi illuminerà il mio padre spirituale.

Conclusione

1.Ringraziamento. Anima mia, benedici il tuo Dio e lodino il suo nome tutte le viscere; perché la sua bontà mi ha tratto dal nulla e la sua misericordia mi ha creato.
2.Offerta. Signore, con tutto il cuore, ti offro l’essere che mi hai dato; lo dedico e lo consacro a Te.
3.preghiera. Signore, rendimi forte in questi affetti e in questi propositi; Vergine Santa, raccomandali alla misericordia di tuo Figlio, come pure tutte quelle persone per le quali devo pregare,ecc.

Padre nostro, Ave Maria.

 

Uscendo dall’orazione raccogli un po’ qua e un po’ là e, scegliendo tra le considerazioni fatte, confeziona un mazzetto di devozione; così, durante tutto l’arco della giornata, potrai odorarne il profumo.

 

La Musica Dell'Anima